The Final Cut (album)

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The Final Cut
Artista Pink Floyd
Tipo album Studio
Pubblicazione 21 marzo 1983
Durata 43 min : 27 s
Dischi 1
Tracce 12 (13 nelle edizioni dal 2004)
Genere Rock progressivo[1]
Art rock[1]
Album-oriented rock[1]
Etichetta Harvest Records (UK)
Capitol Records (USA)
Produttore Roger Waters, James Guthrie e Michael Kamen
Note Rimasterizzato in SACD nel 2004
Pink Floyd - cronologia
Album precedente
(1979)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[2] Consigliato
Allmusic[1] 3/5 stelle
Rolling Stone[3] 5/5 stelle
Pitchfork[4] 9/10

The Final Cut è il dodicesimo album dei Pink Floyd, pubblicato nel 1983.

È l'ultimo album dei Pink Floyd con Roger Waters in formazione, il quale è autore e voce solista di tutti i dodici pezzi (David Gilmour si ritaglia un unico spazio al canto: la strofa di Not Now John). Proprio per tale motivo, nonché per l'assenza del tastierista Richard Wright, molti critici e fan dei Pink Floyd considerano questo album come un album solista di Waters[senza fonte]; ne è la prova la frase scritta sul retro dell'album: "by Roger Waters, performed by Pink Floyd" ("di Roger Waters, eseguito dai Pink Floyd"). Alla registrazione dell'album non partecipa Richard Wright, allontanato dal gruppo da Waters per le divergenze che erano sorte tra i due negli ultimi tempi. L'album è chiaramente ispirato al rifiuto della guerra dopo quella delle Falkland, e dichiaratamente dedicato alla figura di Eric Fletcher Waters, padre di Roger, morto in Italia durante la seconda guerra mondiale. Sbarcato ad Anzio insieme alle truppe alleate il 23 gennaio del 1944, ha perso la vita nella confinante Aprilia (teatro dello scontro più feroce con le truppe naziste) il 18 febbraio dello stesso anno. Il suo corpo risulta ancora disperso, e il 18 febbraio del 2014, per il 70esimo anniversario dello Sbarco, Roger Waters ha visitato Aprilia e i luoghi dove perse la vita il padre, scoprendo due monumenti in Città in memoria dei Caduti dello Sbarco senza sepoltura.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Come già accennato, il controllo di Waters sul gruppo ha ormai superato il limite. Se questo era evidente in The Wall, lo è ancora di più in The Final Cut. Nelle intenzioni dell'autore, il disco vuole essere un "requiem per il sogno del dopoguerra", per tale motivo l'atmosfera è costantemente in bilico fra intimità e depressione, con prevalenza di ballate e momenti sinfonici. Alcuni brani del disco sono derivati dalle session di The Wall (il titolo originale del disco era infatti Spare Bricks, ovvero Mattoni Avanzati).

Richard Wright, licenziato da Waters agli inizi del 1982, viene sostituito al piano e alle tastiere da Andy Bown e Michael Kamen. Il suono è molto diverso rispetto ai lavori precedenti, con lunghi passaggi (se non intere canzoni) dove la voce di Waters è accompagnata solo dal piano e dall'orchestra, e brani di carattere malinconico e intimista spesso anche di difficile esecuzione vocale (come The Fletcher Memorial Home e The Gunner's Dream), dando continuità allo stile sviluppato dal bassista con The Wall. Ne scaturisce quindi un album ostico all'ascolto, poco "in linea" con le atmosfere e le sonorità tipiche dei Pink Floyd. Fanno eccezione due canzoni: The Hero's Return e Not Now John, con sonorità prettamente rock. In particolare il secondo brano ottenne un buon successo commerciale.

In questo disco viene utilizzato, per la prima volta, uno strumento di registrazione originale e innovativo: l'olofono, un particolare microfono ideato dal produttore italiano Umberto Maggi, Maurizio Maggi e da Hugo Zuccarelli con la collaborazione del tecnico del suono Raffaele Rispo. Questo sistema simula il funzionamento dell'orecchio e permette all'ascoltatore, soprattutto con l'ausilio di cuffie, di ricostruire un'immagine tridimensionale del suono.

