Bianco, rosso e Verdone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bianco, rosso e Verdone
Bianco, rosso e verdone (pasquale).JPG
Carlo Verdone interpreta Pasquale Amitrano
Titolo originale Bianco, rosso e Verdone
Paese di produzione Italia
Anno 1981
Durata 109 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Carlo Verdone
Soggetto Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
Produttore Sergio Leone
Casa di produzione Medusa Distribuzione
Distribuzione (Italia) Medusa Distribuzione
Fotografia Luciano Tovoli
Montaggio Nino Baragli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Simi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Bianco, rosso e Verdone è un film del 1981 diretto da Carlo Verdone.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film è un comico road movie ambientato in Italia, nei primi anni '80, durante un fine settimana elettorale. I protagonisti, le cui storie si intrecciano ripetutamente durante il film, sono tre uomini in viaggio per raggiungere i rispettivi seggi elettorali, tutti e tre interpretati da Carlo Verdone.

Furio[modifica | modifica wikitesto]

Il primo è Furio Zòccano, avvocato romano residente a Torino. Logorroico e pedante oltre ogni limite, pianifica e calcola tutto fin nel dettaglio, apparentemente senza che i due figli, Anton Giulio e Anton Luca, vi facciano caso. Egli è sposato con la giovane torinese Magda e la ama molto, seppur a modo suo; memorabile è in questo senso un ricorrente scambio di battute: Furio chiede a Magda se ella lo adori, alla sua risposta affermativa lui ribatte "e allora lo vedi che la cosa è reciproca?". La relazione però non è così idilliaca come sembra, dato che Magda, apparentemente serena, è in realtà disperata e si sente oppressa dall'onnipresente e pignolo fino all'inverosimile marito, sofferenza esternata più volte durante il film con l'espressione "non ce la faccio più!".

Furio al telefono con l'ACI

Prima della partenza (dopo aver ri-sistemato bagagli e figli in modo da creare il giusto assetto interno nella sua Fiat 131 Panorama CL bianca del '78) rientra in casa per telefonare all'ACI e chiedere (fin troppo) precise delucidazioni sul meteo, ottenendo una memorabile risposta dall'addetto all'altro capo del telefono. Alla prima sosta (ovviamente prevista con una precisione quasi assoluta da Furio) Magda incontra per la prima volta Raoul, giovane playboy che si innamora perdutamente della donna. I due si reincontreranno poco più tardi, a causa di una foratura di uno pneumatico della FIAT degli Zòccano: mentre Furio si dirige verso la colonnina d'emergenza (ovviamente valutando prima quale delle due nei paraggi fosse la più conveniente da raggiungere), Raoul si ferma a soccorrerli sostituendo la ruota forata; sforzo vano, in quanto Furio, per non far accorrere l'addetto al soccorso stradale inutilmente, decide di rimontare il pneumatico bucato. Più tardi, la famiglia viene coinvolta in un rocambolesco incidente stradale, al che Furio viene ricoverato in ospedale (esasperando a tal punto il medico da costringerlo a sedarlo!) mentre Magda coi figli passa la notte in albergo. Nell'hotel soggiorna anche Raoul, che riesce così a manifestare l'ardente passione che prova per Magda, seppur lei sia in visibile imbarazzo. Infine, giunti a destinazione a Roma, mentre Furio è a votare, Magda dà un bacio ai bambini e sparisce; viene lasciato intendere che sia scappata proprio con l'aitante Raoul.

Mimmo[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo protagonista è Mimmo, giovane ragazzo romano in viaggio con l'anziana nonna Teresa; seppur piena di acciacchi quest'ultima si dimostra ben più pronta d'intelletto e di spirito del nipote, il quale invece è un grosso "bamboccione", poco scaltro ma di buon cuore. La donna è in vacanza a Vicenza (città che Mimmo confonde più volte con Verona) da sua figlia, la zia di Mimmo, ma il suo seggio d'appartenenza è a Roma; dato che l'anziana parente tiene molto a votare "pe' li comunisti", ma non sarebbe in grado di reggere un viaggio in treno, Mimmo decide di partire da Roma, andare in Veneto e riaccompagnare la nonna nella capitale per permetterle di votare. Dei due viaggi, verrà mostrato solo il secondo.

Mimmo, con la tipica espressione perplessa assunta quando si chiede "'n che senso?!?"

