Massacro di Oradour-sur-Glane

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Massacro di Oradour-sur-Glane
Massacro di Oradour-sur-Glane.jpg
Mappa delle varie fasi del massacro
StatoFrancia Francia
LuogoOradour-sur-Glane
ObiettivoPopolazione civile
Data10 giugno 1944
TipoEsecuzione di massa
Morti642
Responsabili2ª divisione corazzata SS Das Reich
MotivazioneRappresaglia
Movimenti della 2ª divisione corazzata SS Das Reich da Tolosa ad Oradour-sur-Glane nel periodo tra maggio e giugno del 1944

Il massacro di Oradour-sur-Glane fu un crimine di guerra commesso il pomeriggio del 10 giugno 1944, durante la seconda guerra mondiale, nel borgo francese di Oradour-sur-Glane, da reparti della 2ª divisione corazzata SS Das Reich, comandata dal Brigadeführer Heinz Lammerding, come rappresaglia per l'uccisione, da parte di alcuni maquisards, dello Sturmbannführer Helmut Kämpfe. Durante l'azione vennero trucidate 642 persone ed il paese fu dato alle fiamme; dopo la fine della guerra questo non fu ricostruito e venne lasciato come museo memoriale all'aperto.

La divisione Das Reich in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: battaglia di Normandia e resistenza francese.

Il giorno 8 aprile 1944 la 2ª divisione corazzata SS Das Reich, dopo avere prestato servizio in Unione Sovietica, fu dapprima posta in riserva in Galizia, poi fu trasferita in Francia, a Tolosa, con compiti di sorveglianza e di difesa della costa sud del paese, in previsione di un possibile sbarco Alleato; tra il 20 ed il 27 aprile, anche gli 800 superstiti dei 5.000 componenti originari del 4º reggimento panzergrenadier Der Führer, il cosiddetto gruppo Weidinger, dal nome del comandante, l'Obersturmbannfuhrer Otto Weidinger, si riunirono con il resto della divisione che, dopo il trasferimento, fu riarmata e riequipaggiata con l'accorpamento di circa 9.000 rincalzi[1].

Nel periodo in cui la divisione era di stanza nella zona di Tolosa la resistenza aumentò in modo significativo le proprie azioni contro le forze di occupazione, ed esse crebbero progressivamente con l'approssimarsi del D-Day; una volta iniziata l'invasione, la divisione venne posta in stato di allarme il giorno 7, riuscendo tuttavia a raggiungere la zona di operazioni solo il 23 giugno a causa dei danni prodotti alle linee ferroviarie dai bombardamenti e dalle azioni di sabotaggio dei maquis, uniti agli attacchi che essa subì ad opera degli stessi partigiani.

Durante uno di questi attacchi, avvenuto nelle vicinanze del comune di La Bussière, venne catturato, ed alcuni giorni dopo ucciso, durante il suo tentativo di fuga, il comandante del 3º battaglione, lo Sturmbannführer Helmut Kämpfe[2]; la morte di Kämpfe, scoperta il 9 giugno dagli uomini del 1º battaglione del 4º reggimento panzergrenadier Der Führer, comandato dallo Sturmbannführer Adolf Diekmann, fece immediatamente scattare il meccanismo della rappresaglia.

Il massacro[modifica | modifica wikitesto]

Il reparto comandato da Kämpfe, al momento del suo rapimento, si trovava a Guéret, un comune situato a circa 80 chilometri da Limoges, mentre il 1º battaglione era già in posizione più avanzata durante il suo movimento verso la Normandia[3] e, al momento della decisione di Diekmann, il primo paese che si trovava sulla strada della divisione era Oradour-sur-Glane. Le SS arrivarono nei pressi dell'abitato poco dopo le 14.00, lo circondarono e, una volta entrate, ordinarono a tutti gli abitanti di radunarsi sulla piazza dove sarebbe stato compiuto un accertamento di identità e, intorno alle 14.45, i soldati avevano già raggruppato tutte le persone presenti sul luogo.

Alle 15.00 venne ordinato di portare tutte le donne ed i bambini, il cui totale era di circa 400, all'interno della chiesa e l'unica persona che riuscì ad uscire viva dall'edificio, una donna di nome Marguerite Rouffanche, testimoniò in seguito che tutti i presenti vennero fatti sdraiare per terra e due soldati, dopo avere sbarrato le porte, depositarono un involucro in fondo alla navata dal quale fuoriscivano alcune cordicelle bianche; dopo che i due soldati ebbero acceso le cordicelle fu immediatamente chiaro a tutti che si trattavano di micce di una bomba ed il panico si impadronì delle donne e dei bambini ma la prima che tentò di alzarsi per fuggire venne mitragliata con il figlio in braccio[4].

L'esplosione della bomba e l'incendio che divampò immediatamente fecero crollare parti del tetto e la sopravvissuta riuscì a raggiungere una finestrella lasciandosi cadere all'esterno da un'altezza di circa tre metri, ma fu l'unica a riuscirci in quanto quella che tentò di seguirla subito dopo con un neonato in braccio fu tradita dal pianto del bambino che attirò l'attenzione dei tedeschi, i quali spararono subito verso la finestra uccidendola; il tentativo della donna tradì tuttavia anche la Rouffanche che, rialzatasi per fuggire, venne colpita più volte da colpi di fucile e creduta morta. Nel frattempo all'esterno erano parimenti iniziate altre esecuzioni: nessuno fu risparmiato e coloro che non vennero uccisi immediatamente sulla piazza, vennero radunati in una rimessa e mitragliati; solo cinque giovani ragazzi, non visti dalle SS che entrarono successivamente per finire i feriti a colpi di pistola, sopravvissero, ma per tutti gli altri non vi fu scampo: vennero chiusi in piccole rimesse, fienili e garage e, dopo che fu loro sparato, a tutti gli edifici venne dato fuoco.

