Doping

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Il maratoneta Thomas Hicks, nel 1904 vinse con l'aiuto di stricnina e brandy fornito dai suoi assistenti durante la gara e collassò dopo aver raggiunto il traguardo
flaconi di steroidi anabolizzanti sequestrati dal Drug Enforcement Administration nel 2007

Il doping, in lingua italiana dopaggio[1], consiste nell'uso di una sostanza o di una pratica medica a scopo non terapeutico, ma finalizzato al miglioramento dell'efficienza psico-fisica durante una prestazione sportiva, sia agonistica sia non agonistica, da parte di un atleta. II ricorso al doping avviene spesso in vista o in occasione di una competizione agonistica ed è un'infrazione sia dell'etica dello sport, sia dei regolamenti dei Comitati olimpici sia della legislazione penale italiana, inoltre espone ad effetti nocivi alla salute, anche mortali.

compresse di steroidi anabolizzanti sequestrati dal Drug Enforcement Administration nel 2007

La storia del doping inizia nell'antichità, all'epoca delle prime Olimpiadi nella Grecia classica. Le sostanze utilizzate per il doping sono varie e legate allo sviluppo della sintesi chimica, della farmacologia e della scienza medica. Esse permettono di aumentare la massa e la forza muscolare oppure l'apporto di ossigeno ai tessuti oppure di ridurre la percezione del dolore o di variare il peso corporeo, infine possono anche consentire all'atleta che ne fa uso di risultare negativo ai controlli anti-doping[2].

La lotta contro il doping degli atleti di alto livello iniziò con la morte del ciclista danese Knud Enemark Jensen durante le Olimpiadi di Roma del 1960. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e alcune Federazioni sportive internazionali e nazionali nominarono una task force medica per studiare delle strategie di contrasto al doping. I primi risultati si ebbero solo dopo la scoperta di un altro corridore (Ben Johnson) dopato nell'Olimpiade di Seoul del 1988 e con la fine della guerra fredda nel 1989, quando le autorità politiche mondiali crearono il WADA (World Anti-Doping Agency), l'agenzia internazionale che varò il Codice mondiale anti-doping, in seguito accettato dalle federazioni sportive nazionali[3].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Sono varie le possibili origini della parola doping. Una di queste è il lemma dop, bevanda alcolica usata come stimolante nelle danze cerimoniali nel XVIII secolo del sud dell'Africa. Un'altra è che il termine derivi dalla parola olandese doops (una salsa densa) che entrò nello slang americano per indicare la bevanda con la quale i rapinatori drogavano le loro vittime mescolando tabacco e semi della Datura stramonium, o stramonio, che contiene alcuni alcaloidi del tropano, causando sedazione, allucinazioni e confusione mentale[4]

Fino al 1889 la parola dope era usata relativamente alla preparazione di un prodotto viscoso e denso di oppio da fumare e durante gli anni novanta del XIX secolo allargò il proprio significato ad indicare qualsiasi sostanza narcotico-stupefacente. Nel XX secolo “dope” veniva anche riferito alla preparazione di droghe destinate a migliorare la prestazione dei cavalli da corsa[5].

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

L'atleta della ex Germania dell'Est Andreas Krieger vinse la gara di getto del peso nel 1986, assumeva steroidi anabolizzanti come fu rivelato dopo la caduta del muro di Berlino

I paesi dell'Europa dell'est (DDR in primis), hanno recitato il ruolo di precursori in questo campo, applicando il doping in maniera sistematica nel periodo che va dagli anni cinquanta agli anni ottanta, soprattutto sugli atleti che partecipavano alle Olimpiadi. Poco si sapeva degli effetti collaterali dati dalle sostanze somministrate agli atleti, mentre evidenti erano i miglioramenti in termini di struttura fisica e risultati agonistici, specialmente per le atlete che venivano "trattate" con ormoni maschili. Ciò ha portato a gravi danni fisici e psicologici per molti atleti e c'è anche chi addirittura come la pesista Heidi Krieger è stata costretta, visti gli ormai enormi cambiamenti nel fisico, a diventare uomo.

