Villapizzone

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Villapizzone
Milano quartiere Villapizzone.JPG
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
ProvinciaMilano Milano
CittàCoA Città di Milano.svg Milano
CircoscrizioneMunicipio 8
Altitudine134 m s.l.m.
Nome abitantivillapizzoniani
PatronoSan Martino
Mappa di localizzazione: Milano
Villapizzone
Villapizzone
Villapizzone (Milano)

Coordinate: 45°30′05.04″N 9°08′55″E / 45.5014°N 9.14861°E45.5014; 9.14861

(mil)

«A gh'è 'l prevost de Villapizzon,
che 'l caga l'ughetta e poeu el fa el panatton.»

(IT)

«C'è il prevosto di Villapizzone,
che caga l'uvetta e poi fa il panettone»

(Canzone popolare milanese)

Villapizzone (AFI: [ˌvillapitsˈtsone], Villapizzon in dialetto milanese, AFI: [ˌvilapiˈsũː]) è un quartiere di Milano, posto nella periferia nord-occidentale della città, appartenente al Municipio 8.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della parrocchia di Villapizzone, inizialmente all'interno di un bosco, potrebbe risalire al VI secolo in quanto il suo nome deriverebbe da quello di Atanasio Piccione, monaco di origine greca, in fama di santità, che visse in questo luogo[1] inizialmente chiamato Villa o Villaggio Piccione, da cui Villapizzone, ed il bosco esistente al tempo era localmente detto Bosco Piccione[2]. Atanasio guidava una comunità di monaci greci, secondo la testimonianza del monaco Giacomo Stella, che, nel 1530, fu rettore della chiesa di S. Martino, i monaci di Atanasio oltre a dare il nome al luogo ne disboscarono un'area per avere terreno di coltura attorno al quale sorse un piccolo villaggio con casolari agricoli ed un edificio di culto religioso[3] Villapizzone viene nominata per la prima volta nel 1346.

Nel secolo XIV Martino, figlio di Francesco Resta Pallavicino, fu il capostipite della famiglia Resta di Villapizzone[4].
Nell'ambito della suddivisione del territorio milanese in pievi, apparteneva alla Pieve di Trenno, e confinava con Affori a nordest, con Musocco a nordovest, con Garegnano e Boldinasco a sudovest, e coi Corpi Santi a sudest. Nel 1771 contava 303 abitanti.

Nel 1768 l'imperatrice Maria Teresa d'Austria con un diploma investì Giorgio Giulini del feudo di Villapizzone permettendogli di appoggiarvi il titolo di Conte; alla morte di quest'ultimo, con la conseguente estinzione del ramo primogenito dei Giulini della Porta, il titolo passò al cugino Benigno (1820-1900) che era sindaco di Carugate[5].
In età napoleonica, dal 1808 al 1816, Villapizzone fu aggregata a Milano, recuperando l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

All'unità d'Italia, 1861, il paese contava 842 abitanti, era costituito da un piccolo borgo di case costruite attorno alla chiesa parrocchiale di San Martino, di fronte alla quale vi era la villa signorile, con parco, della famiglia patrizia Radice Fossati; nelle vicinanze si trovava un piccolo bosco, originariamente parte del bosco della Merlata di questo sono rimaste alcune piante, a lato di via Paolo Mantegazza, in un pezzo di terreno inglobato negli anni '60 nel giardino della scuola elementare Goffredo Mameli. Nel 1869 Villapizzone fu aggregata a Musocco[6], comune poi annesso a Milano nel 1923.[7]; documenti attestano che in quel periodo il borgo fosse ancora dotato di cimitero,[8] in seguito rimosso.

Dopo la Seconda guerra mondiale il vecchio borgo di Villapizzone è stato inglobato dalla crescita della città. Il toponimo, scarsamente noto per decenni, ha conosciuto una nuova diffusione a partire dall'apertura dell'omonima stazione ferroviaria, fermata delle linee del servizio ferroviario suburbano.

L'eremita[modifica | modifica wikitesto]

Nel borgo visse, durante il secolo XIX, Giovanni Moretti di origine contadina, divenuto inseguito oste, commerciante e che in seguito ad una cristi mistica fini' i sui anni vivendo in eremitaggio, scalzo, indossando una sorta di saio[9]. Seppellito a Musocco, le sue spoglie sono state traslate nella chiesa parrocchiale di San Martino all'inizio del secolo XXI[10].

