Imbersago

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Imbersago
Imbersago - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Lombardia
Provincia: stemma Lecco
Coordinate: 45°42′24″N 9°26′43″E / 45.70667, 9.44528Coordinate: 45°42′24″N 9°26′43″E / 45.70667, 9.44528
Altitudine: 249 m s.l.m.
Superficie: 3 km²
Abitanti:
1.926 2001
Densità: 645 ab./km²
Comuni contigui: Calco, Merate, Robbiate, Villa d'Adda (BG)
CAP: 23898
Pref. telefonico: 039
Codice ISTAT: 097039
Codice catasto: E287 
Nome abitanti: Imbersaghesi 
Santo patrono: San Marcellino e San Pietro 
Giorno festivo: 2 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Imbersàgo (Imbersàch in dialetto brianzolo) è un comune di 1.936 abitanti della provincia di Lecco, che sorge sulla riva destra dell'Adda, nel Meratese.


[modifica] Geografia

Imbersago è un piccolo paese (1926 abitanti) situato nel Meratese, in provincia di Lecco. È disteso su un territorio collinare, tipico delle prealpi lombarde di cui fa parte. È ancora scarsamente popolato, con una densità abitativa di 645 ab./km², ed è immerso nel verde del Parco dell'Adda Nord. Il comune è bagnato dal fiume Adda che separa la provincia di Lecco da quella di Bergamo. Copre una superficie di 3 km² situati mediamente a 249 m s.l.m..

Confina con i paesi di Robbiate, Calco, Merate e Villa d'Adda.

[modifica] Confini

Calco Arlate (fraz. Calco) A
D
D
A
Villa d'Adda
Merate Imbersago
Robbiate Calusco d'Adda

[modifica] Etimologia

La versione più antica conosciuta del nome è Ambreciacus. Un famoso etimologista, il Flecchia, suggerì che il nome potesse derivare da Ambrogio, prefetto delle Gallie e padre dell'omonimo santo, che avrebbe avuto in paese il suo fondo. Questa versione è stata smentita da Dante Olivieri che ha fatto notare la diversa pronuncia della S in Ambreciacus ed in Ambrosius. La versione suggerita da Olivieri è fundus Limbriciacus (ovvero fondo di Limbricius).[1]

[modifica] Storia

[modifica] Il primo millennio

[modifica] La preistoria

Imbersago non dispone di sufficienti reperti per poter vedere delineata la propria storia nell'antichità. La Carta Archeologica della Provincia di Lecco non cita nessun importante ritrovamento per Imbersago[2], né per i paesi vicini del Meratese, ma si teme che l'intenso sviluppo degli ultimi secoli abbia sacrificato gli antichi reperti nella costruzione di parchi e palazzi.[3] Nonostante questo due campagne di scavi archeologici condotte a Rovagnate (località Fornace Barbarella di Bagaggera) nel 1980 e 1986 hanno permesso di recuperare prove dell'esistenza umana fin dal Paleolitico medio (35 000 a.C.).[4]

Nonostante il territorio vicino di Rovagnate e Montevecchia sia stato dimostrato abitato, queste prove non esistono per Imbersago, del quale non si sa se fosse già emerso dall'acqua o meno.

[modifica] I romani

Le popolazioni che occupavano il territorio avevano creato insediamenti su palafitte, non tanto per la difesa dagli animali, quanto per il rapporto con l'acqua che era oggetto di culto. Queste popolazioni erano particolarmente indifese e non opposero resistenza durante la calata dei Celti. Gli indigeni si trasferirono in altura, costruendo rudimentali apparati di difesa. Non sono di queste periodo i castelli che gli antichi romani trovarono particolarmente organizzati quando, nel 196 a.C., il console Marcello cacciò i Galli che occupavano tutto il comasco.[5]

Con l'arrivo dei romani si riesce a disporre di maggiori reperti per studiare la storia di Imbersago, a partire dall mappa romana della Brianza.[6] Quando i romani arrivarono in Brianza trovarono popolazioni pagane con una società prettamente matriarcale. Le loro credenze religiose vennero modificate dai conquistatori, ma rimasero comunque devoti al culto femminile, soprattutto di Giunone e Minerva.

L'impero romano aveva colonizzato tutta l'area nei due secoli prima di Cristo, e la governarono fino al IV secolo. La caduta dell'impero romano, e la susseguente conquista da parte dei popoli barbari, coincise con un periodo oscuro nella storia del paese.

[modifica] I longobardi

Il municipio
Il municipio

Subito dopo la guerra gotica, il territorio passò in mano ai Longobardi. Non è mai stata redatta una mappa degli insediamenti di quel periodo, anche se gli studi di toponomastica permettono di riconoscere numerosi centri longobardi. I più importanti furono sicuramente Cernusco Lombardone (Cixinuscolo Longobardorum) e Lomagna (Lemania, evoluzione di Alemania e Arimannia).

La mancanza di prove archeologiche non permette di approfondire lo studio storico di questo periodo. Ad Imbersago vivevano nobili longobardi, fatto dimostrato da un antico documento anteriore all'anno 1000. Il 15 ottobre 975 in Vico Ambeciago due coniugi imbersaghesi stipulano un contratto di vendita di un immobile con un prete milanese. In questo documento si specifica che marito e moglie (Andrea e Gisla) erano di fede longobarda. Nei documenti di questo periodo sembra di capire che l'uomo più importante del paese fosse Giselberto da Imbersago. Secondo Dozio Giovanni la famiglia di questa persona potrebbe essere quella a cui nel secolo seguente venne assegnato il titolo di Capitani o Valvassori di Imbersago.[7] Questa ipotesi è stata in seguito smentita da studi effettuati sulla dinastia Capitanei proveniente da Vimercate. I documenti del tempo mostrano una Imbersago ben lontana dall'essere considerata un insieme unico, ma piuttosto come una serie di ville appartenenti a persone potenti, ognuna col suo pezzo di terreno.

[modifica] Il periodo feudale

[modifica] Anno 1000 - La rivoluzione

All'inizio del II millennio Imbersago si presentava come un complesso di postazioni fortificate con il compito di controllare il traffico sull'Adda.

Dopo la caduta del regno longobardo, il territorio passò sotto il controllo del Sacro Romano Impero. I sovrani carolingi dovettero fare i conti con una situazione territoriale complessa.

In questo periodo i vertici militari erano rappresentati dai conti, che erano emanazioni dirette dell'Impero, e a cui veniva affidato il compito di far rispettare la legge sul proprio territorio, il contado. I conti affidavano a loro volta il controllo ai caput, uno dei quali aveva sede presso il castello di Brivio. I vecchi signori di Imbersago, il già citato Ghisalberto da Imbersago, non facevano parte di questa gerarchia essendo di legge salica (origine francese). I caput rappresentavano quindi una minaccia per i signori locali, e la condizione sociale era molto instabile. Ottone I decise di spostare il potere politico dai conti ai vescovi, e così Imbersago passò sotto al controllo del vescovo di Milano, in un periodo in cui i conflitti tra Brianza e bergamasca si stavano inasprendo.

