Leonid Il'ič Brežnev

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Leonid Il'ič Brežnev
Breznev alla firma degli accordi di Vladivostok del 1974

Breznev alla firma degli accordi di Vladivostok del 1974


Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica
Primo Segretario fino al 1966
Durata mandato 14 ottobre 1964 –
10 novembre 1982
Predecessore Nikita Chruščëv
Successore Jurij Andropov

Presidente del Praesidium del Soviet supremo dell'URSS
Durata mandato 7 maggio 1960 –
15 luglio 1964
Predecessore Kliment Vorošilov
Successore Anastas Mikoyan

Durata mandato 16 giugno 1977 –
10 novembre 1982
Predecessore Nikolaj Podgornyj
Successore Vasilij Kuznecov

Maresciallo dell'Unione Sovietica
Durata mandato dal1976 proveniente dalla politica come commissario politico nell'Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale –
10 novembre 1982

Segretario Generale del Partito Comunista della Moldavia
Durata mandato 3 novembre 1950 –
16 aprile 1952
Predecessore Nicolae Coval
Successore Dimitri Gladki

Dati generali
Partito politico Partito Comunista dell'Unione Sovietica
Firma Firma di Leonid Il'ič Brežnev

Leonìd Il'ìč Brèžnev, in russo: Леонид Ильич Брежнев? ascolta[?·info], in ucraino: Брежнєв Леонід Ілліч? (Kamenskoe, 19 dicembre 1906Mosca, 10 novembre 1982), è stato un politico sovietico, l'effettivo capo assoluto dell'Unione Sovietica dal 1964 al 1982, anche se esercitò il proprio potere in collaborazione con altri esponenti del Politbjuro (tra i quali Kosygin, Podgornyj e Suslov, morti come lui in età avanzata). Durante i lunghi anni alla guida del paese costruì un intricato sistema di controllo feudale del PCUS, alimentando l'apparato burocratico (cerniera tra il partito e lo stato) e realizzando, soprattutto nella parte finale della propria parabola politica, un equilibrio formato da personalità a lui fedeli tali per cui, nella fase del passaggio delle consegne alla guida del Soviet, egli non temesse altro che il proprio stesso deperimento fisico (che si dimostrerà sempre più un handicap sin dalla prima metà degli anni settanta, a causa delle diverse e severe patologie che lo colpiranno).[1]

Cooptando nella nomenklatura personaggi a lui legati da vincoli di amicizia, di parentela o di interessi favorì anche l'incremento della corruzione e dei privilegi, acuendo la distanza tra il partito e la società civile, che subiva la violenta repressione del regime. Attraverso il ruolo degli intellettuali (Solženicyn e Sacharov), essa contribuiva nel contempo a diffondere un'immagine brutale dell'URSS all'estero e a minarne la credibilità agli occhi del mondo.[2][3]

Fu segretario generale del Partito comunista dell'Unione Sovietica dal 1964 al 1982, e due volte a capo del Praesidium del Soviet supremo (capo dello stato), dal 1960 al 1964 e dal 1977 al 1982. Sotto il suo governo si acuirono le tensioni tra occidente e mondo comunista, come nel caso della Primavera di Praga e dell'invasione dell'Afghanistan. La sua morte aprì il lento ma costante percorso di liberalizzazione delle strutture dell'URSS guidato da Michail Gorbacev.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Brežnev nacque a Kamenskoe (oggi Dniprodzeržyns'k) in Ucraina, figlio di un operaio dell'acciaio. Il suo vero cognome era Brežnёv (Брежнёв, Brežnjòv) e così si fece chiamare fino al 1956. Nonostante fosse di famiglia russa, mantenne la pronuncia e le abitudini ucraine per l'intera vita. Come molti ragazzi appartenenti alla classe operaia, negli anni successivi alla rivoluzione russa ricevette un'educazione tecnica, prima in economia agraria, poi in metallurgia. Diplomatosi nell'Istituto di studi Metallurgici di Dneprodzerźinsk e laureatosi in ingegneria metallurgica, lavorò per qualche tempo in alcune industrie del ferro e dell'acciaio nell'Ucraina orientale. Si unì alle organizzazioni giovanili del PCUS, il Komsomol, nel 1923, e divenne membro del partito stesso nel 1931.

Nel 1935-1936 Brežnev partì per il servizio militare, e dopo l'addestramento alla scuola carristi divenne commissario politico in una compagnia di cavalleria corazzata. Nel 1936 fu anche direttore dell'Istituto Superiore Tecnico di Studi Metallurgici di Dneprodzerźinsk, prima di essere trasferito al capoluogo della regione, Dnepropetrovsk. Qui, nel 1939, diventò segretario di partito, incaricato di gestire le importanti industrie militari della città.

