Sergio Leone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il singolo dei Colle der Fomento, vedi Sergio Leone (Colle der Fomento).
Sergio Leone premiato al Giffoni Film Festival nel 1987

Sergio Leone (Roma, 3 gennaio 1929Roma, 30 aprile 1989) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano.

È riconosciuto universalmente come uno dei più importanti registi della storia del cinema,[1] particolarmente noto per i suoi film del genere spaghetti-western.[2] Nonostante abbia diretto pochi film, la sua regia ha fatto scuola e ha contribuito alla rinascita del western negli anni sessanta, grazie a titoli come Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo (che formano la cosiddetta "trilogia del dollaro"), C'era una volta il West e Giù la testa, mentre con C'era una volta in America ha profondamente rinnovato il lessico dei gangster movie (queste ultime tre pellicole compongono invece la "trilogia della II^ frontiera americana", come definita dallo stesso Leone, altresì conosciuta in seguito come "trilogia del tempo" da una definizione datagli dal critico cinematografico Morandini o anche, infine, "trilogia della fiaba").

Nel 1972 con Giù la testa è stato vincitore del David di Donatello per il miglior regista. Nel 1985 con C'era una volta in America ha vinto il Nastro d'argento al regista del miglior film ed è stato candidato al Golden Globe per il miglior regista e al David di Donatello per il miglior regista straniero.

Nel 1984 gli è stato inoltre assegnato il David René Clair.

Il 9 ottobre 2014 gli è stato attribuito, alla cerimonia del Premio America presso la Camera dei deputati, un premio speciale alla memoria dalla Fondazione Italia USA.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Leone (primo da destra) in Ladri di biciclette (1948)

Sergio Leone nacque a Roma il 3 gennaio del 1929, a Palazzo Lazzaroni in Via dei Lucchesi, a pochi metri dalla fontana di Trevi. Figlio di Roberto Roberti (nome d'arte di Vincenzo Leone; 1879-1959), un regista e attore originario di Torella dei Lombardi (in provincia di Avellino), considerato uno dei pionieri del cinema muto italiano, e di Bice Waleran (pseudonimo di Edvige Valcarenghi; 1886-1969), un'attrice romana, nata da una famiglia milanese di remote origini austriache. Nel 1931 la famiglia Leone si trasferì a Via Filippo Casini, a Trastevere: "l mio modo di vedere le cose talvolta è ingenuo, un po' infantile, ma sincero. Come i bambini della scalinata di Viale Glorioso": la targa con questa scritta è stata affissa per segnalare la casa in cui Leone ha vissuto gli anni dell’infanzia e della gioventù lungo la scalinata di viale Glorioso che scende verso Trastevere.[4][5]

Studiò presso i lasalliani, su scelta della famiglia, che avversava l'organizzazione pubblica fascista dell'educazione. Non eccelso negli studi, si avvicinò con interesse già da quegli anni alla Storia e all'Italiano.[6]

Conobbe tra i banchi di scuola delle elementari uno tra i suoi futuri, più stretti e celebri collaboratori: il compositore Ennio Morricone.[7]

Antifascista convinto, a quattordici anni decise di unirsi alla Resistenza, venendo però dissuaso dalla madre.[6]

Appassionato fin da bambino al cinema statunitense[6] (adorava John Ford e Charlie Chaplin), Leone, dopo le prime esperienze col padre Vincenzo, iniziò a lavorare nell'ambiente cinematografico già all'età di diciotto anni. Ebbe infatti una piccola parte, come comparsa, in Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, di cui fu per quel film assistente non retribuito[6]: quando i protagonisti Antonio e Bruno vengono sorpresi a Porta Portese da un temporale si riparano sotto un cornicione dove arrivano anche dei seminaristi stranieri tra cui Leone. Successivamente, Leone incomincerà a interessarsi del genere peplum, basato su azioni eroiche ed epiche di soldati e imperatori sia greci sia romani.

Nel 1949 il padre Vincenzo si ritira con la moglie Edvige al paese natio di Torella dei Lombardi: il ventenne Sergio, iscrittosi all'università a giurisiprenza decide di restare a Roma e di lavorare nel cinema, entrando in contatto con le conoscenze paterne nel mondo cinematografico.[6] ((Carmine Gallone, Mario Camerini e, soprattutto Mario Bonnard, che lo prende sotto la sua ala protettrice).

