Lorenteggio

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Lorenteggio
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Città CoA Città di Milano.svg Milano
Circoscrizione Zona 6
Altitudine 118 m s.l.m.
Nome abitanti lorenteggesi
Mappa di localizzazione: Milano
Lorenteggio
Lorenteggio
Lorenteggio (Milano)

Coordinate: 45°26′37.08″N 9°07′48.27″E / 45.443634°N 9.130075°E45.443634; 9.130075

Lorenteggio (Lorentegg[1] in dialetto locale), è un rione periferico a sud ovest di Milano nella zona 6 e il suo nome deriva dal latino tardomedievale laurus, lauro, una denominazione di origine botanica comune anche ad altri quartieri come Rogoredo o Nosedo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere, che dà il nome a una delle due vie principali, via Lorenteggio, si estende nell'area periferica sud-ovest di Milano, fino al confine con il Comune di Corsico.

Il quartiere è molto variegato anche socialmente. L'area di via Soderini, via Arzaga, viale San Gimignano e via Donati presenta ampie aree verdi e stabili signorili abitati in prevalenza dalla medio-alta borghesia e da esponenti delle comunità ebraica e giapponese, nel secondo tratto di Giambellino e Lorenteggio sono presenti diverse aree di edilizia pubblica, dove hanno abitato prima gli immigrati dal sud arrivati a Milano negli anni '60, ora quasi esclusivamente extracomunitari.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La zona dove oggi si trova il quartiere apparteneva all'antico Comune di Lorenteggio, già Laurentiglio. Situato all'esterno delle mura spagnole, che delimitavano i confini della città, faceva parte del grande agglomerato che circondava Milano, e confinava con Sellanuova a nord, i Corpi Santi a est, Ronchetto a sud, e Corsico e Cesano Boscone a ovest. Nel 1700 il contado s'incrementò e il Comune arrivò a contare 110 abitanti nel 1751. Quando, nel 1757, Maria Teresa d'Austria ordinò un censimento sulle terre dominate, il Comune di Lorenteggio contava 4 località. Il Comune verrà poi, per ragioni di dazio, inglobato nel Comune di Milano nel 1808 su ordine del governo di Napoleone.

Al censimento della Repubblica Cisalpina indetto all'inizio dell'Ottocento, la borgata contava 143 abitanti. Nel 1841 gli austriaci, che nel 1815 avevano restaurato il Comune di Lorenteggio, lo annessero al Comune di Corsico, di cui divenne una frazione.

Fino alla metà del novecento la borgata agricola era costituita da numerosi complessi rurali, tra cui le cascine Arzaga, Castena, Corba, Filipona, Robarello, San Protaso, Travaglia e ville residenziali quali Villa Restocco e il Palazzo Durini Borasio conosciuto come il Palazzotto del Lorenteggio. Di tutti questi edifici, anche di notevole valore artistico sono sopravvissuti alla urbanizzazione solo la Cascina Corba, ora trasformata in ristorante

Il Palazzotto del Lorenteggio sorse sulle fondamenta di un fortino cinquecentesco in fondo all'attuale via Lorenteggio 251 ed è successivo al 1670, data in cui i Durini entrarono in possesso di un fondo già appartenuto ai Corio. Questa villa sorgeva fin dall'epoca viscontea nella località detta almeno dal 1005 Laurentiglio, ed era posizionata in zona leggermente rialzata, tant'è che fino al Cinquecento era una sorta di fortino.[2] Un viale di accesso con cancellate successive introduce ad un giardino cintato, sul fondo del quale, in asse con i due ingressi, si presenta la robusta costruzione. Il corpo principale, a due piani, con pianta ad U ed ali molto ravvicinate, ha tutti gli angoli fortemente smussati; tutte le facciate sono in mattoni a vista […] Le due ali proseguono ancora in parte più basse (in quella verso il portico vi è la cappella pure restaurata) fino ad incastrarsi in un nuovo edificio industriale che ha distrutto tutta la lunga corte rustica, della quale evidentemente la villa padronale costituiva lo sfondo prospettico Ampi gli interni coperti da volte a velette e a crociera nel piano inferiore e a cassettoni nel piano superiore.[3].

Lorenteggio venne progressivamente inglobato e assorbito dall'espansione edilizia milanese, tanto che nel 1923 il Governo lo staccò da Corsico e, riesumando il provvedimento napoleonico, lo annesse a Milano[4].