Brežnev apparteneva alla prima generazione di comunisti sovietici che non avevano una vera memoria di come fosse la Russia prima della rivoluzione, e che erano troppo giovani per aver partecipato a quelle lotte per il comando del Partito che si erano scatenate dopo la morte di Lenin nel 1924. Quando egli vi entrò Stalin ne era il capo indiscusso, e lui con molti altri crebbero politicamente nel segno dello stalinismo senza porsi dubbi o domande sulla bontà delle scelte che venivano dall'alto. Coloro che sopravvissero alle Grandi purghe del 1937-1939 ebbero una carriera incalzante e molto rapida, dal momento che molte posizioni nei ranghi medi e alti del Partito, del governo e delle Forze Armate restavano vacanti per l'eliminazione di chi le occupava.

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1941 la Germania nazista invase l'Unione Sovietica e, come molti funzionari del Partito che godevano di considerazione, Brežnev fu immediatamente richiamato alle armi (i suoi ordini avevano la data del 22 giugno). Egli si occupò dell'evacuazione delle fabbriche di Dnepropetrovsk nell'Est russo, prima che la città cadesse in mano tedesca il 26 agosto, e fu poi riassegnato come politruk (политрук, commissario politico). In ottobre, Breźnev fu messo a capo dell'amministrazione politica per l'intero Fronte Meridionale, col grado di Commissario di brigata.

Nel 1942, con l'Ucraina completamente in mano tedesca, Brežnev fu inviato in Caucaso come capo dell'amministrazione politica del fronte transcaucasico. Nell'aprile 1943 diventò capo del dipartimento politico della XVIII armata, che successivamente fu inserita nel I fronte ucraino, quando l'Armata Rossa riprese l'iniziativa e cominciò l'avanzata verso occidente sul territorio ucraino. Il commissario politico del Fronte, suo diretto superiore, era Nikita Chruščёv, che divenne un importante alleato nella carriera di Brežnev. Alla fine della guerra in Europa Brežnev occupava la posizione di capo commissario politico del IV Fronte Ucraino, che entrò a Praga dopo la resa tedesca.

Nell'agosto 1946 Brežnev lasciò l'Armata Rossa col grado di maggior generale: era stato commissario politico per l'intera durata del conflitto, e si era occupato pochissimo di incarichi di comando militare vero e proprio. Dopo aver lavorato su alcuni progetti per la ricostruzione in Ucraina, tornò alla vita civile come primo segretario a Dnepropetrovsk. Nel 1950 divenne deputato del Soviet Supremo, il parlamento dell'URSS; nello stesso anno, fu primo segretario del PCM nella RSS Moldava, che era stata da poco assorbita nell'Unione Sovietica dopo l'annessione alla Romania. Nel 1952 divenne membro del Comitato Centrale del Partito Comunista, e successivamente del Praesidium (già noto come Politburo).

Nel 1976 verrà infine promosso al grado di Maresciallo dell'Unione Sovietica, il più alto grado della gerarchia militare sovietica, anche se il più insigne grado era quello di Generalissimo dell'Unione Sovietica creato e riservato appositamente solo per Stalin in quanto Padre della Patria.

La scalata al potere[modifica | modifica wikitesto]

Breznev incontra lo Shah Reza Pahlavi e la moglie Farah a Mosca nel 1970.
Breznev incontra il Segretario Generale del SED Walter Ulbricht al suo arrivo a Mosca il 3 giugno 1969.

Stalin morì nel marzo del 1953, e nella riorganizzazione che seguì, come risultante della decisione del XXIII congresso del PCUS, fu abolito il Praesidium, la cui funzione fu assolta dal Politburo, mentre il primo segretario del partito assunse la vecchia veste di segretario generale. Anche se Brežnev non vi fu incluso, fu comunque nominato capo del Direttorato Politico dell'Esercito e della Marina, con il grado di tenente generale, una posizione di grande rilievo la cui assegnazione fu probabilmente non priva dell'influenza del suo mentore e amico, Nikita Chruščёv, il quale aveva da poco preso il posto di Stalin come segretario generale del partito. Nel 1955 venne nominato primo segretario del partito in Kazakhstan, una posizione a sua volta molto importante.

Nel febbraio del 1956 Brežnev fu richiamato a Mosca, promosso a membro candidato del Politburo, e fu incaricato dell'industria degli armamenti, del programma spaziale, dell'industria pesante e della loro amministrazione. In quei momenti, come membro dell'entourage di Chruščёv, egli diede supporto a quest'ultimo nella lotta contro la vecchia guardia stalinista della leadership di partito, il cosiddetto "Gruppo Anti-partito" guidato da Vyacheslav Molotov, Georgij Malenkov e Lazar Kaganovič. Seguendo la sconfitta della vecchia guardia Brežnev divenne un membro pieno del Politburo.