Gli anni cinquanta: i peplum e i primi lavori importanti[modifica | modifica wikitesto]

Valutò agli albori degli anni cinquanta il suo esordio alla regia, avendo scritto la sceneggiatura di un film, mai prodotto, Viale Glorioso che ricalcava le tematiche espresse da Federico Fellini ne I vitelloni del 1953. L'uscita di questo film convinse temporaneamente Leone ad abbandonare le velleità registiche, dedicandosi all'aiuto regia.[6] I primi lavori di un certo rilievo lo videro prima come assistente regista del padre in Il folle di Marechiaro, successivamente di Carmine Gallone e Alessandro Blasetti, e poi dell'amico di famiglia Mario Camerini.[6] Ricoprì lo stesso ruolo o quello di direttore della seconda unità (non accreditato) in alcune produzioni hollywoodiane di grande importanza, girate agli studi di Cinecittà a Roma, nel periodo della cosiddetta Hollywood sul Tevere: quelli degni di nota sono Quo vadis di Mervyn LeRoy (1951) e soprattutto il colossal Ben-Hur di William Wyler (1959), vincitore di 11 Oscar, di cui Leone diresse la importante e spettacolare scena del "duello delle bighe". Nel 1954 dirige il suo primo film da regista: il cortometraggio documentaristico "Taxi... signore?". Nel 1959 subentra a Mario Bonnard, colpito da una malattia che lo costrinse ad abbandonare il set (ma Leone racconterà poi che Bonnard in realtà "scappò a dirigere il film 'Gastone', con Alberto Sordi, affidandogli la regia del film che stava abbandonando ed in cui lui era stato imbarcato come aiuto regista"), alla regia di Gli ultimi giorni di Pompei, al quale aveva collaborato alla sceneggiatura.

Tuttavia i titoli di apertura del film non riportano il suo nome ma solo quello di Bonnard. I produttori affidarono lo sviluppo di una nuova opera cinematografica a Leone (che nel frattempo nel 1960 aveva sposato Carla Ranalli, ballerina del Teatro dell'Opera di Roma), il quale sviluppò la stessa come una ridicolizzazione del genere, pur restando fedele alla struttura di base. Da questo intento esordì alla sua prima regia accreditata con Il colosso di Rodi (1961).[6] Grazie alla lunga esperienza, Leone riuscì a produrre il film con un basso budget che sembrasse tanto spettacolare quanto un vero e proprio kolossal di Hollywood. La vicenda, ambientata nell'isola di Rodi, aveva come protagonisti due amanti: un viaggiatore e la figlia del re di Rodi, finanziatore della costruzione di un enorme gigante di bronzo in grado di versare braci ardenti sui viaggiatori nemici che osavano avvicinarsi troppo all'isola. Questo film rappresentò l'ultima esperienza nel genere peplum per Leone, che rifiutò le numerose proposte successive dei produttori cinematografici per riprendere la tematica della sua prima regia.[6]

Gli anni sessanta: gli "spaghetti-western" e il successo[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni sessanta, la richiesta di peplum si esaurì, anche se Leone, dopo un biennio di collaborazioni alle sceneggiature di film del genere, dopo "Il colosso di Rodi", stava lavorando alla preparazione del suo terzo peplum, o "film sandalone" (come lo chiamava egli stesso): "Le aquile di Roma", una sorta di remake di "I sette samurai" in chiave peplum. In questo periodo a Leone fu affidata la stesura della sceneggiatura di un western, tratto da l romanzo western "The bounty kioller", di coproduzione italo-spagnola, avviata dall'ispanico Josè Maesso e sostenuta dall'italiana "Jolly Film" di Papi e Colombo. Ma l'opera di Leone fu bocciata da Maesso. Nella primavera 1963 l'operatore Stelvio Massi ed il direttore della fotografia Enzo Barboni incontrarono Sergio Leone al bar "Rosati" in piazza del Popolo e gli dissero che avevano appena visto un film giapponese al cinema "Arlecchino" lì vicino, "La sfida del samurai", e gli suggerirono di farne un western... Leone fu fortunato a essere tra i primi pionieri del genere che prese il loro posto nelle preferenze del largo pubblico, il western, dando anzi vita a un proprio importante sottogenere di matrice italiana, noto con il nome di spaghetti-western, il cui modello di stile divenne il primo film del genere del regista, Per un pugno di dollari del 1964, uno dei più famosi della storia del genere. Il film ricalca in gran parte la trama de La sfida del samurai (in giapponese Yojimbo), film di Akira Kurosawa del 1961, come ammesso dallo stesso Leone.[6]

