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Jennifer Connelly

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Jennifer Connelly
Jennifer Connely nel 2010 al Toronto Film Festival
Altezza169 cm
Peso52 kg
Occhiverdi
Capellineri

Jennifer Lynn Connelly (Cairo, 12 dicembre 1970) è un'attrice ed ex modella statunitense.

Ha debuttato nel cult del 1984 C'era una volta in America di Sergio Leone, interpretando Deborah da bambina. Dopo una serie di film, tra i quali Phenomena, del regista Dario Argento, e Labyrinth - Dove tutto è possibile, con protagonista David Bowie, ha guadagnato il plauso della critica per i ruoli in film come Dark City, Requiem for a Dream e Pollock[senza fonte]. Nel 2002 ha ottenuto grandi consensi per l'interpretazione di Alicia Nash in A Beautiful Mind[senza fonte], per il quale ha vinto l'Oscar alla miglior attrice non protagonista, il Golden Globe per la migliore attrice non protagonista e il BAFTA alla migliore attrice non protagonista. Tra i ruoli successivi vi sono il film drammatico La casa di sabbia e nebbia, il film Marvel Hulk, l'horror Dark Water, il film d'azione Blood Diamond - Diamanti di sangue, la commedia romantica La verità è che non gli piaci abbastanza e l'epico Noah.

È stata il volto pubblicitario per la casa di moda Balenciaga, nonché per i prodotti cosmetici Revlon. Nel 2012, molte riviste, tra cui Time, Vanity Fair, Esquire, ma anche il quotidiano Los Angeles Times, l'hanno inserita nelle loro classifiche di "donne più belle del mondo".[senza fonte]

L'infanzia, gli studi e la moda

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Nata a Cairo, nello stato di New York, precisamente sulle Catskill Mountains, è figlia unica di una madre antiquaria, Eileen, che gestiva un negozio a Woodstock,[1] e di un padre, Gerard, proprietario di una piccola industria tessile, che in precedenza aveva lavorato nel settore dell'abbigliamento per bambini a New York.[2][3] La famiglia possedeva un'altra proprietà a Bellport, su Long Island, nella contea di Suffolk.[1]

I nonni paterni erano rispettivamente di religione cattolica irlandese e ascendenza norvegese, mentre quelli materni erano ebrei, appartenenti a famiglie provenienti dall'Impero russo e dalla Polonia. Sua madre era stata educata in una Yeshivah a New Rochelle.[4][5] Quando aveva quattro anni, la famiglia si trasferì a Brooklyn Heights, nei pressi del Ponte di Brooklyn,[1] dove frequentò una scuola privata, la Saint Ann's School, a eccezione del quarto anno, per via del trasferimento della famiglia a Woodstock, dove si è poi diplomata.[6][7]

Da bambina, a causa della sua iperattività, le fu diagnosticato il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), una condizione per la quale segue ancora una terapia farmacologica.[8]

Un dirigente pubblicitario amico di famiglia suggerì al padre che sua figlia, viste le particolari doti fisiche. sarebbe potuta diventare un'importante baby modella, ragion per cui consigliò di sottoporla a un provino presso un'agenzia di moda. Andarono così alla ricerca di un rappresentante, trovandolo nella prestigiosa agenzia Ford Models e, dopo la scuola, Eileen portò la figlia in città per le audizioni. All'età di dieci anni esordì lavorando come modella e sfondando nel campo della pubblicità per poi dedicarsi a spot televisivi.[9] Di quei giorni afferma di non ricordare molto, a parte una réclame per la carta igienica della Scott.[1]

Il debutto al cinema

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Iniziò a recitare per il cinema negli anni dell'adolescenza. Il lavoro la portò ovunque, in particolare in Europa; proprio mentre si trovava in Gran Bretagna, fece il debutto sullo schermo nel video musicale della canzone Union of the Snake dei Duran Duran.[1] Nel 1982 ottenne una parte in un episodio della fortunata serie televisiva thriller Il brivido dell'imprevisto, sinistra trasposizione delle storie di Roald Dahl.[10]