Secondo Francois Menant[8] già prima del XIII secolo esisteva un percorso che da Carvico arrvivava fino a Villa d'Adda dove, presumibilmente, attraversava il fiume per arrivare ad Imbersago. Un documento del 1512[9] parla della concessione a Tommaso da Landriano di ripristinare l'antico porto di Imbersago, il che ne dimostrerebbe l'esistenza all'inizio del millennio, quando il transito sull'Adda era una priorità per i signori locali a causa del pedaggio riscosso.

[modifica] La nobiltà

Sulla sponda lecchese dell'Adda la famiglia più importante era quella che aveva sede presso la Rocca di Airuno, comandata da Alcherio. In seguito alla lotta che contrappose il conte di Lecco, Ottone, ed il vescovo di Como, la famiglia di Alcherio ottenne dal vescovo il titolo di Capitanei di Vimercate (Capitanei de Vicomercato)[10]. I Capitanei riuscirono ad insediare un parente, Attone (1059 - 1075), come vescovo di Bergamo; questo gli permise di guadagnare il controllo del castello di Brivio, a quel tempo sotto il controllo del vescovado bergamasco, ed al relativo territorio contenente Imbersago (Capitanei di Lavello).[11]

Per contrapporsi alla discesa di Federico Barbarossa i popoli lombardi si unirono, con il famoso giuramento di Pontida. In questo giuramento si raggiunse un accordo tra i vescovadi bergamasco e milanese che, tra le altre cose, prevedeva la cessazione dei conflitti lungo l'Adda. I Capitanei da Vimercate, che oltre ad Imbersago controllavano anche parte della sponda bergamasca, furono sicuramente un punto importante di questo tratto, in seguito al quale il paese conobbe un periodo di pace. Questo status durò finché i conflitti interni dei comuni, tra nobili e popolo, scaldò di nuovo la situazione.[12]

[modifica] Le torri di Imbersago

La torre di Imbersago citata negli Annali
La torre di Imbersago citata negli Annali
« Nel mezzo di questo villaggio vedesi un'antica fortezza, che con diversi corridori et alta torre va signoreggiando tutto il contorno »
(Girolamo Vitali, Annali della Madonna del Bosco, 1646)

Nel centro di Imbersago è presente una torre, il che fa pensare ad una fortificazione che una volta racchiudeva il centro abitato. Questa torre trecentesca viene fatta risalire agli Airoldi, mentre la vicina chiesa di San Paolo era funzionante già nel XIII secolo. Ancora più antica era la chiesa di San Michele, situata a Mombello (Villa Falcò), demolita alla fine del 1500 perché ormai in rovina. La presenza di un castellazzo attorno alla torre è confermata anche da una mappa del tempo.[13]; il termine "castellazzo" veniva usato per indicare un castello in rovina o ristrutturato.

Nel 1408 risulta abitato dai Mauri di Cormeno[14], famiglia brianzola vicina ai Visconti. Si tratta probabilmente di una famiglia di guelfi che avevano rubato il castello a qualche ghibellino.[15]

A quei tempi l'arcivescovo si sceglieva tra le famiglie nobili, ovvero prendendole dalla Matricola delle nobili famiglie milanesi.[16] I Visconti "pulirono" questo libro dai propri nemici, e nell'ultima versione vi si trovano i nobiles de Imbersago scilicet capitanei, che quindi possono essere identificati quali i signori del paese.

[modifica] I cavalieri del Rodano

Cronologia proposta da Guasco di Bisio

  • 920 circa - Il conte Gerardo di Lecco concede il territorio ai discendenti dei Caltignaga
  • 958 - Il territorio è in possesso dei figli di Ildeprando (Ratburno, Ademaro e Riccardo), e dei figli di Adamo di Caltignaga (Riccardo, Ildeprando, Risbaldo, Enghelberto ed una filgia)
  • anno incerto - La figlia cede la sua parte ad Aimone, conte di Vercelli
  • anno incerto - Bertrada, figlia di Enghelberto, cede una parte al figlio Liutfredo, che poi diverrà vescovo di Tortona
  • 997 - Liutfredo ne dona la metà ad Ottone III
  • 998 - Liutfredo dona l'altra metà ad Ottone duca di Carinzia
  • anno incerto - Una figlia di Risbaldo cede la propria quota al marito Riprando, in quel periodo conte di Piacenza
  • 1001 - Ottone III cede la sua parte al Monastero di San Salvatore di Pavia
  • anno incerto - I discendenti di Aimone e Riprando barattano la loro parte con i signori di Imbersago ed Ornago.

All'inizio del Novecento il nobile Guasco di Bisio scrisse il Disionario feudale degli antichi Stati Sardi e della Lombardia[17]; in questo studio fa risalire la nobiltà del tempo al fiume Rodano, e per la precisione alla città di Vienne, sede dell'ordine monastico-ospedaliero di Sant'Antonio. Dal visconte Gherardo di Vienne discesero i signori di Caltignaga.[18] Nel 920 il conte Gerardo di Lecco concesse ai signori di Caltignaga il controllo delle terre sull'Adda che comprendevano anche Imbersago.[19] Guasco divide la famiglia dei Caltignaga in due rami, di cui quello che comandò ad Imbersago discendeva da Adamo da Caltignaga. Dopo qualche passaggio di proprietà Imbersago finì nelle mani di tre fratelli figli di Ildeprando: Ratburno, Ademaro e Riccardo. Secondo Guasco fu da questo ramo che discesero i signori di Imbersago ed Ornago. Nella tabella a destra si può osservare la cronologia degli eventi proposta da Guasco di Bisio.

Non è chiaro come la parte dell'imperatore finì nelle mani del Monastero di San Salvatore di Pavia, fatto sta che nel 1014 le monache si rivolsero a lui per ottenere protezione da Ugo e Berengario che tentavano di impadronirsene. Questi due fratelli vengono fatti risalire ad Alduino d'Ivrea[20] Costoro condividevano con Ghisalberto da Imbersago il timore per il crescente potere dell'arcivescovo di Milano.

La discendenza dai nobili di Caltignaga è suffragata da un recente studio[21] Da una permuta conclusa da Ermengarda (sposa del conte di Verona) nel 988 si apprende che quest'ultima è sorella del conte Attone di Lecco. Nello stesso documento uno dei testimoni è un certo Ghisalberto, nipote di Ermengarda.[22]; questo documenta certifica il fatto che Ghisalberto, signore del tempo di Imbersago, fosse imparentato con il conte di Lecco.

