Sacro Convento

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Sacro Convento di San Francesco in Assisi
Basilica di San Francesco.jpg
lato sud del complesso santuariale della Basilica e del Sacro Convento
StatoItalia Italia
RegioneUmbria
LocalitàAssisi
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
OrdineFrati minori conventuali
Diocesi Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino
Consacrazione1253
Stile architettonicopost-romanico
Inizio costruzione1228
Sito web

Coordinate: 43°04′30″N 12°36′17″E / 43.075°N 12.604722°E43.075; 12.604722

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Assisi, la Basilica di San Francesco e altri siti francescani
(EN) Assisi, the Basilica of San Francesco and Other Franciscan Sites
TipoCulturali
Criterio(i) (ii) (iii) (iv) (vi)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal2000
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Il Sacro Convento di San Francesco in Assisi, sorge nella città serafica accanto all'omonima basilica la cui costruzione fu inaugurata da papa Gregorio IX il 17 luglio 1228, all'indomani della canonizzazione del Poverello. L'accesso principale è dalla piazza inferiore di San Francesco.

Una fonte quattrocentesca motiva l'attributo "sacro" al fatto che il convento - cosa certamente singolare - sarebbe stato consacrato insieme alla basilica da papa Innocenzo IV nel 1253[1].

Nell'anno 2000, insieme ad altri siti francescani del circondario, il complesso monumentale costituito dalla Basilica e dal Sacro Convento è stato inserito nella Lista del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO[2].

Origini, evoluzione strutturale e restauri del complesso[modifica | modifica wikitesto]

Immagine notturna del portico "del Calzo" che affianca il lato meridionale del refettorio "grande" (sec. XIII)

Dopo la morte di san Francesco fu papa Gregorio IX, già cardinale vescovo di Ostia (che lo stesso Francesco aveva ottenuto da papa Onorio III come "protettore" dell'Ordine[3]) a voler la costruzione in Assisi di una specialis ecclesia[4] dove custodire il corpo del Santo già sepolto nella chiesa di San Giorgio[5], entro le mura della città.

È frate Elia da Cortona, per conto dello stesso Pontefice, a ricevere la donazione da parte di Simone di Puzarello (o Pucciarello) di «unam terre positam in vocabulo collis inferni in comitatu Assisiensi» perché vi sia costruito un luogo, oratorio o chiesa «pro beatissimo corpore sancti Francisci»[6]. Collis inferni (volgarizzato in Colle dell'inferno), forse per il suo aspetto selvaggio, ma più probabilmente inferius perché posto in basso rispetto alla città. Lì erano erette le forche per l'impiccagione dei condannati a morte ed è probabile che vi trovassero rifugio i lebbrosi. Una tradizione fa risalire la scelta del luogo al desiderio dello stesso Francesco di essere sepolto «Dove sonno le forche deli malfactori»[7], mentre qualcuno vi indica uno dei luoghi dove Francesco si ritirava in solitudine e preghiera. Il 17 luglio 1228, papa Gregorio IX - dopo che il giorno precedente aveva solennemente iscritto Francesco nell'albo dei santi[8] - diede avvio alla costruzione della nuova chiesa accanto alla quale vennero contemporaneamente edificati i primitivi spazi (i loca della Regola non bollata[9] o domus in quella del 1223[10]) per i frati, con ogni probabilità sul terreno donato il 31 luglio successivo - questa volta direttamente alla chiesa di San Francesco - sito nella piaggia del colle della medesima chiesa, sopra il Tescio[11]. Il primo riferimento esplicito al convento è in un documento del 27 maggio 1239: una promessa di risarcimento fatta da frate Elia dominus et custos della chiesa di S. Francesco di Assisi e frate Giacomo da Bevagna, sindaco e procuratore della detta chiesa et conventus ipsius, atto redatto - scrive il notaio - apud dictam ecclesiam Sancti Francisci, in quadam camera ipsius ecclesie[12].

Il primo nucleo abitativo sorse sul retro della costruenda Basilica e costituiva il lato nord e, per la parte inferiore, quello ovest dell'attuale chiostro maggiore (detto di Sisto IV). La cosiddetta domus Gregoriana doveva far parte di questi ambienti come spazio che, all'occorrenza, veniva destinato all'ospitalità del Pontefice[13]. Di un palatio Gregoriano, un grande palazzo[14] «in loco fratrum Minorum de Assisio» fatto costruire da Gregorio IX sia per onorare san Francesco che per alloggiarvi nelle sue visite alla sua tomba, parla frate Salimbene de Adam nella Cronica, nel contesto della undicesima colpa di cui accusa frate Elia[15]. Si tratta con ogni probabilità di un corpo fatto aggiungere, accanto alla dimora dei frati, non da papa Gregorio (morto nel 1241), ma da Innocenzo IV, e che Salimbene vide, verosimilmente finito, nel 1265, quando è documentata la sua presenza ad Assisi[16]. A tale residenza papale si accedeva dal convento, attraverso il cortile interno, ma probabilmente anche da un ingresso autonomo, a nord est, tramite un terrapieno ricavato tra la chiesa e la selva a cui si poteva giungere attraversando il transetto d'ingresso - una sorta di nartece - alla chiesa inferiore che allora iniziava dalla prima campata della navata[17].

Gli studiosi sono concordi nell'affermare che comunque «seguire le vicende costruttive e, talora, parzialmente distruttive del convento francescano è arduo e perfino impossibile»[18] per la scarsità delle fonti documentarie sull'argomento. Nulla rimane dell'ente (in antico "Opera") che prese in carico la fabbrica dopo che frate Elia (nel 1232 eletto generale dell'Ordine e poi deposto nel 1239 e scomunicato con l'accusa di eresia), dovette lasciare la direzione dell'impresa[19].

Nella prima metà del secolo XIII il primitivo convento doveva probabilmente occupare l'area «immediatamente dietro la zona absidale e dal profilo della chiesa, che ancora non era arricchita dalla cappelle laterali, sporgeva appena e in modo simmetrico da entrambi i lati, occupando un'area pressoché quadrata»[20]. L'ingresso era a sud, all'altezza dell'abside della Basilica, lasciando perciò libero l'intero lato della stessa. Nel 1282 viene edificato sul lato sud il refettorio "maggiore" (o "grande"), con copertura in legno e portico gotico esterno (detto "del Calzo"), mentre è nel 1360 che il complesso si svilupperà a ovest con l'edificazione del cosiddetto "Palazzo Albornoz"[21] in cui verrà collocata l'infermeria, poi detta "antica"[22]. Un ulteriore ampliamento interesserà nel 1441 il lato sud con la costruzione (a est, a fianco del refettorio) di un dormitorio, sostenuto all'esterno da tredici archi[23].

Durante il pontificato del papa minorita Sisto IV (1471-1484) diversi furono gli interventi sul complesso conventuale: nel 1472 il fabbricato ovest fu rinforzato sul lato a valle da una "scarpa" in cui (verso Santa Maria degli Angeli) fu collocata la statua dello stesso pontefice; qualche anno dopo, nel 1476, lo stesso palazzo[14] verrà completato e vi troverà nuova sistemazione la residenza papale che lasciò così posto al noviziato che venne poi detto "antico"; si provvide in quel periodo anche alla sistemazione della zona absidale della Basilica con la realizzazione di un chiostro rinascimentale a due ordini - detto appunto "di Sisto IV" - su disegno di Antonio da Como e Ambrogio Lombardo[24]. Al centro del lato ovest, una lapide con lo stemma "parlante" del Pontefice (Francesco della Rovere) indica l'anno 1474. Pare di quel periodo anche l'avanzamento ad est, verso la città, dell'ingresso al convento (porta della "battaiola") ove si trova tuttora.