La seconda edizione del disco uscita a marzo nel 2003 dichiarata rimasterizzata, di fatto contiene When the Tigers Broke Free, un brano originariamente inserito nel film The Wall e inoltre sono stati rielaborati i missaggi originali.

Live[modifica | modifica wikitesto]

Al disco non fece seguito alcun tour. Come dichiarato da Nick Mason nel suo libro Inside Out - La prima autobiografia dei Pink Floyd, non venne considerata l'idea di esibirsi dal vivo per promuovere l'album, vista anche la difficoltà di competere con gli show precedenti di The Wall del 1980-1981.
Sembra che, però, i più entusiasti di poter fare una tournée di questo disco furono David Gilmour e Nick Mason, ma fu l'idea di Roger Waters a impedire che ciò avvenisse[5]. Tuttavia Roger Waters (autore di tutti i brani) ha sempre inserito nella scaletta dei suoi tour solisti alcune canzoni tratte dall'album (tra le più frequenti, come dimostrano live ufficiali e alcuni bootleg, The Gunner's Dream, Get Your Filthy Hands Off My Desert, The Flechter Memorial Home e Southampton Dock).

Le canzoni[modifica | modifica wikitesto]

The Post War Dream[modifica | modifica wikitesto]

La prima traccia dell'album, composta da Roger Waters, dura circa 3 minuti. Inizia con circa 25 secondi di effetti sonori, dopo i quali inizia la musica.

Your Possible Pasts[modifica | modifica wikitesto]

È la seconda traccia dell'album. Dura 4:26 minuti. Il brano non è mai stato eseguito dal vivo, ma alcuni versi del ritornello sono letti nel film di The Wall dal protagonista Pink, tra i brani Waiting for the Worms e Stop.

One Of The Few[modifica | modifica wikitesto]

È la terza traccia dell'album, composta, come tutte le altre, da Roger Waters. Nella traccia sono presenti vari effetti sonori, tra cui il ticchettio di un orologio. È un brano lasciato fuori da The Wall e ha come protagonista l'insegnante di The Happiest Days of Our Lives (come anche The Hero's Return e Paranoid Eyes), qui spogliato dei suoi tratti grotteschi. È un sopravvissuto della Seconda Guerra Mondiale che ha intrapreso la carriera dell'insegnamento, ed è posto in contrapposizione al padre di Waters, altro protagonista del disco, morto ad Anzio nel 1944[6]. Il titolo del brano è preso da una frase di Winston Churchill[7].

The Hero's Return[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: The Hero's Return.

Scritto da Roger Waters, il testo di The Hero's Return si basa su quello di Teacher, Teacher: un brano del 1978 pensato per essere inserito in Pink Floyd The Wall, ma poi abbandonato. Il brano, registrato tra il luglio ed il dicembre 1982, è contenuto anche nel lato B del singolo Not Now John. Nel singolo è registrata una versione estesa del brano, il quale è rinominato The Hero's Return (Parts I & II).

The Gunner's Dream[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: The Gunner's Dream.

Composta e cantata da Roger Waters, è la quinta traccia dell'album. Il brano (eseguito live dall'autore[8]) venne preso in considerazione per essere inserito nel disco Echoes: The Best of Pink Floyd, ma fu poi scartato in favore di The Fletcher Memorial Home.[9]

Paranoid Eyes[modifica | modifica wikitesto]

Il brano parla di un uomo che torna a casa dopo la guerra, totalmente deluso dal sogno post-bellico.

Get Your Filthy Hands Off My Desert[modifica | modifica wikitesto]

È il settimo brano dell'album nell'edizione originale e l'ottavo nella riedizione del 2004. Gli effetti sonori utilizzati in questo brano sono stati in seguito utilizzati da Roger Waters nel suo album solista Amused to Death (1992).

The Fletcher Memorial Home[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: The Fletcher Memorial Home.

