Coppa Bernocchi

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Coppa Bernocchi
Altri nomi Bernocchi Cup
La Bernocchi
Sport Cycling (road) pictogram.svg Ciclismo su strada
Tipo Gara individuale
Categoria Uomini Elite + Under-23
Classe 1.1
Federazione Unione Ciclistica Internazionale
Paese Italia Italia
Organizzatore Unione Sportiva Legnanese
Cadenza Annuale
Apertura Settembre
Partecipanti Numero variabile
Formula Corsa in linea
Sito Internet Sito ufficiale
Storia
Fondazione 1919
Numero edizioni 99 (al 2017)
Detentore Italia Sonny Colbrelli
Record vittorie Italia Danilo Napolitano (3)
Ultima edizione 2017
Prossima edizione 2018

La Coppa Bernocchi è una corsa in linea maschile di ciclismo su strada che si svolge tra l'Alto Milanese e il Varesotto, in Lombardia. Intitolata ad Antonio Bernocchi e organizzata dall'Unione Sportiva Legnanese, fa parte del calendario dell'UCI Europe Tour, classe 1.1. Insieme alla Tre Valli Varesine e alla Coppa Agostoni forma il "Trittico Lombardo".

Le uniche due edizioni della Coppa Bernocchi disputate non in linea furono quelle del 1954 e del 1956, che vennero organizzate a cronometro[1]. La partenza e l'arrivo sono stati quasi sempre situati a Legnano, comune della città metropolitana di Milano: le uniche eccezioni sono state le edizioni del 1980, 1981, 1982, 1983 e 1985, il cui arrivo era situato a Lonate Ceppino (VA), l'edizione del 1986, il cui traguardo era posizionato a Turbigo (MI), e l'edizione del 1987, il cui arrivo era situato a Busto Arsizio (VA)[1].

La Coppa Bernocchi è stata prova unica del campionato italiano di ciclismo su strada nel 1961, nel 1976 e nel 1984 e una delle prove multiple del campionato tricolore nel 1935, nel 1947, nel 1952, nel 1954, nel 1956 e nel 1962[N 1]. Il ciclista che ha il record di vittorie alla Coppa Bernocchi è Danilo Napolitano, che si è imposto in tre edizioni (2005, 2006 e 2007).

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Il Piccolo Stelvio innevato

La competizione, che si disputa tra l'Alto Milanese e il Varesotto, in Lombardia, prevede un circuito da ripetere 5 volte nella zona di Gornate Olona e Castelseprio lungo i saliscendi della Valle Olona con un passaggio da Castiglione Olona a Morazzone in quello che viene denominato il "Piccolo Stelvio": quest'ultimo è chiamato in questo modo perché è presente un dislivello di circa 153 metri[2].

La partenza e l'arrivo della Coppa Bernocchi sono stati quasi sempre situati a Legnano, comune della città metropolitana di Milano: le uniche eccezioni sono state le edizioni del 1980, 1981, 1982, 1983 e 1985, il cui arrivo era posizionato a Lonate Ceppino (VA), l'edizione del 1986, il cui traguardo era situato a Turbigo (MI), e l'edizione del 1987, il cui arrivo era situato a Busto Arsizio (VA)[1].

La Coppa Bernocchi ha un traguardo volante a Parabiago in memoria del ciclista Libero Ferrario, morto nel 1930 all'età di 29 anni non ancora compiuti a causa della tubercolosi[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le premesse alla nascita della Coppa Bernocchi si ebbero nel 1911, quando Legnano fu scelta dall'Unione Velocipedista Italiana quale sede di uno dei campionati italiani professionisti dell'epoca, quello che prevedeva l'utilizzo di un solo tipo di biciclette, che nacque qualche anno prima, nel 1906[4]. La scelta su Legnano non fu casuale: già da tempo era cospicuo l'interesse per il Giro della Valle Olona, che si correva poco distante[4]. Questa edizione dei campionati italiani venne poi vinta da Dario Beni[4].

