Il Borghese

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« Il Borghese. Imparate a disprezzare la democrazia con rispetto. »

(Motto del giornale)
Il Borghese
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità Quindicinale (1950-1954)
Settimanale (1954-1993)
Mensile (dal 2007)
Genere Politica e cultura
Fondatore Leo Longanesi
Fondazione 15 marzo 1950, 1994, 1997, 2007
Chiusura 1993, 1994, 2000
Sede Milano (1950-1957)
Roma (1957-1993, dal 2007), Torino (1997-2000)
Editore Longanesi-Rizzoli Editore joint venture (1950-1955)
Longanesi (1955-1957)
"S.r.l. XX Settembre editrice de Il Borghese" (1957-1993, 1994)
"Quarto Potere S.p.A." (1997-2000)
"Pagine editore" (dal 2007)
Diffusione cartacea si
Direttore Leo Longanesi (1950-1957)
Mario Tedeschi (1957-1993)
Vincenzo Maddaloni (1994)
Vittorio Feltri (1998)
Claudio Tedeschi (dal 2007)
ISSN 0006-775X (WC · ACNP)
Sito web
 
Irpinia 1930, opera di ricostruzione post terremoto.

Il Borghese è un periodico politico e culturale, espressione dell'area culturale della destra, fondato come settimanale a Milano dallo scrittore Leo Longanesi nel 1950[1] e pubblicato fino al 1993. La testata ha ripreso le pubblicazioni più volte per brevi periodi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione e primi anni[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di realizzare un settimanale anticonformista (cioè slegato dalle appartenenze politiche) ma ad ampia diffusione nacque nel 1947[2]. Longanesi non si riconosceva nell'Italia uscita dalla guerra. Rimaneva legato a un'Italia risorgimentale e riconosceva nella borghesia dell'Ottocento la spina dorsale della società italiana[3] Nel pensiero di Longanesi, la borghesia è un'etica della responsabilità più che una condizione socio-economica[4].

La sua nuova creatura doveva essere diversa da quelle - tra cui Omnibus - che lo avevano reso famoso. Per questo motivo:[5]

  • Stampò la rivista in macchina piana e non in rotocalco;
  • Gli articoli non furono accompagnati da fotografie, ma da disegni, fregi e da riproduzioni d'arte;
  • Sostituì il formato lenzuolo con quello della rivista inglese «The Economist», più ridotto (di conseguenza la foliazione risultò di 32 pagine contro le 16 di media di «Omnibus»).

Anche la carta utilizzata fu diversa: Longanesi utilizzò la stessa carta con cui stampava i libri della casa editrice, una carta di colore giallo paglierino.

Il Borghese non era tutto della Longanesi & C.: la proprietà era divisa al 50% tra la Longanesi[6] e la Rizzoli[7].

Il primo numero uscì il 15 marzo del 1950: conteneva articoli di Indro Montanelli[8], di Giuseppe Prezzolini e del giovane Giovanni Spadolini[9]; quest'ultimo poco tempo dopo passò a collaborare con «Il Mondo» di Mario Pannunzio. Dal sesto numero iniziò la collaborazione di Mario Tedeschi, che si rivelò fondamentale per la testata[9]. La tiratura dei primi due numeri fu di 15 000 copie. Longanesi aveva chiamato a collaborare sia gli amici di vecchia data (oltre a Montanelli e Prezzolini figurava anche Giovanni Ansaldo, che curò la rubrica «Dizionario degli Italiani»); sia gli intellettuali a lui coetanei (Camillo Pellizzi, Gaetano Greco Naccarato, Gaetano Baldacci, Luigi Bartolini, Alberto Savinio, Adriano Tilgher); sia gli allievi provenienti da Omnibus: Irene Brin, Ennio Flaiano[10], Henry Furst, Orsola Nemi. Nei numeri seguenti apparvero le firme di Colette Rosselli, Goffredo Parise, Nantas Salvalaggio, Luigi Compagnone, Elena Canino, Giovanni Artieri, Enrico Fulchignoni e Mario Monti (proveniente da Il Libraio, di cui era stato redattore capo). Quanto a Indro Montanelli, la sua collaborazione al primo numero fu un unicum, poiché fino alla fine del 1953 rimase all'estero come inviato speciale del Corriere della Sera. Dal 1954 avviò una collaborazione continuativa con il periodico. Montanelli firmò i suoi articoli sotto gli pseudonimi di Adolfo Coltano[11] e Antonio Siberia. Nello stesso anno cominciò ad apparire la firma di Gianna Preda, (vero nome Giovanna Predassi, 1921-1981). Nel 1956 Longanesi e Montanelli diedero una descrizione opposta della Rivolta d'Ungheria; i rapporti tra i due si raffreddarono. Montanelli interruppe la collaborazione al Borghese[12].

