Riccardo I d'Inghilterra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Riccardo Cuor di Leone" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Riccardo Cuor di Leone (disambigua).
Riccardo I
Richard coeurdelion g.jpg
Re d'Inghilterra e Duca di Normandia
Stemma
In carica 6 luglio 1189 -
6 aprile 1199
Incoronazione 3 settembre 1189
Predecessore Enrico II
Successore Giovanni
Nascita Oxford, Inghilterra, 8 settembre 1157
Morte Châlus, Francia, 6 aprile 1199
Casa reale Plantageneti
Padre Enrico II
Madre Eleonora d'Aquitania
Consorte Berengaria di Navarra
Re d'Inghilterra
Duchi di Normandia
Plantageneti

Arms of Geoffrey of Anjou.svg

Enrico II (1154–1189)
Figli
Riccardo I (1189–1199)
Giovanni (1199–1216)
Figli
Enrico III (1216–1272)
Figli
Edoardo I (1272–1307)
Figli
Edoardo II (1307-1327)
Figli
Edoardo III (1327-1377)
Figli
Riccardo II (1377-1400)

Riccardo I d'Inghilterra, noto anche con il nome di Riccardo Cuor di Leone (Richard Cœur de Lion in francese e Richard the Lionheart in inglese) (Oxford, 8 settembre 1157Châlus, 6 aprile 1199), fu re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d'Angiò e di Turenna, duca d'Aquitania e Guascogna e conte di Poitiers dal 1189 fino alla sua morte. Era il terzo dei cinque figli maschi del re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d'Angiò e di Turenna, Enrico II d'Inghilterra, e della duchessa d'Aquitania e Guascogna e contessa di Poitiers, Eleonora d'Aquitania. Venne considerato un eroe ai suoi tempi e come tale fu descritto successivamente in molte opere letterarie.

Riccardo era, per parte di madre, il fratellastro minore di Maria di Champagne e di Alice di Francia. Era anche il fratello minore di Guglielmo, Conte di Poitiers, di Enrico e di Matilda d'Inghilterra, e il fratello maggiore di Goffredo II, Duca di Bretagna, di Leonora d'Aquitania, di Giovanna d'Inghilterra e di Giovanni d'Inghilterra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Era il figlio favorito della madre Eleonora, Duchessa d'Aquitania, e nonostante fosse nato nel palazzo reale di Beaumont ad Oxford, considerava la Francia come sua patria ed egli in fondo si sentì sempre un francese. Quando i suoi genitori si separarono, rimase con la madre e venne investito del ducato di Aquitania nel 1168 e della contea di Poitiers nel 1172. In realtà era un premio di consolazione per il fatto che suo fratello più anziano, il secondogenito, Enrico il Giovane, era stato designato[1] dal padre come successore alla corona.

In Francia gli fu data un'attenta educazione letteraria tanto che scriveva in francese ed in limosino; fu un appassionato letterato e compose anche alcune poesie. Venne descritto come uomo affascinante, dai capelli tra il rosso ed il biondo, dagli occhi lucenti, la carnagione pallida, di statura sopra la media. Fin da giovane mostrò abilità militari e politiche, diventando famoso per la sua cavalleria e il coraggio, anche se, come i suoi fratelli, non si sottomise sempre all'autorità paterna.

Nel 1170 il quindicenne Enrico il Giovane, suo fratello maggiore, venne incoronato re congiunto d'Inghilterra, con il nome di Enrico III, quando il padre era ancora in vita. Non avendo mai realmente regnato non viene annoverato tra i sovrani inglesi. Viene definito il Giovane per distinguerlo dal sovrano Enrico III suo nipote.

Contro il padre[modifica | modifica wikitesto]

Enrico il Giovane, fragile di carattere, su consiglio di alcuni nemici del padre, tra cui il re di Francia Luigi VII, nel 1173 si recò a Parigi e iniziò una ribellione contro suo padre. Si recò segretamente in Aquitania, dove i fratelli Riccardo e Goffredo vivevano alla corte di Poitiers, presso la madre; Enrico il Giovane incitò i fratelli, sembra con il consenso della madre, ad unirsi a lui nella ribellione. Eleonora poi spinse i suoi vassalli Aquitani e Guasconi ad unirsi ai suoi figli. Le contee d'Angiò e del Maine e molti nobili aquitani sostennero la rivolta che ebbe l'appoggio del re Guglielmo I di Scozia delle contee di Boulogne e delle Fiandre e soprattutto del re Luigi VII di Francia, al quale Enrico il Giovane aveva reso omaggio come duca di Normandia, conte d'Angiò e del Maine, mentre i suoi fratelli, Riccardo e Goffredo, avevano reso omaggio a Luigi VII, rispettivamente per l'Aquitania e per la Bretagna. La ribellione è nota come Rivolta del 1173-1174 nella quale Enrico tentò di strappare la corona a suo padre.

