Indice globale della fame

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Mappa: L'Indice Globale della Fame 2013 per gravità

L' Indice globale della fame (o GHI, Global Hunger Index) è uno strumento statistico per l'acquisizione di dati su fame e malnutrizione nei diversi Paesi.[1]

È stato sviluppato dall’IFPRI[2] e pubblicato per la prima volta nel 2006, in collaborazione con l'ONG tedesca Welthungerhilfe.[3] Dal 2007 partecipa alla pubblicazione anche l’ONG irlandese Concern Worldwide [4]. Dal 2008 è pubblicato in varie lingue, tra cui l'italiano a cura di Cesvi in collaborazione con Link2007 e con il patrocinio di Expo 2015. Ogni anno viene pubblicato un aggiornamento dei risultati.

Nel 2013 l'Indice Globale della Fame è stato calcolato per 120 Paesi in via di sviluppo e Nazioni di recente industrializzazione, 56 dei quali hanno un livello di fame serio o peggiore.[5]

Oltre alla classificazione, il rapporto dell'Indice Globale della Fame si occupa ogni anno di un focus specifico: nel 2013 il focus tematico è stato quello del rafforzamento della resilienza comunitaria contro la denutrizione e la malnutrizione. [5]

I focus degli anni precedenti includono:

  • Denutrizione infantile tra i bambini di età inferiore ai 2 anni (2010). [6]
  • Innalzamento e volatilità dei prezzi alimentari durante i recenti anni e i loro effetti sulla fame e la malnutrizione (2011) [7]
  • Come assicurare la sicurezza alimentare e l'uso sostenibile delle risorse, in un contesto di scarsità delle fonti naturali di cibo (2012) [8]

Oltre alle edizioni annuali del GHI, nel 2008 è stato pubblicato l'Indice della Fame per gli Stati dell'India (ISHI) [9], mentre nel 2009 è stato pubblicato l'Indice della Fame Sub-Nazionale per l'Etiopia. [10]

Calcolo dell'Indice[modifica | modifica sorgente]

L’Indice classifica i Paesi lungo una scala di 100 punti, dove 0 rappresenta il miglior valore possibile (assenza di fame) e 100 il peggiore, anche se nessuno dei due valori estremi viene mai raggiunto nella realtà. Più alto è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale di un Paese. Valori inferiori a 4,9 mostrano un’incidenza della fame molto bassa, mentre tra 5 e 9,9 il valore è moderato. Valori tra 10 e 19,9 segnalano una situazione di grave fame. Valori oltre il 20 indicano una situazione allarmante. Oltre il 30, il problema della fame è considerato estremamente allarmante. [5]

Il GHI combina tre indicatori cui è attribuita uguale ponderazione: 1) la percentuale di denutriti sul totale della popolazione 2) la prevalenza dei bambini sottopeso in età compresa tra 0 e 5 anni 3) il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni. <[1]

I dati usati per il GHI 2013 sono riferiti al periodo che va dal 2008 al 2012 - i dati disponibili più recenti per i tre componenti del GHI. I dati sulla prevalenza di denutriti sono ricavati dall'Agenzia delle nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) e le stime IFPRI sono riferite al periodo 2010-2012. [11] I dati sulla prevalenza di bambini sotto i 5 anni sottopeso sono basati su dati del periodo dal 2008 al 2012 raccolti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità Organizzazione mondiale della sanità,[12] da UNICEF/OMS/Banca mondiale,[13] UNICEF[14][15] e MISURE DHS.[16] I dati sulla mortalità infantile sono riferiti al 2011 ricavati dal Gruppo Interagenzie delle Nazioni Unite per la stima della mortalità infantile.[17] Nel GHI 2013, i valori di base ricalcolati riferiti al GHI 1990, così come del 1995, 2000 e 2005 non sono direttamente comparabili a quelli calcolati precedentemente. I valori riflettono gli ultimi dati rivisti per i tre componenti del GHI e includono delle stime laddove la fonte di origine dei dati non era disponibile.

