Albergo diurno Venezia

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Albergo Diurno Venezia
Albergo diurno - Milano.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia
Località Milano
Indirizzo Piazza Oberdan
Coordinate 45°28′30″N 9°12′18.25″E / 45.475°N 9.20507°E45.475; 9.20507Coordinate: 45°28′30″N 9°12′18.25″E / 45.475°N 9.20507°E45.475; 9.20507
Informazioni
Condizioni in restauro
Costruzione 1923-1926
Inaugurazione 1926
Stile Deco
Uso bagni pubblici
Altezza un piano sotterraneo
Piani sotterraneo
Area calpestabile 1200 mq
Realizzazione
Architetto Piero Portaluppi
Ingegnere Marcello Troiani
Costruttore Società Anonima Imprese Metropolitane (S.A.I.M.)
Proprietario Comune di Milano

L'Albergo diurno Venezia è una struttura sotterranea costruita in piazza Oberdan a Milano, sul lato all'angolo con via Tadino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fotografia anni '20 di piazza Guglielmo Oberdan, scattata dopo la costruzione dell'albergo, il cui ingresso e' visibile all'inizio dell'area alberata sovrastante l'albergo al centro della piazza
Articolo sull'inaugurazione del Diurno nel quotidiano il Secolo del 19 gennaio 1926 (prima colonna da destra)
Pubblicità del Diurno nel quotidiano la Sera del 29 marzo 1926 (seconda colonna da destra)
Tabella dei prezzi del 1926 dalla pubblicità del Diurno sulla Guida Savallo

Venne progettato e realizzato tra il 1923 ed il 1925 e inaugurato il 18 gennaio 1926.[1][2]

Il suo nome ufficiale era Albergo Diurno Metropolitano ed era aperto tutti i giorni dalle 7 alle 23.[3][4]

La convenzione per la concessione trentennale della piazza fu firmata il 24 novembre 1923 dall'assessore all'edilizia del Comune di Milano Cesare Chiodi e dagli ingegneri Troiani, Cavacini e Masini in base al progetto dell'ingegner Troiani. I tre ingegneri costituirono la Società Anonima Imprese Metropolitane (S.A.I.M.) per la gestione dell'albergo diurno.

Sopra il Diurno era prevista nella convenzione la erezione di un monumento a Guglielmo Oberdan, mai realizzato. La piazza, precedentemente chiamata Piazzale Venezia, era stata intitolata a Guglielmo Oberdan il 19 luglio 1923.[5]

L'aspetto degli apparati decorativi, degli arredi e di una parte della concezione architettonica generale è da attribuire all'architetto Piero Portaluppi.[4][5]

L'Albergo Diurno aveva una lunghezza di 88 metri ed una larghezza di 14 metri circa ed occupava una superficie di circa 1200 m². Era diviso in due parti, le terme verso via Tadino e il salone degli artigiani verso corso Buenos Aires. Le terme, con accesso dal lato di via Tadino, occupano due terzi della lunghezza e ospitano sei bagni di lusso con vasca e i bagni semplici con doccia accessibili da due corridoi paralleli.

Dall'ingresso principale verso corso Buenos Aires si accedeva all'atrio, occupato negli ultimi anni da un'agenzia viaggi e da un fotografo e al salone con due navate laterali che ospitavano barbieri per uomo e donna, manicure e pedicure.[4] Dalla porta in fondo al salone si accedeva al reparto terme, il cui corridoio centrale ha come fondale una fontana con statua in bronzo di Igea, dea della salute. La statua è dello scultore Luigi Fabris (Bassano del Grappa 1883-1952)[6], come documentato dalla firma.[7]

Il corridoio centrale è collegato ai due corridoi delle terme, al locale delle caldaie e ad una uscita di sicurezza.

Nella piazza si conservano due colonne di cemento che contengono i condotti di scarico dei fumi della caldaia e dell'aria viziata.[4] Sopra le scale di accesso vi erano due pensiline, di cui solo quella su via Tadino si è conservata, ma senza vetri di copertura. La pensilina verso corso Buenos Aires è stata rimossa quando è stata costruita la Linea 1 della Metropolitana. L'accesso al Diurno è stato ricavato dalla scala di accesso alla metropolitana. Una parte dell'atrio e i gabinetti sono stati demoliti.

Nel 1985 la parte Terme fu chiusa. Nel 1990 la struttura fu data in concessione al Consorzio Oberdan Servizi, costituito dagli artigiani che vi lavoravano. Gran parte degli artigiani lasciarono il Diurno alla metà degli anni novanta, vendendo una parte degli arredi che consideravano di loro proprietà. L'ultimo barbiere per uomini, Carmine Aiello, fu allontanato dal Comune di Milano il 16 giugno 2006 a causa di un contenzioso legale.[1] Successivamente, in seguito alla rottura di un lucernaio di vetrocemento provocata dalla ruota di un mezzo di spazzatura dell'AMSA, i lucernai vennero coperti di asfalto all'esterno e rinforzati con tubi Innocenti dall'interno.