Composta da Roger Waters per l'album, è stata eseguita live per la prima volta dal solo Waters nel 2006. La canzone, così come altre nell'album a cui appartiene, è stata registrata in olofonia[10]; compare, inoltre, nel greatest hits: Echoes: The Best of Pink Floyd uscito nel 2001.[9][11] Il pezzo ricalca, sotto molti aspetti (sia nel testo che nell'arrangiamento), lo stile del precedente The Wall[12]. Degno di nota è l'assolo di chitarra di David Gilmour, particolarmente ispirato secondo la critica del settore.[13]

Southampton Dock[modifica | modifica wikitesto]

È la nona traccia dell'edizione originale dell'album e la decima della riedizione del 2004. Il brano è stato eseguito più volte dal vivo da Roger Waters ed è presente nel suo DVD In the Flesh Live.

The Final Cut[modifica | modifica wikitesto]

In questa canzone gli elementi poetici e musicali si fondono dando luogo ad un piccolo affresco esistenziale. La voce in primo piano di Waters racconta dubbi, paure, speranze di un uomo in bilico tra i sogni e la realtà concreta. L'autore passa dal presente al passato, dalla prima alla terza persona, mantenendo un'unità di fondo: un unico flusso di coscienza diviso i diversi momenti nel tempo e nello spazio. La struttura musicale del brano accompagna l'alterarsi di momenti contrapposti: speranza e disperazione, vittoria e sconfitta fino all'epilogo, dopo l'assolo finale (semplice quanto incisivo), che regala una delle frasi principali dell'album: "non ho mai avuto il coraggio di dare il taglio finale". Una sconfitta che però suggerisce allo spettatore la necessità di sottrarsi nella propria vita ai condizionamenti.

Not Now John[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Not Now John.

Il brano, uno dei singoli tratti dall'album, è l'unico ad essere cantato anche da David Gilmour, oltre che da Roger Waters, che ne è comunque il compositore. La canzone si differenzia da tutte le altre per la presenza costante della chitarra elettrica e alcuni interventi delle coriste e dell'organo Hammond.

La canzone, scritta da Roger Waters, presenta più temi al suo interno. È presente una critica alla guerra (in particolare la guerra delle Falkland), le critiche al primo ministro britannico Margaret Thatcher, così come, più in generale, le critiche all'avidità e la corruzione che Waters vedeva come pericolo per la società. Il testo racconta anche dei repentini cambiamenti nel commercio e nel mercato mondiale, sottolineando il fatto che il Giappone stava diventando il paese leader nel settore della produzione di beni di consumo: "Gotta compete with the wily Japanese" (Dobbiamo competere con gli astuti Giapponesi).
Nonostante il significato politico del brano, il nome John non rappresenta che un qualsiasi interlocutore: è di uso comune nella lingua inglese utilizzare John per riferirsi chiunque con cui si sta parlando, in particolare se chi parla non conosce il nome del suo interlocutore.

Nella canzone si sente la voce di Waters urlare la frase in italiano "Scusi dov'è il bar?" (così come in The Fletcher Memorial Home), seguita da "Se para collo pou eine toe bar" e "S'il vous plait ou est le bar?", rispettivamente in greco e francese, e infine "Hey, where's the fucking bar, John?".

Two Suns In The Sunset[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Two Suns in the Sunset.

Talvolta chiamata semplicemente Two Suns anche dallo stesso autore,[14] è l'ultima traccia dell'album, di cui costituisce l'epilogo artistico ideale.

Il testo narra del timore del ripetersi di un conflitto mondiale nucleare, con la morte di milioni di persone innocenti: [...]I suffer premonitions / confirm suspicions / of the holocaust to come (Mi tormentano le premonizioni che confermano i sospetti che arriverà una strage). Waters descrive l'odio delle nazioni in guerra che all'improvviso si sprigiona (The wire that holds the cork / That keeps the anger in / Gives way), dando origine al conflitto. I versi successivi raccontano dell'esplosione nucleare, attraverso la magnifica immagine di due soli nel tramonto, uno dei quali, appunto, è la bomba atomica[15]: The sun is in the east / Even though the day is done / Two suns in the sunset (Il sole si trova a est anche se il giorno è finito. Due soli nel tramonto). I versi successivi sono un flusso continuo di pensieri di un uomo che, colpito dall'esplosione, sta lentamente morendo e che si chiude con una frase emblematica: Ashes and diamonds / Foe and friend / We were all equal in the end (Polvere e diamanti, nemici e amici, siamo tutti uguali, in fondo).