L'ultimo grande intervento che definì la struttura del complesso nella sua forma attuale, fu, nei primi anni del secolo XVII, la sopraelevazione del dormitorio quattrocentesco per intervento munifico di Filippo III re di Spagna[25], così come ricordato da una iscrizione - senza data - sulla parete esterna dell'ingresso ovest del corridoio superiore[26]. Lì fu trasferito il noviziato, detto per questo "nuovo"[27].

Tra il 1745 e il 1748 viene restaurato il refettorio "grande" su progetto dell'architetto Giovanni Fontana: le capriate in legno vengono sostituite da una volta a botte con lunette. Probabilmente sono di quel periodo i ventidue grandi medaglioni ovali, appesi entro cornici in stucco sulle due pareti longitudinali, con i ritratti dei pontefici (da Onorio III a Clemente XIV) benemeriti dell'Ordine francescano e del santuario assisano[28].

Nel 1929 - dopo la restituzione all'Ordine del Sacro Convento - fu ristrutturato l'ampio salone (oggi "papale", ma già detto "sala dei musici"[29] perché vi si conservavano gli strumenti della Cappella musicale della basilica) all'ultimo piano del fabbricato ovest. Il lavoro fu curato dall'architetto Arnaldo Foschini, per volere del Ministro generale Alfonso Orlich (italianizzato Orlini), e dedicato a Pio IX, l'ultimo papa ad aver dimorato al Sacro Convento il 7 e 8 maggio 1857[30], in occasione del cinquantesimo della sua ordinazione presbiterale. Fu posato un pavimento in maiolica di Giuliano Aretini di Deruta mentre la pittrice romana Maria Biseo realizzò la decorazione pittorica su programma iconografico di frate Bonaventura Marinangeli[28].

Non tanto per la significatività dell'intervento, quanto per quella del rinvenimento, si segnala il rifacimento del pavimento del refettorio "grande" del 1968. In quell'occasione, sotto la vecchia pavimentazione, fu rinvenuta la più antica collezione di ceramiche medievali umbre, ora conservata, e in parte esposta, presso il Museo del Tesoro.

Elementi decorativi[modifica | modifica wikitesto]

La sequela di Francesco, affresco di Dono Doni del 1564, sopra la porta nord che dal terrazzo absidale, al piano superiore del Chiostro di Sisto IV, conduce alla Basilica inferiore.

A differenza dell'attigua Basilica il complesso conventuale non presenta - salvo qualche eccezione che, come dice il luogo comune, conferma la regola - particolari elementi di tipo decorativo. Nell'estrema essenzialità degli ambienti primitivi (ancor oggi detti "di frate Elia") fa notizia il capitello della colonna al centro della sala del Capitolo, che sì può giustificare con il fatto che quell'ambiente sia nato insieme al cosiddetto palazzo[14] papale, all'epoca di Innocenzo IV[31]. Da un punto di vista architettonico qualche elemento decorativo comincia a comparire nel secolo XV nel porticato (chiamato "il calce"), sul lato sud del refettorio grande, e nel chiostro della zona absidale che fu rinnovato per volere di Sisto IV, di cui porta ancora il nome.

Sul fronte della pittura c'è da segnalare il Cristo crocifisso con angeli e santi affrescata nella sala del Capitolo da Puccio Capanna (circa 1330) e, di qualche anno dopo, la pittura del refettorio di fra Martino di Assisi (per la quale il 17 maggio 1344 riceve 15 once di colore azzurro[32]) della quale però non rimane che uno scarno riferimento d'archivio. Nel chiostro di Sisto IV invece l'assisano Dono Doni, insieme al figlio Lorenzo, nel 1564 realizza degli affreschi monocromi con episodi della vita di san Francesco e santa Chiara e, tra i quadri, tondi con il ritratto di illustri minoriti[33]. Lo stesso Dono Doni realizzò per il refettorio "d'inverno" una Ultima Cena (datata 1573) e, nel refettorio "grande", «un grande Crocifisso con, sullo sfondo, Gerusalemme e Assisi con il Sacro Convento»[34]. Quest'ultima opera fu sostituita nel 1760 dalla finta architettura con la scena della Conferma della Regola di Pietro Carattoli che disegnò anche la decorazione a stucco, poi realizzata dal folignate Vincenzo Cenci[35].

Tra le due ali del fabbricato sud, al piano terra, tra refettorio "grande" e dormitorio, rimane la decorazione settecentesca di quella che probabilmente fu la cappella dei novizi in cui, la presenza del ritratto di san Giuseppe da Copertino, beatificato nel 1753 e canonizzato 1767, offre il termine ad quem di una possibile datazione[35]. Dello stesso periodo scudi con immagini sacre (Gesù, Maria, san Giuseppe e santi francescani) sopra le porte d'ingresso delle "celle" della vecchia infermeria, ora dormitorio inferiore, nello stesso fabbricato sud. Dopo l'elezione nel 1769 del francescano conventuale Clemente XIV, venne decorata l'entrata ogivale del refettorio "grande", con lo stemma del Pontefice e le allegorie della pace e della giustizia.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Vicende storiche[modifica | modifica wikitesto]

Lapide commemorativa della restituzione del Sacro Convento all'Ordine il 4 ottobre 1927.

Le vicende del Sacro Convento sono ovviamente connesse a quelle della Basilica. Lo prova ad esempio la bolla di Bonifacio IX che il 28 agosto 1393 - dopo aver riparato al Sacro Convento dal luglio al settembre dell'anno precedente[42] e aver personalmente constatato la necessità di urgenti interventi per la manutenzione della chiesa e dello stesso convento - concede privilegi spirituali a quanti daranno elemosine a favore del complesso monumentale e anche per il sostentamento dei frati, ridotti di numero per la mancanza di offerte e oblazioni[43].

Nel secolo XVII, dal 1639 al 1653, alloggiò presso il convento assisano frate Giuseppe da Copertino, un soggiorno obbligato per ordine dell'allora Sant'Uffizio che indagava sulle sue estasi. In occasione della visita di Eleonora Gonzaga-Nevers, moglie dell'imperatore del Sacro Romano Impero Ferdinando III, nell'aprile 1653 fu per lui allestito un piccolo appartamento (dove sono ancora conservate alcune memorie di allora) attiguo alla sala del Capitolo[44].

Nell'epoca moderna, dopo il saccheggio delle truppe napoleoniche del 1798[45], l'evento che maggiormente segnò la vita del convento - e della comunità che in esso viveva - fu la soppressione degli Ordini religiosi seguita all'unità d'Italia, in Umbria anticipata all'11 dicembre 1860 per effetto del cosiddetto Decreto Pepoli. Il Comune di Assisi istituì in quell'occasione una fabbriceria che, per il servizio alla chiesa, provvedeva al mantenimento di alcuni religiosi alloggiati in una piccola zona del convento sul lato sud-est. Il resto del complesso, dopo quattordici anni di abbandono, nel 1875 divenne sede del Convitto nazionale per gli orfani degli insegnanti elementari[46]. Solo nel 1927, all'indomani delle celebrazioni per il VII Centenario della nascita di san Francesco, grazie all'azione dell'allora Ministro generale Alfonso Orlich, il Sacro Convento fu restituito ai Frati Minori Conventuali che dovettero però costruire, nella parte alta della stessa città di Assisi, il «costosissimo collegio-convitto Principe di Napoli»[47].

Configurazione canonica[modifica | modifica wikitesto]

Elaborazione grafica.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica di San Francesco § configurazione canonica.