Nel 1959 Brežnev divenne secondo segretario del Comitato centrale e nel maggio 1960 fu promosso a presidente del Praesidium del Soviet supremo, rendendolo nominalmente capo dello stato. Anche se il vero potere era nelle mani di Chruščёv, che era segretario di partito, la posizione presidenziale permise a Brežnev di viaggiare all'estero, e così inizio a sviluppare il gusto per i ricchi abiti occidentali e le automobili, per le quali divenne poi famoso.

Divenne primo segretario del Comitato Centrale del PCUS nel 1964 (nel 1966 sarà segretario generale), in seguito alla "deposizione" di Chruščёv (ufficialmente avvenuta per il sopraggiungere "dell'età avanzata e del peggioramento delle condizioni di salute"), secondo alcune teorie frutto di una cospirazione guidata dallo stesso Brežnev insieme ad Aleksandr Šelepin e al capo del KGB Vladimir Semičastny. Alla carica di primo ministro un tempo tenuta da Chruščёv fu nominato Aleksej Kosygin. Nello stesso anno Breznev cedette la carica di Presidente dell'URSS ad Anastas Mikojan ma la riprese nel 1977, cumulandola alla carica di Primo Segretario del PCUS ed acquisendo una posizione di dominio de facto.

Il 22 gennaio 1969 il corteo che trasportava Breznev attraverso la capitale fu preso a colpi d'arma da fuoco da un ex militare sovietico disertore, Viktor Ilyin, lasciando il leader illeso, ma ferendo lievemente diversi celebri cosmonauti del programma spaziale sovietico che erano presenti nel corteo (che avevano partecipato alle missioni Soyuz 4 e Soyuz 5).

Gli anni alla guida dell'URSS[modifica | modifica wikitesto]

La politica estera e la dottrina Breznev[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dottrina Breznev.
Breznev e Richard Nixon in un incontro ufficiale nel 1973.
Il capo della Germania dell'Est Erich Honecker ringrazia Breznev del discorso tenuto durante l'VIII congresso del SED il 16 giugno 1971.
Gerald Ford e Breznev durante l'incontro di Vladivostok del 1974.

La sua politica estera passò alla storia sotto la definizione di "dottrina Brežnev" (nota anche come teoria o "dottrina della sovranità limitata"), esposta nell'intervento programmatico tenuto al V Congresso del Partito Operaio Unificato Polacco (12 novembre 1968). Nel periodo in cui Alexander Dubček tentava di avviare in Cecoslovacchia il programma di liberalizzazione del sistema comunista, Breznev sostenne una politica aggressiva che vedesse l'Unione Sovietica l'unica titolata, in quanto stato guida del comunismo, ad intervenire, anche militarmente, negli affari interni dei paesi alleati (aderenti al Patto di Varsavia). Si giustificò così, nel 1968, l'intervento nella stessa Cecoslovacchia dell'URSS (assieme ad altri contingenti dei paesi membri del patto di Varsavia), che pose fine alla primavera di Praga. Anche l'invasione dell'Afganistan in appoggio alle colonne comuniste nel paese e l'allargamento dell'influenza sovietica in Medio-Oriente, Asia (sostegno al Vietnam del Nord contro la Cambogia) e in Africa (interventi in Angola e Etiopia in appoggio a Menghitsu), teso a rafforzare il peso dell'URSS nel mondo, sono da inquadrare all'interno del nuovo espansionismo sovietico imposto da Breznev.[2]

Breznev, quando ritenne che gli Stati Uniti attraversassero un periodo di debolezza politica (in conseguenza dell'insuccesso nella Guerra del Vietnam e delle dimissioni di Nixon a seguito dello scandalo Watergate, tutti smacchi diplomatici che avevano indebolito l'immagine degli USA), ovvero a partire dalla metà degli anni settanta, si adoperò per cercare di adeguare a vantaggio dell'URSS quella che lui credette una fase dannosa per gli USA, con l'installazione dei missili SS20 provvisti di testata nucleare nei paesi dell'Europa dell’Est a partire dal 1976. Ciò diede inizio ad una escalation nucleare, in quanto all'inizio degli anni ottanta gli USA risponderanno installando nei paesi dell'Europa occidentale i missili nucleari a medio raggio Pershing II e Cruise.[4]