Infatti Leone fu accusato di vero e proprio plagio da Kurosawa, che vinse la causa ottenendo come risarcimento i diritti esclusivi di distribuzione di Per un pugno di dollari in Giappone, Corea del Sud e Taiwan, nonché il 15% dello sfruttamento commerciale in tutto il mondo.[8]

L'esigenza di dedicarsi al genere nacque dalla crisi cinematografica dei primi anni sessanta, e dalla ricerca di Leone di forme narrative ispirate al cinema tedesco di genere in voga in quegli anni. Non essendo un amante del genere originale statunitense, decise di lavorare sul gioco delle maschere, ispirandosi alle opere di Carlo Goldoni.[6]

Set di vari film western diretti sia da Sergio Leone che da altri registi situato ad Almería in Andalusia

Lavorando a questo film, Sergio Leone ha lanciato nel firmamento delle star Clint Eastwood, che fino ad allora era rimasto un modesto attore televisivo statunitense con pochi ruoli al suo attivo. Per la regia Leone si firmò Bob Robertson, un'anglofonizzazione del nome d'arte usato dal padre Vincenzo, Roberto Roberti, e con l'intenzione di proclamarsi figlio di Roberti.[6] Dovendo essere spacciato come western americano, i nomi nei titoli dovevano sembrare americani: così Gian Maria Voilontè si chiamò John Wells ed Ennio Morricone si firmò Dan Savio. La versione definitiva del film fu fortemente condizionata dai problemi di budget basso e in parte alle numerose ubicazioni spagnole; presenta una violenta e moralmente complessa visione del Far West statunitense che sembra da un lato rendere tributo ai classici western, mentre da un altro se ne distacca nei toni.

I due film seguenti, Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto, il cattivo (1966), completano quella che è conosciuta come la "trilogia del dollaro". Ciascuno di questi film ha potuto beneficiare di un budget sempre maggiore e di migliori mezzi tecnici del precedente, e le capacità del regista sono riuscite anche a produrre risultati via via superiori anche al botteghino, dato il successo di pubblico. Si pensi che quando emissari influenti della United Artists vennero a Roma per sincerarsi del successo di pubblico dei film di Leone, videro che alla prima del film "Per qualche dollaro in più" c'era stato un vero e proprio assalto alla cassa!... Gli americani, poco dopo a cena, chiesero a Sergio Leone "Next movie?", cioè quale fosse il prossimo film. Leone, spiazzato, volse lo sguardo in cerca d'aiuto a Luciano Vincenzoni, cosceneggiatore di "Per qualche dollaro in più", il quale senza scomporsi raccontò la trama del film "La grande guerra", di cui era stato sceneggiatore, in chiave western. E tanto bastò ad entusiasmare gli americani che misero sul piatto un anticipo di circa un miliardo di lire per dare il via al terzo western di Sergio Leone, che infatti, inizialmente, si intitolò "Due magnifici straccioni". Poi verrà imbarcato il terzo protagonista, il brutto Eli Wallach... Tutti e tre i film si avvalsero delle notevoli colonne sonore di Ennio Morricone (il quale, proprio con "Il buono, il brutto, il cattivo", inizia a comporre le musiche prima del film sulla base della sceneggiatura, e non dopo, sul montato), compositore reso noto proprio grazie a queste opere, che accompagnerà Leone nella realizzazione dei tre successivi film fino a C'era una volta in America nel 1984.

Basandosi su questi successi, nel 1968 Leone dirige quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere il suo ultimo western, C'era una volta il West. Girato negli scenari della Monument Valley, in Italia e in Spagna, il film risultò come una lunga, violenta e quasi "onirica" meditazione sulla mitologia del West. Al soggetto collaborarono anche due altri grandi registi, Bernardo Bertolucci e Dario Argento; quest'ultimo, all'epoca, era ancora quasi completamente sconosciuto. La sceneggiatura fu invece scritta da Sergio Donati, insieme con Leone.

Prima dell'uscita nelle sale, tuttavia, il film fu ritoccato e modificato dai responsabili dello studio; infatti di esso esiste una versione più accorciata di circa 165 minuti. La pellicola è stata riscoperta e rivalutata solo anni dopo, con il montaggio del regista che dura complessivamente circa 175 minuti. Oggi la pellicola è considerata, insieme con Il buono, il brutto, il cattivo e C'era una volta in America, tra le migliori del regista, ed è uno dei capisaldi del genere western.

