Gratosoglio

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Gratosoglio
Gratosoglio - Milano3.JPG
Il quartiere Gratosoglio
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
ProvinciaMilano Milano
CittàCoA Città di Milano.svg Milano
CircoscrizioneMunicipio 5
Superficie8.42 km²[1]
Altitudine108 m s.l.m.
Abitanti9 800 ab.
Densità1 163,9 ab./km²
Nome abitantigratosogliesi
PatronoSan Barnaba
Mappa di localizzazione: Milano
Gratosoglio
Gratosoglio
Gratosoglio (Milano)

Coordinate: 45°24′31″N 9°10′18″E / 45.408611°N 9.171667°E45.408611; 9.171667

Il Gratosoglio[2] (Grattasoeuj in dialetto milanese[3][4], AFI: [ˌɡrataˈsøːj]) è un quartiere e un'antica parrocchia di Milano, posto nella periferia meridionale della città, appartenente al Municipio 5. In precedenza borgo rurale facente parte dei Corpi Santi di Milano, venne annesso al comune di Milano nel 1873[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente villaggio a vocazione agricola lungo il fiume Lambro meridionale, apparteneva ai Corpi Santi di Milano. Dal 1130 risulta documentato il Monastero di San Barnaba presso il Gratum Soli, poi affidato ai Vallombrosani con gli annessi mulini sul vicino Lambro Meridionale. Di questo complesso abbaziale rimangono, destinati ad altri usi, i resti della chiesa, della canonica, del chiostro e della cascina tra via Gratosoglio e via Achille Feraboli [1]. A fianco, nel XIX secolo sorse l'esteso opificio tessile Cederna tutt'ora esistente.

Gratosoglio dal XX secolo è principalmente un quartiere di edilizia popolare che sorge intorno ad un asse centrale costituito da via Costantino Baroni. Occupa una superficie di 422.000 m2 ed ospita 9.838 abitanti[6]. Il quartiere è cresciuto nei primi anni sessanta su iniziativa dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Milano, in collaborazione col Comune di Milano, in un periodo in cui vi era forte richiesta di alloggi popolari per la grande pressione migratoria dei lavoratori che dalle regioni del sud Italia venivano a lavorare nelle industrie del Nord. Il piano quadriennale dal 1962 al 1965 prevedeva l'edificazione di 21.000 alloggi. Impiegando per la prima volta in modo massiccio le tecniche di costruzione con materiali prefabbricati, vennero realizzati 52 edifici di 9 piani (di lunghezza variabile tra i 50 ed i 90 metri) e, circa un decennio dopo, 8 torri di 16 piani, alte 56 metri, note come "Torri Bianche" e progettate dallo studio di architettura BBPR, presso il quartiere Torretta.[7]

Il nuovo quartiere era caratterizzato da molti spazi verdi, strutture sportive ad uso pubblico e strutture scolastiche sperimentali (con mense scolastiche, palestre, piscine e laboratori) ma soffrì sempre di vari problemi strutturali quali pavimentazione dei marciapiedi posticcia, collegamenti pubblici con il centro di Milano precari, negozi alimentari carenti. Fu oggetto di iniziative per migliorare la qualità di vita da parte della società civile, comprese le organizzazioni sindacali. La socialità di quartiere era incentrata su gruppi di famiglie che organizzavano gare, tavolate e feste, spesso appoggiandosi alla parrocchia di S. Barnaba, inizialmente da don Ernesto Prina (Varese, 1º gennaio 1940 - Varese, 7 aprile 2011) e da don Alberto Nordi (Milano, 9 marzo 1930 - Cislago, 4 giugno 2001).[senza fonte]

Il quartiere fu colpito dalla austerity dopo la crisi energetica e fu in seguito considerato un tipico quartiere dormitorio, emarginato dal resto della città e con un tessuto sociale deteriorato.

Alle aree di edilizia popolare si sono gradualmente affiancate aree residenziali private più borghesi per estensione dal centro e altri progetti residenziali convenzionati con minore intensità abitativa, come il progetto degli enti previdenziali "Le Terrazze"[8] e il complesso di via Guido de Ruggiero e via Minerbi.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Altre località[modifica | modifica wikitesto]

Basmetto[modifica | modifica wikitesto]

Il Basmetto (el Basmett in dialetto milanese) è un quartiere compreso all'interno del Gratosoglio.