La legislazione dell'Ordine riconosce al Sacro Convento «altissima dignità, essendo affidato alla sua custodia l'insigne santuario nel quale riposa lo stesso Serafico Padre», centro della spiritualità dell'Ordine stesso[48]. Alla sua gestione l'Ordine provvede tramite la "Custodia generale del Sacro Convento di San Francesco in Assisi", istituita dal Capitolo generale del 1972, la cui particolare missione e organizzazione è definita da uno "Statuto particolare" previsto dalle stesse Costituzioni[48]. Affidata alla particolare cura del Ministro generale, la Custodia si avvale della fattiva collaborazione di tutte le giurisdizioni dell'Ordine[49] e, "in via ordinaria", è retta dal "Custode generale" - nominato dal governo centrale dell'Ordine stesso - coadiuvato da quattro Assistenti, i quali costituiscono il suo "Definitorio"[50]. Con la promulgazione del motu proprio di papa Benedetto XVI Totius orbis del 9 novembre 2005,[51] anche l'attività pastorale svolta nel Sacro Convento (come quella in Basilica) è stata sottoposta al Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, a norma del diritto[52].

Serie dei Custodi del Sacro Convento[modifica | modifica wikitesto]

Custodi[modifica | modifica wikitesto]

Antico l'uso di chiamare "Custode" il superiore religioso del Sacro Convento di Assisi, termine che del resto lo stesso san Francesco "impone" ai superiori dei conventi del suo Ordine[53]. In un documento del 27 maggio 1239 frate Elia da Cortona viene indicato come dominus e appunto custos della chiesa di S. Francesco di Assisi. Di seguito l'elenco[54] dei Custodi della Basilica e Sacro Convento dalla fondazione del 1228 fino all'istituzione della Custodia generale avvenuta nel 1972:

sec. XIII

sec. XIV

  • 1307-08 - Andrea da Perugia
  • 1311 - Andrea da Gubbio (I)
  • 1313 - Andrea di Ottaviano
  • 1315 - Filippo Baçutii (I)
  • 1316 - Andrea di Tarviata
  • 1320 - Filippo Baçutii (II)
  • 1321 - Pietro
  • 1322 - Andrea de Galliano
  • 1323 - Andrea di Gubbio (II)
  • 1328 - Francesco di Saturno
  • 1337 - Crispolto Savinelli [o di Savinello] da Assisi (I)
  • 1337-38 - Giovanni Loli [o di Lolo] da Assisi
  • 1342 - Angelo detto Mengrella
  • 1343-44 - Tommaso Vagnoli [o di Vagnolo]
  • 1347 - Michele di Taddeuccio (I)
  • 1348 - Tommaso di Vagnolo
  • 1352 - Michele di Taddeuccio (II)
  • 1353 - Giovanni de Tabaria
  • 1353 - Angelo di mº Giovanni
  • 1354-55 - Pietro di Ceccarello
  • 1355-56 - Michele di Taddeuccio (III)
  • 1356 - Iacopo di Bettona (I)
  • 1357-58 - Simone Lelli [o di Lello] da Assisi (I)
  • 1360 - Iacopo di Bettona (II)
  • 1360-61 - Crispolto Savinelli [o di Savinello] da Assisi (II)
  • 1361-62 - Giovanni da Amelia
  • 1362-63 - Giovanni di Paterno da Rimini
  • 1363 - Matteo da Amelia
  • 1367 - Ludovico
  • 1367 - Simone Lelli [o di Lello] da Assisi (II)
  • 1370 - Michele da Foligno
  • 1371 - Matteo Ceracchi da Amelia
  • 1374 - Giovanni de Casali Albolo
  • 1375 - Pietro Carabone da Terni
  • 1376 - Niccolò [o Nicola Ferragatti (Fieragatti) da Bettona][57], poi vescovo di Foligno, 1417-1421
  • 1377-78 - Giovanni di Diviziola
  • 1380 ante - Bartolomeo da Montevarchi
  • 1380-82 - Benedetto di Accursino [o d'Accursio] da Assisi (I)
  • 1382-85 - Niccolò Vannini [o di Vannino] da Assisi (I)
  • 1386-87 - Luca di Francesco da Assisi
  • 1387-88 - Giovanni di Moricone da Todi
  • 1389-90 - Benedetto di Accursino [o d'Accursio] da Assisi (II)
  • 1390-91 - Enrico da Gubbio
  • 1391 - Giovanni da Gualdo
  • 1392-93 - Giacomo di Moricone da Todi
  • 1393-94 - Filippo di Angelello da Assisi
  • 1394-95 - Niccolò Vannini [o di Vannino] da Assisi[58] (II), poi vescovo di Assisi, 1405-11; 1419-29
  • 1395 - Angelo da Amelia
  • 1396 - Niccolò da Bettona
  • 1397-98 - Filippo Baciucci da Assisi (I)
  • 1399 - Lorenzo Cappelli da Padova

sec. XV

  • 1400-01 - Francesco di ser Tebaldo da Gubbio
  • 1401-02 - Francesco di Druda da Assisi
  • 1402-03 - Francesco di Puccio di Cinzia da Assisi (I)
  • 1403-04 - Benedetto di Accursino [o d'Accursio] da Assisi (III)
  • 1404 - Corradino da Nocera
  • 1405-06 - Francesco da Amelia
  • 1406-07 - Pascuccio di Davino [o Pasquzio Davini] da Assisi[59]
  • 1407 - Filippo Baciucci da Assisi
  • 1408-09 - Francesco di Puccio di Cinzia da Assisi (II)
  • 1409-10 - Sante da S. Martino
  • 1411-12 - Bartoluccio da Fano
  • 1412-13 - Antonio Ugolini [o di Ugolino] da Costacciaro
  • 1413-14 - Filippo Baciucci da Assisi (II)
  • 1414-16 - Francesco di Puccio di Cinzia da Assisi (III)
  • 1416-17 - Angelo da S. Angelo in Vado
  • 1418-21 - Filippuccio di Angelo da Assisi
  • 1421-22 - Gregorio di Marianuccio da Assisi
  • 1423-24 - Ugolino di Cola da Assisi (I)
  • 1424-25 - Nicola di ser Celio da Amelia
  • 1426-30 - Andrea di Egidio Magicchii da Assisi
  • 1430-31 - Niccolò di Bernardo da Rimini
  • 1431 - Paolo da Monteleone
  • 1432-33 - Angelo da Rieti
  • 1344-34 - Girolamo da Assisi
  • 1434 - Ugolino di Cola da Assisi (II)
  • 1435 - Niccolò di Cecca
  • 1436-37 - Ugolino di Cola da Assisi (III)
  • 1438-39 - Girolamo di Pietro da Assisi
  • 1440-41 - Luca da Assisi
  • 1441 - Andrea (presidente)
  • 1441-44 - Giovanni da Pontremoli
  • 1444-47 - Urbano di Nicola da Perugia (I)
  • 1447-49 - Sante Boncore da Penna S. Giovanni
  • 1449 - Francesco Smeraldi da Lucignano
  • 1450-53 - Niccolò Guelfi da Prato
  • 1453 - Pietro da Foligno
  • 1453 - Mariano da Citerna
  • 1454-56 - Lorenzo di Niccolò Negri da Assisi (I)
  • 1457-58 - Giovanni di Bartolino del Palazzo di Assisi
  • 1458-59 - Giovanni da Roma
  • 1460 - Urbano di Nicola da Perugia (II)
  • 1461 - Girolamo di S. Gregorio di Assisi (commissario)
  • 1462-63 - Lorenzo di Niccolò Negri da Assisi (II)
  • 1464 - Giorgio da Moncalieri
  • 1464 - Giovanni di Cristoforo da Pontremoli
  • 1466-67 - Francesco di ser Giacomo da Force[60] (I)
  • 1467-68 - Giuliano Maffei [o de Matteis] da Volterra[61], poi vescovo di Bertinoro, 1477-1505; poi arcivescovo di Dubrovnik, 1505-10
  • 1469-71 - Francesco di ser Giacomo da Force (II)
  • 1472 - Pasquale da Amelia
  • 1472-82 - Francesco di ser Giacomo da Force (III)
  • 1483-85 - Giorgio Benigni da Udine
  • 1485-86 - Francesco di ser Giacomo da Force (IV)
  • 1486-92 - Cristoforo di Francesco Santoni da Assisi
  • 1492-95 - Egidio Delfini da Amelia[62] (luogotenente, 1495), poi ministro generale, 1500-06
  • 1495-96 - Luca Cappelli da Siena
  • 1496-97 - Francesco da Lodi
  • 1497-00 - Galasso [o Galassio] Baglioni da Perugia [o di Padova][63]