Nei confronti di Stati Uniti ed Europa occidentale accettò tuttavia momenti di distensione sul fronte della denuclearizzazione, in larga parte proseguendo nella linea iniziata dal predecessore, riportando risultanti non indifferenti, sebbene poco soddisfacenti (a causa dei disaccordi in relazione ai bombardieri sovietici Tupolev Tu-22M e ai missili da crociera statunitensi), agli inizi degli anni settanta con la firma del primo trattato sulla limitazione delle armi strategiche SALT I (che non ottenne però seguito).[5] Dopo gli incontri con Nixon a Mosca nel luglio 1974 e Ford a Vladivostok (novembre 1974), ripreso poi a Ginevra nel gennaio 1975, il secondo accordo per la limitazione della costruzione di armi strategiche (SALT II) fu raggiunto a Vienna il 18 giugno 1979, e firmato col presidente Jimmy Carter. Tuttavia l'intervento sovietico in Afghanistan nel 1979 segnò un deterioramento nelle relazioni USA-URSS che portò all'adozione di severe sanzioni contro l'URSS da parte degli USA, che rifiutarono di ratificare il SALT II, nonché, tra l'altro, al boicottaggio di due Olimpiadi, quelle del 1980 a Mosca, e quelle del 1984 a Los Angeles.

Negli anni settanta fu inoltre il principale interlocutore della Ostpolitik del cancelliere della Germania Occidentale Willy Brandt. Tolse la Iugoslavia del maresciallo Tito dall'isolamento ideologico e politico a cui era stata condannata da Stalin e avviò dei rapporti di collaborazione con la Francia (i dirigenti sovietici ottenevano cordiale accoglienza nel paese a guida gollista). Nel 1975 sottoscrisse gli accordi di Helsinki in cui vennero riconosciute e accettate le frontiere esistenti fra gli stati europei, compresa quella che divideva la Germania in due entità politiche distinte e sovrane e, in cambio dell'implicito riconoscimento del dominio sovietico in Europa orientale, l'URSS si impegnò al rispetto dei diritti umani. I rapporti con l'Occidente si deteriorarono ulteriormente nel 1981 a causa della politica sovietica repressiva contro la Polonia, e proprio tale questione contribuì ad allontanare definitivamente dalla sfera di influenza sovietica alcuni fra i più importanti partiti comunisti europei. Poco prima di morire riaprì alcuni negoziati con la Repubblica Popolare Cinese.

La politica economica[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'era di Breznev l'URSS avviò tre piani quinquennali di sviluppo dell'industria, l'ottavo (1966-1970), il nono (1971-1975) e il decimo (1976-1980), denominato "piano quinquennale della qualità". I nuovi piani di industrializzazione mostravano però un rallentamento sempre più evidente dell'economia del paese (abbassamento del tasso di crescita del PIL e di quello della produttività, scarsi rendimenti degli investimenti), soprattutto durante il periodo del nono piano e poi anche ai tempi del decimo e dell'undicesimo.[6] L'URSS subì gli effetti dannosi del declino della manodopera (il paese era ormai largamente urbanizzato, l'incremento demografico aveva frenato, e l'industria non poteva più reggersi su quella riserva di uomini che aveva consentito in passato un costante sviluppo industriale), l'aprirsi del deficit commerciale con gli USA, ma soprattutto della crisi mai risolta dell'agricoltura, che a partire dal 1972 e fino alla morte di Breznev andò incontro a raccolti cerealicoli incerti, talvolta rovinosamente negativi, talvolta eccellenti[7].

I livelli di sviluppo sovietici, sebbene subissero un allarmante calo, apparvero ugualmente elevati a fronte della recessione che colpiva l'Occidente.[6] Va segnalata infine una arretratezza tecnologica e un gap di produttività dell'URSS che la poneva su livelli di squilibrio col rivale statunitense e che la costringeva a importare nuovi prodotti americani sfruttando in parte i proventi della vendita del petrolio.

Alcuni studiosi hanno osservato come vi siano state due fasi nell'arco di potere di Breznev. Una prima sostanzialmente positiva, che vide buoni aumenti dei livelli di vita contestuali a crescita dei settore militare e industriale, mentre gli ultimi anni avrebbero conosciuto gli effetti della stagnazione e della crisi produttiva del comparto agricolo.[6] Se da un lato vi furono aumento del livello di vita, crescita della potenza militare, riduzione del divario dei livelli di PIL e produttività con gli Stati Uniti, dall'altro si assistette a una costante decelerazione di questi fenomeni e alla già citata esacerbazione del deficit produttivo dell'agricoltura.[6] La responsabilità più grave del governo di Breznev riguarda soprattutto la scarsa capacità di interpretare i segnali negativi dell'economia sovietica e di attuare severe e adeguate misure per contrastare la situazione di crisi.[8]

Il consolidamento del potere e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Breznev tiene un discorso al XVIII Congresso del Komsomol il 15 aprile 1978.

