Nuova Hollywood

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Il termine Nuova Hollywood[1] (New Hollywood) designa il periodo di grande rinnovamento del cinema statunitense, avvenuto tra gli anni sessanta ed i primi anni ottanta.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La sua data di nascita è dubbia: alcuni critici sostengono che la Nuova Hollywood sia nata nel 1967 con i film Il laureato e Gangster Story, altri nel 1969 con il grande successo di Easy Rider.[2]

La Nuova Hollywood nacque a causa della crisi che investì Hollywood all'inizio degli anni sessanta, provocata dal crollo degli spettatori - attirati dalla televisione - e dal successo di critica e pubblico dei film provenienti dall'Europa; soprattutto dall'Italia, con la commedia all'italiana e gli spaghetti western, e dalla Francia, con la Nouvelle Vague.[3] Le case produttrici, in contrasto con le tendenze degli spettatori più giovani, continuavano a puntare su film costosi (un caso emblematico Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz con Elizabeth Taylor) e destinati alle famiglie, mentre il contesto sociale interno degli Stati Uniti veniva scosso dalla Guerra del Vietnam (raccontata allora propagandisticamente dalla cinematografia ufficiale da film come I berretti verdi, diretto e interpretato da John Wayne) e dal sempre più divampante clima della contestazione; I produttori, però, analizzano i pochi film che riescono ad avere successo, cogliendo il minimo comun denominatore che li collega fra loro.[4]

Le innovazioni[modifica | modifica wikitesto]

La Nuova Hollywood portò un gran rinnovamento finanziario, produttivo (con la fine della classica integrazione verticale produzione-distribuzione-esercizio), e fece nascere produzioni indipendenti,[5] coinvolgendo incisivamente tra i diversi settori la musica tra tutti, fino ad aprirsi, soprattutto tra la seconda metà degli anni 1970 e i primi anni 1980 (con le prime forme di sfruttamento commerciale e crossmediale e di product placement), ad altre industrie come quella della moda (Basti pensare a Giorgio Armani nel caso di American Gigolò).[6]

La rivoluzione più grande della Nuova Hollywood fu quella riguardante i registi, che diventarono autori come in Europa, e ottennero il completo controllo sui loro film. I registi più rappresentativi della Nuova Hollywood sono ritenuti Martin Scorsese, Brian De Palma, Robert Altman, Woody Allen, Steven Spielberg, George Lucas, Michael Cimino e Francis Ford Coppola. Meritano di essere menzionati anche Jerry Schatzberg, Alan J. Pakula, Arthur Penn, Mike Nichols, Sydney Pollack, Sam Peckinpah, Hal Ashby (autore di Oltre il giardino), Bob Rafelson, Ralph Nelson (autore di Soldato blu). A questi si aggiunsero autori europei come Roman Polański e Miloš Forman.[2]

Dal punto di vista attoriale, invece, la Nuova Hollywood segnò l'avvento di interpreti maschili problematici, molto diversi dallo star system degli anni precedenti, che invece ora rispecchiavano l'uomo qualunque, nei panni di personaggi problematici svolgendo una vita normale e finendo nelle difficoltà della gente comune che li vedeva sul grande schermo[7]: (Robert De Niro, Jack Nicholson, Al Pacino, Dustin Hoffman, Gene Hackman, Warren Beatty, Robert Redford, Christopher Walken, Roy Scheider, Richard Dreyfuss) mentre le attrici diventarono forti e indipendenti senza perdere la loro sensualità, non decisamente coincidente con i canoni estetici delle dive della Hollywood classica e richiedenti un meccanismo d'identificazione da parte del pubblico basato su elementi completamente diversi[8]: (Faye Dunaway, Meryl Streep, Diane Keaton, Liza Minnelli, Sally Field, Glenn Close, Glenda Jackson, Barbara Streisand, Jane Fonda, Gena Rowlands, Mia Farrow).[2] Marlon Brando è l'unico esponente che ha lasciato il segno e ha fatto parte sia della Nuova Hollywood sia del periodo antecedente ovvero il cinema narrativo classico.