Casi particolarmente clamorosi di doping sono stati quello di Ben Johnson, squalificato ai Giochi olimpici di Seul nel 1988 dopo aver vinto la corsa dei 100 metri piani e stabilito il nuovo record del mondo che venne annullato, e quello di Marion Jones che confessa sul doping e per questo privata di tutte le sue medaglie olimpiche. Anche se impropriamente, viene poi ricondotto al fenomeno del doping anche il caso di Marco Pantani, escluso dal Giro d'Italia del 1999 alla vigilia della penultima tappa mentre era largamente in testa alla classifica; in realtà Pantani non risultò positivo a sostanze dopanti, ma il suo ematocrito era superiore al valore massimo consentito e ciò comportò una sospensione cautelare dell'atleta a tutela della sua salute; in seguito vennero modificati i metodi di analisi risultati scientificamente non sufficientemente precisi. Uno dei casi più noti di doping è stato sicuramente quello del ciclista Lance Armstrong, emerso nel 2012, che riuscì a vincere 7 Tour De France consecutivi dal 1999 al 2005. Proprio a causa di questo caso gli sono stati revocati tutti i titoli vinti dal 1998, compresi i 7 Tour e il bronzo olimpico; dopo varie e approfondite analisi, nell'agosto 2012 si scoprì che il texano fece uso di sostanze dopanti dopo aver sconfitto un tumore: ciò gli costò il bando a vita dal ciclismo.

Nonostante i controlli, l'uso di sostanze e terapie dopanti è diffuso non solo nello sport professionistico, ma anche in quello dilettantistico e perfino amatoriale. Attorno al fenomeno del doping c'è un giro d'affari che in Italia è stimato in circa 600 milioni di Euro.[6][7]

Nel 2007 un editoriale della rivista World Psychiatry commentava:

« Il miglioramento della performance atletica può essere raggiunto con diete adatte, allenamenti continui e duro lavoro. In realtà fin dalle competizioni più antiche il potenziamento dell'efficienza è stato realizzato ricorrendo a un' ampia varietà di tecniche di doping. La conoscenza e l'abuso delle tecniche di miglioramento della performance è andato aumentando con l'incremento del denaro profuso nei premi e dalle sponsorizzazioni. Oggi nessuno sport è risparmiato dal sospetto di imbrogliare con l'uso illegale di sostanze. Trascinati dai milioni di dollari ora abitualmente disponibili per i vincitori negli eventi sportivi, farmacisti immorali, professionisti della medicina, allenatori e organizzazioni sportive hanno lavorato segretamente, e a volte senza il consenso dei loro atleti, per sviluppare sofisticati programmi di doping per ottimizzare le prestazioni, spesso a rischio della salute degli atleti. Oggi gli stessi programmi di doping in modo allarmante stanno uscendo dal mercato dello sport professionale verso i nostri giovani e altre popolazioni a rischio[8] »

Regolamentazione[modifica | modifica wikitesto]

Centro di controllo anti-doping al Tour di Taiwan del 2008
Il ciclista Lance Armstrong, Tour de France 2003, tappa di Alpe d'Huez

Il C.I.O (Comitato Olimpico Internazionale) ha stilato un elenco di farmaci "proibiti", elenco che viene tenuto costantemente aggiornato. I regolamenti sportivi vietano il doping, specificando strettamente i tipi e le dosi dei farmaci consentiti, e mettono per iscritto l'obbligo per gli atleti di sottoporsi ai controlli antidoping che si effettuano mediante l'analisi delle urine e in alcuni casi anche del sangue (controlli incrociati). Gli atleti che risultano positivi alle analisi (negli ultimi anni si preferisce l'espressione non negativi) vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; nei casi di recidiva si può arrivare alla squalifica a vita. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha un istituto con un'apposita agenzia, la WADA (World Anti-Doping Agency), che si occupa della lotta al doping.

Negli ultimi anni in Italia e altri paesi il doping è diventato un reato penale. Il reato di "frode sportiva" è stato introdotto con l'art. 1 della Legge n. 401 del 13 dicembre 1989[9], in modo da superare le difficoltà applicative del più generale delitto di truffa (art. 640 codice penale). Anche questo provvedimento però sembrava riferito soprattutto ai reati riguardanti il "calcio scommesse"; in questo senso si era pronunciata anche la Suprema Corte di Cassazione. Per risolvere la controversia e anche per la crescente sensibilità sociale verso il doping, il Parlamento italiano emanò una legge specifica nel 2000.