Negli ultimi anni della sua vita Brežnev, nonostante la salute malferma, che peggiorò vistosamente con disturbi diversi sin dal 1974 (soffrirà di malattie cardiovascolari, leucemia, carcinoma orale, enfisema e disfunzioni circolatorie), tanto da far diffondere voci interne sulla sua morte sin dalla prima metà degli anni settanta, e la vecchiaia, consolidò il proprio potere: nel 1976, anno del conseguimento del successo nel XXV Congresso del partito, fu nominato maresciallo dell'Unione Sovietica.

L'anno successivo, eletto nuovamente alla presidenza del presidium del Soviet Supremo al posto di Nikolaj Podgornyj (assommando per la prima volta nella storia dell'URSS le cariche di leader del partito e di capo dello stato), promosse la riforma della Costituzione (detta anche "Costituzione Breznev"). Vi veniva riaffermata la funzione di controllo del partito, al quale venne assegnato il potere di attuare un monitoraggio capillare sul territorio attraverso il coinvolgimento delle masse per mezzo di associazioni e strutture ricreative,[9] e ribadito con maggiore completezza il carattere "plurifunzionale federale unitario" dell'Unione, attribuendo alle repubbliche federate il diritto di "libera secessione", che negli anni successivi influirà sul distacco degli stati satellite e sul dissolvimento dell'URSS.

Nel 1981 fu di nuovo alla guida del PCUS. La sua autorità crebbe a tal punto che nel partito si iniziò a vociferare di un ritorno al culto della personalità. Dopo aver subito un grave ictus nel maggio 1982, avendo rifiutato di abbandonare il potere, mantenne ogni incarico fino al sopraggiungere della morte il 10 novembre 1982 a causa di un infarto cardiaco. La notizia della sua morte venne ufficialmente diffusa l'11 novembre simultaneamente attraverso la radio e la televisione sovietica (l'annuncio televisivo fu letto da Igor Kirillov con le lacrime agli occhi, alle 11,00 del mattino ora di Mosca). Dopo cinque giorni di lutto nazionale, si tennero i solenni funerali di stato cui parteciparono 32 capi di Stato, 15 capi di governo, 14 ministri degli Esteri e quattro principi. Breznev fu poi sepolto nella necropoli del muro del Cremlino.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La passione per le automobili[modifica | modifica wikitesto]

Breznev accanto a Richard Nixon a Camp David il 20 giugno 1973.
La Rolls-Royce Silver Shadow di Breznev conservata al museo di Riga

Ben nota era la grande passione del leader sovietico per le automobili, con una particolare predilezione per le grandi berline ad alte prestazioni. Si dice che la madre di Breznev alla vista della collezione di autovetture del figlio abbia esclamato: "È tutto molto bello, figlio mio, ma se i bolscevichi tornassero?".[8] Dopo la sua elezione al vertice dell'URSS, i politici dell'intero pianeta fecero a gara per dimostrare la loro amicizia attraverso il dono di lussuose vetture.

Nel 1980 il garage di Breznev era giunto a contenere una cinquantina di fuoriserie, che egli faceva mantenere con scrupolo e che utilizzava a turno, guidandole personalmente a velocità sostenuta sulla Leningradskij Prospekt che, nelle occasioni, veniva opportunamente chiusa al traffico per diverse ore. Fu in una di queste "scorribande", nel 1980, che Breznev distrusse la sua Rolls-Royce Silver Shadow del 1966, in un pauroso incidente. La vettura è ora conservata al Motor Museum di Riga e, all'epoca, venne immediatamente rimpiazzata dalla casa inglese. Tra i pezzi più importanti della collezione, anche una speciale Mercedes Limousine a sei porte, costruita in soli due esemplari. L'altro venne donato all'Imperatore Hirohito.

Il presidente americano Richard Nixon regalò al collega sovietico, nel 1972, una Cadillac Eldorado e, dietro esplicita richiesta dello stesso Breznev, nel 1974 gli fece recapitare una speciale versione personalizzata di Lincoln Continental. Anche il comitato centrale del Partito Comunista Italiano, nel 1968 al termine della crisi internazionale causata dalla primavera di Praga, fece dono al leader comunista di una fiammante Maserati Quattroporte, all'epoca considerata una delle berline dalle più elevate prestazioni della produzione mondiale.[10]

Dopo la morte di Breznev, la collezione venne smembrata, per finire nelle mani di commercianti stranieri di auto d'epoca.[11]

Il "bacio di Breznev"[modifica | modifica wikitesto]

Il murale "Mio Dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale", tratto da una foto che ritraeva il bacio tra Leonid Breznev e Erich Honecker

