Storia della Catalogna

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Bandiera della Catalogna

Il Risorgimento Nazionale catalano, la cosiddetta Renaixença nacque e si sviluppò nel XIX secolo, in parallelo a molti movimenti simili in altre nazioni europee, movimenti che trovavano le loro basi culturali nel Romanticismo. Nel 1931 la Catalogna divenne una regione autonoma: in quello stesso anno venne dichiarata la Repubblica Spagnola. Nel 1939, dopo la Guerra Civile e la presa del potere di Francisco Franco l'autonomia catalana venne soppressa, così come si cercò di sopprimere la lingua e la cultura catalane. Durante l'ultimo decennio del regime di Franco, sorse in Catalogna un rinnovato sentimento nazionale, rinforzato dal sentimento antifranchista.

Nel 1975 Franco morì e la democrazia venne ripristinata poco dopo. Con la nuova Costituzione, la Catalogna divenne una delle Comunità Autonome all'interno della Spagna. La forte spinta identitaria dei Catalani, tuttavia, non trovò una risposta né durante la transizione democratica, né nei decenni successivi, tanto che ancora oggi è causa di frizioni con il governo centrale.

Periodo preistorico[modifica | modifica sorgente]

Le culture protostoriche dell penisola iberica durante l'età del bronzo

I primi insediamenti umani scoperti in quella che è ora la Catalogna, risalgono all'inizio del Paleolitico medio. Il più antico reperto umano mai rinvenuto è una mandibola trovata a Banyoles molto probabilmente di un Homo neanderthalensis e risalente a circa 200.000 anni fa . Alcuni dei resti preistorici più importanti sono stati trovati nelle grotte di Mollet del Vallès, presso il Cau del Duc in prossimità delle montagne Montgrí, Forn d'en Sugranyes a Reus e presso siti di epoca romana a Capellades, mentre quelli del Paleolitico superiore si trovano a Reclau Viver, la grotta di Arbreda e la Bora Gran d'en Carreres, in Serinyà, o Cau de les Goges, a Sant Julià de Ramis. Resti risalenti al Mesolitico, tra l'8000 e il 5000 a.C., furono rinvenuti a Sant Gregori (Falset) e el Filador (Margalef de Montsant).

Il Neolitico in Catalogna ebbe inizio a partire dal 4500 a.C. ; la popolazione crebbe a ritmo molto sostenuto grazie all'abbondanza di risorse che consentirono un prolungamento dello stile di vita basato sulla caccia e la raccolta. I più importanti siti archeologi appartenenti al Neolitico in Catalogna sono: la Grotta di Fontmajor (L'Espluga de Francolí), la grotta di Toll (Mora), le grotte e Gran Freda (Montserrat) e rifugi di Cogul e Ulldecona.

L'avvento del Calcolitico in Catalogna è datato fra il 2500 e il 1800 a.C. quando vengono frabbicati i primi oggetti in rame. L'età del bronzo catalana si colloca in un periodo compreso fra il 1800 e il 700 a.C. La maggior parte degli insediamenti dell'età del bronzo si trovano nei pressi del fiume Segre.

Durante la tarda età del bronzo (1200-1100 a.C. circa) le popolazioni indoeuropee proto-celtiche dei campi di urne, provenienti dall'Europa centrale, varcano i Pirenei e si stabiliscono in Catalogna (Vedi : Campi di urne catalano-aragonesi). In questo periodo vengono edificati i primi insediamenti urbani. L'Età del Ferro in Catalonia ha inizio nel VII secolo a.C. quando nella penisola iberica si diffonde la cultura di Hallstatt.

L'età antica in Catalogna[modifica | modifica sorgente]

Periodo protostorico[modifica | modifica sorgente]

Guerriero ibero (IIIII secolo a.C.)

Durante il I millennio a.C. la Catalogna era abitata da numerose tribù iberiche, fra cui gli Indigeti (nella Catalogna nord-orientale), i Cossetani (sulla costa dove sarebbe sorta Barcellona), i Lacetani e gli Ilergeti. Tali popolazioni subirono l'influenza, a partire dal VI secolo a.C. circa, delle culture greca e punica. All'epoca si sviluppò Empúries nella costa gerudense, enclave commerciale greca Focea di Massalia (l'attuale Marsiglia).

