Il tesoro della Sierra Madre

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo romanzo di B. Traven, vedi Il tesoro della Sierra Madre (romanzo).
Il tesoro della Sierra Madre
Humphrey Bogart in The Treasure of the Sierra Madre trailer.jpg
Humphrey Bogart nel trailer del film
Titolo originale The Treasure of the Sierra Madre
Paese di produzione USA
Anno 1948
Durata 126 min
Dati tecnici B/N
Genere western, drammatico
Regia John Huston
Soggetto Bernard Traven (romanzo)
Sceneggiatura John Huston
Fotografia Ted McCord
Montaggio Owen Marks
Effetti speciali Hans F. Koenekamp, William C. McGann, Eddie Craven
Musiche Max Steiner
Scenografia John Hughes, Fred M. MacLean
Trucco Perc Westmore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il tesoro della Sierra Madre (The Treasure of the Sierra Madre) è un film del 1948 diretto da John Huston.

È un adattamento dell'omonimo romanzo di B. Traven, pubblicato nel 1927, nel quale due disadattati statunitensi (nel film interpretati da Humphrey Bogart e Tim Holt) coinvolgono un anziano avventuriero (interpretato da Walter Huston, padre del regista) in una caccia all'oro, alla quale, riluttante, egli si unisce. Il Tesoro della Sierra Madre è stato uno dei primi film di Hollywood ad essere girato quasi interamente al di fuori degli Stati Uniti (nello Stato di Durango e a Tampico, in Messico) e risulta molto fedele alla narrazione del libro.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Due americani, Dobbs (Humphrey Bogart) e Curtin (Tim Holt) in cerca di fortuna a Tampico, in Messico, si fanno convincere da Howard, un anziano cercatore (Walter Huston, il padre del regista) ad andare sulle montagne messicane a cercare l'oro. I tre, grazie anche a una vincita di Bogart ad una lotteria, riescono a finanziare e a organizzare una spedizione. Sui monti della Sierra Madre trovano effettivamente una vena aurifera, ma la loro tranquillità è minacciata prima dal sopraggiungere di un altro cercatore americano (Cody, interpretato da Bruce Bennett), poi da una banda di ladroni messicani, capeggiata da "Cappello d'Oro' (Alfonso Bedoya).

L'assalto dei banditi avviene proprio quando Dobbs, Curtin e Howard hanno deciso di eliminare Cody, per non dover dividere con lui il frutto della loro ricerca. I banditi vengono respinti, grazie anche all'intervento provvidenziale di soldati messicani. E Cody muore durante lo scontro. In una sua tasca i tre cercatori trovano una lettera che l'uomo stava per spedire alla moglie: è la commovente promessa di un uomo che va in cerca di fortuna e che vorrebbe presto tornare, con un po' di benessere, alla propria famiglia.

A quel punto, come aveva predetto Howard all'inizio della loro impresa, la bramosia dell'oro scatena un conflitto fra i tre cercatori. È soprattutto Dobbs che si dimostra il più avido, disposto a tutto, anche ad uccidere gli amici. Mentre Howard si allontana per prestare soccorso medico in un villaggio messicano, fra Dobbs e Curtin si ingaggia uno scontro mortale, che si risolve a favore del primo, che cerca di uccidere il socio, senza tuttavia riuscirci.

Dobbs, con la mente sconvolta, si allontana con l'oro, ma viene sorpreso dai resti della banda di Cappello d'Oro, scampati ai soldati, e ucciso. I banditi cercano sul dorso dei muli la ricchezza di Dobbs, ma lacerano con i loro coltelli i sacchetti senza rendersi conto che contengono polvere d'oro: la polvere si disperde al vento. E sembra che il vento riporti l'oro proprio sulle montagne della Sierra Madre da cui era stata prelevata.

Curtin e Howard nel frattempo si sono ricongiunti e arrivano in paese, proprio mentre i banditi vengono fucilati, dopo che si è accertato che i muli, che stavano cercando di vendere, sono stati rubati a Dobbs. Curtin e Howard vanno successivamente sul posto dove è stato ucciso Dobbs e si rendono conto che il frutto della loro fatica è completamente andato perduto. L'impresa è fallita, ma Howard indica a Curtin una strada: sei ancora giovane, vai a Dallas, dalla vedova di Cody. E Curtin segue il consiglio del vecchio.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al trentesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[2] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al trentottesimo posto.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alan Barbour (a cura di Ted Sennett), Humphrey Bogart - Storia illustrata del cinema, Milano Libri Edizioni, luglio 1975

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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