Gli anni settanta: i film negli USA[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Leone durante le riprese di Un genio, due compari, un pollo (1975)

Successivamente, Leone diresse Giù la testa nel 1971, un progetto messo su in poco tempo con un budget medio, interpretato da James Coburn e Rod Steiger. Il film doveva avere Leone (che già da 4 anni stava pensando al suo "C'era una volta l'America", titolo iniziale del film) come produttore esecutivo: registi iniziali furono, infatti, sulla carta, prima Peter Bogdanovich, poi Sam Peckinpah, infine Giarcarlo Santi, che era stato aiuto regista di Leone in "Il buono, il brutto, il cattivo" e "C'era una volta il West". Il film è quello dove forse Leone manifesta maggiormente le sue riflessioni sull'umanità e la politica. Secondo alcuni si tratterebbe di un film scomodo, bombarolo, visto il messaggio politico prima dei titoli di apertura tratto dai pensieri di Mao Tse-tung e anche il titolo statunitense: A Fistful of Dynamite (oltre a "Duck You Sucker!"), ovvero "un pugno di dinamite".

Il riflesso di questo si trova in un film collettivo di controinformazione dello stesso anno 1971: "12 dicembre or document on PinellI", in cui c'è la firma anche di Sergio Leone.

Leone che nel frattempo non rimase completamente inattivo: fondata col cognato Fulvio Morsella la casa di produzione "RAFRAN Cinematografica" (acronimo dai nomi sei suoi tre figli: RAfaella, FRancesca, ANdsrea), avviò la produzione di due western "picareschi": il primo, con la regia di Tonino Valerii Il mio nome è Nessuno con Terence Hill e Henry Fonda (dove Leone diresse — per sua stessa ammissione — due sequenze del film, ma si fece accreditare solo come produttore esecutivo e soggettista). Poi, con la regia di Damiano Damiani la pellicola Un genio, due compari, un pollo, girandone (dopo l'abbondono del set da parte del regista) le scene iniziali (altre sequenze furono girate da Giuliano Montaldo) e diventandone assieme a Claudio Mancini il produttore esecutivo. Anche durante la lavorazione di questo film, il nome di Sergio Leone non fu accreditato nei titoli di apertura. Successivamente con la sua casa di produzione Rafran produsse anche Il gatto del 1977 di Luigi Comencini e Il giocattolo del 1979 di Giuliano Montaldo.

Gli anni ottanta: il ritorno in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Leone sul set di C'era una volta in America (1984)

All'inizio degli anni ottanta Leone fece produrre dalla Medusa due film di Carlo Verdone: Un sacco bello (1980) e Bianco, rosso e Verdone (1981). Infatti il regista era molto amico del padre di Carlo, Mario Verdone, noto critico di cinema, e come un padre Leone aiutò Carlo nella realizzazione dei suoi primi due film, consigliandolo nelle scelte di regista.

Nel 1986 si ritrova di nuovo a lavorare con l'amico Carlo Verdone, questa volta nella realizzazione del film Troppo forte con lo stesso Verdone, Mario Brega e Alberto Sordi protagonisti. Leone ne scrisse il soggetto e la sceneggiatura assieme a Verdone e a Rodolfo Sonego.

Dalla seconda metà degli anni sessanta fino agli anni ottanta Sergio Leone lavorò per circa quindici anni a un proprio progetto epico, questa volta incentrato sull'amicizia di due gangster ebrei a New York: C'era una volta in America (1984), un'idea nata prima ancora di C'era una volta il West. Il film ebbe grande successo di pubblico e critica in tutto il mondo, tranne che negli USA in cui fu proposta dalla produzione una versione ridotta nella durata (140 minuti anziché 220) e sconvolta nella struttura temporale. Il rimontaggio dell'opera, fatto in ordine cronologico stravolgendo l'impostsazione originale dei flashback e flashforward, causò dunque un flop sul mercato statunitense, anche se la versione originale, proposta in Europa e quella proposta anni dopo sia in VHS sia in DVD, riscosse grande apprezzamento.

