Luiz Inácio Lula da Silva

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Luiz Inácio Lula da Silva
Lula - foto oficial05012007 edit.jpg

35° Presidente del Brasile
Durata mandato 1º gennaio 2003 –
1º gennaio 2011
Predecessore Fernando Henrique Cardoso
Successore Dilma Rousseff

Dati generali
Partito politico Partito dei Lavoratori
Tendenza politica Socialdemocrazia, Socialismo
Professione ex sindacalista
Firma Firma di Luiz Inácio Lula da Silva

Luiz Inácio da Silva, [luˈiz iˈnasiu dɐ ˈsiwvɐ], soprannominato Lula, (Caetés, 6 ottobre 1945), è un politico ed ex sindacalista brasiliano. È stato il trentacinquesimo Presidente del Brasile.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ex operaio metalmeccanico, Lula è stato eletto il 27 ottobre 2002, al ballottaggio, con il 61% dei voti; ha ottenuto 52,4 milioni di voti, ovvero il più alto numero di voti della giovane storia democratica del Brasile. Ha assunto il potere il 1º gennaio 2003.[1]

Prima di diventare presidente, le sue politiche erano considerate di estrema sinistra, mentre per il periodo che è stato al governo si è collocato vicino a una moderna socialdemocrazia; è stato comunque il presidente più di sinistra che il Brasile abbia conosciuto, dai tempi di João Goulart. Il suo vicepresidente, con cui è stato eletto, è José Alencar, proveniente dal partito liberale brasiliano, e attualmente appartenente al Partito Repubblicano Brasiliano.

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

La carta di identità di Lula
  • Silva: il cognome di Lula è Silva, il cognome più comune in Brasile. In portoghese, la particella da o de non è considerata parte del cognome, ma semplicemente una particella che lega il nome al cognome. Il cognome esatto è quindi Silva e non da Silva.
  • Luiz Inácio da Silva: questo è il nome completo di Lula, che ha usato dal 1945 al 1982.
  • Lula: questo è il suo soprannome dall'infanzia; è una ripetizione della consonante del suo nome Luiz e in portoghese significa anche calamaro. Lula è conosciuto con questo nome da quando, lavorando in un'industria metallurgica, è diventato uno dei sindacalisti principali della scena nazionale. È conosciuto con questo nome fin dagli albori della sua carriera politica.
  • Luiz Inácio Lula da Silva: è il nome completo per legge dal 1982. Nel 1982, candidatosi a governatore dello stato di San Paolo, Lula ha cambiato il suo nome legale, aggiungendo il soprannome, con cui era conosciuto in tutto il Paese. Secondo le leggi elettorali brasiliane, si può solo usare il proprio nome legale per candidarsi a cariche pubbliche. Se si fosse candidato col nome Luiz Inácio, molti elettori non lo avrebbero riconosciuto.

I giornali brasiliani lo chiamano in maniera formale col suo nome per esteso (Luiz Inácio Lula da Silvia), oppure in maniera meno formale con il solo soprannome (Lula).

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Incontro con Benedetto XVI, nel suo viaggio in Brasile, il 9 maggio 2007

Lula nacque da una famiglia povera e analfabeta a Caetés (allora ancora un distretto del comune di Garanhuns) nello stato brasiliano di Pernambuco. All'anagrafe, la sua data di nascita risulta essere il 6 ottobre 1945, anche se Lula preferisce utilizzare la data che ricordava sua madre, il 27 ottobre. Nelle aree rurali del Brasile, questa discrepanza nella data di registrazione presso l'anagrafe è comune.[2]

Subito dopo la nascita di Lula, suo padre si trasferì nella città costiera di Santos (nello stato di San Paolo). La madre di Lula e i suoi otto figli lo raggiunsero nel 1952, dopo un difficoltoso viaggio di 13 giorni. Anche se il loro tenore di vita migliorò rispetto a Pernambuco, la loro vita era ancora molto difficile.[2]

Lula ricevette poca educazione formale; infatti lasciò la scuola dopo la quarta elementare. La sua vita lavorativa iniziò a 12 anni, come lustrascarpe e venditore di strada. A 14 anni trovò il suo primo lavoro regolare in una fabbrica di lavorazione del rame. Quindi proseguì gli studi, e ricevette un diploma equivalente al conseguimento della scuola superiore.[2]