[modifica] Famiglia de Amberzago

Ghisalberto ebbe due figli, Dedila (sposata a Guglielmo da Palosco) e Odelberto, che successe al padre nel comando di Imbersago.[23]

Agli Amberzago si deve la costruzione de "la torre", risalente al X secolo e situata in centro, accanto alla Chiesa di San Paolo. Questa datazione si riferisce al complesso principale del torrione, mentre il portale a sesto acuto e la parte superiore sono del 1447 e vennero fatti costruire dagli Airoldi.[24]

Nel maggio del 1147 a Cisano Brgamasco venne ratificato un atto di cessione a due persone di nome Pietro e Moscardino de Amberzago. Lo stesso Moscardino apparve in futuro in alcuni documenti come fideiussore dei nobili de Carvico, e quindi non poteva essere di rango inferiore.[25] Nel Capitolo di Monaci di Pontida viene indicato tra il 1218 ed il 1226 un frate di nome Giovanni de Amberzago, e a quei tempi i novizi erano accettati solo se di nobili origini. A Bergamo un certo Ottobono de Amberzago divenne console del comune, e procuratore di un monastero. Tutti questi documenti dimostrano che la famiglia de Amberzago era di nobili origini, amica dei Capitanei da Vimercate, e particolarmente attiva sia in area lecchese che bergamasca.

[modifica] La nascita del comune

Lo spirito comunale si è presentato ad Imbersago fin dall'antichità, quando venivano gestiti in comproprietà boschi, fonti d'acqua, pascoli, ecc. I romani prima, ed i longobardi poi, lasciarono al popolo la gestione di questi beni richiedendo solo una quota dei profitti. Le uniche proprietà confiscate erano i boschi adibiti a riserva di caccia. Sembrerebbe questo il caso di Cazzulino (gaggio era il termine per indicare queste riserve).

L'Editto di Rotari (643) assegnava alla comunità il compito di dirimere le questioni legali (fabula inter vicinos), ed in seguito anche la difesa della rocca fu considerata un bene pubblico.[26]

Nel 1158 il Barbarossa, dalla dieta di Roncaglia, dovette fare i conti con i villaggi che, in un impeto di emancipazione iniziava ad eleggere i propri consoli come rappresentanti del volgo. Barbarossa iniziò a regalare possedimenti ai signori, tra cui l'abate di San Dionigi, signore di Merate, mentre minacciava le popolazioni di rappresaglie in caso di elezione unilaterale dei consoli.[27] Non ci sono prove di conflitti in paese, il che fa pensare che i cittadini locali si siano sottomessi a differenza di quanto fatto a Verano, a Briosco o ad Albavilla. Il giuramento di Pontida e la neonata lega lombarda, di cui fece parte Moscardino di Imbersago, fu un grosso sprone per l'emancipazione dei comuni.[28]

Gli imbersaghesi, grazie alla favorevole posizione nei pressi del passaggio dell'Adda, erano sempre informati delle ultime notizie. Appresero così che la tentata rivolta dei vicini meratesi, finita in tragedia, stava invece riscuotendo successo in altre zone del nord. Nei paesi vicini iniziarono ad apparire i primi statuti, chiamati Concoria et convenientia, che ponevano le basi di una convivenza organizzata, a partire dall'applicazione delle leggi. Questi statuti si dichiaravano comunque sottomessi alle leggi dei due poteri costituiti del tempo: l'arciprete di Monza, signore feudale, ed il comune di Milano. Nonostante non si abbia a disposizione lo statuto di Imbersago, è logico pensare che ne sia esistito uno, e che il suo contenuto fosse simile a tutti gli altri.[29]

[modifica] Importanza di Imbersago

La crescita del comune di Bergamo portò ad una ristrutturazione dello stato che, indirettamente, fece calare l'importanza di Imbersago. Secondo Francois Menant[30] il tragitto che portava da Bergamo a Villa d'Adda, e quindi ad Imbersago, perse importanza per la nascita di nuovi itinerari. Uno di questi veniva chiamato strata comuni Pergami, e portava da Bergamo all'attraversamento sull'Adda di Cisano Bergamasco-Brivio. Questa perdita di importanza di Imbersago è confermata dalla mancanza del paese tra i traversagium, ovvero tra i passaggi sull'Adda per cui il comune di Milano richiedeva un pedaggio.[31]

Nel 1348 venne elaborato dal comune di Milano un prontuario con l'elenco dei contributi in braccia (non si sa se fosse un'unità di quantità di lavoro o economica) che ogni locho (probabilmente il comune) avrebbe dovuto prestare per la manutenzione delle principali strade della Brianza.[32] Da questo documento si ricavano molti dati interessanti, soprattutto che il comune di Imbersago aveva un peso rilevante, e che le località di Sartirana, Cassina e Cazzulino erano ancora entità indipendenti.

[modifica] Gli Airoldi

Gli Airoldi influenzarono Imbersago per secoli, eppure non ci sono prove certe riguardo alla loro provenienza. Già nel XII secolo si trovano degli Airoldi nel vicino comune di Robbiate, chiamati con l'appellativo di domini de Robiate. Gli Airoldi si distinsero come sostenitori dei Visconti, soprattutto durante il conflitto con i Torriani che imperversò in tutta la regione nel XIII secolo. In questo periodo i Torriani (Della Torre) stavano esprimendo la loro sete di conquista che non ebbe confini, spingendosi fin oltre l'Adda. Alla fine del 1279 la battaglia era arrivata fino al castello di Brivio, ad un passo da Imbersago. Il clima bellico venne sfruttato dagli Airoldi al fine di acquisire potere.

Si stava ormai entrando nella guerra fra guelfi e ghibellini, in cui le fazioni rivali non rispecchiavano disegni politici o sociali, ma si fondavano sulla semplice voglia di potere. Nel luglio del 1297 partì dal Meratese una spedizione di fedeli Viscontei (ghibellini) all'assalto del comune di Lecco (probabile covo di guelfi). I reperti del tempo non ci parlano di scontri ad Imbersago, il che fa pensare che gli Airoldi, poco dopo fedeli amici dei ghibellini di Villa d'Adda, fossero alleati dei Visconti.[33]