Nel 2011 i figli di Sergio Leone hanno acquistato i diritti del film per l'Italia e hanno annunciato un'opera di restauro della pellicola. L'operazione ha previsto anche l'aggiunta di 25 minuti di scene eliminate, presenti nel primo montaggio realizzato dal regista, e il ripristino del doppiaggio originale. La pellicola, restaurata dalla Cineteca di Bologna, è stata proiettata il 18 maggio 2012 al 65º Festival di Cannes[9], con la presenza in sala di Robert De Niro, James Woods, Jennifer Connelly, Elizabeth McGovern ed Ennio Morricone.[10] Il film in versione restaurata è stato proiettato al cinema dal 18 al 21 ottobre 2012 e dall'8 all'11 novembre 2012.[11]. È uscito in DVD e Blu-Ray il 4 dicembre 2012.

Gli ultimi progetti e la morte[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 1989 fondò la Leone Film Group, casa di produzione cinematografica.[12] Quando morì il 30 aprile 1989 per un arresto cardiocircolatorio a 60 anni[13], il regista era al lavoro su un progetto che avrebbe dovuto riguardare l'Assedio di Leningrado durante la Seconda guerra mondiale. Il film avrebbe dovuto raccontare, oltre che le pagine più drammatiche della guerra in Russia, una storia d'amore tra un giornalista statunitense e una ragazza russa, in un ideale messaggio di pace fra le due superpotenze. L'URSS di Gorbačëv, in piena perestrojka, aveva già concesso alla casa di produzione del regista un'autorizzazione di massima per le riprese sul suolo sovietico, ma la morte di Leone fece sfumare tutto. Nel 2001 il regista Jean-Jacques Annaud si ispirò a questo soggetto per Il nemico alle porte, trasferendo però l'azione nell'Assedio di Stalingrado.

Sergio Leone è stato anche regista di sette spot pubblicitari, come nel caso del primo, il premiatissimo "Il diesel si scatena", girato nel 1981, su commissione della Publicis, per reclamizzare la Renault 18.[14] Nel 2004 è stato reso pubblico dal figlio un lungo trattamento inedito, quasi una pre-sceneggiatura, di una cinquantina di pagine, intitolato Un posto che solo Mary conosce, pubblicato poi in esclusiva mondiale dal mensile di cinema italiano Ciak. Quest'ultimo progetto - scritto insieme a Luca Morsella (suo aiuto-regista in C'era una volta in America) e a Fabio Toncelli (autore di documentari) - è l'unico di cui rimane una stesura completa ed esauriente della trama e dei personaggi. Si trattava di un progetto di un nuovo film western pensato per due grandi attori statunitensi (si parlò allora delle stelle nascenti Richard Gere e Mickey Rourke).[15] Le vicende dei protagonisti si svolgono sullo sfondo di un grande affresco storico, la Guerra di secessione americana, secondo le linee e le tematiche più pure del cinema "leoniano"; il titolo richiama un verso dell'Antologia di Spoon River ("a secret none but Mary knows") tratto dall'epitaffio di Francis Turner.

Sergio Leone morì il 30 aprile 1989, all'età di 60 anni, per un attacco cardiaco. La salma del regista è sepolta nel piccolo cimitero del borgo di Pratica di Mare.[16][17]

Lo stile e la tecnica del western[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Leone negli anni ottanta

Leone portò nel genere western (e non solo) grandi novità, e il suo stile è ancora influente oggi. Nei western tradizionali statunitensi, tanto gli eroi, quanto i cattivi tendono a avere dei tratti caratteriali idealizzati e stereotipati. Al contrario i personaggi di Leone presentano elementi di marcato realismo e verità: raramente sono sbarbati e appaiono sporchi e talvolta rozzi. Si presentano in genere come antieroi, personaggi dalle personalità complesse, astuti e spesso senza alcuno scrupolo. Questi elementi di crudo realismo continuano a vivere in alcuni western odierni.

"Da C'era una volta il West in poi il sogno americano di Leone inventa una delle più entusiasmanti avventure di emigrazione intellettuale di un europeo verso gli Stati Uniti degli ultimi cinquant'anni. Lo sguardo si allarga e il regista, pur mantenendo la capacità analitica di scomposizione dell'azione e di arresto del tempo, conquista il senso dello sguardo fordiano, il piacere di far cavalcare l'occhio entro coordinate geografiche conosciute" (G. Brunetta[18]).