La ribellione iniziò in Normandia e dopo un iniziale successo fu bloccata dalla reazione del Re d'Inghilterra Enrico II, che occupò la Bretagna e fece prigionieri alcuni baroni, tra i quali il quinto conte di Chester, Ugo di Kevelioc, che aveva provocato la sollevazione della Bretagna. Allora la rivolta si spostò nel nord dell'Inghilterra. Nell'estate del 1174, dopo alcuni parziali successi dei ribelli, fu sconfitto e catturato il re di Scozia, Guglielmo, che rese omaggio ad Enrico II il quale, dopo la resa del conte di Norfolk, Ugo, alla fine dell'estate, sbarcò nel nord della Francia, dove il re francese Luigi VII tolse l'assedio a Rouen in mano agli Inglesi. La ribellione era finita, Enrico il Giovane ricevette una rendita adeguata dal padre, ma dovette rinunciare a partecipare al governo, sia del regno che dei feudi francesi, pur mantenendo i titoli. All'età di diciassette anni Riccardo fu l'ultimo tra i suoi fratelli ad arrendersi al padre, benché alla fine si rifiutasse di affrontarlo faccia a faccia,[senza fonte] ed umilmente chiese il suo perdono.

Dopo diciotto mesi, alla fine della rivolta, Riccardo compì un nuovo giuramento di fedeltà al padre e, dopo poco, Riccardo fu inviato nel suo feudo d'Aquitania dove dovette dare prova della sua capacità di combattere e governare mentre il fratello Goffredo fu inviato nel suo feudo di Bretagna. Alla fine solo la madre, Eleonora d'Aquitania, che nel 1173 era stata catturata dalle truppe realiste mentre cercava di raggiungere Parigi, dopo aver passato l'anno di guerra prigioniera a Rouen, pagò per la rivolta: infatti fu rinchiusa per circa quindici anni, prima nel castello di Winchester e poi in quello di Sarum.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta del 1173-1174.

Lo scandalo del fidanzamento[modifica | modifica wikitesto]

Poco tempo dopo scoppiò uno scandalo che coinvolse suo padre. Infatti, nel gennaio 1169, Enrico II aveva raggiunto un accordo con il re di Francia Luigi VII affinché la figlia di questi, Alice (o Adele) fosse promessa sposa a Riccardo; per tale motivo la ragazza fu inviata in Inghilterra, dove Enrico ne divenne tutore e la mantenne alla sua corte per molti anni, favorendo così commenti maliziosi.

Nel 1177 si giunse ad un vero e proprio scandalo con relativi attriti tra Francia e Inghilterra. In quell'anno il cardinale Pietro di San Crisogono († 1180), amico del papa Alessandro III, minacciò di porre l'interdetto su tutti i territori continentali di Enrico II, se non si giungeva alle nozze tra Riccardo e Adele, ponendo fine alle voci.

Enrico riuscì a rabbonire il re francese, ma la ragazza rimaneva ancora alla sua corte. Questo favorì le voci che parlarono di una relazione tra i due e di un figlio nato a seguito di questa. Ciò rese impossibile il matrimonio tra i due promessi. Ma il padre Enrico II scoraggiò Riccardo dal rompere il fidanzamento per la dote di Adele che era il Vexin, una regione francese, inoltre Adele era la figlia di Luigi VII suo alleato e non voleva contrariarlo; Riccardo non ruppe il fidanzamento.

Nel 1186, Riccardo che era profondamente innamorato di Berengaria di Navarra, figlia del re di Navarra Sancho VI il Saggio e di Sancha di Castiglia, a Gisors, ancora una volta accontentò il padre, promettendo che avrebbe sposato Alice. Poi, nel luglio 1189, dopo la morte di suo padre, Enrico II, con il trattato di Colombières, con Filippo II Augusto di Francia, Riccardo confermò il matrimonio per mantenere il possesso della dote.

