Ten Years After

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Ten Years After
La formazione storica nel 1970: Lyons dietro, Churchill a destra, Ric Lee a sinistra e Alvin Lee davanti
La formazione storica nel 1970: Lyons dietro, Churchill a destra, Ric Lee a sinistra e Alvin Lee davanti
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Hard rock
Blues rock
British blues
Jazz
Rock psichedelico
Periodo di attività 1965 – in attività Il gruppo si sciolse nel 1975 e, dopo una breve riunione nel 1983, si riunirono definitivamente nel 1988
Album pubblicati 39
Studio 11
Live 4
Raccolte 24
Sito web

I Ten Years After sono un gruppo rock inglese particolarmente attivo negli anni sessanta e settanta. Tra il 1968 ed il 1973, otto dei loro album entrarono nei primi 40 posti della UK Albums Chart.[1] Appartengono alla stagione d'oro del blues-rock inglese. Il gruppo storico era formato dal cantante e chitarrista Alvin Lee, l'organista Chick Churchill, il bassista Leo Lyons e il batterista Ric Lee. Scioltisi nel 1975, riunitisi una prima volta nel 1983 e definitivamente nel 1988, la produzione musicale è stata molto minore rispetto a quella del primo periodo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960, Alvin Lee, Leo Lyons ed il batterista Pete Evans formarono The Atomites nella nativa Nottingham. Con l'ingresso del cantante Ivan Jay diventarono Ivan Jay and the Jaymen e si spostarono a Londra, dove non ebbero fortuna e tornarono a Nottingham, ma senza Ivan Jay. L'anno dopo, i Jaymen diventarono i Jaycats e nel 1962 i Jaybirds. Quell'anno si trasferirono ad Amburgo, esibendosi per cinque settimane in un club locale. Nel periodo amburghese, Alvin Lee iniziò ad esibirsi anche come cantante. Al ritorno a Nottingham, Pete Evans fu sostituito da Dave Quickmire e nel 1963 i Jaybirds cominciarono a diventare famosi in ambito locale. L'anno dopo riprovarono invano a trovare lavori a Londra e tornarono di nuovo a Nottingham. Nel 1965, il batterista Ric Lee entrò a far parte del gruppo.[2]

Nel 1966, i Jaybirds si spostarono nuovamente a Londra come gruppo spalla degli Ivy League.[2] Quell'anno Churchill entrò a far parte della band che, in novembre, ingaggiò il manager Chris Wright e cambiò il nome in Blues Trip. Con il nuovo nome Blues Yard si esibirono al Marquee Club come gruppo spalla della Bonzo Dog Doo-Dah Band. Sempre nel 1966 presero il nome Ten Years After (Dieci anni dopo), probabilmente in onore di Elvis Presley,[3] idolo di Alvin Lee.[3] Secondo tale ipotesi, il 1966 era dieci anni dopo il 1956, anno di grande successo per Presley.[4] Un'altra ipotesi vuole che abbiano preso il nome dopo averlo sentito in una radio locale.[2]

Furono il primo gruppo a firmare per quella che nel 1969 sarebbe diventata la Chrysalis Records. Grazie a questo ingaggio divennero uno dei gruppi fissi al Marquee, e furono invitati a suonare al Windsor Jazz Festival nel 1967. La loro performance al festival li portò a firmare per la Deram, sussidiaria della Decca. Furono il primo tra i gruppi che non avevano mai pubblicato alcun disco ad avere un contratto con la Deram. L'album di debutto Ten Years After, pubblicato dalla Decca nell'ottobre del 1967,[5] è considerato il loro disco più originale, ma il gruppo trovò il successo con il live Undead (Decca Records, 1968), che vantava la prima versione della famosa I'm Going Home.

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio del 1969 fu pubblicato l'album Stonedhenge, che ebbe grande successo nel Regno Unito e da cui fu estratto il singolo Hear Me Calling, altro brano famoso del gruppo. Nel luglio del 1969 si esibirono prima al Newport Jazz Festival, dove per la prima volta erano invitati gruppi rock, e poi al Seattle Pop Festival. Il successivo 17 agosto ebbe un clamoroso successo il loro concerto al Festival di Woodstock; in particolare, la loro energica esibizione di I'm Going Home fu inserita sia nel film Woodstock - Tre giorni di pace, amore e musica che nel live Woodstock: Music from the Original Soundtrack and More, consacrandoli definitivamente come gruppo rock di primo piano.[5] In quegli stessi giorni fu pubblicato Ssssh, il loro terzo album che, trainato dal successo riscosso a Woodstock, raggiunse il 20º posto nella classifica statunitense.[6]

