Comasina

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Comasina
Milano quart Comasina.JPG
Il centro del quartiere
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Città CoA Città di Milano.svg Milano
Circoscrizione Municipio 9
Altri quartieri Porta Garibaldi · Porta Nuova · Centro Direzionale · Isola · La Fontana · Montalbino · Segnano · Bicocca · Fulvio Testi · Ca' Granda · Prato Centenaro · Niguarda · Dergano · Bovisa · Affori · Bruzzano · Comasina · Bovisasca
Mappa di localizzazione: Milano
Comasina
Comasina
Comasina (Milano)

Coordinate: 45°31′35″N 9°09′40″E / 45.526389°N 9.161111°E45.526389; 9.161111

La Comasina (Comasina in dialetto milanese, AFI: [kuˈma:zina]) è un quartiere della periferia di Milano, a 6 km a nord del centro della città. È compreso nel Municipio 9. È considerato esempio emblematico del cosiddetto "quartiere autosufficiente", e uno dei principali interventi realizzati negli anni cinquanta dall'Istituto Autonomo Case Popolari.

Il quartiere Comasina confina coi quartieri di Quarto Oggiaro, Affori, Bruzzano e Bovisa e con il comuni di Cormano e Novate Milanese.

Il quartiere Comasina è, dal punto di vista quantitativo, la più importante realizzazione dello IACP di Milano; le consistenti dimensioni - ottantaquattro edifici e undicimila vani - lo resero «la maggiore realizzazione non solo dello IACP di Milano ma di tutti gli istituti d'Italia» e un caposaldo nella panorama dei quartiere autosufficienti.

Il primo progetto, curato dall'architetto-ingegnere Irenio Diotallevi, prevedeva quattro nuclei insediativi organizzati intorno ad un luogo di centralità destinato ad attrezzature collettive. I corpi di fabbrica erano costituiti da edifici alti di grandi dimensioni che configuravano un insediamento ordinato.

Le elaborazioni successive, posteriori alla scomparsa di Irenio Diotallevi, portarono ad un'organizzazione in quattro ambiti insediativi separati dai percorsi stradali di penetrazione: il più grande, delimitato dalle vie Val Sabbia, Spadini, Teano, Comasina, Madre Merloni Clelia ed Esculapio, contiene un nucleo di centralità costituito da un chiesa a pianta centrale, da uno spazio conformato a corte aperta delimitato da edifici bassi destinati a servizi commerciali e ricreativi e da una casa alta, nonché dalle scuole primarie. Gli altri tre, più piccoli, sono attestati sulle vie Salemi e Litta Modignani e chiudono i margini ovest e sud del quartiere. La viabilità è separata dai percorsi pedonali secondo un principio insediativo messo a punto nei CIAM.

L'autosufficienza come filosofia abitativa[modifica | modifica wikitesto]

La zona risulta ancora oggi segregata sia dal resto della periferia che dal centro della città, ed è caratterizzata dalla distribuzione di quattro unità residenziali provviste di ogni servizio, tra cui quelli per l'educazione dell'infanzia, gli esercizi commerciali e gli spazi per il tempo libero. Percorsi pedonali ed automobilistici sono totalmente separati, così come lo sono i servizi principali dalle unità abitative e dai servizi considerati minori. Nonostante lo studio planimetrico sia stato svolto in maniera unitaria, il frazionamento del lotto tra diversi finanziatori e la partecipazione di numerosi progettisti ha determinato un'evidente eterogeneità delle abitazioni. Tra gli edifici di maggior pregio, un fabbricato sperimentale realizzato dal Centro per la Ricerca Applicata sui Problemi dell'Edilizia Residenziale, tra i primi esempi di edificio realizzato con parti prefabbricate, e particolarmente interessante dal punto di vista tecnico per via dell'impianto centralizzato per la produzione di acqua calda ed energia elettrica (il primo realizzato in Italia e, per molto tempo, il maggiore impianto di quel tipo in tutta Europa).

Al progetto parteciparono numerosi architetti, tra cui: Arrigo Arrighetti, Renzo Beretta, Piero Bottoni, Pietro Lingeri, Ezio Cerutti, Franco Girardi, Paolo Costermanelli, Giancarlo De Carlo, Luigi Dodi, Angelo Galesi, Enzo Fratelli, Enrico Freyrie, Angelo Galesio, Alessandro Lissoni, Vittorio Gandolfi, Gustavo Latis, Ambrogio Managhi, Mario Terzaghi, Attilio Mariani, Carlo Perogalli, Alberto Morone, Ivo Ceccarino, Max Pedrini, Gianluigi Reggio, Camillo Rossetti, Angelo Sirtori e Mario Tedeschi.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio tracciato del tram fra la Comasina e la via Vincenzo da Seregno ad Affori ormai prossimo alla soppressione, in concomitanza coi lavori per la realizzazione del nuovo capolinea a Comasina M3, nel marzo 2011.

Il quartiere della Comasina è lambito a est dalla superstrada Milano-Meda e a nord dall'autostrada A4. È inoltre attraversato dalla strada Comasina, che collega Milano (Piazzale Maciachini) a Como e alla Svizzera.

La Comasina è servita dalla stazione omonima, della linea 3 della metropolitana di Milano.

Varie linee di autobus. gestite da ATM, collegano la Comasina ai quartieri e ai comuni limitrofi. Inoltre, presso il quartiere sita il capolinea meridionale della tranvia Milano-Limbiate; questa tranvia, fino all'apertura della metropolitana (avvenuta nel 2011), attraversava il quartiere e arrivava fino alla Zona Farini.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Grandi, Attilio Pracchi, Milano. Guida all'architettura moderna, Zanichelli, 1980. ISBN 8808052109.

Ulteriori approfondimenti:

  • Edilizia popolare n. 8 (gennaio 1956), pp. 7–14.
  • Urbanistica n. 18-19 (marzo 1956), p. 139.
  • Quartiere autosufficiente Comasina. Milano 1955-1958, Istituto Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Milano, quaderno 1, Milano 1958.
  • L'architettura. Cronache e storia, IV (1958-1959), pp. 746–749.
  • Edilizia popolare n. 33 (marzo-aprile 1960), pp. 4–29.
  • Virgilio Vercelloni, Alcuni quartieri di edilizia sovvenzionata a Milano, in Casabella - Continuità n. 253 (luglio 1961), p. 47.
  • A. Iosa, I quartieri di Milano, Circolo Perini, Milano 1970, pp. 121–122.

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