[modifica] Guelfi e ghibellini

A partire dal 1385 il contado vedeva contrapporsi gli Annoni ed i Vimercati (guelfi) ai Mari ed agli Airoldi (ghibellini). La violenza del ghibellino Bernabò Visconti fece in modo che, per reazione, sulla sponda bergamasca dell'Adda si concentrassero le forze guelfe. Nel 1373 Amedeo di Savoia si portò a Brivio preparando un attacco contro le forze ostili della bergamasca. Amedeo era supportato dai guelfi asserragliati sulla sponda brianzola, e soprattutto ad Imbersago.[34] Le cronache del tempo mostrano che durante la trentennale guerra tra guelfi e ghibellini, Villa d'Adda rappresentò un avamposto dei Visconti in terra nemica.[35] A questo punto è facile immaginare un'alleanza che univa gli Airoldi di Imbersago ed i vicini di Villa, proprio simile all'accordo che in passato aveva unito i Capitanei da Vimercate ai Seniores de Villa.[36] Per anni tutti i paesi della zona goderono di una parziale detassazione. nel 1433 il duca di Milano concedeva un'ulteriore diminuzione dei contributi agli imbersaghesi citando, nella motivazione, il fatto che sempre più spesso il paese ospitava forze militare a cui era obbligato a fornire vitto e alloggio. Questa presenza armata porta a pensare che la sponda bergamasca dell'Adda non fosse più amica, e che anzi sventolasse sulle torri l'insegna guelfa.[37]

[modifica] Primi contatti con la Serenissima

La sponda bergamasca cominciò a subire l'influenza di Venezia, nuova potenza che, in quanto commerciale, non poteva esimersi dallo scontro con la forte economia milanese. L'espansione del territorio controllato da i signori di Milano aveva portato ad una sempre maggiore decentralizzazione del potere, e quindi favorendo la nascita di una amministrazione comunale. Il 16 marzo 1443 il console di Imbersago, in seguito ad una riunione dei capi-famiglia, fece redigere ad un notaio meratese un documento in cui ci si accordava sul metodo da seguire per il censimento delle proprietà.[38]

[modifica] Gli Sforza

Il 13 agosto 1447 morì Filippo Maria Visconti lasciando Milano in uno stato politico instabile. La Repubblica di Venezia ne vide subito l'opportunità per oltrepassare l'Adda a sud ed avere accesso alle Alpi centrali. Dopo l'era dei Visconti, Milano stava provando lo stile repubblicano. Il terzo incomodo fu Francesco Sforza che, stabilendo la base proprio a Sartirana, poté muovere le proprie forze tentando di approfittare della situazione e delle sue conoscenze, avendo servito sia sotto ai Visconti che sotto alla Serenissima. Quando a Milano si seppe di questa nuova alleanza, il 25 aprile 1449 venne promulgata una diffida contro tutte le famiglie alleate allo Sforza.[39] In questa diffida si elencavano le famiglie che avrebbero dovuto recarsi a Milano per prestare giuramento alla Repubblica, pena l'esproprio dei beni. Nell'elenco figuravano anche gli Airoldi i Robbiate ed Imbersago. I veneziani occuparono Brivio ed il suo castello, ma senza mai raggiungere Imbersago, anche non ci sono prove certe del fatto.[40] Entrando a Milano Sforza venne accolto come un eroe, e proclamato Duca. Tutti coloro che l'avevano aiutato ne ricevettero benefici, tra questi c'erano gli Airoldi di Imbersago.[41]

[modifica] Università del Monte di Brianza

Subito dopo la presa del potere di Francesco Sforza, ci fu un fitto carteggio tra i signori di Imbersago ed il potente signore. In una di queste lettere gli Airoldi chiedono a Sforza l'esenzione dai tributi, ricordandogli che, quando si trovava a Calco con il proprio esercito, loro avevano messo a repentaglio vita e patrimonio, finendo addirittura in galera nel tentativo di convincere i monzesi ad allearsi.[42] In seguito a questa richiesta lo Sforza risponde riconfermando i benefici già accordati prima di lui, ed estendendoli comprendendo, finalmente, anche Imbersago.[43]

(LA)
« pariformiter etiam excepta villa de Imbersago, quam ad nostrum beneplacitum exemptam et immunem preservari volumus  »
(IT)
« allo stesso modo vogliamo che il paese di Imbersago sia, per nostra decisione, esente e che rimanga immune  »

Dopo tre giorni viene nominato il Vicario per il Monte di Brianza, riconoscendo alla provincia una specie di amministrazione autonoma. Le tasse erano versate una tantum, e misurate secondo la Compartizione dell'estimo del Monte di Brianza.[43] Da questo documento si scopre che la chiesa di San Marcellino aveva possedimenti sia ad Imbersago che ad Arlate.

Il fatto di abitare sul confine con la Serenissima favoriva un certo contrabbando in paese, nonostante l'embargo imposto dal ducato, tanto che lo stesso Sforza minacciò di abrogare i benefici fiscali in caso di reiterazione del reato (13 febbraio 1451).[44]

Nel dicembre del 1435 alcuni comuni della zona si unirono per nominare un esperto che oggi chiameremmo commercialista, con il compito di difenderli dall'esosità del fisco.[45]. Il nome del consorzio fu Università del Colle di Brianza (università nel senso di unione). Ben presto il Vicario di nomina ducale divenne un titolo ad elezione diretta tra gli anziani del luogo. Il consorzio ebbe uno stupefacente sviluppo civico, portando alla nascita dei figure professionali, esperti in ogni settore della vita sociale. Nel 1485 nacque la Banca del Monte di Brianza; in realtà si trattava di una tesoreria che però già faceva prestiti ad interesse. In questo periodo Imbersago viveva grazie ad alcune produzioni locali: tessuti in lana, vino e cereali, oltre alle solite agricoltura e pesca.[46]

Per quanto socialmente encomiabile, l'Università non sopravvisse molto dopo la caduta del Ducato, l'invasione francese del 1499 ed il successivo dominio spagnolo. Tra il 1530 ed il 1540 il ducato venne diviso in feudi. Il catasto che aveva fatto litigare per decenni gli imbersaghesi venne rivisto nell'Estimo di Carlo V, di cui è stata ritrovata la copia riguardante Imbesrago.[47] Questo documento rappresenta anche il più antico censimento di Imbersago, e si può notare come la percentuale di Vimercati ed Airoldi sia drasticamente diminuita nell'ultimo secolo.