Ma nel 1190, dopo essere partito per la terza crociata, dispose che Alice fosse rinviata a suo fratello, Filippo II, con il quale avrebbe proseguito la crociata, e si ritenne libero di poter sposare finalmente Berengaria.

Riccardo I d'Inghilterra, in un ritratto 1841 realizzato da Merry-Joseph Blondel

La rivolta dei baroni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il fallimento della rivolta contro il padre, Riccardo si concentrò nel domare le rivolte nei suoi territori, provocate dai nobili insoddisfatti dell'Aquitania e soprattutto della Guascogna. Poco prima del Natale del 1178, strinse d'assedio la fortezza di Pons, covo del pericoloso ribelle Goffredo di Rancon, che si era messo a capo della cospirazione contro l'autorità ducale. La durezza della repressione comportò però un'ulteriore rivolta nel 1179. I ribelli sperarono di detronizzarlo chiedendo aiuto ai suoi fratelli, Enrico e Goffredo. Lo scontro finale avvenne nella primavera del 1179 nella valle di Charente. La fortezza di Taillebourg, una roccaforte considerata fino ad allora inespugnabile, era circondata su tre lati da profondi strapiombi e sul quarto lato c'era una città che aveva tre cinta di mura.

Riccardo prima saccheggiò e distrusse le fattorie e le terre che circondavano la fortezza per lasciare gli assediati senza rifornimenti e senza vie di fuga. Gli abitanti della fortezza a questo punto attaccarono lasciando la sicurezza delle loro mura e ritenendo di poter sconfiggere Riccardo; ma questi fu così abile da annientare l'esercito nemico ed inseguire gli assediati fin dentro la città che aveva ormai le porte aperte; qui in due giorni fu in grado di conquistare il castello. La vittoria di Riccardo a Taillebourg fece cambiare idea a molti baroni ribelli, costringendoli a dichiarare la loro fedeltà e rese celebri le sue doti di comandante militare.

Nel 1181-1182 Riccardo dovette fronteggiare una rivolta per la successione alla contea di Angoulême. I suoi nemici si risolsero a chiedere aiuto al nuovo re francese Filippo II Augusto e la lotta divampò attraverso il Limosino e Perigord. Riccardo fu accusato di numerosi atti di crudeltà in queste regioni; comunque con l'appoggio di suo padre e suo fratello maggiore, portò con successo a termine la guerra contro Aimaro V di Limoges ed il Conte Elie di Perigord.

Di nuovo contro il padre[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver annientato i suoi baroni ribelli, le sue attenzioni si rivolsero alla corona inglese. Tra il 1180 e il 1183 le tensioni tra Enrico e Riccardo aumentarono: quando il padre Enrico II gli ordinò di rendere omaggio al fratello Enrico il Giovane, Riccardo si rifiutò. Verso la fine del 1182 sorse una disputa tra Riccardo e il fratello Enrico, che all'inizio del 1183 giunse ad uno scontro aperto, che sconvolse l'Aquitania per circa un anno; il re di Francia, Filippo II Augusto, il duca di Borgogna, Ugo III, ed il conte di Tolosa, Raimondo V, si schierarono con Enrico il Giovane, mentre con Riccardo si schierarono il fratello Goffredo ed il re d'Aragona, Alfonso II il Casto.

La guerra terminò per la morte di Enrico, cosicché il duca di Borgogna, Ugo, ed il conte di Tolosa, Raimondo, rientrarono nei loro possedimenti e Riccardo rimase padrone della situazione, anche se il fratello più giovane, Giovanni, aveva tentato invano di invadere l'Aquitania. Con la morte di Enrico il Giovane, Riccardo divenne il figlio più grande e quindi erede al trono inglese, ma egli dovette continuare ancora la lotta contro suo padre. Per rafforzare la sua posizione, nel 1187 Riccardo si alleò con lo stesso Filippo II. Nel novembre dello stesso anno rese omaggio al re francese, non solo per l'Aquitania, ma anche per i suoi diritti sulla Normandia e l'Angiò.