La fotografia che ritrae il bacio "alla sovietica" tra Honecker e il segretario del PCUS nel 1979 (in occasione del trentennale della Repubblica Democratica) divenne un'icona della guerra fredda. L'immagine fu riprodotta sul muro di Berlino in un murale satirico (ora all'East Side Gallery) intitolato "Mio Dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale" (in tedesco Mein Gott, hilf mir, diese tödliche Liebe zu überleben), realizzato dal pittore russo Dmitri Vrubel.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Brežnev, soprattutto in età avanzata, sviluppò una predilezione particolare per ogni tipo di decorazione e titolo, che lo portò ad accumulare un numero di cariche e di onori, anche attribuiti senza i necessari requisiti, superiore a quello di tutti gli altri dirigenti sovietici.[12]

Onorificenze sovietiche[modifica | modifica wikitesto]

Eroe dell'Unione Sovietica (4) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe dell'Unione Sovietica (4)
— 18 dicembre 1966, 18 dicembre 1976, 19 dicembre 1978 e 18 dicembre 1981
Eroe del Lavoro Socialista - nastrino per uniforme ordinaria Eroe del Lavoro Socialista
— 17 giugno 1961
Ordine della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Vittoria
— 20 febbraio 1978, revocato il 21 settembre 1989
Ordine di Lenin (8) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin (8)
Ordine della Rivoluzione d'Ottobre (2) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Rivoluzione d'Ottobre (2)
Ordine della Bandiera Rossa (2) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Rossa (2)
Ordine di Bogdan Khmelnitsky di II Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Bogdan Khmelnitsky di II Classe
Ordine della Guerra Patriottica di I Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Guerra Patriottica di I Classe
Ordine della Stella Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Stella Rossa
Medaglia per merito in battaglia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per merito in battaglia
Medaglia commemorativa per il giubileo dei 100 anni dalla nascita di Vladimir Il'ich Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il giubileo dei 100 anni dalla nascita di Vladimir Il'ich Lenin
Medaglia per la difesa di Odessa - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la difesa di Odessa
Medaglia per la difesa del Caucaso - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la difesa del Caucaso
Medaglia per la vittoria sulla Germania nella grande guerra patriottica 1941-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la vittoria sulla Germania nella grande guerra patriottica 1941-1945
Medaglia per il giubileo dei 20 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 20 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945
Medaglia per il giubileo dei 30 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 30 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945
Medaglia per la liberazione di Varsavia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la liberazione di Varsavia
Medaglia per la cattura di Vienna - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per la cattura di Vienna
Medaglia al merito del lavoro durante la grande guerra patriottica del 1941-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito del lavoro durante la grande guerra patriottica del 1941-1945
Medaglia per il rafforzamento della cooperazione militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il rafforzamento della cooperazione militare
Medaglia per il restauro del settore siderurgico del Sud - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il restauro del settore siderurgico del Sud
Medaglia per lo sviluppo delle terre vergini - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per lo sviluppo delle terre vergini
Medaglia per il giubileo dei 40 anni delle forze armate dell'Unione Sovietica - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 40 anni delle forze armate dell'Unione Sovietica
Medaglia per il giubileo dei 50 anni delle forze armate dell'Unione Sovietica - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 50 anni delle forze armate dell'Unione Sovietica
Medaglia per il giubileo dei 60 anni delle forze armate dell'Unione Sovietica - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 60 anni delle forze armate dell'Unione Sovietica
Medaglia commemorativa per il 250º anniversario di Leningrado - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 250º anniversario di Leningrado
Medaglia commemorativa per il 1500º anniversario di Kiev - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 1500º anniversario di Kiev
Premio Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Premio Lenin

