Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni

Nazionale di rugby a 15 del Galles

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Nazionale di rugby XV del Galles)
« Non si può battere il Galles in Galles. Al massimo si possono segnare più punti di loro »
(Ian Kirkpatrick, ex rugbista neozelandese)
Galles Galles
Stemma
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Prima
tenuta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Tenuta
alternativa
Sport Rugby union pictogram.svg Rugby a 15
Federazione Welsh Rugby Union
Soprannome I Dragoni
C.T. Nuova Zelanda Warren Gatland
Record presenze Stephen Jones (104)
Record mete Shane Williams (58)
Record punti Neil Jenkins (1049)
Piazzamento 5ª (6 aprile 2015)
Esordio internazionale
Inghilterra Inghilterra 30 - 0 Galles Galles
19 febbraio 1881
Migliore vittoria
Giappone Giappone 0 - 98 Galles Galles
26 novembre 2004
Peggiore sconfitta
Sudafrica Sudafrica 96 - 13 Galles Galles
27 giugno 1998
Coppa del Mondo
Partecipazioni 7 (esordio: 1987)
Miglior risultato 1987
Sei Nazioni
Partecipazioni 107 (esordio: 1883)
Miglior risultato 1ª (37 volte)
Stadio nazionale
Stadio nazionale Millennium Stadium,
Cardiff
(74.500 posti)

La Nazionale gallese di rugby a 15 (ingl. Wales national rugby union team; gall. Tîm rygbi'r undeb cenedlaethol Cymru) è la squadra nazionale maschile di rugby a 15 che rappresenta il Galles in ambito internazionale. Insieme a Inghilterra, Francia, Irlanda, Scozia e Italia partecipa al Sei Nazioni, torneo che fin dall'origine, e tenendo conto di tutte le varie denominazioni che ha assunto, ha vinto in totale 37 volte, la più recente delle quali nel 2012, con il Grande Slam.

Ha inoltre preso parte a tutte le edizioni della Coppa del Mondo dal 1987.

La Nazionale opera sotto la giurisdizione della federazione rugbistica gallese, la Welsh Rugby Union, istituita nel 1881. In quello stesso anno il Galles disputò il suo primo incontro internazionale, contro l'Inghilterra.

Nella lunga storia rugbistica del Galles spiccano due periodi d'oro: il primo, dal 1900 al 1911, vide, oltre al dominio nell'Home Nations Championship (denominazione dell'epoca del Sei Nazioni), la vittoria per 3-0 contro la Nuova Zelanda al Cardiff Arms Park nella prima partita tra i due Paesi (1905). Il secondo, dal 1969 al 1982, registrò 8 vittorie nel torneo delle Cinque Nazioni con 4 Grandi Slam.

Nella Coppa del Mondo di rugby 1987, la prima edizione della storia, il Galles raggiunse la semifinale e poi vinse la finale per il terzo posto, fino ad oggi miglior risultato nella competizione. Nel 1999 il Galles ospitò la IV edizione di tale torneo (la prima dopo l'apertura al professionismo nel rugby a 15), vinto dall'Australia.

Lo stadio interno del Galles è il Millennium Stadium di Cardiff, completato nel 1999 in sostituzione del National Stadium al Cardiff Arms Park.

Dieci giocatori gallesi fanno parte dell'International Rugby Hall of Fame e uno di essi, Gareth Edwards, è incluso anche nella World Rugby Hall of Fame.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni (1850-1919) e la nascita della Federazione[modifica | modifica wikitesto]

William McCutcheon, campione intorno al 1895.
La selezione gallese che nel 1905 sconfisse la Nuova Zelanda.
Una fase dell’incontro del 1905 contro la Nuova Zelanda.

Il rugby XV prese piede in Galles nel 1850 quando il reverendo Rowland Williams diventò vicepreside dello st. David's College di Lampeter, dove introdusse questo sport. Il primo club gallese, il Neath, fu fondato nel 1871. Nel 1881 nacque la Welsh Rugby Union[1] e con essa la prima rappresentativa nazionale gallese, che quel 19 febbraio disputò a Blackheat (Londra) il primo incontro della sua storia, una sconfitta contro l'Inghilterra[2]. Gli inglesi vinsero per sette calci piazzati, un drop e sei mete a zero che, con il punteggio ufficialmente adottato di lì a poco[3] significa 0-30.

L'anno seguente le quattro federazioni britanniche diedero vita all'Home Nation Championship (oggi Sei Nazioni) che vide la sua prima edizione nel 1883, senza alcuna vittoria da parte del Galles[4].

La disciplina, comunque, conobbe una rapida diffusione e, intorno al 1890, i gallesi svilupparono un nuovo tipo di formazione, chiamato Four Three-quarters (quattro tre quarti). Tale schema, che prevedeva otto avanti (i due piloni, il tallonatore, due seconde linee, due flanker e un numero 8) in luogo dei nove schierati fino a quel momento, rivoluzionò questo sport e fu, alfine, adottato universalmente a tutti i livelli. Tale fu anche lo schema con il quale il Galles vinse il suo primo Home Championship, nel 1893, con annessa anche la Triple Crown[5].

Il Galles rivinse il Championship nel 1900, dando avvio al primo periodo d'oro della sua storia rugbystica, che durò per tutto il decennio[6]. Due Triple Crown giunsero nel 1902 e nel 1905, e di poco analoga prestazione fu mancata nelle edizioni 1901, 1903 e 1904[4].

Verso la fine del 1905 il Galles disputò il suo primo test match contro una Nazionale non appartenente alle Isole britanniche, la Nuova Zelanda in tour nel Regno Unito, di scena per l'occasione all'Arms Park. Gli oceanici, più tardi noti col nome di Original All Blacks, nel corso di detto tour avevano già sconfitto in serie Inghilterra, Irlanda e Scozia[7]. Prima dell'incontro gli All Blacks si produssero nella loro Haka, una danza māori, alla quale la folla di 47.000 spettatori rispose cantando Hen Wlad Fy Nhadau, prima volta in cui un inno nazionale fu eseguito per un evento sportivo[7][8].

L'ala gallese Teddy Morgan segnò per primo e portò il Galles sul 3 a 0. Durante la partita il neozelandese Bob Deans dichiarò di aver segnato una meta, ma di essere stato trascinato dietro la linea prima dell'arrivo dell'arbitro. Questi non concesse la meta e decise, al contrario, una mischia chiusa a favore della nazionale di casa. Il risultato non cambiò più fino alla fine e il Galles si impose 3 a 0[9]. Quella sconfitta, l'unica sconfitta per gli All Blacks sui 35 incontri del tour, impedì tra l'altro agli oceanici di realizzare il Grande Slam contro le Isole Britanniche.

Nel 1906 il Galles vinse nuovamente l'Home Championship[4] e, nel corso dell'anno, disputò il suo primo test match contro il Sudafrica. A dispetto delle premesse, gli Springboks si imposero 11 a 0[10][11]. Due anni dopo, il 12 dicembre 1908, la nazionale gallese incontrò per la prima volta quella Australiana, battendola 9 a 6[12].

Una nuova vittoria nel Championship giunse nel 1909 e, con l'arrivo della Francia nel torneo interbritannico, il Galles vinse anche la prima edizione del Cinque Nazioni a chiamarsi con tale nome (1910); nel 1911 giunse anche il Grande Slam, impresa che non ripeté per quasi quattro decenni[4]. Nel 1913 a Cardiff la Nazionale subì la prima sconfitta interna dal 1899, a opera dell'Inghilterra che, tra l'altro, non vinceva in Galles dal 1895[13]. Dalla fine del 1914 la Grande Guerra provocò la sospensione di qualsiasi attività sportiva per tutta la sua durata.