È infatti del 14 dicembre 2000 la legge n. 376 "Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping"[10], che consente un'individuazione precisa del fenomeno doping e permette di colpire più efficacemente una pratica che in precedenza era sanzionabile solo sul piano sportivo. La definizione di doping è data dall'art. 1 comma 2 che recita:

« Costituiscono doping la somministrazione o l'assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l'adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell'organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti[10] »

Con l'art.3 la legge istituisce presso il Ministero della sanità la Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, stabilisce nell'art.4 che il controllo sanitario sulle competizioni e sulle attività sportive individuate dalla Commissione è svolto da laboratori accreditati e pagati dal CIO, ma sottoposti alla vigilanza dell'Istituto superiore di sanità. Con l'art.7 la legge stabilisce che le confezioni di tutti i farmaci in commercio, ma inseriti nella lista di quelli con effetto dopante, devono recare un apposito contrassegno di "doping" e nel foglio illustrativo una sezione sulle "Precauzioni per coloro che praticano attività sportiva". Dal punto di vista penale la legge 376/2000 commina la reclusione da tre mesi a tre anni e una sanzione pecuniaria sia a chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce l'utilizzo di sostanze dopanti sia a chi adotta o si sottopone alle pratiche mediche al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti (art.9). Viene punito anche chi commercia i farmaci o le sostanze con effetto dopante attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico. La pena è aumentata se dall'uso deriva un danno per la salute, in caso di soggetti minorenni, se il fatto è commesso da un componente o da un dipendente del CONI o di una federazione sportiva nazionale, di una società, di un'associazione o di un ente riconosciuti dal CONI (art.9).

L'uso terapeutico di alcune delle sostanze, comprese nella lista di quelle dopanti, per la cura di patologie di cui un atleta può essere affetto è invece ovviamente permesso. L'art 1 della stessa legge recita:

« In presenza di condizioni patologiche dell'atleta documentate e certificate dal medico, all'atleta stesso può essere prescritto specifico trattamento purché sia attuato secondo le modalità indicate nel relativo e specifico decreto di registrazione europea o nazionale ed i dosaggi previsti dalle specifiche esigenze terapeutiche. In tale caso, l'atleta ha l'obbligo di tenere a disposizione delle autorità competenti la relativa documentazione e può partecipare a competizioni sportive, nel rispetto di regolamenti sportivi, purché ciò non metta in pericolo la sua integrità psicofisica »

Disposizioni analoghe per l'uso terapeutico dei farmaci negli sportivi sono stabilite anche dalla World Anti-Doping Agency.

Il 23 ottobre 2007 viene approvata l'introduzione del passaporto biologico, un documento che registra il profilo personale (valori del sangue e delle urine) di ciascun ciclista, con lo scopo di evitare i falsi positivi ai controlli laboratoristici anti-doping; in questo modo possono essere confrontati i dati biologici di ciascun atleta nel corso del tempo.[11].

Lista delle sostanze e metodi proibiti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla sostanza utilizzata è necessario considerare anche le dosi somminstrate, che di solito superano di molto le dosi utilizzate in terapia medica per le stesse sostanze.

La lista delle sostanze proibite per il 2015 è stata resa pubblica il 20 settembre 2014 dal Word Anti-doping Agency[12].

Sostanze e metodi proibiti sempre (durante e fuori delle competizioni):

Sostanze proibite:
  • Sostanze non approvate: farmaci di uso veterinario, farmaci non approvati dalle Agenzie regolatorie
  • Farmaci anabolizzanti: steroidi androgeni:
1) esogeni, come il danazolo: (1-androstenediol; 1-androstenedione; bolandione; bolasterone; boldenone; boldione; calusterone; clostebol; danazol; dehydrochlormethyltestosterone; desoxymethyltestosterone; drostanolone; ethylestrenol; fluoxymesterone; formebolone; furazabol; gestrinone; 4-hydroxytestosterone; mestanolone; mesterolone; metandienone; metenolone; methandriol; methasterone; methyldienolone; methyl-1-testosterone; methylnortestosterone; methyltestosterone; metribolone; mibolerone; nandrolone; norboletone; norclostebol; norethandrolone; oxabolone; oxandrolone; oxymesterone; oxymetholone; prostanozol; quinbolone; stanozolol; stenbolone; 1-testosterone; tetrahydrogestrinone; trenbolone ed altri.
2) endogeni (come il testosterone e i suoi metaboliti): androstenediol; androstenedione; dihydrotestosterone; prasterone (dehydroepiandrosterone, DHEA); testosterone e suoi metaboliti e isomeri; 4-androstenediol; 5-androstenedione; androsterone; epi-dihydrotestosterone; epitestosterone; etiocholanolone; 19-norandrosterone; 19-noretiocholanolone.
3) altri agenti anabolici: clenbuterol, modulatori selettivi del recettore degli androgeni come andarine and ostarine, tibolone, zeranol e zilpaterol.
  • Ormoni peptidici, fattori di crescita e sostanze correlate:
1) agonisti dei recettori dell'eritropoietina e altri agenti che stimolano l'eritropoiesi, detti "agonisti non-eritropoietinici dei recettori dell'eritropoietina",
2) fattori indotti dall'ipossia (Hypoxia inducible factor stabilization and activators, come l'argon)[13],
3) Gonadotropina corionica (hCG) e ormone luteinizzante (LH) e altri fattori di rilascio nell'uomo
4) corticotropina (ACTH) e suoi fattori di rilascio
5) ormone della crescita (GH e IGF-1) e fattori di rilascio
  • beta2 agonisti (farmaci inalatori come il salbutamolo possono essere usati entro limiti determinati)
  • Ormoni e modulatori metabolici:
1) inibitori dell'aromatasi (come l'anastrozolo),
2) modulatori selettivi dei recettori degli estrogeni (come il tamoxifene),
3) altre sostanze anti-estrogeni come il clomifene,
4) farmaci che modificano la funzione della miostatina,
5) modulatori del metabolismo come l'insulina
  • Diuretici e agenti mascheranti (gli agenti mascheranti includono farmaci come il probenecid)
Metodi proibiti:
  • Manipolazioni del sangue e dei suoi componenti (includono le autotrasfusioni, cioè le ritrasfusioni di sangue dello stesso atleta)
  • Manipolazioni fisiche e chimiche (includono manomissioni dei campioni)
  • Doping genetico (incluse cellule normali e geneticamente modificate)