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Ordine del Sole e della libertà (Afghanistan) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine del Sole e della libertà (Afghanistan)
— 1981
Collare dell'Ordine di Maggio (Argentina) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Maggio (Argentina)
— 1974
Eroe della Bulgaria (3 - Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe della Bulgaria (3 - Bulgaria)
— 1973, 1976 e 1981
Ordine di Georgi Dimitrov (3 - Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Georgi Dimitrov (3 - Bulgaria)
— 1973, 1976 e 1981
Medaglia per i 100 anni della liberazione della Bulgaria dal giogo ottomano (Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per i 100 anni della liberazione della Bulgaria dal giogo ottomano (Bulgaria)
— 1978
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 30 anni della rivoluzione socialista in Bulgaria (Bulgaria)
— 1974
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 90 anni della nascita di Georgi Dimitrov (Bulgaria)
— 1972
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 100 anni della nascita di Georgi Dimitrov (Bulgaria)
— 1982
Eroe della Cecoslovacchia (3 - Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe della Cecoslovacchia (3 - Cecoslovacchia)
— 5 maggio 1970, 26 ottobre 1976 e 16 dicembre 1981
Ordine di Klement Gottwald (4 - Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Klement Gottwald (4 - Cecoslovacchia)
— 1970, 1976, 1978 e 1981
Cavaliere di gran croce di I classe dell'Ordine del Leone bianco per la vittoria (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce di I classe dell'Ordine del Leone bianco per la vittoria (Cecoslovacchia)
— 1946
Cavaliere di I classe dell'Ordine del Leone bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine del Leone bianco (Cecoslovacchia)
— 1973
Croce militare cecoslovacca (2 - Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce militare cecoslovacca (2 - Cecoslovacchia)
— 1945 e 1947
Medaglia per il coraggio davanti al nemico (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il coraggio davanti al nemico (Cecoslovacchia)
— 1945 e 1947
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia in memoria della guerra (Cecoslovacchia)
— 1946
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 20 anni della Rivolta nazionale slovacca (Cecoslovacchia)
— 1964
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 50 anni del Partito Comunista della Cecoslovacchia (Cecoslovacchia)
— 1971
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 30 anni della Rivolta nazionale slovacca (Cecoslovacchia)
— 1975
Medaglia d'oro per l'amicizia in armi (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro per l'amicizia in armi (Cecoslovacchia)
— 1980
Ordine della Bandiera nazionale di I classe (Corea del Nord) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera nazionale di I classe (Corea del Nord)
Eroe di Cuba (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe di Cuba (Cuba)
— 1981
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)
— 1974
Ordine di Carlos Manuel de Céspedes (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Carlos Manuel de Céspedes (Cuba)
— 1981
Ordine Nazionale della Baia dei Porci (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine Nazionale della Baia dei Porci (Cuba)
— 1976
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 20 anni dell'assalto alla caserma Moncada (Cuba)
— 1973
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 20 anni delle Forze armate rivoluzionarie (Cuba)
— 1976
Commendatore di Gran Croce con Collare dell'Ordine della Rosa bianca (Finlandia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Gran Croce con Collare dell'Ordine della Rosa bianca (Finlandia)
— 1976
Cavaliere di I classe dell'Ordine della Stella di Adipurna (2 - Indonesia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine della Stella di Adipurna (2 - Indonesia)
— 1961 e 1976
Cavaliere di Gran Stella dell'Ordine della grande stella di Jugoslavia (Jugoslavia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Stella dell'Ordine della grande stella di Jugoslavia (Jugoslavia)
— 1962
Ordine della Libertà (Jugoslavia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Libertà (Jugoslavia)
— 1976
immagine del nastrino non ancora presente Eroe del Laos (Laos)
— 1981
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia d'oro della nazione (Laos)
— 1982
Eroe della Repubblica Popolare di Mongolia (Mongolia) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe della Repubblica Popolare di Mongolia (Mongolia)
— 1976
Eroe del Lavoro della Repubblica Popolare di Mongolia (Mongolia) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe del Lavoro della Repubblica Popolare di Mongolia (Mongolia)
— 1981
Ordine di Sukhbaatar (4 - Mongolia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Sukhbaatar (4 - Mongolia)
— 1966, 1971, 1976 e 1981
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 30 anni della vittoria Khalkhin Golskoy (Mongolia)
— 1969
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 40 anni della vittoria Khalkhin Golskoy (Mongolia)
— 1979
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 50 anni della Rivoluzione popolare della Mongolia (Mongolia)
— 1971
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 50 anni dell'esercito popolare di Mongolia (Mongolia)
— 1971
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per i 30 anni della vittoria sul Giappone (Mongolia)
— 1975
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)
Cavaliere di Gran Croce con Stella dell'Ordine Virtuti militari (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con Stella dell'Ordine Virtuti militari (Polonia)