Dal 1920 al 1968[modifica | modifica wikitesto]

Partita tra Irlanda e Galles in un'immagine degli anni venti

La ripresa delle attività sportive dopo la Grande Guerra vide l'inizio di un periodo di declino nel rugby gallese. Gli anni venti furono i peggiori, in quanto le opache prestazioni della nazionale sembravano rispecchiare il difficile momento dell'economia, con la recessione industriale particolarmente dura nel sud del Galles. Delle 42 partite giocate, infatti, la nazionale ne vinse solo 17 e ne pareggiò altre 3[14]. La depressione economica spinse inoltre circa mezzo milione di persone a emigrare per andare a cercare lavoro altrove[15]: tra di esse, numerosi giocatori di rugby XV, che passarono al rugby XIII in ragione della natura professionistica di quest'ultimo[16]. Tra il 1923 e il 1928 il Galles ottenne solo 7 vittorie, 5 delle quali contro la Francia che, tuttavia, riuscì nel 1928 anche a centrare la prima vittoria contro i gallesi[17]. Intorno a metà decennio vi furono inoltre problemi nella selezione dei giocatori: nel 1924, per esempio, vennero convocati 35 differenti atleti per quattro partite, ognuna giocata con un differente capitano. Solo un giocatore, Charlie Pugh, fu presente in tutti e quattro i match[14].

Inghilterra vs. Galles a Twickenham nel 1931

Le migliorate condizioni economiche degli anni trenta ebbero un positivo riflesso anche sullo sport gallese: la Nazionale vinse il Cinque Nazioni 1931, il primo dopo 9 anni e, per la prima volta nel dopoguerra, riuscì a schierare lo stesso XV per due incontri consecutivi, contro Inghilterra e Scozia[18]. Nel 1933 la squadra, capitanata da Watcyn Thomas, conquistò a Twickenham la sua prima vittoria esterna contro gli inglesi[19]. Il 21 dicembre 1935 i Dragoni riuscirono a battere gli All Blacks per 13 a 12 al termine di un incontro che vide l'esordio di Haydn Tanner, che fu capitano del Galles tra il primo e il secondo dopoguerra e internazionale fino al 1949. Nonostante la soppressione del Cinque Nazioni nel periodo bellico[20], il Galles disputò nel 1940 a Cardiff contro gli inglesi un match di beneficenza a sostegno della Croce Rossa. L'Inghilterra vinse 18-9[21].

Subito dopo la fine della guerra (1946) il Galles affrontò una selezione dell'esercito neozelandese, perdendo 11 a 3[22]. La prima edizione del Cinque Nazioni del dopoguerra, quella del 1947, fu vinta da gallesi e inglesi a pari merito. A dispetto della prima sconfitta interna subita dalla Francia nell'edizione 1948, due anni dopo il Galles era di nuovo competitivo, e realizzò il Grande Slam nel Cinque Nazioni 1950, il primo dal 1911. L'anno successivo, non bastò il dominio territoriale e nelle touche contro i sudafricani in tour per evitare la sconfitta per 3-6[23], comunque, nel 1952 giunse un nuovo Grande Slam e nel 1953 un 13-8 sugli All Blacks. Nel 1954 il St. Helens di Swansea, che dal 1885 ospitava il Galles, fu teatro dell'ultimo incontro internazionale e il Cardiff Arms Park fu eletto a stadio casalingo dei Dragoni[24]. Il Galles vinse anche l'edizione 1956, l'ultima per i successivi otto anni: si dovette attendere fino al 1964 per vedere la squadra primeggiare nel torneo, sebbene a pari merito della Scozia, e un ulteriore anno per vederla vincerlo da sola.

Il primo tour della Nazionale gallese fu nel 1964 e si svolse prevalentemente in Sudafrica, anche se vi fu un incontro disputato in Kenya, a Nairobi, contro una selezione dell'Africa Orientale. Nel corso di tale tour la squadra perse l'unico test match ufficiale della spedizione, a Durban contro gli Springboks per 3-24, che rappresentò il peggior passivo degli ultimi 40 anni[25]. All'assemblea generale della Welsh Rugby Union di quell'anno il presidente uscente, D. Ewart Davies, dichiarò che «risulta evidente, in base all'esperienza del tour sudafricano, che in Galles ci vuole un atteggiamento più propositivo verso il gioco… I giocatori devono essere preparati a imparare, anzi a reimparare, fino alla loro assoluta padronanza, i fondamentali del rugby»[26]. Ciò diede il via alla rivoluzione degli allenatori: fu istituito il WRU Coaching Committee, organo a cui fu demandato il compito di incrementare la qualità dell'allenamento; nel gennaio 1967 Ray Williams fu nominato Coaching Organiser[27]. Il primo allenatore della nazionale fu David Nash, ingaggiato nel 1967 con un contratto per una stagione, il quale tuttavia si dimise quando la federazione non gli diede il permesso di seguire il Galles nel tour del 1968 in Argentina[28]. Alla fine la federazione tornò sulla sua decisione e scelse Clive Rowlands come tecnico durante il tour, nel corso del quale la squadra disputò 6 incontri con 3 vittorie, 2 pareggi e una sconfitta[29].

La seconda “epoca d'oro” (1969-1982)[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo grande periodo di successo della nazionale gallese vide l'alba nel 1969: nel Cinque Nazioni di quell'anno, la squadra batté l'Inghilterra, vincendo il torneo con il Triple Crown. Fu anche l'anno del primo tour gallese in Nuova Zelanda, che si concluse con due sconfitte contro gli All Blacks in altrettanti test match, la prima 0-19, la seconda 12-33[30].

Nell'anno successivo, il 1970, giunse un altro Cinque Nazioni, a pari merito con la Francia, e successivamente quello che fu, fino al 1999, il miglior risultato contro il Sudafrica, un pareggio a Cardiff per 6-6[31]. Nel 1971 il Galles ottenne il suo primo Grande Slam dal 1952; utilizzando solo 16 giocatori in quattro partite, la Nazionale schierata in quell'edizione del Cinque Nazioni è considerata una delle più forti di sempre nella storia gallese[32][33]. La vittoria più famosa di tale edizione del torneo può essere considerata quella contro la Scozia[34]: il flanker John Taylor trasformò tra i pali la meta realizzata all'ultimo minuto da Gerald Davies, con la quale il Galles aveva ridotto lo svantaggio dagli scozzesi a un solo punto (17-18); grazie alla trasformazione, realizzata dalla linea laterale, il Galles vinse 19-18 e la stampa, giocando sul termine “trasformazione” (in inglese conversion) scrisse che quella di Taylor fu «la migliore conversione dai tempi di San Paolo»[33]. Fu lo stesso Galles a fornire il maggior numero di giocatori al tour di quell’anno dei British Lions in Nuova Zelanda; quella selezione così composta fu l'unica a vincere due test match nello stesso tour contro gli All Blacks[35].

Nel corso del Cinque nazioni del 1972 il Galles e la Scozia, nel periodo di massima tensione del conflitto nordirlandese, si rifiutarono di andare in trasferta a Dublino, avendo anche ricevuto supposte minacce dall'IRA[36]. Il torneo rimase incompleto, con Galles e Irlanda imbattuti. L'anno successivo si ebbe, caso unico nella storia del torneo, una vittoria condivisa tra le cinque nazionali, ciascuna avente al suo score due vittorie, gli incontri interni, e due sconfitte, quelli esterni. Ancora nel 1973 il Galles riuscì a sconfiggere i Wallabies per 24-0[37].

Il biennio 1975-1976 vide due ulteriori vittorie finali nel Cinque Nazioni, la seconda delle quali con il Grande Slam, quest'ultimo ottenuto, come nel 1971, utilizzando solo 16 giocatori. La vittoria nel 1978 fece anche diventare il Galles la prima Home Nation a realizzare il Triple Crown per tre edizioni di seguito. A quella vittoria coincise anche l'abbandono dell'attività di due figure storiche del rugby nazionale, Phil Bennett e Gareth Edwards[33].