I temi[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista delle tematiche la Nuova Hollywood portò alla ribalta argomenti sino ad allora tabù: la solitudine e l'inquietudine giovanili (Cinque pezzi facili, Taxi Driver, Strada a doppia corsia), la sessualità esplicita della donna (Gangster Story), nuovi modi d'intendere i rapporti d'amore (Harold e Maude), la condizione difficile della donna nella società americana (Una moglie, Una donna tutta sola, Non torno a casa stasera), una riflessione critica sulla storia delle minoranze etniche (Il western passerà così all'opposta narrazione revisionista, con Piccolo Grande Uomo, Soldato blu), e sulla guerra (M*A*S*H, Tornando a casa, Il Cacciatore, Apocalypse Now), e un uso molto fitto del turpiloquio (Conoscenza carnale).

Il rinnovamento dei generi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito della Nuova Hollywood i generi cinematografici furono rinnovati e contaminati. Sam Peckinpah portò nel western una violenza mai vista, grazie a William Friedkin e a Don Siegel il poliziesco si fece più realistico (Il braccio violento della legge, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo), il dramma urbano rispecchiava la realtà delle metropoli americane (Taxi Driver, Mean Streets, Un uomo da marciapiede), il film di guerra si mischiò alla commedia (M*A*S*H), il musical divenne più cupo e senza lieto fine (New York, New York)[2] mentre la fantascienza, prima cupa e scientista, scoprì l'epico e il meraviglioso (Guerre stellari).

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 Lo squalo di Steven Spielberg ottenne un grande successo di pubblico e di critica e mostrò come anche la Nuova Hollywood potesse incassare tanto (traguardo raggiunto maggiormente da Spielberg nel 1982 col film E.T. l'extra-terrestre). Ma i film segnarono anche l'inizio della fine di quell'era. Infatti diede il via ai blockbuster, con i quali i produttori tornarono alla carica, riprendendo a produrre film kolossal molto costosi.[2]

Nel 1980, infatti, uscì Toro scatenato, considerato l'ultimo capolavoro della Nuova Hollywood. Nel 1981, infine, il gigantesco flop de I cancelli del cielo, diretto da Michael Cimino, segnò la fine del potere dei registi, che si videro tolto il final cut e dovettero nuovamente lottare con i produttori per raggiungere il controllo completo dei loro film.[2]

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Registi[modifica | modifica wikitesto]

Documentari sulla Nuova Hollywood[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Nuova Hollywood. Dalla rinascita degli anni Sessanta all'era del blockbuster, su drammaturgia.it. URL consultato il 25 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2012).
  2. ^ a b c d e f Geoff King, La Nuova Hollywood. Dalla rinascita degli anni Sessanta all'era del blockbuster, Torino, Einaudi, 2002, pp. 15-18, ISBN 88-06-17190-9.
  3. ^ Douglas Gomery, La nuova Hollywood. Le strutture produttive si rinnovano, in Il cinema americano II, a cura di Gian Piero Brunetta, Torino, Einaudi, 2006, p. 1125, ISBN 88-06-18097-5.
  4. ^ Repubblica/L'espresso, Lezioni di cinema DVD 14 - La new Hollywood-Booklet
  5. ^ Geoff King, op. cit., p. 15-60.
  6. ^ Repubblica/L'espresso, Lezioni di cinema DVD 14 - La new Hollywood
  7. ^ Repubblica/L'espresso, Lezioni di cinema DVD 14 - La new Hollywood
  8. ^ Repubblica/L'espresso, Lezioni di cinema DVD 14 - La new Hollywood

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Geoff King, La Nuova Hollywood. Dalla rinascita degli anni Sessanta all'era del blockbuster, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-17190-9.
  • Franco La Polla, Il nuovo cinema americano, Torino, Lindau, 1996, ISBN 88-7180-118-0.
  • Gian Piero Brunetta (a cura di), Il cinema americano II, Torino, Einaudi, 2006, ISBN 88-06-18097-5.
  • Callisto Cosulich, Hollywood settanta. Il nuovo volto del cinema americano, Firenze, Vallecchi, 1978.
  • Peter Biskind, Easy Riders, Raging Bulls. Come la generazione sesso-droga-rock'n'roll ha salvato Hollywood, Roma, Editoria & Spettacolo, 2007, ISBN 978-88-89036-59-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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