UFO Club

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UFO Club
UFO membership card.jpg
Tessera di iscrizione all'UFO Club, emessa il giorno dell'apertura
StatoRegno Unito Regno Unito
Fondazione23 dicembre 1966 a Londra
Fondata da
Chiusuraottobre 1967 (fallimento)
Prodottimusica, spettacolo

L'UFO Club (pronunciato [iu:fəʊ̯]) è stato un locale underground di Londra, famoso ma di breve durata: dal dicembre 1966 all'ottobre 1967. Offriva esibizioni di artisti della musica underground londinese, soprattutto i Pink Floyd e i Soft Machine, che vi suonarono stabilmente in un periodo in cui erano ancora sconosciuti. Qualche volta vi si esibivano anche artisti già noti al grande pubblico, come Jeff Beck e i Procol Harum. Non era raro che tra gli spettatori si trovassero personaggi come Jimi Hendrix, Paul McCartney o Pete Townshend.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'apertura[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 a Londra venne fondata la rivista International Times (IT), il cui argomento principale era la cultura underground. Tale pubblicazione tuttavia ebbe ben presto grossi problemi di bilancio, così il cofondatore della rivista, John Hopkins (detto "Hoppy"), insieme al produttore discografico Joe Boyd, ebbe l'idea di organizzare alcune esibizioni di artisti di musica underground allo scopo di guadagnare denaro per sostenere la rivista.[1][2]

I due si misero alla ricerca di una sala adatta a ospitare tali esibizioni, individuandone infine una nel centro di Londra, in un seminterrato al n°31 di Tottenham Court Road, al di sotto del Gala Berkeley Cinema. Era una sala da ballo non molto grande, chiamata Blarney Club, dove si tenevano soprattutto serate di musica irlandese. Il proprietario della sala, un anziano scozzese, accettò di affittarla, così vennero organizzate due serate di musica psichedelica, il 23 e il 30 dicembre 1966, pubblicizzate come UFO presents Night Tripper, in cui suonarono i Pink Floyd e i Soft Machine, due gruppi destinati a un futuro di successo, ma che ai tempi non avevano ancora pubblicato nulla. Il locale contribuì molto a renderli noti al pubblico londinese.[3][4][5][6]

Le due serate organizzate da Boyd e Hopkins ebbero un buon riscontro di pubblico, così i due decisero di continuare, organizzando esibizioni ogni venerdì sera e ribattezzando il locale UFO Club. Tale nome venne scelto perché poteva significare Unidentified Flying Object ("Oggetto volante non identificato"), ma anche Underground Freak Out ("Sballo dell'Underground"). Nelle altre sere della settimana invece il locale continuò la sua normale programmazione di musica irlandese.[3][4][5]

Il locale[modifica | modifica wikitesto]

Tottenham Court Road nel 1962

All'UFO Club le esibizioni cominciavano verso le ore 22:30 (prima non era possibile fare rumore a causa del cinema situato al piano di sopra) e andavano avanti fino all'alba. Tali spettacoli combinavano musica underground dal vivo con light show, danzatori e proiezioni di immagini e filmati di avanguardia. I Pink Floyd, gruppo di punta del locale, eseguivano spesso lunghi pezzi in gran parte strumentali di musica psichedelica basati soprattutto sull'improvvisazione. Oltre che su di loro, l'UFO Club puntava anche sui Soft Machine e su altri musicisti, attratti dalla reputazione che il locale si era fatta in breve tempo. Tra questi Alexis Korner, The Incredible String Band, Arthur Brown, i Tomorrow, la Bonzo Dog Doo-Dah Band e i Procol Harum, che suonarono all'UFO Club mentre la loro canzone A Whiter Shade of Pale era seconda in classifica. I filmati che venivano proiettati erano a volte di artisti assai noti come Dalí e Buñuel.[2][7][8][9][10]

Venivano inoltre ospitati artisti d'avanguardia come Yoko Ono (non ancora diventata compagna di John Lennon) e vi si tenevano attività quali conferenze e letture di poesie. La domenica pomeriggio il palco era a disposizione di gruppi esordienti dell'underground londinese per esibirsi. Non si vendevano alcolici, ma succhi di frutta e cibo macrobiotico, che includeva crocchette di riso integrale, foglie riempite di ingredienti vegetariani e felafel.[2][3][11][12][13]

Michael English and Nigel Waymouth, noti come Hapshash and the Coloured Coat, ideavano poster in stile psichedelico per pubblicizzare gli eventi. Waymouth affermò: "Cercavamo di dare un'idea visiva delle esperienze che si facevano lì, che erano come allucinazioni".[Nota al testo 1][11] Siccome non era raro che gli spettatori assumessero LSD prima di assistere agli spettacoli, era stata approntata anche una saletta per chi eventualmente si sentisse male. A un certo punto Hopkins venne arrestato per possesso di cannabis e condannato a otto mesi di reclusione, ma il locale rimase aperto e continuò gli spettacoli sotto la guida di Boyd.[14][15]

La chiusura[modifica | modifica wikitesto]

La Roundhouse nel 2007

Nel giugno 1967 Mick Jagger e Keith Richards, membri dei Rolling Stones, vennero arrestati per possesso di stupefacenti e condannati ad alcuni mesi di reclusione (pena poi commutata in una multa). Il giornale News of the World collaborò con la polizia per incastrare i due, così gestori e frequentatori dell'UFO Club si riunirono per protestare presso la sede del giornale. Come ritorsione, il News of the World pubblicò il 30 luglio 1967 un articolo fortemente critico sul locale, descritto come un luogo di perdizione, amore libero e droghe. In particolare, veniva mostrata la foto sgranata e sfocata di una ragazza a seno nudo, affermando che tale ragazza aveva quindici anni e che la foto era stata scattata all'UFO Club. Queste accuse attirarono l'attenzione della polizia, che minacciando controlli indusse il proprietario della sala a dare lo sfratto a Boyd.[16][17][18]