Trend globali e regionali[modifica | modifica sorgente]

Comparazioni regionali dei punteggi GHI 1990, 1995, 2000 e 2013

A livello mondiale, l’Indice Globale della Fame ha un valore di 13,8 che indica una situazione alimentare e nutrizionale grave. In ogni caso, il GHI mondiale nel 1990 era di 20,8; ciò dimostra che durante gli ultimi anni c'è stata una diminuzione di quasi il 34%. [5]

Secondo il GHI 2013, la fame continua ad essere prevalente in Asia meridionale, che con il suo punteggio di 20,7 presenta una situazione "allarmante". A seguire, troviamo l'Africa subsahariana con 19,2. Questo significa che per la prima volta, l'Africa subsahariana è rimasta sotto i 20 punti, scendendo nella categoria "grave". Nell'Europa orientale, nella Comunità degli Stati Indipendenti, nell'America Latina e nei Caraibi la situazione è considerevolmente migliore: con un punteggio di 2,7 e 4,8, la fame non è molto prevalente in queste regioni. [5]

I più grossi miglioramenti si sono registrati nell'Asia orientale e nel Sud-est asiatico, così come in America Latina e nei Caraibi. I loro valori sono migliorati del 50% dal 1990. Il livello di fame è estremamente allarmante in tre regioni: Burundi, Eritrea e Comore. Questi Paesi "guidano" la lista dei Paesi affamati, e con i loro punteggi maggiori di 30 richiamano ad un'azione urgente contro la fame. Thailandia e Vietnam, dall'altra parte, sono stati capaci di migliorare di oltre il 70% i propri punteggi GHI dal 1990. [1]

Ranking[modifica | modifica sorgente]

Paesi con livelli di fame estremamente allarmanti (GHI ≥ 30), allarmanti (GHI tra 20.0 e 29.9) o gravi (GHI tra 10.0 e 19.9)
Indice Globale della Fame [1]
Rank Paese 1990 1995 2000 2005 2013
1 Burundi 33.8 38.1 39.5 39.5 38.8
2 Eritrea 40.6 40.2 39.3 35.0
3 Comore 24.0 27.5 33.3 29.8 33.6
4 Timor Est - - - 26.0 29.6
5 Sudan 31.1 25.7 27.2 24.7 27.0
6 Ciad 38.8 34.9 29.8 29.7 26.9
7 Yemen 29.8 27.7 26.9 27.9 26.5
8 Etiopia 42.3 42.7 37.1 31.0 25.7
9 Madagascar 25.5 24.6 25.9 24.4 25.2
10 Zambia 24.9 24.5 26.3 25.3 24.1
11 Haiti 33.8 31.7 25.7 27.0  23.2
12 Repubblica Centrafricana 30.7 29.4 28.0 28.5 23.3
13 Sierra Leone 31.3 29.5 30.0 28.4 22.8
14 Burkina Faso 26.9 22.7 26.1 26.6 22.2
15 Mozambico 36.0 32.0 28.5 25.1 21.5
16 India 32.6 27.1 24.8 24.0 21.3
17 Tanzania 23.4 26.9 26.1 20.5 20.6
18 Congo 23.7 23.9 19.3 18.4 20.5
19 Niger 36.4 34.6 30.3 25.6 20.3
20 Gibuti 33.5 28.5 27.7 24.0 19.5
21 Bangladesh 36.7 35.1 24.0 20.2 19.4
22 Pakistan 25.9 22.8 21.6 21.2 19.3
23 Uganda 21.4 22.9 19.9 18.6 19.2
24 Angola 39.5 38.5 31.6 22.7 19.1
25 Laos 33.4 30.3 28.0 23.7 18.7
26 Namibia 22.1 21.9 17.5 17.1 18.4
27 Corea del Nord 18.8 22.6 22.5 20.0 18.0
28 Kenya 21.4 21.0 20.5 20.2 18.0
29 Liberia 23.4 28.2 24.7 20.6 17.9
30 Nepal 28.0 27.3 25.3 22.3 17.3
31 Guinea 21.4 21.2 22.4 18.2  16.9
32 Cambogia 32.2 30.7 27.8 20.9 16.8
33 Zimbabwe 20.0 22.0 21.7 20.5 16.5
34 Tagikistan - 21.2 22.6 19.0 16.3
35 Costa d'Avorio 16.3 16.5 17.3 16.4  16.1
36 Sri Lanka 22.3 20.7 17.8 16.9 15.6
37 Guatemala 15.0 16.1 17.0 17.0 15.5
38 Rwanda 30.8 37.3 29.0 23.6  15.3
39 Malawi 30.6 27.6 21.6 18.7 15.1
40 Nigeria 25.3 22.6 17.9 16.3 15.0
41 Mali 27.4 26.9 24.3 20.7 14.8
42 Togo 23.0 19.1 20.4 18.2 14.7
43 Camerun 23.7 23.8 20.3 16.3 14.5
44 Swaziland 10.4 12.9 12.7 12.5 14.4
45 Guinea-Bissau 21.7 20.8 20.6 17.7 14.3
46 Gambia 19.1 20.4 16.1 15.6 14.0
47 Botswana 16.8 17.0 17.8 16.3  13.9
48 Senegal 18.1 19.8 19.2 13.7 13.8
49 Benin 22.5 20.5 17.3 15.2 13.3
50 Filippine 19.9 17.4 17.7 14.0 13.2
51 Mauritania 22.7 16.2 17.2 14.6 13.2
52 Lesotho 13.2 14.6 14.6 14.9 12.9
53 Bolivia 18.8 16.9 14.2 13.8 11.2
54 Mongolia 19.7 23.6 18.5 14.1 10.8
55 Paraguay 9.3 7.5 6.5 6.3  10.1
56 Indonesia 19.7 16.9 15.5 14.6 10.1

