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Caletore

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Nella mitologia greca, Caletore (in greco antico: Καλέτωρ, Kalétôr) era il nome di un guerriero troiano, di nobile stirpe, figlio di Clizio, il fedele consigliere e fratello di Priamo, re di Troia. Egli prese parte alla guerra di Troia, le cui origini furono dovute a Paride, cugino di Caletore, il quale, per un capriccio amoroso, decise di rapire la giovane regina di Sparta, Elena. Offeso per l'oltraggio il marito di quest'ultima, Menelao, re di Sparta, chiamò in aiuto il fratello Agamennone e chiese l'appoggio di tutta la Grecia per attaccare la città rivale. Le vicende più importanti di questo conflitto furono poi raccolte e raccontate da Omero nell'Iliade.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia presso le navi achei, col particolare di Aiace Telamonio che uccide Caletore, 1795, disegno tratto dall'Iliade di John Flaxman.

Caletore, ricordato nell'Iliade come un illustre combattente troiano, era figlio di Clizio, figlio di Laomedonte e fratello di Lampo, Icetaone, Titone e del re Priamo. Attraverso il padre, egli era dunque cugino del valoroso eroe Ettore e di Paride, dato che entrambi erano figli di Priamo.

Il nome di sua madre è tuttavia sconosciuto; le poche notizie che riferisce Omero non specificano il suo nome, né tantomeno precisano se egli fosse figlio unico dell'anziano troiano, o avesse altri fratelli. L'unico testo a parlare di questo personaggio è pertanto solo l'Iliade.

Imprese in guerra e morte[modifica | modifica wikitesto]

In seguito allo scoppio della guerra, che vide il fronteggiarsi di due temibili eserciti rivali, Caletore accompagnò i suoi compatrioti nelle mischie più cruente, senza tuttavia mai allontanarsi dal cugino Ettore, il quale si rivelava la vera salvezza per le file troiane.

Durante l'avanzata dei Troiani verso l'accampamento e le navi achee, Caletore fu uno dei primi ad abbattersi sui nemici per appiccare fuoco ai loro navigli. Fu il primo tra tutti i Troiani a gettare la sua fiaccola su una delle navi achee, ma il grande Aiace Telamonio, postosi in difesa di queste ultime insieme al fratello arciere Teucro, trafisse il nemico al petto con la sua lancia. Il giovane Caletore, colpito mortalmente, non poté più avanzare, ma crollò all'indietro lasciando andare la fiaccola, la quale rotolò per terra tra i suoi compagni.

Di fronte alla perdita di un così caro parente, Ettore s'infiammò di dolore e parlò ad alta voce tra le sue schiere e gli alleati dei Troiani:

(GRC)

« Τρῶες καὶ Λύκιοι καὶ Δάρδανοι ἀγχιμαχηταὶ
μὴ δή πω χάζεσθε μάχης ἐν στείνεϊ τῷδε,
ἀλλ' υἷα Κλυτίοιο σαώσατε, μή μιν Ἀχαιοὶ
τεύχεα συλήσωσι νεῶν ἐν ἀγῶνι πεσόντα.
 »

(IT)

« « Teucri e Lici e Dardani, bravi nel corpo a corpo,
non lasciate la lotta in mezzo a simile stretta,
salvate il figlio di Clizio, perché gli Achei non gli tolgano
l'armi, ché cadde battendosi per le navi». »

(Commento di Ettore, Omero, Iliade, libro XV, versi 425-428.)

Poi, furibondo per la perdita di Caletore, scagliò la sua lancia contro il suo assassino, Aiace, ma l'eroe acheo riuscì ad evitarla, cosicché questa si piantò nella testa di Licofrone, suo scudiero, il quale cadde a terra morto, dalla poppa della nave.

Pareri secondari[modifica | modifica wikitesto]

Un altro personaggio con lo stesso nome è menzionato da Omero nell'Iliade; Caletore, infatti, è anche il nome del padre di un valoroso guerriero acheo, Afareo, ricordato di conseguenza col patronimico di Caletoride.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Omero, Iliade, libro XV, versi 419-428.

Traduzione delle fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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