Più tardi quello stesso anno il Galles affrontò in casa gli All Blacks, venendo sconfitto per 12-13 a seguito della realizzazione di un calcio piazzato neozelandese molto discusso di Brian McKechnie[38]: infatti, il seconda linea oceanico Andy Haden si era tuffato al di fuori della linea laterale nel tentativo di guadagnare la punizione. Quindici anni dopo, nel 1989, prima di un altro match Galles-Nuova Zelanda, lo stesso Haden ammise che lui e Frank Oliver avevano escogitato questa tattica, da usarsi nel caso la Nuova Zelanda si fosse trovata in difficoltà, come in effetti stava avvenendo. Nonostante le immagini mostrino l'intenzionalità del gesto (tanto che l'arbitro Roger Quittenton fu duramente criticato dalla stampa per non essersene accorto), l'unico giornalista a parlarne al tempo fu Clem Thomas. La visibilità non era ottima ma Quittenton più tardi dichiarò di aver dato la punizione avendo veramente visto Geoff Wheel saltare sopra la spalla di Frank Oliver. Più tardi lo stesso Haden ammise di essere stato stupito e felice che il suo stratagemma avesse funzionato[39]. Con tale vittoria gli All Blacks si garantirono il primo Grande Slam della storia in tour britannici[40].

Il Galles vinse ancora il Cinque Nazioni e la Triple Crown nel 1979 e, nel 1980, celebrò il centenario della fondazione della Welsh Rugby Union affrontando gli All Blacks a Cardiff[41] ma perdendo 3-23, con zero mete contro le quattro degli ospiti[42].

Anni difficili (1983-1999)[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1983 e il 1984 il Galles vinse quattro incontri, due per edizione, del Cinque Nazioni[4]; a cavallo di tali eventi, una stentata vittoria per 29-24 a Cardiff sul Giappone nel 1983[43] e una sconfitta interna per 9-28 contro l'Australia nel 1984, che all'epoca fissò il record negativo di punti subìti a Cardiff; nell'occasione il Galles seguì la stessa sorte delle altre tre squadre britanniche, che persero contro i Wallabies e permisero loro di conquistare il Grande Slam in un tour[44].

Il 1987 vide la nascita della Coppa del Mondo di rugby, la cui prima edizione fu ospitata tra maggio e giugno di quell'anno congiuntamente da Australia e Nuova Zelanda. All'epoca il Galles era nel novero delle nazioni più forti e rispettate, e in effetti la squadra si comportò bene, arrivando fino alla semifinale dopo aver sconfitto nei quarti l'Inghilterra; cedette solo agli All Blacks padroni di casa per 6-49, ma vinse la finale del terzo posto contro l'Australia[45]. Quello dell'edizione d'esordio è tuttora il miglior risultato di sempre dei gallesi alla Coppa del Mondo: da allora un quarto posto, due eliminazioni ai quarti di finale e tre addirittura al primo turno. Nel 1988 la squadra riconquistò, dopo 9 edizioni del Cinque Nazioni, la Triple Crown, ma il tour in Nuova Zelanda nel prosieguo d'anno, risoltosi in due pesanti sconfitte in altrettanti test match contro gli All Blacks, fu il chiaro segnale che la carriera di molti giocatori che avevano fino ad allora sorretto la squadra stava oramai per giungere al capolinea[41].

Il Cinque Nazioni 1990 del Galles si risolse nel primo whitewash della sua storia; in quello del 1991 tale umiliazione fu evitata solo grazie a un pareggio interno contro l'Irlanda, ma la successiva Coppa del Mondo in Inghilterra fu la cartina di tornasole del momento negativo della Nazionale: nel primo turno, la vittoria contro l'Argentina fu inutile ai fini della qualificazione ai quarti, compromessa dalla sconfitta in apertura di torneo contro Samoa più che da quella ben più pesante, ma preventivabile, contro l'Australia nell'ultimo incontro del girone[46].

Tra il 1993 e il 1994 il Galles vinse solo tre incontri su otto impegni complessivi del Cinque Nazioni, e nel 1994 tornò alla vittoria nel torneo[4], sia pure per differenza punti nei confronti dell'Inghilterra giunta a pari merito; dopo la seconda eliminazione consecutiva al primo turno in occasione della Coppa del Mondo di rugby 1995[47] il C.T. Alex Evans fu sostituito da Kevin Bowring, che diventò così il primo allenatore professionista della nazionale gallese.

Bowring si dimise nel 1998, dopo un rovinoso rovescio casalingo per 0-51 contro la Francia nell'ultima giornata del Cinque Nazioni: dopo un brevissimo interregno di Dennis John, sulla panchina gallese fu chiamato Graham Henry. Il passaggio al professionismo, nel frattempo autorizzato dall'International Rugby Board, richiamò molti giocatori nel frattempo passati al rugby XIII, e questo ebbe un ruolo non indifferente nel miglioramento delle prestazioni della squadra: Henry guidò il Galles a 10 vittorie consecutive[48] e per questo fu soprannominato dai media gallesi The Great Redeemer (il grande redentore)[49]. Il capolavoro di quella nazionale fu la vittoria "casalinga" contro l'Inghilterra nel 1999: la partita, giocata insolitamente allo stadio londinese di Wembley a causa dei lavori per il rifacimento del Millennium Stadium, fu vinta in modo epico per 32-31 e "regalò" il successo nel Cinque Nazioni alla Scozia, che contemporaneamente vinse a sorpresa in casa della Francia e superò così proprio l'Inghilterra in vetta alla classifica.

Nel 1999 il Galles ospitò la Coppa del Mondo in cui riuscì a superare la prima fase, prima volta dal 1987. Nei quarti fu comunque battuto 9 a 24 dall'Australia, che poi vinse il torneo[50].

Il nuovo millennio[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo millennio si aprì con le sconfitte contro Argentina e Irlanda nel 2001 e 2002, che portarono alle dimissioni di Henry nel febbraio 2002. Gli subentrò il suo assistente, Steve Hansen, anch'egli neozelandese[48]. Ulteriori sconfitte portarono nel 2003 a una grande trasformazione nel rugby gallese, in quanto la federazione decise di dare inizio alla cosiddetta regional era, ovvero l'istituzione di quattro grandi squadre professionistiche espressione ciascuna di un'area del Paese (Cardiff, Newport, Llanelli e Swansea), a competere in una Lega interbritannica, la Celtic League, campionato tra club gallesi, scozzesi e irlandesi.

Michael Owen durante una rimessa laterale

Nella Coppa del Mondo di rugby 2003 in Australia il Galles riuscì di nuovo a qualificarsi per i quarti nonostante la sconfitta nel girone eliminatorio contro la Nuova Zelanda per 37-53, incontro che vide comunque i Dragoni segnar 4 mete agli All Blacks. La corsa del Galles si fermò tuttavia di nuovo ai quarti, a opera dei futuri campioni dell'Inghilterra[51].

Nel 2005, allenato da Mike Ruddock, il Galles vinse il suo primo Sei Nazioni, conseguendo anche il Grande Slam: importante fu la prima partita, una vittoria 11-9 sull'Inghilterra a Cardiff, ottenuta grazie a un piazzato dalla lunga distanza messo a segno da Gavin Henson nei minuti finali. Anche contro la Francia i gallesi vinsero in rimonta, dopo essere stati sotto 6-15 all'intervallo. L'ultimo incontro vide un Millennium Stadium gremito ad attendere la vittoria contro l'Irlanda, che giunse per 32-20: per la prima volta dal Cinque Nazioni 1994 il Galles vinse il torneo, e per la prima volta da quello del 1978 realizzò il Grande Slam[52]. Più tardi quello stesso anno il Galles rimediò un 3-41 interno dagli All Blacks, per quella che a tutt'oggi è la peggior sconfitta casalinga[53]. A ciò fecero seguito la vittoria per un solo punto contro Figi, una sconfitta contro il Sudafrica e infine una vittoria contro l'Australia[54].

Il 14 febbraio 2006, a metà del Sei Nazioni, Mike Ruddock si dimise da allenatore del Galles per ragioni familiari[55]. A Ruddock subentrò Scott Johnson che tenne l'interim per le rimanenti partite, chiudendo al penultimo posto con una vittoria e un pareggio, quest'ultimo imposto a Cardiff dall'Italia, la quale prima di quel risultato non aveva mai realizzato punti esterni. Il 27 aprile Gareth Jenkins venne poi designato nuovo allenatore[56].

