Tour dei Pink Floyd

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Pink Floyd.

La Reunion dei Pink Floyd, mentre suonano al Live 8 di Londra, il 2 luglio 2005.

I Pink Floyd sono considerati tra i pionieri nell'ambito delle esibizioni dal vivo, nei quali hanno proposto un'esperienza visiva e musicale innovativa che è diventata un punto di riferimento per le epoche successive. Nei concerti floydiani è proposto uno show in cui i musicisti sono una figura secondaria nella coreografia dello spettacolo,[1] in cui i protagonisti sono luci, scenografie, effetti speciali, sistemi di diffusione sonora quadrifonici e strumentazione elettronica d'avanguardia. I Pink Floyd sono inoltre tra le prime band a portare in tour un impianto luci proprio, che negli anni si è espanso sempre più, raggiungendo dimensioni impressionanti nell'ultimo tour, successivo all'album The Division Bell, immortalato nel DVD Pulse. La massima espressione degli allestimenti risale infatti a questo periodo, e ad esso si riferisce gran parte di quanto segue.

Scenografie[modifica | modifica wikitesto]

Il light Show[modifica | modifica wikitesto]

I Pink Floyd sono tra i primi a realizzare quello che viene chiamato light Show: uno spettacolo in cui luci e laser giocano un ruolo portante. Il palco dei Floyd era infatti circondato da altissime impalcature cariche di luci, fumi e laser: Marc Brickman, il designer della band, utilizzò centinaia di lampade intelligenti e laser, entrambi comandati da computer, che seguivano i brani in scaletta accompagnandoli, battuta per battuta, con giochi di luci sempre diversi. Addirittura furono utilizzati laser a vapori di rame, solitamente usati nella ricerca nucleare, che costarono $120,000 l'uno.[2]

Dietro il palco vi era invece uno schermo circolare, sul quale venivano continuamente proiettate immagini, film e animazioni sincronizzate con i brani eseguiti.

Fuochi artificiali[modifica | modifica wikitesto]

I fuochi d'artificio sono stati una costante nei concerti dei Floyd, dei quali sono diventati parte fondamentale. Essi sono stati usati per sottolineare i passaggi più significativi ed incalzanti dei loro brani, come ad esempio nella parte finale di Run Like Hell, la quale si conclude, ponendo fine all'intero concerto, con una gigantesca esplosione.

Palloni gonfiabili[modifica | modifica wikitesto]

Già nel tour seguente Dark Side of the Moon vennero proposti al pubblico dei palloni gonfiabili rappresentanti diversi oggetti: nel tour americano del '75 vi era un dirigibile a forma di piramide: in caso di vento finiva sulla folla, che, riducendolo in frammenti, lo trasformava in souvenir;[3] nel tour di Animals il protagonista era invece il Pink Floyd pig, ed anche nel tour del '94 furono i suini i protagonisti di tali oggetti. Il periodo di massimo splendore dei gonfiabili fu però il tour seguente, The Wall, in cui a prendere vita erano i personaggi dell'album, sotto forma di giganteschi pupazzi a forma di stringa, con tanto di occhi sporgenti.

Il muro di The Wall[modifica | modifica wikitesto]

Nel tour seguente la pubblicazione di The Wall durante la prima parte dello spettacolo veniva allestito un gigantesco muro tra i musicisti ed il pubblico, composto da 340 grossi mattoni bianchi,[1] l'ultimo dei quali veniva posto alla fine di Goodbye Cruel World. Nella seconda parte dello show i musicisti suonavano dietro il muro, senza essere visti dalla platea, salvo alcune apparizioni davanti, come l'assolo di Gilmour su Comfortably Numb, suonato in cima al muro stesso. Nella canzone finale del concerto il muro veniva infine abbattuto, tra effetti sonori e spettacolari luci.

Effetti speciali[modifica | modifica wikitesto]

Gli effetti speciali sono la parte più elaborata delle esibizioni floydiane: sempre nel Division Bell tour, alla fine della canzone "On The Run" un aereo (scala 1:1) sostenuto da cavi attraversa la platea e si schianta a lato del palco in una gigantesca esplosione di luci; durante l'assolo di Comfortably Numb una sfera ricoperta di specchi, calata al centro dell'arena, viene illuminata da potenti fari da 12 kilowatt l'uno, cosicché il riflesso illumina tutta la platea, mentre essa si apre fino a formare un fiore. Tale sfera aveva un diametro di 4.9 metri, ed una volta aperta misurava 21.3 metri, con i petali che avevano un diametro di 7.3 metri.[2]

Cronologia dei tour e dei principali concerti[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito, la cronologia dei principali concerti dei Pink Floyd.[4]

  • Settembre 30, 1966 - The All Saints Church Hall Concert
  • Aprile 29-30, 1967 - The 14 Hour Technicolor Dream
  • Maggio 12, 1967 - Games For May concert
  • Novembre 3-12, 1967 - The first tour of the United States
  • Giugno 29, 1968 - Midsummer High Weekend
  • Luglio 1968 - A Saucerful of Secrets tour
  • Maggio 1969 - The Man and the Journey tour
  • Ottobre 25, 1969 - Actuel Festival Amougies, (Belgio)
  • Giugno 27, 1970 - Bath Festival
  • Settembre 1970 - Atom Heart Mother World Tour
  • Ottobre 1971 - Meddle tour
  • Marzo 1973 - Dark Side of the Moon Tour
  • Giugno 1974 - Pink Floyd French Summer Tour 1974
  • Novembre 1974 - Pink Floyd British Winter Tour 1974
  • Aprile 1975 - Pink Floyd Wish You Were Here Tour 1975
  • Gennaio 1977 - Pink Floyd In The Flesh Tour 1977
  • Febbraio 1980 - Pink Floyd The Wall Tour 1980-1981
  • Settembre 1987 - A Momentary Lapse of Reason Tour
  • Luglio 1988 - Pink Floyd "The Momentary Lapse Of Reason Tour" Tour 88, Roma - Stadio Flaminio - non esiste un DVD di Roma.
  • Maggio 1989 - Another Lapse European Tour
  • Giugno 1990 - Knebworth Festival
  • Marzo 1994 - The Division Bell Tour (Pulse)
  • Luglio 2005 - Live 8
  • Maggio 10, 2007 - Syd Barrett Tribute Concert

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b N. Schaffner
  2. ^ a b Pink Floyd - Welcome to the machine, su pink-floyd.org. URL consultato il 27-02-2009.
  3. ^ Intervista del 1984 su "The Source", su pink-floyd.org. URL consultato il 12-02-2009.
  4. ^ (EN) Una dettagliata cronologia è disponibile su pinkfloydarchives.com Archiviato il 20 giugno 2009 in Internet Archive..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Nicholas Schaffner, Saucerful of Secrets: The Pink Floyd Odyssey, Dell Publishing, 1991, ISBN 0-517-57608-2.
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