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Chinatown di Milano

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Chinatown
Sarpi
Milano, Chinatown 01.jpg
Via Rosmini vista da Sarpi negli anni quaranta
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Città CoA Città di Milano.svg Milano
Circoscrizione Municipio 1 e Municipio 8
Altri quartieri Porta Volta, Sarpi, Sempione, Bullona, Ghisolfa, Portello, Cagnola, Quartiere Campo dei Fiori, Villapizzone, Quartiere Varesina, Boldinasco, Garegnano, Musocco, Quarto Oggiaro, Vialba, Roserio, Cassina Triulza, QT8, Lampugnano, Quartiere Comina, Gallaratese, San Leonardo, Trenno
Mappa di localizzazione: Milano
Chinatown
Chinatown
Chinatown (Milano)

Coordinate: 45°28′55.4″N 9°10′31.16″E / 45.482055°N 9.175322°E45.482055; 9.175322

Mappa del quartiere cinese

Chinatown è il nome attribuito nel gergo comune e giornalistico a un quartiere del Municipio 1 di Milano (ma si estende anche fino entro il Municipio 8), per via della notevole concentrazione della comunità cinese e di esercizi commerciali gestiti da persone di provenienza prevalentemente asiatica. Formalmente detto quartiere Sarpi in riferimento all'omonima via, in passato era noto come il Borgo degli ortolani. È compreso tra via Canonica e via Paolo Sarpi, ai confini con il centro storico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Morselli, negli anni Quaranta

La presenza cinese ha avuto inizio intorno al 1920 con una massiccia immigrazione dalla regione dello Zhejiang in una zona che, per il particolare tessuto urbanistico, favoriva la concentrazione di laboratori nei cortili con le abitazioni adiacenti. Già durante il fascismo il quartiere era chiamato "quartier generale dei cinesi".

Le prime attività, localizzate principalmente attorno a via Canonica[1] furono legate alla lavorazione della seta, specialmente per la produzione di cravatte, favorita dalla vicinanza con gli impianti industriali del comasco. Durante la seconda guerra mondiale la lavorazione venne convertita in quella della pelle, al fine di fornire cinture militari ai contingenti italiani e tedeschi. Il commercio all'ingrosso è sostanzialmente monotematico, prevalentemente concentrato sull'abbigliamento e la pelletteria. Dalla fine degli anni novanta inizia il boom dei servizi: sostanzialmente l'area diventa un punto di riferimento per i cittadini cinesi non solo di Milano ma anche della Lombardia. Nascono così supermercati, le prime erboristerie/farmacie cinesi e le prime librerie. Dagli anni 2000 l'attività si fa via via più ramificata, comprendendo pressoché qualsiasi forma di esercizio commerciale, non più solo all'ingrosso ma al dettaglio: negozi di abbigliamento, telefonia, alta tecnologia, fotografia, ottica, servizi per gli immigrati, agenzie viaggi, internet point e KTV (Karaoke cinese).

Parallelamente all'esplosione del commercio al dettaglio dal 2000 si è assistito anche al massiccio incremento del commercio all'ingrosso, insediato progressivamente al posto dei dettaglianti italiani, grazie al pagamento di buonuscite molto elevate per subentrare nei loro locali, espandendosi lungo via Paolo Sarpi e nelle strade adiacenti del quartiere Canonica-Sarpi-Bramante[2].

Interventi del Comune di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Le contraddittorie caratteristiche della presenza cinese nel quartiere Canonica-Sarpi di Milano hanno comportato la decisione comunale di operare per la delocalizzazione dei grossisti, creando una frizione tra l'amministrazione comunale e la comunità cinese, e tra questa e i residenti nel quartiere, che è sconosciuta nelle varie Chinatown disseminate nel mondo, che infatti sono molto diverse (essendo caratterizzate da massiccia residenza di cinesi e prevalenza del commercio al dettaglio).