L'Indice Globale della Fame è composto dalla percentuale di popolazione denutrita, dalla prevalenza di bambini sottopeso nella fascia sotto i 5 anni e dalla percentuale dei bambini che muoiono prima dei cinque anni (medie calcolate).

I seguenti Paesi non sono stati inclusi a causa della mancanza di dati disponibili: Afghanistan, Bahrain, Bhutan, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Birmania, Oman, Papua Nuova Guinea, Qatar, e Somalia.[18]

Focus rapporto GHI 2013: La resilienza comunitaria per la sicurezza alimentare e nutrizionale[modifica | modifica sorgente]

Molti dei Paesi in cui il livello di fame è "allarmante" o "estremamente allarmante" sono particolarmente vulnerabili alle crisi: nel Sahel africano, le popolazioni sono annualmente vittime della siccità, e devono affrontare conflitti violenti e calamità naturali in un contesto globale che diventa sempre più volatile (crisi economiche e finanziarie, crisi dei prezzi alimentari).

L'incapacità di affrontare queste crisi ha messo in discussione il successo finale di molti programmi di sviluppo. Le popolazioni hanno ancora meno risorse per resistere alle successive crisi. 2.6 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di 2 dollari americani al giorno. Per loro, una malattia in famiglia, un mancato raccolto dovuto alla siccità o l'interruzione dell'invio di denaro da parte di parenti che vivono all'estero può innescare una spirale negativa da cui non possono uscire da soli.

Non è quindi sufficiente supportare le popolazioni durante le emergenze e, una volta che l'emergenza è passata, iniziare programmi di sviluppo a lungo termine. Al contrario, emergenza e assistenza per lo sviluppo devono essere concettualizzate in modo tale da aumentare la resilienza delle popolazioni agli shock.

L'Indice Globale della Fame individua tre strategie di coping. Minore è l'intensità dello shock, minore è l'entità di risorse che devono essere usate per affrontarne le conseguenze:[1]

  • Assorbimento: capacità o risorse usate per ridurre l'impatto di una crisi senza cambiare lo stile di vita (es. vendere del bestiame)
  • Adattamento: Una volta che la capacità di assorbimento è esaurita, vengono intraprese delle azioni per adattare lo stile di vita alla situazione senza però attuare cambiamenti drastici (es. usare dei semi resistenti alla siccità)
  • Trasformazione: se le capacità di adattamento non sono sufficienti per affrontare l'impatto negativo di una crisi, vengono intrapresi cambiamenti più profondi e a lungo termine del comportamento e dello stile di vita (es. i membri di tribù nomadi diventano agricoltori sedentari perché non possono tenere il proprio bestiame)

A partire da questa analisi, gli autori presentano diverse raccomandazioni strategiche: [1]

  • Superare le barriere istituzionali, finanziarie e concettuali tra i settori dell'aiuto umanitario e dello sviluppo
  • Eliminare le politiche che indeboliscono la resilienza delle popolazioni. Usare il Diritto al Cibo come base per lo sviluppo di nuove politiche.
  • Implementare programmi pluriennali flessibili, che siano finanziati in modo da consentire approcci multi-settoriali alle crisi alimentari croniche.
  • Comunicare che migliorare la resilienza è vantaggioso dal punto di vista economico e migliora la sicurezza alimentare e nutrizionale, specialmente nei contesti fragili.
  • Monitorare e valutare da un punto di vista scientifico le misure ed i programmi che hanno l'obiettivo di aumentare la resilienza.
  • Coinvolgere attivamente le popolazioni locali nella pianificazione e nell'implementazione di programmi mirati alla resilienza.
  • Migliorare la nutrizione delle madri e dei figli attraverso interventi nutrizionali specifici per evitare che le crisi a breve termine portino a problemi legati alla nutrizione più avanti nella vita o nelle future generazioni.

