Pammone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Nella mitologia greca, Pammone era uno dei diciannove figli di Priamo e di Ecuba, sua moglie, menzionato da Omero nell'Iliade,[1] e dal noto mitografo Pseudo-Apollodoro nella sua Biblioteca.[2] Pur essendo una figura secondaria nella vicenda della guerra di Troia, essa è stata oggetto di un'interpretazione successiva, in particolar modo di Quinto Smirneo, un poeta tardo vissuto tra il III e il IV secolo, il qual s'impegnò a delineare bene la figura di questo personaggio e a fornirgli un ruolo preciso nella guerra.[3]

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, Priamo, il re di Troia ebbe alcuni rapporti con molte delle sue concubine, oltre che con le sue mogli legittime, tra le quali Arisbe, Laotoe e la stessa Ecuba. Da tali unioni egli ebbe cinquanta figli,[4] o, più precisamente, cinquantaquattro.[5] Pammone era uno dei diciannove figli che egli generò con la sua seconda e legittima moglie, Ecuba.[2] I suoi fratelli maggiori erano Ettore, Paride, Deifobo ed Eleno, mentre quelli che gli succedettero furono Polite, Antifo, Ipponoo, Polidoro e Troilo.

Nella guerra di Troia[modifica | modifica wikitesto]

Quando Paride figlio di Priamo fratello di Pammone prese con sé Elena moglie di Menelao, scoppiò una guerra fra la Grecia e i troiani. Pammone era uno dei diciannove figli di Priamo e di Ecuba, che combatté insieme ai suoi fratelli contro le pretese dei sovrani achei. Nell'Iliade non viene ricordato in battaglia, ma solo verso la fine del poema, in cui è severamente sgridato dal padre, dopo la morte del fratello maggiore Ettore. Il che fa pensare che non eccellesse poi molto in guerra, oppure che non obbedisse sempre agli ordini di Priamo.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

La sua fine non è del tutto chiara: per alcuni morì in guerra dopo la morte di Ettore, per altri fu ucciso insieme ai suoi concittadini il giorno della caduta di Troia.
Fonti non ben specificate raccontano che egli venne ucciso in battaglia da Neottolemo, figlio di Achille.

Altri personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il nome di Pammone esiste anche un altro personaggio, ossia guerriero troiano, figlio di Ippaso, il quale viene menzionato sempre da Quinto Smirneo.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Omero, Iliade, libro XXIV, verso 250. La figura di Pammone, nell'Iliade è una semplice comparsa, ma non svolge un ruolo particolare nel poema. Omero lo nomina solamente in un elenco in cui compaiono altri figli di Priamo, altrove sconosciuti.
  2. ^ a b Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro III, 12, 5.
  3. ^ Quinto di Smirne, nel suo grande poema, la Posthomerica, presenta Pammone come un eroe valoroso, sempre pronto a battersi in prima fila, e ucciso solo grazie al tradimento del cavallo di Troia.
  4. ^ Omero, Iliade, libro XXIV, versi 495-497.
  5. ^ Gaio Giulio Igino, Fabula, 90.
  6. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro VI, verso 562.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Omero, Iliade, libro XXIV, versi 250

Moderne[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]