Il periodo "iberico" in Catalogna si può suddividere in tre fasi. La prima inizia nell'VIII secolo a.C., allorquando apparvero i primi oggetti in ferro. Nel secondo periodo (V - III secolo a.C.) si consolida la cultura iberica nella regione. Infine, nell'ultima fase, iniziata alla fine del III secolo a.C., si avviò, in Catalogna il lungo processo di romanizzazione a seguito dello sbarco di Gneo Cornelio Scipione Calvo ad Ampurias, nel corso della seconda guerra punica, e la cacciata dei cartaginesi.

Periodo romano[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sconfitta dei Cartaginesi, le tribù iberiche si ribellarono ai Romani nel 195 a.C. ma vennero definitivamente soggiogate da Marco Porcio Catone. Conclusasi la conquista della regione si avviò il processo di romanizzazione, attraverso il quale i vari popoli della penisola assimilarono la civiltà romana pur conservando tracce più o meno rilevanti del precedente substrato culturale.

Nel frattempo il territorio della Catalogna venne rinominato Hispania Citerior (incluso nel territorio Tarraconense) con capitale Tarragona.

La Catalogna fu una delle regioni iberiche più intensamente romanizzate. Le popolazioni locali adottarono le strutture amministrative, istituzionali e giuridiche di Roma, mentre sul territorio venne sviluppata una vasta rete stradale e un sistema agricolo basato sulla trilogia mediterranea (cereali, vigneti e oliveti). Nacquero e fiorirono città di notevoli dimensioni, fra cui Tarraco e il latino si diffuse capillarmente, dando origine, in età medievale, alla lingua catalana.

Dal III al X secolo: dalla tarda antichità all'epoca feudale[modifica | modifica sorgente]

III e IV secoli[modifica | modifica sorgente]

Il declino dell'Impero Romano del III secolo portò alla distruzione e all'abbandono delle ville romane e delle strutture presenti. In questo secolo sono state rinvenute in Catalogna tracce della presenza cristiana nella regione; come Barcino (Barcellona), Tarraco (Tarragona) o Gerunda (Girona), gli insediamenti non vennero restaurati, bensì ridimensionati con strutture difensive.

Periodo visigoto: V-VII secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel V secolo d.C. a seguito della caduta dell'Impero romano d'Occidente, i Visigoti guidati da Ataulfo, si insediarono in Tarraconense (410) e quando nel 475 il re visigoto Eurico formò il regno di Tolosa (Toulouse moderna, Francia), la Catalogna venne incorporata nel regno. I Visigoti dominarono la regione fino agli inizi del VIII secolo , prima da Tolosa e successivamente da Toledo.

VIII secolo: conquista musulmana[modifica | modifica sorgente]

Nel VIII secolo gli Arabi invadono la penisola iberica, raggiungendo il nordest della penisola iberica nel 718. La conquista musulmana si basò su:

  • un esercito di 30 000 soldati molto motivati e con tecniche di cavalleria ben funzionanti;
  • la debolezza di un regno diviso a metà da una guerra civile di successione;
  • il timore di rappresaglie, accompagnato dalla tolleranza dei musulmani, che sottomettevano così i territori con facilità;
  • le facilitazioni concesse alle classi dominanti per mantenere il potere se collaboravano.

La successiva reazione carolingia, capeggiata da Carlo Martello, mise freno all'espansione musulmana con la Battaglia di Tolosa del 721, facendoli retrocedere negli anni successivi.

La conquista carolingia e la formazione della Marca di Spagna[modifica | modifica sorgente]

Questo processo continuò con la creazione della Marca di Spagna, un territorio difensivo che serviva da frontiera meridionale per l'Impero carolingio. Ciò suppose l'occupazione, alla fine dell'VIII secolo, delle comarche di Girona e di Barcellona, che ne entrarono a far parte. Il territorio era organizzato politicamente in varie contee dipendenti dal re franco.

L'indipendenza delle contee catalane: X secolo[modifica | modifica sorgente]

Durante il X secolo queste contee si resero indipendenti dal potere carolingio, sviluppano i primi passi di ripopolazione dei territori in seguito all'invasione musulmana. Si creò quindi una società agraria con predominanza di piccoli proprietari liberi.

