In questa nostra vita

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In questa nostra vita
Olivia De Havilland in In This Our Life trailer.jpg
Olivia De Havilland nel trailer
Titolo originale In This Our Life
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1942
Durata 97 min
Dati tecnici B/N
Genere drammatico, noir
Regia John Huston
Soggetto Ellen Glasgow
Produttore David Lewis per Warner Bros
Fotografia Ernest Haller
Musiche Max Steiner
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

In questa nostra vita è un film del 1942 diretto da John Huston, tratto dal romanzo In this our life scritto un anno prima da Ellen Glasgow e vincitore di un premio Pulitzer.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Asa e Lavinia Timberlake sono i genitori di due figlie battezzate con nomi maschili: la dolce Roy, una decoratrice d'interni di successo, è sposata con un medico, Peter Kingsmill, mentre la bella e viziata Stanley è fidanzata con l'avvocato Craig Fleming. La notte prima del loro matrimonio, Stanley fugge proprio con Peter il quale, successivamente, divorzia da sua moglie che lo lascia libero di sposare la sorella. Roy suggerisce a Craig di assumere nel suo ufficio uno studente in legge, Parry Clay, figlio della domestica dei Timberlake, Minerva. William Fitzroy, fratello di Lavinia ed ex socio di Asa nella lavorazione del tabacco, non ha avuto figli dalla moglie Charlotte e ha una predilezione a dir poco morbosa per la fascinosa Stanley. L'uomo è molto ricco e la ricopre di regali, comprandole addirittura un'automobile. William propone a Craig di diventare suo avvocato, a patto però che non prenda più le difese di povera gente sua antagonista in un affare. Quando Craig rifiuta, Roy, ammirata dal suo senso etico, accetta di sposarlo. Intanto a Baltimora (Maryland) il matrimonio fra Stanley e Peter è già in crisi, anche per la tendenza a bere di Peter che purtroppo si suicida. Stanley torna a casa, tramando per riconquistare Craig: si reca nel suo studio con un pretesto e gli chiede di cenare insieme in un ristorante della zona. Lui non le risponde ma la ragazza lo attende ugualmente per più di mezz'ora; non vedendolo arrivare lascia il locale furiosa dopo aver bevuto e guidando spericolatamente verso casa investe e uccide una donna che stava attraversando la strada con il suo bambino, fuggendo via subito dopo. Dei testimoni oculari riconoscono l'auto di Stanley ma quando il giorno dopo la polizia si presenta a casa sua lei dichiara di aver dato la macchina a Parry affinché il giovane potesse lavarla, e conseguentemente Parry viene arrestato. Minerva informa però Roy che suo figlio era rimasto a casa con lei a studiare per tutta la serata e quando Stanley si rifiuta di confessare l'evidenza Craig afferma di aver interrogato il barista del ristorante, il quale l'aveva vista uscire in stato alterato proprio pochi minuti prima dell'incidente. L'avvocato le consiglia di costituirsi ma la sera lei scappa e si reca nella villa degli zii per chiedere aiuto a William. Un medico è appena uscito e l'uomo ha appena scoperto che ha solo sei mesi di vita a causa di un tumore; mentre sta dicendo alla nipote che stavolta non può aiutarla si sente la sirena della polizia che sta sopraggiungendo. Stanley fugge nuovamente ma durante l'inseguimento esce di strada su una curva e muore sul colpo.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo di Ellen Glasgow, per i cui diritti la Warner Bros. aveva pagato 40.000$ descriveva anche l'esplicita passione incestuosa di William per la nipote Stanley, e diversi episodi di discriminazione razziale, due elementi che, su raccomandazione del regista Huston, lo sceneggiatore Howard Koch dovette ammorbidire, per soddisfare le richieste del Motion Picture Production Code. Bette Davis, scelta per il ruolo della scellerata Stanley Timberlake, benché avesse desiderato interpretare la virtuosa sorella Roy, fu insoddisfatta dell'esito finale. "Il libro di Miss Glasgow era splendido," avrebbe ricordato in seguito. "In nessun momento, la sceneggiatura era alla sua altezza". Dello stesso parere era la Glasgow. "Non usò mezzi termini riguardo al film," raccontò la Davis. "Era disgustata del risultato. Non avrei potuto essere in più completo accordo. Una solida storia era stata trasformata in un film inconsistente". Per questa sua insoddisfazione congiurarono altri eventi intercorsi durante la produzione. Nel mezzo delle prove degli abiti e delle acconciature per il film, dopo che le era stato negato un periodo di riposo al termine di Il signore resta a pranzo, fu comunicato alla Davis che il marito Arthur Farnsworth era stato ricoverato nell'ospedale di Minneapolis per una grave polmonite. Tra nebbia e tempeste, il viaggio in aereo, organizzato dall'amico Howard Hughes, si rivelò ricco di insidie, richiedendo due giorni. Tra la preoccupazione per le condizioni del marito e le pressioni dello studio perché ritornasse al più presto al lavoro, la salute della stessa Davis peggiorò al punto che le fu prescritto di tornare a Los Angeles in treno, in modo da potersi prendere qualche giorno di riposo prima di tornare al lavoro. Ancora delusa per aver dovuto interpretare la parte di Stanley, invece di quella di Roy - "Non ero sufficientemente giovane per quel ruolo", avrebbe ribadito la Davis - discuteva e contestava con i produttori ogni aspetto del suo personaggio. Impose a Perc Westmore volgari frangette e un'esagerata curvatura ad arco di Cupido della bocca e pretese che Orry-Kelly ridisegnasse i suoi costumi. In un solo caso, l'attrice contribuì in modo positivo al progetto. John Huston aveva contattato i pochi attori afro-americani adatti al ruolo di Parry Clay, ma nessuno di loro lo aveva soddisfatto. Un giorno, alla mensa dello studio, la Davis notò Ernest Anderson che vi lavorava come cameriere, e intuì in lui aspetto e portamento adatti al personaggio. Convinse Huston a provarlo ed egli fu scelto per la parte. La sua interpretazione gli valse il National Board of Review Award. Tre giorni dopo l'attacco a Pearl Harbor, Huston fu costretto a lasciare la lavorazione per assumere l'incarico presso il War Department e il compito di terminare il film fu assegnato a Raoul Walsh, per quanto il suo nome non figuri nella pellicola tra i credit. Tra egli e la Davis fu subito scontro e l'attrice si rifiutò di seguire le sue indicazioni o ripetere scene già registrate. Successivamente, per una laringite, ella si assentò dal set per diversi giorni. Al suo ritorno, a più riprese il produttore Hal B. Wallis fu costretto a mediare tra la Davis e Walsh, che continuava a minacciare di andarsene. Così tanti furono i rinvii nella lavorazione che questa non si concluse prima di metà gennaio 1942, ben oltre il termine prestabilito. La prima preview fu un disastro, con commenti sfavorevoli degli spettatori, concernenti in particolare pettinatura, trucco e abbigliamento della Davis. Felice di essersi lasciata alle spalle quell'esperienza, e già in procinto di intraprendere la lavorazione di Perdutamente tua, l'attrice non fu per nulla preoccupata da eventuali ripercussioni negative di tale accoglienza sulla sua immagine. Per quanto la riguardava, il prodotto era "mediocre", benché apprezzasse il fatto che l'immagine trasmessa da Parry Clay "fosse quella di una persona fine. Il che fu origine di una notevole soddisfazione per la popolazione nera". Tuttavia, quando nel 1943, prima della distribuzione all'estero, il film fu sottoposto all'esame del Office of Censorship, esso fu disapprovato in quanto "dava per scontato il fatto che in un tribunale la testimonianza di un nero, se in conflitto con quella di un bianco, era destinata a soccombere".