Nel 1995 la società GTS di Bergamo propose al Comune di trasformarlo in beauty farm. Il progetto fu fermato dall'architetto Italo Rota, che divenne nel 1996 assessore alla qualità urbana della Giunta Formentini e che progettò la sua trasformazione in negozio, pur conservando il salone, all'interno di un progetto di riqualificazione di Piazza Oberdan e di modifica del mezzanino della stazione di Porta Venezia della Linea 1 della Metropolitana di Milano.

La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia ha sottoposto a vincolo monumentale il Diurno il 25 ottobre 2005.[1]

La Provincia di Milano, a partire dagli anni 2000, lo richiese al Comune per collegarlo alla Spazio Oberdan e ospitarvi gli uffici e gli archivi della Cineteca Italiana. Il progetto avrebbe dovuto essere finanziato con gli utili della partecipazione nella Autostrada Serenissima, vincolati ad usi culturali.

La Giunta comunale approvò il 3 febbraio 2006 il testo di una convenzione della durata di 25 anni con la Provincia che questa non sottoscrisse mai in quanto i fondi furono utilizzati per il restauro delle guglie del Duomo. Un tentativo della Provincia di avviare nel 2010 un Programma Integrato di Intervento con la Regione, le Ferrovie dello Stato e l'Atm fu abbandonato per mancanza di interesse da parte delle varie istituzioni. Gli uffici della Cineteca Italiana si sono poi trasferiti alla ex Manifattura Tabacchi in viale Fulvio Testi.

La proprietà della struttura è pertanto rimasta al Comune di Milano il quale ha ipotizzato un suo restauro con fondi propri, almeno per il salone degli artigiani o in alternativa l'emissione di una bando per l'utilizzo da parte dei privati.

In seguito allo studio di Stefano Masi e Pierfrancesco Sacerdoti sull'attribuzione a Portaluppi del progetto di arredo, il FAI e la Fondazione Portaluppi hanno organizzato un convegno sul Diurno a Villa Necchi il 4 febbraio 2014.[1], quindi il FAI, d'accordo con il Comune, gestito l'agibilita' e l'apertura del Diurno nell'ambito delle Giornate di Primavera del FAI 2014.[4][8].

Il 4 dicembre 2015 è stato inaugurato dal Comune il lato ovest di piazza Oberdan sopra il Diurno oggetto di recupero con parziale pedonalizzazione e restauro delle colonne e della pensilina sotto la supervisione della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Milano [9].

Il FAI apre e gestisce una volta al mese il Diurno al pubblico con visite guidate oltre ad organizzare eventi come installazioni di arte moderna, recite teatrali ed altro. Il 25 novembre 2016 ha organizzato un convegno di studi all'Università Statale e al Politecnico, i cui atti sono stati successivamente pubblicati.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d L’Albergo Diurno Venezia: un progetto dell’architetto Piero Portaluppi?, z3xmi.it. URL consultato il 20 marzo 2014.
  2. ^ Vedi il Secolo (quotidiano) del 19 gennaio 1926 nella fotografia successiva con il resoconto dell'inaugurazione
  3. ^ Come riportato dalla pubblicità sui giornali dell'epoca che lo reclamizzava come il più elegante di Europa (quotidiano la Sera del 29/3/26 nella fotografia successiva)
  4. ^ a b c d e Riccardo Rosa, Il Diurno Venezia, un luogo dove il tempo si è fermato, in Corriere della Sera, 17 marzo 2014. URL consultato il 20 marzo 2014.
  5. ^ a b Il tempo sepolto. L’Albergo Diurno Metropolitano “Venezia” di Milano tra architettura e arti decorative. Proposte di recupero, in Un primo approccio all’arte e all’architettura liberty. Tra conoscenza e restauro, a cura di Cesare Renzo Romeo, L’Artistica Editrice, Savigliano, 2013..
  6. ^ Vedi la voce della Enciclopedia Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-fabris/ a lui dedicata
  7. ^ La firma corrisponde a quella pubblicata sul sito http://www.archivioceramica.com/CERAMISTI/F/Fabris%20Luigi.htm
  8. ^ Giornate FAI, riapre l'Albergo Diurno di Milano, fondoambiente.it. URL consultato il 20 marzo 2014.
  9. ^ vedi comunicato del Comune di Milano http://www.comune.milano.it/wps/portal/?urile=wcm:path:ist_it_contentlibrary/sa_sitecontent/sfoglia_news/notizie_primo_piano/tutte_notizie/lavori_pubblici/rinasce_pza_oberdan_lavori_riqualificazione

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Masi, Pierfrancesco Sacerdoti, Il tempo sepolto. L'Albergo Diurno Metropolitano “Venezia” di Milano tra architettura e arti decorative. Proposte di recupero, in Un primo approccio all'arte e all'architettura liberty. Tra conoscenza e restauro, a cura di Cesare Renzo Romeo, L'Artistica Editrice, Savigliano, 2013
  • Lucia Borromeo Dina (a cura di) con Stefano della Torre, Roberto Dulio, Emanuela Scarpellini, Albergo Diurno Venezia, storia, architettura e memoria nel sottosuolo di Milano, FAI e Effigi Edizioni, Grosseto, 2017

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]