Compreso tra il Naviglio Pavese e il Lambro Meridionale, che lo separa dal resto del Gratosoglio, il quartiere Basmetto si sviluppa attorno all'omonima cascina.
Le prime fonti storiche sulla cascina risalgono alla metà del XIV secolo dove viene indicata come proprietà del sopra citato Monastero di San Barnaba in Gratosoglio, i cui possedimenti comprendevano anche i terreni e le costruzioni circostanti. Nel 1942 la cascina fu acquistata dal Comune di Milano e nel 1958 venne concessa in affitto a privati[9][10].

Quartiere Le Terrazze[modifica | modifica wikitesto]

Il Quartiere Le Terrazze è un complesso residenziale, posizionato nell'area più settentrionale del Gratosoglio[11].

Costruito agli inizi dei primi anni novanta da Salvatore Ligresti, questo complesso si sviluppa a est di via dei Missaglia, attorno alla piazza Remo Cantoni; vi sono presenti una serie di negozi, nonché il Residence Arcobaleno che ospita, dal 2016, uno studentato per gli iscritti dell'Università Bocconi[12][11].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere del Gratosoglio è lambito da nord a sud dalla Via dei Missaglia, un'importante arteria radiale che collega Milano alla parte meridionale della sua città metropolitana. È lambito a ovest, per una piccola tratta, dalla Via della Chiesa Rossa, che è parte del percorso della già strada statale 35 dei Giovi, che collega Milano (Conchetta) a Pavia e Genova.

Il Gratosoglio non è servito da linee metropolitane o ferroviarie. Tuttavia, all'interno del limitrofo quartiere di Chiesa Rossa, si trova una stazione della metropolitana della linea M2, Piazza Abbiategrasso-Chiesa Rossa.

Diverse linee di autobus (79, 230) e due di tram (3, 15), gestite da ATM, collegano il Gratosoglio ai quartieri limitrofi e al centro di Milano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paola Fossa, QUARTIERE GRATOSOGLIO - MILANO, su urbanistica.unipr.it, 20 maggio 2009. URL consultato il 23 aprile 2019.
  2. ^ Luciano Canepari, Gratosoglio, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  3. ^ Dante Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda, Lampi di stampa, 2001 [1931], p. 279.
  4. ^ Informazione presa dal libro A Milano si dice così di Eugenio Restelli, ed. Libreria Milanese
  5. ^ R.D. 8 giugno 1873, n. 1413
  6. ^ Dati desunti da: "Gratosoglio - Contratto di Quartiere II - Allegati tecnici (Relazione programmatica Gratosoglio)", pp. 16 ss. (testo in pdf Archiviato il 23 settembre 2015 in Internet Archive.)
  7. ^ Roberto Arsuffi, Gratosoglio – Una passeggiata nel quartiere: 2, su blog.urbanfile.org, 10 marzo 2017. URL consultato il 30 agosto 2021.
  8. ^ Letizia Rittatore Vonwiller, Il mio quartiere: Le Terrazze, la Broadway di Milano- Gio’ Tettamanzi, su quartieritranquilli.it, 5 agosto 2016.
  9. ^ Cascina Basmetto - Tutto il buono di Milano, su cascinabasmetto.it. URL consultato il 15 maggio 2020.
  10. ^ MILANO - Cascina Basmetto, su parcoagricolosudmilano.it. URL consultato il 15 maggio 2020.
  11. ^ a b Milano | Gratosoglio – Come salvare Le Terrazze, su urbanfile.org, 31 marzo 2016. URL consultato il 15 maggio 2020.
  12. ^ Milano, Unipol e Bocconi fanno rivivere la piazza dimenticata tra le torri di Ligresti, Repubblica (ed. Milano), 29 marzo 2016. URL consultato il 15 maggio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lodovico Barbiano di Belgiojoso, L'esperienza di un quartiere, in " Casabella" n. 363 (marzo 1972), pp. 19-26.
  • Achille Barzaghi, Gratosoglio. Vicende storiche di Gratum Solium dalle origini al 2000, Barzago, Ed. Marna, 2004 - ISBN 88-7203-220-2
  • Enrico Sartoni, San Barnaba al Gratosoglio, in I Vallombrosani in Lombardia (XI-XVIII secolo), a cura di F. Salvestrini, Milano-Lecco: ERSAF, 2011, pp. 55-65
  • Gianfranco Radice, La parrocchia milanese di Ronchetto, Ronchettino e Ronchettone voluta da san Carlo e matrice in Gratosoglio di Santa Maria Madre della Chiesa : storia di tre Ronchetti o Ronchetto delle Rane nei corpi santi di Milano, Milano, Officine grafiche Garzanti, 1985

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]