Sostanze proibite durante le competizioni:

Sostanze proibite in sport particolari:

  • Alcool (proibito in sport aerei, tiro con l'arco, sport a motore, motociclismo, motonautica)
  • Beta-bloccanti (proibiti in tiro con l'arco, sport a motore, biliardo, freccette, golf, tiro, alcuni eventi di sci e snowboard, alcuni eventi acquatici)

Caffeina e nicotina sono incluse nel programma di monitoraggio del 2015, ma non sono considerate sostanze proibite.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vocabolario Treccani: dopaggio
  2. ^ M. Verroken, Drug use and abuse in sport., in Baillieres Best Pract Res Clin Endocrinol Metab, vol. 14, nº 1, Mar 2000, pp. 1-23, PMID 10932807.
  3. ^ DH. Catlin, KD. Fitch; A. Ljungqvist, Medicine and science in the fight against doping in sport., in J Intern Med, vol. 264, nº 2, Aug 2008, pp. 99-114, DOI:10.1111/j.1365-2796.2008.01993.x, PMID 18702750.
  4. ^ Higgins A. J., From ancient Greece to modern Athens: 3000 years of doping, in Journal of Veterinary Pharmacology and Therapeutics, 2006, pp. 4–8, DOI:10.1111/j.1365-2885.2006.00770_4.x.
  5. ^ EG. CLARKE, The doping of racehorses., in Med Leg J, vol. 30, 1962, pp. 180-95, PMID 14021571.
  6. ^ Doping, 600 milioni di euro d'affari «Corrieredellosport.it», 5 aprile 2009
  7. ^ Doping: in Italia mezzo milione di assuntori «Dirittiglobali.it», 15 marzo 2007
  8. ^ DA. Baron, DM. Martin; S. Abol Magd, Doping in sports and its spread to at-risk populations: an international review., in World Psychiatry, vol. 6, nº 2, Jun 2007, pp. 118-23, PMID 18235871.
  9. ^ normattiva.it, http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1989-12-13;401 . URL consultato il 31 dicembre 2015.
  10. ^ a b camera.it, http://www.camera.it/parlam/leggi/00376l.htm . URL consultato il 31 dicembre 2015. Legge 14 dicembre 2000, n. 376, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 294 del 18 dicembre 2000
  11. ^ Doping, approvato il passaporto biologico «Gazzetta.it», 23 ottobre 2007
  12. ^ wada-ama.org, https://www.wada-ama.org/en/media/news/2014-09/wada-publishes-2015-prohibited-list . URL consultato il 31 dicembre 2015.
  13. ^ S. Zhao, J. Wu, Hypoxia inducible factor stabilization as a novel strategy to treat anemia., in Curr Med Chem, vol. 20, nº 21, 2013, pp. 2697-711, PMID 23627939.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Alain Ehrenberg, Le culte de la performance, CALMANN-LEVY, 1994, ISBN 978-2-7021-1960-0.
  • Reed Albergotti e Vanessa O'Connell, Il texano dagli occhi di ghiaccio. Lance Armstrong, il Tour de France e il più grande scandalo sportivo di tutti i tempi, a cura di D. Comerlati, Mondadori, 2013, ISBN 978-88-04-62945-0.

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