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Leone è stato sposato con Carla Ranalli per 29 anni, fino alla morte del regista. Lavorò anche lei in ambito artistico: fu prima ballerina del Teatro dell'Opera di Roma e, in seguito, lavorò come coreografa nel film "Il colosso di Rodi" diretto dal marito (mentre le coreografie del film "C'era una volta in America" sono di Gino Landi). Dalla loro unione nacquero tre figli: Francesca, Raffaella ed Andrea.[19][20]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Quentin Tarantino lo ha definito il primo regista post-moderno,[21] che ha influenzato numerosissimi registi.[22]

Per la sua importanza nello sviluppo del cinema, non solo per quel che riguarda il western, nel 1992 Clint Eastwood, regista e interprete de Gli spietati, inserì nei titoli di coda la dedica "A Sergio". Lo stesso ha fatto undici anni dopo, nel 2003, Quentin Tarantino, nei titoli di Kill Bill: Volume 2. Grande amante del cinema italiano e di Leone, secondo un aneddoto raccontato dallo stesso regista sul set de Le iene del 1992, agli inizi della propria carriera, non conoscendo ancora tutti i termini tecnici cinematografici era solito chiedere ai propri cameraman "give me a Leone", ovvero "datemi un Leone", per avere uno di quei suggestivi primissimi piani sui dettagli, marchio di fabbrica del regista romano.

Stephen King, nell’introduzione all’edizione del 2003 de La Torre Nera, una serie di romanzi di genere fantastico (una commistione di fantasy, fantascienza, horror e western), indica tra le fonti Il Signore degli Anelli e Il buono, il brutto, il cattivo. Scrive King: «Nel 1970 [...] , in una sala cinematografica quasi deserta, vidi un film diretto da Sergio Leone. Si intitolava “Il buono, il brutto, il cattivo” e prima ancora di essere arrivato a metà capii che quello che volevo scrivere era un romanzo che contenesse il senso della ricerca e la magia di Tolkien, ma avesse come scenario il West quasi assurdamente maestoso di Leone. [...] “Il buono, il brutto, il cattivo” è un film epico che rivaleggia con “Ben Hur”».[23]

Nel 2013 il gruppo rap italiano Colle Der Fomento gli ha dedicato una canzone col titolo Sergio Leone.

Curiosità su Sergio Leone[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969, durante un viaggio di lavoro negli USA, Sergio Leone e lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni ricevettero un invito per un dopocena da uno scrittore statunitense amico di Vincenzoni a casa di Sharon Tate (all'epoca moglie di Roman Polański). A causa di un secondo invito nei confronti di Vincenzoni da parte di un produttore a trascorrere il fine settimana a casa sua, il regista rimase solo. Il giorno successivo alla serata, Vincenzoni apprese dalla televisione del massacro avvenuto in casa di Sharon Tate nel quale erano stati tutti assassinati dalla banda di Charles Manson e pensò che Leone fosse morto assieme agli altri. Solo più tardi apprese che all'ultimo minuto Sergio aveva rinunciato all'invito perché, parlando male l'inglese, non era andato alla festa.[24]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista e sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Assistente regista[modifica | modifica wikitesto]

Direttore della seconda unità[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Produttore esecutivo[modifica | modifica wikitesto]

Seguì da vicino Carlo Verdone nella realizzazione dei film Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone, di cui acquistò i diritti, per poi rivenderli alla Medusa Distribuzione.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

David di Donatello[modifica | modifica wikitesto]

Nastro d'argento[modifica | modifica wikitesto]

Giffoni Film Festival[modifica | modifica wikitesto]

  • 1987 - Nocciola d'Oro

Golden Globe[modifica | modifica wikitesto]