Focus rapporto GHI 2012: Garantire la sicurezza alimentare in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia[modifica | modifica sorgente]

La fame è sempre più legata al modo in cui vengono usate le risorse agricole, idriche ed energetiche. La crescente scarsità di queste risorse mette sempre più sotto pressione la sicurezza alimentare. Molti fattori contribuiscono alla crescente scarsità di risorse naturali: [8]

  1. Cambio Demografico: considerati gli attuali trend, la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050. Inoltre, sempre più persone vivono in aree urbane. La popolazione urbana si nutre in modo diverso dalla popolazione delle aree rurali, consumando meno cibi di base e più carne e latticini
  2. Maggiore reddito e uso insostenibile delle risorse: con la crescita dell'economia globale, le persone più abbienti consumano più cibo che richiede molta più acqua ed energia per essere prodotto. Si possono permettere di non essere efficienti nel loro uso di risorse.
  3. Politiche inadeguate e istituzioni deboli: quando le politiche, come quelle sull'energia, non sono testate per le conseguenze che hanno sulla disponibilità di acqua e terra, possono non portare benefici. Un esempio sono le politiche sui biocarburanti dei Paesi industrializzati: visto che mais e zucchero vengono usati per produrre biocarburante, ci sono meno terra e acqua disponibili per produrre il cibo.

I segnali di una crescente scarsità di risorse agricole, idriche ed energetiche sono: l'aumento dei prezzi dell’energia e del cibo, il massiccio incremento di investimenti su larga scala sulla terra arabile (il cosiddetto land grabbing), l'incremento della degradazione delkla terra arabile causato da uno sfruttamento eccessivo (ad es., la crescente desertificazione), l'incremento del numero di persone che vivono in regioni con scarsa disponibilità idrica e la perdita di terra arabile causata dal cambiamento climatico. L'analisi delle condizioni globali ha portato gli autori del GHI 2012 a formulare le seguenti raccomandazioni strategiche sull'importanza di: [8]

  • Garantire i diritti alla terra e all’acqua
  • Mettere gradualmente fine ai sussidi non necessari
  • Creare una cornice di riferimento macro-economica positiva
  • Investire nello sviluppo di tecnologie agricole che promuovano un uso efficace di terra, acqua ed energia
  • Supportare gli approcci che favoriscono un uso più efficiente ed efficace di suolo, energia e acqua lungo tutta la catena del valore
  • Prevenire e combattere lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali attraverso strategie di monitoraggio di acqua, terra ed energia e dei sistemi agricoli
  • Aumentare l'accesso delle donne all’istruzione e della salute riproduttiva, in modo tale da affrontare il cambiamento demografico
  • Aumentare i redditi e diminuire le disuguaglianze economiche e sociali e promuovere stili di vita sostenibili
  • Mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l'adattamento ad esso attraverso un ri-orientamento dell'agricoltura.

Focus rapporto GHI 2011: Impennate e volatilità dei prezzi alimentari[modifica | modifica sorgente]

Il GHI 2011 analizza gli elevati e instabili prezzi alimentari, individuando tre fattori chiave per l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e della loro volatilità. L’aumento delle contrattazioni sui futures, contratti a termine delle materie prime (in cui rientrano i prodotti alimentari), che sono passate negli ultimi anni da meno di un milioni al mese a svariati milioni. L’espansione della produzione (specie di mais) destinata alla produzione di biocarburanti e così sottratta all’alimentazione umana ed animale. Le crescenti condizioni meteorologiche che estreme causate dal cambiamento climatico che danneggiano i raccolti, penalizzano gli agricoltori e condizionano i mercati locali ed internazionali spesso privi di informazioni tempestive sulle riserve alimentari disponibili nei momenti critici. Il rapporto avanza alcune raccomandazioni per limitare la volatilità e la crescita dei prezzi:[7]

  • ridurre le politiche distorsive basate su sovvenzioni alla produzione di biocarburanti;
  • incentivare l’uso di biocarburanti derivati da prodotti di scarto;
  • migliorare l’informazione commerciale, scoraggiando gli speculatori con regole più severe, limitando le deroghe;
  • riprendere la discussione per un accordo internazionale sul clima dopo l’accordo di Kyoto
  • migliorare le assicurazioni agricole e le politiche energetiche di basso impatto;
  • investire nelle produzioni locali, evitando restrizioni alle esportazioni;
  • varare una politica di maggiore informazione sulle riserve mondiali sulla base delle proposte del G20 (AMIS: Agriculture Market Information System );

Infine il rapporto propone di rafforzare la resilienza dei poveri attraverso:

  • una migliore preparazione alle emergenze;
  • il sostegno ad una agricoltura adattabile al clima:
  • l’ampliamento delle entrate non agricole dei poveri;
  • il rafforzamento dei sistemi di base: acqua, sanità, istruzione, igiene;
  • la creazione di reti di protezione sociale.

