Gaspar de Guzmán y Pimentel
Gaspar de Guzmán y Pimentel, conte di Olivares e duca di Sanlúcar (Roma, 6 gennaio 1587 – Toro, 22 giugno 1645), è stato un politico spagnolo, valido di Filippo IV dal 1621 al 1643: ebbe i titoli di conte di Olivares e duca di Sanlúcar.
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[modifica] Biografia
Terzo figlio del conte Enrique de Guzmán, nacque a Roma, dove il padre, in seguito viceré di Napoli, svolgeva l'incarico di ambasciatore spagnolo presso il pontefice Sisto V. Tornato in Spagna nel 1600 Venne inizialmente avviato alla carriera ecclesiastica ma, alla morte del fratello maggiore (1607), fu inviato presso la corte spagnola di Valladolid. In quegli anni contrasse matrimonio con donna Isabel de Velasco, dama di compagnia della regina Margherita.
Dopo alcuni anni passati ad amministrare le sue proprietà a Siviglia, fu chiamato a Corte da Filippo IV che lo nominò suo cavaliere personale e, alla morte di Baltasar de Zúñiga (1622), entrò a far parte del consiglio di Stato, diventando ministro della corona: il re gli conferì anche gli incarichi di Gran Ciambellano e Cancelliere delle Indie. Con queste cariche resse, di fatto, le sorti dello stato fino al 1643.
[modifica] Politica estera
In un primo tempo le iniziative del conte-duca sembrarono portare i benefici auspicati (le operazioni militari avevano un andamento favorevole e la situazione debitoria del paese venne alleggerita da una bancarotta nel 1627), ma l'apertura di un nuovo fronte (per la guerra di successione di Mantova) ed un attacco olandese alle navi spagnole che trasportavano i metalli preziosi dalle colonie in patria diedero il colpo di grazia alle finanze della nazione.
La disastrosa conduzione della Guerra dei trent'anni (in cui egli aveva visto un'occasione per restituire alla corona il suo antico prestigio), nonché le rivoluzioni in Biscaglia, Catalogna e Portogallo (ostili all'Unión de las armas), lo fecero cadere in disgrazia, costringendolo alle dimissioni e all'esilio volontario prima a Loeches, vicino Madrid, poi a Toro, dove si spense nel 1645.
[modifica] Politica interna
Nello svolgere il proprio ruolo di valido, Olivares realizzò una serie di riforme per mantenere l'egemonia in Europa. Queste riforme si concretizzarono fondamentalmente in quattro aspetti: riforma della vita pubblica, riforma fiscale, facilitazione del commercio e creazione di una banca nazionale e, infine, creazione di un esercito nazionale. Queste come altre riforme (quella del diritto, per esempio) incontrarono la resistenza della nobiltà.
[modifica] Moralizzazione della vita pubblica
La Spagna del duca di Lerma era profondamente corrotta. La reazione di Olivares si concretizzò innanzitutto nell'incarcerazione del duca di Uceda e del duca di Osuna, nella confisca dei beni del duca di Lerma e nell'esecuzione di Rodrigo Calderón.
Con decreto, stabilì che chiunque ricoprisse cariche pubbliche di una certa importanza facesse un inventario delle proprie fortune. A questo scopo, creò una Giunta delle riforme (Junta de Reformación) che, più in là, si sarebbe incaricata di vegliare sui costumi morali dei cittadini.
Uno degli aspetti più importanti della cura del conte-duca fu l'attenzione alla questione demografica: Olivares proibì l'emigrazione, favorì l'immigrazione e aiutò le famiglie numerose.
Per favorire l'educazione degli spagnoli, ordinò la creazione del Collegio Reale di Madrid (1629), che, insieme ad altre istituzioni, furono dirette quasi esclusivamente dai gesuiti.
Filippo IV cercò anche di abolire in un sol colpo la prostituzione in tutti i territori della monarchia.
[modifica] Riforma fiscale
Olivares si adoperò per una ripartizione più equa del carico fiscale (che gravava soprattutto sulla Castiglia). I regni periferici si opposero con forza a queste nuove imposte, spesso attraverso veri e propri moti. La nobiltà non accettò un'imposta sulle elevate rendite del regno, né la tassa sui prodotti di lusso.
Questa riforma fallì e ciò proprio in un momento in cui aumentavano le spese dello stato. Il conte-duca dovette ricorrere all'emissione di buoni (che all'epoca si chiamavano juros), prestiti da banchieri ebrei portoghesi, nuove imposte votate dalle Cortes e la dichiarazione di bancarotta (in realtà, sospensione dei pagamenti) in momenti di estrema necessità.
[modifica] Creazione di una banca nazionale e facilitazione del commercio
Olivares cercò di creare una banca nazionale (oltre che vari monti di pietà), al fine di facilitare il commercio e contribuire alle spese della monarchia. Come accennato, il tentativo di un prelievo speciale dai patrimoni che superassero i 2.000 ducati di rendita fallì per l'opposizione della nobiltà.
[modifica] Unione delle Armi
Fu nel 1626 che Olivares formulò un progetto (l'Unión de las Armas) di unificazione delle forze armate peninsulari, progetto che, allo stesso tempo, doveva promuovere l'unificazione territoriale. Ciascun territorio della Corona fu obbligato a fornire una quantità di soldati proporzionale alla sua situazione demografica, equipaggiandola a proprie spese. Le Cortes di Catalogna si rifiutarono e, a quel punto, il conte-duca dovette sospenderle, dando avvio ad un conflitto con il Principato.
[modifica] Bibliografia
- Francisco Tomás y Valiente, Gobierno e instituciones en la España del Antiguo Régimen, Madrid, Alianza Universidad 1982. ISBN 84-206-2344-X
- Francesco Benigno, L'ombra del re. Ministri e lotta politica nella Spagna del Seicento, Venezia, Marsilio 1992. ISBN 88-317-5638-9
- John H. Elliott, Richelieu e Olivares, Torino, Einaudi 1990. ISBN 88-06-11799-8
[modifica] Curiosità
Alessandro Manzoni, nel capitolo V dei Promessi sposi, pone in capo ad uno degli ospiti della cena a casa di don Rodrigo un confronto (di fatto retrospettivo) tra il conte-duca ed il cardinale Richelieu. Infatti, commentando la politica europea dalla sua ottica filospagnola di provincia, il podestà vaticina che "il signor cardinale di Riciliù farà un buco nell'acqua. Mi fa pur ridere quel caro signor cardinale, a voler cozzare con un conte duca, con un Olivares. Dico il vero, che vorrei rinascere di qui a dugent'anni, per sentir cosa diranno i posteri, di questa bella pretensione. Ci vuol altro che invidia; testa vuol esser: e teste come la testa d'un conte duca, ce n'è una sola al mondo." Ovviamente, duecento anni sono il periodo che divide la data figurata del colloquio con la scrittura del romanzo, durante la quale il cardinale di Richelieu veniva considerato colui che aveva chiuso il "predominio spagnolo" nella politica europea (invano difeso dal conte-duca) e l'artefice del predominio francese, in certo qual modo prolungatosi fino all'Ottocento in cui Manzoni scriveva.
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