La chiesa parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

Interno chiesa San Martino inizio '900

Il centro storico del borgo e' raccolto attorno alla chiesa di san Martino in Villapizzone, il cui presente edificio sorge nell'area ove venne costruito un primo edificio religioso probabilmente nel sesto secolo ad opera di un gruppo di monaci che disboscarono un'area del bosco[11].

La chiesa medievale era dedicata, riporta Goffredo da Bussero, ai santi Martino e Apollinare (confermando l’origine greca della comunità di monaci), sopra al quale, ad inizio Cinquecento, ne venne costruita un'altra sempre dedicata ai due santi, andata distrutta, e sostituita a fine secolo, con una dedicata unicamente a san Martino[3].

La parrocchia è ricordata con la designazione del suo patrono san Martino di Tours è ricordata nel Liber notitiae sanctorun Mediolani alla fine del XIII secolo come “ad Sanctum Martinum in strata” (Liber notitiae)[12]

Il resoconto della visita pastorale fatta da San Carlo Borromeo, il 25 Luglio 1573 non menziona la presenza di una chiesa. I primi dati certi sulla storia del presente edificio sono un Istromento di Donazione 28 maggio 1604, con cui Antonio Visconti donava alla parrocchia un terreno utilizzato per orti di 35 x 24 braccia milanesi (m. 20,82 x 14,28), una lapide indicante l'inizio dei lavori al 11 giugno 1604 era visibile sulla parete esterna del "coro" secondo quanto riporta il resoconto della visita pastorale fatta dal cardinale Giuseppe Pozzobonelli nel 1752 al territorio della pieve di Trenno[13]; un'anonima relazione di una visita vicariale avvenuta nel 1632 descrive l'avanzamento dei lavori[2]. La costruzione fu terminata intorno al 1640.

La chiesa aveva una planimetria ad un'unica navata, organizzata longitudinalmente in tre campate uguali, sulle quali davano delle cappelle rettangolari ed un'abside quadrata indicata come cappella maggiore, essendo non ultimata, il campanile era basso, elevandosi fino all'altezza della chiesa e sprovvisto di campane che erano sistemate su due pilastri all'ingresso della chiesa.

Nel 9 giugno 1720 venne eretta, ad opera dall'arcivescovo Benedetto Erba Odescalchi la "confraternita del Santissimo Sacramento", i cui ascritti indossavano un abito di colore rosso; la cui presenza fu annotata nel 1752 durante la visita di Pozzobonelli[14].

Un legato di 15.000 lire, elargito a fine secolo XIX alla parrocchia, da monsignor Giovanni Radice Fossati, e il cui utilizzo venne concesso da un regio decreto permise l'ampliamento della chiesa[2].

A seguito dell'aggregazione di Villapizzone al comune di Milano, avvenuta nel 1923, l'arcivescovo Eugenio Tosi decreto' il 12 gennaio 1924 l'innalzamento dello stato della chiesa a prepositura[15].

L'osteria Melgasciada[modifica | modifica wikitesto]

Gita fuori porta alla Cascina Melgasciada

«“Maggior fama godette la Mergasciada, ove i milanesi si recavano nella stagione primaverile a mangiare gli asparagi. L'osteria esiste ancora oggi alla biforcazione della strada Varesina e Comacina, nel luogo ove in altri tempi si stendevano i boschi della Merlata, rimasti celebri nella tradizione popolare per le aggressioni che vi accadevano. Le paurose leggende, ancor vive nel popolo, che ricordano le gesta di Battista Scorlino e Giacomo Legorino, hanno lasciato traccia in alcuni affreschi visibili ancora nell'osteria, recanti la data del 1768”»

(A. Bertarelli, A. Monti, Tre secoli di vita milanese nei documenti iconografici 1630-1875, Milano, 1927,[16])

