The Division Bell

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
The Division Bell
Artista Pink Floyd
Tipo album Studio
Pubblicazione 28 marzo 1994 Regno Unito
5 aprile 1994 Stati Uniti
Durata 66:25
Dischi 1
Tracce 11
Genere Rock progressivo
Art rock
Etichetta EMI
Produttore David Gilmour, Bob Ezrin
Registrazione Abbey Road Studios, Astoria Studios, Britannia Row Studios, Metropolis Studios, Londra (Regno Unito)
Certificazioni
Dischi d'oro Finlandia Finlandia
(vendite: 20 000+)
Germania Germania (3)
(vendite: 700 000+)
Giappone Giappone
(vendite: 100 000+)
Italia Italia[1]
(vendite: 25 000+)
Polonia Polonia
(vendite: 50 000+)
Svezia Svezia
(vendite: 50 000+)
Dischi di platino Argentina Argentina
(vendite: 60 000+)
Australia Australia
(vendite: 70 000+)
Austria Austria
(vendite: 50 000+)
Brasile Brasile[2]
(vendite: 250 000+)
Canada Canada (4)[3]
(vendite: 400 000+)
Francia Francia (2)
(vendite: 600 000+)
Norvegia Norvegia (2)[4]
(vendite: 100 000+)
Nuova Zelanda Nuova Zelanda (4)
(vendite: 60 000+)
Regno Unito Regno Unito (2)[5]
(vendite: 600 000+)
Spagna Spagna
(vendite: 100 000+)
Stati Uniti Stati Uniti (3)[6]
(vendite: 3 000 000+)
Svezia Svezia[7]
(vendite: 80 000+)
Svizzera Svizzera (2)
(vendite: 100 000+)
Pink Floyd - cronologia
Album precedente
(1992)
Album successivo
(1995)
Singoli
  1. Take It Back
    Pubblicato: 16 maggio 1994
  2. High Hopes
    Pubblicato: 17 ottobre 1994
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Robert Christgau[8] "Bomb" (F)
AllMusic[9] 2/5 stelle
Rolling Stone[10] 2.5/5 stelle
Piero Scaruffi[11] 4/10 stelle

The Division Bell è il quattordicesimo album in studio del gruppo musicale britannico Pink Floyd, pubblicato il 28 marzo 1994 nel Regno Unito dalla EMI e il 4 aprile dello stesso anno negli Stati Uniti d'America dalla Columbia Records.

Le musiche furono scritte principalmente da David Gilmour e Richard Wright, mentre dal punto di vista testuale, The Division Bell affronta temi quali la mancanza di comunicazione tra le persone. Le sedute di registrazione ebbero luogo in varie località, inclusi i Britannia Row Studios di Londra e sulla Astoria, casa galleggiante acquistata da Gilmour nel 1986 lungo il Tamigi, vicino ad Hampton Court e trasformata in breve tempo in studio di registrazione. Il team di produzione vede come protagonisti assoluti i Pink Floyd insieme a Bob Ezrin, il sassofonista Dick Parry e l'ingegnere del suono Andy Jackson. La nuova moglie di Gilmour, Polly Samson, contribuì firmando diversi brani nell'album, nel quale traspare per la prima volta la parte vocale solista di Wright su un disco dei Pink Floyd dai tempi di The Dark Side of the Moon del 1973.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994 i Pink Floyd ritornano sulle scene con un nuovo disco, il loro secondo album in studio senza Roger Waters, a sette anni dal precedente A Momentary Lapse of Reason. Della formazione originaria sono rimasti in tre: David Gilmour, che dopo l'abbandono di Roger Waters avvenuto nel 1984 è rimasto il leader del gruppo, Nick Mason e Richard Wright, finalmente ritornato a pieno titolo. I tre si circondano di vari collaboratori, tra cui i membri della band collaudata in occasione del precedente tour di fine anni ottanta, più qualche vecchia guardia come Dick Parry. Come il precedente disco, anche The Division Bell è stato registrato nello studio Astoria, di David Gilmour.

Il tema principale del disco è l'incomunicabilità tra gli individui, problema con cui tutti e tre i componenti avevano avuto, in qualche modo, a che fare tra cause legali sulla questione dei diritti sull'utilizzo del nome del gruppo e divorzi. Proprio su quest'ultimo aspetto, Gilmour, all'epoca, era molto sensibile in quanto reduce dal recente divorzio, dopo quasi 20 anni di matrimonio, con la ex moglie Ginger e dalla fresca relazione iniziata con la giornalista Polly Samson.

