Pisandro e Ippoloco

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Pisandro e Ippoloco
SagaCiclo troiano
Nome orig.
Epitetofuria di guerra (Ippoloco)
1ª app. inIliade di Omero
Sessomaschi

Pisandro e Ippoloco sono due personaggi dell'Iliade, citati nell'undicesimo libro del poema.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Pisandro e Ippoloco erano due giovani fratelli troiani, appartenenti a una stirpe importante: il padre Antimaco era uno dei consiglieri di Priamo, e quando Elena venne rapita da Paride egli fu tra coloro che si opposero a una soluzione pacifica tra Achei e Troiani. Antimaco e i suoi figli erano tra l'altro in ottimi rapporti di amicizia con Paride.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Pisandro e Ippoloco parteciparono alla guerra di Troia con la benedizione del loro padre Antimaco il quale, all'assemblea in cui erano presenti Ulisse e Menelao, aveva convinto il troiano Paride, rapitore della spartana Elena moglie del re greco Menelao, di non restituirla ma anzi di lasciare che la guerra scoppiata avesse pure il suo effetto, convinto com'era che la vittoria fosse sempre dalla parte dei Troiani, a suo giudizio più forti e protetti dagli dei rispetto ai Greci. Pisandro e Ippoloco combatterono insieme sopra un carro fin dall'inizio del conflitto senza mai esporsi al pericolo; ma al decimo anno in una battaglia i due giovani furono assaliti da Agamennone che si rivolse per primo contro Pisandro deciso a colpirlo. Dopo che i due fratelli ebbero rivelato al re la loro natura vile egli, infuriato per l'infausto ricordo del nefasto consigliere Antimaco, colpì Pisandro al petto di lancia facendolo cadere morto al suolo, poi afferrò Ippoloco che era saltato giù dal carro nel tentativo di fuggire e gli tagliò entrambe le braccia con la spada ed infine la testa che fece volare come una trottola girevole lanciata dalle mani di un bambino:

 " Assalse ei dopo
Ippòloco e Pisandro, ambo figliuoli
del bellicoso Antìmaco, di quello
che da Paride compro per molt'oro
e ricchi doni, d'Elena impedìa
il rimando al marito. I figli adunque
di costui colse al varco Agamennóne
sovra un medesmo carro ambo volanti,
e turbati e smarriti; ché pel campo
sfrenaronsi i destrieri, e dalla mano
le scorrevoli briglie eran cadute.
Come lïon fu loro addosso, e quelli
s'inginocchiâr, dal carro supplicando:
- Lasciane vivi, Atride, e di riscatto
gran pezzo n'otterrai. Molta risplende
nella magion d'Antìmaco ricchezza,
d'oro, di bronzo e lavorato ferro.
Di questo il padre ti darà gran pondo
per la nostra riscossa, ov'egli intenda
vivi i suoi figli nelle navi achee. -
Così piangendo supplicâr con dolci
modi, ma dolce non rispose Atride.
- Voi d'Antìmaco figli? di colui
che nel troiano parlamento osava
d'Ulisse e Menelao, venuti a Troia
ambasciatori, consigliar la morte?
Pagherete voi dunque ora del padre
l'indegna offesa. - Sì dicendo, immerge
l'asta in petto a Pisandro, e giù dal carro
supin lo stende sul terren. Ciò visto,
balza Ippoloco al suolo, e lui secondo
spaccia l'Atride; coll'acciar gli pota
ambe le mani, e poi la testa, e lungi
come palèo la scaglia a rotolarsi
fra la turba. "

(Omero, Iliade, libro XI, traduzione di Vincenzo Monti)

La testa di Ippoloco fu spiccata dal busto con tal violenza che ruzzolò molto lontano, suscitando il terrore in molti guerrieri troiani, che fuggirono, ma Agamennone ne uccise un gran numero.

Interpretazione dell'episodio[modifica | modifica wikitesto]

Fra le tante scene belliche del poema, quella che vede come vittime Pisandro e Ippoloco è una delle più conosciute, essendo trattata per parecchi versi, in una sequenza di azioni concitate: lo sbandamento del cocchio, la cattura dei due giovani, le loro inutili preghiere, la rapida uccisione di Pisandro, il tentativo di fuga di Ippoloco stroncato sul nascere e la sua orribile fine.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Una gemma e una ceramica vascolare, entrambe di autore ignoto, raffigurano Agamennone in contemplazione del capo reciso di Ippoloco, collocato su una pasta di vetro: dettaglio che non è in Omero. Gli artisti si sono evidentemente rifatti a qualche fonte letteraria non pervenuta secondo cui Agamennone, ritrovata la testa del giovane troiano, la esibiva come macabro trofeo nella propria tenda insieme al busto, forse anche intenzionato a impedirne la sepoltura; e in tal caso l'anima di Ippoloco non avrebbe potuto raggiungere l'ingresso dell'Ade, come capitava a tutti coloro che restavano senza tomba.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]