Nel 1956 la sua famiglia si trasferì alla città di San Paolo, che offriva maggiori opportunità. Lula, sua madre e i suoi sette fratelli vissero in una piccola stanza nel retrobottega di un bar.[2]

A 19 anni perse un dito in un incidente, mentre lavorava come operatore di una pressa in una fabbrica di componenti automobilistici. È intorno a quel periodo che iniziò a interessarsi delle attività del sindacato, all'interno del quale ricoprì diversi importanti ruoli. La dittatura brasiliana si oppose fortemente alle attività del sindacato e, per reazione, la visione politica di Lula si indirizzò a sinistra.[3]

Nel 1969 sposò Maria de Lourdes, che morì di parto, col loro bambino. Nel 1974 si risposò, questa volta con Marisa Letícia Rocco Casa (italo-brasiliana), da cui ebbe tre bambini. Ebbe una figlia illegittima lo stesso anno, con Miriam Cordeiro.

Carriera nel sindacato[modifica | modifica wikitesto]

Fidel Castro e il Presidente Lula. Alle loro spalle, in sahariana, Frei Betto

Nel 1978 fu eletto presidente del sindacato dei lavoratori dell'acciaio (Sindicato dos Metalurgicos do ABC) di São Bernardo do Campo e Diadema, le città dove risiede la stragrande maggioranza delle industrie automobilistiche e componentistiche (tra cui Ford, Volkswagen, Mercedes-Benz e altre) e tra le aree più industrializzate del Paese. Prima di ciò, tuttavia, Lula aveva già ricoperto diversi ruoli nello stesso sindacato, ed è grazie a ciò che, nei primi anni settanta, viaggiò negli Stati Uniti, proprio durante la dittatura militare del Brasile, per seguire un corso sui sindacati, sponsorizzato dall'AFL-CIO e da ICFTU-ORIT, l'organizzazione regionale per le Americhe dei sindacati anticomunisti della Confederazione Internazionale per il libero scambio. L'aver avuto stretti contatti con i sindacati nordamericani creò qualche imbarazzo a Lula quando intraprese vie più estremiste anni dopo. Verso la fine degli anni '70, Lula collaborò in diverse attività dei principali sindacati, tra cui alcuni enormi scioperi. Fu incarcerato per un mese, ma fu rilasciato in seguito a proteste. Gli scioperi terminarono lasciando scontenti sia le forze sindacali che le fazioni filo-governative.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Lula e il presidente americano Barack Obama durante l'incontro del G-20 a Pittsburgh il 2 aprile 2009

Il 10 febbraio 1980, nel pieno della dittatura militare, un gruppo di professori universitari, dirigenti sindacali e intellettuali, tra cui Lula e Chico Mendes, fondarono il Partido dos Trabalhadores (PT), ovvero Partito dei Lavoratori, un partito di sinistra e con idee progressiste.

Nel 1982 aggiunse il soprannome Lula al suo nome legale. Nel 1983 partecipò alla creazione dell'associazione sindacale Central Única dos Trabalhadores (CUT).[2] Nel 1984 il PT e Lula parteciparono alla campagna politica Diretas Já, che chiedeva un voto popolare diretto per le successive elezioni presidenziali. Secondo la Costituzione brasiliana del 1967, i presidenti erano eletti dai due rami del Congresso in seduta comune, più dei rappresentanti di tutte le Legislazioni Statali, ma questo era largamente considerata una buffonata in quanto, dal colpo di Stato militare, solo ufficiali militari di alto livello (tutti generali in pensione), scelti dopo una consultazione militare interna, venivano "eletti". Come risultato della campagna politica e dopo anni di lotte civili, le elezioni del 1989 furono le prime ad eleggere direttamente un presidente dopo 29 anni.

Elezioni[modifica | modifica wikitesto]

Lula si candidò a una carica pubblica per la prima volta nel 1982, come governatore dello stato di San Paolo. Perse, ma aiutò il suo partito ad ottenere un numero sufficiente di voti, tali da sopravvivere.