Antonio Bernocchi, imprenditore, filantropo e proprietario dell'omonimo cotonificio

Sulla scia di questo successo iniziò a circolare l'idea di creare una corsa ciclistica che avesse come riferimento Legnano, con la volontà portarla con il tempo a competere con le classiche del ciclismo che già esistevano in Piemonte, Romagna, Veneto ed Emilia[5]. Il progetto ebbe la sua realizzazione pratica nel 1919 con l'organizzazione, da parte della neonata Unione Sportiva Legnanese, della prima edizione della Coppa Bernocchi[5]. Probabilmente l'evento si sarebbe potuto realizzare prima se non ci fossero stati gli eventi bellici legati alla prima guerra mondiale che durò, per l'Italia, dal 1915 al 1918. La Coppa Bernocchi fu quindi organizzata in un contesto storico che era caratterizzato dal desiderio di tornare alla normalità dopo i quattro anni di privazioni causati dal primo conflitto mondiale[6].

Nell'organizzazione della corsa ciclistica fu fondamentale il lavoro del presidente dell'Unione Sportiva Legnanese Pino Cozzi, che volle fortemente la Coppa Bernocchi, e l'apporto economico del senatore Antonio Bernocchi, imprenditore, filantropo e proprietario dell'omonimo cotonificio, a cui poi la corsa fu dedicata, che donò la coppa e i premi[5]. Le prime edizioni della Coppa Bernocchi furono aperte solamente ai corridori dilettanti: per volere dell'Unione Velocipedista Italiana vennero infatti organizzate delle edizioni di "rodaggio" in vista di una sua possibile promozione a corsa professionistica[5].

La svolta si ebbe nel biennio 1922-1923, quando la Coppa Bernocchi fu vinta due volte consecutive dal ciclista Libero Ferrario, non ancora professionista, che poco dopo si impose nel campionato del mondo di ciclismo su strada 1923[5]. In seguito alle vittorie di Ferrario per la Coppa Bernocchi venne coniato lo slogan: "Bernocchi, la corsa che rivela i campioni"[7].

Libero Ferrario, campione del mondo di ciclismo su strada nel 1923 e vincitore della Coppa Bernocchi nel 1922 e nel 1923
Pino Cozzi, presidente dell'Unione Sportiva Legnanese dal 1918 al 1973, anno della sua morte[8]

Le novità non si fecero attendere: nel 1925 la Coppa Bernocchi venne promossa a gara professionistica, quando fu anche una prova del campionato italiano juniores[9]. Con questi cambiamenti aumentò anche la distanza del percorso: dai 130 km dell'edizione del 1919 si passò ai 235 km dell'edizione del 1925[9]. Uno dei pregi della Coppa Bernocchi, che fece crescere costantemente la sua considerazione tra gli addetti ai lavori e tra i corridori, fu l'assenza della ricerca spasmodica e a ogni costo di tracciati impervi la cui conseguenza era spesso l'arrivo di ciclisti (frequentemente con il "contagocce") stravolti dalla fatica[9]. A questo si aggiunse il crescente interesse dei produttori di biciclette, che vedevano nella Coppa Bernocchi una vetrina per i propri prodotti: queste ultime, ai ciclisti, assegnavano delle indennità di chilometraggio, che erano dei premi il cui ammontare era proporzionale alla lunghezza del percorso effettuato dai corridori prima dell'eventuale ritiro[9].

Degna di nota fu l'edizione del 1928, che venne pesantemente condizionata dal maltempo: a causa degli allagamenti occorsi nella zona, parteciparono alla Coppa Bernocchi solo 18 ciclisti[9]. Di questi anni fu l'allargamento alla partecipazione dei ciclisti dilettanti indipendenti, che si aggiunsero ai professionisti junior, di cui la Coppa Bernocchi rappresentava una prova del loro campionato nazionale[9]. Questo campionato fu soppresso dall'Unione Velocipedista Italiana nel 1930: la Coppa Bernocchi, di conseguenza, ridiventò di riferimento per i ciclisti dilettanti oltre che per gli indipendenti[9]. L'edizione del 1934 della Coppa Bernocchi tornò ad essere ad appannaggio dei ciclisti professionisti: poco prima la federazione aveva promosso d'autorità tutti i corridori indipendenti ad atleti professionisti con l'obiettivo di aumentare di numero le corse professionistiche, che era stato giudicato insufficiente[10].