Dal XI al XV secolo: il periodo aragonese[modifica | modifica sorgente]

XI secolo: il feudalesimo[modifica | modifica sorgente]

Nel XI secolo in Catalogna si afferma la civiltà feudale. Nel Liber maiolichinus scritto in latino e risalente alla prima metà del XI secolo è attestato per la prima volta il termine "Catalonia" per indicare la regione; nel libro in questione Raimondo Berengario III, Conte di Barcellona è descritto come catalanicus heroes, rector catalanicus, e dux catalanensis.

La vittoriosa battaglia del "Puig de Santa Maria" contro gli arabi per la conquista di Valencia (1237)

XII secolo: espansione delle contee catalane[modifica | modifica sorgente]

In questo secolo i conti catalani attraverso una politica espansionistica ingrandiscono i loro domini annettendo la contea di Besalù, di Cerdanya, parte della contea di Empúries e la contea della Provenza in Francia.

XII-XV secoli: la Corona di Aragona[modifica | modifica sorgente]

Attraverso il matrimonio di Raimondo Berengario IV con Petronilla di Aragona avvenne l'unione politica della contea di Barcellona con il regno di Aragona. Il nuovo stato venne denominato ufficialmente "Regno di Aragona" mentre la contea di Barcellona venne abolita. La Catalogna e l'Aragona mantennero comunque i loro rispettivi governi separati.

Raimondo Berengario IV conquistò inoltre Tortosa e Lerida, cosicché la Catalonia assunse i confini odierni.

Nei secoli successivi la Catalogna divenne uno dei più importanti stati europei e attraverso delle campagne militari completò la Reconquista dei territori meridionali ancora in mano agli arabi: la Valencia e le Baleari entrarono quindi a far parte del regno catalano-aragonese. Tuttavia vi fu una battuta d'arresto nei territori settentrionali ; le contee occitane sotto il dominio catalano vennero annesse dal nascente regno di Francia.

Nel XIII e XIV secolo anche la Sicilia, la Sardegna e il Sud Italia vennero conquistate e incluse nella corona d'Aragona che raggiunse la sua massima estensione.

Dal XVI al XVIII secolo: L'era moderna[modifica | modifica sorgente]

Unione delle Corone di Castiglia e d'Aragona[modifica | modifica sorgente]

La resa di Granada

Molto più laboriosa fu l'unione dinastica fra il Regno di Castiglia e la Corona d'Aragona. Quest'ultima, dopo la riconquista del Levante valenzano (XIII secolo) e l'espansione in Sicilia (1282), Sardegna, Grecia (XIV secolo) e regno di Napoli (XV secolo) si era imposta come una grande potenza mediterranea. L'ascesa al trono della famiglia castigliana dei Trastamara a seguito del compromesso di Caspe (1412) aveva avvicinato considerevolmente i due Stati più forti della penisola iberica.

L'unione fra la Castiglia e l'Aragona si sarebbe realizzata circa mezzo secolo più tardi, a seguito del matrimonio fra Isabella, principessa ereditaria di Castiglia, e Fernando II, principe ereditario di Aragona, che fu celebrato in gran segreto nel 1469. I due sposi ascesero al trono dei rispettivi regni nel 1474 e 1479 anche se Isabella, alla morte di suo padre (Enrico IV), dovette far valere i propri diritti al trono nei confronti di sua zia, Giovanna la Beltraneja, con la forza delle armi. La guerra si protrasse fino al 1479, anno in cui anche suo marito Ferdinando II cinse la corona d'Aragona. L'unione fra i due regni, vincolati attraverso il matrimonio dei rispettivi sovrani e dei loro successori, si sarebbe protratta fino agli inizi del XVIII secolo. Solo con l'avvento dei Borbone in Spagna infatti, si realizzò una fusione effettiva fra le due entità statuali.

Durante il regno di Isabella e Ferdinando si portò a termine la Reconquista, con la conquista di Granada da parte dei Re Cattolici che la annetterono nel 1492 al Regno di Castiglia. In questo stesso anno vennero scacciati gli ebrei dalla Spagna, e venne scoperta l'America, in nome della corona, da Cristoforo Colombo.

