Rai Pubblicità

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Rai Pubblicità S.p.A.
Logo
Stato Italia Italia
Forma societaria Società per azioni
Fondazione 1926 a Milano
Sede principale Torino
Gruppo RAI - Radiotelevisione italiana
Persone chiave
Settore telecomunicazioni
Prodotti Spazi pubblicitari su:
Sito web

Rai Pubblicità (precedentemente nota come Sipra), è una società per azioni italiana, concessionaria per la pubblicità sulla Rai.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Rai Pubblicità è la concessionaria del gruppo Rai che gestisce in esclusiva la pubblicità su tutti i mezzi (radio, tv e web) e le piattaforme Rai. Accanto all'offerta radiotelevisiva, Rai Pubblicità è inoltre presente nel circuito pubblicitario legato alle sale cinematografiche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Logo Sipra in uso fino al maggio 2013.

Nata il 9 aprile 1926 come acronimo di Società Italiana per la Pubblicità Radiofonica Anonima, ai suoi esordi Sipra si colloca nel mercato pubblicitario radiofonico, per poi ampliare le attività alla carta stampata e successivamente alla televisione.

Tra gli azionisti vi sono la SIRAC, costruttrice di apparecchi radio, l'URI[2], concessionaria esclusiva delle trasmissioni radiofoniche (diventerà EIAR nel 1927 e RAI - Radio Audizioni Italiane nel 1944) e Arnoldo Mondadori, che ne divenne il primo presidente. Nel 1933, dopo la crisi economica del 1929, l'IRI assume il totale controllo e la Sipra da quel momento si lega al settore pubblico.

In quegli anni di difficile situazione economica, Sipra rivolge gli investimenti verso la carta stampata, acquisendo la pubblicità sul Radiocorriere TV. Con la guerra verranno interrotte le strategie di sviluppo, che verranno riprese nel dopoguerra, quando Sipra procederà parallela allo sviluppo della Comunicazione d'Impresa, inserendosi nel settore del Cinema e istituendo la “Palma d'oro” per i film pubblicitari e acquisendo il circuito cinematografico Publicitas.

La storia di Sipra procede poi parallela a quella di Rai e alla nascita e sviluppo della televisione.

Il 28 aprile 1949 diventa Società Italiana Pubblicità p.A..

A metà degli anni '50 infatti, Rai possedeva il 30% del pacchetto azionario di Sipra insieme a Iri, che ne deteneva il 70%. Nel 1975 Rai acquisisce la totalità delle azioni Sipra.

L'atto di Concessione da parte del Ministero delle Poste disciplinava in modo rigido l'uso per la RAI degli spazi pubblicitari che non potevano superare il tetto del 5% dell'intero tempo di palinsesto. Era diffuso il timore che un eccesso di pubblicità televisiva avrebbe potuto sottrarre risorse agli altri media (giornali, cinema, manifesti) e la televisione era considerata come uno strumento con intenti principalmente informativi e pedagogici.

Carosello, la pubblicità e la comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957 nasce Carosello, il primo programma pubblicitario televisivo, pietra miliare nella storia della comunicazione e della pubblicità in Italia che ottenne un grande successo per oltre vent'anni. Il successo di Carosello[3] consolida il legame tra Sipra e la pubblicità, che porta avanti l'attività di concessionaria unica per la RAI.

Carosello fu un prodotto unico e innovativo nel suo genere, che segna una pietra miliare nella storia della comunicazione italiana, tanto che nel 1971 venne presentato al MOMA di New York.

La Sipra si trovò a detenere un notevole potere, quando, dopo il successo di Carosello, l'offerta di spazi per la pubblicità televisiva era rimasta rigida, mentre da parte del mercato le richieste erano cresciute a dismisura.

La Sipra gestiva la pubblicità dei seguenti giornali e periodici di partito; Il popolo della DC, L'Unità e Rinascita del PCI, l'Avanti! e Mondoperaio del PSI, l'Umanità del PSDI e Ragionamenti del PLI. Nel 1971 acquisisce la raccolta pubblicitaria del gruppo Rusconi.

Sul fronte della pubblicità e della comunicazione, Sipra istituisce nel 1963 il Centro di Documentazione a Torino (oggi Bibliomediateca e Centro Documentazione "Dino Villani"[4]), focalizzato sulla pubblicità e sulla comunicazione d'impresa.

Gli anni ottanta e le TV commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo le sentenze della corte costituzionale del 1974 e del 1976 aprirono la strada alle Tv locali. Sul mercato della pubblicità televisiva si creò una strana discrasia. La Sipra, e per essa la Rai si concentrarono sempre più con una clientela pubblicitaria formata da grandi aziende: le televisioni private, invece, raccoglievano la pubblicità di imprese piccolissime.

Un significativo cambiamento avvenne nel 1980, quando Publitalia '80, la concessionaria del Gruppo Fininvest, cambiò completamente le strategie della raccolta pubblicitaria, rivolgendosi specialmente alle medie imprese. In questi anni infatti la situazione nel mondo della pubblicità televisiva si era arricchita di nuovi attori e si era complicata a seguito della nascita delle TV commerciali, in particolare a seguito della concentrazione delle tre principali reti commerciali nelle mani del Gruppo Fininvest. L'acquisizione di notevoli introiti pubblicitari dovuti anche alla mancanza di vincoli a cui era soggetta la Rai portano come conseguenza l'abbandono da parte di Sipra della stampa e delle TV Locali.