[modifica] Il declino delle torri

Con la fine del Medioevo i castelli locali finirono in rovina. Nonostante tutti gli sforzi il Ducato di Milano stava cadendo, e questo era dimostrato dalla presenza nel Meratese di 3000 lanzichenecchi.[48] La severità del dominio straniero costrinse gli abitanti di Imbersago ad arrangiarsi, ristabilendo il traffico illegale sull'Adda che aveva già fatto disperare i dominatori precedenti. Ben prima che Renzo Tramaglino tenti la traversata dell'Adda, gli abitanti locali si dedicavano al contrabbando ed al trasporto di persone da una sponda all'altra.[49]

[modifica] Il tempo di San Carlo

Nel XVI secolo San Carlo Borromeo iniziò a spedire emissari in tutta la regione per fare un inventario della situazione economico-religiosa. L'incaricato che raggiunse Imbersago trovò una situazione tutt'altro che pia. Registrò la presenza di gioco d'azzardo nei giorni festivi, e la susseguente fuga dalle funzioni religiose. Arrivò addirittura a minacciare Bernardo Micheloni, padrone della taverna in cui si giocava a zarra, di comminare una scomunica ed una multa di 10 scudi.[50] Tutte le chiese del paese giacevano in pessime condizioni, soprattutto a causa della refrattarietà della popolazione a pagare di tasca propria i necessari interventi di manutenzione.[51]

La prima visita di San Carlo ad Imbersago risale al 26 settembre 1571, dopo che i suoi inviati avevano redatto un dettagliata descrizione quattro anni prima. Dal rapporto si deduce che la chiesa di San Marcellino era piccola rispetto alla popolazione servita, ma tutto sommato completa. Vantava anche un sacrario, un campanile, e due altari.

Le funzioni in San Paolo erano celebrate da un certo Gregorio Nava, quasi quotidianamente. In questo caso la chiesa sembra messa in condizioni migliori, anche grazie ai Landriani che sostengono economicamente il curato.

Il visitatore chiude il rapporto segnalando una lista di lavori da fare. I lavori suggeriti per San Paolo non vennero svolti, mentre per San Marcellino il rettore fece tutto il possibile, pagando di tasca propria l'imbiancatura delle pareti, la rimozione delle predelle, e l'acquisto di paramenti.

Anche Imbersago si stava adattando ai rinnovamenti voluti da San Carlo. Nel suo viaggio il santo propagandava una maggiore attenzione del curato alle proprie anime, ed il retore di Imbersago mise in atto un preciso censimento della popolazione che, oltre ai dati anagrafici, elencava i sacramenti ricevuti da ogni abitante. Questo censimento riporta la data del 6 dicembre 1571,[52] e permette una conta di 510 abitanti, di cui 372 adulti, con il 68% di cresimati ed il 90% che partecipava alla comunione. Il fatto che il 27% della popolazione fosse considerata composta di fanciulli indica un'età media molto bassa.

[modifica] La dominazione spagnola

Il 9 aprile 1617 le apparizioni della Madonna portarono alla costruzione della cappella che, pochi anni dopo e grazie alle offerte raccolte, permisero la costruzione della chiesa dei Santi Marcellino e Pietro e del Santuario della Madonna del Bosco.

Durante la dominazione spagnola i nuovi invasori si accorsero della mancanza di fondi. Per ovviare al problema instaurarono il "prestito garantito": chi prestava denaro agli spagnoli ne riceveva in cambio, in garanzia, un terreno su cui aveva il diritto di far applicare la legge e di riscuotere i tributi, creandone anche di nuovi. Vista l'impossibilità del governo spagnolo di rifondere i debiti, questo prestito venne prorogato all'infinito, portando alla rinascita dei vecchi feudi.

Esiste un documento del 1653 con cui Imbersago riusci a liberarsi del padrone del feudo, nonostante non risulti aver mai subito questo trattamento.[53] Questo fatto è presto spiegato: nel 1536 Carlo V aveva concesso il feudo ai conti di Brivio; negli anni seguenti, per varie vicende finanziare, il feudo passò in diverse mani finché, nel 1652, una grida dispose l'infeudamento di tutti i comuni liberi (tra cui c'era Imbersago). Il paese era libero perché, con molti terreni in mano ai Landriani ed ai loro successori, restavano poche terre da sfruttare. Gli imbersaghesi pagarono quindi al sovrano il riscatto, prima ancora che un signore ne prendesse possesso, sfruttando quindi uno sconto di un terzo sul prezzo.[54] Gli abitanti temevano così tanto l'infeudazione che, dopo secoli passati a far soffrire gli esattori fiscali per spillare quattro soldi, pagarono tanto velocemente da stupire i funzionari incaricati della riscossione.[55] In questo modo gli imbersaghesi si ritrovarono liberi senza, come fecero quasi tutti i comuni, dover aspettare l'arrivo degli austriaci.

In questo periodo le zone di confine sono calde, e spesso si verificano scontri che coinvolgono l'uso di armi illegali. Ad esempio è il caso dei bergamaschi che tentarono di sabotare i lavori di costruzione del Naviglio, che avrebbe portato anche alla chiusura dei mulini.[56] Gli spagnoli, nei punti critici, affiancavano all'esercito le milizie locali. Anche tre imbersaghesi ebbero questo incarico.[57]

[modifica] La peste

L'epidemia di peste che sconvolse il Nord Italia all'inizio del XVII secolo colpì anche questo territorio.

La presenza della peste ad Imbersago è testimoniata dalla presenza della cappella di San Carlo al Lazzaretto del 1717. Rifacendosi a Ragguagli sull'origine della peste del Tadini, Ignazio Cantù citava Imbersago come uno dei paesi meno colpiti[58], ma nonostante questo ebbe bisogno dei monatti.

[modifica] Echi della Rivoluzione Francese

Dopo anni di dominazione straniera, la popolazione e gli aristocratici avevano sviluppato un rapporto simbiotico al fine di difendersi dagli "estranei".[59] Nel 1787 gli austriaci decisero che i luoghi religiosi, soprattutto i conventi, erano economicamente inutili, e ne decisero in buona parte la soppressione. Fu così anche per Imbersago che si vide chiudere d'ufficio il Consorzio del Suffragio.[60]

La Rivoluzione francese, ed in particolare la presa della Bastiglia, furono eventi che influenzarono con ritardo Imbersago. Per la precisione l'impatto fu l'entrata di Napoleone a Milano, il 14 maggio 1796.

Negli ultimi anni gli austriaci, proprio per combattere l'espansione francese, aveva potenziato la milizia sui confini, Imbersago compreso.[61] Questa milizia venne soppiantata dall'esercito francese, ed anche ad Imbersago esplose l'avversione agli aristocratici tipica del riformismo transalpino.