Il primo ruolo cinematografico, piccolo ma significativo, fu quello della giovane ballerina Deborah Gelly[9], una parte da non protagonista affidatale da Sergio Leone su consiglio di un direttore di casting,[11] nell'epico gangster movie C'era una volta in America, uscito nel 1984, ma girato in gran parte nel 1982, quando aveva undici anni. Robert De Niro vi interpreta Noodles e James Woods è Max; nel cast c'erano anche Joe Pesci, James Russo ed Elizabeth McGovern, quest'ultima nel ruolo di Deborah da adulta, l'amore della vita di Noodles. Leone aveva bisogno di una ragazza che interpretasse il ruolo di Deborah da giovane, qualcuna che fosse anche in grado di danzare con grazia. Connelly dichiarò che quella fu l'audizione più facile della sua vita. Il primo giorno danzò; il secondo giorno fece un incontro con Leone; il terzo giorno fece un incontro con lui e De Niro e fu ingaggiata. A quanto pare, il suo naso le fu d'aiuto: era proprio come quello della McGovern.[12]

I primi film da protagonista

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Jennifer Connelly in Phenomena di Dario Argento (1985)

Lavorò in seguito a fianco di Daria Nicolodi e di Donald Pleasence nell'horror italiano Phenomena (1985) diretto da Dario Argento, nel quale interpretò un'adolescente statunitense in grado di comunicare con gli insetti, impegnata ad affrontare un feroce assassino in un ovattato collegio svizzero;[9] in Sette minuti in Paradiso di Linda Feferman, del 1985, recita la parte di una studentessa modello che ospita in casa un amico d'infanzia problematico, con grande dispiacere del suo fidanzato.

Divenne presto conosciuta recitando a fianco di David Bowie in Labyrinth - Dove tutto è possibile, film fantastico del 1986 di Jim Henson, divenuto un cult nonostante all'epoca non avesse riscosso il successo sperato.[13][14] In quella pellicola, ricopre il ruolo di una giovinetta che, frustrata dal dover fare da babysitter al fratello, chiama i goblin perché se lo portino via, compito che quegli esseri svolgono con cura. Questo film, diretto dal creatore dei Muppet, Jim Henson, e prodotto da George Lucas, vede la protagonista andare alla scoperta della chiave del labirinto del Re dei Goblin per salvare il fratellino, incontrando, lungo il percorso, ogni sorta di bizzarri mostri e di animali fantastici. David Bowie, che aveva anche scritto alcune canzoni appositamente per il film, disse che la ragazza gli ricordava Elizabeth Taylor da giovane.[15]

Seguì Some Girls (1988), il debutto da regista di Michael Hoffman, che avrebbe poi continuato con Restoration - Il peccato e il castigo e Un giorno, per caso. Si trattava di una bizzarra commedia nera nella quale lo studente Patrick Dempsey va in Québec per trascorrervi il Natale con la sua ragazza, Gaby D'Arc, da lei interpretata. All'arrivo, lei dichiara di non amarlo più, ma lui rimane nei paraggi per ricevere lezioni di vita e d'amore dalle avvenenti sorelle di Gaby, da suo padre, che passa la maggior parte del suo tempo nudo e da sua nonna, convinta di riconoscere nel ragazzo il defunto marito. Connelly ha continuato la sua carriera a livello internazionale interpretando una ballerina nel film italiano Étoile (1989).

Pausa di riflessione e carriera altalenante

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A questo punto della carriera, arrivò una pausa e una seria valutazione della sua vita. "Ho cominciato a lavorare che ancora non avevo capito com'ero dentro", spiegò più tardi; "quando ero ancora un burattino che camminava. Alcuni dei film che ho girato... guardo indietro e rabbrividisco". Da allora si domandò se davvero avesse voluto essere un'attrice, se davvero intendeva crescere davanti a un pubblico. Decise di sì. Dopo aver frequentato discoteche non avendo l'età per farlo, iniziò a vestirsi di nero e ad ascoltare la musica dei Cure.[16]

Con gli anni novanta arrivò il meglio e il peggio della sua precoce carriera.[16] In The Hot Spot - Il posto caldo (1990), diretto da Dennis Hopper (che l'aveva notata in Some Girls), Don Johnson ricopre il ruolo di un ragazzo violento che giunge in auto in una piccola cittadina del Texas, vi trova un lavoro, pianifica una rapina in banca, attrae le attenzioni della moglie del capo, Virginia Madsen, e si innamora della giovane ragazza della contabilità interpretata da Jennifer Connelly. Ora che è una donna voluttuosa, riceve le attenzioni di molti critici maschi, soprattutto quando è seminuda.[16] Parlando della sua occasionale nudità nel film, ha poi dichiarato: "Sono state esperienze formative, in passato ero molto riservata e timida. Ero una brava bambina e volevo esserlo, ma ciò non può portare a una riservatezza tale da essere d'ostacolo. È stato un processo graduale".[16] Il film non fu comunque un successo né di critica né di spettatori.[16]

