Jânio Quadros

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Jânio da Silva Quadros
Janio1.jpg

Sindaco di San Paolo
Durata mandato 8 aprile 1953 –
31 gennaio 1955
Predecessore Armando de Arruda Pereira
Successore William Salem

Governatore dello Stato di San Paolo
Durata mandato 31 gennaio 1955 –
31 gennaio 1959
Predecessore Lucas Nogueira Garcez
Successore Carlos Alberto Alves de Carvalho Pinto

22° Presidente del Brasile
Durata mandato 31 gennaio 1961 –
25 agosto 1961
Predecessore Juscelino Kubitschek
Successore Pascoal Ranieri Mazzilli

Sindaco di San Paolo
Durata mandato 1º gennaio 1986 –
1º gennaio 1989
Predecessore Mário Covas Júnior
Successore Luiza Erundina

Dati generali
Partito politico Partido Democrata Cristão
Partido Trabalhista Nacional
Partido Trabalhista Brasileiro

Jânio da Silva Quadros[1] (Campo Grande, 25 gennaio 1917San Paolo, 16 febbraio 1992) è stato un avvocato e politico brasiliano di orientamento nazionalista. Fu, inoltre, insegnante di lingua portoghese e presidente del Brasile dal 31 gennaio al 25 agosto 1961.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Fu eletto deputato all'assemblea legislativa brasiliana per la prima volta nel 1950, sostenuto dai nazionalconservatori del Partido Democrata Cristão (PDC) e e dai socialdemocratici del Partido Socialista Brasileiro (PSB). Divenne nel 1953 sindaco di São Paulo, conservando la carica fino al 1954, e tra il 1955 e il 1959 fu governatore dello Stato di São Paulo. L'elezione a governatore segna un passaggio nella sua carriera politica: da metà anni '50 infatti Quadros si mostrò assai più sensibile verso le richieste dei lavoratori più umili rispetto a pochi anni prima. Inoltre, dal 1953 prese avvio un approccio verso il suo elettorato in chiave populista, fatto di soddisfazione immediata di richieste che giungevano direttamente alla sua attenzione relativamente a problemi come l'illuminazione, la costruzione di strade o l'istituzione di telefoni pubblici. Per un breve periodo, da gennaio ad agosto 1961, con il sostegno dei conservatori dell'União Democrática Nacional (UDN) fu eletto presidente della Repubblica. La condotta altalenante di Quadros tra partiti di diverso orientamento derivava dall'essere lontano dai politici di professione, oltre che dalla giovane età e dalla sincera attenzione per chi era ai margini della modernizzazione postbellica. Aspetti che, uniti a un dirompente afflato moralizzatore (si presentava ai comizi con una scopa dicendo di voler spazzare via la classe politica al potere), ne fecero un outsider in rapida ascesa[2].

Da presidente Cercò l’appoggio dei progressisti: si avvicinò all’Unione Sovietica, rifiutò il blocco di Cuba decretato dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e decorò il rivoluzionario argentino Ernesto Che Guevara (decorazione regolarmente approvata dal Congresso[3]). Abbandonato dai partiti moderati e conservatori, delusi dalla sua condotta, attaccato dal giornalista Carlos Lacerda e osteggiato anche dal Congresso Nazionale (dove non disponeva di una maggioranza solida), si dimise il 25 agosto 1961[4], scaricando la responsabilità della crisi economica sul Congresso e lasciando una lettera-testamento in cui denunciava l’esistenza di forze occulte terribili a lui ostili.

Hélio Silva, nel suo libro A Renúncia, sostiene che:

« Jânio portava con sé e col suo messaggio, qualcosa che doveva realizzarsi. E che andava oltre, per quanto andò oltre, alla sua capacità di realizzazione... Tutta una serie di valori e una commistione di interessi si sommavano e si alleavano contro le sue iniziative, e nelle resistenze a cui andò contro. Analizzata, la rinuncia non ha spiegazioni, o meglio, nessuna delle spiegazioni che furono date la porta a compimento.[5] »

Il vicepresidente João Goulart (in viaggio ufficiale in Cina) non gli subentrò subito in carica per il veto dei ministri militari (il generale Odílio Denis, l’ammiraglio Sílvio Heck e il brigadiere Grüm Moss), perciò il 26 agosto fu nominato presidente della Repubblica il presidente della Camera dei deputati, Pascoal Ranieri Mazzilli.

Tornò ad essere sindaco di São Paulo dal 1986 al 1989.

La sua fragile salute gli impedì di candidarsi alle elezioni presidenziali del 1989. La morte, nel novembre 1990, della moglie Eloá, vitima di un male incurabile, aggravò il suo stato di salute. Passò il resto dei suoi giorni fra case di riposo e camere d'ospedale, ultima delle quali, all' Ospedale Israelita Albert Einstein, dove morì il 16 febbraio 1992, in stato vegetativo, vittima di tre ictus.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 1966: Curso prático da língua portuguesa e sua literatura
  • 1967: História do povo brasileiro (a quattro mani con Afonso Arinos de Melo Franco)
  • 1976: Novo Dicionário Prático da Língua Portuguesa
  • 1983: Quinze contos

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jânio cresceu em Curitiba - Gazeta do Povo - edição de 14.11.2013
  2. ^ Federico Robbe, Laurismo e janismo a confronto. Due casi di populismo del secondo dopoguerra in prospettiva comparata (1947-1961), Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, a. III, n. 19, settembre 2014.
  3. ^ a b Jânio condecora Guevara. Folha de S.Paulo, 20 de agosto de 1961
  4. ^ Andrade, Auro Moura: Um Congresso contra o arbítrio: Diários e memória. Rio de Janeiro: Nova Fronteira, 1985.
  5. ^ Hélio Silva e Maria Cecilia Ribas Carneiro A Renúncia 1961. São Paulo: Editora Três, 1975

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Armando de Arruda Pereira 8 aprile 1953 - 31 gennaio 1955 William Salem
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Lucas Nogueira Garcez 31 gennaio 1955 - 31 gennaio 1959 Carlos Alberto Alves de Carvalho Pinto
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Juscelino Kubitschek 1961 Pascoal Ranieri Mazzilli
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Mário Covas Júnior 1º gennaio 1986 - 1º gennaio 1989 Luiza Erundina

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