Il 10 maggio 2007 Galles e Australia decisero di celebrare 100 anni di test match tra le due nazionali istituendo il James Bevan Trophy[57]. Il trofeo prende il nome dal primo capitano del Galles, australiano di nascita.

Inserita, nella Coppa del Mondo di rugby 2007, in un girone che la vedeva opposta a Giappone, Canada, Australia e Figi, la Nazionale gallese sconfisse le prime due, rispettando il pronostico che la voleva favorita, e perse contro l'Australia con un accettabile 20-32; ma fu contro Figi, nell'ultimo incontro del girone, che il Galles compromise tutto il lavoro fatto, perdendo 34-38 e rimanendo escluso dai quarti di finale del torneo[58]. All'eliminazione fece seguito il licenziamento di Gareth Jenkins[59]. L'8 ottobre 2007 dello stesso anno la WRU e la South African Rugby Union hanno creato il Prince William Trophy per commemorare i cent'anni di test match tra Galles e Sudafrica.

Del 9 novembre 2007 è il conferimento dell'incarico di tecnico della Nazionale al neozelandese ed ex All Black Warren Gatland, già vincitore della Air New Zealand Cup 2006 alla guida del Waikato. Gatland è in carica effettiva dal 1º dicembre successivo[60].

Il più recente appuntamento internazionale del Galles è stato il Sei Nazioni 2008, vinto con il Grande Slam: particolarmente significativo l'incontro d'apertura, vinto il 2 febbraio a Twickenham contro l'Inghilterra: era dal Cinque Nazioni 1988, infatti, che il Galles non batteva gli inglesi in casa loro[61]. A tale vittoria hanno fatto seguito un +15 sulla Scozia (30-15) e un +39 sull'Italia, la vittoria più larga contro gli azzurri nel Sei Nazioni, che eguaglia come scarto il 60-21 ottenuto a Treviso in un test match nel 1999[62]. La vittoria 16-12 contro l'Irlanda ha assicurato ai gallesi il Triple Crown e, infine, quella del Millennium Stadium contro la Francia per 29-12 ha dato ai Dragoni vittoria finale e Grande Slam. In particolare, quest'ultimo incontro ha visto anche la quarantunesima meta di Shane Williams, che ha superato Gareth Thomas in testa alla classifica dei giocatori gallesi con più mete in nazionale.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Giocatori gallesi con la seconda tenuta

Il Galles gioca con casacche rosse, pantaloncini bianchi e calze rosse. La seconda divisa è completamente grigio acciaio. Per alcuni anni le uniformi sono prodotte dalla Reebok e sponsorizzate dalla birreria di Cardiff SA Brain[63].

Il simbolo del Principe del Galles

A causa del divieto vigente in Francia di pubblicizzare alcolici durante eventi sportivi, in occasione di incontri in quel Paese il logo “Brains” fu rimpiazzato da “Brawn” nel Sei Nazioni 2005 e “Brawn Again” nel Sei Nazioni 2007[64]. I nuovi sponsor sono Under Armour e la compagnia di assicurazione Admiral. Il logo dello sponsor non è comunque esponibile durante la Coppa del Mondo, in quanto nel corso di tale competizione è ammesso solo lo stemma della nazionale, il logo della Coppa del Mondo e quello della ditta produttrice dell'uniforme di gioco.

Il simbolo della nazionale gallese sono le piume del Principe del Galles. Tale emblema fu scelto nel XIX secolo dalla Welsh Rugby Union che lo preferì a un altro simbolo tipico della nazione, il porro, per testimoniare la fedeltà al Regno Unito[65].

Nel 1991, per permettere la registrazione del logo, il motivo originale fu sostituito da una versione più stilizzata. Il motto sotto le piume era Ich dien (ted. “Io servo”), ma fu sostituito dall'acronimo WRU nella nuova versione[66].

Il Galles indossò uniformi nere durante la celebrazione dei 125 anni della WRU nel 2005. Esse furono utilizzate anche nelle partite contro Figi e Australia di quell'anno. In particolare, la sfida contro gli australiani fu la prima volta in cui il Galles non usò le maglie rosse contro uno dei propri rivali tradizionali[67].

Il rugby in Galles[modifica | modifica wikitesto]

Il rugby XV e la nazionale hanno un ruolo importante nella cultura e nella società gallese. Lo storico dello sport John Bale afferma che «il rugby è tipicamente gallese» e David Andrews scrive che «per la coscienza popolare, il rugby è gallese quanto le miniere di carbone, i cori maschili, How Green Was My Valley, Dylan Thomas e Tom Jones»[68] La prima epoca d'oro del rugby gallese (1900-1911) coincise col momento di massimo splendore della nazione nel XX secolo[69] e tale sport fu importante nella costruzione della moderna identità del Galles[70].

La stagione 2004/05 segnò il record di spettatori per le partite della nazionale[71]. Durante il Sei Nazioni 2005, 40.000 gallesi si recarono a Edimburgo per seguire la partita contro la Scozia[72]. Il record di affluenza fu poi superato l'anno successivo, quando più di 500.000 persone in totale seguirono i sette incontri interni del Galles[73]. Il nuovo Millennium Stadium, con i suoi 74.500 posti, è abitualmente esaurito per le partite della Nazionale.

Stadi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cardiff Arms Park e Millennium Stadium.
Il Millennium Stadium a Cardiff, dove il Galles disputa gli incontri interni

Il primo incontro interno del Galles contro una rappresentativa internazionale si tenne al St. Helen’s di Swansea[74]. Tale stadio continuò a essere utilizzato fino al 1954, quando fu deciso che il terreno di gioco principale sarebbe stato da allora in avanti il Cardiff Arms Park[75][76]. La più vecchia tribuna dell'Arms Park risale al 1881, e nel decennio successivo la sua capacità fu più volte aumentata[77]; gli spettatori continuavano tuttavia ad aumentare e nel 1902 la partita tra Galles e Scozia fu seguita addirittura da 40.000 spettatori, cifra che rappresentava il record mondiale al tempo[78].

Nel 1911 i proprietari dell'Arms Park, i marchesi di Bute[79], confermarono che la Nazionale poteva usare il terreno e, durante gli venti e trenta, il Galles si assicurò un controllo sempre maggiore sulla gestione dello stadio[80]. Durante la stagione 1933/34 fu costruita una nuova tribuna, che portò la capacità dell'impianto a 56.000 spettatori[81]. Nel 1958 la WRU concluse che un nuovo stadio era necessario, in quanto l'Arms Park era continuamente colpito da inondazioni[82]; negli anni sessanta, dopo vari dibattiti e dispute tra la federazione e altri organi, si decise di costruire un nuovo stadio per la Nazionale, che avrebbe avuto al proprio interno un campo di gioco anche per il Cardiff[83]. Il New National Stadium, come era conosciuto, fu aperto nel 1970[84].

Attualmente la nazionale di rugby, così come quella di calcio, disputa le proprie partite interne al Millennium Stadium di Cardiff. L'impianto può ospitare fino a 74.500 spettatori[85], che ne fanno il più grande impianto del Galles e il quarto del Regno Unito in ordine di capienza, dopo il nuovo Wembley (Londra), Twickenham (Londra) e Old Trafford (Manchester).

Il Millennium Stadium fu ideato nel 1994, quando fu creata una commissione per la riqualificazione dell'area: fu deciso di costruire un nuovo stadio nazionale in luogo dell'Arms Park dopo che quest'ultimo fu trovato non in regola con le nuove norme di sicurezza per gli impianti nel Regno Unito, che tra l'altro prescrivevano che tutti i posti dovessero essere a sedere[86]. La costruzione del Millennium Stadium iniziò nel settembre 1997 e fu completata nel giugno 1999, in tempo per l'imminente Coppa del Mondo. Il nuovo stadio costò alla WRU 126 milioni di sterline, reperite tra investitori privati, fondi pubblici della Lotteria Nazionale (46 milioni) e prestiti, anche da parte di tifosi[87].