Il vuoto legislativo fu colmato dalla cosiddetta Legge Mammì[5], promulgata con lo scopo di disciplinare il sistema radiotelevisivo pubblico e privato.

Qualche anno dopo, il consiglio dei Ministri, anche per ottemperare a precise indicazioni degli organi dell'Unione Europea, nell'ottobre 2006 ha approvato il disegno di legge presentato dal ministro Paolo Gentiloni come riforma della legge Gasparri, che regola l'emittenza radio-televisiva, con introduzione di più efficaci norme indirizzate a porre un limite antitrust per mercato televisivo e a sciogliere il nodo centrale della ripartizione della pubblicità televisiva.

Il minimo garantito[modifica | modifica wikitesto]

La vecchia Sipra poteva subordinare l'accettazione di nuovi clienti all'acquisto di "pacchetti", comprendenti anche la pubblicità su giornali. Fu pertanto in grado di offrire a quotidiani e riviste di partito contratti con la clausola minimo garantito che da osservatori indipendenti furono considerati una forma di condizionamento della vita politica. La Sipra ebbe l'avvertenza di allargare questa tutela ad un arco abbastanza allargato di pubblicazioni di partito. Pertanto la contestazione di questa pratica avvenne solo da parte di gruppi ristretti.[6]

Rai Pubblicità oggi[modifica | modifica wikitesto]

Oggi la società gestisce in esclusiva la pubblicità sulle reti televisive Rai. Ha inoltre la gestione della pubblicità dei principali circuiti cinematografici in Italia.

È rappresentante italiano del Cannes Lions International Advertising Festival, manifestazione internazionale dedicata al mondo pubblicitario, che premia campagne radio e Tv, spot, pubblicità on line e siti web. Dal 1997 Sipra promuove inoltre il concorso annuale I Giovani Leoni, con cui vengono premiate le migliori campagne pubblicitarie di giovani sotto i 30 anni.[7]

Ha inoltre creato Radiofestival il premio che, dal 1992, si rivolge alla pubblicità radiofonica, coinvolgendo nelle votazioni anche i radioascoltatori.[8]

Dal 6 maggio 2013 la Sipra produce il nuovo programma televisivo Carosello Reloaded, in onda su Rai 1, creato allo scopo di raccogliere l'eredità di Carosello.

Dal 27 maggio 2013 la Sipra cambia ragione sociale in Rai Pubblicità.

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

Rai Pubblicità ha sede legale in Torino e sedi operative in varie città[9]:

  • Torino: via Cavalli, 6 (CAP 10138)
  • Milano: corso Sempione, 73 (CAP 20149)
  • Roma: via degli Scialoja, 23 (CAP 00196)
  • Venezia: via A. da Mestre, 19 (CAP 30174)
  • Bologna: viale della Fiera, 13 (CAP 40127)
  • Napoli: via Orazio, 22 (CAP 80122)

Mezzi di comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente Rai Pubblicità è la concessionaria per la pubblicità di:

Canali televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Canali radiofonici[modifica | modifica wikitesto]

Altri[modifica | modifica wikitesto]

Rai Pubblicità coordina inoltre la pubblicità di:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Organizzazione Rai Pubblicità al 13 gennaio 2014, raipubblicita.it. URL consultato il 30 marzo 2014.
  2. ^ L'URI nasce il 27 agosto 1924 in conseguenza del Regio Decreto 1067/1923 che affidava allo Stato l'esclusiva sulla radioaudizione circolare da esercitare tramite società concessionarie
  3. ^ P. Ambrosino, D. Cimorelli, M. Giusti (A cura di). Non è vero che tutto fa brodo. Milano, Silvana Editoriale, 1976
  4. ^ Teche Rai - Biblioteche
  5. ^ Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 9 agosto 1990, n. 185
  6. ^ * un atto del parlamento italiano
  7. ^ Sipra - Cannes Lions
  8. ^ radiofestival.it
  9. ^ Contatti e Sedi - Rai Pubblicità, raipubblicita.it. URL consultato il 23-3-2017.
  10. ^ Televideo nazionale - pag. 457 (6/6), televideo.rai.it. URL consultato il 22-12-2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Menduni. La Televisione. Il Mulino, Bologna, 1998.
  • Franco Monteleone. Storia della radio e della televisione in Italia. Marsilio, Venezia, 1992.
  • Gianni Boari. Accadde in Tv. Pagine Editore, Roma, 2006. ISBN 8875571708
  • Marco Gambaro. Economia della Televisione. Il Mulino, Bologna, 1992.
  • Aldo Grasso. La scatola nera della pubblicità. Sipra Editore, Torino, 2001.
  • A. Castagnoli. Le antenne della pubblicità, in Carosello 1957-1977.
  • P. Ambrosino, D. Cimorelli, M. Giusti (a cura di).Non è vero che tutto fa brodo. Silvana Editoriale, Milano, 1976.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]