sec. XVI

sec. XVII

  • 1600-01 - Clemente Donatuti [o Donatutti] da Fratta (I)
  • 1601-02 - Cornelio Rosa da Napoli
  • 1602-03 - Giovanni Donato Caputo da Copertino[68] (I)
  • 1603-04 - Bartolomeo Perugini da Fermo
  • 1604-05 - Antonio da Melfi
  • 1605-06 - Cornelio Priatoni da Monza
  • 1606-07 - Giovanni Donato Caputo da Copertino (II)
  • 1608-11 - Clemente Donatuti [o Donatutti] da Fratta (II)
  • 1611-12 - Francesco Ugoni da Brescia
  • 1612-13 - Giandomenico Franchi da Assisi
  • 1613-14 - Silvestro Bartolucci da Assisi (I)
  • 1614-16 - Ambrogio Nanni da Assisi (I)
  • 1617 -Silvestro Bartolucci da Assisi (II)
  • 1617-18 - Francesco Angelo Cavallari da Castel S. Angelo (I)
  • 1618 - Ambrogio Nanni da Assisi (II)
  • 1619-20 - Francesco Angelo Cavallari da Castel S. Angelo (II)
  • 1620-23 - Giovanni Battista da Cittareale detto da Bettona
  • 1623 - Marco Bonacchi da Modena[69]
  • 1623-25 - Ambrogio Nanni da Assisi (III)
  • 1625-31 - Marco Bartolomeo Tartaglia da Assisi
  • 1631-33 - Marcantanio Guerini da Ravenna
  • 1633-34 - Francesco Toretti da Amatrice (I)
  • 1634-35 - Silvestro Bartolucci da Assisi (III)
  • 1635-38 - Gabriele Rusconi da Caravaggio
  • 1638-39 - Ludovico da Castel Bolognese
  • 1639-40 - Antonio da S. Mauro
  • 1640 - Antonio Vernizzi da Bologna (rinuncia)
  • 1641-43 - Raffaele Palma da Napoli, poi vescovo di Oria, 1650-74
  • 1643-44 - Francesco Toretti da Amatrice (II)
  • 1644-45 - Paolo Petrucci da Città Ducale
  • 1645-48 - Bonaventura Mastrilli da Palermo
  • 1648 - Andrea Scalimoli da Castellana[70], 1648
  • 1648-49 - Francesco Saurini [o Sobini] da Montereale (I)
  • 1649-51 - Cesare Catarucci da Roccasecca
  • 1651-52 - Felice Bini da Assisi
  • 1652-54 - Roberto Nuti da Assisi (I)
  • 1655 - Francesco Saurini [o Sobini] da Montereale (II)
  • 1655-56 - Francesco Grassi da Monte S. Vito
  • 1656-58 - Roberto Nuti da Assisi (II)
  • 1658-59 - Giulio Severi da Perugia
  • 1659-61 - Innocenzo Zanotti da Bologna
  • 1661-62 - Francesco Amadei da Bora
  • 1662-63 - Benedetto Cocciante da Castel S. Angelo
  • 1663-64 - Tommaso Castaldi da Bologna
  • 1664-65 - Bartolomeo Mazzoni da Ravenna
  • 1665-66 - Francesco Breccia da Bettona[71]
  • 1667 - Felice Mattioli da Gualdo
  • 1667-68 - Giovanni Battista Moreschini da Montalcino
  • 1668-69 - Antonio Zecca da Ofena
  • 1670 - Antonio Breccia da Bettona
  • 1671-73 - Romualdo Berardelli da Norcia
  • 1673-74 - Bonaventura Garbo da Castelbuono
  • 1674-75 - Francesco Cappelli da Firenze
  • 1676-77 - Felice Martinelli da Perugia (I)
  • 1677-78 - Ottavio Lelli
  • 1678-80 - Carlo Baciocchi da Cortona (I)
  • 1680-82 - Carlo Francesco Rosa da Leonessa
  • 1682-83 - Felice Martinelli da Perugia (II)
  • 1683-84 - Francesco Bava da Fossano (I)
  • 1685 - Giovanni Battista Zecca da Copertino
  • 1685-86 - Francesco Bava da Fossano (II)
  • 1686-88 - Francesco M. Angeli da Assisi (I)
  • 1688-90 - Ludovico Scoto da Catania
  • 1690-92 - Francesco M. Angeli da Assisi (II)
  • 1692-94 - Sante de Rossi da Trevi
  • 1694-96 - Francesco M. Tareni [o Tarroni] da Bagnacavallo [ma Lugo][72]
  • 1696-98 - Giuseppe Antonio Paghi da Foiano
  • 1698-99 - Carlo Baciocchi da Cortona (II)

sec. XVIII

  • 1700-02 - Felice Antonio Guarnieri da Montereale
  • 1702-04 - Antonio Pellizzari da Legnago
  • 1704-05 - Giovanni Antonio Savi
  • 1705-07 - Bernardino Angelo Carucci da Castel S. Angelo, poi ministero generale, 1707-13
  • 1707 - Vittorio Maggioli da Monte S. Vito
  • 1708-09 - Felice Antonio Rampacci da Citerna
  • 1710-12 - Giovanni Torre da Pirano (Dalmazia)[73]
  • 1712-13 - Angelo Sidori da Spello
  • 1713-15 - Daniele Montarini da Aosta
  • 1715-17 - Angelo (ma Antonio) Dati
  • 1717-19 - Pompeo Lauri da Napoli
  • 1719-21 - Antonio Carlini da Prato
  • 1721-23 - Antonio Menechelli da Assisi (I)
  • 1723-25 - Francesco Mastrangeli da Zagarolo
  • 1725-27 - Paolo Bernardino Persici da Vetralla
  • 1727-29 - Carlo Marini da Malta
  • 1729-31 - Giuseppe Antonio Marcheselli da Castel Maggiore
  • 1731-33 - Antonio Menechelli da Assisi (II)
  • 1733-34 - Giovanni Battista [o Giambattista] Preti da Copertino
  • 1734-36 - Daniele Felice Donati da Bergamo
  • 1736-38 - [Felice] Antonio Pulozzi
  • 1738-40 - Giovan Francesco Fanciulli da Deruta
  • 1740-41 - Francesco Antonio Zampetti da Sarnano
  • 1741-43 - Giuseppe Antonio Bicci da Perugia
  • 1743-44 - Carlo Antonio Bertolazzi da Bologna
  • 1744-46 - Giuseppe Curioni da Genova
  • 1746-48 - Gaspare Giuntoli da Assisi
  • 1748-50 - Giovanni Battista Costanzi da Biella
  • 1750-52 - Ludovico Lipsin [o Lipsio] da Liegi
  • 1752-53 - Giovanni Battista Costanzi da Biella
  • 1753-55 - Antonio Tomeucci da Piperno
  • 1755-57 - Genesio Antonio Liverani
  • 1757-59 - Giuseppe Antonio Petrina da Torino (I)
  • 1759-61 - Francesco Canziani da Piglio
  • 1761-62 - Giuseppe Antonio Petrina da Torino (II)
  • 1762-64 - Giampaolo [o Giovanni Paolo] Iacopini da Volterra (I)
  • 1764-65 - Francesco M. Bonelli da S. Marino[74]
  • 1765-66 - Giuseppe Paolucci da Città di Castello detto da Gubbio
  • 1767-69 - Giovanni Antonio Evangelisti da Macerata (I)
  • 1769-71 - Giampaolo [o Giovanni Paolo] Iacopini da Volterra (II)
  • 1773-75 - Giovanni Antonio Evangelisti da Macerata (II)
  • 1775-77 - Bonaventura Giovanninetti da Locarno
  • 1777-78 - Lodovico Greco da Ortona a Mare
  • 1778-79 - Fernando Brusoni da Narni
  • 1779-82 - Ignazio Sarmeda da Udine
  • 1782-83 - Bonaventura Marchetti da Monterotondo
  • 1784-86 - Francesco Antonio Contarini da Bagnacavallo
  • 1786-87 - Giuseppe Medici da Cartoceto detto da Gubbio, poi ministro generale, 1789-95
  • 1787-89 - Francesco Antonio Giuliani da Venafro (I)
  • 1789-91 - Luigi Paolucci da Piglio
  • 1791-92 - Francesco Bernabei da Costacciaro (I)
  • 1792-93 - Giovanni Antonio Evangelisti da Macerata (III)
  • 1794-96 - Francesco Antonio Giuliani da Venafro (II)
  • 1796-00 - Giuseppe Antonio Nelli da Cannara