Fu proprio la nuova compagna del chitarrista a fornirgli lo spunto e lo stimolo per la stesura dei testi, spingendolo ad analizzare ed esternare le sue frustrazioni e i suoi sentimenti nei confronti degli ex compagni di gruppo. Sono, infatti, molti i riferimenti e, soprattutto, le frecciate rivolte a Waters (come in Lost for Words), alla sua progressiva chiusura verso il mondo e alla sua mania di protagonismo. Non mancano, inoltre, accenni al mai dimenticato amico Syd Barrett (come in Poles Apart).

Gilmour è coautore di quasi tutte le canzoni (alcuni testi delle quali furono scritti anche dalla compagna Polly Samson), ma, per la prima volta dopo molti anni, tutti e tre i componenti forniscono al disco la propria creatività musicale. Vi è il ritorno all'interpretazione vocale di Wright (in Wearing the Inside Out), il quale non cantava brani da solista dal 1973.

Alcuni brani come Marooned, Keep Talking e High Hopes hanno trovato posto in Echoes: The Best of Pink Floyd, la penultima raccolta in studio del gruppo inglese.

L'album incontrò senza difficoltà un buon successo raggiungendo la prima posizione in classifica negli Stati Uniti per quattro settimane, nel Regno Unito, in Cile, Norvegia, Australia, Svizzera, Italia, Austria, Francia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Svezia ed ha ricevuto tre Dischi di platino negli Stati Uniti, e nel Regno Unito, 2 in Francia, 4 in Canada, uno in Germania, Brasile ed Austria ed il Disco d'oro in Polonia. Per i brani Take It back e High Hopes vengono tratti due videoclip che vengono messi in alta rotazione sulle tv musicali, nonostante la loro durata sfori rispetto agli standard dei videoclip tradizionali.

Copertina e titolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio del 1994, la band era ancora indecisa su quale titolo dare al nuovo album. La lista di titoli provvisori presa in considerazione aveva incluso nomi quali Pow Wow e Down to Earth. Nel corso di una serata, durante una cena con Gilmour, di cui era amico, e Mason, lo scrittore Douglas Adams, si offrì di trovare un titolo al disco in cambio di un'offerta di 5,000 sterline da devolvere alla sua associazione benefica preferita, la Environmental Investigation Agency. Egli suggerì l'idea di intitolarlo The Division Bell (parole tratte dal testo di High Hopes, brano presente sul disco), e il gruppo accettò.[12][13] Il titolo del disco è un riferimento alla "division bell" del parlamento inglese. Lo stesso Adams comparve, come regalo per il suo quarantaduesimo compleanno, in una serata del tour che fece seguito al disco suonando la chitarra ritmica in Brain Damage ed Eclipse (due canzoni tratte da The Dark Side of the Moon).

Il collaboratore di lunga data dei Floyd, Storm Thorgerson, si occupò della grafica di copertina. Ispirandosi a quella del libro del matematico statunitense Norbert Wiener The Human Use of Human Beings del 1950,[14] egli eresse due grandi teste metalliche in un campo vicino alla cattedrale di Ely. Le statue furono posizionate in modo da fronteggiarsi vicine l'una verso l'altra, e le fotografò di profilo, per dare l'illusione che non solo si guardassero negli occhi ma anche che parlassero tra di loro, formando inoltre una terza faccia agli occhi dell'osservatore se viste frontalmente. Le due sculture furono posizionate da Keith Breeden, e costruite da John Robertson. La cattedrale di Ely è visibile sullo sfondo all'orizzonte tra le bocche delle due facce.[15][16] Attualmente, le sculture sono nella Rock and Roll Hall of Fame a Cleveland, in Ohio.

