Pink Floyd The Wall

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Pink Floyd The Wall
Pink Floyd The Wall.png
Una scena del film
Titolo originalePink Floyd The Wall
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneRegno Unito
Anno1982
Durata95 min
Generedrammatico, musicale, animazione
RegiaAlan Parker
SoggettoRoger Waters (ispirato dall'album The Wall)
SceneggiaturaRoger Waters
ProduttoreAlan Marshall
Produttore esecutivoStephen O'Rourke
Casa di produzioneMetro-Goldwyn-Mayer
FotografiaPeter Biziou
MontaggioGerry Hambling
Effetti specialiGerald Scarfe (animazioni), Martin Gutteridge, Graham Longhurst
MusichePink Floyd, Michael Kamen
ScenografiaBrian Morris, Chris Burke, Clinton Cavers
CostumiPenny Rose
TruccoPaul Engelen, Peter Frampton
Interpreti e personaggi

Pink Floyd The Wall è un film del 1982 diretto da Alan Parker.

La pellicola è la trasposizione cinematografica del concept album The Wall, realizzato nel 1979 dai Pink Floyd.

Il film è stato presentato fuori concorso al 35º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In una stanza d'albergo a Los Angeles, Pink, famosa rockstar con problemi di droga, sta guardando alla TV un vecchio film di guerra grazie al quale rivive i momenti più significativi della sua tragica esistenza: il padre morto nella seconda guerra mondiale quand'egli era ancora in fasce, il crudele maestro di scuola, la madre iperprotettiva, la moglie infedele e le stupide groupies che darebbero l'anima per stare con lui.

Tutti questi avvenimenti non hanno fatto altro che erigere intorno a Pink un muro psicologico che lo protegge dalle altre persone, ma che col passare del tempo lo soffoca. Pink, dopo avere portato con sé in albergo una groupie e avere distrutto la stanza, pone l'ultimo mattone nel muro, chiudendosi del tutto nella sua follia. Le persone che organizzano il tour lo trovano in condizioni disumane e, dopo averlo rimesso in sesto, lo trascinano a un concerto che sembra una parata nazista.

Qui Pink marcia, seguito da agguerriti skinheads, sulle altre persone, raggiungendo il culmine della pazzia; poi, stanco di questa allucinante situazione, si autosottopone a un processo in cui tutti i personaggi significativi della sua vita, rappresentati come grottesche creature, l'accusano delle sue infamie.

Alla fine il giudice Verme impone a Pink di distruggere il muro, riesponendolo così al mondo reale.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il concept[modifica | modifica wikitesto]

A metà degli anni '70, i Pink Floyd avevano raggiunto il culmine del successo, e Waters iniziò a sentirsi sempre più alienato dal pubblico del gruppo:

Il pubblico e quei concerti enormi si fanno, penso, per amore del successo. Quando una band o una persona divengono degli idoli, può avere a che fare col successo che quella persona manifesta, ma non più necessariamente con la qualità del lavoro che produce. Non diventi un fanatico perché il lavoro di qualcuno è buono, diventi tale perché sei toccato direttamente dalla sua fama e dalla sua attrazione personale. Le star dei film e del rock 'n' roll rappresentano in tal senso la vita che tutti noi facciamo. Questi si trovano davvero al centro della loro vita. Ed è questo il motivo per cui le masse spendono anche molti soldi per andare a vederli ad un concerto anche se si trovano a notevole distanza dal palcoscenico, talvolta scomodi, dove anche il suono si sente male.[2]

Waters si sentiva a disagio da questa forma di successo che non dipendeva necessariamente dai lavori del suo gruppo (risentimenti che si possono cogliere in Wish You Were Here, Have a Cigar). La nascita della produzione del film nacque quindi proprio da questo disorientamento e la stessa decisione di dare al protagonista il nome di "Pink", è un evidente trasposizione di come il gruppo si sentiva rispetto ai propri fans.[3] Il film simboleggiò l'apertura verso una nuova era per le rock bands, che i Pink Floyd esplorarono (...) sentendo la realtà dell'"essere dove si è" degli esistenzialisti, riconoscendosi in Jean-Paul Sartre[4].

Regia[modifica | modifica wikitesto]

Una delle maschere indossate dai bambini nelle scene in classe del videoclip esposta alla mostra Pink Floyd: Their Mortal Remains.

Inizialmente, furono in quattro a iniziare la messa in opera del progetto: oltre a Waters, il disegnatore Gerald Scarfe, il regista Michael Seresin e il produttore Alan Parker. Dopo poco tempo, il testimone della regia passò a quest'ultimo il quale impose subito una nuova visione di lavoro: tinte forti, immagini crude, stile diretto ed evocativo. Waters, dal canto suo, spodestato dal ruolo di principale e incapace di poter seguire personalmente la regia, abbandona per un mese di vacanze forzate le riprese, lasciando il regista libero di organizzare il lavoro. Parker accantona così l'idea di utilizzare riprese dal vivo durante i concerti del tour di The Wall e sfruttare i pupazzi animati di Scarfe, il quale collaborerà con i disegni animati di molte sequenze del film, le stesse che venivano anche proiettate sul muro.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: The Wall.