Poi giunse la notizia della sconfitta di Hattin, e Riccardo prese la croce a Tours come molti altri nobili francesi, con il progetto di partire, al più presto, per la Crociata in Terra Santa: era l'anno 1187. Nel 1188, Riccardo e il padre, Enrico II, si trovarono alleati contro Filippo II, ma poco dopo il loro rapporto si guastò nuovamente ed Enrico progettò di dare l'Aquitania a suo figlio minore Giovanni. L'anno dopo, 1189, dato che Riccardo e Filippo II si erano nuovamente alleati, Enrico II pensò seriamente di nominare Giovanni erede al trono; allora Riccardo e Filippo II organizzarono una spedizione contro Enrico II. Il 4 luglio 1189 i soldati di Riccardo e di Filippo II sconfissero l'esercito di Enrico II a Ballans. Enrico II accettò come erede Riccardo. Due giorni dopo Enrico II, che già era ammalato, moriva a Chinon e Riccardo I gli succedeva come Re d'Inghilterra, Duca di Normandia e conte del Maine e d'Angiò. Si sospettò che egli avesse causato la morte del padre.[senza fonte] Il 20 luglio 1189 fu incoronato duca, e il 3 settembre a Westminster fu incoronato re.

Il regno di Riccardo I[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Riccardo I
Stemma
Re d'Inghilterra
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Sir
I trattamenti d'onore

Riccardo, che era vissuto quasi sempre in Francia, fece un giro per conoscere meglio il regno d'Inghilterra, preannunciando che il suo primo obiettivo era la crociata; uno dei suoi primi atti fu di donare la contea di Mortain, in Normandia, e vaste tenute inglesi (tra l'altro le rendite dei baronati di Gloucester e di Lancaster) al fratello Giovanni. Conferì l'incarico di cancelliere e di Gran Giustiziere a Guglielmo di Longchamp e partì per la Terra Santa, per prendere parte alla Terza Crociata.

Antisemitismo[modifica | modifica wikitesto]

Quando Riccardo fu incoronato re d'Inghilterra escluse ebrei e donne dalla cerimonia, con la motivazione ufficiale che si trattava dell'incoronazione di un crociato. Alcuni membri di rilievo della comunità ebraica si presentarono ugualmente, portando doni al nuovo re, ma furono spogliati, fustigati e gettati fuori dal luogo in cui la cerimonia doveva avere luogo. A Londra si diffuse poco dopo la voce che Riccardo aveva ordinato di uccidere tutti gli ebrei e il popolo di Londra iniziò quindi un vero e proprio massacro. Le violenze continuarono per alcuni giorni. Molti ebrei furono linciati, rapinati o arsi vivi, numerose abitazioni furono abbattute e molti ebrei furono forzosamente battezzati. Alcuni conobbero le prigioni della Torre di Londra, altri riuscirono a scappare.

Successivamente lo stesso Riccardo punì i colpevoli di tali violenze e permise il ritorno alla propria fede agli ebrei che erano stati battezzati con la forza. Ritenendo che le violenze potessero destabilizzare il paese proprio nel momento in cui egli era in procinto di partire per la crociata, Riccardo ordinò l'esecuzione dei responsabili degli eccidi. Poi fece circolare un editto reale dove si ordinava di lasciare in pace gli ebrei. Nonostante questo, appena Riccardo ebbe attraversato la Manica, le violenze ripresero in tutto il paese e, nel mese di marzo del 1190, vi furono altre violenze a York, dove la vicenda ebbe un tristissimo epilogo.

La persecuzione era stata dominata dal fanatismo religioso ma, pare, fosse guidata da alcuni piccoli nobili, che con questo sistema azzeravano i propri debiti verso gli ebrei.[senza fonte] Così al ritorno dalla prigionia (al cui riscatto gli ebrei avevano contribuito notevolmente), Riccardo ordinò che nelle principali città fossero custodite tutte le registrazioni dei debiti contratti con gli ebrei, sotto la custodia di scrivani ebrei e cristiani in locali detti archae, nell'interesse della corona stessa.

Terza crociata[modifica | modifica wikitesto]

L'oriente nel 1190, prima della conquista di Cipro da parte di Riccardo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terza crociata.