Durante la costruzione dello stadio di Wembley, il Millennium Stadium ospitò anche diverse competizioni calcistiche inglesi, come diverse edizioni delle finali di Coppa d’Inghilterra e Coppa di Lega; tornando al rugby, lo stadio ha ospitato a tutt'oggi tre finali della Coppa d'Europa, la Heineken Cup, nel 2002, nel 2006 e, più recentemente, il 24 maggio 2008.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Sei Nazioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sei Nazioni.

L'unico torneo annuale a cui partecipa il Galles è il Sei Nazioni, disputato contro altre cinque nazionali europee: Inghilterra, Francia, Irlanda, Italia e Scozia. La prima edizione del torneo si tenne nel 1883 tra le quattro Home Nations del Regno Unito e per lungo tempo fu nota come Home Nations Championship. Il Galles vinse il torneo per la prima volta nel 1893, conquistando anche la Triple Crown[5]. In totale la nazionale gallese ha vinto 36 edizioni del torneo con tutte le sue denominazioni (Home Championship, Cinque e oggi Sei Nazioni), delle quali 11 a pari merito. Il più lungo lasso di tempo tra due vittorie è di 11 anni (1994 - 2005). Il primo Grande Slam gallese fu nel Cinque Nazioni 1911[4][88]; nel 2005 giunse anche il primo Slam del Sei Nazioni.

Nella sezione Palmarès sono riportati nel dettaglio gli anni delle vittorie.

Coppa del Mondo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Coppa del Mondo di rugby.

Fin dalla sua prima edizione del 1987 il Galles è sempre stato presente alla Coppa del Mondo di rugby. Fu, anzi, proprio l'edizione inaugurale quella che vide la miglior prestazione di sempre dei gallesi in tale torneo. I Dragoni infatti vinsero le tre partite del girone eliminatorio e i quarti di finale contro gli inglesi prima di essere battuti in semifinale dagli All Blacks. Nella finale per il terzo posto affrontarono e batterono 22-21 l'Australia.

Nelle due edizioni successive (1991 in Inghilterra e 1995 in Sudafrica) il Galles non riuscì a qualificarsi per i quarti, vincendo in ciascuna di esse una sola partita nella prima fase a gironi. Sia nel 1999 in casa propria che nel 2003 in Australia la squadra raggiunse i quarti di finale, venendo eliminata da coloro che si affermarono vincitori: nel 1999 uscì a opera dei futuri campioni dell'Australia, mentre nel 2003 l'eliminazione occorse a opera dell'Inghilterra. Nell'edizione del 2007 in Francia il Galles fallì il passaggio del turno, soprattutto a causa della sconfitta nell'ultima partita del girone contro Figi, che proprio grazie a quella vittoria si qualificò ai quarti di finale.

Generali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Statistiche sulla Nazionale di rugby a 15 del Galles.
Il ranking mondiale del Galles dal 10 ottobre 2003 all'11 giugno 2012

Il Galles, al 15 marzo 2008, ha disputato 591 incontri, vincendone 307.[89][90] Le avversarie affrontate il maggior numero di volte sono le rappresentative britanniche, nell'ordine Inghilterra, Scozia e Irlanda. Per il dettaglio dei risultati contro le nazionali avversarie si rimanda alla pagina apposita.

Quando l'IRB introdusse il ranking mondiale nell'ottobre 2003, il Galles fu posizionato all'ottavo posto. Nel giugno 2004 salì in settima posizione, per poi tornare all'ottava nel novembre dello stesso anno. Durante il Sei Nazioni 2005, vinto con il Grande Slam, la nazionale ebbe la sua miglior posizione nel ranking, quinta. Nel giugno 2006 scese al nono posto e, dopo la Coppa del Mondo di rugby 2007, decima. A seguito del Grande Slam nel Sei Nazioni 2008 è risalita fino alla sesta posizione, che occupa tuttora[91].

Record individuali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Statistiche sulla Nazionale di rugby a 15 del Galles.

Il mediano d'apertura Neil Jenkins fu il primo a superare i 1.000 punti internazionali. Fino all'8 marzo 2008 detenne il record assoluto di punti segnati in test match ufficiali, 1.049 con la Nazionale gallese e 41 con i British Lions, per un totale di 1.090. Tale record complessivo è da tale data appannaggio dell'inglese Jonny Wilkinson (1.099, di cui 1.032 con la Nazionale e 67 con i British Lions). A Jenkins rimane tuttora il record di punti internazionali segnati con la maglia del Galles, appunto 1.049. Suo è anche il record di calci piazzati messi a segno (248) a livello internazionale e di punti segnati in una singola partita del Galles (30)[92][93].

Il giocatore gallese con più presenze in nazionale è Gareth Thomas (100)[94]. Fino al 15 marzo 2008 fu anche il detentore del maggior numero di mete segnate in test match (40)[95], venendo superato in tal data da Shane Williams (attualmente a 43). Colin Charvis detiene invece il record, nazionale e mondiale, di mete segnate da un avanti, 22. Charvis è anche l’avanti con il maggior numero di presenze per il Galles, 94, mentre il record per il maggior numero di partite consecutive con la nazionale è di Gareth Edwards, 53 tra il 1967 e il 1978[92].

Giocatori celebri[modifica | modifica wikitesto]

Dieci giocatori gallesi sono stati ammessi nell'International Rugby Hall of Fame. Si tratta, in ordine di ammissione, di Gareth Edwards, Barry John, Cliff Morgan, JPR Williams, Gerald Davies, Carwyn James, Mervyn Davies, Phil Bennett, Gwyn Nicholls e Ieuan Evans. Il Galles è, per numero di giocatori ammessi, la seconda nazione dopo la Nuova Zelanda. Gareth Edwards fa inoltre parte dell'IRB Hall of Fame, istituita nel 2006.

Conosciuto come Il principe della tre-quarti, Gwyn Nicholls disputò 24 partite per il Galles come centro tra il 1896 e il 1906[99]. Nella selezione delle Isole Britanniche del 1899 fu l'unico gallese, e fu la stella della Nazionale durante la prima epoca d'oro. Infatti non solo fu il capitano della squadra che vinse tre Triple Crown, ma trascinò anche la nazionale nella famosa vittoria contro gli All Blacks nel 1905[100]. Il 26 dicembre 1949 gli fu ufficialmente intitolato un ingresso dell'Arms Park[101].

Nominato miglior giocatore gallese degli anni cinquanta dalla WRU, Cliff Morgan ha disputò 29 partite per il Galles e quattro per i British Lions tra il 1951 e il 1958[102]; Morgan, il cui ruolo era mediano d'apertura, è descritto come un grande trascinatore di folle durante la sua carriera[103]. Fece parte della Nazionale che conquistò il Grande Slam nel Cinque Nazioni 1952 e di quella che batté gli All Blacks nel 1953, ma è famoso soprattutto per essere stato il capitano dei British Lions in Sudafrica nel 1955[104].

Uno dei migliori amici di Morgan fu Carwyn James[105]. Sebbene noto soprattutto per il suo record da allenatore, James giocò per il Galles in due test nel 1958. Successivamente allenò i British Lions durante la loro prima e unica serie di vittorie contro la Nuova Zelanda, nel 1971, con una squadra che comprendeva molti gallesi[106]. Fu inoltre coach del Llanelli, club gallese, e dei Barbarians che sconfissero gli All Blacks nel 1973. Malgrado gli ottimi risultati non allenò comunque mai il Galles[107].

In occasione del match contro l'Australia del 3 dicembre 1966 due futuri membri della Rugby Hall of Fame esordirono in Nazionale: Gerald Davies e Barry John. Davies giocò 46 partite per il Galles tra il 1966 e il 1978; sebbene inizialmente centro, fu spostato ad ala durante il tour del 1969 in Nuova Zelanda e Australia[108] e realizzò in totale 20 mete internazionali per il Galles; fu inoltre convocato per il tour sudafricano del 1968 dei British Lions e, successivamente, anche per quello neozelandese del 1971[109].

