Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Chinatown di Milano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Chinatown
Sarpi
ViaSarpi4.jpg
Via Paolo Sarpi
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Città CoA Città di Milano.svg Milano
Circoscrizione Municipio 1 e Municipio 8
Altri quartieri Porta Volta · Sarpi · Sempione · Bullona · Ghisolfa · Portello · Cagnola · Quartiere Campo dei Fiori · Villapizzone · Quartiere Varesina · Boldinasco · Garegnano · Musocco · Quarto Oggiaro · Vialba · Roserio · Cassina Triulza · QT8 · Lampugnano · Quartiere Comina · Gallaratese · San Leonardo · Trenno · Cascina Merlata
Mappa di localizzazione: Milano
Chinatown
Chinatown
Chinatown (Milano)

Coordinate: 45°28′55.4″N 9°10′31.16″E / 45.482055°N 9.175322°E45.482055; 9.175322

Chinatown è il nome attribuito nel gergo comune e giornalistico a un quartiere del Municipio 1 di Milano (che si estende anche fin dentro il Municipio 8), per via della notevole concentrazione della comunità cinese e di esercizi commerciali gestiti da suoi membri. Formalmente detto quartiere Sarpi in riferimento all'omonima via, in passato, prima della presenza cinese, era noto come il Borgo degli ortolani[1]. È compreso tra via Luigi Canonica e via Paolo Sarpi, ai confini con il centro storico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La presenza cinese a Milano ha avuto inizio intorno al 1920 con una massiccia immigrazione dalla regione dello Zhejiang, soprattutto dalla città di Wenzhou, dalla quale proviene circa il 90% delle persone cinesi residenti in Italia[2]; nel capoluogo lombardo scelsero una zona che, per il particolare tessuto urbanistico, favoriva la concentrazione di laboratori nei cortili delle abitazioni. Già durante il fascismo il quartiere era chiamato "quartier generale dei cinesi".

Tradizionalmente invece, anche se la cosa non è veritiera, il primo cinese insediatovisi è stato il pellettiere Wang Sang (1919-2009), detto "Romanino", a Milano dal 1937, attivo anche nella mediazione culturale[3], citato dal poeta dialettale Sergio Gobbi nel verso Wang Sang prim cinese el derva bottega (Wang Sang primo cinese apre bottega)[4].

Le prime attività, localizzate principalmente attorno a via Luigi Canonica[5] furono legate alla lavorazione della seta, specialmente per la produzione di cravatte, favorita dalla vicinanza con gli impianti industriali del comasco. Durante la Seconda guerra mondiale la lavorazione venne convertita in quella della pelle, al fine di fornire cinture militari ai contingenti italiani e tedeschi. Il commercio, principalmente all'ingrosso, era sostanzialmente monotematico, concentrato soprattutto sull'abbigliamento e la pelletteria.

Dalla fine degli anni novanta inizia il boom: l'area diventa un punto di riferimento per i cittadini cinesi non solo di Milano ma anche del resto della Lombardia. Nascono così supermercati, erboristerie/farmacie e librerie, esercizi in grado di soddisfare le richieste di prodotti cinesi da parte di una clientela cinese. Dagli anni 2000 l'attività si fa via via più ramificata, comprendendo pressoché qualsiasi forma di esercizio commerciale, non più solo all'ingrosso ma al dettaglio: negozi di abbigliamento, telefonia, alta tecnologia, fotografia, ottica; inoltre nascono molti negozi che offrono servizi, come assistenza e riparazione computer e telefoni cellulari, servizi per gli immigrati, agenzie viaggi, parrucchieri, estetisti, internet point e KTV (karaoke cinese).

Parallelamente all'esplosione del commercio al dettaglio, dal 1999 si è assistito anche al massiccio incremento del commercio all'ingrosso[6], insediatosi progressivamente al posto dei dettaglianti italiani, grazie al pagamento di buonuscite molto elevate per subentrare nei loro locali; questi esercizi si espandono lungo via Paolo Sarpi e nelle strade adiacenti del quartiere Canonica-Sarpi-Bramante[7].

