Aeroporto di Fano

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Aeroporto di Fano
IATAnessuno – ICAO: LIDF
Descrizione
Nome impianto Aeroporto di Fano
MOVM Enzo Omiccioli
Tipo Civile
Esercente Fanum Fortunae Srl
Stato Italia Italia
Regione Marche Marche
Posizione 1,5 km SE Fano
Altitudine AMSL 16 m
Coordinate 43°49′31″N 13°01′40″E / 43.825278°N 13.027778°E43.825278; 13.027778Coordinate: 43°49′31″N 13°01′40″E / 43.825278°N 13.027778°E43.825278; 13.027778
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
LIDF
Piste
Orientamento (QFU) Lunghezza Superficie
05/23 1.350 erba

[senza fonte]

L'aeroporto di Fano (IATA: nessuno, ICAO: LIDF) è un aeroporto civile di aviazione generale.

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Le vicende belliche del primo conflitto mondiale con le collegate necessità di sviluppo dell'aviazione italiana, indussero la Direzione Tecnica dell'Aviazione Militare di Torino a chiedere al Comune di Fano la disponibilità di un'area adatta all'allestimento di un “campo di atterramento per aeroplani” delle dimensioni di 400 x 120 metri. A questo scopo fu individuata una zona detta Madonna del Ponte che in pochi mesi fu adattata alle esigenze richieste. Così negli ultimi mesi del 1917, la città di Fano fu dotata della prima infrastruttura aeroportuale, anche se si trattava di un campo di fortuna, praticamente un piccolo campo ai bordi della città, sgombro da ostacoli e provvisto di appositi segnali per permettere l'atterraggio dei velivoli. Essendo completamente privo di infrastrutture quali aviorimesse o altri servizi che caratterizzano un aeroporto, l'utilizzo prevalente del campo di aviazione era probabilmente connesso alle necessità dei velivoli in transito verso il fronte austriaco. Ma l'espansione dell'aviazione di quel periodo doveva procedere molto rapidamente poiché già nel 1919 si comincia a parlare di ampliamento del campo di atterraggio. Questo impulso si intensificò notevolmente nel periodo del ventennio fascista, quando la politica interna considerava fondamentale il potenziamento delle strutture militari. Questo clima fu sfruttato a dovere dal gerarca pesarese Raffaello Riccardi, Sottosegretario all'Aeronautica (ministro Italo Balbo) voluto direttamente da Mussolini. Al termine di lunghe trattative fra il Comune di Fano e la Regia Aeronautica, sulla Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio 1930 viene pubblicato il Decreto Ministeriale per l'istituzione del “Campo di fortuna di Fano in provincia di Pesaro”.

Gli sviluppi[modifica | modifica sorgente]

L'inaugurazione di quello che fu poi chiamato ufficialmente Campo di Manovre Aeree, in località Colonna, si svolse il 20 luglio 1930. La pista era di 1000 x 400 metri orientata N.Ovest-S.Est (quasi ortogonale all'odierna), compresa in un'aerea territoriale dall'originale forma triangolare delimitata da strade comunali. Le strutture comprendevano una antenna segnalazioni con manica a vento, la torre per aerofaro, bussola magnetica di orientamento, un posto di rifornimento e un hangar smontabile. Una settimana dopo vi fece tappa il 1° Giro Aereo d'Italia (prima tappa RomaRimini). L'anno successivo la struttura fu completata con la casa del custode provvista di impianti telegrafici.

La scuola di pilotaggio[modifica | modifica sorgente]

Tanto investimento economico per una struttura utilizzata pochi giorni l'anno, non dovette sembrare una buona scelta all'Amministrazione Comunale dell'epoca che spinse per un ulteriore sviluppo della struttura. Verso la metà degli anni trenta si comincia a pensare alla costruzione di un vero e proprio aeroporto con annessa Scuola di Pilotaggio di Secondo Periodo. Per lo scopo si dispose l'ampliamento dell'area alle zone circostanti fino a raggiungere un'estensione di 67 ettari. I lavori cominciarono nel maggio 1937 e interessarono dapprima la pista, spostata a ovest rispetto alla precedente e con orientamento Nordest-Sudovest, e la prima delle due aviorimesse. In questo periodo gli avieri in addestramento e tutto il personale della scuola erano ospitati in strutture presenti in città.

Nell'estate del 1941 anche le restanti strutture della cittadella aeroportuale furono terminate. Secondo il piano d'insieme furono costruiti: corpo di guardia, infermeria, alloggio, circolo e mensa ufficiali, alloggio, circolo e mensa sottufficiali, caserma per gli allievi con cucine e sale convegno, struttura magazzino/officina/autoparco incendi, autorimessa, due grandi hangar, comando aeroporto, altra caserma per 200 allievi, caserma di riserva per 148 allievi, cucina refettorio per allievi, centrale elettrica e muro di cinta. A pieno regime queste strutture ospitavano circa 500 uomini e diversi tipi di aeromobili adatti alla scuola aerea, prevalentemente biplani Breda Ba.25 e IMAM Ro.41, ma anche caccia Fiat C.R.32 e Fiat C.R.42 e più raramente Reggiane Re.2000, l'aerosilurante CANT Z.1007 e un S.M. 79 "Sparviero".

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, a causa degli eventi bellici, tutta questa struttura e la scuola di pilotaggio “sopravvissero” solamente dal 1940 al 1943, quando, in seguito al Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, l'aeroporto fu dapprima abbandonato precipitosamente (diversi piloti partirono portandosi via il loro aereo di addestramento!), poi saccheggiato dai fanesi allo stremo e quindi occupato dalle truppe tedesche. Queste non lo usarono come base aerea, né fu gravemente danneggiato dai pochi bombardamenti alleati che si concentravano sui ponti e sui collegamenti ferroviari. Ma nella primavera del 1944 il personale della tedesca Wehrmacht, ormai consci della disfatta, ordinarono l'aratura della pista e successivamente minarono tutto prima di ritirarsi sulla vicinissima linea gotica: all'arrivo degli alleati rimanevano solo macerie.