Nonostante l'esordio avvenuto nel 1966, invece, Barry John non riuscì ad avere un posto fisso in squadra prima del 1968[110]. Mediano d'apertura, John contribuì al Grande Slam gallese nel Cinque Nazioni 1971 e, nello stesso anno, anche alla prima e unica serie di vittorie contro gli All Blacks nel già citato tour neozelandese dei British Lions. Proprio in Nuova Zelanda si conquistò il soprannome The King (il re) e, nel 1972, lasciò lo sport per l'insostenibilità della pressione procuratagli dalla sua stessa fama[111].

Considerato da molti come il miglior giocatore di rugby di tutti i tempi[112], Gareth Edwards disputò 53 incontri consecutivi come mediano di mischia per il Galles tra il 1967 e il 1978[113]. Prese inoltre parte al citato tour dei British Lions del 1971 in Nuova Zelanda e a quello in Sudafrica del 1974, dal quale la rappresentativa britannica tornò imbattuta[114]. Edwards vinse sette tornei del Cinque Nazioni, di cui quattro con il Grande Slam e uno con la Triple Crown. È inoltre autore di quella che viene tuttora chiamata la meta per antonomasia, realizzata con la maglia dei Barbarians nel 1973 e giudicata la migliore della storia del rugby[113][115]. Nel 2003 fu votato miglior rugbysta di tutti i tempi al termine di un sondaggio indetto dalla rivista Rugby World, e nel 2006 fu insignito dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico (CBE)[116][117]; infine, dall'ottobre 2007 fa parte dell'IRB Hall of Fame[118].

Nel 1969 debuttarono in Nazionale Phil Bennett, Mervyn Davies e JPR Williams. Bennett scese in campo 29 volte per il Galles, inizialmente come estremo, poi, dopo il ritiro di Barry John, come mediano d'apertura. Prese parte inoltre a otto test con i British Lions dei quali fu capitano durante il tour neozelandese del 1977[119]. Mervyn Davies, terza linea centro longilineo e scattante conosciuto come Merv the Swerve (swerve in inglese significa scarto, deviazione, e il soprannome era riferito al suo stile di corsa) disputò 38 partite consecutive per il Galles tra il 1969 e il 1976, perdendone solo otto[120]. Dopo essere stato capitano nelle sue ultime nove apparizioni, Davies fu costretto al ritiro a causa di un'emorragia cerebrale[121]. John Peter Rhys Williams, detto “JPR” vestì 55 volte la maglia gallese tra il 1969 e il 1981. In tale periodo vinse otto tornei del Cinque Nazioni con quattro Grandi Slam e due Triple Crown e fu cinque volte capitano nel 1979[122]. Estremo, prese parte anche ai due citati tour dei British Lions del 1971 e del 1974; ritiratosi temporaneamente nel 1980, tornò per un breve periodo nel 1981, durante il quale giocò la sua ultima partita internazionale, contro la Scozia[123].

Più recentemente, Ieuan Evans militò nella Nazionale tra il 1987 e il 1998, totalizzando 72 presenze nel periodo a cavallo tra il dilettantismo e il professionismo del rugby XV. Schierato quasi sempre come ala, Evans vanta uno score di 33 mete internazionali per il Galles, che fu record fino al 2004 quando Gareth Thomas lo superò[95]. Fu inoltre presente in tre tour dei British Lions, nel 1989, nel 1993 e nel 1997[124][125].

Di seguito sono riportati, divisi per zona di campo, i nomi di alcuni dei giocatori gallesi più celebri.

In primo piano Stephen Jones e Tom Shanklin in Francia-Galles del torneo delle Sei Nazioni 2007
Avanti Avanti Mediani Tre quarti Tre quarti

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Nella tabella è riportato l'elenco cronologico degli allenatori della Nazionale gallese, fin dall'istituzione di tale ruolo[126].

Nome Anni Partite Vinte Pareggiate Perse  % vittorie
Galles David Nash 1967 5 1 1 3 20
Galles Clive Rowlands 1968/74 29 18 4 7 62,1
Galles John Dawes 1974/79 24 18 0 6 75
Galles John Lloyd 1980/82 14 6 0 8 42,9
Galles John Bevan 1982/85 15 7 1 7 46,7
Galles Tony Gray 1985/88 18 9 0 9 50
Galles John Ryan 1988/90 9 2 0 7 22,2
Galles Ron Waldron 1990/91 10 2 1 7 20
Galles Alan Davies 1991/95 35 18 0 17 51,4
Australia Alex Evans 1995 (ad interinm) 4 1 0 3 25
Galles Kevin Bowring 1995/98 29 15 0 14 51,7
Galles Dennis John 1998 (ad interim) 2 1 0 1 50
Nuova Zelanda Graham Henry 1998/2002 34 20 1 13 58,8
Galles Lynn Howells 2001 (ad interim) 2 2 0 0 100
Nuova Zelanda Steve Hansen 2002/04 29 10 0 19 34,5
Galles Mike Ruddock 2004/06 20 13 0 7 65
Australia Scott Johnson 2006 (ad interim) 3 0 1 2 0
Galles Gareth Jenkins[127] 2006/07 20 6 1 13 30
Galles Nigel Davies 2007 (ad interim) 1 0 0 1 0
Nuova Zelanda Warren Gatland 2007- 56 28 1 27 50

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Rosa attuale[modifica | modifica wikitesto]

Quella che segue è la rosa più recente della Nazionale gallese. Si riferisce alle convocazioni ufficialmente diramate per la Coppa del Mondo di Rugby del 2015[129].

Avanti
PL Tomas Francis
PL Paul James
PL Aaron Jarvis
PL Gethin Jenkins
PL Samson Lee
TL Scott Baldwin
TL Ken Ovens
SL Jake Ball
SL Luke Charteris
SL Bradley Davies
SL Dominic Day
SL Alun Wyn Jones
FL James King
FL Dan Lydiate
FL Ross Moriarty
FL Justin Tipuric
FL Sam Warburton (c)
N8 Toby Faletau
Tre quarti
MM Gareth Davies
MM Mike Phillips
MM Lloyd Williams
MA Dan Biggar
MA Rhys Priestland
CE Cory Allen
CE Tyler Morgan
CE Jamie Roberts
CE Scott Williams
TQ Hallam Amos
TQ Alex Cuthbert
TQ George North
TQ Eli Walker
ES Gareth Anscombe
ES James Hook
ES Matthew Morgan
ES Liam Williams
Staff tecnico
Allenatore: Warren Gatland
All. attacco: Rob Howley
All. difesa: Shaun Edwards
All. avanti: Robyn McBryde
Destrezza: Neil Jenkins
Team manager: Alan Phillips


I tour[modifica | modifica wikitesto]