Non appena Mimmo arriva a Vicenza, iniziano i primi battibecchi: sua nonna soffre di problemi alle gambe, perciò il nipote è costretto a smontare il sedile passeggero anteriore della sua Fiat 1100 D verde e a caricarlo sul tettuccio. Durante il viaggio saranno costretti a varie soste, in primis per acquistare l'ingente scorta di medicine della quale la nonna necessita, apparentemente dimenticata a casa, solo per scoprire poi che le medicine erano sul tettuccio dell'auto; cercando di farsi rimborsare Mimmo ottiene in cambio un buono, venendo deriso dalla nonna per la sua dabbenaggine. La coppia poi si ferma nuovamente perché l'anziana donna deve assumere un medicinale via iniezione intramuscolo, tuttavia la goffaggine di Mimmo non lo consente. In loro soccorso arriva un camionista di passaggio, detto er Principe, che esegue con una insospettabile delicatezza l'iniezione e saluta i due ricordando allo scettico Mimmo che la mano "po' esse fero e po' esse piuma, oggi è stata piuma". Giunta la sera, i due si dirigono verso un albergo (lo stesso ove soggiorna Magda), dove Mimmo subisce il tentativo di abbordaggio di una prostituta mentre la nonna dorme; arrivati nel boudoir della meretrice, Mimmo ne intravede i peli pubici attraverso una boccia di vetro per pesci, scambiandoli per un paio di "mutande di pelo"; per lo spavento Mimmo rompe il vaso, venendo cacciato dall'adirata "professionista".

Nonna Teresa insieme al Principe

Al mattino, la coppia trova dentro l'auto il Principe addormentato, il quale è in fuga perché crede di aver ucciso un uomo in un incidente stradale (la "vittima" altri non è che Furio, il quale era semplicemente svenuto). Al primo casello, durante un controllo di routine, la goffaggine di Mimmo causa l'arresto del camionista. Arrivati al seggio, nonna e nipote litigano per via dei piccoli screzi avuti durante il viaggio, al che la nonna decide di non avere più niente a che fare con un nipote così fregnone da "nun distingue 'na sòrca da 'n paio de mutande" e gli nega il casale di campagna che gli aveva promesso in eredità durante un precedente momento di raccoglimento avuto in un cimitero lungo la strada. Mimmo si pentirà poi amaramente di questo litigio, dato che l'anziana, probabilmente a causa delle vicessitudini patite durante il viaggio, spirerà all'interno della cabina elettorale (nell'indifferenza dei membri del seggio, troppo impegnati a dibattere della validità del voto).

Pasquale[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo protagonista è Pasquale Amitrano, un emigrato in Germania sposato con una giunonica donna del luogo, in viaggio per raggiungere Matera; il suo veicolo è una Alfasud rossa del '73, vistosamente "agghindata" secondo il dubbio senso estetico di Pasquale, il quale è vistosamente sciatto e fuori moda. Egli è ormai del tutto ignaro di come sia la vita in Italia e probabilmente è anche dimentico della sua lingua natìa, dato che in tutto il film quasi non gli si sente spiccicare parola (finale a parte).

Durante il viaggio subirà svariati furti: superata da poco la frontiera del Brennero, fermatosi per urinare vicino ad un quantomai ironico cartello "Benvenuti in Italia" gli verrà rubato in un istante lo stereo a cassette che gli fungeva da autoradio; in un'area di sosta gli verranno sottratte le borchie cromate della sua Alfa prima e in seguito anche i molteplici (e di discutibile gusto) souvenir acquistati; in un ristorante viene "rapinato" da un conto salatissimo e scopre che durante il pasto gli sono stati sottratti svariati pezzi della sua auto, compresi il parabrezza e il sedile lato guidatore. In un tentativo di "riscatto" cerca di sottrarre i copricerchi ad un'altra auto, rimediando solo un pestaggio da parte degli abitanti del luogo. Infine, giungerà malconcio ed esausto a destinazione ove si sfogherà col monologo che chiude il film, recitato in un dialetto inventato e a stento comprensibile, del quale si può capire chiaramente solo il colorito "giudizio" finale di Pasquale sull'Italia dell'epoca e sui suoi abitanti.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Pre-produzione[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Verdone era scettico nella realizzazione del film - percepito come una normale continuazione del suo precedente lavoro, Un sacco bello - e temeva di andare incontro a un insuccesso: la riserva fu sciolta dopo una lunga riflessione nella quiete della sua residenza di campagna.[1] Il personaggio di Pasquale fu un'invenzione di Carlo Verdone che volle compensare la logorrea di Furio Zòccaro con un personaggio completamente muto, ispirandosi ai personaggi dei film di Jacques Tati, visti più volte al cineclub Filmstudio di Roma.[2]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Per il personaggio di Magda si cercava un volto tipicamente torinese (occhi grandi, labbra pendule, viso slavato, sullo stampo dei personaggi pubblici della famiglia Agnelli), ma dopo molti provini fu scelta l'attrice russa Irina Sanpiter, doppiata dall'attrice italiana Solvejg D'Assunta.[1] Il produttore Sergio Leone non era d'accordo nello scritturare Elena Fabrizi per il ruolo della nonna a causa della sua salute precaria, temendo problemi durante le riprese, in quanto la donna era diabetica.[3] Vennero fatti dunque molti provini con altre coetanee romane, ma nessuna convinse il regista quanto la Fabrizi, che alla fine venne dunque scritturata, nonostante le titubanze di Leone.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato prevalentemente nell'autunno 1980 poiché Leone tardò nel dare inizio alle riprese; tra numerose difficoltà per il clima freddo, Carlo Verdone interpreta Mimmo e Pasquale in tenuta estiva. Sergio Leone incaricò il fratello di Carlo, Luca Verdone, affinché gli comunicasse segretamente un resoconto quotidiano e dettagliato delle riprese.