L'album venne pubblicato nel Regno Unito e negli Stati Uniti d'America in vinile, CD e musicassetta; ogni formato aveva una sua grafica specifica con piccole variazioni della stessa foto. La custodia della prima stampa in CD ha il nome "Pink Floyd" scritto in braille sulla costina di sinistra. In alcune pagine nel libretto del CD i numeri di pagina erano scritti in varie lingue:

  • 3: "tres" - Spagnolo, e qualche altra lingua romanza come Asturiano e Occitano
  • 5: "five" - Inglese
  • 7: "सात" (sāt) - Hindi, e qualche altra lingua indo-ariana, come Marathi e Nepali
  • 8: "otto" - Italiano
  • 11: "elf" - Tedesco, Olandese, Afrikaans
  • 13: "jyusan" (十三) - Giapponese trascritto
  • 15: "kumi na tano" - Swahili
  • 17: "十七" (shíqī) - Cinese
  • 19: "dix neuf" - Francese
  • 21: "כא" (kaf-alef) - Ebraico in Ghimatriah
  • 22: "двадцать два" (dvasat'va) - Russo

Pubblicazione ed accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Fotografia tratta dalla mostra Pink Floyd Interstellar tenutasi alla Cité de la Musique (Porte de la Villette, Parigi).

« Robaccia... senza senso dall'inizio alla fine... »

(Roger Waters a proposito di The Division Bell.[17])

L'album venne pubblicato nel Regno Unito dalla EMI Records il 28 marzo 1994, e negli Stati Uniti d'America il 4 aprile, raggiungendo la prima posizione in classifica in entrambi i paesi.[18] The Division Bell fu certificato disco d'argento e d'oro nel Regno Unito il 1º aprile 1994, disco di platino il mese successivo e doppio platino il 1º ottobre. In America, venne certificato oro e doppio platino il 6 giugno 1994, e triplo platino il 29 gennaio 1999.[19]

Nonostante il grande successo commerciale, il disco ricevette recensioni per lo più negative.[20] Tom Sinclair di Entertainment Weekly diede all'opera una "D", scrivendo: «la cupidigia è l'unica spiegazione plausibile per la pubblicazione di un album così vacuo ed inutile, notevole solo per la sua pomposità rock progressivo e le sonorità new age da voltastomaco».[21] Tom Graves su Rolling Stone criticò aspramente la performance di Gilmour, affermando come i suoi assoli di chitarra «un tempo di cruciale importanza nell'economia della band, articolati, melodici e ben definiti, ora si fossero ridotti a pallida imitazione del passato diventando del tutto trascurabili», aggiungendo poi che «solo in What Do You Want from Me Gilmour suonava come sapeva fare e sembrava lui».[20] Michele Paparelle del mensile Buscadero, così recensì The Division Bell: «Potrebbe essere il successore di Wish You Were Here e nessuno ci troverebbe alcunché da dire... The Division Bell è rilassante come un letto di contenzione, è un ipnotico che rende lucidi, quieti e disperati, lasciando al paziente solo una soluzione, continuare ad assumerlo, per placare l'angoscia...». Molto critico nei confronti dell'album, invece, fu Stefano Ronzani de Il Mucchio Selvaggio che scrisse: «gli ultimi dischi dei Pink Floyd non sono tutti uguali come sembra, ma sono loro stessi delle controfigure e questo vanifica ogni tentativo di rinnovamento. Mason, Gilmour e Wright sono ormai dei musicisti da laboratorio informatico. Non che sia un reato, ma l'esagerata ridondanza di The Division Bell ci fa pensare ad un database mal progettato. Già dall'inizio sembra di trovarci di fronte ad un prodotto divulgativo di una casa di campionatori. Mi chiedo perché insistano con queste robe mastodontiche...».[22]

Nonostante tutto, l'album ricevette una candidatura nel 1995 ai BRIT Award come "Best Album by a British Artist",[23] anche se perse in favore di Parklife dei Blur. Nel marzo dello stesso anno, la band ricevette un Grammy Award come "Best Rock Instrumental Performance" per la traccia Marooned.[24]