Insieme a una serie di film commerciali di minor successo, seguì la pellicola Tutto può accadere, una romantica commedia scritta da John Hughes, che la vedeva nei panni di una ricca ragazza intrappolata per una notte in un negozio insieme a un ragazzo privo di fascino, interpretato da Frank Whaley. I due iniziano a comprendersi a vicenda, quando, improvvisamente, il negozio viene scassinato da due ladri. La rivista People accusò il fatto che il film di strumentalizzare il corpo dell'attrice e la campagna pubblicitaria confermò l'opinione. Tra le pubblicità c'era una silhouette di cartone, ripresa da una scena in cui Whaley sta guardando la ragazza in sella a un cavallo meccanico, con una didascalia che recitava: "Lui sta per avere la cavalcata della sua vita".[17]

Gli studi di recitazione e la breve parentesi musicale

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Fu definita, sulla copertina di Esquire del mese di agosto 1991, uno dei personaggi più amati dalle donne.[18] Apparve accanto a Jason Priestley nel video musicale della canzone I Drove All Night di Roy Orbison nel 1992, entrata nella top ten quattro anni dopo la morte dell'artista.[17] Su invito del padre che, pur non avendone mai ostacolato la carriera come modella desideroso che la figlia completasse gli studi, iniziò a frequentare un corso di letteratura inglese alla Yale University, presso la quale si laureò[11] per poi passare due anni dopo alla Stanford University, dedicandosi al teatro classico e drammatico.[9][19] In seguito si applicò nella recitazione sotto la guida di prestigiosi insegnanti come Roy London, Howard Fine e Harold Guskin.[9][11] Divenne quindi famosa nel Sol Levante quando incise un singolo in Giappone intitolato Monologue of Love, nel quale l'attrice canta in giapponese e si concede - nel lato B - a un'intervista accompagnata da un sottofondo musicale.[6][9][10]

Gli anni novanta

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Nel 1991 fu impegnata nel costoso film Le avventure di Rocketeer della Disney, recitando con il fidanzato di allora, Billy Campbell; l'esperienza non diede una svolta alla carriera, anzi, si rivelò un fallimento, tanto da indurla a prendersi un periodo di pausa.[10] Il film, che narra di un giovane pilota che scopre uno zaino a razzo e lo usa per salvare la fidanzata e combattere contro gangster e nazisti negli anni trenta a Hollywood, avrebbe dovuto,, nelle intenzioni, raggiungere il successo delle pellicole di Indiana Jones. Nonostante fosse godibile, il film fu surclassato al botteghino da Terminator 2 e Robin Hood - Principe dei ladri.

Recitò in The Heart of Justice, film tv in cui Eric Stoltz ricopriva il ruolo di un giornalista coinvolto negli affari sospetti e probabilmente vergognosi di una facoltosa famiglia della Upper East Side. Jennifer era la bellissima figlia attorno a cui girava il sospetto e nel film c'erano anche delle comparsate di Hopper, Dermot Mulroney (con cui aveva recitato in Career Opportunities), Vincent Price e William H. Macy. Ci fu quindi D'amore e ombra, tratto dall'omonimo romanzo di Isabel Allende, dove recita al fianco di Antonio Banderas nella parte di Irene, una giornalista di famiglia benestante durante la dittatura cilena del generale Pinochet. Incarnò poi un altro personaggio distaccato, questa volta una collegiale lesbica, mentore di Kristy Swanson, nel film L'università dell'odio di John Singleton.

