Il mucchio selvaggio (rivista)

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Il mucchio selvaggio
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità mensile, dal 1996 al 2005 settimanale
Genere stampa nazionale
Formato 21x27
Fondazione ottobre 1977
Sede Roma
Editore Stemax S.r.l.
Direttore Daniela Federico
Sito web
 

Il Mucchio selvaggio. Mensile di musica e cultura indipendente, anche conosciuta semplicemente come Il Mucchio selvaggio, è una rivista periodica italiana, fondata nel 1977 a Roma da Max Stèfani, Paolo Carù e Aldo Pedron. Tutti e tre provenivano da Music Box, la sezione musica della rivista di alta fedeltà Suono.

Si occupa principalmente di musica, cinema e libri. Tratta anche di argomenti di carattere politico e fenomeni di costume ed ha ospitato le vignette di autori di satira italiani.

Nata come rivista mensile nell'ottobre 1977, diventa settimanale nel 1996, per poi tornare mensile dal gennaio 2005.

Storia della rivista[modifica | modifica wikitesto]

Il Mucchio Selvaggio: the rock magazine e la nascita[modifica | modifica wikitesto]

Il mucchio selvaggio fu fondato nel 1977 a Roma da Max Stèfani, Paolo Carù e Aldo Pedron con il sottotitolo programmatico the rock magazine. I tre, che precedentemente avevano curato la sezione Music Box nella rivista Suono, radunarono una serie di collaboratori, alcuni dei quali divennero poi firme importanti della critica musicale italiana. La rivista inizialmente doveva chiamarsi The Wild Bunch, riprendendo il titolo originale inglese del film di Sam Peckinpah, ma fu su consiglio dell'editore che venne preferito il titolo della versione italiana[1]. Il primo numero vedeva articoli e recensioni di Pierangelo Valenti, Alfonso Tentori, Marco Regali, Mauro Quai, Fabio Nosotti, Valerio Marini, Pietro Noè, Marco Longhi, Marco Larghi, Marino Grandi, Daniele Ghisoni, Raffaele Galli, Mariano De Simone, Andrea Carpi, Maurizio Bianchi, Renzo Bagorda. La rivista nacque come mensile ed il primo numero contava 36 pagine al prezzo di 700 lire. Tra gli articoli vi erano articoli su Crosby, Stills, Nash & Young, David Bromberg, The Animals, Jesse Winchester ed una intervista a Neil Young, a cui era dedicata la copertina[2].

La rivista, che si occupava inizialmente soprattutto di classic rock, con alcune finestre dedicate alle nuove tendenze musicali gestite soprattutto da giornalisti come Maurizio Bianchi e Claudio Sorge, manteneva un profilo underground e contro la musica mainstream, conquistando un pubblico dai gusti alternativi alla musica dominante. Fu nel luglio/agosto del 1980 che si consumò la prima scissione della rivista, causata da un presunto conflitto di interessi di Carù, che contemporaneamente gestiva un negozio di dischi a Gallarate, permettendo così a Stefani di concentrare su di se la gestione del magazine. Con il cambio di marcia, Il Mucchio vide un cambio redazionale, con giornalisti più importanti ed altri indirizzati verso la New wave e l'aumento delle sue pagine. È di questo periodo l'introduzione Federico Guglielmi tra le file della redazione, con la sua rubrica sulla New wave Shack[1]. Dalla scissione redazionale nacque invece la rivista L'ultimo buscadero, diretta da Aldo Pedron[3].

Negli anni successivi, Il mucchio selvaggio apre le porte a nuovi argomenti, con rubriche che andavano dal fumetto, al cinema, alla politica, tentando di dare così un'impronta più ad ampio raggio della "cultura rock".

Nel 1988, la redazione vide la fuoriuscita di gran parte dello staff, che andarono a fondare la rivista Velvet[4]

1996: Il Mucchio diventa settimanale[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre del 1996, con il numero 224, Il Mucchio Selvaggio diventa settimanale[5].

2011: Il Mucchio Selvaggio e i finanziamenti pubblici all'editoria[modifica | modifica wikitesto]

La rivista nel 2011, secondo le dichiarazioni dell'allora direttore Max Stefani, rischia la chiusura per i tagli all'editoria in forma retroattiva operati dal governo Monti. Subentra Daniela Federico alla direzione della testata che offre una versione ben diversa da quella di Stefani descrivendo lo scenario di un divorzio clamoroso in atto che si consumerà soprattutto a colpi di battute sui social network proseguendo con una campagna di supporto e sottoscrizione rivolta ai lettori della rivista ai quali vengono chiesti altri soldi [6]. Ma i soldi non sono solo quelli della sottoscrizione, ed è proprio Eddy Cilìa, storico collaboratore della rivista per più di 20 anni, a raccontarlo a Lettera 43 «Io e altri ex collaboratori contestiamo l'uso che negli anni è stato fatto dei fondi pubblici, prendendo in giro i lettori, cui si chiedeva di abbonarsi per salvare la rivista, e noi giornalisti, pagati miseramente mentre Federico e Max Stefani facevano quello che volevano con i soldi dello Stato» [7]. Il Mucchio selvaggio ha usufruito sin dall'inizio dei finanziamenti pubblici all'editoria, fino al 2003 ha ottenuto 516.456,90 euro [8]. Nel 2010 i finanziamenti erano già scesi a 364.552,76 euro [9] mentre nel 2013 ha ottenuto solamente 8.770,97 euro [10]

Collaboratori[modifica | modifica wikitesto]

Fra gli altri, hanno collaborato alla rivista Riccardo Bertoncelli, Eddy Cilìa, Massimo Cotto, Federico Guglielmi, Ernesto De Pascale, Luciano Ligabue, Gianni Canova, Eleonora Bagarotti, Alessandro Robecchi, John Vignola, Sciltian Gastaldi, Andrea Scanzi e Mauro Biani.

Il Mucchio Selvaggio: la casa editrice[modifica | modifica wikitesto]

Come casa editrice ha pubblicato vari allegati (Subway e altri), alcuni libri (The Sound of The City di Charlie Gillett, Il rock di David Buxton, The Italian Letter di Peter Eisner e Knut Royce) e dal 2001 al 2014 il supplemento trimestrale (poi semestrale) Mucchio Extra, dedicato ad approfondimenti sulla storia del rock, con monografie, interviste e selezioni di album per genere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]