sec. XIX

  • 1800-02 - Bonaventura Marchetti da Monterotondo
  • 1802 - Francesco Bernabei da Costacciaro (presidente) (II)
  • 1802-03 - Nicolò [o Nicola o Niccolò] Papini [Tartagni] da Siena[75], poi ministro generale, 1803-09
  • 1803-04 - Giovanni Antonio Evangelisti da Macerata (IV)
  • 1804-06 - Angelantonio Frontini da Fano
  • 1806-08 - Angelo Gamberini da Ravenna
  • 1808-09 - Gabriele Carucci da Spello
  • 1809-10 - Francesco Cennini da Firenze
  • 1814 - Giuseppe Mola
  • 1814-16 - Nicola Fiorani da S. Marino
  • 1816-17 - Vincenzo Luisotti da Montefalco
  • 1818-23 - Bonaventura Zabberoni da Bologna [ma Ravenna], poi vicario apostolico della Moldavia e vescovo titolare di Elenopoli di Bitinia, 1825-1826[76]
  • 1823-24 - Giuseppe Albergati da Parma
  • 1824-26 - Bernardino Berardi da Foligno (I)
  • 1826 - Antonio M. Amone da Napoli (rinuncia)
  • 1826-27 - Angelo M. Ferrari da Guardiagrele (I)
  • 1827-28 - Giuseppe Addimandi da Napoli[77]
  • 1828-31 - Felice M. Serra
  • 1830-31 - Antonio M. Amone da Napoli (interino)
  • 1832-34 - Angelo Pasquali da Loreto
  • 1834-36 - Angelo M. Ferrari da Guardiagrele (II)
  • 1836-38 - Pietro Giuffrida da Catania[78]
  • 1838 - Bernardino Berardi da Foligno (II)
  • 1838-39 - Francesco Lucchesi
  • 1839 - Antonio Carta (presidente, visitatore e commissario)
  • 1839-40 - Vincenzo Tombolini da Fermo (I)
  • 1840 - Pietro Gervasoni da Spoleto (I)
  • 1840-42 - Gaetano Tonini (presidente) (I)
  • 1843 - Pietro Gervasoni da Spoleto (II) (per soli due mesi)
  • 1843-45 - Vincenzo Tombolini da Fermo (II)
  • 1845 - Gaetano Tonini (presidente) (II)
  • 1845-52 - Angelo Mordini da Castelfidardo detto da Pesaro
  • 1852-55 - Emidio Favi da Senigallia
  • 1856-58 - Domenico Bartozzetti da Ancona
  • 1858-60 - Antonio Salto da Licata
  • 1861-68 - Giovanni Serafini da Montegranaro
  • 1879-80 - Angelo Petrini marchigiano
  • 1881 - Alberto Antolini da Assisi
  • 1882 - Giovanni Serafini da Montegranaro
  • 1882-84 - Luigi Antonio Mordini da Castelfidardo
  • 1884 - Giuseppe Fratini da Spello
  • 1884-95 - Alfonso M. Piccioni da Ancona
  • 1896-97 - Antonio Guglielmini da Padova
  • 1898-06 - Francesco Dall’Olio di Valdobbiadene

sec. XX

Custodi generali[modifica | modifica wikitesto]

Con l'istituzione nel 1972 della "Custodia generale del Sacro Convento" - giurisdizione dell'Ordine assimilata ad una Provincia - il Custode del Sacro Convento assume il titolo di "Custode generale" con la qualifica canonica di Ordinario. A norma della legislazione dello stesso Ordine il Custode generale è nominato dal Ministro generale col suo Definitorio per un quadriennio (fino al 1996 per un triennio) per un massimo di tre mandati consecutivi.

sec. XX

  • 1972-75 - Lino Brentari da Smarano
  • 1975-81 - Bernardino Farnetani da Siena (I-II)
  • 1981-90 - Vincenzo Coli da Montignoso (I-III)
  • 1990-01 - Giulio Berrettoni da Massa Fermana (I-III)

sec. XXI

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Presso il Sacro Convento hanno sede le seguenti attività direttamente gestite dalla Custodia generale:

Fin dalla loro fondazione il Sacro Convento ospita l'Istituto teologico di Assisi (ITA), di cui la Custodia è ente promotore[80], e l'Istituto superiore di scienze religiose di Assisi[81] (ISSRA).

Il Sacro Convento nell'arte, nella letteratura, nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

La città di Assisi, con il fronte sud del complesso santuariale della Basilica e del Sacro Convento, è raffigurata nel "gonfalone della peste", tempera su tela opera di Nicolò di Liberatore, detto l'Alunno (1470 ca), già nella cappella di San Ludovico della basilica inferiore di San Francesco, ora presso il Priesterhaus di Kevelaer (Germania).

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del Sacro Convento furono girate alcune scene dei seguenti film:

Altri luoghi annessi al Sacro Convento[modifica | modifica wikitesto]

Il chiostro dei morti[modifica | modifica wikitesto]

Sorge a nord-est del complesso santuariale, sul livello della chiesa inferiore, a ridosso delle mura "urbiche" che delimitano la piazza superiore. A ovest si trova il cosiddetto "giardino dei novizi" (o "orto papale") per la contiguità del palazzo innocenziano destinato prima a residenza pontifizia e poi a noviziato. La tomba più antica reca la data 1295 a cui seguono, sul lato sud, altre che vanno dal 1300 al 1330. Il primo riferimento archivistico è comunque del 1319 e si riferisce ad una sepoltura «in cimiterio ecclesie beati Francisci». Una nota di spesa del 1378 fa riferimento al tetto del cimitero, elemento che fa pensare al fatto che fosse circondato da un portico[82]. Dopo la costruzione della cappella di Santa Caterina, l'accesso fu ricavato dalla cappella attigua di Sant'Antonio abate. Si deve all'iniziativa del Ministro generale Francesco Sansone il rifacimento, nell'ultima decade del secolo XV, del quadriportico a doppio ordine di logge, per opera dei maestri lombardi Pietro e Ambrogio[83]. Delle decorazioni pittoriche presenti nel chiostro, rimane, staccata e restaurata, una Pietà con i santi Francesco e Filippo Neri del Sermei, dipinta tra il quarto e il quinto decennio del seicento[38]. Nel cortile interno del chiostro è collocata una statua di San Francesco, della seconda decade del XX sec., opera di frate Luigi Sapia.