Nel 1190, sulla via per la Terra Santa, Riccardo Cuor di Leone giunse in Sicilia, dove la sorella Giovanna, vedova da circa un anno del re di Sicilia Guglielmo II il Buono, era rinchiusa nel castello della Zisa, senza che le fosse restituita la dote.[2] Riccardo chiese al nuovo re, Tancredi, la liberazione della sorella e la restituzione di tutta la dote. Tancredi liberò Giovanna e restituì solo una parte della dote, per cui Riccardo, adirato, occupò Messina e fece costruire una torre di legno che fu detta Mata Grifone (Ammazza greci). Tancredi si presentò con le sue truppe, ma preferì l'accordo: consegnò a Giovanna altre 20.000 once d'oro e, in cambio dell'alleanza di Riccardo,[3] lo indennizzò con altrettante 20.000 once d'oro.

Nel marzo 1191 giunsero in Sicilia anche Eleonora d'Aquitania, che rientrò in Inghilterra quasi subito, e Berengaria di Navarra (promessa sposa di Riccardo), che si prese cura di Giovanna. Ad aprile si imbarcarono tutti per la Terra Santa, ma una tempesta divise le navi: mentre Riccardo riparava a Creta, i marosi spinsero Giovanna e Berengaria verso Cipro, dove esse furono catturate dal despota Isacco Comneno, che si era reso indipendente dall'imperatore di Costantinopoli. Riccardo, dopo aver catturato Isacco ed averlo relegato in una segreta, liberò la sorella e la fidanzata e poi insieme, dopo aver consegnato l'isola ai templari[4] raggiunsero, l'8 giugno, Acri, che poco dopo il suo arrivo (12 giugno) fu riconquistata.

Guido di Lusignano, vedovo della regina di Gerusalemme, Sibilla, non voleva cedere il trono alla nuova regina, Isabella e al suo nuovo marito, Corrado del Monferrato, che aveva l'appoggio del re di Francia, Filippo II Augusto, con l'aiuto di Riccardo fu confermato re con la clausola che gli sarebbe successo Corrado. I contrasti tra Riccardo e Filippo continuarono finché, con una scusa, Filippo fece rientro in patria. Riccardo rimasto comandante unico riconquistò Giaffa e poi Ascalona e riportò diverse vittorie,[5] ma non riuscì a conquistare Gerusalemme. Nel frattempo era ripresa la lotta tra Guido e Corrado, che divenne re, mentre Guido fu tacitato con la consegna dell'isola di Cipro che divenne il suo regno. Alla fine, dopo un'altra vittoria davanti a Giaffa, Riccardo convinse il Saladino ad una tregua di tre anni, con libero accesso alla Città Santa; inoltre la striscia costiera da Ascalona ad Acri era sotto il controllo cristiano. Dopo aver stipulato tale tregua Riccardo decise, nell'ottobre del 1192, di rientrare in Europa. Durante il viaggio di ritorno Riccardo, pur essendo in vesti di pellegrino, fu riconosciuto e catturato dal duca d'Austria, Leopoldo V, che riteneva Riccardo responsabile della morte di Corrado del Monferrato, e inoltre si riteneva offeso per una ingiuria ricevuta da Riccardo al tempo della crociata.

Durante la prigionia, Riccardo ricevette l'offerta da parte dell'imperatore, Enrico VI di Svevia,[6] di diventare re di Arles o delle due Borgogne, purché gli rendesse l'omaggio feudale.

Rientro in patria e ultimi anni di Regno[modifica | modifica wikitesto]

Statua equestre in bronzo di Riccardo I che brandisce la spada, realizzata da Carlo Marochetti, posta di fronte al Palazzo di Westminster a Londra.

Riccardo aveva deciso di rientrare in Inghilterra alla fine del 1192 perché raggiunto dalla notizia che la discordia sorta tra suo fratello Giovanni ed il cancelliere, Guglielmo di Longchamp,[7] aveva portato alla destituzione di quest'ultimo, che nel frattempo aveva lasciato l'Inghilterra e dopo la sua cattura ad opera di Leopoldo V, Giovanni aveva cercato di farsi eleggere re, diffondendo la notizia della morte di Riccardo. Ma quando Hubert Walter, arcivescovo di Salisbury, portò la notizia che Riccardo era vivo, la posizione di Giovanni si fece delicata; infatti diversi funzionari si recavano in Germania per ricevere ordini direttamente da Riccardo e i baroni normanni non vollero più avere a che fare con Giovanni, mentre i suoi piani per resistere in Inghilterra furono scoperti e prima del rilascio di Riccardo egli si rifugiò alla corte di Francia. Riccardo, al suo arrivo in Inghilterra, trovò la situazione sotto il controllo di Hubert Walter, che fu nominato cancelliere e Gran Giustiziere.

