Diritti LGBT nei territori palestinesi

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I diritti umani e civili relativi alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali sono una delle questioni rimaste irrisolte e ancora oggi più fortemente tabù nei territori amministrati direttamente da un'autorità palestinese, ossia in Cisgiordania e a Gaza: gravi pregiudizi omofobici vengono ripetutamente espressi sia da parte dei maggiori leader religiosi musulmani sia da importanti esponenti laici della società.[1]

Il diritto penale e i diritti civili[modifica | modifica wikitesto]

I territori palestinesi non hanno alcuna specifica legislazione standard a protezione di persone LGBT da discriminazioni e molestie; anche se la costituzione palestinese, tra le sue leggi fondamentali garantisce libertà di credo ed espressione, compresa la tutela dell'integrità fisica da eventuali persecuzioni "a causa di razza, sesso, colore, religione di appartenenza, opinioni politiche o disabilità"[2].
Migliaia di palestinesi omosessuali sono stati costretti nel corso degli anni a fuggire in Israele a causa dell'ostilità che si trovavano a dover affrontare nei luoghi d'origine, ma è stato anche segnalato che molti di questi sono stati oggetto di arresti domiciliari o deportazione da parte delle stesse autorità israeliane, e ciò a causa dell'inapplicabilità di fatto della legge in materia di asilo per tutti quei cittadini provenienti dalle aree o nazioni con cui lo stato ebraico si trova ad essere in conflitto.[3].
Da un lato, almeno ufficialmente, i rapporti omosessuali erano stati depenalizzati negli ex-territori giordani (Cisgiordania) fin dal 1951, e tali son rimasti fin da allora; d'altra parte, nella Striscia di Gaza rimane in vigore l'ordinanza del codice penale inglese No.74 del 1936, che considera fuori legge e criminali i rapporti omosessuali tra uomini adulti anche se consenzienti, mentre le donne lesbiche non ne sono soggette e pertanto le loro relazioni sentimentali sono tecnicamente non illegali.[4] Tuttavia, con il controllo della Striscia di Gaza da parte di Hamas, i suoi tribunali hanno applicato anche la pena di morte per gli atti omosessuali.[5]

In entrambi i casi è importante notare che l'autorità palestinese, da quando ha ottenuto legalmente il controllo di quelle aree, non ha mai legiferato né a favore né contro l'omosessualità: in linea con quasi tutte le altre leggi palestinesi, l'eredità legale confusa causata dalle varie occupazioni straniere che col tempo si sono succedute - ottomana, britannica, giordana, egiziana e israeliana - continua a rendere estremamente confusa la situazione legale delle persone LGBT all'interno dei territori.[6][7]
A causa di questo i diritti civili nei territori palestinesi rimangono fortemente indeterminati, e la discriminazione deve la sua ragion d'essere tanto alla natura provvisoria dei poteri civili dell'Autorità palestinese, quanto alla natura instabile riguardante l'esistenza stessa di uno Stato di Palestina come entità territoriale autonoma.

Il matrimonio e la famiglia omosessuale[modifica | modifica wikitesto]

Né le unioni civili né tanto meno il matrimonio tra persone dello stesso sesso hanno in alcun modo un qualche riconoscimento giuridico all'interno dei territori palestinesi.

Molti palestinesi gay, lesbiche o transgender si sono rifugiati, sia legalmente sia come clandestini, per lo più verso i maggiori centri urbani di Israele, come Tel Aviv, alla ricerca di una società più liberale nei loro confronti: proprio i rapporti affettivi e sentimentali esistenti tra arabi ed ebrei omosessuali hanno per primi contribuito ad aprire una breccia nel muro di ostilità ed incomprensione tra le due etnie[8].
Facendo da ponte per una futura convivenza pacifica tra popoli e di apertura interculturale, le persone LGBT israeliane e palestinesi che hanno tra loro una qualche relazione amorosa si dimostrano essere le più libere da pregiudizi e pronte al dialogo dell'intera regione[9].

Media e riferimenti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Diverse pellicole cinematografiche o programmi della TV israeliana hanno affrontato la questione riguardante il diritto all'esistenza delle persone LGBT nella società palestinese, spesso in relazione a rapporti sentimentali con cittadini israeliani; tuttavia nessuno di questi film sono stati diretti o recitati in prima persona da palestinesi.

  • Drifting/Deriva, del 1983, è il primo film israeliano ad aver fatto discutere di tematiche LGBT la società civile: il protagonista, un cittadino d'Israele, tra le tante persone che incontra e con cui interagisce, vi sono anche due palestinesi gay.[10]
  • The Bubble, in cui due uomini gay, un israeliano ed un palestinese, affrontano a viso alto i pregiudizi e le difficoltà di accettazione della loro convivenza da parte degli altri, mentre si trovano a vivere a Tel Aviv.
  • Zero gradi di separazione infine esplora le sfide che coppie dello stesso sesso devono affrontare in Israele quando uno dei due partner è palestinese.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Brian Whitaker, Unspeakable Love: Gay and Lesbian Life in the Middle East.
  2. ^ The Amended Basic Law (PDF), su usaid.gov. (archiviato dall'url originale il 1º agosto 2008).
  3. ^ BBC: Palestinian gays flee to Israel, su news.bbc.co.uk.
  4. ^ Daniel Ottosson, State-Sponsered Homophobia: A World Survey of Laws Prohibiting Same-Sex Activity Between Consenting Adults (PDF), su old.ilga.org. (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2010).
  5. ^ (EN) Jonathan Schanzer, The Talibanization of Gaza: A Liability for the Muslim Brotherhood, "Current Trends in Islamist Ideology" vol. 9, 19 agosto 2009. (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2014).
  6. ^ Legal Status in the Palestinian territories, su lawcenter.birzeit.edu. (archiviato dall'url originale il 3 novembre 2007).
  7. ^ GayLaw.net, Palestine - Laws, su gaylawnet.com.
  8. ^ [1]
  9. ^ a b http://www.globalgayz.com/g-palestine.html
  10. ^ [2]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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