L'oratorio di San Bernardino[modifica | modifica wikitesto]

In un documento notarile del maggio 1459 si trova un riferimento alla «cappella S. Bernardini noviter construenda»[84]. Edificato dal Terz'Ordine nella piazza antistante la basilica fu demolito nel 1647 in occasione dei lavori di sistemazione di quello spazio[85]. Ne rimane la facciata, proprio di fronte all'ingresso della basilica inferiore e, all'interno, nell'ambiente oggi adibito ad "ufficio informazioni", una decorazione ad affresco con l'Immacolata tra i santi Bernardino e Francesco. Nella sacrestia inferiore invece è conservato una parte dell'affresco che Tiberio d'Assisi, tra il 1504 e il 1511, realizzò per lo stesso oratorio[85]. Raffigura la Madonna col Bambino e sant'Anna e ai lati, sulla sinistra i santi Bernardino e Sebastiano e, sulla destra (mutila), un altro santo, con barba, di cui rimane solo il busto).

La Sala Norsa[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio prospiciente alla basilica, fu restaurato per iniziativa del frate minore conventuale Emilio Norsa (1873-1919) che vi fondò la Scuola Davidico-Serafica con lo scopo di istruire i fanciulli cantori del santuario e di tenervi incontri liturgico-biblico-musicali per la gente[86]. Ospita ora la redazione della rivista San Francesco patrono d'Italia e la sala stampa del Sacro Convento.

La selva e gli orti[modifica | modifica wikitesto]

Il Sacro Convento è circondato a sud-ovest da orto e oliveto e a nord dall'antica selva. Il lato sud è delimitato dalle mura medievali che costeggiano la cosiddetta "piaggia di San Francesco" che da Porta San Francesco scende fino ad innestarsi nella Strada regionale 147 (Viale Giovanna di Savoia, regina dei Bulgari), prima di Ponte San Vittorino. A nord-est il limite è segnato da un muro di cinta lungo il torrente Tescio. Aderendo ad un'iniziativa del Fondo Ambiente Italiano (FAI), la Custodia del Sacro Convento ha consentito (con una convenzione siglata il 28 gennaio 2011)[87] all'apertura del tratto di sentiero che dal lato nord della Piazza superiore di San Francesco scende appunto attraverso la selva fino a quello che è stato chiamato "Bosco di San Francesco" da cui è poi possibile raggiungere l'antica chiesa di Santa Croce (sec. XIII), in riva al torrente Tescio. Il percorso è stato inaugurato l'11 settembre 2011[88].

Dipendenze del Sacro Convento[modifica | modifica wikitesto]

Con la fondazione della basilica e la costruzione dell'annesso convento fu normale che il governo della comunità si trasferisse presso la tomba del Fondatore. Dal Sacro Convento dipendeva anche la comunità della Porziuncola che però, con il sorgere del movimento dell'osservanza, cominciò a reclamare una propria autonomia, anche di tipo amministrativo. Con la bolla Licet ex debito del 3 dicembre 1445[89], papa Eugenio IV confermò in perpetuum agli osservanti cismontani il governo del luogo e il conseguente uso delle offerte lì percepite[90]. Nel 1517, vista l'impossibilità di conciliare le diverse anime dell'Ordine francescano, papa Leone X con la bolla Ite vos separava definitivamente conventuali e osservanti, riconoscendo a questi ultimi il primato giuridico e d'onore.

Oratorio di San Francesco Piccolino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Oratorio di San Francesco Piccolino.

Da sempre affidato alla comunità del Sacro Convento è l'oratorio detto San Francesco piccolino, ricavato nel fondaco della casa di Pietro di Bernardone, a pochi passi dalla piazza del Comune e dalla chiesa nuova, costruita nel 1615 sopra la casa paterna del santo. La piccola chiesa, voluta da Piccardo, nipote di Francesco, presenta all'interno un arco ogivale datato 1281 e conserva tracce di affreschi dei secoli XIII-XV[91].

Santuario del Sacro Tugurio di Rivotorto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santuario di Rivotorto.

Dipende dal Sacro Convento anche il santuario del Sacro Tugurio di Rivotorto, presso Assisi, edificato a memoria del luogo dove l'Ordine francescano mosse «i primi passi»[92]. L'antico rifugio, ormai abbandonato, fu trasformato in chiesa nel 1445 per iniziativa di frate Francesco Saccarda che ottenne l'autorizzazione del Vescovo di Assisi. Nel secolo XVI furono avviati i lavori per la costruzione di una chiesa più grande, sorte che ebbe nel secolo successivo anche l'attiguo convento. La chiesa (e parte del convento) fu comunque ricostruita, in stile neogotico, tra il 1860 e il 1880, dopo che il violento terremoto del 12 febbraio 1854 l'aveva rasa al suolo[93].

Chiesa e convento di Santa Maria in Arce[modifica | modifica wikitesto]