Nel suo primo anno la rivista era divisa in due parti. La prima conteneva gli articoli sui temi più importanti; nella seconda comparivano scritti minori, rubriche, rassegne di arte e cultura, recensioni bibliografiche e discografiche.

Le inconfondibili copertine della rivista, disegnate personalmente da Leo Longanesi, facevano come da presentazione a numeri spesso illustrati da un solo disegnatore. Il 1º giugno 1953 fu inaugurato l'inserto fotografico (poi chiamato Omnibus), che divenne in breve tempo uno dei tratti distintivi della testata. Dal 15 aprile 1954 anche la rivista principale cominciò a pubblicare fotografie; la copertina abbandonò la carta paglierino per passare alla carta lucida. Si abbandonò il bianco e nero per passare al colore. Fu deciso anche un cambio di periodicità: da quindicinale a settimanale. Le vendite salirono a 40-50.000 copie[13]. In quell'anno apparve una copertina che divenne famosa: una donna in carne sotto la doccia si strofinava la schiena con una saponetta tricolore (30 luglio)[14]. Mario Tedeschi ricorda con quanta cura Leo Longanesi realizzava le immagini che apparivano sul giornale:

« Il procedimento era particolarissimo. Leo realizzava il disegno e lo passava poi ad un artigiano, Pagano, che eseguiva l'incisione sul legno di bosso. Questa incisione veniva poi fotografata e ingrandita, per essere colorata. Quindi passava al tipografo. »

(Mario Tedeschi, "Uno stile, un giornale. Quattro disegni di Leo Longanesi". Il Borghese, Roma, 1980.)

Negli anni 19541955 furono proposti al pubblico disegni di Saul Steinberg, Edvard Munch, Toulouse-Lautrec, Marc Chagall, Charles Baudelaire, Giovanbattista Dalla Porta. Alcuni numeri invece furono illustrati in modo tematico, come per esempio immagini popolari di cataloghi, libri e riviste dell'Ottocento. Come risulta dallo stesso titolo, il periodico doveva ispirarsi agli ideali della borghesia, ritenuti da Longanesi: l'onestà, la parsimonia, la laboriosità, la moderazione, nonché la triade Dio, Patria e Famiglia. La posizione culturale del «Il Borghese» era improntata ad una critica serrata della modernità e al rifiuto dei nuovi valori consumistici[15]. Una delle rubriche più lette della rivista era "Ricordi di ottant'anni fa" di Liliana Scalero.

Il Borghese ebbe un immediato successo anche perché si pose subito in posizione critica verso i centri del nuovo potere politico[16]. Le fotografie dell'inserto centrale, fustiganti la classe politica dell'epoca, furono così famose che, in quel periodo, una fotografia corrosivamente satirica veniva chiamata per antonomasia "da Borghese". La rivista, fortemente critica verso il conformismo imperante, si attirò nemici sia a destra che a sinistra. Giovanni Monti, socio di Longanesi, gli propose di staccarla dalla casa editrice (erano entrambi soci al 50%) e di sottoscrivere un aumento di capitale. Longanesi non accettò la proposta, si ritrovò fuori dal nuovo consiglio di amministrazione e lasciò la società. Abbandonando la casa editrice che portava il proprio nome Longanesi si portò via Il Borghese pagandolo 5 milioni di lire.

Dopo l'uscita dalla casa editrice, Longanesi si ritrovò a diventare editore in proprio del Borghese. Trovò nuove fonti finanziarie a Roma[17] e prese il Borghese tutto sulle proprie spalle. La nuova denominazione sociale fu: «S.r.l. XX Settembre editrice de Il Borghese», con sede in via Bigli 15, a Milano[18].