Nei primi decenni del Novecento venne costruita la ferrovia, che costeggia il naviglio Grande, e la stazione di S. Cristoforo (1909). Sempre in questi anni, la zona diviene sede anche di diverse fabbriche, come la Osram[5].

La prima urbanizzazione della zona avviene alla fine degli anni trenta. Il gruppo di case popolari denominato "Lorenteggio" sorge nel quadrilatero Via Giambellino, (Piazza Tirana), Via Inganni, Via Lorenteggio, Via Odazio e venne ultimato nel 1944. in particolare i caseggiati n. 138-140-142-144 di via Giambellino, seguiti poi da quelli di via Apuli, via Segneri, via Manzano, via Inganni, via Odazio.[6].

Negli anni sessanta il quartiere inizia un impetuoso processo di sviluppo edilizio, come in tutta la città, che rivoluzionerà definitivamente l'aspetto del quartiere e fornirà nuove case per rispondere all'esigenza abitativa causata dalla forte immigrazione dal Mezzogiorno di quegli anni.

Fino al 1966 (anno della sua demolizione) in via Arzaga sorgeva l'omonima cascina, una delle più belle di tutta la campagna milanese. Aveva origini quattrocentesche ed era riccamente decorata con il fronte in mattoni e due ali in pietra. Era formata da due cortili comunicanti fra loro. Il primo aveva un corpo di fabbrica disposto ad U con la casa padronale e gli alloggi dei contadini.Vi si accedeva dal grandioso portale d'ingresso ad arco a sesto acuto. Sullo sfondo la chiesetta che riproduceva in scala la chiesa di San Carlo al Lazzaretto. Il secondo cortile anch'esso porticato ospitava le stalle e i fienili. Sotto i portici una grande vasca scolpita in granito con due bocche di leone da cui sgorgava l'acqua faceva da abbeveratoio.

A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta la zona compresa tra le via Soderini, via Arzaga e viale San Gimignano venne scelta da numerose famiglie di origine iraniana e fede ebraica per trasferirsi a Milano. In quegli anni vennero edificati nuovi stabili signorili, la maggior parte dei quali presenta ampie zone verdi e molto spesso campi da tennis e piscine privati.

In zona sono presenti la Scuola della Comunità Ebraica di Milano e la Scuola Giapponese di Milano, oltre all'oratorio sefardita-persiano Noam e alla Residenza per Anziani Arzaga gestita dalla Comunità Ebraica di Milano (che ha sede nell'edificio adiacente).

Attualmente il quartiere è ancora oggetto di diversi cambiamenti, in particolare interventi di recupero delle aree ex-industriali, dove sono previsti prevalentemente interventi edilizi di tipo residenziale.

Trasporti pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Stazione ferroviaria di Milano San Cristoforo.

Il quartiere è servito dal trasporto pubblico urbano attraverso la MM1, tra Primaticcio, Inganni e Bisceglie, la linea tramviaria 14, la circolare filoviaria 90/91 e le linee automobilistiche urbane 49, 50, 58, 61, 63, 64, 67, 78 e 98. Sono presenti linee interurbane per: Assago (321), Trezzano sul Naviglio (327), Cesano Boscone (322), Corsico (325) e Buccinasco (351). È presente la stazione ferroviaria di Milano San Cristoforo presso cui fermano i treni per Mortara e la linea S9 del servizio ferroviario suburbano.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Milano San Cristoforo.

Inoltre il progetto della linea M4 prevede di collegare la stazione di Milano San Cristoforo all'aeroporto di Linate con una metropolitana leggera sotterranea. Saranno presenti sei fermate a servizio del quartiere[7].[8]

La chiesetta di San Protaso al Lorenteggio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio di San Protaso.

L'oratorio di San Protaso al Lorenteggio è stato probabilmente edificato nell'XI secolo dai Monaci Benedettini di San Vittore al Corpo, per dare un luogo di preghiera ai contadini del borgo, anche se mancano documenti ufficiali in merito. Il complesso è dedicato a San Protaso, VIII vescovo di Milano e martire, sepolto nella Basilica stessa.

Di stile romanico-lombardo, con tetto a capanna e soffitto a cassettoni, non è in linea con la via Lorenteggio, ma probabilmente con la strada che dalle mura cittadine andava verso ovest. La sua collocazione attuale ha una particolarità che lo rende unico: sorgere nello spartitraffico della trafficatissima via Lorenteggio.

