Piero Portaluppi

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Piero Portaluppi

Piero Portaluppi (Milano, 19 marzo 1888Milano, 6 luglio 1967) è stato un architetto italiano.

Padiglione italiano all'esposizione di Barcellona del 1929

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro[1] Portaluppi, poi noto come Piero, nasce nel 1888 da Oreste, ingegnere edile, e Luigia "Luisa" Gadda[2].

Nel 1905 si diploma all'Istituto tecnico Carlo Cattaneo e si iscrive al Politecnico di Milano dove trova come compagni di corso i futuri architetti Enrico Agostino Griffini e Carlo Calzecchi Onesti. Nel periodo universitario iniziano anche i primi lavori come caricaturista, collabora con alcune giornali satirici milanesi tra essi Il Babau, A quel paese e Il Guerin Meschino.

Nel settembre del 1910 si laurea in architettura e viene premiato con la medaglia d'oro che il Collegio degli ingegneri e architetti di Milano conferiva al migliore laureato del Politecnico.

L'anno seguente ottiene la nomina ad “assistente straordinario di Architettura superiore” aggregato al corso di Gaetano Moretti e inizia così la carriera accademica. Contemporaneamente avvia l'attività professionale e dopo i primi lavori –decorazioni di facciate e alcune tombe– nel 1912 comincia la lunga collaborazione con Ettore Conti, figura di spicco dell'imprenditoria elettrica italiana.

Per le Imprese elettriche Conti, o per società a essa collegate, Portaluppi progetta tra il 1912 e il 1930, numerose centrali idroelettriche, localizzate soprattutto nella val Formazza. Tra queste le più famose a Verampio (1912-1917), Valdo (1920-1923), Crevoladossola (1923-1924), Cadarese (1925-1929). Per la Azienda Elettrica Municipale di Milano realizza la centrale di Grosio (1918-1920). Nel giugno del 1913 Portaluppi sposa Lia Baglia, nipote di Conti che verrà da lui adottata ex sorore nel 1939. Dall'unione nasceranno Luisa nel 1914 e, tre anni dopo, Oreste detto Tuccio, tragicamente perito nel 1942.

Durante la Grande Guerra Portaluppi presta servizio militare come ufficiale nel Genio, nel Veneto e in Friuli. Dal 1916 è distaccato in Val Formazza per la ricostruzione della centrale di Zogno, dopo Caporetto chiede di rientrare tra le truppe combattenti.

Contemporaneamente consegue la libera docenza in architettura. Alla fine della guerra riprende l'attività professionale: nel 1919 ottiene importanti lavori, tra cui la sede del Linificio e Canapificio Nazionale, la riforma della Pinacoteca di Brera, villa Fossati e, soprattutto, la Casa degli Atellani in Corso Magenta, residenza di Ettore Conti.

Tramite Conti, Portaluppi si lega a importanti committenti della borghesia milanese; diventano suoi clienti i Borletti, i Fossati, poi dalla metà degli anni venti i Crespi, Angelo Campiglio e Mino Brughera. Nel 1920 Portaluppi elabora due progetti simbolo della sua attività. Il grattacielo che si imposta sui grattacieli di New York per una fantomatica società il cui nome – S.K.N.E. cioè “scappane” – appare però come un divertito monito e i blocchi residenziali del quartiere di Allabanuel – letto al contrario rivela lo spirito della proposta – costituiscono il manifesto della sua ironia architettonica e insieme una visione scettica sulla modernità e sul fenomeno dell'urbanesimo. A questi, nel 1926 farà seguito il progetto per la città utopica – e infernale – Hellytown.

Gli anni venti sono un periodo di intensa attività progettuale. Oltre ai prestigiosi incarichi per il Palazzo della Banca Commerciale Italiana (1928-1932) e per il Planetario Hoepli (1929-1930), tra i progetti commerciali e residenziali ricordiamo la sede per la Società Filatura Cascami Seta in via Santa Valeria (1920-1924), il Palazzo della società Buonarroti-Carpaccio-Giotto (1926-1930), casa Crespi in corso Venezia (1927-1930), palazzo Crespi in piazza Crispi (1928-1932).

Per l'industria, alle Centrali idroelettriche si aggiungono gli stabilimenti per la Società Ceramiche Italiane di Laveno e, tra il 1925 e il 1928, i padiglioni Alfa Romeo, Agip e Pirelli alla Fiera di Milano. Nel 1926 con Marco Semenza vince il concorso per il Piano Regolatore di Milano, col progetto Ciò per amor, dall'anagramma dei loro nomi. Nel 1929, a conferma di un ruolo ormai riconosciuto, è chiamato a realizzare il padiglione italiano per l'Esposizione universale di Barcellona. Nello stesso anno, con il restauro della Cappella degli Atellani voluto da Conti, inizia il lungo lavoro sulla fabbrica di Santa Maria delle Grazie. Portaluppi restaurerà la chiesa tra il 1934 e il 1938, poi sarà incaricato della ricostruzione (1944-1948) e della sistemazione della sagrestia bramantesca (1958-1959).