Senza più una sede per gli spettacoli, a partire dall'agosto 1967 Boyd cercò un altro luogo dove continuare le esibizioni. Brian Epstein, manager dei Beatles, diede la disponibilità di una sala (la Champagne Lounge) all'interno del suo Saville Theatre. Boyd tuttavia preferì la più ampia Roundhouse. Si trattava di un vecchio fabbricato, usato in passato come deposito di locomotive e poi di gin, che solo da pochi mesi era stato riutilizzato come sala per spettacoli dopo essere rimasto in disuso per oltre dieci anni. Gli spettacoli quindi ricominciarono all'inizio di agosto 1967, ma la nuova sede aveva costi troppo onerosi, sicché dopo appena due mesi il locale dovette chiudere per fallimento.[16][17][19][20]

Quanto al Blarney Club di Tottenham Court Road, terminata l'esperienza dell'UFO il locale rimase aperto ancora per alcuni anni, ma successivamente fu demolito. Nell'agosto 1976 infatti l'edificio di cui il club era parte (il Gala Berkeley Cinema) venne chiuso, per poi essere abbattuto e completamente ricostruito. Riaprì nel luglio 1981 come cinema multisala, oggi chiamato Odeon Tottenham Court Road.[21]

Spettacoli dell'UFO Club[modifica | modifica wikitesto]

Ecco l'elenco degli spettacoli dell'UFO Club, sia alla sede principale, sia alla Roundhouse:[22]

Roundhouse[modifica | modifica wikitesto]

Note al testo[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esempio di manifesto dell'UFO Club: serata CIA contro UFO, 28 luglio 1967.
  2. ^ Il riferimento alla presenza del riscaldamento ("heating - warm") alludeva probabilmente al fatto che quando, due mesi prima, si era tenuta alla Roundhouse la festa di lancio della rivista IT, l'ambiente non era riscaldato.
  3. ^ Flight of the Aerogenius era una rappresentazione drammatica dell'autore David Zane Mairowitz, con scene di nudo e luci della Five Acre di Jack Bracelin.
  4. ^ Capitava di frequente che alcuni poliziotti in borghese si presentassero al locale per controllare che tutto fosse in ordine. Per questo motivo era stata ideata una gara per scoprire se tra gli avventori del locale ci fossero poliziotti ("spot the fuzz contest").
  5. ^ Si trattava probabilmente del gruppo anglo-italiano denominato appunto The Trip, ai tempi domiciliato a Londra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Schaffner, pp. 52, 57-59.
  2. ^ a b c I luoghi - UFO Club, su pink-floyd.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  3. ^ a b c Schaffner, pp. 57-59.
  4. ^ a b Boyd, pp. 147-149.
  5. ^ a b Mason, p. 48.
  6. ^ a b c d L'UFO Club – Pink Floyd e Soft Machine, su saluzzishrc.com. URL consultato il 28 dicembre 2019.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n The Lunatics, p. 11.
  8. ^ a b Pink Floyd psichedelici all'UFO Club di Londra, su lifegate.it. URL consultato il 1º dicembre 2019.
  9. ^ Schaffner, pp. 59-62.
  10. ^ Watkinson e Anderson, p. 44.
  11. ^ a b Szatmary, p. 166.
  12. ^ Ufo Club, il tempio dell'underground londinese, su dailygreen.it. URL consultato il 1º dicembre 2019.
  13. ^ a b c Boyd, p. 149.
  14. ^ Schaffner, p. 58.
  15. ^ Boyd, p. 158.
  16. ^ a b c Boyd, pp. 14-16, 162-165.
  17. ^ a b Schaffner, pp. 53, 86-88.
  18. ^ Mason, pp. 84-85.
  19. ^ a b c d (EN) Glenn Povey, Echoes: The Complete History of Pink Floyd, Mind Head Publishing, 2007. URL consultato il 1º dicembre 2019.
  20. ^ Watkinson e Anderson, p. 41.
  21. ^ Gala Berkeley Cinema, su cinematreasures.org. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  22. ^ Boyd, pp. 158-160.
  23. ^ a b c d Jones, p. 27.
  24. ^ UFO Nite Tripper, su beatbooks.com. URL consultato il 26 dicembre 2019.
  25. ^ (EN) Julian Palacios, Syd Barrett & Pink Floyd: Dark Globe, su books.google.it. URL consultato il 24 dicembre 2019.
  26. ^ a b (EN) Archivio dell'International Times, 13 febbraio 1967, su internationaltimes.it. URL consultato il 1º dicembre 2019.
  27. ^ (EN) Danny Goldberg, In Search of the Lost Chord: 1967 and the Hippie Idea, su books.google.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  28. ^ a b Jones, p. 28.
  29. ^ Boyd, p. 151.
  30. ^ (EN) Julian Palacios, Syd Barrett & Pink Floyd: Dark Globe, su books.google.it. URL consultato il 24 dicembre 2019.
  31. ^ a b c Jones, p. 29.
  32. ^ (EN) Julian Palacios, Syd Barrett & Pink Floyd: Dark Globe, su books.google.it. URL consultato il 26 dicembre 2019.
  33. ^ (EN) CIA v UFO, su collections.vam.ac.uk. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  34. ^ a b Jones, p. 30.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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