Ha resistito mille anni a vari tentativi di abbattimento ed è quindi considerato un baluardo della storia del quartiere.

Si dice che il Barbarossa nel 1162 si ritirò in preghiera nell'oratorio per chiedere la vittoria sui Milanesi, ed ottenutala risparmiò la chiesina dalla distruzione in segno di gratitudine.

Vi abitò per qualche tempo (1364) il cappellano della vicina San Cristoforo sul Naviglio, servì come cappella alle suore Angeliche di San Paolo, ordine fondato nel 1530 dalla contessa Torelli, che abitavano presso la vicina cascina infine in epoca napoleonica venne usato come deposito di armi e si smise quindi di usarlo come luogo sacro, farà da fienile e deposito di attrezzi.

Nel XIX secolo pare che vi si riunissero Federico Confalonieri e i Carbonari per organizzare i moti rivoluzionari (1820), arrivando da un cunicolo che la collegava la Pusterla di Sant'Ambrogio (o, si dice, forse addirittura il Castello Sforzesco) alla chiesetta. Il cunicolo è stato chiuso all'inizio del secolo scorso senza che si sia potuto appurare dove conduca.

A fine ‘800 si riprese a usare l'Oratorio come luogo di culto, fino al 1937 quando in zona sorse la chiesa di San Vito in via Vignoli, dopo di che venne abbandonato al più completo degrado. Negli anni '50 l'Oratorio, abitato ormai solo dalle lucertole, fu soprannominato la Gesetta di' Lusert (Chiesetta delle Lucertole), e il milanese Piero Mazzarella le dedicò una canzone.

L'Oratorio rischiò più volte di essere demolito durante l'urbanizzazione della zona: nel 1923, quando il comune autonomo del Lorenteggio fu inglobato nel Comune di Milano, e a metà anni '50 quando, acquistato dal Comune il terreno dove sorge, doveva essere demolito per ampliare Via Lorenteggio. Gli abitanti della zona si opposero, sebbene fosse ormai ridotto a un rudere, e l'oratorio fu salvato e inserito nello spartitraffico che divide i due sensi di marcia di via Lorenteggio.

Negli anni ‘80 è stato restaurato, sia all'esterno che all'interno, dove sono presenti affreschi di varie epoche, dal medievo al barocco.

È di proprietà del Comune di Milano, e viene aperto solo in rare occasioni, per concerti o per le feste di via: in queste occasioni vengono organizzate visite guidate per raccontare la sua storia ai numerosi visitatori.

La ballata del Cerutti[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere (Lorenteggio) Giambellino è divenuto celebre in tutta Italia grazie a una citazione in una canzone di Giorgio Gaber, La ballata del Cerutti, ispirata ai personaggi del "Bar Gino", all'epoca frequentato dal cantautore milanese e posto al civico n. 50 di via Giambellino[9].

Zona di decentramento[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere Lorenteggio-Giambellino fa parte attualmente della Zona 6 del comune di Milano. Precedentemente all'attuale sistema di decentramento faceva parte della zona 17.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dante Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda: nomi di comuni, frazioni, casali, corsi d'acqua ecc. della regione lombarda, studiati in rapporto alla loro origine, ed. Famiglia Milanese, 1931
  2. ^ Storia di Milano ::: Le cascine di Milano
  3. ^ http://www.comune.milano.it/dseserver/WebCity/documenti.nsf/0/96418ffdd704d4d9c1257576003fc6fc/$FILE/07_Fuori%20Porta.pdf
  4. ^ R.D. 23 dicembre 1923, n. 2943
  5. ^ http://www.comune.milano.it/dseserver/webcity/comunicati.nsf/weball/9D170F10F20B4761C1256EE50045546B
  6. ^ La Storia
  7. ^ Progetto di costruzione Linea 4
  8. ^ MM SpA, M4 Nuova Metro Milano, metro4milano.it.
  9. ^ Maria Elena Scandaliato e Andrea Sceresini, Corriere della Sera, 4 settembre 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pagani Gabriele, L'antico comune di Lorenteggio. Dal Borgo medioevale all'attuale quartiere Vicende, tradizioni, storie, personaggi, Pagg. 224, 2011, ISBN 978-88-95383-35-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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