Gli anni trenta vedono il consolidarsi e stabilizzarsi della sua attività professionale, privata del settore elettrico – per la definitiva uscita di Conti dalla Edison – ma solidamente assestata su una serie di progetti pubblici e privati di grande importanza e in cui la cifra stilistica si sposta verso una declinazione moderatamente modernista evidente nella Villa del sabato per gli sposi realizzata con i BBPR per la V Triennale del 1933.

Tra i progetti più importanti si segnalano il palazzo INA in piazza Diaz (1932-1937), villa Campiglio (1932-1935), il palazzo RAS in via Torino (1935-1938), la sede della Federazione dei fasci milanesi in piazza San Sepolcro (1935-1940) e il Palazzo dell'Arengario, realizzato tra il 1937 e il 1942 assieme a Griffini, Muzio e Pier Giulio Magistretti, a seguito della vittoria al concorso per la sistemazione di piazza del Duomo.

La guerra segna la sua vita con la drammatica esperienza famigliare della morte del figlio Oreste (Tuccio), osservatore delle Regia Marina scomparso ad Algeri nel 1942[3].

Dopo la Liberazione vengono istituiti a suo carico due procedimenti di epurazione – per la carriera universitaria e per l'albo professionale – da cui sarà prosciolto tra la fine del 1945 e il 1946. Reintegrato come preside della Facoltà di architettura, Portaluppi manterrà la carica fino al ritiro dall'attività accademica nel 1963.

Edificio RAS, Milano (con Gio Ponti, Alberto Rosselli e Antonio Fornaroli). Foto di Paolo Monti, 1962.
Edificio RAS, Milano. Foto di Paolo Monti.

Nel dopoguerra mentre aumenta la sua presenza istituzionale - con le nomine a presidente dell'Ordine degli architetti (1952-1963), membro del Consiglio Superiore per le Belle Arti e Antichità, del Consiglio Nazionale per le Ricerche, della Pontificia commissione d'arte sacra, presidente del Comitato tecnico del Teatro alla Scala – rallenta l'attività professionale.

Portaluppi interviene comunque su alcuni dei più importanti edifici storici milanesi – Brera (1946-1963), la trasformazione del monastero di San Vittore a sede del Museo della Scienza e della Tecnica (1947-1953), quella dell'Ospedale Maggiore a Università Statale (dal 1949), la Piccola Scala (1949-1955), il disegno del sagrato di Piazza Duomo (1964) – e progetta nuovi edifici, tra questi la sede milanese della RAS in collaborazione con Gio Ponti (1956-1962) e la casa dello studente alla Cité Universitaire di Parigi (1952-1958).

Il 6 luglio 1967 Piero Portaluppi si spegne a Milano nella sua casa di corso Magenta e viene sepolto nel Riparto XI del Cimitero Monumentale di Milano, in una semplice tomba che già accoglieva le spoglie del figlio caduto in guerra[2].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Qui di seguito alcune delle opere principali dell'architetto Portaluppi, riportate in ordine cronologico.