Caratteristica della Coppa Bernocchi era quella di non facilitare nessun corridore particolare e di non fornire chances maggiori a categorie specifiche di ciclisti (scalatori, velocisti, ecc.) dando la possibilità di vittoria a un vasto numero di atleti, tant'è che il vincitore della Coppa Bernocchi era quasi sempre differente ed era raro che un corridore dominasse più edizioni: questo pregio venne riconosciuto da molti direttori sportivi delle squadre ciclistiche e da taluni esperti del settore[10]. A tal proposito Pino Cozzi dichiarò, dalle colonne de La Gazzetta dello Sport[10]:

« [...] Noi di Legnano siamo orgogliosi della Bernocchi perché, a differenza di altre classiche che pure godono di una fama maggiore, apre le porte alla vittoria di molti corridori. [...] »

(Pino Cozzi)

Nel 1931, complice alcune irregolarità avvenute durante la gara, la vittoria di Alfredo Bovet venne revocata[9], mentre l'edizione del 1935 la Coppa Bernocchi diventò per la prima volta una delle prove del campionato italiano di ciclismo su strada[N 1]: in particolare fu la settima ed ultima prova gara del Giro di Lombardia, che avrebbe assegnato la maglia tricolore e il titolo di campione d'Italia[10]. Con questa promozione la Coppa Bernocchi conquistò ufficialmente il crisma di "classica" del ciclismo italiano[10]. L'afflusso di pubblico fu notevole tanto era l'interesse di vedere i più grandi campioni dell'epoca[10]. Alla Coppa Bernocchi del 1935 parteciparono Costante Girardengo, Learco Guerra e Gino Bartali, che vinse poi la gara[10]. Sull'edizione che si disputò nel 1938 Bruno Roghi, direttore de La Gazzetta dello Sport dal 1936 al 1943 e dal 1945 al 1947, dalle colonne del suo giornale, scrisse[11]:

« [...] La Coppa Bernocchi è una classica che ha il fascino di una sirena, al quale nemmeno i campioni con la "C" maiuscola possono resistere. [...] »

(Bruno Roghi)
Gino Bartali e Fausto Coppi con la maglia della squadra ciclistica Legnano durante il Giro d'Italia 1940. Vinsero la Coppa Bernocchi, rispettivamente, nel 1935 e nel 1954

L'edizione del 1939, la ventesima, fu invece valida per l'assegnazione del contro Gran Premio della Federazione Ciclistica Italiana[11].

Nel 1939 iniziarono a soffiare i venti guerra, che preannunciarono lo scoppio del secondo conflitto mondiale[11]. In particolare i campionati del mondo di ciclismo su pista 1939, che in quell'anno vennero disputati al Velodromo Vigorelli di Milano, furono interrotti e non terminati a causa dello scoppio della guerra[11]. Il conflitto non toccò, almeno all'inizio, l'Italia, e quindi la Coppa Bernocchi ebbe regolarmente luogo l'8 ottobre di quell'anno anche se ne fu ridotta la lunghezza del percorso[11]. Per questa sua caratteristica i tifosi riuscirono a vedere i ciclisti da molto vicino, vista la compattezza del tracciato: il successo di pubblico fu grande, dato che vi assistettero circa 50.000 persone[11].

A questa edizione partecipò Fausto Coppi, che giunse secondo dietro ad Adolfo Leoni dopo una volata tra i due[11]. Per Coppi la Coppa Bernocchi del 1939 fu l'occasione di conoscere Eberardo Pavesi, che gli propose di entrare a far parte della squadra ciclistica Legnano[12]. La proposta ebbe poi seguito e Fausto Coppi fu assunto alla Legnano, dove trovò Gino Bartali come capo squadra[12]. Degna di nota fu anche l'edizione del 1942: a causa delle ristrettezze causate dalla seconda guerra mondiale, con molti ciclisti partiti per il fronte, alla Coppa Bernocchi parteciparono solamente 52 atleti[12].