Nel film indipendente Far Harbor del 1996 diede una notevole interpretazione[senza fonte], recitando nella parte di una in un gruppo di sette giovani che trascorrono un fine settimana a Long Island. Questo film fu girato a Sag Harbour, una ex città baleniera vicina a Bellport, dove lei aveva passato parte della giovinezza. Un'altra sua coprotagonista è stata Marcia Gay Harden, che ha fatto ancora coppia con lei - vincendo un Oscar - nel film Pollock.[17]

Nel 1996, nel thriller Scomodi omicidi, interpretò la sirena che ammalia Nick Nolte e John Malkovich in una Los Angeles degli anni quaranta. A quel punto la sua vita cambiò: incontrato il fotografo David Dugan durante un'arrampicata a nord di New York, intraprese con lui un'attiva relazione che condusse la coppia ad affrontare la scalata dei Grand Tetons del Wyoming e del Monte Shasta in California. Dalla relazione nacque il piccolo Kai, il cui imminente arrivo fu da lei preannunciato al Rosie O'Donnell Show. L'attrice afferma che l'arrivo di Kai la obbligò a fare il punto sulla sua vita e sulla carriera.[20]

Iniziò ad apparire in piccoli ruoli in film notevoli, come Innocenza infranta del 1997, dove si fece notare nel ruolo di ragazzaccia insieme a Billy Crudup, Joaquin Phoenix e Liv Tyler. Del 1998 è il film fantascientifico Dark City di Alex Proyas (regista de Il corvo) che le diede la possibilità di lavorare con attori del livello di Rufus Sewell, William Hurt, Ian Richardson e Kiefer Sutherland. In questo film Jennifer ricoprivail ruolo della moglie di Rufus Sewell, un uomo che si sveglia in un mondo oscuro e scopre di non avere più ricordi e di essere circondato da gente che può far morire, spostare e poi far rivivere qualunque cosa.

Dopo Waking the Dead, nel 2000 l'attrice rivisitò la sua immagine ingenua, anche se in modo più sobrio, per il biografico Pollock (presentato alla Mostra del cinema di Venezia)[11], in cui ha interpretato una delle amanti del pittore Jackson Pollock.

L'affermazione negli anni 2000

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Jennifer Connelly non fu notata dalla critica fino al 2000, quando uscì il pluripremiato Requiem for a Dream di Darren Aronofsky. Nel film, presentato al festival di Cannes,[11] recita il ruolo di una tossicodipendente sull'orlo di una crisi insieme a Jared Leto e Marlon Wayans, facendosi apprezzare di nuovo dalla critica e svelandosi in tutte le proprie potenzialità drammatiche. Per documentarsi seguì Aronofsky e il coprotagonista Jared Leto nelle loro ricognizioni nel Lower East Side di New York, dove osservarono veri drogati darsi alle loro "attività endovenose".[20]

«Se ambienti un film in un bosco ti senti isolato, ma l'inquietudine che ti può dare la città è unica. Sei circondato da tanta gente, ma tutto è anonimo, ognuno pensa solo per sé stesso. Questo è la vera forza delle location.[21]»

Secondo Aronofsky, lei non rimase affatto sconcertata; al contrario, Requiem for a Dream sembrò donarle sicurezza mentre si lanciava nella terribile discesa esistenziale del suo personaggio. A un certo punto, quando il personaggio è ormai divenuto una prostituta imbottita di droga, esegue nuda una performance lesbica in un night-club, con tanto di giocattoli erotici, davanti a un gruppo di uomini d'affari urlanti. La scena è costata al film il divieto ai minori di 17 anni, dato che Aronofsky si rifiutò di modificarla, affermando che doveva mostrare quanto in basso si potesse scendere.[20]

Questa interpretazione le valse diverse candidature a premi come gli Independent Spirit Awards, ma, soprattutto, mise in luce un talento per lungo tempo ignorato. Subito dopo recitò nella serie The Street come Catherine Miller, la tosta responsabile dei broker , un ruolo che accettò perché lo poteva interpretare vicino alla sua casa di Manhattan; i produttori le misero a disposizione una sala giochi per intrattenere il giovane Kai.[20]

«Non so se succeda a tutte le mamme, ma quando vuoi bene ai tuoi figli, finisce che ti affezioni anche a quelli degli altri. Te ne accorgi quando sei al parco, dove tutte le madri prestano attenzione che ogni bambino non si faccia del male.[21]»

L'anno seguente arrivò la definitiva consacrazione di pubblico e critica con A Beautiful Mind, di Ron Howard, in cui l'attrice interpreta il ruolo di Alicia Nash, moglie sofferente del brillante e schizofrenico matematico John Nash (interpretato da Russell Crowe), che vinse il Premio Nobel nel 1994; il film riscosse un vasto successo commerciale e di critica, facendole vincere un Golden Globe e un Oscar alla miglior attrice non protagonista.[9] La partecipazione in A Beautiful Mind le ha inoltre meritato un articolo sul Time.[22] Sul set del film conobbe anche Paul Bettany, interprete di Charles, l'amico immaginario di Nash; i due si sposarono nel 2003.