Nelle elezioni del 1986, Lula conquistò un seggio al Congresso brasiliano. Il Partido dos Trabalhadores partecipò alla redazione della Costituzione post-dittatoriale; riuscirono ad ottenere forti garanzie costituzionali ai diritti dei lavoratori, ma non ottennero una redistribuzione delle aree agrarie. Nonostante avessero partecipato al suo sviluppo, Lula e il suo partito si rifiutarono di firmare la nuova Costituzione.

Nel 1989, quando era ancora deputato, Lula si candidò alla presidenza, come rappresentante del PT. Nonostante fosse molto apprezzato da una grossa fetta della società brasiliana, non piaceva agli imprenditori e ai banchieri. Di conseguenza, fu preso di mira dai media (famosissimo il dibattito presidenziale contro Collor, pesantemente censurato da Rede Globo), e penalizzato da alcuni brogli durante le elezioni: per esempio, mancarono improvvisamente sezioni di voto in quartieri prevalentemente poveri, dove Lula era ampiamente favorito. Tutto ciò contribuì notevolmente alla sua sconfitta. I ricchi brasiliani non si fidarono del PT soprattutto perché questo si dipingeva come il primo partito movimento della classe operaia organizzato dalla base: il PT era infatti formato da una blanda coalizione di gruppi di sindacalisti, attivisti della base, cattolici di sinistra, socialdemocratici di centro-sinistra e piccoli gruppi trotskisti. Al contrario, il Partito Laburista Brasiliano di Vargas era fondamentalmente una massiccia organizzazione costruita attorno ai vertici della burocrazia dei sindacati governativi.

Lula decise di non candidarsi nuovamente al seggio di deputato nel 1990, preferendo lavorare al miglioramento dell'organizzazione del PT nel Paese. Nel 1992 Lula partecipò alla campagna per deporre il presidente Fernando Collor de Mello, che lo aveva sconfitto nel 1989, dopo una serie di scandali legati a finanziamenti pubblici.

Chávez, Kirchner e Lula a Brasilia il 19 gennaio 2006

Fu nuovamente candidato alla presidenza nel 1994 e nel 1998. Nelle elezioni del 1994, Lula fronteggiò Fernando Henrique Cardoso, ex Ministro delle Finanze e responsabile per il piano real, che portò l'inflazione brasiliana sotto controllo, dopo decenni di crescita a due cifre. Forte di questo risultato, Cardoso vinse le elezioni al primo turno. Nel 1998, Cardoso si ripresentò, grazie al passaggio di un emendamento costituzionale che permetteva al presidente di ricandidarsi, e vinse nuovamente al primo turno.

Nella campagna elettorale del 2002, Lula abbandonò sia il suo abbigliamento informale che il suo progetto di condizionare il pagamento dell'ingente debito estero a una verifica. Quest'ultimo punto aveva preoccupato molti economisti, imprenditori e banchieri, che temevano che anche solo un default parziale, congiunto al contemporaneo fallimento argentino, avrebbe avuto un effetto devastante sull'economia mondiale.

Lula divenne presidente dopo aver vinto il ballottaggio nelle elezioni del 2002, il 27 ottobre, contro il candidato di centro José Serra del Partito della Social Democrazia Brasiliana (PSDB).

Il 29 ottobre 2006, Lula è riconfermato presidente, con oltre il 60% dei voti al ballottaggio, sconfiggendo il candidato del PSDB Geraldo Alckmin. Al primo turno si era fermato poco sopra il 48%, non riuscendo quindi a centrare subito la vittoria.

Il 9 maggio 2007 il Presidente Lula ha ricevuto Papa Benedetto XVI in visita ufficiale in Brasile, arrivato per proclamare santo il francescano Frei Galvão.

Passaggio di testimone[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 2010, quattro mesi prima della fine del suo secondo mandato, non potendosi candidare per un terzo mandato consecutivo, ha indicato la politica ed economista Dilma Rousseff, ministro della Casa Civil nel suo governo, per il ruolo di candidata alla presidenza della repubblica del PT.

Durante la campagna per le elezioni presidenziali dell'ottobre 2010, si è speso in prima persona per sostenere la Rousseff e l'ha accompagnata in molte manifestazioni ufficiali del partito.