Quando Riccardo fu liberato dall'imperatore Enrico VI di Svevia nel 1194, il nipote, Ottone, fu uno degli ostaggi che garantirono per Riccardo alla corte imperiale. Riccardo dapprima cercò di garantire al nipote la successione al trono di Scozia, organizzandogli il matrimonio con Margherita, la figlia di Guglielmo I di Scozia, ma il piano fallì e lo investì della contea di Poitiers. Alla morte dell'imperatore Enrico VI, Riccardo si prodigò affinché il nipote fosse eletto, nel 1198, Re dei Romani, in contrapposizione a Filippo di Svevia. Ma, alla morte di Riccardo, nel 1199, il suo successore, Giovanni Senza Terra, non lo sostenne più.

Tomba di Riccardo I nell'Abbazia di Fontevrault.

Riccardo, arrivato in Normandia alla fine del 1194 e trovato che Filippo II Augusto, approfittando della sua assenza, aveva cercato di sottrargli diversi feudi, reagì immediatamente e in poco più di un anno, con l'accordo di Louviers del 1196, riuscì a riprendersi tutti i suoi territori mentre con il successivo matrimonio della sorella Giovanna con Raimondo VI di Tolosa rafforzava la sua posizione nel sud della Francia. Dopo la ripresa della guerra nel 1198, che Riccardo vinse facilmente contro Filippo II, fu concordata una tregua di cinque anni, all'inizio del 1199. Pochi mesi dopo, il 6 aprile 1199, Riccardo morì in seguito ad una ferita a Châlus, nel Limosino, mentre assediava il castello di un vassallo ribelle. Il cervello di Riccardo fu sepolto nell'abbazia di Charroux nel Poitou, il suo cuore a Rouen in Normandia, mentre il resto del corpo fu inumato ai piedi di suo padre, nell'Abbazia di Fontevrault, nell'Angiò.

Sarcofago contenente il cuore di Riccardo I nella Cattedrale di Notre-Dame (Rouen).

Il suo erede era il nipote, figlio di suo fratello Goffredo, il duca di Bretagna, Arturo I, che ottenne solo l'Angiò, mentre il fratello Giovanni gli subentrò come re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine e duca d'Aquitania e di Guascogna.

Ritratto[modifica | modifica wikitesto]

Le descrizioni di Riccardo I d'Inghilterra che ci hanno lasciato i suoi contemporanei lo dipingono come un uomo alto, corpulento ma non flaccido, dall'incarnato pallido, con un volto leonino segnato dalla fatica, incorniciato da una criniera di capelli tra il rosso e il biondo e occhi azzurri molto espressivi. Era solito sfoggiare vesti eleganti e guanti ricamati in ogni occasione.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Riccardo non ebbe figli dalla moglie Berengaria. Ebbe un figlio illegittimo con una donna sconosciuta, Filippo di Cognac.[8]

Riccardo Cuore di Leone nei media[modifica | modifica wikitesto]