Per quanto il film sia direttamente derivato dalla colonna sonora costituita dalle canzoni contenute nell'album The Wall (caso raro nella storia del cinema), vi furono alcuni cambiamenti rispetto alla musica originale, alcuni dettati dalle esigenze imposte dal trasportare un album musicale nel contesto della storia del film, ma altri richiesti invece dal mutato gusto musicale del gruppo e soprattutto dall'assenza di Waters:

Canzone Cambiamenti
When the Tigers Broke Free 1 Canzone nuova, realizzata in due parti appositamente per il film, ma poi pubblicata unitamente.[5] La canzone venne presentata come singolo nel 1982 e poi inclusa nella compilation del 2001 dal titolo Echoes: The Best of Pink Floyd e ripresentata nel 2004 in The Final Cut.
In the Flesh? Estesa/re-mixata/registrata vocalmente da Geldof.[5]
The Thin Ice Estesa/re-mixata[5] con un pianoforte ulteriore nel secondo verso, rimossi i suoni dei bambini.
Another Brick in the Wall, Part 1 Parte ulteriori al basso, che era perlopiù muto nell'album.
When the Tigers Broke Free 2 Canzone nuova.[5]
Goodbye Blue Sky Re-mixata.[5]
The Happiest Days of Our Lives Re-mixata. Abbassati i suoni dell'elicottero e ri-registrate le parti dell'insegnante da Alex McAvoy.[5]
Another Brick in the Wall, Part 2 Re-mixata[5] con un'ulteriore chitarra acustica, la parte del coro dei bambini è abbreviata, le parti dell'insegnante vennero ri-registrate da McAvoy ed intersecate da parti del coro dei bambini.
Mother Re-registrata completamente con l'eccezione del solo assolo per chitarra. La strofa "Is it just a waste of time?" venne rimpiazzata "Mother, am I really dying?".[5]
What Shall We Do Now? Canzone di piena lunghezza che incomincia con un vuoto di suono come per Empty Spaces.[5]
Young Lust Aggiunti degli urli e rimossa la parte della chiamata telefonica. La chiamata venne spostata all'inizio di What Shall We Do Now
One of My Turns Re-mixata. Groupie ri-registrati da Jenny Wright.
Don't Leave Me Now Accorciata e re-mixata.
Another Brick in the Wall, Part 3 Ri-registrata completamente[5] con un tempo di poco più veloce.
Goodbye Cruel World Identica.
Is There Anybody Out There? Ri-registrata la parte della chitarra classica, questa volta suonata da David Gilmour con un plettro di cuoio, al contrario di quanto appare nella versione album dove la chitarra è suonata con le dita da Joe DiBlasi.
Nobody Home Musicalmente immutata, ma con differenti clips tratte dalla TV.
Vera Identica.
Bring the Boys Back Home Ri-registrata completamente con una banda di ottoni ed un coro vocale gallese maschile e senza i vocalizzi di Waters.[6]
Comfortably Numb Re-mixata con l'aggiunta degli urli di Geldof. La parte del basso differisce parzialmente dalla versione album.
In the Flesh Ri-registrata completamente con una banda di ottoni e con Geldof ai vocali.[5]
Run Like Hell Re-mixata e accorciata.
Waiting for the Worms Accorciata ma estesa alla fine.
5:11 AM (The Moment of Clarity) Vocali di Geldof. La canzone è tratta da The Pros and Cons of Hitch Hiking, un concept album di Waters che scrisse simultaneamente a The Wall, e poi registrò autonomamente. Geldof canta il testo della melodia di Your Possible Pasts, una canzone concepita per The Wall ma che poi apparve in The Final Cut.
Stop Ri-registrata completamente[5] con i vocali di Geldof. L'audio sullo sfondo di questa scena è dell'introduzione di Gary Yudman tratta da The Wall Live a Earl's Court.
The Trial Re-mixata.
Outside the Wall Ri-registrata completamente[5] con una banda di ottoni ed un coro vocale gallese maschile. Estesa con passaggi musicali simili a quelli che si possono trovare in Southampton Dock da The Final Cut.[7][8]

Le uniche canzoni dell'album non utilizzate nel film sono Hey You (tolta in quanto Waters e Parker ritenevano che fosse troppo ripetitiva per il prodotto filmico[9]) e The Show Must Go On.