— 21 luglio 1974, revocato il 10 luglio 1990
Gran Croce dell'Ordine della Polonia restituta (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Polonia restituta (Polonia)
— 1976
Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia (Polonia)
— 1981
Ordine della Croce di Grunwald di II classe (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Croce di Grunwald di II classe (Polonia)
— 1946
Medaglia dell'Oder, di Nisa e del Baltico (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia dell'Oder, di Nisa e del Baltico (Polonia)
— 1946
Medaglia della vittoria e della libertà (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia della vittoria e della libertà (Polonia)
— 1946
immagine del nastrino non ancora presente Ordine della Rivoluzione del 14 ottobre (Repubblica Democratica Popolare dello Yemen)
— 1982
Eroe della Repubblica Democratica Tedesca (3 - Repubblica Democratica Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe della Repubblica Democratica Tedesca (3 - Repubblica Democratica Tedesca)
— 1976, 1979 e 1981
Ordine di Karl Marx (3 - Repubblica Democratica Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Karl Marx (3 - Repubblica Democratica Tedesca)
— 1974, 1979 e 1981
Grande Stella dell'Ordine della Stella dell'Amicizia tra i Popoli (Repubblica Democratica Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine della Stella dell'Amicizia tra i Popoli (Repubblica Democratica Tedesca)
— 1976
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia per meriti nel rafforzamento della DDR (Repubblica Democratica Tedesca)
— 1979
Ordine della Stella di Romania di I Classe (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Stella di Romania di I Classe (Romania)
— 1976
Ordine della Vittoria del Socialismo (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Vittoria del Socialismo (Romania)
— 1981
Ordine della Bandiera ungherese in diamanti (2 - Ungheria) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera ungherese in diamanti (2 - Ungheria)
— 1976 e 1981
Eroe del lavoro socialista del Vietnam (Vietnam) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe del lavoro socialista del Vietnam (Vietnam)
— 1982
Ordine di Ho Chi Minh (Vietnam) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Ho Chi Minh (Vietnam)
— 1982
Ordine della Stella d'oro (Vietnam) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Stella d'oro (Vietnam)
— 1980
  • Premio internazionale Lenin per il rafforzamento della pace tra le nazioni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sergio Romano, Storia della Russia - La Russia contemporanea, RCS Quotidiani SPA, Milano 2004, p. 671-673
  2. ^ a b Tommaso Detti e Giovanni Gozzini, Storia contemporanea: Il Novecento in books.google.it. URL consultato il 15 ago 2011.
  3. ^ Marcello Flores, Il secolo mondo, Milano, 2004, pp. 490-491
  4. ^ 1980s-Battle of Euromissiles
  5. ^ Nicholas Riasanovsky, Storia della Russia, RCS Quotidiani SPA, Milano 2004, p. 637
  6. ^ a b c d Nicholas Riasanovsky, Storia della Russia, RCS Quotidiani SPA, Milano 2004, p. 623-630
  7. ^ l raccolto negativo del 1972 (168,2 milioni di tonnellate di grano) fu seguito da quello positivo del 1973 (222,5 milioni di tonn.), così come quello disastroso del 1975 (140,1 milioni di tonnellate) fu a sua volta seguito da quello eccellente del 1976 (223,8 milioni di tonnellate). In virtù di questi risultati Breznev poté annunciare durante il XXVI Congresso del PCUS, il raggiungimento della superiore stabilità dell'agricoltura, essendo i raccolti negativi del X piano quinquennale stati annullati dal miglior raccolto della storia sovietica (quello del 1978, di 237,4 milioni di tonn.). Cfr. USSR, measures of economic growth and development, 1950-80: studies, United States Congress (prepared for the use of the Joint Economic Committee of the United States), Washington, 1982
  8. ^ a b Nicholas Riasanovsky, Storia della Russia, RCS Quotidiani SPA, Milano 2004, p. 616
  9. ^ Cap. I, art. 6: "Il Partito comunista dell’Unione Sovietica è la forza che dirige e indirizza la società sovietica, il nucleo del suo sistema politico, delle organizzazioni statali e sociali. Il PCUS esiste per il popolo ed è al servizio del popolo. Il Partito comunista, armato della dottrina marxista-leninista, determina la prospettiva generale di sviluppo della società e la linea della politica interna ed estera dell’URSS, dirige la grande attività creativa del popolo sovietico, conferisce un carattere pianificato e scientificamente fondato alla sua lotta per la vittoria del comunismo".
  10. ^ Popular Science feb 1968
  11. ^ Lenin usava una Rolls blindata A Breznev una Maserati dal Pci. URL consultato il 16/08/2011.
  12. ^ Nicolas Werth, Storia della Russia nel novecento, Il Mulino, Bologna, 2000, pp. 525-526

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Predecessore Primo segretario del Partito Comunista del Kazakistan Successore
Pantelejmon Ponomarenko 1955 - 1956 Ivan Jakovlek
Predecessore Presidente del Presidio del Soviet Supremo dell'URSS Successore Flag of the Soviet Union.svg
Kliment Vorošilov 7 maggio 1960 - 15 luglio 1964 Anastas Mikojan
Predecessore Primo segretario del PCUS Successore Flag of the Soviet Union.svg
Nikita Chruščёv 14 ottobre 1964 - 8 aprile 1966 Leonid Il'ič Brežnev (Segretario generale del PCUS)
Predecessore Segretario generale del PCUS Successore Flag of the Soviet Union.svg
Leonid Il'ič Brežnev (Primo segretario del PCUS) 8 aprile 1966 - 10 novembre 1982 Jurij Andropov
Predecessore Presidente del Presidio del Soviet Supremo dell'URSS Successore Flag of the Soviet Union.svg
Nikolaj Viktorovič Podgornyj 16 giugno 1977 - 10 giugno 1982 Vasilij Vasil'evič Kuznecov
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