Ancora al Sacro Convento è legato il convento e chiesa di Santa Maria in Arce (secolo XIII) poco fuori l'abitato di Rocca Sant'Angelo, nel comune di Assisi, «che fu uno dei primi insediamenti degli Osservanti e conserva preziosi documenti d'arte pittorica umbra, soprattutto quattrocentesca»[94].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Circa la consacrazione, non solamente consacrò la altare, ma ancora tutta la chiesa con il convento, però se dice il Sacro Convento» (Pietralunga,  p. 51.). L'uso dell'aggettivo "sacro" sembra però «abbastanza comune nel medio evo; rimasta con titolo legittimo antico solo a questo cenobio» Bertazzo, 136
  2. ^ AssisiUNESCO.
  3. ^ 1Cel,  25: FF,  612; per i suoi rapporti con Francesco vedi: 1Cel,  73-75; 99-100: FF,  449-452; 492-495..
  4. ^ Bolla Recolentes del 29 aprile 1228, in BF,  I, n. 21, pp. 40-41.
  5. ^ LM, XV,5d: FF,  1250.
  6. ^ Atto notarile del 30 marzo 1228 conservato presso l'Archivio del Sacro Convento di Assisi (Istrumenti, II/1) e trascritto in Istrumenti,  n. 6, p. 10-11.. Per il giorno (30 anziché 29 marzo come quasi generalmente) si veda la precisazione nella descrizione del documento Istrumenti,  p. 10..
  7. ^ «Onde quando poi el nostro padre Santo Francesco fu appresso alla morte li soy compagni lo adomandarono dicendo: "Padre dove voli essere sepellito?" et illo rispuose: "Dove sonno le forche deli malfactori", la qual cosa poi fo facta imperocché dove è mo lo altare maiore ivi era il luoco della justitia» (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ms. Vat. 4354, c. 108, citato in: Pietramellara,  p.6.
  8. ^ LM,  XV,7d: FF,  1253.
  9. ^ VII, 13: FF,  26.
  10. ^ Regola bollata, VI, 1: FF,  90.
  11. ^ Assisi, Archivio del Sacro Convento, Istrumenti, II/2, trascritto in Istrumenti,  n.8, p. 12-14.
  12. ^ Assisi, Archivio del Sacro Convento, Istrumenti, II/3, trascritto in Istrumenti,  n. 16, pp. 23-25.
  13. ^ Bertazzo,  pp. 131-132.
  14. ^ a b c Il termine "palazzo" è utilizzato nei documenti relativi al Sacro Convento sia per indicare l'edificio a quattro piani sul fronte ovest, sia una modesta infermeria e addirittura una sola stanzia a uso barberia. Nel linguaggio dell'epoca il termine era sinonimo di fabbricato, ambiente, locale (cfr. Bertazzo,  p. 132).
  15. ^ Cronica,  233-234; Cronaca,  610-611, pp. 231-232.
  16. ^ Bertazzo,  p. 132.
  17. ^ Nessi,  p. 74.
  18. ^ Bertazzo,  p. 132; cfr. Pietramellara,  p. 25.
  19. ^ Pietramellara,  p. 41.
  20. ^ Pietramellara,  p. 26.
  21. ^ Il fabbricato prende il nome dal cardinale Egidio Albornoz, legato e vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, che alla morte lasciò duemila fiorino d'oro per la conclusione dell'opera (cfr. Pietramellara,  p. 27). Su quel lascito intervenne il 17 maggio 1373 Gregorio XI che da Avignone ordinava al vescovo di Perugia di costringere i frati ad utilizzare l'eredità dell'Albornoz esclusivamente per i lavori della chiesa e del convento (cfr. (BF,  VI, n. 1263, p. 501).
  22. ^ Magro,  p. 60.
  23. ^ Magro,  p. 61.
  24. ^ Magro,  p. 31.
  25. ^ Pietramellara,  p. 36.
  26. ^ Magro,  p. 63.
  27. ^ Magro,  p. 62.
  28. ^ a b Magro,  p. 64.
  29. ^ Inventario dell'antica biblioteca del S. Convento di S. Francesco in Assisi compilato nel 1381 pubblicato con note illustrative e con raffronto ai codici esistenti nella comunale della stessa città dal bibliotecario Leto Alessandri [...], Assisi, Tip. Metastasio, 1906, p. XVI, citato in: Gino Zanotti, Assisi, la Biblioteca del Sacro Convento, conventuale-comunale (sette secoli di storia), Assisi, Casa editrice francescana, 1990, p. 23..
  30. ^ Magro,  p. 27.
  31. ^ Testimoni oculari attestano che fino al 1875 nella sala capitolare era visibile lo stemma di papa Sinibaldo Fieschi (Cfr. Bertazzo,  p. 132)
  32. ^ Assisi, Biblioteca comunale, cod. 337, c. 3r., citato in Pietramellara,  p. 69
  33. ^ Per ragioni conservative, i pochi affreschi ancora integri sono stati staccati, restaurati e collocati in ambienti interni del convento. I ritratti sono stati sistemati nel corridoio del dormitorio superiore.
  34. ^ Magro,  p. 61-63. Sul ruolo del Doni si veda Sapori,  p. 24-249.
  35. ^ a b Sapori,  p. 258.
  36. ^ Bertazzo,  p. 134-135; Sapori,  p. 258.
  37. ^ Nessi 1994,  p. 442.
  38. ^ a b Sapori,  p. 258.
  39. ^ Pittura600,  nn. 92-99, pp. 394-395.
  40. ^ Magro,  p. 27.
  41. ^ Rosa di S. Marco, L'incontro di san Francesco con madonna povertà, in San Francesco di Assisi. Periodico mensile illustrato per il VII Centenario della morte del santo 1226-1926, 1927,7,131.
  42. ^ Magro,  p. 23.
  43. ^ Bullarium franciscanum, VII, n. 118, p. 36.
  44. ^ Gustavo Parisciani, San Giuseppe da Copertino (1602-1663) alla luce dei nuovi documenti, Osimo 1963, pp. 736-737, citato in: Bertazzo,  p. 132.
  45. ^ Magro,  p. 26.
  46. ^ Bertazzo,  p. 136; Petramellara,  p. 142; Sito ufficiale del Convitto Nazionale Principe di Napoli Assisi, su convittoassisi.com. URL consultato il 16 dicembre 2011..
  47. ^ Bertazzo, 136.
  48. ^ a b Costituzioni,  26,2.
  49. ^ StatutoSC,  2.
  50. ^ StatutoSC, 10-11.
  51. ^ TO.
  52. ^ CDC,  678.
  53. ^ Jacques Le Goff, San Francesco d'Assisi, Milano, Mondadori, 2000
  54. ^ L'elenco è tratto dall'Appendice B dello studio di Silvestro Nessi citato in Bibliografia
  55. ^ Alessandro Borgia, Istoria della chiesa, e città di Velletri [...], Nocera, Mariotti, 1723, p. 279
  56. ^ Andrea Czortek, Frati Minori e comuni nell'Umbria del Duecento, in: Convegno internazionale di studi. I Francescani e la politica (secc. 13.-17.). Palermo 3 - 7 dicembre 2002 Monreale e Sciacca 5 Dicembre, vol. 2, [Palermo, Officina di Studi Medievali-Biblioteca Francescana, 2002], p. 266
  57. ^ FERRAGATTI, Nicola, su treccani.it. URL consultato il 16 agosto 2016.
  58. ^ [Niccola Papini], Notizie sicure, della morte sepoltura e traslazione di S. Francesco d'Assisi e del ritrovamento del corpo di lui [...], Firenze, Pagani, 1822, p. 99
  59. ^ [Niccola Papini], Notizie sicure, della morte sepoltura e traslazione di S. Francesco d'Assisi e del ritrovamento del corpo di lui [...], Firenze, Pagani, 1822, p. 218
  60. ^ Celestino Piana, La Facoltà teologica dell'Università di Firenze nel Quattro e Cinquecento, Grottaferrata, Editiones Collegii S. Bonaventurae ad Claras Aquas, 1977, p. 97
  61. ^ MAFFEI, Giuliano, su treccani.it. URL consultato il 15 agosto 2016.
  62. ^ DELFINI, Egidio, su treccani.it. URL consultato il 15 agosto 2016.
  63. ^ Archivio Sartori. Documenti di storia e arte francescana, a cura di Antonio Sartori, vol. 3: Evoluzione del francescanesimo nelle Tre Venezie. Monasteri, contrade, località, abitanti di Padova medioevale, a cura di Giovanni Luisetto, parte II, Padova, Biblioteca Antoniana, Basilica del Santo, 1988, p. 1319
  64. ^ DRAGIŠIĆ, Juraj, su treccani.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  65. ^ BARTOLUCCI, Rufino, su treccani.it. URL consultato il 14 agosto 2016.
  66. ^ Francesco Costa, Padre Giuseppe Bonasia da Noto, Custode del Sacro Convento d'Assisi (1571-1574), in: "San Francesco patrono d'Italia", 1976/2, pp. 49-56; Francesco Costa, Profili di oratori siciliani dell'Ordine dei Minori Conventuali nel sec. XVI, in: Francescanesimo e cultura in Sicilia (secc. 13.-16.). Atti del Convegno internazionale di studio nell'ottavo centenario della nascita di San Francesco d'Assisi, Palermo 7-12 maggio 1982, Palermo, Officina di studi medievali, 1987 (fa parte di: "Schede medievali: rassegna dell'officina di studi medievali", 7, 1987, n. 12-13), p. 266; Francesco Costa, P. Giuseppe Bonasia da Noto dei Frati Minori Conventuali (+1576), in: Francescanesimo e cultura a Noto. Atti del convegno internazionale di studi. Parrocchia S. Francesco d'Assisi all'Immacolata, Noto 7-9 novembre 2003, a cura di Diego Ciccarelli e Simona Sarzana, Palermo, Biblioteca francescana di studi medievali, 2005, pp. 56-60
  67. ^ MAREOTTI, Trebazio, su treccani.it. URL consultato il 16 agosto 2016.
  68. ^ CAPUTO, Giovanni Donato, su treccani.it. URL consultato il 18 agosto 2016.
  69. ^ Alberto Barbieri, Modenesi da ricordare. Ecclesiastici, Modena, STEM Mucchi, 1969, p. 58
  70. ^ G. Campanella, Padre Andrea Scalimoli da Castellana O.F.M.Conv. Note storiche, Roma, PIME, 1983
  71. ^ Sigismondo da Venezia, Biografia serafica degli uomini illustri che fiorirono nel francescano istituto per santità, dottrina e dignità fino a' nostri giorni, Venezia, Tip. G. B. Merlo, 1846, p. 674
  72. ^ Girolamo Bonoli, Storia di Luogo e annessi, Faenza, Archi, 1732, p. 375
  73. ^ "Archeografo triestino" vol. 22 (1899), p. 116
  74. ^ Gustavo Parisciani, Il convento di San Francesco dei frati minori conventuali nella Repubblica di San Marino, con testi di Cristoforo Buscarini ... [et al.], Firenze, Il fiore, 1983, p. 218
  75. ^ PAPINI TARTAGNI, Nicolò, su treccani.it. URL consultato il 18 agosto 2016.
  76. ^ Bishop Bonaventura Zabberoni, O.F.M. Conv. †, su catholic-hierarchy.org. URL consultato il 12 agosto 2016.
  77. ^ Felice Autieri, La Provincia francescana conventuale di Napoli, 1815-1866. Dalla restaurazione borbonica alla soppressione piemontese, Roma, Miscellanea francescana, 2001, pp. 193ss
  78. ^ Francesco Costa, San Francesco all'Immacolata di Catania. Guida storico-artistica, Palermo, Biblioteca Francescana-Officina di Studi Medievali, 2007, pp. 61-64
  79. ^ Francesco Costa, Un profilo bio-bibliografico del P. Giuseppe Abate, in: "San Francesco patrono d'Italia" 1971/3, pp. 108-110; Raoul Manselli, Padre Giuseppe Abate commemorato nella patria di san Francesco. Nel primi anniversario della morte, in :"San Francesco patrono d'Italia" 1971/4-5, pp. 180-189; Gaetano Stano, La morte di P. Giuseppe Abate, in: "San Francesco patrono d'Italia" 1970/3-4, pp. 139-140.
  80. ^ StatutiSC,  73a.
  81. ^ StatutiSC,  73b.
  82. ^ Cenci,  I, p. 176.
  83. ^ Pietramellara,  p. 38; Magro,  p. 31.
  84. ^ Assisi, Archivio notarile, V 6², f. 159v, citato in Pietramellara,  p. 82.
  85. ^ a b Sapori,  p. 247.
  86. ^ Piero Chiminelli, Il P. Emilio M.ª Norsa da Mantova, O.F.M.Conv. (1873-1919), convertito e musico, in Miscellanea francescana 1948,48,267.
  87. ^ Il bosco di San Francesco, preso in cura dal FAI, su sanfrancescopatronoditalia.it. URL consultato il 17 dicembre 2011.
  88. ^ Bosco di San Francesco, su fondoambiente.it. URL consultato il 17 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 9 novembre 2011).
  89. ^ Bullarium franciscanum, nuova serie, I, n. 954, p. 469.
  90. ^ Pacifico Sella, Leone X e la definitiva divisione dell'Ordine dei minori (OMin.): la bolla Ite vos (29 maggio 1517), Grottaferrata (Roma), Frati editori di Quaracchi, 2001, p. 138. A cosa servissero però i soldi che il Sacro Convento esigeva è facile da immaginare, se si considera, ad esempio, l'intervento con il quale Niccolò V, nel 1451, ordinava che le gabelle riscosse dalle botteghe, provvisoriamente erette sotto i portici della chiesa inferiore, venissero destinate alla manutenzione del complesso santuariale (BFns,  I, n. 1425, p. 725, citato in Pietramellara,  p. 82), o quello di Sisto IV che nel 1471(BFns,  III, n. 45, p. 23, citato in Pietramellara,  p. 84), in considerazione degli urgenti e necessari lavori di restauro al convento, autorizzava i frati a vendere, permutare, investire beni mobili, immobili, commestibili, ecc.
  91. ^ Egidio Canil, Oratorio di San Francesco Piccolino, in AssisiUNESCO,  p. 147.
  92. ^ Benedetto XVI, Discorso ai giovani in occasione della visita ad Assisi per l'VIII Centenario della conversione di san Francesco, Piazzale antistante la Basilica di Santa Maria degli Angeli, 17 giugno 2007, su vatican.va. URL consultato il 17 dicembre 2011. Sulla dimora della primitiva comunità presso Rivotorto si veda 1Cel,  42-44 :FF,  394-398, ripreso da san Bonaventura in LM,  IV, 3-4: FF,  1067-1071, e poi anche nella Leggenda dei tre compagni (55: FF,  1464).
  93. ^ Egidio Canil, Santuario francescano di Rivotorto, in AssisiUNESCO,  pp. 123-124.
  94. ^ Francesco Santucci, Castelli del contado di Assisi, in AssisiUNESCO,  p. 157.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • Assisi alla scoperta del sito UNESCO. Assisi, la Basilica di San Francesco e altri luoghi francescani, a cura di Adriano Cicoci e Giovanni Zavarella, Assisi, Comune di Assisi, 2011.
  • Luciano Bertazzo, recensione a Il Sacro Convento di Assisi, di C. Pietramellara et al., in: Il Santo 1990,30,128-136.
  • C. Cenci, Documentazione di storia assisana, 1300-1530, voll. I-III, Grottaferrata, 1974-1975.
  • Pasquale Magro, La Basilica sepolcrale di San Francesco in Assisi, Assisi, Casa editrice francescana, 1991.
  • Ludovico da Pietralunga, Descrizione della Basilica di S. Francesco e di altri santuari di Assisi. In appendice Chiesa superiore di Anonimo secentesco. Introduzione, note al testo e commento critico di Pietro Scarpellini, Treviso, Canova, 1982.
  • Silvestro Nessi, La Basilica di S. Francesco in Assisi e la sua documentazione storica, 2ª edizione, Assisi, Casa editrice francescana, 1994.
  • C. Pietramellara et al., Il Sacro Convento di Assisi, Roma-Bari, Laterza, 1988. ISBN 88-420-3298-0
  • Giovanna Sapori, Per una storia della decorazione della basilica fra Quattrocento e Settecento, in La basilica di San Francesco, a cura di Giorgio Bonsanti, vol 2/1, Modena, Franco Cosimo Panini, 2002