Nel 1970 pubblicarono Love Like a Man, il loro unico singolo che entrò nella UK Singles Chart, dove raggiunse il 10º posto.[1] Fu estratto da Cricklewood Green, il quinto album del gruppo.[5] Nell'agosto dello stesso anno parteciparono al Festival dell'Isola di Wight.[7] Nel 1971, i Ten Years After firmarono un nuovo contratto con la Columbia Records e pubblicarono A Space in Time, album abbastanza commerciale in cui si fondevano blues, rock'n roll e rock psichedelico. Dal disco fu estratto I'd Love to Change the World, l'unico singolo che pubblicarono nel 1971 e che fu trasmesso spesso dalle radio statunitensi. Fu questo uno dei brani più conosciuti dei TYA, nel quale Alvin Lee suona chitarra elettrica e chitarra acustica.

Scioglimento e riunioni[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1972 fu pubblicato l'album Rock & Roll Music to the World e, nel 1973, il doppio dal vivo Ten Years After Recorded Live. Il gruppo si sciolse dopo l'uscita dell'album Positive Vibrations, pubblicato nel 1974.[5] Si riunì per la prima volta nel 1983 per suonare al Festival di Reading;[8] brani di questo loro concerto furono pubblicati nell'album The Friday Rock Show Sessions – Live at Reading '83' . Per la nuova riunione del 1988, la band tenne alcuni concerti ed incise l'album About Time a Memphis, negli Stati Uniti.[4][5] Nel 1994 parteciparono allo Sziget Festival di Budapest.

Nel 2003, Alvin Lee fu sostituito da Joe Gooch e i Ten Years After registrarono l'album Now.[5] Intrapresero quindi un tour dal quale scelsero i brani contenuti nel doppio Roadworks, pubblicato nel 2005.[5] Nel gennaio 2014, Gooch e Lyons annunciarono la loro uscita dal gruppo;[9] due mesi dopo furono rimpiazzati dal bassista Colin Hodgkinson e dal cantante e chitarrista Marcus Bonfanti.[10]

Dopo aver lasciato il gruppo, Alvin Lee realizzò alcuni dischi da solista e continuò a suonare fino alla morte, avvenuta il 6 marzo 2013.[11] Ric Lee è rimasto nel gruppo ma ha formato anche la band Ric Lee's Natural Born Swingers insieme a Bob Hall.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Formazione nel 2016
  • Chick Churchill – tastiere (1966–1974, 1983, 1988–attuale)
  • Ric Lee – batteria, percussioni (1966–1974, 1983, 1988–attuale)
  • Marcus Bonfanti – chitarra, voce (2014–attuale)
  • Colin Hodgkinson – basso (2014–attuale)
Membri precedenti
  • Alvin Lee – chitarra, voce, armonica (1966–1974, 1983, 1988–2003)
  • Leo Lyons – basso (1966–1974, 1983, 1988–2014)
  • Joe Gooch – chitarra, voce (2003–2014)


Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Live[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) David Roberts, British Hit Singles & Albums, Guinness World Records Limited, 2006, p. 553, ISBN 1-904994-10-5.
  2. ^ a b c (EN) Alvin Lee biography, alvinlee.com. URL consultato il 28 maggio 2016.
  3. ^ a b (EN) Alvin Lee, British Blues-Rock Guitarist, Dies at 68, The New York Times. URL consultato il 28 maggio 2016.
  4. ^ a b David Roberts, 1998,  p. 444
  5. ^ a b c d e f g (EN) William Ruhlmann, Ten Years After; Biography, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 29 gennaio 2014.
  6. ^ (EN) Jim Newsom, Ten Years After, Ssssh, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 28 maggio 2016.
  7. ^ David Roberts, 1998,  p. 205
  8. ^ David Roberts, 1998,  p. 355
  9. ^ (EN) Ten Years After lose frontman and bassist, classicrockmagazine.com.
  10. ^ (EN) Ten Years After reveal new line-up, classicrockmagazine.com.
  11. ^ (EN) Rob Power, Ten Years After's Alvin Lee dies, MusicRadar. URL consultato il 15 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Herb Staehr,, Alvin Lee and Ten Years After – Visual History, Free Street Press, 2001, ISBN 978-0970870001
  • The New Musical Express Book of Rock, Star Books, 1975, ISBN 0-352-30074-4.
  • (EN) David Roberts, Guinness Rockopedia, Guinness Publishing Ltd., 1998, ISBN 0-85112-072-5.</ref>

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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