Prima di passare il testimone al nuovo Presidente si oppone all'estradizione dell'ex terrorista italiano Cesare Battisti, condannato all'ergastolo, con sentenza passata in giudicato, per quattro omicidi.[4]

A fine ottobre del 2011 viene rivelato che Lula soffre di un tumore alla laringe e che si sarebbe perciò sottoposto a trattamenti chemioterapici.[5]

Lula e il calcio[modifica | modifica wikitesto]

Lula con Ronaldinho prima di Brasile-Inghilterra del 1º giugno 2007

È un acceso tifoso del Corinthians, con il quale ha festeggiato la vittoria della coppa brasiliana assieme a Ronaldo nel 2009.

Nel novembre 2004 ha nominato il calciatore milanista Kakà ambasciatore contro la fame del PAM, il programma alimentare mondiale dell'ONU.[6]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze brasiliane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud
— 2003
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine del Rio Branco - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine del Rio Branco
— 2003
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito Militare
— 2003
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Marina Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Marina Militare
— 2003
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Aviazione Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Aviazione Militare
— 2003
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Magistratura Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Magistratura Militare
— 2003

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
— 2003
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese al Merito (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese al Merito (Norvegia)
— 2003
Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)
— 2003
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 2003
Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale (Spagna)
— 2003
Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina)
«Per il rilevante contributo allo sviluppo della cooperazione ucraino-brasiliana»
— 2003
Gran Collare dell'Ordine della Libertà (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine della Libertà (Portogallo)
— 17 ottobre 2003
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella Equatoriale (Gabon) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella Equatoriale (Gabon)
— 2004
immagine del nastrino non ancora presente Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Amílcar Cabral (Capo Verde)
— 2004
Gran Collare dell'Ordine di Boyacá (Colombia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine di Boyacá (Colombia)
— 2005
Compagno dell'Ordine della Stella del Ghana (Ghana) - nastrino per uniforme ordinaria Compagno dell'Ordine della Stella del Ghana (Ghana)
— 2005
Collare dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico)
— 2007
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 12 settembre 2007
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)
— 2008
Collare dell'Ordine del Re Abd al-Aziz (Arabia Saudita) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Re Abd al-Aziz (Arabia Saudita)
— maggio 2009[7]
Ordine della Libertà (Ucraina) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Libertà (Ucraina)
«Per il rilevante contributo allo sviluppo della cooperazione ucraino-brasiliana»
— 2009
Membro di I Classe dell'Ordine degli Omayyadi (Siria) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine degli Omayyadi (Siria)
— 2010
Medaglia di Amílcar Cabral (Guinea Bissau) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Amílcar Cabral (Guinea Bissau)
— 2010[8]
Collare dell'Ordine dell'Aquila (Zambia) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'Aquila (Zambia)
— 2011
Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica)
«Per il suo straordinario contributo al progresso dell'agenda del Sud e per la creazione di un sistema giusto ed equo della governance globale.»
— aprile 2011[9]
Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oposição e guinada ao centro fazem Lula e PT vencerem a primeira eleição presidencial. URL consultato l'8 maggio 2013.
  2. ^ a b c d e Luis Inacio Lula da Silva. URL consultato l'8 maggio 2013.
  3. ^ Lula demorou 13 dias para ir de PE a SP e quatro eleições para chegar a presidencia. URL consultato l'8 maggio 2013.
  4. ^ Articolo del britannico The Guardian del 29 dicembre 2010
  5. ^ Articolo de Il Sole 24 ORE del 29 ottobre 2011
  6. ^ Comunicato Stampa: La star del calcio Kakà contro la fame nel mondo, wfp.org, 30 novembre 2004. URL consultato il 6 marzo 2011.
  7. ^ Саудовская Аравия и Бразилия заключили соглашение о сотрудничестве, ВЗГЛЯД.РУ, 17 мая 2009. URL consultato il ??? (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2012).
  8. ^ [1] President of Guinea Bissau decorates Brazilian President
  9. ^ About Government - National Orders April 2011

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Brasile Successore Presidential Standard of Brazil.svg
Fernando Henrique Cardoso 2003 - 2011 Dilma Rousseff

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