I «Circoli del Borghese»[modifica | modifica wikitesto]

Il Borghese creò un lettorato molto fedele. I lettori chiesero, tramite le loro lettere, al periodico di non limitarsi alla critica dello status quo, ma di assumere anche un atteggiamento propositivo. Così nacquero i Circoli del Borghese: strutture organizzative con la funzione di rappresentare chi non si sentiva rappresentato dalle forze politiche del tempo[19] Nel 1955 i Circoli del Borghese sorsero in varie città italiane. Il Borghese suggerì ai membri dei vari circoli di discutere attorno al libro di Ernest Renan, Che cos'è una nazione?. L'11 giugno 1955 si tenne l'assemblea nazionale dei Circoli a Milano. Venne fondata la “Lega Fratelli d'Italia”,[20] movimento che si proponeva di dare ai borghesi italiani il senso della loro forza e delle loro capacità,[21] ma il progetto terminò ancor prima della morte di Longanesi, avvenuta prematuramente nel settembre 1957. Nel dicembre 2013, più di mezzo secolo dopo la fine della prima esperienza, la rete dei Circoli del Borghese venne rifondata su iniziativa del direttore, Claudio Tedeschi, e dell'editore Lucarini.[22] Il primo circolo della nuova stagione, intitolato alla memoria di Luciano Cirri, è stato fondato a Roma da Massimiliano Pirandola. Il coordinatore nazionale della rete dei Circoli del Borghese è, invece, il giornalista Riccardo Corsetto.

La direzione Tedeschi e Preda (1957-1993)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la scomparsa di Longanesi, Mario Tedeschi e Gianna Preda rilevarono dagli eredi la proprietà della testata. Tedeschi, che aveva una quota maggiore, diventò direttore, Gianna Preda redattore capo. La sede del settimanale fu trasferita da Milano a Roma. Sotto la direzione di Tedeschi, Il Borghese si distinse come un foglio spesso impegnato in campagne a sfondo etico e morale: a testimonianza di ciò, si può ricordare il Dizionario del malcostume, pubblicato dallo stesso Tedeschi nel 1962[23]. Nel contempo, il Borghese cominciò a trattare più da vicino gli avvenimenti politici. I lettori del Borghese, come spiegò Tedeschi, sono «i conservatori, i quali in Italia hanno, appunto, poco o nulla da conservare, tolto un bene: la libertà. Essere conservatori oggi in Italia vuoi dire appunto conservare la libertà in vista di un domani migliore». Punti di forza del settimanale erano, oltre all'inserto fotografico e alle numerose inchieste (firmate da Luciano Cirri, Giuseppe Bonanni, Claudio Quarantotto ed altri), la “Posta dei lettori” curata da Gianna Preda. Tedeschi assunse nuovi giornalisti come Edgardo Beltrametti, Alberto Giovannini, Mino Caudana, Piero Buscaroli e Alberto De Stefani[24]. Per un certo periodo figurò tra i collaboratori anche Giovannino Guareschi, che arrivò al Borghese dopo la chiusura del «Candido» (1961).

Le inchieste del Borghese aprirono uno squarcio sul tema del malcostume e della corruzione della classe politica. Il settimanale anticipò di diversi decenni l'inchiesta "Mani Pulite". Il 30 dicembre del 1965 la pubblicazione di un'intervista concessa da Giorgio La Pira a Gianna Preda portò nello stesso giorno alle dimissioni del Ministro degli Esteri Amintore Fanfani[25], titolare della Farnesina nel secondo governo Moro: La Pira aveva affermato che Fanfani era occultamente "appoggiato da tutti", anche da neofascisti e Partito comunista[25].

A partire dal 1971-72 Tedeschi schierò politicamente Il Borghese. Quell'anno il giornalista fu eletto al Senato per il Movimento Sociale Italiano. Fu forte la tentazione di fare del settimanale l'organo di stampa della sua formazione politica. Nel 1976 la corrente di Tedeschi operò una scissione nell'MSI. Dal 1977 al 1979 il periodico divenne l'organo ufficioso di Democrazia Nazionale, il movimento di fuoriusciti dall'MSI che Tedeschi aveva contribuito a fondare.

Nel 1981 morì Gianna Preda, che aveva avuto grande seguito con i suoi libri e le sue interviste.

Deceduto anche Mario Tedeschi nel 1993, Il Borghese cessò le pubblicazioni.