Nel 1799 gli austriaci, aiutati dai russi, tentarono la riconquista della sponda occidentale dell'Adda. Il 25 aprile attaccarono Lecco, e pochi giorni dopo liberarono anche Imbersago stanziandosi presso Mombello, con i francesi arroccati invece a Verderio.[62]

Nel 1838 scoppia un'epidemia di colera che colpisce anche Imbersago, colpendo 13 uomini e 5 donne, di cui 8 uomini e 3 donne ne morirono (su una popolazione totale di 817 persone).[63]

[modifica] Il Risorgimento

Appena in paese si seppe delle cinque giornate di Milano, i giovani della zona partirono per raggiungere la capitale. Parteciparono ad una prima battaglia a Monza, dove recuperarono le armi, per poi raggiungere Porta Comasina.[64] Al ritorno da Milano i giovani fecero proselitismo alla rivolta, portando anche ad Imbersago l'opinione comune che il popolo non doveva dipendere dagli aristocratici.[65]

Gli austriaci organizzavano la controffensiva ed il Comitato di Pubblica Difesa, in attesa dell'arrivo dell'esercito, comandò la mobilitazione di tutti gli uomini tra i 18 ed i 40 anni, nel tentativo di rallentare il nemico.[66] In questo documento si elencano i paesi mobilitati, ed i luoghi che questi avrebbero dovuto raggiungere in marcia; si scopre così che Imbersago era ritornato un importante punto strategico dovendo ospitare la gente di Tradate, Missaglia, Angera, Cuvio ed Arezate. In ritirata dalla fallimentare battaglia di Custoza (1848), Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi pernottarono ad Imbersago presso villa Albini in centro paese dove, a memoria, è ancora presente una lapide in marmo che lo ricorda.

Il colera che aveva colpito la zona nel ventennio precedente non accennava a cessare, ed anche nel 1855 si registrò un morto ad Imbersago.[67] Per contribuire alla lotta di liberazione tutti i comuni dovettero concorrere economicamente. Imbersago fu costretto a contrarre un mutuo di 1500 lire, con un interesse del 5%.[68]

Nel 1861 venne raggiunta l'Unità d'Italia, e venne nominato il primo consiglio comunale:[69]

  • Sindaco: Monti Angelo
  • Assessori: Panzeri Francesco e Rivolta Bartolomeo
  • Segretario: Panzeri Luigi

Nel 1872 venne istituito un servizio antincendio in cooperativa con i comuni vicini.[70]

[modifica] Dall'Unità d'Italia alla prima guerra mondiale

Nel 1877 il paese guadagnò importanza grazie ad una privativa, ovvero una rivendita di beni di monopolio. Per la precisione si trattava di una tabaccheria.[71] Nel 1885 l'epidemia di filossera che stava devastando mezzo mondo arrivò anche ad Imbersago. A differenza di quanto fatto in altri luoghi, in cui la malattia venne combattuta tramite innesti nelle viti americane resistenti, i viticoltori di Imbersago si limitarono a chiedere lo stato di calamità, perdendo in questo modo tutti i vitigni del paese.[72]

Nel 1886 venne approvato il progetto del Ponte di Paderno, terminato nel 1889, che avrebbe drasticamente ridotto l'importanza di Imbersago quale punto di attraversamento sull'Adda.[73]

Nel 1898 arriva ad Imbersago l'energia elettrica, prodotta dalla centrale idroelettrica di Paderno d'Adda costruita poco prima dalla Edison.[74] Approfittando di questa innovazione, l'industriale Gavazzi di Desio dichiarò l'intenzione di costruire in paese un filanda che avrebbe offerto un migliaio di posti di lavoro.[74] Questa stessa filanda, ristrutturata negli anni novanta, ospita ora appartamenti residenziali.

Nel 1910 inizia la costruzione della prima scuola, l'asilo infantile. Il terreno è stato donato dal sindaco, il conte Tomaso Castelbarco, e la prima pietra venne posata dalla contessa Maria Castelbarco.[75]

[modifica] Il Ventennio fascista

Risultati elettorali
  Blocco Popolari Socialisti
15 maggio 1921 70 180 76
16 novembre 1919 51 106 48

La crescita del "blocco" di destra, ed al suo interno del Partito Fascista, si vide anche nelle elezioni svoltesi ad Imbersago nel 1921.[76]

Durante la seconda guerra mondiale ad Imbersago si era stabilito un gruppo di tedeschi. Verso la fine del conflitto il confine si avvicinava al paese, e con esso i bombardamenti. Imbersago non è mai stato colpito, visto che i bombardamenti, tra l'altro inefficaci, erano concentrati sul ponte di Paderno.[77]

[modifica] La nobiltà imbersaghese

[modifica] Mombello

La proprietà di Mombello, in località Sabbione, ha subito numerosi passaggi di proprietà nella sua storia: dai Vimercati agli Airoldi, dagli Andreotti agli Orsini, ed infine ai Falcò ed ai Colonna, ultimi proprietari.

L'entrata principale è sul lato ovest, con stalle, cucine e case per la servitù. Il corpo principale è composto da saloni che mettono in mostra affreschi e, all'esterno, da un portico colonnato.

Le numerose modifiche apportate negli anni hanno modificato lo stile architettonico, rendendolo un miscuglio di stili diversi. E' possibile che il corpo centrale sia stato costruito nel 1500 dagli Airoldi, e che gli Andreotti l'abbiano completamente ristrutturato nello stile settecentesco, ben espresso nel salone centrale.[78]

Allo stesso periodo, il 1600, si può far risalire il giardino all'italiana, ma anche lui venne modificato in seguito.

Gli Orsini ('800) ampliarono stalle e dipendenze dislocate lungo i confini. I Falcò (fine '800) erano famosi collezionisti d'arte, e a loro si devono le opere d'arte presenti nei saloni, e lo stile barocchetto delle finiture.

[modifica] I Landriani

Secondo gli scritti ritrovati nella chiesa di San Paolo, i Landriani furono i primi signori venuti "da fuori", a differenza degli Airoldi di Robbiate o dei Capitanei di Vimercate.[78] Per la precisione arrivavano da Milano, dove erano stati impegnati nella guerra al Barbarossa. Il loro arrivo è dovuto all'amicizia con i Visconti, e questo è dimostrato dal fatto che nel 1443 Aloisio Landriani era stato posto al comando di uno dei presidi sull'Adda.[79] I Landriani acquistarono terreni all'inizio del XVI secolo, diventando grandi proprietari terrieri in paese.[80]

Nel 1512 Tommaso Landriani mise le mani sul porto, acquistandolo da Giovan Angelo e Michele Airoldi, oltre ad un fabbricato sempre presso il molo.[81] La Regia Maestà ed il Senato Milanese concessero ai Landriani il diritto di ripristinare il traghetto, con la conseguente riscossione del relativo pedaggio.[78] La gestione del traghetto avrebbe dovuto prevedere, come è logico, un accordo con la comunità di Villa d'Adda, ma i rapporti tra le due sponde erano notevolmente peggiorati negli ultimi secoli.[82] L'accordo venne raggiunto grazie a tariffe agevolate per gli abitanti del paese bergamasco, anche se molti altri preferirono continuare con la navigazione illegale.