Con la fine della guerra,la Coppa Bernocchi tornò al risalto di un tempo, vista la fine delle ristrettezze e delle limitazioni che tanto avevano condizionato le edizioni disputate dal 1939 al 1944[13]. Con la graduale ripresa di tutte le attività civili prebelliche, anche il ciclismo europeo conobbe un'importante fase di rilancio grazie ai cospicui investimenti elargiti da parte degli organizzatori degli eventi ciclistici[13]. Nel 1947 ci fu un'importante novità: la Coppa Bernocchi tornò, per quell'anno, prova del campionato italiano[13]. Nella fattispecie fu la quinta e ultima prova del calendario, quella che assegnava il titolo tricolore[13]. La Coppa Bernocchi ebbe lo stresso ruolo anche nell'edizione del 1952, quando fu la quinta e ultima gara del calendario del campionato italiano[14].

Degna di nota, per motivi differenti, fu l'edizione successiva: nella corsa del 1953 i vincitori furono due[14]. La doppia vittoria fu assegnata dalla giuria perché i due ciclisti giunsero a traguardo perfettamente appaiati: questa fu tra i pochissimi casi di doppia vittoria in una corsa ciclistica di rilievo nazionale[14]. L'anno successivo la Coppa Bernocchi tornò a essere una gara parte del calendario del campionato italiano[14]. Disputata questa volta a cronometro, vide l'affermarsi di Fausto Coppi[15]. L'edizione del 1956 della Coppa Bernocchi tornò a essere una delle prove del campionato italiano, disputata ancora una volta a cronometro[15].

Francesco Moser in maglia rosa al Giro d'Italia 1979. Vinse la Coppa Bernocchi nel 1974
Giuseppe Saronni, con la maglia iridata di campione del mondo, vince la Milano-Sanremo 1983. Saronni vinse la Coppa Bernocchi nel 1980 e nel 1981

Una nuova svolta per la Coppa Bernocchi si ebbe nell'edizione del 1961, quando venne promossa a prova unica del campionato italiano: la gara fu poi vinta da Arturo Sabbadin[15]. L'anno successivo il campionato tornò ad essere organizzato a prove multiple e la Coppa Bernocchi fu riproposta nel calendario tricolore[15]. Per quanto riguarda i ciclisti, negli anni sessanta, furono degne di nota le vittorie di Rik Van Looy, Felice Gimondi e Francesco Moser[16]. Van Looy, a proposito della Coppa Bernocchi, dichiarò[17]:

« [...] Quando una corsa si presenta con molti corridori che possono vincerla, perché non favorisce specificatamente nessuno, è molto difficile da vincere. E quando la si vince, è naturale che si provi tanta gioia. [...] »

(Rik Van Looy)

L'edizione del 1976 della Coppa Bernocchi, dieci anni esatti dopo l'abbandono definito della formula delle prove multiple per l'assegnazione del titolo italiano, tornò ad essere nuovamente la gara unica per i campionati italiani di ciclismo su strada[17]. In questo caso la gara venne vinta da Franco Bitossi[17]. Degli anni ottanta degna di nota fu la vittoria di Giuseppe Saronni[17]. A tal proposito Saronni dichiarò[17]:

« [...] Non si deve credere che sia facile vincere la Bernocchi. Basta il più piccolo degli errori e una disattenzione per trovare avversari pronti a batterti. [...] »

(Giuseppe Saronni)

L'edizione del 1984 della Coppa Bernocchi tornò nuovamente ad essere la gara unica per l'assegnazione dei campionati italiani di ciclismo su strada: questa volta a imporsi e a conquistare la maglia tricolore fu Vittorio Algeri[17]. Nei decenni successivi degni di nota sono stati i successi, nell'edizione del 2015, di Vincenzo Nibali, i tre successi (2005, 2006 e 2007) di Danilo Napolitano, che ha così stabilito il record di numero di vittorie alla Coppa Bernocchi per un singolo ciclista, la vittoria di Gianluca Bortolami, che è giunto primo alla Coppa Bernocchi nell'edizione del 1997, e la vittoria nell'edizione del 2000 di Romāns Vainšteins.

Albo d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Un momento della Coppa Bernocchi 2014. Sullo sfondo la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di Parabiago

Aggiornato all'edizione 2017.[18]

Legenda

     Valida come una delle prove facenti parte[N 1] del calendario del campionato italiano di ciclismo su strada.

     Valida come prova unica del campionato italiano di ciclismo su strada.