A partire dal settembre 1944, gli alleati usarono l'aeroporto come base per i caccia della Royal Air Force (RAF). L'inverno fu inclemente e la pista era spesso allagata provocando diversi incidenti, così si procedette alla sistemazione della pista che permise un migliore e continuo utilizzo da parte di squadriglie britanniche, statunitensi (United States Army Air Forces), sudafricane (South African Air Force), canadesi (Royal Canadian Air Force) e australiane (Royal Australian Air Force). È il periodo in cui a Fano si vedono i caccia North American P-51 Mustang, Republic P-47 Thunderbolt e Supermarine Spitfire, oltre ad aerei da trasporto e qualche bombardiere Boeing B-17 Flying Fortress.

La rinascita[modifica | modifica sorgente]

Il Macchi M.416 marche I-AELW in sosta all'aeroporto negli anni cinquanta.

Per alcuni anni, fino al 1952, l'aeroporto rimase in stato di abbandono, delimitato dalle macerie delle strutture demolite e abusivamente coltivato. In questo periodo l'Aero Club di Pesaro riottenne la concessione dell'area aeroportuale dal Ministero dell'Aeronautica e procedette alla sistemazione del campo e alla costruzione di un piccolo hangar, tanto che l'anno successivo fu usato come sede di una gara aerea nazionale prevista a Rimini ove però l'aeroporto era chiuso per lavori. Grazie all'Aero Club si istituì anche una scuola di volo che le sue attività poteva contare solamente su un unico Macchi M.B. 80[non chiaro] messo a disposizione personalmente dal Conte Alberto Castelbarco Albani. Nel 1956 la scuola rilasciò 15 brevetti di primo grado per 450 ore di volo. Negli anni seguenti venne presa in considerazione la possibilità di aprire l'aeroporto al traffico nazionale in appoggio al nascente turismo balneare. Si arrivò a ipotizzare collegamenti con Roma Urbe con tanto di orari e tipo di aereo, ma l'unica cosa realizzata fu un nuovo hangar inaugurato il 22 maggio 1960 e che ospitava la “flotta” dell'Aero Club cresciuta fino a sei aerei. Negli anni successivi si tornò spesso a parlare di sviluppi dell'aeroporto. I motivi principali erano legati al fatto che i vicini scali di Rimini e Falconara erano aeroporti militari e basi NATO mentre la concessione dell'area all'Aeronautica Militare (di proprietà per metà demaniale e metà comunale) sarebbe scaduta nel 1971. Nonostante il gran parlare, i piani e le ipotesi, non successe nulla anche perché, dagli studi effettuati si poté capire che per uno sviluppo commerciale non vi era sufficiente spazio per una pista adatta alle norme ICAO, a meno di non cambiarne la direzione e sfruttare un tratto di mare!

Gli anni recenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1979, dopo 530 allievi licenziati, chiude i battenti la scuola di volo dell'Aero Club. I corsi riprendono solo nel 1992 grazie alla società di lavoro aereo Flying Work che da poco ha istituito anche un servizio di aerotaxi grazie a un Piper PA-34 Seneca.

Gli anni novanta sono quelli dello sviluppo dei velivoli ultraleggeri che utilizzano l'aeroporto di Fano sia come base che nelle manifestazioni ufficiali; dal 1992 la Direzione Aeroportuale di competenza (Ancona-Falconara) ha chiuso l'aeroporto al traffico ultraleggero, che da allora per effettuare scalo deve avere specifica autorizzazione come previsto dalla normativa nazionale. Un ulteriore impulso si è avuto intorno alla fine degli anni '80 con la costituzione di un Consorzio tra enti pubblici per la gestione e potenziamento dell'aeroporto (Comune, Provincia e Camera di Commercio): nel 1992 iniziarono infatti i lavori di costruzione della nuova aerostazione nella zona opposta al vecchio hangar. Le nuove strutture furono inaugurate nel 1995 e, a tutt'oggi comprendono tre grandi hangar, una moderna aerostazione con torre di controllo e piazzale aeromobili, officina, sale riunioni con la sede della scuola di volo, servizio rifornimento carburante e ristorante. Contemporaneamente a questi eventi, il consorzio di gestione si trasformò nella Srl “Fanum Fortunae” che da quel momento si occuperà autonomamente della gestione dello scalo fanese.

Attualmente sull'aeroporto “Enzo Omiccioli” operano le seguenti società:

  • Flying Work, scuola di volo (FTO) e lavoro aereo, manutenzione aeronautica
  • Avio Club Fano, volo a motore, volo da diporto e sportivo (VDS)
  • A.S. Ali Marche, scuola di paracadutismo
  • Pattuglia acrobatica "Yak Italia"
  • Club aeromodellismo Fano, con pista e strutture dedicate

Negli ultimi 15 anni sono emersi diversi attriti tra chi vorrebbe ulteriormente potenziare l'aeroporto con relativa asfaltatura della pista, e chi sostiene che per l'attuale operatività le strutture esistenti sono più che sufficienti, essendo nel frattempo tramontata la possibilità di apertura ai voli di linea, visto anche lo sviluppo che hanno avuto i vicini scali internazionali di Rimini e Ancona-Falconara. Il progetto di destinare a parco cittadino parte dell'area è sostenuto da diverse associazioni locali.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • S. Clappis, S. Maggioli, L'aeroporto di Fano. Storia e immagini 1900-2000, Edito da BCC Fano, 2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]