Una volta terminato il massacro, le SS lasciarono il paese intorno alle 17.00 per ritornarvi due giorni dopo, allo scopo di scavare due grandi fosse dove vennero seppelliti i resti delle persone trucidate, ma, contrariamente a quanto era successo fino a quel momento, alla rappresaglia non fu data nessuna pubblicità, tanto che nemmeno i bollettini ed i comunicati Alleati ne dettero notizia e le prime voci cominciarono a circolare circa un mese dopo per mano di prigionieri della divisione catturati in Normandia; solo una donna e cinque ragazzi, più un bambino che si trovava nei campi, sfuggirono all'eccidio e fu possibile istruire un procedimento solo otto anni dopo l'accaduto[5]. Tra le vittime recentemente sono state identificati almeno 9 italiani, tra cui una madre con 7 dei suoi 9 figli.[6]

Le indagini ed il processo[modifica | modifica wikitesto]

Otto Weidinger, comandante del 4º reggimento SS panzergrenadier Der Führer, autore nel dopoguerra di testi considerati revisionisti sui reggimenti Der Führer e Der Reich.
Immagine di Oradour-sur-Glane non ricostruito dopo il massacro

Nel gennaio del 1953, dinanzi al Consiglio di guerra di Bordeaux, vennero portati solo 6 SS, soldati semplici, ed un sergente, più 13 soldati ed un sergente francese, alsaziani arruolati nelle SS, poiché tutti gli ufficiali del 1º battaglione del 4º reggimento panzergrenadier Der Führer, compreso il comandante Adolf Diekmann, erano morti durante il conflitto e tutti documenti erano scomparsi; i difensori degli alsaziani chiesero di trattare il caso dei loro assistiti separatamente, in quanto secondo la loro tesi, arruolati a forza nelle SS e quindi vittime, ma la Corte rigettò tale richiesta, riservandosi tuttavia di emettere verdetti separati. Accadde però che i francesi arruolati nelle SS, in base agli accordi presi dal governo francese a Ginevra nel 1949 sul trattamento dei prigionieri di guerra, non potevano essere puniti in quanto questi non potevano essere soggetti a leggi retroattive, mentre tutto l'impianto accusatorio si basava sulla legge in materia di crimini di guerra del 28 agosto 1944, ed inoltre il Parlamento francese approvò in quei giorni un emendamento secondo il quale un soldato arruolato con la forza in nessun caso sarebbe stato perseguibile per crimini di guerra.

La sentenza, emessa il 13 febbraio, fu di due condanne a morte, di cui una a carico del sergente alsaziano, 12 condanne ai lavori forzati, 6 condanne a pene detentive varie ed una assoluzione, ma un'amnistia, votata dal Parlamento il 19 febbraio, commutò le due condanne a morte e permise la scarcerazione di tutti gli altri condannati: ad Oradour-sur-Glane lo sdegno per la decisione fu tale che il sindaco restituì la croce di guerra precedentemente conferita al paese e l'associazione dei sopravvissuti restituì la Legion d'onore posta sulle urne funerarie delle vittime[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La divisione Das Reich venne inserita nella riserva strategica del comando occidentale, entrando a far parte dell'LVIII corpo. Vedi Lucas 1992, p. 127.
  2. ^ Durante il rapimento vennero uccie tre SS ed altrettante rimasero ferite. Vedi Biagi 1993 vol. VI, p. 2091.
  3. ^ La divisione Das Reich, una volta raggiunta la Normandia, venne immediatamente impegnata nel settore della 7ª armata tedesca, comandata dal generale Friedrich Dollmann, nella zona di Caen. Vedi Lucas 1992, p. 133.
  4. ^ Appena accese le micce il fumo si propagò all'interno della chiesa ma tutte le uscite erano state chiuse e l'uccisione della donna e del figlioletto fu sufficiente a fermare per un attimo la massa delle persone, permettendo ai due soldati di uscire e di sbarrare l'ultima porta. Vedi Biagi 1993 vol. VI, p. 2092.
  5. ^ Dal rapporto della 2ª divisione Das Reich risultò che ad Oradour-sur-Glane vennero uccise 600 persone e le donne ed i bambini, rifugiatisi in chiesa, erano morti a seguito dell'esplosione di un deposito segreto di munizioni sito nell'edificio religioso. Vedi Biagi 1993 vol. VI, p. 2095.
  6. ^ http://www.corriere.it/esteri/14_gennaio_14/gli-italiani-morti-marzabotto-francese-clea-lucia-7-ragazzi-trucidati-nazisti-48b166ce-7d32-11e3-851f-140d47c8eb74.shtml?fr=box_primopiano
  7. ^ Biagi 1993 vol. VI, p. 2098.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. VI, Fabbri Editori, 1995, ISBN non esistente.
  • James Lucas, Il ruolo militare della 2ª divisione SS, H&W, 1992, ISBN 88-7133-060-9.

FILM "Oradour-sur-Glane, il fuoco sopra gli angeli" documentario di Mauro Vittorio Quattrina dove scopre la storia di immigrati italiani, come Cinzia Zoccarato e i suoi sette figli, che trovarono la morte all'interno della Chiesa. Interviste agli ultimi testimoni.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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