Le edizioni del Borghese[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni '60 Tedeschi e la Preda fondarono una casa editrice, la "Edizioni de Il Borghese" che si affiancò al giornale e pubblicò i libri dei collaboratori e anche di noti autori stranieri anticonformisti, come Vintila Horia e Salvador de Madariaga[26]. La società editrice pubblicò per prima il libro Ritratti di coraggio del futuro presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy[27]. Successivamente venne fondato il trimestrale di cultura "La Destra" che raccolse le migliori firme della cultura di destra.

Alla fine degli anni '70 la "Edizioni de Il Borghese" fu rilevata dalla «Ciarrapico Editore» di Giuseppe Ciarrapico.

Il primo ritorno: 1994[modifica | modifica wikitesto]

La testata ideata da Leo Longanesi ritornò in edicola nel giugno del 1994, con significativi cambiamenti rispetto al settimanale diretto da Mario Tedeschi, sia nella linea politica che nella veste grafica. Il Borghese diretto da Vincenzo Maddaloni pubblicava poche fotografie e molti disegni, con il recupero di quelli originali di Leo Longanesi. La linea politica, che non si riconosceva nella storia recente del giornale, era ispirata a quel neocentrismo, insofferente del "nuovo che sa tanto di vecchio", che ebbe in Indro Montanelli e nella sua Voce l'esponente più autorevole.

Fu lo stesso Montanelli ad aprire il primo numero della nuova serie. Nel suo pezzo ricordava come nacque, intorno a un tavolo di un'osteria milanese, il primo Borghese: quello che visse tra il 1950 e il 1957 (anno della morte di Longanesi). Con Montanelli apparvero un nutrito stuolo di firme care al giornalismo riformista, come quelle di Sergio Romano, Pietro Ostellino, Giuseppe De Rita, Fausto Bertinotti, Massimo L. Salvadori, Massimo Cacciari, Franco Cardini, Vittore Branca. Il direttore, Vincenzo Maddaloni, era una firma laica del settimanale cattolico Famiglia Cristiana. Promise che il "suo" Borghese sarebbe stato sferzante come "lo fu il giornale di Longanesi". Nell'editoriale del primo numero, intitolato "Da dove ricominciamo", scrisse che "il Borghese che rinasce vuole anche essere l'approdo per le navicelle dell'intelligenza". "Un viaggio per tutti impervio" concludeva Maddaloni "ma è necessario compierlo al fine di intravedere un orizzonte. Con un'unica regola valida per tutti: le opinioni sono sacre e tutte le restrizioni alla libertà sono un delitto". Nonostante le vendite (una media di 40 mila copie), prevalse la volontà politica di farlo ritornare ad essere la voce della destra conservatrice. Il direttore venne rimosso e il settimanale cessò di nuovo le pubblicazioni.

Il nuovo Borghese[modifica | modifica wikitesto]

Il Borghese rinacque nel 1997 grazie all'investimento di due imprenditori torinesi, Walter Altea e Massimo Massano (ex deputato del MSI-DN), riuniti nella «Quarto Potere spa». I proprietari fissarono la nuova sede del settimanale a Torino (in via Principe Tommaso, 30) e ne affidarono la direzione a Daniele Vimercati, con Federico Guiglia vicedirettore (prelevato dalla redazione romana del Giornale). Il settimanale di Vimercati puntò ai lettori di Alleanza Nazionale e della Lega Nord, considerati i principali movimenti anti-sistema della politica italiana degli anni novanta. Le vendite diedero ragione a Vimercati: Il Borghese ritornò ad avere una posizione preminente tra i settimanali d'area.

Nel 1998 l'editore acquisì Lo Stato, periodico di destra guidato da Marcello Veneziani e fuse i due settimanali. Vimercati, in dissenso sul progetto, lasciò la direzione. Dopo una breve parentesi con Federico Guiglia, in settembre Il Borghese ripartì con Vittorio Feltri direttore (già direttore de L'Indipendente e Il Giornale) con Veneziani come direttore editoriale (e responsabile di un inserto autonomo: "Lo Stato delle idee"). Feltri cercò di trasformare il periodico nel settimanale dei lettori del "Giornale", tanto da modificarne la testata in "La Voce Borghese" (26 maggio 1999). Il progetto però non decollò; l'anno dopo Feltri lasciò l'opera incompiuta per accettare l'incarico di direttore editoriale della nuova testata QN Quotidiano Nazionale del gruppo Riffeser-Monti.

