Mario Tedeschi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mario Tedeschi

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature VI, VII
Gruppo
parlamentare
MSI-DN
DN-CD
Incarichi parlamentari
  • Commissione parlamentare per la vigilanza sulle radiodiffusioni (VI legisl.)
  • Commissione parlamentare d'inchiesta su condizioni e livelli dei trattamenti retributivi e normativi (VI legisl.)
  • 4ª Commissione permanente (Difesa) (VI, VII legisl.)
  • Commissione parlamentare d’inchiesta e di studio sulle commesse di armi e mezzi ad uso militare e sugli approvvigionamenti (VII legisl.)

Dati generali
Partito politico Movimento Sociale Italiano poi Democrazia Nazionale-Costituente di Destra
Professione Giornalista

Mario Tedeschi (Roma, 9 settembre 1924Roma, 8 novembre 1993) è stato un giornalista e politico italiano.

Fu il successore di Leo Longanesi alla direzione della rivista Il Borghese dopo la morte del suo fondatore. Guidò il periodico in quello che fu il periodo di maggior successo editoriale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cominciò la sua esperienza nel giornalismo con «Roma Fascista».

Dopo l'8 settembre 1943 si arruolò a La Spezia nel battaglione Barbarigo della Xª Flottiglia MAS e combatté nella pianura pontina, a fianco degli alleati germanici sul fronte di Anzio contro le forze angloamericane, ricevendo la Croce di guerra.

Cessato il conflitto, tornò a Roma. Iniziò a collaborare con varie testate giornalistiche e divenne redattore del quotidiano «Il Tempo».

Nel giugno del 1950 passò a «Il Borghese», fondato da Leo Longanesi nello stesso anno. Nel 1954 fu nominato direttore dell'ufficio romano del settimanale. In quegli anni Tedeschi pubblicò anche un paio di libri di denuncia del malcostume politico e amministrativo: Il petrolio sporco (Milano, 1955) e Roma democristiana (Milano, 1956). Alla morte di Longanesi, avvenuta nel settembre 1957, Tedeschi rilevò la proprietà del settimanale e ne assunse la direzione.

Attraverso le inchieste del «Borghese», Tedeschi fu il primo a denunciare la corruzione del mondo politico e a documentare le sovvenzioni illegali al Partito Comunista Italiano. Dal 1954 la fonte sulla corruzione del PCI furono le riviste del giornalista, ex comunista, Luigi Cavallo che collaborò al «Borghese» anche con articoli firmati con il proprio nome o con pseudonimi.

Nel 1972, aderì al Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, venendo così eletto Senatore della Repubblica nel 1972 e nel 1976. L'anno successivo fu tra i fondatori di Democrazia Nazionale, partito nato dalla scissione dell'ala più moderata dell'MSI.

Il suo nome fu ritrovato nella lista degli appartenenti alla loggia massonica P2 di Licio Gelli[1]

Morì l'8 novembre 1993, mentre era ancora direttore del «Borghese».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I nomi più importanti della lista Gelli su Repubblica.it del 16.12 2015. URL consultato il 16.12.2015.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore del Borghese Successore
Leo Longanesi settembre 1957 - 8 novembre 1993 Vincenzo Maddaloni
Controllo di autorità VIAF: (EN264281698 · BNF: (FRcb13771398v (data)