Premio BAFTA[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sergio Leone | MYmovies
  2. ^ Sergio Leone | Monografie | Ondacinema
  3. ^ Premio America - Edizione 2014, www.italiausa.org. URL consultato l'11 ottobre 2014.
  4. ^ Io, Sergio Leone, ingenuo e infantile come i bambini di viale Glorioso, www.repubblica.it. URL consultato il 29 aprile 2018.
  5. ^ Sergio Leone - ricordi di Roberto Leoni, su youtube.com. URL consultato il 29 aprile 2018.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l Sergio Leone e Noël Simsolo, C'era una volta il cinema, Milano, Il Saggiatore, 1999.
  7. ^ Sky TG24, La storia: Morricone e Sergio Leone insieme alle elementari, su tg24.sky.it. URL consultato il 7 luglio 2020.
  8. ^ Marcello Garofalo, Tutto il cinema di Sergio Leone, Baldini & Castoldi, 1999, pp. 106, 107, 108, ISBN 978-88-8089-698-2. URL consultato l'8 luglio 2020.
  9. ^ (EN) Once upon a time in America in a version that is 25 minutes longer, su festival-cannes.fr. URL consultato il 19 maggio 2012.
  10. ^ "C'era una volta in America": De Niro commosso, su news.cinecitta.com. URL consultato il 25 maggio 2012.
  11. ^ The Space Extra presenta: C'era Una Volta In America, su youtube.com. URL consultato il 14 settembre 2012.
  12. ^ Leone Film Group si quota in borsa. Intervista ad Andrea, figlio di Sergio Leone. "Mio padre sarebbe fiero", su huffingtonpost.it. URL consultato il 17 dicembre 2013..
  13. ^ Sergio Leone: il poeta della violenza, in La Stampa, 1º maggio 1989.
  14. ^ Stéphane Pincas e Marc Loiseau. A History of Advertising. Colonia, Taschen, 2008. ISBN 978-3-8365-0212-2.
  15. ^ Sergio Leone scrisse un western per Rourke e Gere, in Corriere della Sera, 28 maggio 2004. URL consultato il 12 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2015).
  16. ^ Sergio LEONE Archiviato il 6 febbraio 2015 in Internet Archive.
  17. ^ Enzo Pinci — tomba di sergio leone — Europaconcorsi Archiviato il 25 settembre 2015 in Internet Archive.
  18. ^ Gian Piero Brunetta, Cent'anni cinema italiano, Laterza, Bari 1991 - p. 614
  19. ^ Carla Leone, su IMDb. URL consultato il 7 luglio 2020.
  20. ^ Benedetta, Carla Ranaldi chi è: età e vita privata della moglie di Sergio Leone, su ViaggiNews.com, 23 giugno 2019. URL consultato il 7 luglio 2020.
  21. ^ (EN) Christopher Frayling, Once Upon a Time in the West: Shooting a Masterpiece, introduzione di Quentin Tarantino, Reel Art Press, 2019, ISBN 978-1-909526-33-4. URL consultato l'8 luglio 2020.
  22. ^ (EN) Katherine Rife, If You Like Quentin Tarantino...: Here Are Over 200 Films, TV Shows, and Other Oddities That You Will Love, Hal Leonard Corporation, 1º ottobre 2012, ISBN 978-0-87910-818-2. URL consultato l'8 luglio 2020.
  23. ^ (EN) Stephen King, Dark Tower I: The Gunslinger: (Volume 1), Hodder & Stoughton, 18 agosto 2003, ISBN 978-1-84894-109-0. URL consultato l'8 luglio 2020.
  24. ^ Sergio Leone- the way I see things a documentary movie By Giulio Reale - YouTube

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Christopher Frayling, Sergio Leone. Danzando con la morte, Il Castoro Editore, 2002
  • Christopher Frayling C'era una volta in Italia. Il cinema di Sergio Leone, Cineteca Bologna, 2014
  • Marcello Garofalo, Tutto il cinema di Sergio Leone, Baldini&Castoldi, 1999
  • Maurizio Graziosi, "Sergio Leone", in catalogo del "Premio cinematografico Sergio Leone" di Torella dei Lombardi, 2003
  • Roberto Donati, Il cinema di Sergio Leone, Falsopiano Editore, 2004
  • Francesco Mininni, Sergio Leone, Il Castoro Editore, 2007
  • Italo Moscati, Sergio Leone. Quando il cinema era grande, Lindau Editore, 2007
  • Fabio Melelli, Sergio Leone e il western all'italiana, tra mito e storia, Morlacchi Editore, 2010
  • Diego Gabutti, C'era una volta in America. Un'avventura al saloon con Sergio Leone, Rizzoli, 1984.
  • Diego Gabutti, C'era una volta in America. Un'avventura al saloon con Sergio Leone, Milieu, ristampa 2015, ISBN 978-88-98600-37-3.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN73864000 · ISNI (EN0000 0001 2139 3649 · SBN IT\ICCU\RAVV\001349 · LCCN (ENn79063349 · GND (DE118727540 · BNF (FRcb12013843v (data) · BNE (ESXX1081545 (data) · ULAN (EN500471537 · NLA (EN35580192 · NDL (ENJA00918462 · WorldCat Identities (ENlccn-n79063349