Miracolo della sorgente

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Il miracolo della sorgente
Giotto - Legend of St Francis - -14- - Miracle of the Spring2.jpg
AutoreGiotto
Data1295-1299 circa
Tecnicaaffresco
Dimensioni270×200 cm
UbicazioneBasilica superiore di Assisi, Assisi

Il miracolo della sorgente è la quattordicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1295 e il 1299 e misura 270x200 cm.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Questo episodio appartiene alla serie della Legenda maior (VII,12) di San Francesco: "Salendo il beato Francesco sopra un monte in groppa all'asino di un povero uomo a causa di un'infermità, e invocando il detto uomo, che si sentiva morir di sete, un poco d'acqua, ne cavò da una pietra: la quale né prima v'era stata, né poi fu vista." San Francesco nota il bisogno disperato dell'uomo di bere e cerca subito di soddisfarlo.

Di grandiosa eloquenza è l'inedito gesto dell'uomo che si sporge per bere l'acqua, con il piede che è realisticamente piegato nella spinta del corpo. Vasari ne diede una viva descrizione: "[nell'assetato] si vede vivo il desiderio delle acque". Dettagliata è la resa dei particolare, come il basto dell'asino.

Se qui ritorna il paesaggio ancora bizantineggiante delle rocce sporgenti (come nella scena dell'Elemosina del Mantello), l'insieme crea un gioco di linee che drammatizza la scena.

L'opera era molto rovinata dall'umidità nel 1798, quando venne restaurata. Studi hanno messo in luce come l'adesione del colore fu in alcuni punti imperfetta fin dall'inizio, forse dovuto a un cattivo calcolo dell'asciugamento, falsato dalla porta della basilica.

Dettaglio

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Nell'affresco è presente la caratteristica composizione a diagonale di Giotto, che fa ricadere lo sguardo su Francesco, posto al centro e fulcro del dipinto. La luce argentata lunare unifica umanità e natura, producendo un tono poetico sull'affresco. La presenza divina non è manifestata direttamente, con simboli o apparizioni, ma è nascosta nella natura, secondo una concezione simile a quella francescana. Lo spazio dove sono poste le persone è valorizzato, non basato sulla simmetria , ma su un ordine logico e naturalezza.

Giotto costruisce la scena su una composizione caratterizzata da essenzialità, come richiedeva l'ordine francescano. La composizione dell'opera è basata sulla geometria (è infatti costruita su due diagonali), ma viene liberata dalla rigidità dell'arte bizantina e romanica e dagli schemi astratti diffusi in quelle tipologie di arte.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizia Tazartes, Giotto, Rizzoli, Milano 2004. ISBN non esistente
  • Edi Baccheschi, L'opera completa di Giotto, Rizzoli, Milano 1977. ISBN non esistente

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