Interventi del Comune di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Quartiere cinese di Milano, piazza Antonio Gramsci

Le contraddittorie caratteristiche della presenza cinese nel quartiere Canonica-Sarpi di Milano hanno comportato la decisione comunale di operare per la delocalizzazione dei grossisti, creando una frizione tra l'amministrazione comunale e la comunità cinese, e tra questa e i residenti non cinesi nel quartiere; la comunità cinese di Milano è sconosciuta nelle varie Chinatown disseminate nel mondo, che infatti sono molto diverse, essendo caratterizzate da massiccia residenza di cinesi con prevalenza del commercio al dettaglio[senza fonte].

Il 25 novembre 2000 si ebbe una prima manfestazione di protesta nella zona, ad opera del Comitato ViviSarpi[8]. Diversamente da quanto spesso riferito, essa non era assolutamente in opposizione alla presenza cinese, bensì contro il degrado comportato dall'aumento del commercio all'ingrosso, con conseguente indebolimento del commercio di prossimità. Le proteste del comitato, ripetute nel tempo, ottennero che il Comune stabilisse nell'area una regolamentazione dell'orario in cui è permesso il carico e scarico delle merci nei magazzini e nei negozi, volto nella pratica a regolamentare le attività gestite dalla comunità del quartiere, sia essa italiana o cinese.

Il 12 aprile 2007 ebbe luogo una breve rivolta in strada della comunità cinese, con cariche della polizia e l'intervento del console cinese a Milano[9].

Alla fine del 2008 il Comune ha reso via Paolo Sarpi ZTL, ossia Zona a Traffico Limitato, mentre nel 2011 ha pedonalizzato la stessa via, rendendola una lunga passeggiata lastricata che congiunge Porta Volta con Corso Sempione.

Caratteristiche del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Via Paolo Sarpi

La massiccia presenza cinese, unita ai tipici ideogrammi per le strade, conferisce al quartiere un'identità molto forte. All'interno di Chinatown si possono distinguere delle sotto-aree tipiche della zonizzazione presente nelle città cinesi. In particolare, la parte lungo via Paolo Sarpi e via Antonio Rosmini è specializzata in negozi di tecnologia, in abbigliamento al dettaglio e nell'alimentare (è presente pure un centro commerciale); quella lungo via Messina in parrucchieri e servizi per il corpo; quella lungo via Bramante in abbigliamento all'ingrosso. Per l'Expo del 2015, è stato pure inaugurato un hotel cinese, nel cuore del quartiere, tra le vie Rosmini e Sarpi.

Particolarmente suggestiva è la ricorrenza del capodanno cinese, durante il quale una coppia di draghi sfila per la via principale del quartiere (via Paolo Sarpi), addobbata per l'occasione. Il corteo si snoda da piazza Antonio Gramsci, all'estremità occidentale del quartiere, preceduto da danze e rulli di tamburi, e attira una folla di curiosi provenienti da ogni parte della città. Recentemente, inoltre, è stato promosso, sempre in piazza Gramsci, il China Film Festival, una rassegna all'aperto di film in lingua cinese sottotitolati in italiano.

Nel quartiere si trovano alcuni tra i migliori ristoranti cinesi della città, che offrono soprattutto l'autentica cucina cinese dello Zhejiang. Recentemente hanno cominciato a fare la loro comparsa anche ristoranti specializzati in cucina del Sichuan, di Pechino e in hot pot. Si tratta di cucine molto diverse rispetto a quella dello Zhejiang, di norma quella più comune in Italia. In questi ultimi anni, anche per le recensioni delle più recenti guide turistiche, sta crescendo l'interesse turistico legato sia alla scoperta di una nuova forma di ristorazione cinese, sia alla possibilità di uno shopping di tipo diverso, più contenuto nei prezzi e più eccentrico.

Il quartiere ospita inoltre le redazioni di numerosi giornali in lingua cinese, i quali vengono stampati nella periferia della città e distribuiti in tutta Italia. Uno dei più importanti è lo Europe China News.