Con il passare degli anni la reputazione dell'album presso la critica è migliorata. Scrivendo sulla rivista Uncut, Graeme Thomson dichiarò quanto segue: «The Division Bell potrebbe essere l'album più sottovalutato dell'intera discografia dei Pink Floyd. Il terzetto di canzoni iniziale è un impressionante ritorno molto vicino all'eterna essenza dei Pink Floyd, e gran parte del resto dei brani possiede una forza e una qualità riflessiva che mostra un genuino senso di unitarietà».[25]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Cluster One – 6:00 (musica: Richard Wright, David Gilmour)
  2. What Do You Want from Me – 4:21 (testo: David Gilmour, Polly Samson – musica: David Gilmour, Richard Wright)
  3. Poles Apart – 7:04 (testo: David Gilmour, Polly Samson, Laird-Clowes – musica: David Gilmour)
  4. Marooned – 5:30 (musica: Richard Wright, David Gilmour)
  5. A Great Day for Freedom – 4:17 (testo: David Gilmour, Polly Samson – musica: David Gilmour)
  6. Wearing the Inside Out – 6:47 (testo: Moore – musica: Richard Wright)
  7. Take It Back – 6:12 (testo: David Gilmour, Polly Samson, Laird-Clowes – musica: David Gilmour, Bob Ezrin)
  8. Coming Back to Life – 6:20 (David Gilmour)
  9. Keep Talking – 6:10 (testo: David Gilmour, Polly Samson – musica: David Gilmour, Richard Wright)
  10. Lost for Words – 5:14 (testo: David Gilmour, Polly Samson – musica: David Gilmour)
  11. High Hopes – 8:30 (testo: David Gilmour, Polly Samson – musica: David Gilmour)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo
Altri musicisti
Produzione
  • Bob Ezrin, David Gilmour – produzione
  • Andrew Jackson – ingegneria del suono
  • Michael Kamen – arrangiamenti orchestrali
  • Edward Shearmur – orcherstrazioni
  • Steve McLoughlin – registrazione orchestra
  • Chris Thomas – missaggio
  • Tony May, Rupert Truman, Stephen Piotrowski – fotografie
  • Peter Curzon, Ian Wright – grafiche

Il tour[modifica | modifica wikitesto]

Per promuovere l'album, il gruppo intraprese il Division Bell Tour durante il 1994. Nel 1995 viene pubblicata la testimonianza di quei concerti tramite un doppio CD e una VHS intitolati Pulse. In seguito, nel corso del 2006, viene pubblicata una versione dello stesso video su doppio DVD, in cui a un'impareggiabile qualità audio si abbinano suggestivi e, spesso inediti, video.

Publius Enigma[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Division Bell Tour del 1994, iniziò a circolare su internet una presunta leggenda metropolitana collegata a The Division Bell denominata "Publius Enigma" ("l'enigma di Publius"), un mistero che prometteva una "ricompensa" a chi avesse trovato la soluzione.[26] Diversi indizi furono trovati dai fan nell'album stesso (grafica di copertina compresa) e in successive uscite collegate ai Pink Floyd. La soluzione dell'enigma non venne mai svelata e gradualmente anche l'interesse del pubblico verso esso iniziò a scemare fino a quando gli stessi sconosciuti creatori non abbandonarono il progetto che non è mai giunto ad una conclusione ufficiale.

Nell'aprile 2005 il batterista Nick Mason riferendosi esplicitamente al Publius Enigma, suggerì l'idea che tutto fosse stato orchestrato dalla casa discografica piuttosto che dai Pink Floyd stessi.[27] Le considerazioni di Mason sembrarono concordare con quanto affermato in una precedente intervista da Marc Brickman, tecnico delle luci e production designer dei Floyd, apparentemente responsabile di aver fatto apparire le parole "ENIGMA PUBLIUS" sullo schermo dietro al gruppo nel corso di un concerto nel New Jersey.[28] Poco tempo dopo però, Brickman ritrattò quanto dichiarato.[29]

Indizi[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti al Publius Enigma possono essere trovati in varie pubblicazioni a nome Pink Floyd successive al 1994:

  • Nella versione video di Pulse (1995) mostra la parola Enigma proiettata a grandi lettere sullo schermo dietro al gruppo durante l'esecuzione di Another Brick in the Wall Part II.
  • Nella copertina dell'edizione MiniDisc dell'album A Momentary Lapse of Reason, la parola Publius è stata inserita nella foto di un uomo ritratto in piedi in un campo di grano. Inoltre, la parola "ENIGMA" appare nell'angolo inferiore dell'immagine di un uomo in piedi sul bordo di una scogliera.
  • Le parole "Publius Enigma" si sentono prima della canzone One of These Days nella ristampa in DVD del 2003 del film Pink Floyd a Pompei.
  • La copertina del libro The Dark Side of the Moon del critico John Harris, ideata da Storm Thorgerson, include la parola Enigma insieme ad una ellisse.
  • La pagina 13 del libretto dell'edizione CD di The Division Bell contiene l'anagramma della parola Enigma nascosta nella terza colonna da destra dei primi versi del brano Wearing the Inside Out.[30] Anthony Moore, autore del testo della canzone in questione, negò qualsiasi anagramma inserito intenzionalmente.[31]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La voce robotica che scandisce l'inizio e la parte finale di Keep Talking è tratta da uno spot pubblicitario televisivo della British Telecom, società di telecomunicazioni britannica ed è, in particolare, la voce registrata al telefono generata dal sintetizzatore vocale computerizzato con cui il fisico Stephen Hawking è costretto a comunicare a causa di una malattia del motoneurone che lo colpì fin dal 1963.
  • Il titolo della canzone What Do You Want from Me ("Che cosa vuoi da me?") è una frase scappata nel corso di una lite tra Gilmour e la moglie Polly Samson.[32]
  • Dopo circa venti secondi di silenzio dalla conclusione dell'ultimo brano dell'album, High Hopes, inizia una traccia fantasma: si tratta di un breve dialogo al telefono tra Steve O'Rourke, manager dei Pink Floyd, e Charlie, uno dei figli di David Gilmour, che allora aveva tre anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Certificazioni, Federazione Industria Musicale Italiana. URL consultato il 15 novembre 2015.
  2. ^ (PT) Certificados, Associação Brasileira dos Produtores de Discos. URL consultato il 20 settembre 2014 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2010).
  3. ^ (EN) Gold/Platinum, Music Canada. URL consultato il 15 novembre 2015.
  4. ^ (NO) IFPI Norsk Platebransje, International Federation of the Phonographic Industry. URL consultato il 15 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2012).
  5. ^ (EN) BPI Awards, British Phonographic Industry. URL consultato il 15 novembre 2015. Digitare "Division Bell" in "Keywords", dunque premere "Search".
  6. ^ (EN) Gold & Platinum, RIAA. URL consultato il 15 novembre 2015.
  7. ^ (SV) Guld- och Platinacertifikat − År 2000 (PDF), International Federation of the Phonographic Industry. URL consultato l'11 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  8. ^ Robert Christgau, Robert Christgau: CG: Pink Floyd, robertchristgau.com. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  9. ^ (EN) William Ruhlmann, The Division Bell, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  10. ^ (EN) Pink Floyd: Album Guide, Rolling Stone. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  11. ^ The History of Rock Music, scaruffi.com.
  12. ^ Mason 2005, pp. 319–320
  13. ^ Mabbett 1995, pp. 119–120
  14. ^ Prismi, autosomiglianza, comunicazione: l'artwork floydiano tra fisica, metafisica e oltre - torinoscienza.it
  15. ^ Mason 2005, p. 320
  16. ^ (EN) Division Bell - Metal Heads Pink Floyd, hypergallery.com. URL consultato il 25 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2011).
  17. ^ Manning 2006, p. 144
  18. ^ Blake 2008, p. 359
  19. ^ Povey 2007, p. 351
  20. ^ a b (EN) Tom Graves, The Division Bell, Rolling Stone, 16 giugno 1994. URL consultato il 3 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2008).
  21. ^ (EN) Tom Sinclair, The Division Bell, Entertainment Weekly, 22 aprile 1994. URL consultato il 9 gennaio 2010.
  22. ^ [1]
  23. ^ The Nominees, Billboard, 18 febbraio 1995, p. 48. URL consultato il 13 gennaio 2010.
  24. ^ Browne 2001, p. 611
  25. ^ Graeme, The Division Bell, in Uncut: Ultimate Music Guide - Pink Floyd, 6 giugno 2011, p. 128.
  26. ^ Neil Strauss, The Pop Life, The New York Times, 16 febbraio 1995. URL consultato il 22 luglio 2008.
  27. ^ A Fleeting Glimpse | pinkfloydz.com
  28. ^ Interview with Marc Brickman
  29. ^ ENIGMA PUBLIUS • View topic - Marc Brickman, intarwebz.net. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  30. ^ Enigma Anagram (JPG), intarwebz.net.
  31. ^ ENIGMA PUBLIUS • View topic - Anthony Moore, intarwebz.net. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  32. ^ Mabbett, Andy. Pink Floyd - La musica e il mistero, Arcana, 2012, pag. 129

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Rock progressivo Portale Rock progressivo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di rock progressivo