Edizione Vincitore Secondo Terzo
1919 Italia Ruggero Ferrario Italia Ugo Bianchi Italia Primo Magnani
1920 Italia Giovanni Tragella Italia M. Berti Italia G. Villa
1921 Italia Angelo Testa Italia Gaetano Caravaglia Italia Pietro Casati
1922 Italia Libero Ferrario Italia Serafino Dossena Italia P. Rattone
1923 Italia Libero Ferrario Italia Mario Bianchi Italia Zenone Lancia
1924 Italia Alfredo Dinale Italia Oreste Cignoli Italia Pietro Cevini
1925 Italia Luigi Mainetti Italia Domenico Piemontesi Italia Giuseppe Pancera
1926 Italia Giuseppe Pancera Italia Giovanni Tizzoni Italia Aldo Bertolotti
1927 Italia Giuseppe Pancera Italia Allegro Grandi Italia Pio Caimmi
1928 Italia Carlo Galluzzi Italia Mario Bianchi Italia Federico Gay
1929 Italia Allegro Grandi Italia Ambrogio Morelli Italia Felice Gremo
1930 Italia Eugenio Gestri Italia Aldo Canazza Italia Fabio Battesini
1931 annullata per irregolarità avvenute lungo il percorso
1932 Italia Marco Giuntelli Italia Antonio Fraccaroli Italia Fabio Battesini
1933 Italia Bruno Negri Italia Pietro Rimoldi Italia Bernardo Rogora
1934 Italia Pietro Rimoldi Italia Bernardo Rogora Italia Severino Canavesi
1935 Italia Gino Bartali Italia Aldo Bini Italia Rinaldo Gerini
1936 Italia Enrico Mollo Italia Pietro Rimoldi Italia Carlo Romanatti
1937 Italia Francesco Albani Italia Fausto Montesi Italia Pietro Rimoldi
1938 Italia Cino Cinelli Italia Severino Canavesi Italia Adolfo Leoni
1939 Italia Adolfo Leoni Italia Fausto Coppi Italia Pierino Favalli
1940 Italia Aldo Bini Italia Cino Cinelli Italia Adolfo Leoni
1941 Italia Severino Canavesi Italia Mario De Benedetti Italia Mario Ricci
1942 Italia Glauco Servadei Italia Pietro Chiappini Italia Luciano Succi
1943 non disputata per gli eventi bellici legati alla seconda guerra mondiale
1944 Italia Oreste Conte Italia Michele Motta Italia Athos Guizzardi
1945 Italia Sergio Maggini Italia Guerrino Tomasoni Italia Secondo Barisone
1946 Italia Osvaldo Bailo Italia Angelo Brignole Italia Mario Ricci
1947 Italia Mario Ricci Italia Sergio Maggini Italia Egidio Feruglio
1948 Italia Virgilio Salimbeni Italia Giorgio Cargioli Italia Leo Castellucci
1949 Italia Mario Ricci Italia Sergio Maggini Italia Bruno Pontisso
1950 Italia Fiorenzo Crippa Italia Alfredo Martini Italia Loretto Petrucci
1951 Italia Luigi Casola Italia Alfredo Martini Francia Louison Bobet
1952 Italia Primo Volpi Italia Danilo Barozzi Italia Adolfo Grosso
1953 Italia Giorgio Albani e Italia Antonio Bevilacqua (pari merito) Italia Mario Piazzon
1954 Italia Fausto Coppi Italia Giancarlo Astrua Italia Angelo Conterno
1955 Italia Renato Ponzini Italia Alfredo Martini Italia Luciano Maggini
1956 Italia Vasco Modena Italia Fausto Coppi Italia Pierino Baffi
1957 Belgio Rik Van Looy Italia Silvano Ciampi Belgio Joseph Schils
1957 Belgio Rik Van Looy Belgio Frans Van Looveren Italia Duilio Taddeucci
1959 Italia Noè Conti Italia Michele Gismondi Italia Diego Ronchini
1960 Italia Giuseppe Fallarini Italia Alberto Assirelli Italia Ezio Pizzoglio
1961 Italia Arturo Sabbadin Italia Arnaldo Pambianco Italia Giuliano Bernardelle
1962 Italia Pierino Baffi Italia Nino Defilippis Italia Giovanni Garau
1963 Italia Aldo Moser Italia Adriano Durante Italia Vito Taccone
1964 Italia Gianni Motta Italia Franco Cribiori Italia Luciano Galbo
1965 Italia Adriano Durante Italia Michele Dancelli Italia Franco Cribiori
1966 Italia Raffaele Marcoli Italia Dino Zandegù Italia Michele Dancelli
1967 Italia Vittorio Adorni Italia Michele Dancelli Italia Felice Gimondi
1968 Italia Franco Bitossi Italia Luciano Armani Italia Roberto Ballini