Ad un certo punto la linea di successione dei Landriani non ebbe eredi maschi, ed il patrimonio venne diviso tra le due figlie Maria e Lodovica. Maria aveva sposato il conte Alberico Barbiano di Belgioioso che, nonostante fosse già un signore, divenne il principale proprietario terriero di Imbersago, dando il via alla stirpe dei Barbiano.[83]

[modifica] I Barbiano di Belgioioso

Per approfondire, vedi la voce Barbiano di Belgioioso.
Il traghetto a mano, voluto da Alberico, è tuttora funzionante
Il traghetto a mano, voluto da Alberico, è tuttora funzionante

Il conte Alberico, primo Barbiano di Imbersago, era originario di Barbiano di Romagna. La casa padronale in cui abitò viene descritta in un documento del 1755, quando i signori cittadini erano già diventati i Simonetta. In questo scritto si descrive una struttura simile ad una fattoria più che ad uno dei palazzi fastosi presenti in paese.[84]

I Barbiano di Belgioioso ereditarono dai Landriani il diritto di sfruttamento del traghetto, e dovettero affrontare gli stessi problemi dei predecessori. La loro soluzione fu di migliorare il servizio, e qualche risultato lo raggiunsero. Le modifiche apportate si possono trovare in un documento del 1698.[85] Venne espressamente vietata qualsiasi forma di trasporto fluviale diversa dal traghetto, venne promessa al gestore del traghetto (che l'aveva avuto in affitto) la costruzione di un ufficio nei pressi del molo, e vennero obbligati i viaggiatori ad aiutare il gestore nel carico-scarico merci.

Lo stesso conte Alberico fu il promotore della modernizzazione del sistema di trazione, introducendo il nuovo sistema a fune che divenne operativo nel 1678, grazie all'accordo con Villa d'Adda che, tra le altre cose, si impegnava a costruire il sostegno per i cavi.

[modifica] I Simonetta

Per approfondire, vedi la voce Simonetta.

Il controllo del paese passò in mano dai Barbiano ai Simonetta per linea di successione. Il già citato Alberico da Barbiano era il nonno materno di Antonio Simonetta.[86] Prima di questo apparentamento, i Simonetta erano conti fin dal 1526, per decisione di Carlo V stesso. I Simonetta erano originari della Calabria, ma presero potere quanto Francesco Simonetta divenne prima segretario di Francesco Sforza, e poi, per qualche tempo, reggente di fatto del Ducato di Milano.[86]

Dal catasto fatto redarre da Maria Teresa d'Austria nel 1761, si scopre che Antonio Simonetta possedeva la metà dei terreni cittadini.[87] Un altro 30% apparteneva agli Andreotti, altra famiglia potente proprietaria, tra l'altro, di villa Mombello.

Durante il loro padronato i Simonetta possedettero buona parte dell'abitato compresa, come i loro predecessori, la gestione del porto.

Nel 1678 Antonio Simonetta avanzò un esposto alla pubblica autorità per far rispettare l'accordo stipulato dal nonno Alberico. In particolare chiedeva la manutenzione del montacarichi che, date le pessime condizioni, impediva la salita e la discesa dal traghetto.[88]

[modifica] I Castelbarco

La famiglia dei Castelbarco nacque in Trentino-Alto Adige, per poi approdare al Ducato di Mantova in qualità di amministratori per conto dell'imperatore Leopoldo I.

Presero il potere ad Imbersago quando il conte Antonio Simonettta rimase senza eredi maschi, decidendo di dare in moglie la figlia Francesca al conte Cesare Castelbarco.[86] Essendo l'ultima delle nobili famiglie imbersaghesi, i Castelbarco hanno ereditato l'archivio di documenti degli aristocratici che li hanno preceduti. Questa collezione, la più completa raccolta di scritti storici su Imbersago, si trova oggi presso l'Archivio di Stato di Como.[89]

Nel 1830 il conte Cesare Castelbarco, primo Castelbarco a governare su Imbersago, fece costruire il parco, dando lavoro ai cittadini locali. Lo stesso conte si premurò di finanziare la scalinata santa del Santuario del paese.[90] Al 1830-40 si può far risalire un documento non datato in cui i Riva di Robbiate, già proprietari di filande in quel paese, chiedevano a Cesare Castelbarco il prestito di un terreno per costruirne una ad Imbersago, filanda che in effetti venne costruita.[90]

Un documento del 1847 elenca tra le proprietà di famiglia la Garavesa (tre case), Pisciola (tre), il Porto (una), Sabbione (una), la Vedana (una), la Selva (una), il Monte Ferraio (una) ed il Precasate (una).[91]

Il conte Cesare fu il primo a dover fronteggiare una borghesia crescente, rappresentata da Giuseppe Albini. Albini era un rinomato collezionista d'arte, e Deputato Politico degli austriaci (carica che in seguito abbandonò volontariamente). La controversia che lo vide opporsi al Castelbarco riguardava una stanga posta da quest'ultimo al Precasate, e che impediva all'Albini l'accesso ad una sua cava di sabbia.[92] Il compromesso che ne scaturì indebolì leggermente in paese la figura dei Castelbarco.

Durante la dominazione austriaca e quella francese, gli edifici religiosi vennero chiusi con la forza perché ritenutili inutili e, soprattutto, non economicamente convenienti. I conti Castelbarco si assunsero il patronato del Santuario della Madonna del Bosco, salvandolo così da una sicura chiusura.

La loro villa ha attraversato i secoli. Costruita dai Landriani è poi stata proprietà dei Belgioioso, dei Simonetta e dei Castelbarco. Il risultato è un complesso formato da stili architettonici completamente differenti.[93] La villa è adiacente ad un grande parco mantenuto all'inglese. La stessa chiesa di San Paolo, anticamente, faceva parte della villa. Venne in seguito donata alla comunità.

[modifica] Le chiese

La chiesa di San Marcellino
La chiesa di San Marcellino

[modifica] San Marcellino

Per approfondire, vedi la voce Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro (Imbersago).

La chiesa dei Santi Marcellino e Pietro è il principale edificio religioso della parrocchia. Nonostante la costruzione dell'odierno edificio risalga solo al 1608, può vantare una storia millenaria che, secondo alcuni storici,[94] si può far risalire alla seconda metà del I millennio.

L’edificio subì alcune variazioni nel 1760, ed altre nel periodo 1789-1797. Ne sono stati recentemente ristrutturati il sagrato ed il pronao.

[modifica] San Paolo

La chiesa di San Paolo, risalente ai primi secoli del II millennio
La chiesa di San Paolo, risalente ai primi secoli del II millennio

La chiesa di San Paolo è situata in pieno centro abitato, e rappresenta il più antico edificio religioso di Imbersago (si trovano citazioni del XIII secolo), fatta eccezione per la chiesa di San Michele ormai abbattuta.