Il 25 novembre 2000 si ebbe una prima manifestazione di protesta nella zona ad opera del Comitato ViviSarpi[3]. Diversamente da quanto spesso riferito, essa non era assolutamente in opposizione alla presenza cinese, bensì contro il degrado comportato dall'aumento del commercio all'ingrosso, con conseguente eradicazione del commercio di prossimità. Le proteste del comitato, ripetute nel tempo, ottennero che il Comune stabilisse nell'area una regolamentazione dell'orario in cui è permesso il carico e scarico delle merci nei magazzini e nei negozi, volto nella pratica a regolamentare le attività gestite dalla comunità del quartiere, sia essa italiana o cinese.

Il 12 aprile 2007 ebbe luogo una breve rivolta in strada della comunità cinese, con cariche della polizia e l'intervento del console cinese a Milano[4].

Alla fine del 2008 il Comune ha reso via Paolo Sarpi area ZTL (Zona a Traffico Limitato), mentre nel 2011 ha pedonalizzato la stessa via, rendendola una lunga passeggiata lastricata che congiunge Porta Volta con Corso Sempione.


Caratteristiche del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Via Paolo Sarpi

La massiccia presenza cinese, unita ai tipici ideogrammi per le strade, conferisce al quartiere un'identità molto forte. All'interno del quartiere si possono distinguere delle sotto-aree tipiche della zonizzazione presente nelle città cinesi. In particolare, la parte lungo via Paolo Sarpi e via Rosmini è specializzata in negozi di tecnologia, in abbigliamento al dettaglio e nell'alimentare (è presente pure un centro commerciale); quella lungo via Messina in parrucchieri e servizi per il corpo; quella lungo via Bramante in abbigliamento all'ingrosso. Per l'Expo del 2015, è stato pure inaugurato un hotel cinese, nel cuore del quartiere, tra le vie Rosmini e Paolo Sarpi.

Milano, Capodanno Cinese, sfilata dei dragoni in via Paolo Sarpi
Quartiere cinese di Milano, piazza Gramsci

Particolarmente suggestiva è la ricorrenza del capodanno cinese quando una coppia di draghi sfila per la via principale del quartiere (via Paolo Sarpi) addobbata per l'occasione. Il corteo si snoda da piazza Gramsci, all'estremità occidentale del quartiere, preceduto da danze e rulli di tamburi, e attira una folla di curiosi da ogni parte della città. Recentemente, inoltre, è stato promosso, sempre in piazza Gramsci, il China Film Festival, breve rassegna all'aperto di film in lingua cinese sottotitolati in italiano.

Nel quartiere si trovano alcuni tra i migliori ristoranti cinesi della città, che offrono soprattutto l'autentica cucina cinese dello Zhejiang. Recentemente hanno cominciato a fare la loro comparsa anche ristoranti specializzati in cucina del Sichuan, di Pechino e hot pot. Si tratta di cucine molto diverse rispetto a quella dello Zeijiang, di norma quella più comune in Italia. In questi ultimi anni, anche per le recensioni delle più recenti guide turistiche, sta crescendo l'interesse turistico legato sia alla scoperta di una nuova forma di ristorazione cinese, sia alla possibilità di uno shopping di tipo diverso, più contenuto nei prezzi e più eccentrico.

Il quartiere ospita inoltre le redazioni di numerosi giornali in lingua cinese, i quali vengono stampati nella periferia della città e distribuiti in tutta Italia. Uno dei più importanti è lo Europe China News.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ CFR. Urbanistica p. 38
  2. ^ D. Cologna, 2002
  3. ^ D. Della Porta, p. 242, 2004
  4. ^ Milano, rivolta a Chinatown Scontri, feriti e auto distrutte, in repubblica.it, 12 aprile 2007. URL consultato il 10-11-2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Istituto nazionale di urbanistica, Urbanistica, n. 110-111
  • Patrizia Farina, Cina a Milano: famiglie, ambienti e lavori della popolazione cinese a Milano, Associazione interessi metropolitani, Milano, 1997.
  • Daniele Cologna, La Cina sotto casa: convivenza e conflitti tra cinesi e italiani in due quartieri di Milano, FrancoAngeli, 2002. ISBN 88-464-3997-X
  • Donatella Della Porta, Comitati di cittadini e democrazia urbana, Rubbettino editore, 2004.

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