1969 Italia Giacinto Santambrogio[N 2] Italia Giancarlo Polidori Italia Adriano Passuello
1970 Italia Pietro Guerra Italia Giuseppe Beghetto Italia Marino Basso
1971 Italia Virginio Levati Belgio Patrick Sercu Italia Wilmo Francioni
1972 Italia Marino Basso Belgio Patrick Sercu Italia Wilmo Francioni
1973 Italia Felice Gimondi Belgio Roger De Vlaeminck Italia Enrico Paolini
1974 Italia Francesco Moser Italia Fabrizio Fabbri Italia Valerio Lualdi
1975 Italia Enrico Paolini Italia Fausto Bertoglio Italia Giacinto Santambrogio
1976 Italia Franco Bitossi Italia Francesco Moser Italia Wladimiro Panizza
1977 Italia Carmelo Barone Italia Wladimiro Panizza Italia Giovanni Battaglin
1978 Italia Giovanni Battaglin Italia Alfredo Chinetti Italia Wladimiro Panizza
1979 Italia Valerio Lualdi Italia Ottavio Crepaldi Italia Francesco Moser
1980 Italia Giuseppe Saronni Svezia Alf Segersäll Belgio Alfons De Wolf
1981 Italia Giuseppe Saronni Italia Giovanni Mantovani Italia Francesco Moser
1982 Italia Silvano Contini Italia Palmiro Masciarelli Italia Bruno Leali
1983 Italia Palmiro Masciarelli Italia Maurizio Piovani Belgio Rudy Pevenage
1984 Italia Vittorio Algeri Italia Silvano Contini Italia Daniele Caroli
1985 Belgio Johan van der Velde Italia Moreno Argentin Italia Giovanni Mantovani
1986 Italia Roberto Gaggioli Italia Claudio Corti Italia Marco Bergamo
1987 Italia Guido Bontempi Italia Pierino Gavazzi Italia Maurizio Fondriest
1988 Italia Guido Bontempi Italia Maurizio Fondriest Italia Gianni Bugno
1989 Danimarca Rolf Sørensen Italia Cesare Cipollini Italia Stefano Colagè
1990 Italia Davide Cassani Danimarca Rolf Sørensen Italia Massimiliano Lelli
1991 Italia Giorgio Furlan Italia Alessandro Giannelli Russia Andrei Tchmil
1992 Francia Charly Mottet Italia Giancarlo Perini Italia Alberto Elli
1993 Danimarca Rolf Sørensen Italia Fabio Roscioli Italia Franco Ballerini
1994 Italia Bruno Cenghialta Italia Francesco Casagrande Italia Andrea Tafi
1995 Italia Stefano Zanini Italia Alessio Di Basco Italia Gabriele Missaglia
1996 Italia Fabio Baldato Italia Andrea Ferrigato Italia Giovanni Lombardi
1997 Italia Gianluca Bortolami Italia Stefano Zanini Italia Marco Lietti
1998 Italia Fabio Sacchi Italia Alberto Elli Italia Daniele Nardello
1999 Italia Giancarlo Raimondi Italia Giovanni Lombardi Lettonia Romāns Vainšteins
2000 Lettonia Romāns Vainšteins Lituania Raimondas Rumšas Italia Giovanni Lombardi
2001 Italia Paolo Valoti Italia Dario Andriotto Italia Denis Lunghi
2002 Italia Daniele Nardello Italia Gianluca Bortolami Italia Matteo Tosatto
2003 Italia Sergio Barbero Italia Massimo Giunti Ucraina Serhij Matvjejev
2004 Italia Angelo Furlan Stati Uniti Fred Rodriguez Italia Giosuè Bonomi
2005 Italia Danilo Napolitano Australia Graeme Brown Brasile Murilo Fischer
2006 Italia Danilo Napolitano Italia Giosuè Bonomi Italia Luca Paolini
2007 Italia Danilo Napolitano Italia Paride Grillo Sudafrica Robert Hunter
2008 Regno Unito Steve Cummings Italia Luca Celli Russia Vladislav Borisov
2009 Italia Luca Paolini Germania Danilo Hondo Italia Enrico Gasparotto
2010 Italia Manuel Belletti Germania Danilo Hondo Regno Unito Mark Cavendish
2011 Bielorussia Jaŭhen Hutarovič Italia Manuel Belletti Italia Giovanni Visconti
2012 Italia Sacha Modolo Italia Sonny Colbrelli Argentina Maximiliano Richeze
2013 Italia Sacha Modolo Italia Roberto Ferrari Italia Filippo Baggio
2014 Italia Elia Viviani Italia Filippo Pozzato Italia Simone Ponzi
2015 Italia Vincenzo Nibali Italia Mauro Finetto Italia Matteo Trentin
2016 Italia Giacomo Nizzolo Italia Nicola Ruffoni Italia Paolo Simion
2017 Italia Sonny Colbrelli Canada Guillaume Boivin Italia Sacha Modolo