Milano, capodanno cinese, sfilata dei dragoni in via Paolo Sarpi

Mafia e criminalità cinese[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni duemila la Chinatown milanese ha fatto da sfondo ad alcuni fatti di cronaca nera tanto efferati quanto (almeno per chi non è addentrato nella comunità) improvvisi che hanno svelato la presenza di bande mafiose dedite a reati come il controllo dell’immigrazione clandestina e del gioco d’azzardo, la gestione della prostituzione, il racket nei confronti di esercizi commerciali e lo spaccio di droghe sintetiche; il tutto perpetrato da cinesi esclusivamente ai danni di altri cinesi. Tutto questo ha visto l'ascesa e il declino di giovanissimi veri e propri boss quali Zhou Wei, detto "il Ballerino", assassinato nel 2007 nemmeno ventenne, Hu Libin, detto Limin, attivo tra Torino e Milano, assassinato ventiduenne nel 2009, e Hu Yongxiao, detto Wenjie, macchiatosi nel 2015 dell'assassinio di un malavitoso in ascesa, il proprietario di un locale di karaoke Hu Xipu[10][11][12][13][14][15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Milano | Chinatown - Oltre cent'anni del quartiere cinese, su Urbanfile Blog, 03 novembre 2016. URL consultato il 27 aprile 2017.
  2. ^ Viaggio a Wenzhou, la patria dei cinesi d'Italia - Galleria - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 27 aprile 2017.
  3. ^ MonrifNet, Il Giorno - Lecco - È morto a 91 anni Wang Sang Fu il primo immigrato cinese, su www.ilgiorno.it. URL consultato l'08 aprile 2017.
  4. ^ Claudio Bianchi: "Vi spiego perché a Milano i cinesi non muoiono mai", in ilGiornale.it. URL consultato l'08 aprile 2017.
  5. ^ CFR. Urbanistica, p. 38
  6. ^ (EN) Your Name, Associazione Vivisarpi, su www.vivisarpi.it. URL consultato il 28 aprile 2017.
  7. ^ D. Cologna, 2002
  8. ^ D. Della Porta, p. 242, 2004
  9. ^ Milano, rivolta a Chinatown Scontri, feriti e auto distrutte, in repubblica.it, 12 aprile 2007. URL consultato il 10-11-2010.
  10. ^ I boss di Chinatown. La mafia cinese in Italia, su WUZ.it. URL consultato l'11 luglio 2017.
  11. ^ Delitto col machete al party tra cinesi, tre condanne a 26 anni di reclusione - Milano, su milano.corriere.it. URL consultato l'11 luglio 2017.
  12. ^ Gang cinesi contro, presi gli assassini del giovane boss Hu Libin, in Panorama. URL consultato l'11 luglio 2017.
  13. ^ Piero Colaprico, Mala storie: il giallo e il nero della vita metropolitana, il Saggiatore, 2010, ISBN 9788842816157. URL consultato l'11 luglio 2017.
  14. ^ Omicidio Chinatown Milano, arrestato un giovane a Prato: "Scontro fra gang", su Il Fatto Quotidiano, 1° marzo 2015. URL consultato l'11 luglio 2017.
  15. ^ Preso il killer di Paolo Sarpi Stava per scappare in Cina, in ilGiornale.it. URL consultato l'11 luglio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Colaprico, Mala storie - Il giallo e il nero della vita metropolitana, il Saggiatore, Milano, 2010
  • Daniele Cologna, La Cina sotto casa - Convivenza e conflitti tra cinesi e italiani in due quartieri di Milano, FrancoAngeli, Milano, 2002. ISBN 88-464-3997-X
  • Donatella Della Porta (a cura di), Comitati di cittadini e democrazia urbana, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2004
  • Patrizia Farina, Cina a Milano - Famiglie, ambienti e lavori della popolazione cinese a Milano, AIM - Associazione Interessi Metropolitani, Milano, 1997
  • Istituto Nazionale di Urbanistica, Urbanistica, n. 110-111
  • Giampiero Rossi, Simone Spina (Introduzione di Nando dalla Chiesa), I boss di Chinatown - La mafia cinese in Italia, Editore Melampo, Milano, 2008

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]