Marina Silva

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Marina Silva
Marinasilva13122006.jpg

Ministro dell'Ambiente del Brasile
Durata mandato 1 gennaio 2003 –
15 maggio 2008
Presidente Luiz Inácio Lula da Silva
Predecessore José Carlos Carvalho
Successore Carlos Minc

Membro del Senato federale, Stato di Acre
Durata mandato 1 febbraio 1995 –
1 febbraio 2011
Predecessore Aluísio Bezerra
Successore Jorge Viana

Membro dell'Assemblea legislativa dello Stato di Acre
Durata mandato 1 febbraio 1991 –
1 febbraio 1995

Membro del Consiglio municipale di Rio Branco
Durata mandato 1 febbraio 1989 –
1 febbraio 1991

Dati generali
Partito politico Partito dei Lavoratori (1986-2009)
Partito Verde(2009-2011)
Partito Socialista Brasiliano (2013)

Maria Osmarina Marina Silva Vaz de Lima (Rio Branco, 8 febbraio 1958) è una politica, ambientalista e pedagogista brasiliana candidata alla presidenza della repubblica nelle elezioni presidenziali del 2010 e del 2014.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Marina Silva è nata in una "colocação" (case di legno di Hevea brasiliensis, generalmente costruite su palafitte) di nome Breu Velho, nel Seringal (piantagione di alberi di caucciù) Bagaçoa, a 70 km dal centro di Rio Branco, capitale dello stato di Acre.[1] I suoi genitori, Pedro Augusto e Maria Augusta da Silva, ebbero undici figli, dei quali solo otto sopravvissero.[2]

A quindici anni fu portata nella capitale con un'epatite, scambiata per malaria. Ancora analfabeta, Marina fu iscritta al Mobral, progetto di alfabetizzazione del regime militare brasiliano. Il suo primo lavoro fu quello di donna di servizio.

Marina Silva è attualmente sposata con il tecnico agricolo Fábio Vaz de Lima e ha quattro figli.[3] Nonostante abbia ricevuto un'educazione cattolica, oggi si dichiara protestante.[4]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Marina Silva durante il lancio del Plano Amazônia Sustentável, l'8 maggio 2008.

Nel 1981 si iscrisse all'Università Federale dell'Acre, dove si laureò in Storia.

Fu insegnante di scuola media e si impegnò nel movimento sindacale. Fu compagna di lotta di Chico Mendes e con lui fondò la Central Única dos Trabalhadores (CUT) dell'Acre nel 1985, della quale fu vice-coordinatrice fino al 1986. Nello stesso anno, entrò nel Partido dos Trabalhadores (PT) e si candidò alla carica di deputato federale, non venendo però eletta.

Nel 1988, fu la consigliera più votata nel consiglio comunale di Rio Branco, conquistando l'unico seggio della sinistra in consiglio. Come consigliera fu al centro di polemiche per essersi battuta contro i privilegi dei consiglieri comunali; per questo motivo si guadagnò, allo stesso tempo, molti avversari politici e molto consenso tra la popolazione.

Ricoprì la carica di consigliera fino al 1990. In quello stesso anno si candidò alla carica di deputato nell'assemblea legislativa dello Stato di Acre e ottenne nuovamente il miglior risultato.

Nel 1994 fu eletta senatore della Repubblica brasiliana per lo stato di Acre. Fu segretaria nazionale dell'Ambiente del Partito dos Trabalhadores dal 1995 al 1997. Si può dire che Silva diventò una delle principali voci dell'Amazzonia.

Ministro dell'Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Marina e Dilma Rousseff furono protagoniste di vari dissensi, già ai tempi in cui Dilma era ministra delle miniere e dell'energia.

Nel 2003, con l'elezione di Luiz Inácio Lula da Silva alla presidenza della repubblica del Brasile, fu nominata Ministro dell'Ambiente. Da allora fu costantemente al centro di vari scontri con altri membri del governo, quando gli interessi economici si contrapponevano alla difesa dell'ambiente.[5]

Marina Silva affermò che dalla rielezione del presidente Lula, alla fine del 2006, alcuni progetti importanti della sua gestione ministeriale, come la creazione di aree protette in Amazzonia, erano stati di fatto bloccati. Durante il primo governo Lula (2003-2006), erano stati protetti 24 milioni di ettari di verde, contro appena 300.000 ettari nel 2007.[5]

Negli ultimi anni di governo aumentarono le divergenze su problemi ambientali con la collega di governo Dilma Rousseff.[6]

Marina Silva denunciò inoltre pressioni da parte di Blairo Maggi e di Ivo Cassol, rispettivamente governatori di Mato Grosso e di Rondônia, per rivedere le misure cautelative contro i disboscamenti nell'Amazzonia.[7]

Il 13 maggio del 2008, cinque giorni dopo il lancio del progetto "Plano Amazônia Sustentável" (PAS), la cui amministrazione fu attribuita a Roberto Mangabeira Unger, Marina Silva rassegnò le sue dimissioni dal governo[8] al Presidente della Repubblica, per il mancato sostegno alla sua politica ambientale e tornò al suo mandato di senatore.