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Plurivincitori[modifica | modifica wikitesto]

Pos. Atleta Vittorie
1 Italia Danilo Napolitano 3
2 Italia Libero Ferrario
Italia Giuseppe Pancera
Italia Mario Ricci
Belgio Rik Van Looy
Italia Franco Bitossi
Italia Giuseppe Saronni
Italia Guido Bontempi
Danimarca Rolf Sørensen
Italia Sacha Modolo
2

Vittorie per nazione[modifica | modifica wikitesto]

Pos. Nazione Vittorie
1 Italia Italia 88
2 Belgio Belgio 3
3 Danimarca Danimarca 2
4 Francia Francia
Lettonia Lettonia
Regno Unito Regno Unito
Bielorussia Bielorussia
1

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Il campionato italiano di ciclismo su strada si è svolto sia in prova unica che a prove multiple. Dal 1885 al 1914, nel 1937 e 1938, dal 1941 al 1946, nel 1950, dal 1959 a 1961 e definitivamente dal 1966 si è disputato in prova unica su percorsi appositamente allestiti o in concomitanza con altre classiche del calendario nazionale. Nelle edizioni a prove multiple, dal 1919 al 1936, nel 1939 e 1940, dal 1947 al 1949, dal 1951 al 1958 e dal 1962 al 1965, venivano conteggiati punti ottenuti in determinate classiche nazionali tra cui, in alcune occasioni, la Coppa Bernocchi.
  2. ^ La gara fu inizialmente vinta dall'italiano Pierfranco Vianelli, che fu in seguito squalificato per doping.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Edizioni della Coppa Bernocchi, su www.sitodelciclismo.net. URL consultato il 1º settembre 2017.
  2. ^ Piccolo Stelvio, su www.ciclistiamo.it. URL consultato il 4 settembre 2017.
  3. ^ Storia di Libero Ferrario, su www.museociclismo.it. URL consultato il 25 agosto 2017.
  4. ^ a b c D'Ilario, p. 95.
  5. ^ a b c d e D'Ilario, p. 96.
  6. ^ I presidenti, su www.uslegnanese.it. URL consultato il 1º settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2015).
  7. ^ D'Ilario, pp. 96-97.
  8. ^ Pierino Cavalleri, un cuore che batte rossonero da oltre 60 anni, su www.uslegnanese.it. URL consultato il 27 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2016).
  9. ^ a b c d e f g h D'Ilario, p. 97.
  10. ^ a b c d e f g D'Ilario, p. 98.
  11. ^ a b c d e f g D'Ilario, p. 99.
  12. ^ a b c D'Ilario, p. 100.
  13. ^ a b c d D'Ilario, p. 100.
  14. ^ a b c d D'Ilario, p. 102.
  15. ^ a b c d D'Ilario, p. 103.
  16. ^ D'Ilario, p. 104.
  17. ^ a b c d e f D'Ilario, p. 105.
  18. ^ (FR) Coppa Bernocchi (Ita) - Cat.1.1, su www.memoire-du-cyclisme.eu. URL consultato il 17 settembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]