Sigle[modifica | modifica wikitesto]

  • Bullarium Franciscanum Romanorum Pontificum Constitutiones, epistolas, ac diplomata continens tribus Ordinibus Minorum, Clarissarum et Poenitentium [...], voll. I-VII (I: ab Honorio III ad Innocentium IIII; II: referens ea, quae Alexandri et Urbani IIII sunt; III: a Clemente IIII ad Honorium IIII; IV: referens ea, quae Nicolai IIII, Caelestini V et Bonifaci VIII sunt; V: Benedicti XI, Clementis V, Ioannis XXII monumenta; VI: Benedicti XII, Clementis VI, Innocentii VI, Urbani V, Gregorii XI documenta; VII: Romanorum pontificum vel eorum, qui durante schhismate occidentali in sua obedentia pro romanis pontificibus habebantur, scilicet Urbani VI, Bonifatii IX, Innocentii VII, Gregorii XII, Clementis VII, Benedicti XIII, Alexandri V, Ioannis XXIII, Martini V documenta), Romae, Typis Sacrae Congr. de Propaganda Fide [poi Typis Vaticanis], 1759-1804.
  • Bullarium Franciscanum [...], Nova series, voll. I-IV/1-2 (I (1434-1455): [da Eugenio IV a Nicolò V]; II (1455-1471): [Callisto III, Pio II e Paolo II]; III (1471-1484): [Sisto IV]; IV-1 (1484-1489): [Innocenzo VIII]; IV-2 (1489-1492): [Innocenzo VIII], Quaracchi [poi Grottaferrata], Collegii S. Bonaventurae, 1929-1990.
  • Fonti francescane, Padova, Editrici francescane, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]