Dopo questo grande successo trovò altre parti interessanti a fianco di registi e attori prestigiosi: nel 2003 si dedicò a Hulk, versione di Ang Lee del celebre personaggio dei fumetti, in cui lei v,estiva i panni di Betty Ross, scienziata ricercatrice ed ex fidanzata del tormentato Bruce Banner di Eric Bana, che lotta per aiutarlo a trovare una cura per quella insolita condizione "verde" mentre, al contempo, ostacola il padre militare, un generale impegnato a uccidere il mostro. Come Fay Wray in King Kong, Betty è l'unica che riesce a calmare la bestia selvaggia ma, con un copione che scava nel profondo delle relazioni tra genitori e figli, Connelly non è stata scelta solamente per il bel viso.[23] Il film ebbe tuttavia scarso successo.

Fu poi la protagonista del drammatico La casa di sabbia e nebbia, tratto da un romanzo di Andre Dubus III, che ricorda da vicino un suo film indipendente realizzato sul finire degli anni novanta. La pellicola la vede nei panni di una moglie abbandonata, che a causa di un errore burocratico perde la casa di famiglia ereditata dal padre. A cogliere l'occasione è l'immigrato Ben Kingsley, che sta cercando una casa per la sua famiglia esiliata e in disgrazia. Emotivamente instabile, lei non riesce a lasciare la casa, è troppo legata al suo senso di orgoglio e tradizione, ma nemmeno Kingsley ci riesce, dato che sta lavorando estremamente duro per ricostruire quelle stesse sensazioni per sé stesso. Nell'esplorazione di due culture statunitensi molto differenti e del modo molto diverso di come vengono trattate, la storia oscilla quindi tra conflitto e terribile tragedia. Lodato dalla critica, il film vedrà Kingsley candidato all'Oscar per la quarta volta. Dopo questa esperienza, lei resterà lontana dagli schermi per due anni.[23]

Jennifer Connelly al Festival di Berlino 2014

Nel 2005 è la volta di Dark Water, del regista brasiliano Walter Salles, remake di un noto film horror giapponese di Hideo Nakata. Qui è una moglie abbandonata alla ricerca di sistemazione. Questa volta, però, al verde e nel disperato tentativo di tenere un tetto sulla testa della figlia, è costretta a rintanarsi in un appartamento buio e conciato in condizioni pessime, segnato da macchie misteriose. I guai iniziano quando sua figlia si fa un sinistro amico immaginario e la madre è portata ai limiti della sanità mentale, ma interpretando la classica urlatrice, bensì una madre minacciata.[24]

«L'acqua sa nascondere molto bene le cose e sa essere molto violenta, ma è anche alla base stessa della vita, così come l'acqua può portare via quella stessa vita. Si tratta di tutta una serie di connessioni e qualità intrinseche, come il suo essere un elemento isolante: quando piove, apri l'ombrello che ti protegge, ma che ti isola da tutto quello che ti circonda.»
«Nell'horror giapponese la cosa più interessante è il fatto che la minaccia è sempre un qualcosa che è dentro noi stessi, una concezione della paura molto più sofisticata e sottile.[21]»

Il 2006 invece la vede impegnata nel ruolo di una giornalista con il pluricandidato Blood Diamond - Diamanti di sangue di Edward Zwick, con Leonardo DiCaprio e Djimon Hounsou; di seguito ha avuto un ruolo importante al fianco di Kate Winslet in Little Children di Todd Field, una rielaborazione dell'omonimo romanzo di Tom Perrotta. Sebbene il ruolo di Kathy Adamson fosse molto importante nella storia, il regista Todd Field GLI ha dato meno importanza sullo schermo, soffermandosi invece sui personaggi interpretati da Winslet e da Patrick Wilson.

Connelly apparirà poi in Reservation Road con Joaquin Phoenix ed Elle Fanning, film che ha avuto una limitata distribuzione nel 2007.

