Peter Fonda

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Peter Fonda nel 2009

Peter Henry Fonda (New York, 23 febbraio 1940) è un attore e regista statunitense.

Fa parte di una grande famiglia di attori; è figlio dell'attore Henry Fonda e fratello di Jane, nonché padre dell'attrice Bridget.

Ha ricevuto il Golden Globe per il miglior attore in un film drammatico e la nomination all'Oscar al miglior attore per il film L'oro di Ulisse (1997). È stato inoltre nominato all'Oscar alla migliore sceneggiatura originale per il film Easy Rider, da lui prodotto nel 1969.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Peter Fonda è nato il 23 febbraio 1940 a New York da Henry Fonda e Frances Seymour Brokaw. È di origine olandese, canadese, britannica, italiana e francese. La famiglia Fonda, da parte paterna, era di origine olandese[1], pur avendo come capostipite un italiano immigrato da Genova nei Paesi Bassi nel corso del XV secolo.[2] Nel 1642 alcuni membri di tale famiglia emigrarono in America, e furono fra i primi colonizzatori olandesi che si trasferirono nell'attuale Stato di New York dove fondarono la città che da loro prese il nome di Fonda.[3][1] Da parte materna Peter Fonda è di origine anglocanadese con radici britanniche, francesi e italiane: uno dei suoi antenati, Giovanni Gualdo, era un nobile di Vicenza.[4][5]. La madre, seconda delle cinque mogli del famoso attore, in precedenza era stata sposata con il miliardario George Tuttle Brokaw. Morì suicida il 14 aprile 1950, al compimento del suo 42º anno di età, tagliandosi la gola con un rasoio. La donna era da tempo affetta da problemi mentali e ricoverata al Craig House Sanitarium for Insane a Beacon, New York. Meno di un anno più tardi, al compimento del suo 11º compleanno Peter ha un grave incidente con un'arma da fuoco: si spara accidentalmente nello stomaco rischiando la vita.

È fratello dell'attrice Jane Fonda e padre dell'attrice Bridget Fonda.

Studia recitazione ad Omaha, Nebraska e frequenta la University of Nebraska-Omaha e la Omaha Community Playhouse, il teatro che ha visto l'esordio di attori quali suo padre Henry e Marlon Brando, dove inizia a recitare nella commedia Harvey. In seguito torna a New York e diventa apprendista al Cecilwood Theatre. Un anno dopo debutta a Broadway in Blood, Sweat and Stanley Poole grazie al quale inizia ad ottenere una certa fama.

Si trasferisce a Hollywood per entrare nel mondo del cinema e nel 1963 comincia la sua carriera interpretando un ruolo da co-protagonista in Tammy and the Doctor. L'intensità di Peter impressiona il regista Robert Rossen per il quale recita nel film Lilith - La dea dell'amore (1963). Rossen aveva previsto un attore ebreo nel ruolo di Stephen Evshevsky ma Fonda ottiene ugualmente la parte togliendo gli occhiali dalla faccia del regista e mettendoseli sulla sua in modo da sembrare più "ebreo".

Interpreta ruoli importanti anche ne I vincitori (1963) e in Giovani amanti (1964). Alla metà degli anni sessanta Peter Fonda non è un convenzionale protagonista di Hollywood. Come riferisce la rivista Playboy, Peter ha una "solida reputazione da rinunciatario". Diventa fortemente anticonformista e si fa crescere i capelli lunghi, alienandosi dall'establishment dell'industria cinematografica. Il lavoro desiderabile diviene scarso.

Attraverso la sua amicizia con i membri dei Byrds, Fonda conosce i Beatles e, nell'agosto 1965, fa loro visita nella casa in affitto del gruppo a Benedict Canyon, Los Angeles. Mentre lui e tutti gli occupanti della casa, tranne Paul McCartney, sono sotto l'effetto dell'LSD, Peter rievoca l'incidente che ebbe da bambino nel quale rischiò la vita e ripete ossessivamente la frase "I know what it's like to be dead" ("so cosa significa essere morto"). Queste parole infastidiscono John Lennon e compagni perché in netto contrasto con l'atmosfera della giornata di sole che stanno trascorrendo tra ragazze e LSD. Proprio quella frase viene perciò ripresa dai Beatles e inserita nella canzone She Said She Said contenuta nell'album Revolver del 1966.

In quel periodo Peter Fonda comincia ad essere associato sempre più con la controcultura degli anni sessanta. Il 12 novembre 1966 viene arrestato durante uno scontro tra manifestanti e polizia sulla Sunset Strip, nato da una protesta contro la chiusura del Pandora's Box, un famoso club hippy. È rilasciato senza accuse dopo che dichiara di trovarsi lì solo per filmare il tutto. Sui disordini di quel giorno i Buffalo Springfield scrivono la loro celebre canzone For What It's Worth.

Il primo ruolo ancorato alla controcultura interpretato da Fonda è quello di Heavenly Blues, il protagonista del film I selvaggi (1966). La pellicola viene citata numerose volte, tramite immagini, personaggi o campioni audio tratti direttamente dall'opera cinematografica inseriti nei brani, da diversi gruppi musicali come Primal Scream, Mudhoney, The Magnetic Fields e altri.

Nel 1967, insieme a Dennis Hopper, scrive ed interpreta Easy Rider, considerato il road movie per eccellenza e manifesto della cultura hippie di fine anni sessanta. Il film uscirà solo nel 1969, dopo una lunga e problematica fase di montaggio. Nel settembre del 2007, Fonda ha messo all'asta i cimeli di Easy Rider, tra cui la bandiera USA che decorava la sua giacca ed il timex che indossava nel film.

Nel 1976 interpretò il film Futureworld - 2000 anni nel futuro, sequel del film Il mondo dei robot (1973) e nel 1988 è comparso nella miniserie televisiva di produzione italiana Gli indifferenti, diretta da Mauro Bolognini e tratta dal romanzo omonimo di Alberto Moravia. Nel 2007 ha interpretato la parte di Mephisto nel film Ghost Rider

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Soggetto, sceneggiatore e produttore[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Fonda è stato doppiato da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Enciclopedia del Cinema Treccani (2003)
  2. ^ Patrice Bosworth, Jane Fonda, the private life of a public woman, Houghton Mifflin Harcourt, Boston Boston, New York, 2011, pag. 18, ISBN 978-0-547-15257-8 [1]
  3. ^ Patrice Bosworth, op. cit., pag. 18 [2]
  4. ^ (EN) Ruth L. Woodward e Wesley Frank Craven, Princetonians, 1784-1790: A Biographical Dictionary, Princeton University Press, 14 luglio 2014, ISBN 9781400861262. URL consultato il 9 dicembre 2015.
  5. ^ (EN) Family Tree for Frances Ford Seymour, su Wikitree. URL consultato il 9 dicembre 2015.

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