Candidata alla presidenza della repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Marina Silva con il cantante e presentatore Lobão

Nel 2007 un movimento apartitico di cittadini, denominato "Movimento Marina Silva Presidente", iniziò a sostenere pubblicamente la possibilità di una candidatura di Marina Silva alla presidenza della repubblica. Tale movimento ebbe ripercussioni a livello internazionale: il Partito Verde Europeo insistette affinché il Partito Verde Brasiliano invitasse la Silva ad entrare nel partito.

Marina Silva

Dall'agosto 2009 Marina Silva fu invitata a candidarsi per la carica di Presidente della repubblica del Brasile per il Partito Verde Brasiliano, in vista delle presidenziali del 2010. Il 19 agosto 2009, Marina Silva annunciò la sua uscita dal Partido dos Trabalhadores (PT). Marina dichiarò che la decisione era stata sofferta e la paragonò all'abbandono della casa dei genitori 35 anni prima.[9]

L'11 giugno del 2010, annunciò ufficialmente la sua candidatura alla presidenza della repubblica, durante una convention del Partito Verde, affermando di pretendere di essere la prima donna, nera e di umili origini a governare il Brasile.[10]

Dopo aver messo al centro della sua campagna elettorale la tutela dell'ambiente, la lotta contro la povertà e per l'istruzione,[11] alle elezioni presidenziali del 3 ottobre 2010, Marina Silva, data da tutti i sondaggi intorno al 10%, ha ottenuto il 19,9% dei voti.[12]

L'uscita dai verdi e una nuova avventura presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio del 2011 Marina Silva è uscita dal Partito Verde annunciando un nuovo progetto politico, "mantenere la coerenza e andare avanti". [13] Il 16 febbraio 2013 ha lanciato un nuovo partito Rede Sustentabilidade che però non ha raccolto un numero sufficiente di firme per concorrere alle elezioni.[14]

Nell'aprile 2014 Marina Silva è stata invitata a candidarsi per la carica di vice Presidente della Repubblica del Brasile per il Partito Socialista Brasiliano (PSB), in vista delle presidenziali del 2014[15]. Dopo la morte in un incidente aereo del candidato presidente del PSB Eduardo Campos[16], Marina Silva è stata indicata dai socialisti come propria candidata[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marina Silva: A filosofia na prática.
  2. ^ Biografia
  3. ^ CorreioWeb - Brasília nossa casa
  4. ^ Folha Online - Brasil - Cristãos devem apoiar Marina Silva, diz evangélico - 01/04/2010
  5. ^ a b Veja a historia de marina silva. URL consultato l'8 maggio 2014.
  6. ^ [1]
  7. ^ Marina admite pressões para deixar ministério
  8. ^ a carta de Marina ao presidente Lula
  9. ^ G1 > Política - NOTÍCIAS - PV já articula apoio à candidatura de Marina Silva
  10. ^ Marina: 'Quero ser a 1ª mulher negra a governar o País'
  11. ^ L’onda verde di Marina Silva irrompe nelle presidenziali | Terra - Quotidiano di informazione pulita
  12. ^ Presidenziali, si va al ballottaggio Rousseff si ferma al 45,8% - Repubblica.it
  13. ^ (PT) 'Não é hora de ser pragmático', diz Marina Silva ao anunciar saída do PV in g1.globo.com. URL consultato il 18 agosto 2014.
  14. ^ (PT) Rede Sustentabilidade de Marina Silva tem registro negado pelo TSE in Correiobraziliense.com. URL consultato il 18 agosto 2014.
  15. ^ (PT) Campos e Marina anunciam chapa do psb para disputa presidencial, G1. URL consultato l'8 maggio 2014.
  16. ^ La morte di Eduardo Campos in ilPost.it. URL consultato il 18 agosto 2014.
  17. ^ (EN) Marina Silva secures Socialist party nomination for Brazil presidency in The Guardian, 21/08/2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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