Nel 2008 recita il ruolo della scienziata Helen Benson, insieme a Keanu Reeves, nel remake fantascientifico Ultimatum alla Terra. Tra i ruoli del 2009 vi sono una parte in un piccolo thriller indipendente con il marito Paul Bettany e un ruolo da coprotagonista con Jennifer Aniston e Ginnifer Goodwin nel film La verità è che non gli piaci abbastanza. Sempre nel 2008 è stata candidata come "il volto" degli annunci pubblicitari di Balenciaga,[25] nonché testimonial dei cosmetici Revlon.[26] Nel 2011 si è cimentata in Salvation Boulevard, al fianco di Pierce Brosnan e Ed Harris, e nel film Il dilemma di Ron Howard, con Vince Vaughn, Kevin James, Winona Ryder, Queen Latifah e Channing Tatum.

Nel 2014 è stata tra i protagonisti di Storia d'inverno di Akiva Goldsman con Colin Farrell, Russell Crowe, William Hurt, Will Smith e Matt Bomer e del colossal biblico Noah[27] diretto da Darren Aronofsky, adattamento della storia di Noè presente nell'Antico Testamento. Nel 2016 è protagonista, con Ewan McGregor e Dakota Fanning, di American Pastoral, il cui soggetto è tratto dall'omonimo romanzo di Philip Roth.

L'attrice ha avuto un figlio nel 1997 dalla relazione con il fotografo David Dugan.[28] Dal gennaio 2003 è sposata con l'attore Paul Bettany,[11] che ha conosciuto mentre lavorava sul set di A Beautiful Mind. Il primo figlio della coppia, Stellan, è nato il 5 agosto 2003;[29] La seconda figlia, Agnes Lark Bettany, l'8 giugno 2011.

Oltre all'inglese, parla anche il francese e un po' di italiano (appreso durante la realizzazione del film Phenomena).[6][10][30]

Jennifer Connelly nel 2019
EP
  • 1986 - Jennifer's X'mas
Singoli
  • 1986 - 愛のモノローグ = Monologue Of Love
Collaborazioni
  • 2020 - Woodkid Woodkid For Nicolas Ghesquière (Louis Vuitton Works One)

Riconoscimenti

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Doppiatrici italiane

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Nelle versioni in italiano delle opere in cui ha recitato, Jennifer Connelly è stata doppiata da:

Da doppiatrice è sostituita da:

Citazioni e omaggi

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  • Nel 1991 la Personality Comics pubblica il fumetto scritto da Stephen Spire III e illustrato da Rod Perry, Ciro Napolitano e Greg Theakston Betty Page & Jennifer Connelly, in cui ritrae varie celebrità femminili, tra cui Jennifer Connelly.[32]
  1. ^ a b c d e (EN) Dominic Wills, Jennifer Connelly - Biography, su TalkTalk, Tiscali, p. 1. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 14 gennaio 2010).
  2. ^ (EN) Karen S. Schneider, Beautiful Minder, in People, vol. 57, n. 4, Meredith Corporation, 4 febbraio 2002. URL consultato il 29 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2015).
  3. ^ (EN) Jennifer Connelly Biography (1970-), su Film Reference, Advameg, Inc.. URL consultato il 29 agosto 2009.
  4. ^ (EN) Inside Interview - Jennifer Connelly, su Mine MSN, MSN, 2004. URL consultato il 29 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 10 febbraio 2009).
  5. ^ (EN) Ron Dicker, Jennifer Connelly feeling more at home in her career, in The Courant, Hartford Courant, 3 luglio 2005. URL consultato il 29 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2012).
  6. ^ a b c Sandro Mattana, Jennifer Connelly, su FilmUP, Leonardo.it, 25 marzo 2002. URL consultato il 6 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 27 dicembre 2005).
  7. ^ (EN) George Kalogerakis, Mind Games, in New York, Vox Media, LLC., 18 febbraio 2002. URL consultato il 29 agosto 2009.
  8. ^ Jennifer Connelly's biography, su imdb.com. URL consultato l'8 settembre 2025.
  9. ^ a b c d e f g Jennifer Connelly, su Movieplayer.it, NetAddiction S.r.l. URL consultato il 6 settembre 2009.
  10. ^ a b c d Jennifer Connelly, in MYmovies.it, Mo-Net Srl. URL consultato il 1º settembre 2009.
  11. ^ a b c d e f Jennifer Connelly, su Cinematografo, Fondazione Ente dello Spettacolo. URL consultato il 5 settembre 2009.
  12. ^ Daniele Passanante, Jennifer, la donna di Hulk, in News 2000, Libero, 18 luglio 2003. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2009).
  13. ^ Elena Zannoni, Labyrinth: Dove tutto è possibile, a cura di Valerio Rossi, InformazionePura.it. URL consultato il 29 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 20 aprile 2010).
  14. ^ Labyrinth - Dove tutto è possibile, su DVD.it. URL consultato il 24 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2012).
  15. ^ (EN) Dominic Wills, Jennifer Connelly - Biography, su Talk Talk, p. 2. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 20 maggio 2014).
  16. ^ a b c d e (EN) Dominic Wills, Jennifer Connelly - Biography, su TalTalk, Tiscali, p. 3. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2012).
  17. ^ a b c (EN) Dominic Wills, Jennifer Connelly - Biography, su TalkTalk, Tiscali, p. 4. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2012).
  18. ^ (EN) Esquire Cover Gallery, in Esquire, Hearst Magazine Media, Inc.. URL consultato il 30 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 15 febbraio 2009).
  19. ^ (EN) Jennifer Connelly, su The Biography Channel, A&E Television Networks. URL consultato il 6 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2007).
  20. ^ a b c d (EN) Dominic Wills, Jennifer Connelly - Biography, su TalkTalk, Tiscali, p. 5. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2012).
  21. ^ a b c d Alessandro De Simone, Intervista a Jennifer Connelly, in I.H. Magazine, 6 luglio 2005.
  22. ^ (EN) Richard Schickel e Bengiamin Nugent, Cinema: Jennifer Connelly, in Time, Time USA, LLC., 21 gennaio 2002. URL consultato il 30 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2009).
  23. ^ a b (EN) Dominic Wills, Jennifer Connelly - Biography, su TalkTalk, Tiscali, p. 6. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 10 ottobre 2012).
  24. ^ (EN) Dominic Wills, Jennifer Connelly - Biography, su TalkTalk, Tiscali, p. 7. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2012).
  25. ^ (EN) Is Jennifer Connelly New Balenciaga Ad Hot or Not?, in US Weekly, a360media. URL consultato il 31 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2009).
  26. ^ (EN) Bang Showbiz, Jennifer Connelly's Revlon deal, su Boston.com, Boston Globe Media Partners, LLC, 23 luglio 2008. URL consultato il 31 agosto 2009.
  27. ^ Daniele Buzzurro, Noah, su Amazing Cinema, AmazingCinema.it, 5 aprile 2014. URL consultato il 17 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2014).
  28. ^ (EN) Logan Hill, Brownstone of Death, in New York, Vox Media, LLC., 6 maggio 2005. URL consultato il 31 agosto 2009.
  29. ^ (EN) Stellan Skarsgård, Excerpts from Stellan's interview with Paul Bettany, in Interview, Interview Magazine, dicembre 2003. URL consultato il 31 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2009).
  30. ^ Daniele Buzzurro, Jennifer Connelly, su Amazing Cinema, Interview Magazine, 11 gennaio 2015. URL consultato il 17 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 25 gennaio 2015).
  31. ^ (EN) The 8th Annual Screen Actors Guild Awards, su Screen Actors Guild Awards, SAG-AFTRA. URL consultato il 25 ottobre 2018.
  32. ^ (EN) Stephen Spire III, Betty Page & Jennifer Connelly, illustrazioni di Rod Perry, Ciro Napolitano e Greg Theakston, Personality Comics, 1991.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Oscar alla miglior attrice non protagonista Successore
Marcia Gay Harden
per Pollock
2002
per A Beautiful Mind
Catherine Zeta-Jones
per Chicago
Controllo di autoritàVIAF (EN61755901 · ISNI (EN0000 0001 0907 8494 · LCCN (ENno95037067 · GND (DE138095418 · BNE (ESXX1166575 (data) · BNF (FRcb14166055v (data) · J9U (ENHE987007458735705171 · NDL (ENJA00620519 · CONOR.SI (SL36637539