La Columbia Records predispose una colonna sonora del film. La canzone When the Tigers Broke Free divenne in seguito una traccia bonus nell'album del 1983 The Final Cut, intesa da Waters come un'estensione di The Wall. Il chitarrista David Gilmour, ad ogni modo, disse che l'album era solo una collezione di canzoni rifiutate dal progetto di The Wall riciclate perché ormai scritte.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne mostrato "fuori gara" durante il Festival di Cannes 1982.[10]

«La premiére a Cannes fu incredibile! Scaricarono due camion di equipaggiamento audio dagli studi di registrazione così che potesse apparire ancora meglio di quanto fosse. Fu uno degli ultimi film ad essere presentati al vecchio Palais ed il suono era tale che la vernice si scrostava dalle pareti. Era come neve che iniziò a piovere dall'alto ed alla fine tutti sembravano avere della forfora sulle spalle. Ricordo che vidi Terry Semel, che all'epoca era a capo della Warner Bros. seduto di fianco a Steven Spielberg. Ci separavano solo cinque file e sono sicuro di aver visto Steven Spielberg fare delle smorfie a Semel quando si accesero le luci, dicendogli "che cazzo è questo?", mentre Semel si girò verso di me e si inchinò rispettosamente.

"Che cazzo è questo?" era invece l'espressione più adatta. Era qualcosa che nessuno aveva mai visto prima, una fusione di live-action, film e mondo surreale.»

(Alan Parker[11])

La premiere del film fu invece all'Empire di Leicester Square[6] a Londra, il 14 luglio 1982. Presenziarono Waters e gli altri membri dei Pink Floyd David Gilmour e Nick Mason, ma non Richard Wright,[6] che non era più membro della band. Intervennero inoltre diverse personalità tra cui Geldof, Scarfe, Paula Yates, Pete Townshend, Sting, Roger Taylor, James Hunt, Lulu e Andy Summers.[12]

Divieti[modifica | modifica wikitesto]

Il film negli Stati Uniti è stato vietato ai minori di 17 anni, in Italia fu concessa la visione ai minori di 14 anni solo se accompagnati da adulto. In Regno Unito è stato vietato ai minori di 15 anni non accompagnati da adulto.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film, terza fase del progetto ideato da Roger Waters, è basato sull'album anziché viceversa, e ne rappresenta in effetti la "colonna visiva". La storia permette almeno tre livelli di lettura: uno autobiografico (la morte in guerra del padre di Roger, Eric Fletcher Waters, i problemi dell'educazione scolastica nel periodo delle rivolte studentesche), uno di osservazione e critica sociale (l'incomunicabilità nei rapporti di coppia, la rockstar onnipotente), uno infine che rappresenta l'evoluzione della follia del protagonista, nel quale si intravede un riferimento a Syd Barrett, sebbene le esperienze di vita e artistiche del bassista ne rappresentino la vera anima. Una quarta visione, la più importante, è il mostrare la nascita, l'embrione del nazismo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1982, festival-cannes.fr. URL consultato il 21 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2013).
  2. ^ Curtis, James M., Rock Eras: Interpretations of Music and Society, 1954–1984, Popular Press, 1987, p. 283, ISBN 0-87972-369-6.
  3. ^ George A. Reisch, Pink Floyd and Philosophy: Careful With That Axiom, Eugene!, Open Court Publishing Company, 2007, pp. 76–77, ISBN 0-8126-9636-0. URL consultato il 10 luglio 2013.
  4. ^ George A. Reisch, Radiohead and philosophy, Open Court Publishing Company, 2009, p. 60, ISBN 0-8126-9700-6. URL consultato il 10 luglio 2013.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m Jeff Bench, Pink Floyd's The Wall, Richmond, Surrey, UK, Reynolds and Hearn,, 2004, pp. 107–110p., ISBN 1-903111-82-X.
  6. ^ a b c Andy Mabbett, Pink Floyd – The Music and the Mystery, London, Omnibus,, 2010, ISBN 978-1-84938-370-7.
  7. ^ Pink Floyd: The Wall (1980 Pink Floyd Music Publishers Ltd., London, England, ISBN 0-7119-1031-6 [USA ISBN 0-8256-1076-1])
  8. ^ Pink Floyd: The Final Cut (1983 Pink Floyd Music Publishers Ltd., London, England.)
  9. ^ Pink Floyd's The Wall, page 128
  10. ^ Festival de Cannes – From 16 to 27 may 2012, Festival-cannes.com. URL consultato il 7 gennaio 2012.
  11. ^ Gerald Scarfe, The Making of Pink Floyd: The Wall, Da Capo Press, p. 216.
  12. ^ Barry Miles e Andy Mabbett, Pink Floyd the visual documentary, [Updated ed.], London :, Omnibus,, 1994, ISBN 0-7119-4109-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]