  • Sede del Linificio e Canapificio Nazionale in via Ansperto a Milano (1919-25, 1936-38)
  • Casa degli Atellani in corso Magenta a Milano (1919-21, 1943, 1946-52)
  • Sistemazione ricostruzione della Pinacoteca di Brera (1919-50)
  • Sede per la Società Filatura Cascami Seta in via Santa Valeria a Milano (1920-24)
  • Restauri di Casa Girola in via Broletto a Milano (1925, 1935)
  • Albergo diurno Venezia in piazza Oberdan a Milano(1924-1926)
  • Albergo della Formazza alla Cascata del Toce (Verbania)(1922-23, 1925-29)
  • Stabilimento della Società Ceramica Italiana a Laveno Mombello (Varese) (1924-26)
  • Sede della Società Metallurgica Italiana in via Leopardi a Milano (1924-26)
  • Sagrato Duomo di Milano (1926-29, 1964)
  • Palazzo della società Buonarroti-Carpaccio-Giotto in corso Venezia a Milano (1926-1930)
  • Casa Crespi in corso Venezia a Milano (1927-1930),
  • Palazzo Crespi in corso Matteotti a Milano (1928-32, con Cesare Chiodi).
  • Palazzo della Banca Commerciale Italiana (1928-1932)
  • Casa d'appartamenti Bassanini in viale Coni Zugna e via Foppa (1928-29, 1930-34)
  • Restauro della Fagianaia nel parco reale di Monza a sede del Golf Club Milano (1928-30)
  • Padiglione italiano all'Esposizione Internazionale di Barcellona (1928-29)
  • "Wagristoratore" al passo San Giacomo (Verbania) (1929-30)
  • Planetario Hoepli in corso Venezia a Milano (1929-30)
  • Case Radici-Di Stefano in via Aldrovandi, via Jan a Milano (1929-31)
  • Restauro della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano (1929-31, 1934-38).
  • Palazzo dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni in piazza Diaz a Milano (1932-37)
  • Casa del Sabato degli Sposi alla V Triennale di Milano (1932-33, con BBPR, Umberto Sabbioni, Luigi Santarella, Lucio Fontana, Pietro Chiesa).
  • Villa Necchi Campiglio, in via Mozart a Milano (1932-35)
  • Casa Corbellini-Wassermann in viale Lombardia a Milano (1934-1936)
  • Casa Lentati, in via Telesio a Milano (1934-1936)
  • Villa Crespi "Il Biffo" a Merate (Lecco) (1935-38)
  • Edificio Ras in via Torino (1935-38)
  • Casa e Studio Portaluppi, in via Morozzo della Rocca a Milano (1935-1939)
  • Sede della Federazione dei fasci milanesi in piazza San Sepolcro a Milano (1935-1940)
  • Arengario (1937-42, 1950-56, con Enrico Agostino Griffini, Pier Giulio Magistretti, Giovanni Muzio)
  • Trasformazione del convento di San Vittore a sede del Museo della Scienza e della Tecnica (1947-53)
  • Restauro dell'Ospedale Maggiore a sede dell'Università Statale (1949-70)
  • Sistemazione del castello degli Arcimboldi detto "la Bicocca" in viale Sarca a Milano (1952-54)
  • Maison de l'Italie alla Cité Universitaire di Parigi (1952-58)
  • Sede della Ras in corso Italia a Milano (1956-62, con Gio Ponti)

Centrali elettriche[modifica | modifica wikitesto]

  • Centrale idroelettrica di Verampio (1912-17, 1930)
  • Centrale idroelettrica di Crego (1916-19)
  • Centrale idroelettrica di Grosio (1918-20)
  • Centrale idroelettrica di Valdo (1920-23)
  • Centrale idroelettrica di Crevoladossola (1923-25)
  • Centrale idroelettrica di Cadarese (1925-29)
  • Centrale termoelettrica di Piacenza (1925-29)

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Portaluppi, L'Architettura del Rinascimento nell'ex ducato di Milano 1450-1500, tip. A. Rizzoli e C., Milano 1914.
  • Piero Portaluppi, La casa de gli Atellani in Milano, Bestetti e Tumminelli, Milano 1922.
  • Piero Portaluppi e Raffaele Calzini, Il palazzo e la famiglia Durini in due secoli di vita milanese 1648-1848, Bestetti e Tumminelli, Milano 1923.
  • Piero Portaluppi, Aedilitia I, Bestetti e Tumminelli, Milano-Roma 1924.
  • Piero Portaluppi, Marco Semenza, Milano com'è ora come sarà, Bestetti e Tumminelli, Milano-Roma 1927.
  • Piero Portaluppi, Aedilitia II, Bestetti e Tumminelli, Milano-Roma 1930.
  • Piero Portaluppi e Agnoldomenico Pica, La Basilica Porziana di San Vittore al Corpo, Officine Grafiche Esperia, Milano 1934.
  • Piero Portaluppi e Agnoldomenico Pica, Le Grazie, Casa Editrice Mediterranea, Roma 1937.
  • Piero Portaluppi, Gnomonica atellana, a cura di Alberto Alpago Novello, Alfieri e Lacroix, Milano 1968.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ il nome Pietro è riportato nell'archivio ufficiale delle sepolture, consultabile mediante l'apposita applicazione del Comune di Milano, nel quale il defunto risulta registrato con il nome di "Portaluppi Pietro". Fin nel recente passato, soprattutto del nord Italia, è invalso l'uso di considerare Piero come nomignolo di Pietro per via dall'osticità fonetica della T interna nella pronuncia veloce.
  2. ^ a b Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.
  3. ^ Nel 1956, con Decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno 1953, n. 911, venne istituito il "Premio dott. ing. Tuccio Portaluppi" da conferirsi annualmente ad un laureato della Facoltà di architettura del Politecnico di Milano che abbia dato prova di speciale cultura e applicazione nel campo delle scienze e delle tecniche ausiliarie dell'architettura.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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