Convento di Santa Chiara (Legnano)

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Convento di Santa Chiara
Convento Santa Chiara - Legnano.JPG
Il cortile del convento di Santa Chiara
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàLegnano
ReligioneCristiana cattolica di rito ambrosiano
OrdineClarisse
Arcidiocesi Milano
Completamento1492
Demolizione1934-1936

Il convento di Santa Chiara è stato un edificio monastico di Legnano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il convento di Santa Chiara in via di demolizione

Era situato nell'attuale largo Seprio, lungo corso Italia, a destra dell'adiacente casa di Gian Rodolfo Vismara[1]. Venne fondato nel 1492 grazie ad un lascito testamentario del Conte Gian Rodolfo Vismara, che offrì del denaro, dei terreni e una parte della sua dimora gentilizia per ospitarlo[2]. Il complesso architettonico del monastero comprendeva anche una piccola chiesa[2].

A metà del XVI secolo e nel XVIII secolo vennero realizzati, rispettivamente, due chiostri; il primo era di clausura mentre il secondo, quello settecentesco, fu destinato alle novizie[2]. Nel Settecento, in occasione della costruzione del secondo chiostro, furono realizzati anche un portico e un loggiato[2]. Nel 1782 il monastero venne soppresso[2]; due anni dopo, il 22 aprile 1784, venne convertito a pellegrosario, funzione che mantenne per qualche anno[2][3].

Il convento e la chiesa furono demoliti tra il 1934 e il 1936 insieme alla dimora gentilizia di Gian Rodolfo Vismara[4]. L'abbattimento del convento ebbe una premessa tra il 1932 e il 1933, quando venne demolito il chiostro settecentesco per poter permettere la costruzione di via Giolitti[2]. L'unica parte dell'edificio che si è preservata è il porticato, sebbene abbia subito parecchie modifiche che ne hanno radicalmente modificato l'aspetto originario[2]..

Il monastero di Santa Chiara era ricco di testimonianze artistiche, che sono andate in parte distrutte con la demolizione del complesso architettonico. Della chiesa si è salvato un affresco raffigurante le Nozze mistiche di Santa Caterina, ora appartenente a un privato[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D'Ilario, p. 225
  2. ^ a b c d e f g h i Ferrarini, p. 107
  3. ^ D'Ilario, p. 78
  4. ^ Agnoletto, p. 35

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]