La Nazionale gallese ha iniziato abbastanza tardi a recarsi in tour, preferendo prima unire le forze con le altre nazionali britanniche nei British and Irish Lions. Di seguito sono riportati gli anni e la destinazione dei tour.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Historical Rugby Milestones 1880s, in rugbyfootballhistory.com. URL consultato il 9 maggio 2008.
  2. ^ (EN) 19th February 1881 Richardsons Field, Blackheath, England, in rugbydata.com. URL consultato l'8 gennaio 2008.
  3. ^ Tre punti per ogni calcio piazzato, drop o trasformazione; un punto per la meta.
  4. ^ a b c d e f g (EN) 6 Nations History, in rugbyfootballhistory.com. URL consultato il 9 maggio 2008.
  5. ^ a b (EN) Six Nations History, in 6-nations-rugby.com. URL consultato l'8 aprile 2008.
  6. ^ (EN) D. Andrews, Welsh Indigenous! and British Imperial?, in Journal of Sport History.
  7. ^ a b (EN) The 1905/06 “Originals”, in RugbyMuseum.co.nz. URL consultato il 9 maggio 2008.
  8. ^ Giova precisare che l'inno ufficiale del Galles, quale parte del Regno Unito, è God Save the Queen (o The King, nel caso il sovrano sia un re e non una regina). Essendo utilizzato a livello ufficiale dalle rappresentative sportive nazionali dell'Inghilterra in quelle discipline che riconoscono le singole federazioni nazionali piuttosto che tutto il Regno Unito, Galles, Scozia e Irlanda iniziarono a utilizzare i propri inni tradizionali, originariamente in abbinamento all'inno ufficiale del Regno Unito, poi da solo. Tipico anche il caso della Scozia che, nelle manifestazioni sportive, esegue prima dell'incontro il suo inno Flower of Scotland.
  9. ^ (EN) 7th All Black Test: 83rd All Black Game, in AllBlacks.com. URL consultato il 15 maggio 2008.
  10. ^ (EN) Sean Davies, Mighty Boks: South African rugby, in BBC News, 29 marzo 2006. URL consultato il 15 maggio 2008.
  11. ^ (EN) Wales vs South Africa > Games Played, in Rugbydata.com. URL consultato il 15 maggio 2008.
  12. ^ (EN) Sean Davies, Wallaby wonders: Aussie rugby, in BBC News, 22 settembre 2005. URL consultato il 15 maggio 2008.
  13. ^ D. Smith, Field of Praise, pag. 198.
  14. ^ a b D. Smith, op. cit., pag. 204.
  15. ^ H. Richards, A Game for Hooligans, pag. 123.
  16. ^ H. Richards, op. cit., pag. 124.
  17. ^ H. Richards, op. cit., pag. 126.
  18. ^ D. Smith, op. cit., pag. 262.
  19. ^ H. Richards, op. cit., pag. 135.
  20. ^ Le edizioni dal 1940 al 1946 del torneo non furono disputate; la prima edizione del dopoguerra è quella del 1947.
  21. ^ H. Richards, op. cit., pag. 46.
  22. ^ T. McLean, Red Dragons of Welsh Rugby, pag. 147.
  23. ^ D. Smith, op. cit, pag. 344.
  24. ^ D. Smith, op. cit., pag. 349.
  25. ^ (EN) Rugby Chronology, in Rfu.com. URL consultato il 15 maggio 2008.
  26. ^ D. Smith, op. cit., pag. 369.
  27. ^ L. Morgan, S. Fleming, The Development of Coaching in Welsh Rugby Union Football (PDF), in Football Studies. URL consultato il 15 maggio 2008.
  28. ^ D. Smith, op. cit., pag. 389.
  29. ^ D. Smith, op. cit., pag. 393.
  30. ^ T. McLean, op. cit., pag. 144.
  31. ^ D. Smith, op. cit, pag. 400.
  32. ^ (EN) A Brief History of the Welsh Rugby Union, in WRU. URL consultato il 22 maggio 2008.
  33. ^ a b c (EN) Wales’ Grand Slam History, in WRU, 21 marzo 2005. URL consultato il 22 maggio 2008.
  34. ^ (EN) Six Nations: Golden moments, in BBC, 24 gennaio 2003. URL consultato il 22 maggio 2008.
  35. ^ (EN) 1971 – New Zealand and Australia, in LionsRugby.com. URL consultato il 22 maggio 2008.
  36. ^ (EN) Sport in chaos as crisis deepens, in BBC, 27 febbraio 2001. URL consultato il 22 maggio 2008.
  37. ^ D. Smith, op. cit., pag. 432.
  38. ^ (EN) 180th All Black Test: 741st All Black Game, in AllBlacks.com. URL consultato il 22 maggio 2008.
  39. ^ (EN) John Mehaffey, Mourie has mixed emotions over Haden dive, in Reuters, 24 novembre 2005. URL consultato il 22 maggio 2008.
  40. ^ Qualora relativo a una Nazionale del Tri Nations (Australia, Nuova Zelanda o Sudafrica), il Grande Slam è la vittoria di qualsiasi di esse contro tutte e quattro le Nazionali britanniche (Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia) nel corso dello stesso tour.
  41. ^ a b (EN) Sean Davies, All Black magic: New Zealand rugby, in BBC, 13 novembre 2004. URL consultato il 22 maggio 2008.
  42. ^ (EN) 191st All Black Test : 792nd All Black Game, in AllBlacks.com. URL consultato il 22 maggio 2008.
  43. ^ (EN) Sean Davies, Eastern Promise: Japanese rugby, in BBC, 12 febbraio 2007. URL consultato il 23 maggio 2008.
  44. ^ (EN) Historical Rugby Milestones 1980s, in RugbyFootballHistory.com. URL consultato il 22 maggio 2008.
  45. ^ (EN) 1987 Rugby World Cup Results, in WorldCupWeb.com. URL consultato il 23 maggio 2008.
  46. ^ (EN) 1991 Rugby World Cup Results, in WorldCupWeb.com. URL consultato il 23 maggio 2008.
  47. ^ (EN) 1995 Rugby World Cup Results, in WorldCupWeb.com. URL consultato il 23 maggio 2008.
  48. ^ a b (EN) Wales Head Coach Archive, in Wru.co.uk. URL consultato il 23 maggio 2008.
  49. ^ (EN) Henry the “Great Redeemer”, in tvnz.co.nz, 6 luglio 2005. URL consultato il 23 maggio 2008.
  50. ^ (EN) 1999 Rugby World Cup Results, in WorldCupWeb.com. URL consultato il 23 maggio 2008.
  51. ^ 2003 Rugby World Cup Results, in WorldCupWeb.com. URL consultato il 23 maggio 2008.
  52. ^ (EN) Bryn Palmer, Wonderful Wales exude joy of Six, in BBC, 21 marzo 2005. URL consultato il 23 maggio 2008.
  53. ^ (EN) All Blacks step up a Gear to crush Wales, in ABC, 6 novembre 2005. URL consultato il 23 maggio 2008.
  54. ^ (EN) Wales Results Archive, in WRU. URL consultato il 23 maggio 2008.
  55. ^ (EN) Ruddock steps down as Wales coach, in BBC, 14 febbraio 2006. URL consultato il 23 maggio 2008.
  56. ^ (EN) Wales unveil Jenkins as new coach, in BBC, 27 aprile 2006. URL consultato il 23 maggio 2008.
  57. ^ (EN) New trophy for Wales v Australia, in BBC, 10 maggio 2007. URL consultato il 23 maggio 2008.
  58. ^ (EN) Thomas lifts lid on World Cup woe, in Iol BreakingNews, 26 ottobre 2007. URL consultato il 23 maggio 2008.
  59. ^ (EN) Lewis explains Jenkins’ sacking, in BBC, 5 ottobre 2007. URL consultato il 23 maggio 2008.
  60. ^ (EN) Gatland unveiled as Wales coach, in BBC, 8 novembre 2007. URL consultato il 23 maggio 2008.
  61. ^ Nazioni: sorpresa a Twickenham, Inghilterra ko, in Eurosport, 2 febbraio 2008. URL consultato il 26 maggio 2008.
  62. ^ Sei Nazioni, brutta Italia. Il Galles la travolge 47-8, in La Gazzetta dello Sport, 24 febbraio 2008. URL consultato il 26 maggio 2008.
  63. ^ (EN) WRU and Reebok unveil Rugby World Cup shirt, in WRU, 18 luglio 2007. URL consultato il 26 maggio 2008.
  64. ^ (EN) Top that!, in SponsorshipNews.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  65. ^ D. Andrews, op. cit., pag. 346.
  66. ^ (EN)  «Welsh rugby union strips talent from England - Cotton Traders». The Independent, 6/12/1991.
  67. ^ (EN) Wales out of Red and into Black, in WRU, 11 ottobre 2005. URL consultato il 26 maggio 2008.
  68. ^ D. Andrews, op. cit., pag. 336.
  69. ^ D. Andrews, op. cit., pag. 337.
  70. ^ G. Morgan, Rugby and Revivalism, pag. 434.
  71. ^ (EN) Record Profits for WRU Group, in WRU, 29 luglio 2005. URL consultato il 26 maggio 2008.