Casa d'Austria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Spagna degli Asburgo.
L'imperatore Carlo V in Mühlberg, di Tiziano

Gli Asburgo furono la dinastia regnante in Spagna tra il Cinquecento e il Seicento. L'imperatore Carlo V (Carlo I di Spagna) ereditò, dai suoi antenati un enorme complesso territoriale senza paragone nella storia, che si estendeva dalle Filippine al Messico e dai Paesi Bassi al Stretto di Magellano. Oltre all'espansione oceanica e alla conquista di alcuni Stati, come il Ducato di Milano, fu il risultato dell'eredità di quattro casate: quella di Borgogna, Austria, Aragona e Castiglia. Gli Stati europei posti sotto la sovranità di Carlo V, sia nella penisola iberica che al di fuori di essa, mantennero generalmente le proprie libertà civiche e le proprie istituzioni parlamentari pur essendo strettamente vincolati fra di loro da una forma di fedeltà dinastica alla casa regnante degli Asburgo che solo le guerre di religione riuscirono temporaneamente ad intaccare.

Alla morte di Carlo V, allorquando l'eredità venne divisa tra il fratello Ferdinando e il figlio Filippo la casa degli Asburgo si divise si parla di due rami: uno principale, quello di Spagna, e uno cadetto, cui toccarono la dignità imperiale e i domini d'Austria. Curiosamente, il ramo spagnolo della dinastia è conosciuto in Spagna come Casa de Austria (gli stessi Asburgo spagnoli, a partire da Filippo III, preferirono definire la propria casata sotto tale forma). Con Filippo II ebbe inizio una progressiva castiglianizzazione degli altri stati spagnoli e una centralizzazione del potere molto più marcata che in epoca di Carlo V. Il Regno di Castiglia divenne, nella seconda metà del XVI secolo, il centro nevralgico della Casa de Austria, sia sotto il profilo economico e militare che politico. Sotto gli Asburgo una Spagna ancora multinazionale, ma che aveva adottato oramai la lengua del imperio come lingua di corte e di cultura conobbe il proprio apogeo, passato alla storia come il Siglo de oro.

La supremazia marittima della Spagna fu dimostrata con la vittoria a Lepanto nel 1571, anche se successivamente, per una serie di circostanze sfavorevoli l'Invincibile Armata fu sconfitta. Tuttavia, fino almeno agli anni quaranta del Seicento, il potere militare spagnolo nel continente non venne mai messo in discussione. L'enorme sforzo bellico, unitamente a una politica imperialista cui venne soggetta sia la Spagna che gli altri Stati posti sotto sovranità asburgica, diedero però l'avvio a un processo di decadenza economica che caratterizzò gran parte del XVII secolo e che venne acuito da alcuni gravi rovesci militari che, attorno alla metà del secolo, portarono al ridimensionamento della potenza militare spagnola sancito con la Pace di Vestfalia. Ad aggravare la situazione intervennero le sollevazioni simultanee in Portogallo, in Catalogna a Napoli e in Sicilia con la perdita di alcuni territori (Paesi Bassi protestanti e Portogallo). Nei possedimenti d'oltremare, a partire dal Seicento, iniziò ad essere combattuta la guerra di corsa dei pirati inglesi, olandesi e francesi.

Dopo la Guerra di Successione la Spagna perdette la preponderanza militare in Europa e, benché continuasse ad essere una grande potenza atlantica, dovette cedere il dominio dei mari, nel corso del XVIII secolo, ad una sua vecchia rivale, la Gran Bretagna.

XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Ferdinando VII[modifica | modifica sorgente]

ferdinando fu un imperatore di nota importanza . lui diede atto a molte cariche ecclesiastiche

Renaixença e la nascita culturale in Catalogna[modifica | modifica sorgente]

Regno di Isabella II[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Isabella II di Spagna.
Isabel II.

Nel 1843 salì al trono Isabella II di Spagna. Durante il suo regno la monarchia iniziò a perdere potere rispetto al Parlamento. Sull'onda del movimento democratico europeo acquistarono maggior potere i moderati e si organizzano i primi movimenti operai. Vennero attuate riforme agrarie e venne incentivata l'industria nascente. Ma la condotta impopolare della Regina e la forte crisi interna al paese esplosero nel 1868 in una rivolta militare, la cosiddetta Gloriosa rivoluzione, guidata dai Generali Prim, Serrano e Topete, i quali chiedevano la detronizzazione di Isabella II ed il ritorno della sovranità alla Nazione.

Prima repubblica spagnola[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima repubblica spagnola.

La Prima Repubblica spagnola fu proclamata l'11 febbraio del 1873 dall'Asamblea Nacional e durò undici mesi durante i quali vennero nominati quattro Presidenti. La debolezza con la quale nacque il regime e che provocò la successiva restaurazione borbonica era dovuta a vari fattori, tra i quali la mancanza di una sufficiente base sociale, dimostrata dal malcontento dei contadini e degli operai, l'opposizione organizzata dai conservatori o monarchici, incluse le sollevazioni dei carlisti e la mancanza di una borghesia che sostenesse il sistema.

Restaurazione Borbonica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Restaurazione borbonica in Spagna.

Si definisce Restaurazione borbonica il periodo che va dalla dichiarazione del generale Arsenio Martínez Campos nel 1874 che sancì la fine della Prima Repubblica Spagnola alla proclamazione della Seconda Repubblica nel 14 aprile del 1931. Il nuovo monarca fu Alfonso XII, figlio di Isabella. Questo periodo è caratterizzato da una certa stabilità istituzionale, grazie alla modifica dello stato in senso liberale e all'incorporazione dei movimenti sociali e politici, nonché alla nascita delle prime industrie.

Nel 1898, dopo la guerra ispano-americana, la Spagna perdette Cuba e Porto Rico, le sue ultime colonie nel Nuovo Mondo, oltre alle Filippine e a Guam.

Agli inizi nel Novecento in Spagna iniziarono a diffondersi le nuove ideologie, come il nazionalismo, il socialismo e l'anarchia. Nel 1909 una rivolta scoppiata in Catalogna venne repressa brutalmente

La Spagna restò neutrale durante la Grande Guerra. Con la fine del periodo di guerra la Spagna tornò in crisi e nel 1919 ci furono rivolte operaie che vennero represse.

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Il catalano e il nazionalismo catalano[modifica | modifica sorgente]

Regno di Alfonso XIII e la dittatura di Primo de Rivera[modifica | modifica sorgente]

Il 13 settembre del 1923 il capitano generale della Catalogna, Miguel Primo de Rivera si ribellò contro il Governo e dette inizio a un colpo di Stato con l'appoggio della maggioranza delle unità militari. La riunione prevista delle Cortes Generales per una data immediatamente successiva con l'obiettivo di analizzare il problema del Marocco e il ruolo dell'esercito nella contesa, fu il detonatore della rivolta. Oltre a questa situazione il sistema monarchico stava affrontando una grave crisi, non riuscendo a inquadrarsi nel XX secolo, segnato dalla rivoluzione industriale accelerata, dal ruolo non riconosciuto alla borghesia, tensioni nazionaliste e i partiti politici tradizionali che non erano capaci di affrontare un regime pienamente democratico.

Dopo la crisi economica del 1927, accentuata soprattutto nel 1929, la repressione violenta degli operai e degli intellettuali e la mancanza di sintonia tra la borghesia e la dittatura, la monarchia divenne l'obiettivo dell'opposizione, riunitasi al completo nell'agosto del 1930 nel Patto di San Sebastian. I governi Dámaso Berenguer, denominato la "dictablanda", e di Juan Bautista Aznar-Cabañas, non riuscirono a invertire la tendenza. Dopo le elezioni amministrative del 1931, il 14 aprile viene proclamata la Seconda Repubblica, terminando la restaurazione borbonica in Spagna.

Seconda repubblica spagnola[modifica | modifica sorgente]

Francesc Macià, presidente della Catalogna repubblicana.

Caduta la dittatura del generale Primo de Rivera, Macià fece finalmente ritorno in Catalogna il 22 febbraio del 1931 e si iscrisse alla Esquerra Republicana de Catalunya.

Il 14 aprile 1931, dopo la vittoria della Esquerra Republicana de Catalunya alle elezioni municipali, Macià proclamò la Repubblica Catalana, dentro d'una federazione di repubbliche iberici, in un famoso discorso dal balcone del Palazzo della Generalitat. La proclamazione della Repubblica catalana giunse soltanto alcune ore prima della proclamazione di Niceto Alcalá-Zamora della nascita della Seconda Repubblica spagnola.

