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Passaporto biologico

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Il passaporto biologico è una tecnica antidoping introdotta dalla WADA che consiste nel tracciamento nel tempo di alcuni parametri del sangue e delle urine dell'atleta[1]. L'atleta incorre nella squalifica per doping nel caso in cui vengano rilevati andamenti anomali e ingiustificati (es. picchi inattesi anche al di sotto delle precedenti soglie di doping) di tali parametri rispetto al profilo tipico dell'atleta. È dunque una tecnica indiretta che non rileva la presenza/assunzione diretta del farmaco dopante, ma individua gli effetti anomali che tali sostanze inducono sull'organismo smascherandone così l'assunzione sul breve, medio e lungo termine. La tecnica, dagli alti costi implementativi/gestionali, attualmente è in grado di rilevare indirettamente assunzioni solo di farmaci che agiscono sui parametri ematici (es. eritropoietina e CERA) e urinari, per tutti gli altri farmaci rimane d'obbligo il controllo incrociato sangue/urine anche se è previsto nell'intero protocollo del passaporto biologico, ma non ancora applicato, il tracciamento steroideo ed endocrinologico[2][3].

Il protocollo è stato adottato in primis dall'UCI nel mondo del ciclismo.

  1. (EN) Athlete Biological Passport, su World Anti Doping Agency. URL consultato il 12 gennaio 2024.
  2. Linee Guida Operative WADA del Passaporto Biologico dell'Atleta (PDF), su wada-ama.org. URL consultato il 2 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2012).
  3. Passaporto biologico:tutto quello che bisogna sapere, su tuttobiciweb.it.

Voci correlate

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