Le location delle riprese includono:

  • Panorama di Torino visto dalla collina sovrastante, con al centro Piazza Vittorio Veneto e sulla destra la Mole Antonelliana, più alcune vie del centro città.
  • Autostrada A24 Roma-L'Aquila zona del Gran Sasso detta anche Strada dei Parchi, scena dei tragitti autostradali.
  • Area di servizio Tolfa, Roma-Civitavecchia, scena delle soste di Furio e Pasquale.
  • Area di sosta Pineto Est stessa autostrada, scena dell'iniezione a Lella Fabrizi.
  • Cimitero di Tivoli.
  • Castello di San Giorgio a Maccarese (Fiumicino, Roma) scena della farmacia cui si rivolge Mimmo.
  • Bassano Romano, scena della trattoria, del barbone e del tentativo di furto di Pasquale.
  • Galleria Torrione 2 autostrada A24 Roma-L'Aquila altezza de l'Aquila, scena dell'incidente tra Furio ed il camionista.
  • Hotel Torre Sant'Angelo località Castagnola, Tivoli (Roma), scena del motel.
  • Palazzo Pantanella in Via dei Cerchi angolo Via della Bocca della Verità a Roma, seggio elettorale di Furio.
  • Palazzo Rosa cosiddetto dei Cento Preti, Lungotevere dei Vallati, all'altezza di Ponte Sisto, seggio elettorale di Mimmo e sua nonna. Nello stesso palazzo visse la famiglia del regista, dagli anni quaranta alla morte di suo padre Mario Verdone.
  • Piazza del Seminario a Tivoli (Roma) seggio elettorale di Pasquale.

Post-produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Leone era molto titubante e scaramantico nell'intitolare il film Bianco, Rosso e Verdone, in quanto nel 1972 era uscito un film con Sophia Loren intitolato Bianco, rosso e..., che non aveva avuto successo. Le riserve di Leone vertevano anche sul personaggio di Furio, temendo che questi potesse risultare particolarmente odioso al pubblico. Prima dell'uscita del film, organizzò una proiezione privata in casa sua cui parteciparono, oltre a Verdone, Alberto Sordi, Monica Vitti e il calciatore brasiliano Paulo Roberto Falcão, i quali gradirono molto il personaggio di Furio, soprattutto Sordi, sciogliendo così ogni riserva per il produttore Leone[3].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • I colori delle auto dei protagonisti non sono casuali, ma ricalcano quelli del Tricolore italiano: l'auto di Mimmo è verde, quella di Furio è bianca, quella di Pasquale è Rossa.
  • Il personaggio del saccente logorroico viene spesso interpretato da Verdone; oltre ai numerosi sketch cabarettistici, viene infatti utilizzato in Viaggi di nozze (Raniero) e Grande, grosso e... Verdone (Callisto).
  • Anche il personaggio di Mimmo non è del tutto inedito: riprende infatti a grandi linee il personaggio di Leo di Un sacco bello, il quale tornerà nel successivo Grande, grosso e... Verdone.
  • Su indicazione di Leone, per la celebre inquadratura audace attraverso il vaso di pesci rossi si ricorse ad una vera prostituta.[4].
  • Quando Pasquale giunge in Italia attraverso il Brennero viene sottoposto ai controlli doganali dagli addetti di entrambi gli Stati; oggi il confine con l'Austria è totalmente aperto in base agli accordi di Schengen.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Intervista nei contenuti speciali del DVD.
  2. ^ Filmato audio Intervista a Carlo Verdone parte 3/3, Formacinema, 4 settembre 2012. URL consultato il 24 giugno 2015.
  3. ^ a b Torna "Bianco Rosso e Verdone" in TGcom, 23 novembre 2006. URL consultato il 24 giugno 2015.
  4. ^ citazione del libro Fatti Coatti di Carlo Verdone. URL consultato il 12 settembre 2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema