Massa Lombarda

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Massa Lombarda
comune
Massa Lombarda – Stemma
Massa Lombarda – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Ravenna-Stemma.svg Ravenna
Amministrazione
SindacoDaniele Bassi dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate44°27′N 11°49′E / 44.45°N 11.816667°E44.45; 11.816667 (Massa Lombarda)Coordinate: 44°27′N 11°49′E / 44.45°N 11.816667°E44.45; 11.816667 (Massa Lombarda)
Altitudine13 m s.l.m.
Superficie37,25 km²
Abitanti10 409[1] (31-5-2021)
Densità279,44 ab./km²
Comuni confinantiConselice, Imola (BO), Lugo, Mordano (BO), Sant'Agata sul Santerno
Altre informazioni
Cod. postale48024
Prefisso0545
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT039013
Cod. catastaleF029
TargaRA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 2 251 GG[3]
Nome abitantimassesi
Patronosan Paolo
Giorno festivo25 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Massa Lombarda
Massa Lombarda
Massa Lombarda – Mappa
Posizione del comune di Massa Lombarda nella provincia di Ravenna
Sito istituzionale

Massa Lombarda (La Màsa in romagnolo) è un comune italiano di 10 409 abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

«L'ampia distesa non era che una grande palude. Erano acque immote, silenti, solcate solo dal volo degli uccelli. Canne ed erbe nascevano a gruppi, qua e là. Il tramonto ed il sorgere del sole si confondevano in una netta linea all'orizzonte. Era questa la gran Valle Padusa.»

(Mario Tabanelli, Questa è la Massa)

Nell'anno Mille il territorio dove sorse Massa Lombarda era coperto prevalentemente da boschi. Pochi chilometri a nord cominciavano le paludi della Valle Padusa. La zona non era abitata: infatti nei documenti altomedievali figurava come massa, era cioè un insieme di fondi con una chiesa parrocchiale. Dal momento che la chiesa era dedicata a San Paolo, la massa prendeva il nome di massa Sancti Pauli. Dal 767 apparteneva al monastero di rito bizantino di Santa Maria in Cosmedin[4] di Ravenna[5][6]. Per quasi due secoli, dal 584 al 751, Ravenna era stata la capitale dei territori bizantini in Italia. Il monastero era stato fondato da una comunità greca di probabile osservanza basiliana.[7]

I monaci basiliani realizzarono un reticolo fondiario (sul modello centuriale) composto da 15 appezzamenti con dimensione di 320 x 440 metri circa[8]. In uno dei fondi meridionali sorgeva la chiesa parrocchiale.[9] Nel XII secolo i limes (confini) della massa S. Pauli erano: a Sud il limes di Guercinoro (che corrisponde al confine attuale con Mordano); ad Ovest il limes Mundus[10], oltre il quale vi era la “possessione del Bolognano”; a Nord la linea di prosecuzione ideale della via San Vitale sull'asse di S. Agata sul Santerno, oltre la quale vi era la Silva Bagnarola; ad Est il limes di S. Anastasio, oltre la quale vi erano i fondi Melétolo, Roncadello e il fiume Santerno.[11]

Nel 1164 l'imperatore Federico Barbarossa tolse ai monaci la massa e la diede ai conti di Cunio, suoi vassalli. Essi costruirono una fortificazione a difesa dei confini del territorio dove oggi è l'abitato della Zeppa (il castrum fu distrutto nel 1358)[12]. Dopo la scomparsa del figlio Enrico VI (1197), papa Innocenzo III fece rioccupare la Romagna e restituì la massa ai monaci[13]. Tra il XII e il XIII secolo si succedettero due acquisizioni da parte del Comune d'Imola. Nel 1140 acquistò la Silva Bagnarola da Arardo di Gandolfo, signore di Solarolo.[14] Il 12 novembre 1235 ricevette in enfiteusi dall'abbazia di S. Maria in Cosmedin l'intero territorio della massa S. Pauli con contratto a durata centennale rinnovabile.[15][16] «Con Istrumento di Pier Margarito da Manfredo, abbate del Monastero di Santa Maria in Cosmedin di Ravenna», così riportò lo storico massese Luigi Quadri, «fu conceduta l'investitura della Massa di San Paolo al Comune d'Imola che l'ebbe»

«ad tenendum, possidendum, vendendum, donandum, permutandum, ecc. quidquid dicto Comune Imolæ placuerit, faciendum in anni advenientibus centum, ad renovandum, salvo jure dicti Monasterji S.Mariæ in Cosmedin in pensione et in novatione ...»

Condizioni del contratto firmato dai marmirolesi con il comune d’Imola
  • Il Comune d'Imola, che gestisce in enfiteusi vasti appezzamenti nella bassa pianura tra i fiumi Santerno e Senio di proprietà del monastero di Santa Maria in Cosmedin di Ravenna, assegna ai coloni la “massa di San Paolo” (segue l'elenco dei nomi dei “capifamiglia”[17]);
  • Il Comune si impegna ad edificare una fortificazione (castrum) circondata da un fossato. All'interno del castrum verrà costruita una chiesa, sempre a spese del comune imolese. Infine, il comune aprirà una strada per congiungere il centro abitato alla via Selice;
  • Ogni capofamiglia riceverà «60 tornature di terra e più fra dissodata e boschiva»[18];
  • Ciascun capofamiglia avrà inoltre a disposizione una zona boschiva, la Silva Bagnarola, da cui potrà ricavare il legname per edificare le proprie case;
  • La durata della concessione sarà di 29 anni. Alla scadenza del periodo essa potrà essere rinnovata dietro pagamento di «5 soldi di bolognini»;
  • Ogni assegnatario si impegna a dissodare almeno una tornatura di terreno boschivo all'anno; ogni anno conferirà al comune di Imola le decime dei suoi prodotti. Inoltre dovrà fornire fanti e milizie a cavallo in caso di eventi bellici;
  • Gli assegnatari sono soggetti alla giurisdizione del comune d'Imola.

Fonte: Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi, Misteri e curiosità della Bassa Romagna, Il Ponte Vecchio, Cesena 2017, pp. 17-19.

L'evento cruciale per la storia di Massa Lombarda avvenne alla metà del XIII secolo. Nel 1251, dopo la morte dell'imperatore Federico II il tiranno della Marca trevigiana Ezzelino da Romano (che era stato suo vicario) invase il distretto di Mantova desiderando di estendere il suo potere. Allora 150 famiglie, provenienti in massima parte da Marmirolo (e, in misura minore, dalla stessa Mantova e da Cremona), per sfuggire al pericolo, oltrepassarono il Po e si rifugiarono a Bologna chiedendo ospitalità[19]. Bologna poté accoglierne solo 63. Rimasero da sistemare 87 famiglie. La questione fu risolta grazie all'intervento del Comune d'Imola, che offrì ai coloni la massa Sancti Pauli: la zona era ancora pressoché disabitata, ma fertile. Il centro abitato fu fondato a circa 1,5 km a nord della chiesa di San Paolo.[20] Le terre coltivabili vennero divise in quadrati di 580 x 380 metri di lato, una suddivisione che è visibile ancora oggi sulle mappe geografiche.

Fu firmato un contratto che sancì il possesso delle terre da parte dei marmirolesi, che in cambio s'impegnarono a bonificarle e a coltivarle con mezzi propri. L'atto per l'insediamento venne siglato l'11 maggio del 1251: è l'atto di nascita del centro abitato. Nel documento si legge che i marmirolesi si sarebbero insediati:

«in uno loco in quo comune Imolæ faciet fortitudinem unam de fosatis, infra pertinenciis dicte Massæ, ubi comuni Imolæ placuerit.[21]»

Il Comune di Imola si impegnava a edificare una chiesa in muratura e a realizzare una strada di collegamento tra l'abitato e la via Selice.[22] La vecchia chiesa fu progressivamente abbandonata. Il villaggio era un quadrato di soli 220 metri di lato, con due porte d'accesso e due chiesuole. La piazza centrale del paese era l'attuale piazza Umberto Ricci. Attorno alla piazza maggiore vi erano: nel lato Est la chiesa, nei lati sud ed ovest, il torrione e la rocca[23]. Portò il nome di piazza Francesco d'Este fino agli anni venti del XX secolo. Si stabilì inoltre che il giorno di mercato sarebbe stato il martedì e che il mercato del bestiame si sarebbe tenuto due volte all'anno.

Negli anni 1255 e 1265 furono integrati due nuovi fondi; il territorio di Massa Lombarda si ingrandì ad ovest fino a raggiungere la Strada Selice (fondo “Tiglio”) e a nord fino a confinare con S. Patrizio (fondo Silva Bagnarola).[24] Nel XIV secolo fu aggregata la “possessione del Bolognano”; il territorio di Massa arrivò così a confinare con quello di Bubano. Nel 1264 Massa S. Pauli passò alle dipendenze di Bologna (città guelfa). Nel 1273 il centro abitato assunse il nome di Massæ Lombardorum. Nel 1277 Massa fu presa dai Conti di Cunio, la famiglia più potente della zona. Ripresa dai bolognesi pochi anni dopo, nel 1297-98 fu attaccata più volte dalle milizie della Lega amicorum, costituita dai capi ghibellini di Romagna capitanati da Maghinardo Pagani. Gli assalti furono respinti.

Nel corso del XIV secolo Massa Lombarda venne conquistata e riconquistata più volte dai signori locali. Si susseguirono i nomi di famosi capitani di ventura, come Corrado Lando (1358), Luchino Dal Verme (1366), Giovanni Acuto (1376) e Alberico da Barbiano (1399). Formalmente il signore governava in nome del Papa (il pontefice era il proprietario di tutta la Romandiola): di fatto sottraeva i territori conquistati al dominio pontificio. Nella Descriptio provinciæ Romandiolæ, redatta nel 1371, Massæ Lombardorum fu classificata come castrum. Nel 1384 Massa Lombarda fu di nuovo sotto le dipendenze di Bologna, ceduta in vicariato dal pontefice. Nel 1392 furono effettuati lavori di ristrutturazione della rocca e fu costruito un ponte fisso in muratura. Il direttore dei lavori fu il famoso ingegnere Giovanni da Siena.[25]

Nel 1424 il paese passò a Filippo Maria Visconti, uscito vincitore dalla Battaglia di Zagonara. Dieci anni dopo Visconti cedette per diplomazia tutti i territori posseduti tra Forlì e Imola al nuovo papa Eugenio IV, il quale li affidò provvisoriamente ad una famiglia guelfa, i Manfredi di Faenza. A sua volta, nel 1440 Eugenio IV cedette in feudo tutte le terre del monastero di Santa Maria in Cosmedin, tra cui Massa, al marchese di Ferrara, Nicolò III d'Este per 11.000 ducati d'oro[26]. Il passaggio di proprietà venne formalizzato nel 1445.

Dal Ducato di Ferrara allo Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Il più antico sigillo di Massa Lombarda, risalente alla prima metà del XIV secolo.
Frontespizio degli Statuti della comunità di Massa Lombarda (1480)
Monete della zecca di Massa Lombarda (ca. 1557). La Zecca rimase attiva fino al 1578.

Fu l'inizio di un periodo di pace che si protrasse per più di un secolo. Gli estensi costruirono nuove strade, nuove case e raddoppiarono le dimensioni del nucleo abitato: il primo quadrato (castel vecchio) fu raddoppiato da un'area di uguale estensione costruita ad est (castel nuovo). Ora il paese misurava oltre 400 metri di lato, con al centro l'attuale piazza Matteotti. Leonello, successore di Nicolò (1441-1450), fece erigere vicino alla Torre preesistente una poderosa rocca, che divenne la sede del podestà e dell'ufficiale di giustizia (l'edificio ospitava anche le prigioni e i granai pubblici). Borso d'Este (1450-1471) ampliò la cerchia delle mura[27]. Questo impianto giunse inalterato fino alle soglie del XX secolo. Il corso centrale si chiamava via Tiglio, mentre le due porte erano dette, ad ovest, del Molino e, ad est, Celletta[28]. Presso ciascuna porta venne costruita una chiesa. Quella del Molino era a protezione dalle pestilenze, mentre la chiesa costruita presso Porta Celletta aveva lo scopo di preservare la comunità dalle inondazioni del fiume Santerno (il fiume scorre a soli quattro chilometri ad est del paese).

Porta Celletta nel 1630. Anno di peste: si noti il cancello.

Nel 1480 Ercole I concesse lo Statuto agli abitanti della città. Gli successe Alfonso I, figlio di Ercole, che governò ininterrottamente dal 1505 al 1534. Sotto il marchesato di Francesco (1516-1578), terzogenito del Duca Alfonso, nel 1553 venne istituita la prima scuola pubblica (diventeranno due nell'anno 1800); fu fondata addirittura la zecca, un lusso per quei tempi. Le prime monete battute furono lo Scudo d'oro, il Bianco d'argento, il Giulio e mezzo Giulio d'argento, il Grosseto d'argento, il Sesino e il Quattrino di misura[29]. L'ospedale esisteva già, almeno dal 1556, e rimase in funzione fino al 1848, quando fu aperto il nuovo nosocomio. Fece dichiarare Massa Lombarda marchesato dall'imperatore Ferdinando I d'Asburgo. Per sua espressa volontà, Francesco volle essere sepolto a Massa.[30]

In questo periodo Massa Lombarda fu divisa in quattro settori: San Paolo (N-E), Melétolo (S-E), Bolognano (S-W) e San Giovanni (N-W): gli stessi quartieri nei quali il centro della città è suddiviso ancora oggi. Nella seconda metà del XVI secolo le autorità cittadine gestirono il completo rifacimento della chiesa principale di Massa, intitolata alla conversione di san Paolo. In cambio ottennero dal vescovo Scribonio Cerboni il giuspatronato per la nomina dell'arciprete. Da allora il consiglio comunale esercitò il diritto di designazione degli arcipreti massesi, scegliendoli prevalentemente tra i sacerdoti nati nel paese[31]. Nel 1572 fu fondato il Monte di Pietà.

Esauritasi la dinastia estense nel 1598, Massa dei Lombardi ritornò sotto lo Stato Pontificio (Papa Clemente VIII), inserita nella Legazione di Ferrara. La proprietà di gran parte della terra e del territorio era rimasta, anche durante il dominio estense, alla Diocesi di Imola, che ne traeva i diritti enfiteutici, affitti annuali e decime.

Il numero di chiese e di conventi prese ad aumentare, basti dire che nel XVII secolo, su una popolazione di 2-3 000 abitanti, a Massa esistevano 22 chiese, 9 oratori e due conventi, uno dei Carmelitani e uno dei Minori Osservanti[32]. I sacerdoti erano 30, tutti nativi del paese. Nel corso della dominazione pontificia si registrò il cambio del nome nella forma attuale, Massa Lombarda.

Porta Lughese in una fotografia della fine degli anni venti; dal 1859 sostituì Porta Celletta.
Parte della Rocca estense denominata "Torroncino" (ante 1920).

Nel periodo dalla metà del XVI secolo alla metà del XVII secolo la peste si manifestò almeno quattro volte in forma grave, negli anni 1574, 1630 (la nota «peste manzoniana», che risparmiò Massa facendo solo 28 morti), 1720 e 1743[33]. Un altro flagello, che si manifestò con maggiore frequenza, anche se non interessò direttamente l'uomo, erano le epidemie di afta epizootica, grave morbo che colpiva il bestiame. Quelle più importanti furono nel 1656, 1735, 1747 e 1786.

Non sono numerosi i fatti degni di nota da registrare fino al 1796 in un paese che contava 3.820 abitanti[34]:

  • L'11 aprile 1688 il forte terremoto che distrusse Cotignola e Russi arrecò danni a cose e fabbricati.
  • Nella seconda metà del XVIII secolo l'architetto Cosimo Morelli firmò alcune opere architettoniche in paese: la Torre dell'Orologio, il Municipio, la chiesa di San Salvatore, il convento delle suore Dorotee annesso alla chiesa del Rosario e il palazzo di fronte alla canonica (oggi sede della banca Unicredit)[35].
  • Nel 1777 venne deciso di spostare il giorno di mercato al venerdì (tradizione in vigore tutt'oggi), poiché i massesi si trovavano stretti fra il mercato di Conselice (il lunedì) e quello di Lugo (il mercoledì). Cambiò anche il luogo: furono scelti gli spazi adiacenti alla Rocca e al Torrione (rimarranno la sede del mercato massese fino al 1945).
  • Nel 1781 fu avvertita un'altra scossa sismica, che peraltro non arrecò danni. Molto più gravi le conseguenze del terremoto del 24 ottobre 1796, che causò danni alle case e provocò lunghe fenditure ai muri del Torrione e della chiesa arcipretale.
  • Risale al dicembre 1793 l'origine di un culto mariano molto popolare in paese. Quel mese fu ritrovata nel fondo Sbarra, vicino all'abitato, un'immagine in ceramica della Madonna. Il sentimento popolare attribuì all'immagine poteri taumaturgici. In poco tempo divenne oggetto di devozione. Presso il luogo del rinvenimento fu eretto un santuario, che prese il nome di Santuario della Beata Vergine della Consolazione.[36]

Nella seconda metà del XVIII secolo vivevano in paese poco più di 3 600 abitanti. Il 1796 fu un anno cruciale, che inaugurò un periodo di 19 lunghi anni di invasioni militari e conquiste straniere. In quell'anno Massa Lombarda fu occupata dalle milizie francesi (che dichiararono decaduti tutti i titoli nobiliari e il potere papale), quindi entrò a far parte della Repubblica Cispadana e poi della Repubblica Cisalpina, diventando capoluogo di distretto. Passò più volte dai francesi agli austriaci e viceversa, per poi tornare sotto le insegne dello Stato Pontificio dopo la Restaurazione (1815). Il 12 marzo 1828 nasce a Massa Lombarda Paolo Giacobbe Orfei. La sua famiglia è presente nello Stato delle anime almeno dal 1785. In età adulta dopo essersi innamorato di una donna che viveva come girovaga, Pasqua Massari (originaria di Argenta), decide di fare la vita del girovago saltimbanco. Suo figlio Ferdinando diventerà il capostipite della famiglia circense più famosa d'Italia[37]. Negli anni 1830 divenne famoso in tutta Europa il possidente svizzero Vittorio Beniamino Crud (1772-1845) il quale, proprietario a Massa Lombarda di oltre 400 ettari di terreno, sperimentò innovative tecniche di coltivazione. Raccolse le sue conoscenze nell'opera Economia teorica e pratica dell'agricoltura (1842-45). Il barone ebbe una residenza in paese dal 1812 al 1836 nell'attuale piazza U. Ricci[38].

Alcuni eventi segnarono il periodo detto del "Papa re". Il 2 gennaio 1848 avvenne l'inaugurazione, nell'attuale via Rustici, di un ospedale in un edificio più ampio di quello già esistente (nell'attuale via Gian Battista Bassi vi era l'orfanotrofio, gestito dalle suore Dorotee). Il 6 agosto 1849, proveniente da Ravenna, transitò da Massa Lombarda, in catene e su di un biroccio, il padre barnabita Ugo Bassi, cappellano garibaldino e patriota, insieme al capitano Giovanni Livraghi e all'avvocato lughese Giuseppe Masi, fatti prigionieri dagli austriaci a Comacchio e condotti a Bologna per essere processati.[39]

Nel 1855 il paese fu colpito da un'epidemia di colera che fece 166 vittime[40]. Nel 1856 avvenne l'apertura della prima Cassa di Risparmio cittadina.[41] Nel 1857 papa Pio IX intraprese una visita nei territori dello Stato. Il 26 luglio giunse a Massa Lombarda. Maria Vergine fu proclamata patrona municipii; sulla facciata del municipio fu posta una sua statua, visibile ancora oggi. Per onorare il pontefice, infine, il Consiglio comunale approvò la costruzione di un arco onorario in muratura 50 metri più avanti l'ex Porta Celletta, demolita nel 1845. Le sue dimensioni complessive erano: 12 metri di larghezza x 3 di profondità, con altezza di 11,90 metri.[42] L'arco, progettato dall'ingegnere imolese Luigi Ricciardelli, fu inaugurato nel 1859 e ben presto fu denominato «Porta Lughese».

Oramai decaduto il governo pontificio, il 23 settembre del 1859, nel suo viaggio da Ravenna a Bologna, Giuseppe Garibaldi transitò da Massa Lombarda con i figli Teresita e Menotti e arringò i massesi dal balcone municipale.[43]

Nel giro di pochi anni la storia nazionale si rimise in moto e Massa Lombarda nel 1860 si ritrovò, dopo i plebisciti dell'11-12 marzo, a far parte del Regno di Sardegna, che l'anno seguente divenne Regno d'Italia.

Dall'Unità d'Italia alla Liberazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1861 la popolazione di Massa Lombarda contava 4.995 abitanti. Il paese era sede di un mandamento comprendente i comuni vicini di Conselice e Sant'Agata. Cessò di essere sede mandamentale nel 1891[34]. Negli ultimi anni del XIX secolo vennero avviate importanti opere di bonifica delle paludi (che giungevano ancora fino a pochi chilometri a nord del centro abitato) e si avviarono i primi esperimenti per la coltura della barbabietola da zucchero. L'esigenza di facilitare le comunicazioni era pressante, ormai la Porta del Molino (ad ovest del paese) non serviva più e nel 1884 venne demolita. Nello stesso anno, grazie alle nuove tecnologie di perforazione, venne scavato nella piazza del Castello (l'attuale piazza U. Ricci) il primo pozzo artesiano (la costruzione degli acquedotti era ancora di là da venire). L'acqua, che proveniva da una profondità di 104 metri, si rivelò di ottima qualità.[44]

Uno dei primi benefici dell'unificazione fu il collegamento di Massa Lombarda alla rete ferroviaria nazionale. Grazie all'onorevole massese Eugenio Bonvicini (già governatore pontificio nel 1859-60 e sindaco negli anni 1863-69), vennero aperte ben due tratte: una in direzione ovest, verso Budrio e Bologna (inaugurata il 1º dicembre 1887) e l'altra in direzione nord-sud (Lavezzola - Massa Lombarda - Lugo) aperta il 12 aprile 1888. Quest'ultima permetteva il collegamento con Ferrara a nord e con Faenza a sud. La stazione ferroviaria fu costruita a nord dell'abitato, in un'area prospiciente al Foro boario.

Sfruttando la rete di relazioni della classe politica locale, Massa Lombarda venne coinvolta nel primo tentativo di colonizzazione dell'Eritrea[45]. Il territorio era stato dichiarato ufficialmente colonia italiana nel 1890. Un anno dopo diverse famiglie di contadini massesi si imbarcarono per l'Africa in una spedizione comandata dal cavaliere Pompeo Torchi (anch'egli massese), nominato direttore dell'azienda agricola sperimentale dell'Asmara[46].

Il 17 settembre 1889 Massa Lombarda fu insignita del titolo di città per gli atti di eroismo compiuti dai cittadini che portarono alla cattura di una banda di malviventi che infestava tutta la provincia di Ravenna (i fatti avvennero il 31 maggio-1º giugno del 1887)[34]. Nel 1893 avvenne l'apertura delle nuove scuole comunali, situate all'inizio di via Garibaldi.[47] Nello stesso 1907, il 1º ottobre, venne inaugurato il nuovo ospedale cittadino, detto "degli Infermi", che sostituì quello in funzione dal 1848. Nel 1911 entrò in funzione la prima fontana pubblica del paese, collocata nella piazza del Castello. Negli anni venti venne ornata con quattro colonnette laterali bianche, lunghe due metri e alte circa 70 cm.[48] Tra la fine del 1913 e il marzo del 1914 fu completato l'allacciamento del paese alla rete elettrica[49].

Agli inizi del Novecento sorsero le prime unioni professionali promosse da laici cattolici, come la Fratellanza del lavoro (poco dopo il 1907). Il 6 novembre 1910, ad opera di un gruppo di benefattori cittadini, fra cui Giuseppe Sangiorgi[50], fu aperto il primo Asilo infantile (3-5 anni), il Pueris Sacrum ("i bambini sono sacri" in latino), in un nuovo edificio costruito appena fuori Porta lughese.[51] Nel 1912 i lavoratori socialisti fondarono la Casa del popolo. L'edificio fu edificato sull'altro lato della strada rispetto al Pueris Sacrum e ad un centinaio di metri di distanza. Si sviluppava su tre piani. Al primo piano vi era la sala più importante, il salone-teatro, che misurava 16 x 32 metri, utilizzato anche come sala da ballo. I vasti sotterranei fungevano da magazzino per la cooperativa agricola, che ivi deponeva le sue trebbiatrici. L'investimento, cui parteciparono tutte le cooperative socialiste massesi, costò 200.000 lire, una somma ingente per l'epoca.[52] La Casa del popolo fu inaugurata il 24 novembre 1912. Nel 1922 sorse a Massa Lombarda il movimento Scout.[53]

Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento avvenne il decollo dell'economia massese. Il primo motore dello sviluppo fu lo zuccherificio, cui seguì lo sviluppo della frutticoltura[34]. Lo zuccherificio fu inaugurato il 29 agosto 1901[54]; la capacità produttiva era di 4.400 quintali di bietole al giorno ed era provvisto di raffineria[55]. Nello stesso periodo cominciarono a lavorare i magazzini della frutta e anche quelli di conserve di pomodoro come, ad esempio, l'"Esperia" (1907), capace di produrre 3000 quintali all'anno già nel 1908[56]. Grazie alla felice iniziativa di alcuni pionieri, a Massa nacque la prima industria ortofrutticola italiana. Tutta l'economia della zona si modificò radicalmente.

Massa Lombarda divenne in due decenni paese leader e il suo nome si diffuse in tutta la nazione. Giunsero delegazioni da tutta Italia e dall'estero per visitare i poderi di peschi, peri, meli e susini. Persino re Vittorio Emanuele III in persona venne in visita il 25 aprile 1918. In quell'anno terminò la Prima guerra mondiale. Il bilancio dei caduti massesi fu di 119 vittime[57]. Dopo la fine della guerra Massa Lombarda si avviò rapidamente verso lo sviluppo industriale. Il foro boario apparteneva al passato e nei primi anni venti fu sostituito dai nuovi giardini pubblici. I giardini, posti di fronte alla stazione, divennero la porta d'ingresso del paese per i viaggiatori che giungevano in treno. Nel 1926 il Canale dei molini, che attraversava da secoli il paese, causando non pochi problemi di umidità alle abitazioni, fu deviato fuori dal centro abitato.[58]

Nel 1928 venne costruito un nuovo campo da gioco per il calcio (in sostituzione di quello improvvisato all'interno dell'ex foro boario), con la pista di atletica leggera. Massa Lombarda invece non ebbe mai una piscina comunale.[59] Nel 1934 l'Enciclopedia Treccani dedicò una voce a Massa Lombarda. Nel 1941 fu istituita la terza classe delle scuole Medie (fino ad allora, gli alunni che volevano prendere la licenza media dovevano andare a Lugo).

La seconda guerra mondiale causò numerose ferite alla città, situata a meno di 10 chilometri dal fronte, posto sul fiume Senio. Il primo bombardamento avvenne il 26 giugno 1944; gli ultimi, i più devastanti, furono il 9 e 10 aprile 1945. Oltre agli edifici ed alle fabbriche, venne distrutto anche il tronco ferroviario Massa - Imola[60]. Il 10 settembre 1944 si consumò il martirio di padre Gabriele Maria Costa, monaco della Certosa di Farneta, originario di Massa. Costa fu trucidato assieme a due confratelli dai tedeschi. Massa Lombarda fu liberata dalle truppe neozelandesi, che entrarono in paese la mattina del 13 aprile. Il tributo pagato per la libertà fu elevato. Tra i combattenti, centinaia di massesi furono internati in Germania, i partigiani caduti furono 51; 46 i militari deceduti o dispersi; furono conferite una medaglia d'oro e due d'argento al valor militare. Tra i civili: due morti in campo di concentramento o in conseguenza della detenzione[61] e 77 deceduti per bombardamenti, rappresaglie o agguati. Tra essi si segnala l'efferata strage Baffè e Foletti: la notte del 16 ottobre 1944 23 persone appartenenti alle due famiglie furono catturate e assassinate dai nazifascisti[62].

Dal dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Vista di Massa Lombarda provenendo in bicicletta da Lugo

Nel 1945 cambia la sede del mercato cittadino. Fino ad allora il mercato si era tenuto lungo il corso centrale fino a piazza Roma. La nuova collocazione è ricavata nell'area della scuola, seriamente danneggiata dai bombardamenti. L'edificio viene abbattuto; l'area è destinata a diventare la nuova piazza del mercato ed assume il nome di piazza Mazzini. Piazza Roma Imperiale viene ribattezzata "Umberto Ricci" (il partigiano Napoleone 1923-1944) e abbellita con il Monumento ai Caduti, inaugurato nel 1950. Nel maggio dello stesso anno furono celebrati i 700 anni della fondazione del paese: 350 massesi si recarono a Marmirolo per celebrare l'evento di sette secoli prima.

Durante gli anni cinquanta la popolazione aumenta di 1.374 unità, grazie alle nuove opportunità di lavoro. Si verifica di conseguenza una forte espansione urbanistica: tra il 1951 e il 1961 vengono costruiti ben 678 nuovi alloggi. Nello stesso periodo avviene la ristrutturazione del cinema-teatro Eden, costruito nel 1942 e danneggiato dalla guerra, che viene ampliato fino a raggiungere 1.500 posti, una capienza superiore a qualsiasi sala coperta nel raggio di 30 km. Negli anni cinquanta vi vengono rappresentate numerose riviste del teatro nazionale. Massa Lombarda dispone anche di un'altra sala cinematografica, il Cinema Teatro Dalle Vacche (successivamente denominato «Piccadilly»). Nel 1956 viene inaugurata la prima biblioteca pubblica cittadina. Nel 1957 vengono costruiti l'acquedotto e la rete del gas metano. Da registrare anche un evento negativo: l'alluvione del 5 dicembre 1959, che però sarà anche l'ultima. L'acqua arriva fino al centro storico, colpendo 220 abitazioni e numerosi impianti produttivi. Vengono sommersi circa 800 ettari di terreno coltivato.

Gli anni sessanta sono per l'Italia quelli del boom economico. Massa Lombarda, che il boom lo aveva già vissuto anni prima, comincia ora a dare segni di una certa mancanza di vitalità. Il settore edilizio vive un calo (vengono costruiti un terzo degli alloggi rispetto agli anni cinquanta); molti complessi industriali importanti (zuccherificio in testa) riducono il loro organico; alcune aziende ortofrutticole vanno in crisi.

Il tronco ferroviario Massa Lombarda-Imola, distrutto dai bombardamenti, non era stato più ricostruito. Nel 1964 le FF.SS. chiudono anche la linea ferroviaria Massa-Budrio (direzione Bologna), una scelta piovuta dall'alto contro cui il Comune non riuscirà ad opporsi (di ben altra levatura sarà la protesta cittadina negli anni ottanta contro il taglio della linea Lavezzola – Massa – Lugo, che non viene sospeso, anche se il servizio viene molto ridimensionato). I più grandi cantanti sulla cresta dell'onda vengono ad esibirsi a Massa: in estate Mina, Lola Falana, Patty Pravo, Gianni Morandi, Johnny Dorelli, Michele, Milva, Perez Prado, Peppino Di Capri, i Pooh sono ospiti del dancing Serenella di Guerrino Dosi (aperto nel 1953)[63]; nella stagione invernale sono applauditi al Teatro Eden Rita Pavone e Edoardo Vianello. Il 25 ottobre 1969 viene inaugurato il nuovo stadio cittadino con un incontro di calcio fra il Bologna "A" ed il Bologna "B". Nel 1971 la discoteca "Da Tino" è una delle tre sole esistenti in tutta la Romagna. Nel 1973 il teatro Eden presenta una stagione di prosa con compagnie di livello nazionale. Dal 1963 al 1975 il Ristorante Tino fu presente nelle guide Michelin, unico ristorante massese ad essere ricompreso nell'elenco dei migliori del Paese.

Nel 1981 il centro viene chiuso alle automobili: si inaugura la zona a traffico limitato (ZTL), tuttora in vigore. Calcano il palcoscenico del Teatro Eden artisti di fama nazionale come Giorgio Gaber, Glauco Mauri, Corrado Pani e Ottavia Piccolo. Ma nel 1983 la struttura viene chiusa perché non ottemperante alle nuove disposizioni sulla sicurezza. La legge sulla sicurezza degli impianti, inoltre, alzando di molto i costi della ristrutturazione, renderà anti-economico un eventuale intervento condannando alla morte il teatro[64]. Pochi anni dopo (1989) chiude anche il cinema Piccadilly.

Nel 1982 la piazza centrale del paese è dichiarata zona pedonale (19 ottobre). Viene annunciato che il Canale Emiliano Romagnolo attraverserà il territorio massese. Le sue acque sono importanti anche per gli agricoltori, soprattutto per effettuare le irrigazioni estive.

Vita politica[modifica | modifica wikitesto]

Dall'Unità alla Liberazione[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo dei vari Crispi, Sella e Minghetti, il corpo elettorale era di dimensioni così ristrette (essendo basato sul censo) che anche il conoscere la parte politica dei deputati eletti non aiuta a capire quali fossero le idee prevalenti dei massesi. Il sindaco, inoltre, era nominato dal Re.

Forse è più interessante sapere che la popolazione era in massima parte composta da gente povera e che, fino al 1885, sul territorio massese non esisteva ancora l'industria.

Lo storico locale Luigi Quadri segnala la presenza di "molti giovani massesi sotto il comando del generale Giuseppe Garibaldi" nelle battaglie del Volturno e nella presa di Gaeta (1866). Nel 1866 nella Terza Guerra d'Indipendenza tra i massesi arruolati nel Corpo Volontari Italiani, quattro presero parte alla vittoriosa Battaglia di Bezzecca. Nel 1867, sempre secondo il Quadri, 17 furono i volontari massesi che combatterono nella Battaglia di Mentana, mentre 3 furono coloro che nel 1870 parteciparono alla presa di Roma.

Il mazzinianesimo è una delle prime idee politiche a diffondersi nel ravennate, e quindi a Massa Lombarda. Nel 1872 era già attiva in paese la Consociazione repubblicana. Anche il movimento socialista non tarda a radicarsi in provincia, soprattutto per l'impulso del fondatore e leader Andrea Costa, imolese: nel 1893 il Partito Socialista Italiano apre la sua prima sezione massese. A cavallo del 1900 i candidati al parlamento che si battono per conquistare l'elettorato massese provengono da tre partiti: il repubblicano, il liberale ed il socialista. Eugenio Bonvicini era stato eletto (nel 1875) tra i liberali.

Alle elezioni parlamentari del maggio 1895 vince nel collegio di Lugo (di cui fa parte anche Massa Lombarda) il candidato repubblicano Taroni, con 487 voti. Si riconferma nel marzo 1897, al ballottaggio col liberale Masi. Nel giugno 1900 Taroni vince per la terza volta, battendo di nuovo Masi. Viene invece sconfitto dal socialista Brunelli alle elezioni politiche del novembre 1902. Brunelli ottiene a Massa 307 voti, contro i 74 del repubblicano.

Nel 1905 ha termine la prerogativa del Re di nominare i sindaci delle città. Le elezioni amministrative assegnano la vittoria alla lista socialista. Il consiglio comunale elegge il repubblicano Emilio Roli. Con Roli il Comune rinuncia al diritto di designazione dell'arciprete, che risaliva alla seconda metà del XVI secolo (giuspatronato). Le cause sono economiche, poiché sul Municipio grava l'onere della manutenzione della chiesa in caso di difficoltà della parrocchia a provvedere, ma anche ideologiche, poiché la nuova Giunta persegue una politica di netta contrapposizione con la Chiesa.[65] Nel 1907, alla sua morte, gli succede Giovanni Manaresi, direttore della Cooperativa braccianti (fondata nel febbraio 1890).

Nel dopoguerra Massa si ritrova più povera. I consensi per i socialisti aumentano. Il partito socialista è l'unico partito presente in forma organizzata a Massa Lombarda. Tra le altre forze politiche, i repubblicani hanno perso molta della loro influenza e neanche i cattolici godono di molto favore. Alle elezioni politiche del novembre 1919 la lista socialista ottiene uno schiacciante 91,7% dei voti. Nessun paese della provincia di Ravenna è a così forte presenza socialista.

Alle elezioni amministrative del 1920 l'unica lista che si presenta in città è quella socialista. Il Partito socialista prevale a Massa e in 43 dei 58 comuni romagnoli, insieme alle province di Ravenna e Forlì (che comprende anche il comprensorio di Rimini).

Il voto delle elezioni politiche del 15 maggio 1921 vede uno spostamento verso destra delle preferenze degli italiani. A Massa Lombarda, in controtendenza, il 64,4% dei voti vanno al PSI. Ma nel 1922 l'amministrazione comunale democraticamente eletta viene cacciata dal nuovo regime fascista. Alle elezioni politiche del 1924 il voto massese riflette bene quali sono i nuovi rapporti di forza in campo: ben il 63,2% dei voti va al Listone. Diventa sindaco Gustavo De Luca, classe 1896, fondatore del fascio cittadino. Nel 1928, appena un anno dopo essere stato nominato podestà (secondo la nuova legge), viene promosso-rimosso a Foligno per un regolamento di conti interno. Il Comune, dopo aver ricevuto tre ispezioni dalla Prefettura, viene commissariato e viene affidato prima a Luciano Rambelli, poi ad Arrigo Minzoni.

Durante la sua reggenza, nel 1929 si tiene il plebiscito per il regime che sostituisce le elezioni politiche. I risultati appaiono scontati: il 98% degli italiani vota sì. In provincia di Ravenna la percentuale, se possibile, è ancora superiore: 99%. A Massa Lombarda si contano 1.880 sì e 2 no. Nell'aprile del 1930 anche Minzoni lascia; si avvia una rotazione di commissari: tre in un anno. Prima Mauro Zingarelli, poi Dino Guidotti poi l'ing. Tosaroni. Tra il 1929 e il 1930 il Comune subisce nuove ispezioni ordinate dalla Prefettura. Finalmente nel giugno 1932 ritorna alla più alta carica cittadina un massese. Viene scelto infatti Giovanni Foschini (classe 1890), fondatore dell'Ondulatum. La nomina si rivelerà una scelta positiva, tanto che Foschini rimarrà alla guida del Municipio per oltre un decennio, fino al crollo del fascismo. Nel 1934 il regime indice un nuovo plebiscito. Il risultato nazionale parla del 99,84% di voti favorevoli. In provincia di Ravenna i sì sono il 99,98%.

Nel 1938 gli iscritti al fascio di Massa Lombarda sono 1.454. Se a questi aggiungiamo anche gli iscritti alla GIL (età minima 6 anni), otteniamo un totale di 2.896 persone. In sostanza, un massese su due tra i 6 ed i 60 anni possiede una tessera del fascio o delle organizzazioni da esso controllate.

Dal dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta del fascismo ed il ritorno alla democrazia, Massa Lombarda ritorna un paese a prevalenza socialista.

Al referendum del 2 giugno 1946 il 95,10% dei massesi sceglie la Repubblica.

In breve il PCI diventa il primo partito, sopravanzando gli stessi socialisti ed ottenendo più volte il 70% dei voti. Conserverà tale primato anche dopo i cambi di denominazione (PDS, DS) e dopo la confluenza dei DS nel Partito Democratico.

Le prime donne elette in Consiglio comunale furono, nel 1946, Gentile Bassi e Maria Montoschi. Nel 1959 venne nominata la prima donna assessore, Magda Bergamini.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Regio decreto-legge[66]»
— 17 settembre 1889

Massa Lombarda è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[67]:

Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

In città[modifica | modifica wikitesto]

Un trittico di Dosso Dossi nella
chiesa di San Paolo

Dosso Dossi (1468 ca. - 1542) dipinse un trittico a colonne destinato alla chiesa arcipretale massese[68]. L'opera era composta da due pannelli laterali e una parte centrale. Al centro stava la Madonna col putto; nei laterali il celebre pittore ritrasse S. Giovanni Battista e San Giorgio, protettore di Ferrara, quest'ultimo dipinto con le sembianze di Francesco d'Este (immagine). Nel XVII secolo l'opera passò all'oratorio dell'Arciconfraternita di S. Maria (una delle sei esistenti nel paese)[69]. Nel 1884 la Congregazione di Carità (ente pubblico), contro il parere dell'Arciconfraternita, decise di mettere in vendita i due pannelli laterali. Furono acquistati nell'ottobre 1900 dalla Pinacoteca di Brera, diretta all'epoca dal ravennate Corrado Ricci[70].

Chiesa di San Paolo
L'interno della chiesa arcipretale.

Alla metà del Duecento le famiglie lombarde che fondarono Massa Lombarda, unitamente a quelle del luogo, edificarono una chiesa con annesso campanile[71] che ereditò l'intitolazione alla Conversione di San Paolo dalla primitiva chiesa dell'VIII secolo, sita nel fundus Sancti Pauli.[72]. La chiesa si affacciava verso piazza U. Ricci, all'epoca il cuore della comunità. Nel XVI secolo gli Este vollero la costruzione di una chiesa più grande. Dopo l'abbattimento della chiesa primitiva, la nuova fu costruita tra il 1528[73] e l'aprile del 1537. L'edificio fu progettato - secondo lo storico massese Luigi Quadri - dall'architetto milanese Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino (Milano 1465-1530). Fu orientata a nord, nella collocazione attuale; il campanile invece non fu spostato (di conseguenza la torre, che prima era a ridosso della chiesa, si trovò sul suo fianco destro). La chiesa, esempio di architettura romanica in severo stile basilicale, è a tre navate. Già nel 1576 divenne chiesa arcipretale. Fu consacrata il 10 novembre 1577. Francesco d'Este fornì un contributo all'abbellimento della nuova chiesa donando due dipinti della sua collezione: la Caduta di San Paolo di Sebastiano Filippi, detto il Bastianino (Ferrara 1532-1602) e La Risurrezione di Cristo di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo (Ferrara, 1481-1559).[74] Lo stesso duca volle essere sepolto in questa chiesa[75]. Nel 1580 venne eretto sopra l'ingresso un portico a quattro colonne.

Tra il 1835 e il 1842 si effettuarono i primi lavori di restauro: il campanile fu ricostruito a pianta quadrata e fu portato dagli originali 26,30 metri agli attuali 37,39 metri. L'ultimo tronco fu costituito da una nuova cella campanaria in cui si aprono quattro bifore. Vi furono collocate quattro campane, consacrate nel 1841. Il campanile risultò quindi composto da sei piani (oltre al tamburo), tutti accessibili dall'interno. Diresse i lavori l'ingegner Bonoli[76]. La ristrutturazione della chiesa terminò nel 1842. Il 12 novembre dello stesso anno (un sabato)[77] fu consacrata dal vescovo d'Imola Giovanni Maria Mastai Ferretti (nel 1846 divenne Papa col nome di Pio IX). In seguito ad un nuovo intervento di restauro, nel 1932 venne abbattuto il porticato che sovrastava l'ingresso principale e la facciata assunse la forma attuale su disegno dell'ingegner Poggiali[76]. Durante la II guerra mondiale la chiesa fu quasi completamente distrutta; entro il 1948 venne ricostruita.

Nel 2007 (la notte tra il 12 e il 13 giugno) la chiesa subì un grave furto. Furono rubati molti oggetti d'arte: 14 tele (tutte quelle della Via crucis), due porte decorative del Seicento e del Settecento, una croce, il grande altare, due angioletti intarsiati e due colonne di legno con decorazioni dorate.[78]

Chiesa di San Salvatore
Veduta prospettica di Massa Lombarda a metà del Seicento.[79]

La Chiesa di San Salvatore fu edificata nella prima metà del XVII secolo fuori dall'antica Porta Celletta. Venne quasi interamente distrutta dalla rotta del fiume Santerno avvenuta l'11 ottobre 1745. Fu poi ricostruita nel 1763[80] da Cosimo Morelli. L'interno è opera dell'architetto imolese, l'esterno del massese Zaccaria Facchini. La chiesa è stata restaurata alla fine del XX secolo.

Nel forese[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Beata Vergine della Consolazione
Il Santuario della Beata Vergine della Consolazione.

Secondo la tradizione cattolica, il Santuario della Beata Vergine della Consolazione fu costruito a seguito del ritrovamento fortuito di un'immagine della Madonna, l'11 dicembre 1793, dal colono Giacomo Pasotti mentre vangava nel suo podere[81]. I lavori di costruzione, su progetto dell'architetto massese Zaccaria Facchini, dovevano iniziare nel 1797, ma quell'anno cominciò l'occupazione napoleonica della Romagna. Il santuario fu ultimato solamente nell'agosto del 1813. Il 19 settembre dello stesso anno l'immagine della Vergine fu collocata nella chiesa, dove si trova tuttora.

L'edificio è di forma circolare; l'interno è caratterizzato dai sei grandi archi, sostenuti da colonne corinzie, che fanno da cornice alle cappelle. Nella seconda metà dell'Ottocento accanto al santuario fu costruito il cimitero cittadino.

Nel XX secolo è stato eretto un piccolo campanile su disegno dell'architetto massese Ettore Panighi.

Santuario del Trebeghino
Il Santuario della Madonna del Trebeghino
La Madonna del Buon Consiglio venerata nel Santuario della Madonna del Trebeghino

Il Santuario del Trebeghino è situato in zona rurale in località Fruges (circa un km a sud dalla strada provinciale San Vitale). Il luogo di culto è citato sin dal 1629. La popolazione locale l'ha soprannominato "Cîsa dl'Öpi", che è il nome in romagnolo dell'acero campestre, albero che si usava come sostegno per le viti. Ricalcando la pronuncia dialettale, ne è derivato il curioso nome di "Chiesa dell'Oppio", che si porta dietro ancora oggi.

Il suo nome ufficiale è «Oratorio della Beata Vergine del Buon Consiglio». La struttura dell'edificio è semplice: una navata unica con volta nel presbiterio e capriate a vista nella parte restante. La facciata presenta due loculi frontali; il campaniletto a vela è ben conservato. La chiesa è stata oggetto di un importante intervento di restauro, coordinato da un comitato parrocchiale e cittadino, che si è protratto dal 1995 al 2004. Dopo il restauro il santuario ha ripreso la piena attività.

Ex chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria del Carmine

I Carmelitani, presenti nel territorio di Massa Lombarda sin dal XIV secolo, si trasferirono dentro le mura nel XVII secolo, in un'area vicino a Porta Celletta. Qui fecero costruire la nuova chiesa con annesso convento (1669-1674)[82]. Internamente l'edificio conserva architetture barocche; all'interno vi era conservato un dipinto di Carlo Cignani[83]. L'esterno invece ha un aspetto Cinquecentesco. La chiesa divenne ben presto uno dei massimi centri dell'ordine Carmelitano per tutta la regione romagnola. Con la soppressione napoleonica (inizio XIX secolo), chiesa e convento rimasero privi dei religiosi e il culto fu affidato al clero locale. La chiesa è rimasta aperta al culto fino alla Seconda guerra mondiale. I bombardamenti del 1944-45 colpirono il campanile che crollò sul tetto della chiesa sfondando parte della facciata. Sconsacrata, è stata riqualificata come sala polivalente. Dal 1995 è utilizzata come sede di mostre, convegni e proiezioni cinematografiche. Nel 2014 è stata ricollocata all'interno dell'edificio una pala d'altare di Michele Desubleo (1602-1676), ritenuta perduta dopo i bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale.

Chiesa del Rosario

Costruita nell'attuale piazza Marmirolo tra fine XVI e inizio XVII secolo, andò a unirsi nel Settecento al convento edificato da Cosimo Morelli nell'attuale via G. B. Bassi. Scampò ai bombardamenti della seconda guerra mondiale; nonostante ciò nel 1949 fu sventrata per allargare la piazza. Rimangono: il muro perimetrale sinistro e il campanile, che versa in condizioni di grave degrado statico.

Chiesa del vecchio ospedale

L'edificio, dedicato a S. Maria Assunta, fu costruito nell'attuale via Rustici tra il 1577 e il 1584. Fu rimaneggiato nel XVIII secolo con rilievi a stucco e ornato di quattro statue in cotto attribuite ad Alfonso Lombardi[84] (una di esse purtroppo oggi è tagliata a metà). Incamerata nei beni del demanio, dal 1956 al 2004 fu sede della biblioteca comunale.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Edifici della piazza principale[modifica | modifica wikitesto]

Logo della «Casa del Pane» di Massa Lombarda, la prima in Italia.
Copia in bronzo della Lupa capitolina realizzata a Roma durante il Ventennio e donata alla città nel 1929 dal cavalier Giuseppe Sangiorgi, noto collezionista d'arte originario di Massa. Nel dopoguerra è stata trasferita nel piazzale antistante il Cimitero.
Torre dell'Orologio

La piazza centrale di Massa Lombarda è piazza Matteotti.[85] Racchiusa tra palazzi storici,[86] è dominata dalla Torre dell'orologio[87].

Palazzo Comunale

La facciata del Palazzo comunale fu opera di Cosimo Morelli (1732-1812). I lavori furono completati dall'architetto massese Zaccaria Facchini (1751-1826). Conserva al suo interno gli Archivi storici, quello comunale e quello notarile. L'ampio porticato a cinque archi contiene i busti di cittadini massesi benemeriti: Luigi Maccaferri, Emilio Roli, Giuseppe Sangiorgi, Eugenio Bonvicini ed Adolfo Bonvicini[88].

Torre dell'Orologio

La torre dell'Orologio è più antica del Palazzo Comunale di due anni. Fu terminata nel 1756 su progetto di Cosimo Morelli, di cui è anche considerata la prima opera certa che ne porta la firma. Posta a un angolo della piazza centrale, sostituiva una torre più antica che fungeva anche da prigione. Nel 1758 fu avviata, sempre su disegno del Morelli, la ristrutturazione del Municipio, l'ex Casa della Comunità, esistente sin dal Cinquecento. Il prospetto del palazzo, sito sul lato nord della piazza, è costituito da un portico a cinque arcate. Sulla facciata compaiono quattro finestre, sovrastate al centro da una nicchia che ospita una statua della Madonna incoronata. Fin dai tempi degli Estensi il Consiglio comunale si radunava nella rocca (a Lugo è ancora così). Dal 1748 si riunisce nel Palazzo comunale[87].

Palazzo Bonvicini[modifica | modifica wikitesto]

È la residenza signorile storica meglio conservata della città. L'edificio risale al XV secolo; è stato restaurato alla fine del XX secolo ed è tuttora di proprietà privata.

Piante secolari[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Massa Lombarda vivono sei piante secolari poste sotto la tutela della Regione Emilia-Romagna[89]. Tre pioppi monumentali vegetano non lontano dal torrente Sillaro lungo via del Signore: si tratta di un pioppo nero e di due pioppi bianchi che hanno superato il secolo e mezzo di vita. Vi sono poi un gelso nero (conosciuto come "gelso di San Giovanni") e due farnie.

Monumenti e luoghi d'interesse scomparsi[modifica | modifica wikitesto]

  • Il più antico complesso architettonico di Massa Lombarda era costituito dalla rocca costruita dal marchese Lionello d'Este a metà del XV secolo con annesso torrione risalente al XII secolo. Adattata a carcere, divenne anche residenza di Pretura con l'unità d'Italia. A fine Ottocento fu chiusa; il fabbricato venne demolito nel 1910, seguito poi dal torrione nel 1921[90];
  • Porta Lughese, eretta nel 1857, fu abbattuta il 3 dicembre 1949 per decisione del consiglio comunale, non senza subire una salata multa dal governo di Roma, che fu inizialmente fissata in 5 milioni di lire (circa 330 000 euro del 2002), poi ridotte a un milione[91];
  • Numerose sono anche le chiese scomparse del territorio massese[92].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[93]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 1 600 persone.[94] Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Accanto alla lingua italiana, è parlata anche la locale variante della lingua romagnola, che presenta influssi bolognesi, quali la perdita delle vocali nasali e l'esito in /a/ dei precedenti fonemi /ɛ,ɔ/ (es. páss, rátt "pesce, rotto", vs. romagnolo occidentale comune pèss, ròtt). L'antico afflusso di coloni mantovani non sembra aver lasciato alcuna traccia linguistica riconoscibile.[95]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Massa Lombarda sono presenti tre parrocchie, facenti parte della Diocesi di Imola: Massa Lombarda (principale); Villa Serraglio e Fruges (istituita nel 1965).

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Festa della Ripresa e Palio del Timone[modifica | modifica wikitesto]

Una fase di una tirata.

Nata nel 1976, la manifestazione si tiene all'inizio di settembre e dura un'intera settimana. L'ultimo giorno, domenica, si tiene il Palio del timone, una competizione a squadre. L'idea nacque in seno alla commissione ricreativa del consiglio pastorale cittadino. Si pensava ad una gara dove si potessero utilizzare attrezzi agricoli, caratteristici del mondo rurale massese. La scelta cade sui timoni dei rimorchi agricoli, robuste aste in legno lunghe circa quattro metri. Le aste vengono montate attorno a un timone, ad un'altezza di circa un metro da terra. Sono imperniate al centro, in modo da consentire alla giostra di girare sia in senso orario, sia antiorario. Lungo le due aste orizzontali si schiera una squadra, mentre l'altra si dispone lungo le due aste verticali. Ogni squadra è composta da sei uomini, tre per ogni asta. Il loro peso complessivo non deve superare i 540 chili. La partecipazione al Palio è riservata ai quattro quartieri di Massa Lombarda. I tiratori, invece, possono provenire anche dai paesi vicini[96][97].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche e musei[modifica | modifica wikitesto]

Centro culturale Carlo Venturini
Museo della Frutticoltura "Adolfo Bonvicini" - interno
Complesso culturale comunale

Comprende la biblioteca civica, la "collezione Venturini" e la pinacoteca civica.
La dotazione originaria della biblioteca è rappresentata dal fondo privato del commendatore Carlo Venturini (opere antiche e rare) e da ciò che rimane delle più antiche raccolte librarie dei frati Carmelitani e dei Minori Osservanti, incamerate dallo Stato ai tempi di Napoleone. La parte più preziosa è il fondo antico costituito da circa 8.000 esemplari. L'atto di nascita della biblioteca fu, nel 1956, la sistemazione del fondo in un edificio pubblico (in via Garibaldi, nei locali della chiesa dell'antico ospedale). Nel tempo la dotazione si è arricchita di ulteriori contribuzioni. La collezione personale del commendator Venturini si compone di vari pezzi: sculture, monete, minerali, ecc.; la raccolta di dipinti comprende vari autori: opere d'arte del Garofalo e del Bastianino (XVI secolo) e del pittore massese Giambattista Bassi (XIX secolo).

Dal 2004 biblioteca, "collezione Venturini" e pinacoteca civica sono riuniti in un'unica sede, il pregevole edificio in stile liberty che ospitò dal 1910 l'asilo infantile Pueris Sacrum[98]. Il complesso culturale è suddiviso in quattordici stanze: due per la biblioteca tradizionale, tre per quella dedicata ai bambini. Due aule sono dedicate alla pinacoteca, altrettante per il museo civico, una stanza è adibita ad emeroteca ed altre due sono attrezzate a laboratorio multimediale.