Riccardo Cuor di Leone appare nel videogioco Assassin's Creed dove parla con il protagonista Altaïr Ibn-La'Ahad riguardo la crociata in corso con il Saladino. Compare anche in Stronghold Crusader e in molte versioni dei film e dei libri con protagonista Robin Hood; appare anche in Ivanhoe di Walter Scott, il cui protagonista viene considerato da lui il suo cavaliere favorito.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'aprile del 1156, il padre di Riccardo, il re Enrico II riunì un grande concilio a Wallingford, dove fece giurare a tutti i maggiorenti del regno d'Inghilterra un atto di fedeltà a lui e ai suoi due figli, Guglielmo di due anni e Enrico di pochi mesi. In quello stesso anno Guglielmo morì ed Enrico divenne l'erede al trono.
  2. ^ Giovanna e Guglielmo II il Buono non avevano avuto figli per cui la dote doveva essere restituita alla vedova.
  3. ^ L'alleanza era contro l'imperatore Enrico VI di Svevia, marito di Costanza d'Altavilla, zia ed erede di Guglielmo II il Buono. Inoltre era previsto il matrimonio tra una delle figlie di Tancredi di Sicilia e il nipote di Riccardo, Arturo I di Bretagna, in quell'occasione nominato suo erede.
  4. ^ I templari, circa un anno dopo, nel 1192, la consegnarono a Guido di Lusignano.
  5. ^ Nella battaglia di Arsuf, Riccardo per la prima volta, impiegò con successo la cavalleria per impedire l'accerchiamento delle forze di fanteria, composta, per la maggior parte, da arcieri e balestrieri.
  6. ^ L'imperatore, Enrico VI di Svevia, si era fatto consegnare Riccardo dal duca d'Austria, Leopoldo V, per rendere un servizio, ricambiato da un compenso, al suo alleato, Filippo II Augusto di Francia; poi però, dato che Filippo Augusto si era alleato con la Danimarca, nemica dell'impero, pensò di allearsi con Riccardo, anche per ingraziarsi i Guelfi.
  7. ^ Guglielmo di Longchamp si recò alla corte dell'imperatore, Enrico VI, dove si adoperò affinché il suo re, Riccardo, potesse essere liberato.
  8. ^ Templari: Riccardo I Cuor di Leone

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Steven Runciman, Storie delle Crociate, 2 voll., Einaudi, Torino, 1966 (rist. BUR, Milano, 2006)
  • Jean Flori, Riccardo Cuor di Leone. Il re cavaliere, Einaudi, Torino, 2002
  • Pierandrea Moro, Riccardo Cuor di Leone, Giunti & Lisciani, Teramo, 1994
  • Vittorangelo Croce, Riccardo cuor di leone: la vera storia del "re dei re della terra", Piemme, Casale Monferrato, 1998.
  • Louis Halphen, Il regno di Borgogna, cap. XXV, vol. II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 807–821.
  • J.M. Hussey, Gli ultimi macedoni, i Comneni e gli Angeli, 1025-1204, cap. VI, vol. III (L'impero bizantino) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 230–290.
  • Ferdinand Chalandon, La conquista normanna dell'Italia meridionale e della Sicilia, cap. XIV, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 483–529.
  • Charles Lethbridge Kingsford, Il regno di Gerusalemme, 1099-1291, cap. XXI, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 757–782.
  • Austin Lane Poole, Federico Barbarossa e la Germania, cap. XXVI, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 823–858.
  • Austin Lane Poole, Filippo di Svevia e Ottone IV, cap. II, vol V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 54–93.
  • Louis Alphen, La Francia: Luigi VI e Luigi VII (1108-1180), cap. XVII, vol V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 705–739
  • Frederick Maurice Powicke, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, cap. XIX, vol V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 776–828
  • Doris M. Stenton, Inghilterra: Enrico II, cap. III, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 99–142
  • Frederick Maurice Powicke, Inghilterra: Riccardo I e Giovanni, cap. IV, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 143–197
  • Cecil Roth, Gli ebrei nel Medioevo, cap. XXII, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 848–883
  • Paul Fournier, Il regno di Borgogna o d'Arles dal XI al XV secolo, cap. XI, vol. VII (L'autunno del Medioevo e la nascita del mondo moderno) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 383–410.
  • Charles Oman, L'arte della guerra nel XV secolo, cap. XXI, vol. VII (L'autunno del Medioevo e la nascita del mondo moderno) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 792–810

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re d'Inghilterra Successore Royal Standard of England.svg
Enrico II 11891199 Giovanni
Predecessore Duca di Normandia Successore Flag of Normandie.svg
Enrico II d'Inghilterra 11891199 Giovanni d'Inghilterra e
Eleonora d'Aquitania
Predecessore Duca d'Aquitania Successore Flag of Aquitaine.svg
Enrico II d'Inghilterra e
Eleonora d'Aquitania
11891199
con Eleonora d'Aquitania
Giovanni d'Inghilterra e
Eleonora d'Aquitania
Predecessore Conte del Maine Successore Blason département fr Sarthe.svg
Enrico II d'Inghilterra 11891199 Giovanni d'Inghilterra e
Eleonora d'Aquitania
Predecessore Conte d'Angiò Successore Blason comte fr Anjou.svg
Enrico II d'Inghilterra 11891199 Arturo I di Bretagna


Controllo di autorità VIAF: 64016139 LCCN: n50074520