La metrica scelta da Waters è 5/4, un tempo composto (2/4 più 3/4). Degno di nota è assolo di sassofono di Raphael Ravenscroft.

When The Tigers Broke Free[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: When the Tigers Broke Free.

Il brano è stato aggiunto all'album per la riedizione in CD del 2004, tra i brani One of the Few e The Hero's Return. Non era presente nell'edizione originale.

Il "Video EP"[modifica | modifica wikitesto]

L'uscita dell'album, nel Regno Unito, fu accompagnata da un breve film su VHS, basato su una selezione di brani dell'album (The Gunner's Dream, The Final Cut, Not Now John e The Fletcher Memorial Home), dal titolo The Final Cut Video EP. Il film fu prodotto da Waters e diretto da Willie Christie, e tra gli attori era presente Alex McAvoy, già presente nel film di The Wall.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testi e musiche di Roger Waters.

Lato A
  1. The Post War Dream – 3:02
  2. Your Possible Pasts – 4:22
  3. One of the Few – 1:23
  4. The Hero's Return – 2:56
  5. The Gunner's Dream – 5:07
  6. Paranoid Eyes – 3:40
Lato B
  1. Get Your Filthy Hands Off My Desert – 1:19
  2. The Fletcher Memorial Home – 4:11
  3. Southampton Dock – 2:13
  4. The Final Cut – 4:46
  5. Not Now John – 5:01
  6. Two Suns in the Sunset – 5:14

Riedizioni dal 2004[modifica | modifica wikitesto]

  1. The Post War Dream – 3:00
  2. Your Possible Pasts – 4:26
  3. One of the Few – 1:11
  4. When the Tigers Broke Free – 3:16
  5. The Hero's Return – 2:43
  6. The Gunner's Dream – 5:18
  7. Paranoid Eyes – 3:41
  8. Get Your Filthy Hands Off My Desert – 1:17
  9. The Fletcher Memorial Home – 4:12
  10. Southampton Dock – 2:10
  11. The Final Cut – 4:45
  12. Not Now John – 4:56
  13. Two Suns in the Sunset – 5:23

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Collaboratori esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) The Final Cut su AllMusic, All Media Network.
  2. ^ Pink Floyd Oltre il muro del rock
  3. ^ Rolling Stone Album Review
  4. ^ [1]
  5. ^ Pinkfloydsound.it
  6. ^ Alessandro Besselva Averame, Pink Floyd. The Lunatic. Testi Commentati, 2008, pp. 383-393.
  7. ^ Alessandro Besselva Averame, Pink Floyd. The Lunatic. Testi Commentati, 2008, p. 383.
  8. ^ Uno dei Live - fonte: YouTube
  9. ^ a b Pink Floyd on Line
  10. ^ Discografia & Recensione
  11. ^ Pink Floyd Sound
  12. ^ Recensione di The Final Cut
  13. ^ considerato da Mark Blake, famoso critico musicale, alla pari di quelli presenti nel precedente The Wall. Cfr. Mark Blake, Comfortably Numb — The Inside Story of Pink Floyd, Da Capo Press, 2008; e Cfr. Sito ufficiale di Mark Blake Nel brano, in sottofondo al minuto 1:24 si può sentire una voce che in Italiano dice: "scusi dov'è il bar? e a 1:32 la risposta "da questa parte" questa volta detta sempre in Italiano ma con accento Inglese"
  14. ^ come riportato sul retro del 33 giri, nella sezione crediti a musicisti esterni
  15. ^ Classic Rock Magazine, Vintage Pink Floyd Interview – Part 1
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