Resilienza (psicologia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.

Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto con l'esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che ad essa sottendono.

Proprio per questo troviamo capacità resilienti di tipo:

  • istintivo: caratteristico dei primi anni di vita quando i meccanismi mentali sono dominati da egocentrismo e onnipotenza;
  • affettivo: che rispecchia la maturazione affettiva, il senso dei valori, il senso di e la socializzazione;
  • cognitivo: quando il soggetto può utilizzare le capacità intellettive simbolico-razionali.

Da queste considerazioni, si può dedurre che una resilienza adeguata è il risultato dell'integrazione di elementi libidico-istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi.

In questo modo, la persona "resiliente" può essere considerata quella che ha avuto uno sviluppo psicoaffettivo e psicocognitivo sufficientemente integrati, sostenuti dall'esperienza, da capacità mentali sufficientemente valide, dalla possibilità di giudicare sempre non solo i benefici, ma anche le interferenze emotivo-affettive che si realizzano nel rapporto con gli altri.

Andrea Canevaro in “Bambini che sopravvivono alla guerra”[1] definisce la resilienza come “la capacità non tanto di resistere alle deformazioni, quanto di capire come possano essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza ampia, scoprendo uno spazio al di là di quello delle invasioni, scoprendo una dimensione che renda possibile la propria struttura”.

È inoltre una capacità che può essere appresa e che riguarda prima di tutto la qualità degli ambienti di vita, in particolare i contesti educativi, qualora sappiano promuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti.

"La resilienza è la capacità di un individuo di generare biologico, psicologico e sociale per resistere, adattare e rafforzare i fattori, con un rischio medio, singolo di generazione, il successo sociale e morale."

- Oscar Chapital Colchado (2011) -

"sociale e di gruppo resilienza: quando un gruppo, struttura sociale, istituzione o nazione, formano strutture coesione, appartenenza, identità e sopravvivenza come strutture sociali illimitati o complesse Sviluppare modi di affrontare ed eventi. situazioni che mettono in pericolo il gruppo e l'identità, formando integratori che le linee guida consentono la sopravvivenza, l'espansione e influenza del gruppo. "

- Oscar Chapital Colchado (2013) -

Comunità resilienti[modifica | modifica wikitesto]

Applicato a un'intera comunità, anziché a un singolo individuo, il concetto di resilienza si sta affermando nell'analisi dei contesti sociali successivi a gravi catastrofi di tipo naturale o dovute all'azione dell'uomo quali, ad esempio, attentati terroristici, rivoluzioni o guerre (Vale e Campanella, 2005) [2]. Vi sono difatti processi economici e sociali che, in conseguenza del trauma costituito da una catastrofe, cessano di svilupparsi restando in una continua instabilità e, alle volte, addirittura collassano, estinguendosi. In altri casi, al contrario, sopravvivono e, anzi, proprio in conseguenza del trauma, trovano la forza e le risorse per una nuova fase di crescita e di affermazione.

Un esempio del primo tipo è quello della comunità del Polesine che, a seguito della grande alluvione del Po del 1951, non riuscì a risollevarsi dal danno subito e subì una vera propria diaspora, disperdendosi nell'ambito di un grande processo migratorio che si spinse, tra l'altro, fino all'Australia. [3] La città di Firenze, al contrario, pur avendo subito oltre 60 alluvioni dell'Arno nell'ultimo millennio molte delle quali di intensità assolutamente eccezionale, ha conservato una straordinaria continuità nel tessuto economico, artistico e architettonico. I fattori identitari, la coesione sociale, la comunità di intenti e di valori costituiscono il fondamento essenziale della "comunità resiliente".[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Canevaro, A. Malaguti, A. Miozzo, C. Venier (a cura di), "Bambini che sopravvivono alla guerra", Trento, Erickson, 2001
  2. ^ Lawrence J. Vale and Thomas J. Campanella, editors, The Resilient City: How Modern Cities Recover from Disaster. New York: Oxford University Press, 2005. xiv + 376 pp. , ISBN 0-19-517583-2.
  3. ^ [1] Guida allo studio dell'emigrazione italiana Di Matteo Sanfilippo,Michele Colucci Edizioni Sette Città, 18/ago/2010 ISBN 978-88-7853-202-1
  4. ^ [2] L’Arno e le sue alluvioni nell’ultimo millennio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Goussot Alain, Pédagogie et Résilience, L'Harmattan, 2014 ISBN 978-2-343-02717-3
  • Domenico Di Lauro, La resilienza. La capacità di superare i momenti critici e le avversità della vita, Milano, Xenia Edizioni, 2012, EAN 9788872737385.
  • Pietro Trabucchi, Resisto dunque sono, Corbaccio, 2007 ISBN 9788879729116
  • Pietro Trabucchi, Perseverare è umano. Come accrescere la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport, Corbaccio, 2010 ISBN 9788863800388
  • Bonfiglio, N S, Renati, R, Farneti, P M (2012). La resilienza tra rischio e opportunità. Alpes, Roma. ISBN 8865311266, ISBN 9788865311264

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]