Nelle vicinanze del bivio fra le strade Varesina e Comasina, evidente prima del riordino stradale postbellico) si trovava l'osteria Melgasciada[17], di origine cinquecentesca e originalmente contenuta nel bosco della Merlata che si estendeva a nord, che prende il nome dal termine dialettale "melgascia" con cui si indicava il fusto della pianta di granoturco. Questa osteria, probabilmente connessa con una cascina (oppure originariamente cascina), costituiva la base per una banda di briganti che infestava la zona.
La cattiva fama della zona legata al ricordo della presenza dei briganti, rimase nei secoli, finendo per essere citata anche da Giovanni Verga nella novella L'osteria dei buoni amici come paragone di luogo pericoloso: "Aveva ragione il Nano di dire che quel posto era peggio del bosco della Merlata"[18]. L'osteria, che nel 1932 era ancora descritta come attorniata da una macchia di alberi, costituiva a cavallo di fine ottocento e inizio novecento un luogo di ritrovo domenicale per le gite fuori porta dei milanesi[19], e famosa per i suoi piatti di asparagi in primavera ed i salami[20] e i due affreschi popolari rappresentanti i briganti, risalenti all'inizio del settecento, dipinti sulla parete esterna..

L'osteria venne demolita nel luglio 1959, sulla base del nuovo piano edilizio milanese, nel corso dell'operazione nella notte del 20 luglio l'edificio fu soggetto ad una incursione di sconosciuti che demolirono a picconate parte dei muri alla ricerca del tesoro dei briganti, che voci popolari affermavano potesse esservi nascosto[21].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Treno ETR.500 (Frecciarossa) in transito alla stazione di Villapizzone

Villapizzone è servito dalla stazione omonima, che si trova alla congiunzione tra la ferrovia Milano-Torino e il passante ferroviario. La stazione, gestita dal RFI, è servita da treni suburbani (linee S5, S6 e S11) e regionali, gestiti da Trenord. Questo impianto ha sostituito l'antica Stazione di Bovisa FS demolita alla fine del XX secolo. Inoltre, poco distante dal confine con il quartiere si trova, all'interno del quartiere della Bovisa, la stazione omonima e, all'interno del quartiere Musocco, la stazione di Certosa.

Varie linee di autobus e alcune di tram, gestite da ATM, collegano Villapizzone ai quartieri limitrofi e al centro di Milano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Ponzoni, Le chiese di Milano: opera storico-artistica ornata da circa 1000 illustrazioni, Arti Grafiche Milanesi, 1930, p. 493.
  2. ^ a b c Restauro architettonico. Chiesa di S. Martino in Villapizzone a Milano
  3. ^ a b Stefano Malvicini Chiesa di San Martino in Villapizzone
  4. ^ vedi voce Resta Pallavicino (2015)
  5. ^ vedi voce Giulini in M. Turconi Sormani (2015)
  6. ^ Regio Decreto n° 4839 del 17 gennaio 1869, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 54 del 23 febbraio 1869
  7. ^ Regio Decreto 2 settembre 1923, n. 1912, art. 1
  8. ^ Anonimo, Commemorazione dell'ingegnere Luigi Radice morto in Milano il 25 dicembre 1872 e deposto nel sepolcro di famiglia in Villapizzone, Tip. arciv. di G.B. Pogliani e C., 1872
  9. ^ Gabriele Pagani, Milano e i suoi borghi, Edlin , Milano, 2010
  10. ^ Parrocchia S. Martino in Villapizzone, L' eremita di Villapizzone - Giovanni Moretti, Milano, 1999
  11. ^ San Martino in Villapizzone
  12. ^ parrocchia di San Martino
  13. ^ Visita Pozzobonelli, Pieve di Trenno Atti della visita pastorale dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, ASDMi, Sez. X, Visite pastorali, Pieve di Trenno, vol. 9, 1752.
  14. ^ confraternita del Santissimo Sacramento
  15. ^ prepositura di San Martino
  16. ^ p.281 e p.695
  17. ^ Talvolta scritta come Melgasciata
  18. ^ P. 308, in G. Verga "Novelle", Feltrinelli, (1992)
  19. ^ osteria_melgasciada
  20. ^ p. 234 Valentino De Carlo, Curiosità e segreti di Milano: il volto meno conosciuto della città attraverso le leggende e i misteri della storia e della cronaca dall'antichità dei Celti ai giorni nostri, Newton Compton, 2006
  21. ^ Si e' trovato alla Melgasciata il tesoro di Legorino e di Scorlino?, Corriere della Sera, 22 luglio 1959

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Turconi Sormani, Le grandi famiglie di Milano, Roma, Newton & Compton Editori, 2015.
  • G.P. Buzzi, A.M. Raggi e A. Pica, San Martino in Villapizzone, Milano, 1979.

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