Il Borghese dopo il 2000[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 Claudio Tedeschi, figlio di Mario, intraprese l'ambizioso progetto di raccogliere su Internet l'intera collezione dell'archivio storico del Borghese ed iniziò a pubblicare (sia sul web che su carta) una nuova edizione della rivista (Claudio Tedeschi Editore), prima con periodicità semestrale, poi trimestrale, infine mensile. Il progetto però non riscosse il successo sperato.

Dal 2007 il direttore responsabile del Borghese è Claudio Tedeschi. La rivista è pubblicata mensilmente dalla casa editrice Pagine con direttore editoriale Luciano Lucarini.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

L'omino con la pistola pronto al duello, simbolo della rivista.

...

Firme[modifica | modifica wikitesto]

Scrittori, giornalisti e artisti che collaborarono a "Il Borghese" nel periodo 1950-1993.

Scrittori, giornalisti e artisti che collaborarono a "Il Borghese" dal 1997 ad oggi.

Pagine scelte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Breve biografia di Leo Longanesi
  2. ^ R. Liucci, L'Italia borghese di Longanesi, Venezia 2002, p. 46.
  3. ^ R. Liucci, op. cit.
  4. ^ Piero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), con scritti di Mariuccia Salvati e Pier Giorgio Zunino, Longanesi e Italiani, Faenza, Edit Faenza, 1997.
  5. ^ R. Liucci, op. cit., pp. 17-18.
  6. ^ Leo Longanesi era proprietario del 50% della casa editrice; l'altro 50% era in mano all'industriale Giovanni Monti.
  7. ^ Piero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), op. cit..
  8. ^ Parte degli articoli che Montanelli scrisse per Il Borghese sono stati raccolti in Indro Montanelli, Lettere a Longanesi (e ad altri nemici), Milano, 1955.
  9. ^ a b «Il Borghese», puntata del 15 novembre 2008
  10. ^ La collaborazione di Flaiano però si interruppe poco tempo dopo.
  11. ^ Chiaro il riferimento al campo di prigionia in cui, nei mesi successivi alla Liberazione, erano stati rinchiusi numerosi appartenenti alla R.S.I.
  12. ^ La riconciliazione avvenne nell'estate del 1957, un mese prima della morte di Longanesi.
  13. ^ R. Liucci, op. cit., p. 19.
  14. ^ R. Liucci, op. cit., p. 122.
  15. ^ Liucci, op. cit., p. 170.
  16. ^ Il termine partitocrazia si affermò successivamente.
  17. ^ Secondo Giovanni Ansaldo i nuovi finanziamenti provennero dalla Confindustria.
  18. ^ Non c'è dubbio che la ragione sociale avesse una forte impronta risorgimentale.
  19. ^ Raffaele Liucci, op. cit..
  20. ^ Presidente Leo Longanesi, segretario un venticinquenne Piero Buscaroli. Cfr. Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p. 173.
  21. ^ Liucci, op. cit., p. 140.
  22. ^ "I Circoli del Borghese" tornano a Roma, inaugurazione a Palazzo Ferrajoli
  23. ^ copertina
  24. ^ Liucci, op.cit., pp. 108-109.
  25. ^ a b Fondazione Fanfani: "Una trappola per Fanfani", 31 gennaio 2008
  26. ^ Europa Libreria Editrice
  27. ^ Articolo da camilloblog.it
  28. ^ a b c d e f Marcello Staglieno, Montanelli: novant'anni controcorrente, Milano, Mondadori, 2001, p. 253.
  29. ^ Per Longanesi, la nuova Italia repubblicana sfruttava un simbolo sacro come la bandiera per i propri interessi. Il disegno, apparso in copertina sul Borghese, fece scalpore.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guardiamoci in faccia (1950-1990), Edizioni de Il Borghese, Roma, 1990.
  • Raffaele Liucci, L'Italia borghese di Longanesi, Marsilio, Venezia, 2002.
  • Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo. I grandi giornalisti raccontano la Prima Repubblica, Minerva, Bologna, 2017. ISBN 978-8873818496

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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