Palazzo dell'Arengario

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Palazzo dell'Arengario
Museo del Novecento, Milano, lato piazza del Duomo.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Indirizzo piazza del Duomo
Coordinate 45°27′48.69″N 9°11′24.72″E / 45.463524°N 9.1902°E45.463524; 9.1902Coordinate: 45°27′48.69″N 9°11′24.72″E / 45.463524°N 9.1902°E45.463524; 9.1902
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1936-1956
Stile Novecento
Uso museo
Realizzazione
Architetto Portaluppi, Muzio, Magistretti e Griffini

Il palazzo dell'Arengario è un edificio costituio da due costruzioni gemelle situato in Piazza del Duomo a Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruito tra il 1936 e il 1956 su progetto degli architetti Portaluppi, Muzio, Magistretti e Griffini e decorato in facciata con bassorilievi di Arturo Martini.

Vincitore del concorso del 1937, il progetto per l'Arengario concluse il processo di rinnovamento urbanistico del centro di Milano, impostato dall'architetto Giuseppe Mengoni che aveva impresso un carattere monumentale all'area attorno al Duomo.

L'Arengario fu infatti costruito dopo la demolizione della cosiddetta manica lunga del Palazzo Reale e concluse l'intervento di realizzazione della nuova Piazza Diaz.

L'edificio è costituito da due corpi di fabbrica uguali fronteggianti l'arco della Galleria sul lato opposto di Piazza del Duomo. L'impianto plastico doveva ridare equilibrio alla piazza segnando il passaggio dall'antico al moderno. Le facciate originali sono rivestite di marmo di Candoglia, aperte al primo e secondo livello da una doppia serie di alte arcate a tutto sesto, mentre nella base si aprono portali rettangolari, con cornici a raffinati motivi vegetali opera dello scultore Arturo Martini.[1]

Dopo un periodo di abbandono, dopo la guerra, negli anni '50 fu ristrutturato e adibito a uffici comunali e provinciali.

Ristrutturazione e costituzione del Museo del Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo del Novecento.

All'inizio del 2009 iniziò il cantiere che ha trasformato l'Arengario nella nuova sede del Museo del Novecento su progetto degli architetti Italo Rota e Fabio Fornasari. Inizialmente l'inaugurazione avrebbe dovuta essere nel dicembre del 2009, proprio nel centenario dell'edizione del Manifesto del Futurismo. Il Futurismo, il movimento artistico che lanciò i movimenti d'avanguardie in Italia, riveste una grande importanza all'interno dell'esposizione museale con la presenza di molte opere legate al movimento di Marinetti e Boccioni e che compongono la più completa collezione di quel movimento artistico.

Le trasformazioni per l'apertura del museo hanno visto la costituzione di una lunga promenade tra le opere esposte, molte delle quali furono donate da privati nel corso del Novecento creando così un particolare legame con la città che va oltre la mera collocazione in Piazza Duomo. Questo legame è sottolineato dalla rampa lunga 140 metri di collegamento dalla base della linea Metropolitana all'interno della torre che culmina sulla terrazza che dalla metà del Novecento sovrasta Piazza Duomo. Lungo questo percorso non vi sono esposte opere d'arte ma da questo si passa ai locali del museo. È un percorso esterno alle sale del museo e permette di vedere alcune opere che sono di suggerimento ai temi del museo stesso. In particolare si deve segnalare la presenza de Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, opera che era precedentemente esposta alla Galleria di Arte Moderna, museo civico dedicato all'arte dell'Ottocento. La scelta di porlo all'inizio dell'itinerario espositivo del museo ne sottolinea il valore di icona del cambio di secolo.

Dal 19 dicembre 2007, sulla facciata del palazzo ricoperta per permettere i lavori, fu installata la prima media facciata italiana: uno schermo LED di 487 m2 denominato MIA (Milano In Alto). La mediafacciata milanese ha lo scopo di creare un canale diretto di comunicazione, aggiornato con la tecnologia mobile in tempo reale da una redazione giornalistica, fra la città e i suoi cittadini. Al termine dei lavori la media facciata è stata spostata in un altro luogo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Garnerone, Daniele, Arengario, Milano, su Lombardia Beni Culturali, http://www.lombardiabeniculturali.it.

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