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Sul New York Times, Bosley Crowther lo definì un " film né divertente, né costruttivo." Coglieva che " l'unico elemento degno di nota del film " consisteva nella sua " marginale, ma esplicita allusione alla discriminazione razziale... rappresentata in modo realistico, insolito per Hollywood, attraverso la rappresentazione di una personalità di colore complessa ed istruita. Per il resto il film è una frana." E aggiungeva: " Sfortunatamente, il regista John Huston non è riuscito a conferire sufficiente originalità alla storia. Il racconto è banale, lo svolgimento insopportabilmente rigido... L'interpretazione di Olivia de Havilland, nel ruolo della sorella buona che alla fine vince, è calda e disinvolta... Ma la Davis, dalla cui prestazione dipende gran parte della riuscita dell'intero prodotto, è troppo di maniera per il gusto di questo spettatore... È, altresì, difficile individuare in lei quello stereotipo di donna passionale cui gli uomini non possono resistere. in breve, la sua malvagità è così teatrale e così completamente inspiegabile che la sua abdicazione finale in un incidente automobilistico è la parte più lieta del film."

Per Variety " John Huston, al suo secondo incarico di regia, tratteggia con abilità i personaggi del soggetto. L'impatto drammatico della Davis è di grande effetto, ma la protagonista è efficacemente assistita da Olivia de Havilland, George Brent, Dennis Morgan, Billie Burke e Hattie McDaniel. La sceneggiatura riesce ad illustrare efficacemente gli oscuri moti dell'animo della protagonista e conferisce fluidità a dialoghi e situazioni. La regia di John Huston aggiunge intensità in diversi punti drammatici."

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Le protagoniste Bette Davis e Olivia De Havilland avevano già precedentemente recitato insieme in Avventura a mezzanotte (It's love i'm after) del 1937 di Archie L. Mayo e Il conte di Essex (1939) di Michael Curtiz e saranno ancora insieme per la quarta ed ultima volta in Piano... piano, dolce Carlotta di Robert Aldrich (1964) con Joseph Cotten, mentre sempre la de Havilland aveva già recitato a fianco della leggendaria Hattie McDaniel nel cult-movie Via col vento (1939) di Victor Fleming.

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nel doppiaggio italiano d'epoca (a cui è seguita una nuova versione ma comunque riutilizzato) i nomi dei quattro interpreti principali erano stati tutti modificati: Carla (Stanley), Joan (Roy), Giorgio (Craig) e Piero (Peter) cosicché i nomi delle due sorelle non erano più appellativi maschili. Peraltro, nei nostri doppiaggi di allora, spesso venivano addirittura tradotti i nomi dei protagonisti (dall'inglese all'italiano)

L'unica scena che comunque è rimasta priva di doppiaggio è quella girata nel salotto di villa Fitzroy fra la Davis e Charles Coburn (non a caso tagliata dalla censura) poiché nel dialogo in lingua inglese si intuisce chiaramente che i rapporti fra Stanley e William non sono quelli che dovrebbero essere fra zio e nipote e ciò è evidente nelle promesse che la ragazza fa in cambio dell'aiuto richiesto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Gene Ringgold, The Films of Bette Davis, The Citadel Press - Secaucus, New Jersey 1966 - ISBN 0-8065-0000-X

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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