L'autoproclamazione preoccupò il governo provvisorio della Seconda Repubblica. Vennero inviati per l'occasione a Barcellona, il 17 aprile del 1931, con l'intento di trovare una mediazione, i ministri Fernando de los Ríos, Marcel·lí Domingo e Lluís Nicolau d'Olwer. La mediazione fu trovata con molti sforzi da entrambe le parti. Macià dovette rinunciare alla Repubblica Catalana in ragione di una nuova forma di ampia autonomia, la Generalitat de Catalunya, antica istituzione d'autogoverno di Catalogna.

Macià fu quindi a capo del governo di Catalogna e fu presidente della Generalitat de Catalunya dal 28 aprile 1931 fino alla sua morte (1933). Il nuovo governo provvisorio catalano aveva come obiettivo principale la redazione di uno statuto di autonomia. Il primo abbozzo fu ultimato a Núria il 20 giugno 1931. Il testo fu sottoposto all'approvazione dei municipi catalani, che si pronunciarono a favore.

I fatti d'Ottobre[modifica | modifica sorgente]

Nel 1934 scoppiò la polemica intorno ai Contratti di lavoro agricolo, che lo vide opposto ai grandi proprietari terrieri e al governo centrale.

L'inclusione di tre ministri della Confederación Española de Derechas Autónomas (CEDA) nel governo guidato da Ricardo Samper, avvenuta il 1º ottobre 1934, innescò il 5 ottobre lo sciopero generale voluto dai sindacati di sinistra. A Madrid vi fu il tentativo di occupare il ministero dell'Interno[1], il Parlamento e la Banca di stato[2] ma furono tutti arrestati dalle forze di sicurezza. Tra gli arrestati anche Francisco Largo Caballero[3]. In Catalonia lo sciopero ebbe maggior successo, nonostante l'assenza dei sindacati anarchici della CNT[4]. Lluis Companys che era succeduto a Francesc Macià ne approfittò per proclamare l'indipendenza dello stato Catalano il 6 ottobre 1934 dal balcone del palazzo della Generalitat de Catalunya.

« Gli ambienti monarchici e fascisti che hanno da qualche tempo tentato di tradire la repubblica sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo. In quest'ora solenne, in nome del popolo e del parlamento, il governo che presiedo si assume tutte le cariche del potere e proclama lo stato catalano della repubblica federale spagnola e, serrando i ranghi di coloro che sono uniti nella comune protesta contro il fascismo, li invita a sostenere il governo provvisorio della repubblica catalana. »
(Lluis Companys, all'epoca presidente della Generalitat de Catalunya[5])

Ci fu qualche scontro tra le milizie catalane e le forze dell'esercito che procò una ventina di morti[6], poi il nuovo primo ministro Lerroux ordinò lo stato di guerra e diede disposizioni al generale Domingo Batet e di far terminare la sommossa. Batet fece schierare alcuni cannoni caricati a salve e, quando il mattino del 7 ottobre Lluis Companys gli propose di schierarsi dalla parte dei ribelli, rispose "Io sono per la Spagna"[7] e procedette all'arresto[8]. Furono arrestati Lluis Companys e diversi membri del governo. Tra gli arrestati vi fu anche Manuel Azaña che si trovava a Barcellona casualmente come fu poi appurato[9].

Lo sciopero, capeggiato dai sindacati Unión General de Trabajadores (UGT) e Confederación Nacional del Trabajo (CNT) si trasformò nelle Asturie in un sollevamento armato, soffocato dall'esercito spagnolo che intervenne anche in Catalogna. Companys venne arrestato insieme agli altri membri del governo catalano e incarcerato nella nave Uruguay ancorata nel porto di Barcellona.

Sospeso d'autorità lo Statuto di Autonomia della Catalogna, Companys fu trasferito a Madrid, dove fu giudicato e condannato, insieme a tutti gli altri membri del Governo Catalano, a trenta anni di reclusione.

Fu trasferito quindi al carcere di El Puerto de Santa María (Cadice).