  72. ^ (EN) Fans celebrate win over Scotland, in BBC, 13 marzo 2005. URL consultato il 26 maggio 2008.
  73. ^ (EN) The rugby might be poor but the profits are good, in IcWales.co.uk, 5 agosto 2006. URL consultato il 26 maggio 2008.
  74. ^ (EN) Wales vs England > Game played on 3rd January 1885, in rugbydata.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  75. ^ (EN) Liberty Stadium - The Background, in liberty-stadium.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  76. ^ D. Smith, op. cit., pag. 114.
  77. ^ D. Smith, op. cit., pag. 9.
  78. ^ D. Smith, op. cit., pag. 139.
  79. ^ D. Smith, op. cit., pag. 175.
  80. ^ D. Smith, op. cit., pag. 219.
  81. ^ D. Smith, op. cit., pag. 284.
  82. ^ D. Smith, op. cit., pag. 371.
  83. ^ D. Smith, op. cit., pag. 372.
  84. ^ D. Smith, op. cit., pag. 373.
  85. ^ (EN) Matt Hale, The Venue: The Millennium Stadium, in The Football Association, 30 luglio 2004. URL consultato il 26 febbraio 2008.
  86. ^ (EN) Background to the Millennium Stadium Project, in millenniumstadium.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  87. ^ (EN) Why is it taking so long?, in Bristol Evening Post, 28 maggio 2007.
  88. ^ a b Durante le edizioni dell'Home Championship Triple Crown e Grande Slam erano ovviamente la stessa cosa
  89. ^ (EN) Statistics for Wales Men's International Rugby Union Team, in RugbyData.com. URL consultato il 24 febbraio 2008.
  90. ^ Da notare che nel computo sono inclusi anche i match contro East Africa, Isole del Pacifico, New Zealand Māori e Barbarians, che non sono però ritenuti full international dall'IRB
  91. ^ (EN) IRB World Rankings, irb.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  92. ^ a b (EN) International Individual Records, in SuperRugby.co.za, 13 agosto 2007. URL consultato il 26 maggio 2008.
  93. ^ (EN) Neil Jenkins, in Sporting-Heroes.net. URL consultato il 26 maggio 2008.
  94. ^ Thomas ha inoltre giocato tre partite per i British and Irish Lions.
  95. ^ a b (EN) Gareth Thomas, Welsh centurion, in wru.co.uk, 26 settembre 2007. URL consultato il 27 maggio 2008.
  96. ^ (EN) Wales’s Top Try Scorers. URL consultato il 26 maggio 2008.
  97. ^ (EN) Wales Top 100 Points Scorers. URL consultato il 26 maggio 2008.
  98. ^ (EN) Wales Top 100 Cap Holders. URL consultato il 26 maggio 2008.
  99. ^ (EN) Gwyn Nicholls, in blackandambers.co.uk. URL consultato il 20 agosto 2007.
  100. ^ (EN) Gwyn Nicholls, in RugbyHallofFame.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  101. ^ (EN) Moelwyn Williams, Nicholls, Erith Gwyn, in Welsh Biography Online. URL consultato il 26 maggio 2008.
  102. ^ (EN) Morgan honoured, in WRU, 25 novembre 2006. URL consultato il 26 maggio 2008.
  103. ^ (EN) Cliff Morgan, in RugbyHallofFame.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  104. ^ (EN) Cliff Morgan, in LionsRugby.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  105. ^ (EN) David Foot, Lonely prince of coaches, in The Guardian, 22 marzo 2001. URL consultato il 26 maggio 2008.
  106. ^ (EN) Carwyn James, in rugbyhalloffame.com. URL consultato il 26 maggio 2008.
  107. ^ (EN) Chris Hewett, Why has rugby shortchanged the Barbarian legends of ’73?, in The Independent, 3 dicembre 2004. URL consultato il 26 maggio 2008.
  108. ^ (EN) Gerald Davies CBE, in BBC, 31 dicembre 2002. URL consultato il 27 maggio 2008.
  109. ^ (EN) Gerald Davies, in rugbyhalloffame.com. URL consultato il 27 maggio 2008.
  110. ^ (EN) Barry John, in sporting-heroes.net. URL consultato il 27 maggio 2008.
  111. ^ (EN) Barry John, in rugbyhalloffame.com. URL consultato il 27 maggio 2008.
  112. ^ (EN) Gareth Edwards, in sporting-heroes.net. URL consultato il 27 maggio 2008.
  113. ^ a b (EN) Wales on Air - Gareth Edwards, in BBC. URL consultato il 27 maggio 2008.
  114. ^ (EN) Paul Kimmage, Leader of the backs, in The Times, 25 marzo 2007. URL consultato il 27 maggio 2008.
  115. ^ (EN) Il video della meta con il commento di Cliff Morgan, da YouTube.
  116. ^ (EN) Rugby legend Edwards handed honor, in CNN, 30 dicembre 2006. URL consultato il 27 maggio 2008.
  117. ^ (EN) Gareth Edwards, in scrum.com. URL consultato il 27 maggio 2008.
  118. ^ (EN) Rugby News Service, Habana named IRB Player of the Year, in International Rugby Board, 21 ottobre 2007. URL consultato il 27 maggio 2008.
  119. ^ (EN) Phil Bennett, in rugbyhalloffame.com. URL consultato il 27 maggio 2008.
  120. ^ (EN) Mervyn Davies, in rugbyhalloffame.com. URL consultato il 27 maggio 2008.
  121. ^ (EN) On This Day, 28 March 1976 - Swansea v Pontypool, in swansearfc.co.uk. URL consultato il 27 maggio 2008.
  122. ^ (EN) JPR Williams, in 100welshheroes.com. URL consultato il 27 maggio 2008.
  123. ^ (EN) J.P.R. Williams, in sporting-heroes.net. URL consultato il 27 maggio 2008.
  124. ^ (EN) Ieuan Evans, in rugbyhalloffame.com. URL consultato il 27 maggio 2008.
  125. ^ (EN) Ieuan Evans, in BBC. URL consultato il 28 maggio 2008.
  126. ^ Wales’ former rugby coaches, in BBC. URL consultato il 27 maggio 2008.
  127. ^ (EN) Coaching Record - Gareth Jenkins, in Pick and Go. URL consultato il 9 giugno 2010.
  128. ^ Dal 1994 non è più prevista la vittoria condivisa. A parità di punti si considera la differenza punti segnati/punti subiti
  129. ^ Rugby World Cup, su www.rugbyworldcup.com. URL consultato il 1º novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN)  David Andrews. «Welsh Indigenous! and British Imperial? — Welsh Rugby, Culture, and Society 1890–1914». Journal of Sport History 18 (3): 335-349, 1991.
  • (EN)  Philip Dine. French Rugby Football - Cultural History. Oxford: Berg Publishers 2001. ISBN 1-85973-327-1
  • (EN)  John Harris. «Cool Cymru, rugby union and an imagined community». International Journal of Sociology and Social Policy 27 (3/4): 151-162, 2007. DOI 10.1108/01443330710741084
  • (EN)  Terry McLean. Red Dragons of Welsh Rugby. Wellington: A. H. & A. W. Reed 1969. ISBN 0-589-00395-X
  • (EN)  Gareth Morgan. «Rugby and Revivalism: Sport and Religion in Edwardian Wales». The International Journal of the History of Sport 22 (3): 434-456, maggio 2005. DOI 10.1080/09523360500064057
  • (EN)  Leighton Morgan, Scott Fleming. «The Development of Coaching in Welsh Rugby Union Football», in Football Studies 6 (2): 39-51, 2003
  • (EN)  Alex Potter. The Rise of French Rugby. Wellington: A. H. & A. W. Reed 1961
  • (EN)  Ron Palenski. Century in Black - 100 Years of All Black Test Rugby. Wellington: Hodder Moa Beckett Publishers Limited 2003. ISBN 1-86958-937-8
  • (EN)  Huw Richards. A Game for Hooligans. Edinburgh: Mainstream Publishing 2006. ISBN 1-84596-016-5.
  • (EN)  Greg Ryan. The Contest for Rugby Supremacy - Accounting for the 1905 All Blacks. London: Canterbury University Press 2005. ISBN 1-877257-36-2
  • (EN)  David Smith, Gareth Williams. Fields of Praise: The Official History of The Welsh Rugby Union. Cardiff: University of Wales Press 1980. ISBN 0-7083-0766-3

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Wikimedaglia
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 1º luglio 2008 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Criteri di ammissione  ·  Voci in vetrina in altre lingue  ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki