Città amara - Fat City

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Città amara - Fat City
FatCity-1972-Huston.png
Stacy Keach e Jeff Bridges in una scena del film
Titolo originaleFat City
Paese di produzioneUSA
Anno1972
Durata100 min.
Generedrammatico
RegiaJohn Huston
SoggettoLeonard Gardner (romanzo)
SceneggiaturaLeonard Gardner
ProduttoreRay Stark, David Dworski (produttore associato)
Casa di produzioneColumbia Pictures, Rastar Productions
FotografiaConrad L. Hall
MontaggioWalter Thompson
Effetti specialiPaul Stewart
ScenografiaRichard Sylbert (production designer), Morris Hoffman (set decorator)
CostumiDorothy Jeakins
TruccoJack Young
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Città amara - Fat City (Fat City) è un film del 1972 diretto da John Huston, tratto dal romanzo Fat City di Leonard Gardner, adattato per il cinema dallo stesso autore.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

A Stockton, piccola città della California, la popolazione, che vive in condizioni miserabili è composta nella gran parte di neri e messicani. Nella palestra di pugilato si incontrano due giovani: uno, Billy Tully, ventinovenne, è già un "sorpassato" che rimugina i ricordi delle sue vittorie passate e di una sconfitta che non ha mai accettato; l'altro, Ernie Munger, molto più giovane, crede di avere davanti a sé una sicura carriera, illusioni che due o tre combattimenti disastrosi basteranno a dissolvere.

Infatti dopo qualche tempo ambedue si trovano uniti dalla stessa sorte: proletari del ring e larve di un mestiere crudele che dà poco guadagno. E malgrado i loro sentimenti di orgoglio e di speranza, ne sono entrambi perfettamente coscienti.

Mentre Ernie si trova quasi obbligato a sposare un'amica, Billy coabita con un'alcolizzata, compagna di un afro-americano, che, una volta uscito di prigione, fa valere i suoi diritti.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La sequenza dei titoli di testa è accompagnata dalla canzone Help Me Make It Through the Night, composta e cantata da Kris Kristofferson.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«Dramma iperrealista venato da uno struggente lirismo... ritratto disperato della condizione umana. ... Straordinaria anche la fotografia di Conrad Hall» **** [1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, ed. 1994.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]