La Catalogna durante la Guerra Civile[modifica | modifica sorgente]

Gli anni dell'anarchia e la Guerra Civile Spagnola[modifica | modifica sorgente]

Liberato nel 1936 dopo la vittoria del Frente Popular, Companys nominò il capitano Frederic Escofet Commissario Generale in Catalogna dell'Ordine Pubblico, in previsione di un possibile sollevamento popolare.

In effetti il golpe ci fu 18 luglio 1936 ma, mentre altrove gli insorti prendevano il sopravvento, dando inizio alla guerra civile spagnola, in Catalogna il sollevamento non ebbe successo. Companys fece imbarcare su navi straniere 5.000 persone sospette di osteggiare il governo repubblicano, la sicurezza e l'incolumità dei quali non poteva garantire, alla luce dei numerosi omicidi che si produssero in quel periodo.

Durante tutto il trascorrere della guerra civile spagnola Companys fu a capo del Governo di Catalogna tentando di mantenere l'unione dei partiti politici e dei sindacati che lo appoggiavano. Questo compito fu molto arduo, a causa delle tensioni fra i comunisti e i socialisti riuniti nel Partit Socialista Unificat de Catalunya (PSUC) e gli anarchici della Confederació Nacional del Treball (CNT), appoggiati questi ultimi dal Partit Obrer d'Unificació Marxista (POUM).

Nel 1937 Companys si scontrò duramente con il capo del governo repubblicano Juan Negrín, che fu una delle figure politiche più discusse della guerra civile spagnola, e nel 1938, in seguito alla presa di Lleida, gli scrisse una dura lettera, lamentando le arbitrarietà che il Governo centrale stava commettendo e l'isolamento che soffriva il Governo catalano.

Il periodo Franchista[modifica | modifica sorgente]

Il 23 gennaio 1939, quando le forze franchiste erano sul punto di entrare a Barcellona, insieme all'amico e lehendakari (Presidente della Comunità autonoma dei Paesi Baschi) José Antonio Aguirre attraversò il confine con la Francia e fuggì in esilio a Perpignano.

In seguito si trasferì a Parigi per lavorare nel Governo in esilio della Generalitat (Consell Nacional de Catalunya).

Il 13 agosto 1940 venne individuato e catturato dalla Gestapo, su ordine delle autorità spagnole e con la collaborazione dell'ambasciata spagnola in Francia. Estradato a Madrid, fu quindi trasferito al carcere di Montjuïc a Barcellona, dove fu processato sommariamente e condannato a morte.

Alle 6.45 della mattina del 15 ottobre 1940, nel fossato di Santa Eulàlia del castello di Montjuïc, Companys fu fucilato dai militari franchisti.

« Assassineu un home honrat. Per Catalunya!!! (State assassinando un uomo onesto. Viva la Catalogna) »
(Lluís Companys)

La transizione democratica[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo e autonomia[modifica | modifica sorgente]

Jordi Pujol nel 1974 fondò il partito Convergenza Democratica di Catalogna, del quale fu il primo segretario. A capo della coalizione Convergenza e Unione, fu eletto presidente della Generalitat de Catalunya per la prima volta il 24 aprile 1980, per poi essere rieletto ininterrottamente nel 1984, 1988, 1992, 1995 e 1999. Si ritirò nel 2003, cedendo la leadership del partito ad Artur Mas.

XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel 2010 ci fu una grande protesta a Barcellona in favore dell'autonomia catalana, e un'altra ancora maggiore in favore dell'indipendenza nel 2012.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 80
  2. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 69
  3. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 69
  4. ^ Paul Preston, La guerra civile spagnola, Oscar, Cles (TN), 2011, pag 85
  5. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 68
  6. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 81
  7. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Edizioni Einaudi, Torino, 1963, pag 81
  8. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 43
  9. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 43

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Historia de Cataluña, by V. Balaguer (II vols., Madrid, 1886, &c.)
  • Historia de Cataluña, by A. Bori y Fontesta (Barcelona, 1898)
  • Origines historicos de Cataluna, by J. Balari y Jovany, Establecimiento Tipográfico de Hijos de Jaime Jesús, (Barcelona, 1899)
  • Coleccio de monografies de Catalunya, by J. Reig y Vilardell (Barcelona, 1xxx)
  • Mediterraneo e Sardegna nel Basso Medioevo, by G. Meloni (Cagliari, 1988)
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