La dedica delle chiese a San Paolo è tipica dei francesi, per cui la sua nascita può essere fatta risalire al 1000, durante il dominio dei conti francesi. Un'altra simile indicazione è il dipinto di San Martino, santo francese, visibile nella chiesetta della Grugana che, nello stesso periodo, era associata ad Imbersago.[95]

Quando i messi di San Carlo Borromeo visitarono il paese nel 1567, dissero che le funzioni erano celebrate da un certo Gregorio Nava, quasi quotidianamente. L'altare maggiore si trova in mezzo ad affreschi di Dio ed altri santi, affreschi rovinati dal tempo. La chiesa era già stata consacrata. Il pavimento è lastricato, e viene segnalata la presenza di quattro sepolture, tutte relative alla famiglia Landriani che, a quel tempo, provvedeva anche al sostentamento del curato. La torre attigua contiene una campana, e c'è un cimitero aperto. Il visitatore consiglia lo spostamento all'esterno di sepolture e monumenti dei Landriani, da eseguirsi in due settimane pena la scomunica. Nella successiva visita di controllo il visitatore si lamentò del fatto che non fosse stato eseguito nessun lavoro.

Secondo Dozio la chiesa venne consacrata nel 4149 da un certo Gerardo de Capitani di Landriano[96], per poi essere riconsacrata nel 1506.[97]

Sotto la spinta riformatrice di San Carlo la chiesa venne ricostruita dalle fondamenta nel 1600, e riconsacrata nel 1608 da Marsilio Landriani, vescovo di Vigevano.[98] Ai Landriani si fanno risalire i dipinti secenteschi. È sicuramente di primaria importanza la pala d'altare, raffigurante anche il donatore Marsilio Landriani oltre alla Vergine col bambino, Sant'Ambrogio e Sant'Eustorgio, probabile opera di Giulio Cesare Procaccini.[99]

La singola navata termina in un presbiterio, da cui è divisa da una semplice balaustra. Un adiacente edificio viene usato come sacrestia.[93] All'interno della chiesa sono visibili altri dipinti notevoli, come quelli di nove apostoli, il calvario, l'annunciazione e l'adorazione.[100]

[modifica] Madonna del Bosco

Il Santuario della Madonna del Bosco
Il Santuario della Madonna del Bosco
Per approfondire, vedi la voce Santuario della Madonna del Bosco.

Nel territorio del comune è presente il Santuario della Madonna del Bosco, dove l'affetto dei fedeli ricorda numerose grazie chieste e altrettanti miracoli accaduti. Papa Giovanni XXIII vi era molto affezionato, e una grande statua di bronzo lo ricorda.

Nel 1632 ivi viene costruita una cappella, ma è tra il 1641 ed il 1646 che viene innalzato il santuario progettato da Carlo Buzzi. Nel 2000 il posto fu scelto come una delle sedi giubilari dell'Anno Santo.

[modifica] Attrazioni e luoghi importanti

[modifica] Il traghetto di Leonardo

Per approfondire, vedi la voce Traghetto di Leonardo (Imbersago).

Leonardo da Vinci, sfruttando la legge del parallelogramma, aveva pensato alla possibilità di costruire dei traghetti mossi non già da energia umana o animale, ma dalla sola corrente del fiume in causa.

Dal 1513, più volte rifatto e ristrutturato, tale tipologia di traghetto è presente a Imbersago e trasporta ogni viandante da una riva all'altra.

[modifica] La piazza Garibaldi

Piazza Garibaldi. Sulla sinistra si vede "la torre", sulla destra la chiesa di San Paolo
Piazza Garibaldi. Sulla sinistra si vede "la torre", sulla destra la chiesa di San Paolo

Piazza Garibaldi è la piazza principale di Imbersago, centro cittadino fin da quando, nel I millennio, le poche case presenti formavano la cittadella. A ricordo di questi periodi si trova ancora "la torre", come viene chiamati dai paesani, utilizzata nell'antichità come torre di vedetta. Nella piazza si trovano anche la chiesa di San Paolo ed un monumento in memoria dei compaesani caduti in guerra.

Intorno al 2000 la piazza è stata completamente restaurata, ponendovi un selciato di sanpietrini in porfido ed una fontana. Un'altra opera edilizia ha permesso il recupero dell'antica torre, che ora ha una destinazione residenziale. Nel 2004 la rotonda prersente in piazza da qualche anno è stata decorata con un mosaico creato dagli studenti di Pont-Évêque, comune francese gemellato con Imbersago.

Per nove mesi all'anno (una volta al mese) la piazza ospita il Mercatino dell'Antiquariato. Il nome della piazza deriva dal fatto che Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, in fuga dopo la sconfitta di Custoza, pernottarono presso villa Albini. Per ricordare l'avvenimento è tuttora presente una lapide in marmo.

[modifica] Torre Bellavista

Torre Bellavista, nascosta tra gli alberi
Torre Bellavista, nascosta tra gli alberi

La torre Bellavista, comunemente nota come torre Lamperti (dal nome del proprietario), è una torre di vedetta situata in località Sabbione. Il suo aspetto ne fa immaginare la costruzione durante la lotta di Guelfi e Ghibellini (XIV secolo).[93] Sulla cima ostenta degli spalti a paniere, ed una merlatura di chiara fattura ghibellina.[93] Come tutti gli antichi edifici cittadini ha subito modifiche nel corso dei secoli, ed ora possiede bifore ed uno stemma in pietra. La sua posizione strategica permetteva di controllare, oltre al territorio cittadino, anche Merate (nascosto dietro a Sabbione) e la sponda bergamasca fino alla Torre dei Musei di Calusco d'Adda, oggi rasa al suolo.[93]

[modifica] La filanda

Negli anni novanta è stato completamente ristrutturato, trasformandolo in un complesso residenziale, ma mantiene alcune antiche caratteristiche. Ad esempio è rimasta la ciminiera costruita in cotto. Qui veniva svolto tutto il lavoro, dalla coltura delle uova dei bachi da seta alla vera e propria filatura.[93]

[modifica] La fontana

Il lavatoio di Garavesa, comunemente chiamato "la fontana", è una costruzione del XIX secolo utilizzato dalle donne per fare il bucato. Attinge l'acqua dalla roggia sottostante, che scorre verso l'Adda, e veniva usato in passato anche per raccogliere l'acqua potabile. Le originali sei vasche formavano una struttura rettangolare di lastre in pietra molera. L'intero complesso era contornato da colonne in pietra sormontate da una tettoia in legno.

Nel 1997, nell'ambito dei lavori che hanno ristrutturato l'intero rione della Garavesa, è stata ricostruita anche la fontana, unificando le sei originali vasche in una unica. I lavori sono stati seguiti dalla Sovrintendenza ai monumenti della regione.[93]

[modifica] Imbersago nei media