Focus rapporto GHI 2010: Malnutrizione nella prima infanzia[modifica | modifica sorgente]

La malnutrizione tra i bambini ha assunto proporzioni allarmanti: nei Paesi in via di sviluppo sono oltre 195 milioni - circa 1/3 del numero totale - i bambini sotto i 5 anni che soffrono di uno sviluppo fisico non adeguato per la loro età. Quasi un quarto dei bambini sotto 5 anni - 129 milioni - è sottopeso e 1/10 è gravemente sottopeso.
Il problema della malnutrizione infantile non è distribuito uniformemente in tutto il mondo, bensì concentrato in pochi Paesi e regioni. Circa il 90 per cento dei bambini che soffrono di uno sviluppo non adeguato per la loro età vive in Africa e Asia. Nella sola India vive il 42% di tutti i bambini sottopeso.
Recenti studi dimostrano che la finestra cruciale per la lotta contro la malnutrizione infantile è rappresentata dal periodo tra i 9 e i 24 mesi (quindi i 1.000 giorni tra il concepimento e il compimento del secondo anno di età). I bambini che vengono alimentati in modo adeguato nei primi 1.000 giorni di vita sono in grado di evitare danni irreversibili, come il limitato sviluppo fisico e mentale, un sistema immunitario debole, una speranza di vita inferiore. Dopo il completamento del II anno di età, gli effetti della malnutrizione sono sostanzialmente irreversibili. [6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Indice Globale della Fame 2013 (pdf)
  2. ^ IFPRI.
  3. ^ Welthungerhilfe
  4. ^ Concern Worldwide.
  5. ^ a b c d e Versione italiana a cura di Cesvi, 2013. Sintesi dell'Indice Globale della Fame 2013.
  6. ^ a b Versione italiana a cura di Cesvi, 2010. Indice Globale della Fame 2010.
  7. ^ a b Versione italiana a cura di Cesvi, 2011. Indice Globale della Fame 2011.
  8. ^ a b c Versione italiana a cura di Cesvi, 2012. Indice Globale della Fame 2012.
  9. ^ Menon, Purnima / Deolalikar, Anil / Bhaskar, Anjor: India State Hunger Index (2009): Comparison of Hunger Across States
  10. ^ Schmidt, Emily / Dorosh, Paul (October 2009): A Sub-National Index for Ethiopia: Assessing Progress in Region-Level Outcomes. International Food Policy Research Institute (IFPRI) and Ethiopian Development Research Institute (EDRI): ESSP-II Discussion Paper 5
  11. ^ Food and Agriculture Organization of the United Nations. 2013. Food Security Indicators. Rome.
  12. ^ WHO (World Health Organization). 2013. Global database on child growth and malnutrition. Genf.
  13. ^ UNICEF/WHO (World Health Organization)/World Bank. 2012. Levels and Trends in Child Malnu- trition: UNICEF-WHO-The World Bank Joint Child Malnutrition Estimates. New York, Geneva, and Washington, DC.
  14. ^ UNICEF (United Nations Children’s Fund). [www.childinfo.org/malnutrition_nutritional_status.php Childinfo: Nutritional Status.] New York.
  15. ^ UNICEF (United Nations Children’s Fund). [www.childinfo.org/mics_available.html Childinfo: Multiple Indicator Cluster Surveys (MICS).] New York.
  16. ^ MEASURE DHS. 2013. Demographic and Health Surveys. Calverton, USA.
  17. ^ IGME (Inter-agency Group for Child Mortality Estimation). 2012. CME Info Database. New York.
  18. ^ Table 2.1 Country Global Hunger Index Scores by Rank

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Indice Globale della Fame 2013: La sfida della fame: sviluppare la resilienza delle comunità per la sicurezza alimentare e nutrizionale, Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2012, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati.
  • Indice Globale della Fame 2012: La sfida della fame: garantire una sicurezza alimentare sostenibile in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia, Edizione italiana a cura di Cesvi e Link 2007, Milano, ottobre 2012, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame 2011. La sfida della fame: controllare le impennate e l’eccessiva volatilità dei prezzi alimentari, Edizione italiana a cura di Cesvi, COSV e Link 2007, Milano ottobre 2011, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame. La sfida della fame 2010: focus sulla denutrizione infantile. Edizione italiana di Link 2007, Cesvi e COSV, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali, Milano ottobre 2010
  • La sfida della fame 2009. Indice Globale: focus sulla crisi finanziaria e la disparità di genere. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali
  • La sfida della fame 2008. Indice Globale 2008. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


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