Museo della Frutticoltura "Adolfo Bonvicini"

Inaugurato nel 1983, raccoglie le testimonianze della civiltà agricola della Bassa Romagna tra Ottocento e Novecento. La prima sezione illustra il lavoro contadino, la seconda ripercorre la storia delle tecniche di coltivazione della frutta. Sede del museo è un'autentica casa colonica, ristrutturata appositamente per accogliere il materiale da esporre, frutto delle donazioni di agricoltori e cittadini.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni e località[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

«Nos numerus sumus et fruges consumere nati»

(IT)

«Siamo numeri e siamo nati per consumare i frutti della terra»

(Orazio, Epistole, Libro primo.)
Lo stabilimento della S. A. «Fruges» visto dalla Strada San Vitale (anno 1942 ca.)

Fruges
Un nome originale per un centro abitato. L'agglomerato urbano si sviluppò nel secondo dopoguerra. Fino agli anni trenta, infatti non vi era che uno stabilimento per il lavoro della frutta e della conserva ("Società Anonima Fruges"), sorto nel 1925 su un terreno di proprietà di Camillo Borgnino, uno dei maggiori produttori ortofrutticoli locali. Negli anni quaranta la fabbrica cambia proprietario ma continua ad essere chiamata da tutti "La Fruges"[99].
Lo stabilimento sorgeva due chilometri ad ovest di Massa, sulla destra della provinciale San Vitale (Ravenna-Bologna). A partire dalla metà degli anni cinquanta l'area a sinistra della San Vitale fu oggetto di una lottizzazione. Si insediarono soprattutto i lavoratori provenienti dal circondario, dalle colline e dal meridione. "La Fruges" passò così ad indicare anche il nuovo insediamento urbano.
Nel 1965 vennero aperte le scuole elementari statali. La nuova parrocchia (intitolata a San Giacomo) provvide a realizzare l'asilo per i bambini fino ai 5 anni. Tra il 1970 e il 1972 venne costruita, accanto all'insediamento urbano, anche un'area artigianale dalle dimensioni complessive di circa 18 ettari. Oggi "La Fruges", come tante attività produttive nate a Massa nell'anteguerra, non esiste più. Nel senso dello stabilimento: il centro abitato invece è cresciuto fino a contare circa 2.500 abitanti.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'industria ortofrutticola di Massa Lombarda.

Le imprese cooperative[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento cooperativo si sviluppò a Massa Lombarda a partire dagli anni ottanta del XIX secolo. Nacquero la Cooperativa Agricola Braccianti, poi la Cooperativa Muratori e la Cooperativa Frutticoltori (1921). Nel XX secolo furono fondate la cooperativa dei barbieri, dei falegnami, dei mezzadri e la cooperativa facchini. In paese vi erano ben quattro spacci cooperativi.

Secondo i dati del censimento del 1921, il 70% della popolazione della provincia di Ravenna era rurale. A Massa Lombarda erano oltre 4.000 le persone legate all'agricoltura, a cui bisognava aggiungere circa 700 braccianti.

Fino agli anni settanta del XX secolo, oltre 800 persone lavoravano nella cooperazione. Poi iniziò una parabola discendente. Nel 2012 il settore era ridotto a 80 addetti.[100]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Massa Lombarda è attraversata, in direzione Est-Ovest, dalla strada provinciale 253, ex strada statale.

Altre strade provinciali sono: la n. 12 (verso Mordano), la n. 50 (verso San Patrizio e la n. 117 (parallela alla 253); da essa si diparte la n. 94 che giunge a Bubano, frazione di Mordano.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La località è servita dalla stazione di Massalombarda posta sulla linea Faenza-Lavezzola, servita dalle corse svolte da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Emilia-Romagna.

Dal 1887 al 1964 la cittadina era inoltre raggiunta dalla ferrovia Budrio-Massalombarda, gestita dalla Società Veneta; tra il 1934 e il 1944 fu servita anche dalla ferrovia Massalombarda-Imola-Fontanelice della Santerno Anonima Ferroviaria.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il servizio di trasporto pubblico a Massa Lombarda è garantito con autocorse suburbane svolte dalle società TPER e START.

La prima pista ciclabile del paese è stata quella che fiancheggia viale Zaganelli (800 metri). Alla fine degli anni 1970 fu costruita le pista ciclabile di viale Amendola. Nel 1981-82 venne quella di via Castelletto, che permise il collegamento con Fruges, più un tratto di via Argine San Paolo. Nel 1983-84 fu aperta la pista che fiancheggia via Bagnarolo. Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 fu realizzato il tratto lungo via Martiri della Libertà. Seguì il prolungamento della pista di via Argine San Paolo. A metà degli anni 1990 si poteva finalmente andare da Massa Lombarda al centro di Fruges in bicicletta evitando la pericolosa Strada provinciale San Vitale.
Manca ancora una pista ciclabile di collegamento con la vicina Sant'Agata sul Santerno, che permetterebbe il collegamento diretto con Lugo, importante luogo di commerci con il mercato del mercoledì[101].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Massa Lombarda, insieme con Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Conselice, Cotignola, Fusignano, Lugo e Sant'Agata sul Santerno forma l'Unione dei comuni della Bassa Romagna.

Sindaci[modifica | modifica wikitesto]

Priori dal 1841 al 1859[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1841 1858 Gaetano Bonvicini[102] Priore municipale
1858 1859 Gaetano Torchi[103] Priore municipale

Sindaci dal 1860 al 1922[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci dal 1860 al 1889

Nomina del sindaco da parte del re.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1860 1861 Leonardo Avogli Trotti liberale Sindaco dimissionario[104]
1861 1863 Gaetano Torchi liberale Sindaco
1863 1869 Eugenio Bonvicini liberale Sindaco
1869 1874 Gaetano Torchi liberale Sindaco
1875 1877 Pompeo Torchi liberale Sindaco
1877 1885 Giovanni Bassi liberale Sindaco dimissionario
1885 1889 Emilio Roli repubblicano Sindaco facente funzioni (1885-1889)
dimissionario (1889)
1889 1889 Luigi Maccaferri Sindaco facente funzioni
Sindaci dal 1889 al 1922

Elezione del sindaco da parte del consiglio comunale (legge 30/12/1888, n. 5865).

Piazza Roma Imperiale. Il lato con al centro la fontana.
Piazza Roma Imperiale, oggi Piazza Umberto Ricci (foto degli anni Trenta).
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1889 1891 Emilio Roli repubblicano Sindaco dimissioni 1890[105]
dimissioni 1891
1891 1893 Giovanni Bassi liberale Sindaco facente funzioni
1893 1895 Luigi Maccaferri Sindaco
1895 1898 Battista Ricci Signorini liberale Sindaco
1898 1906 Emilio Roli repubblicano Sindaco confermato nel 1902
1906 1922 Giovanni Manaresi socialista Sindaco confermato nel 1910, nel 1914-15[106] e nel 1920
dimissionario[107]
luglio 1922 aprile 1923 Ettore Fabbri commissario

Podestà[modifica | modifica wikitesto]

Podestà nominato dal re.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
aprile 1923 1928 Gustavo De Luca Partito Nazionale Fascista Podestà
1928 1932 Luciano Rambelli
Arrigo Minzoni
Commissari del PNF
1932 1943 Giovanni Foschini Partito Nazionale Fascista Podestà Muore quando è ancora in carica,
il 31 luglio 1943.
1943 1945 Leone Balice
Antonio Foschini
Commissari del PNF
19 aprile 1945 19 marzo 1946 Silvio Guardigli PCI Sindaco Nominato dal prefetto

Sindaci dal 1946 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci dal 1946 al 1995

Elezione del sindaco da parte del consiglio comunale.[108]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
4 aprile 1946 marzo 1950 Silvio Guardigli PCI Sindaco dimissionario[109]
marzo 1950 27 maggio 1951 Giuseppe Costa PSI Sindaco
18 giugno 1951 27 maggio 1956 Oreste Zini PCI Sindaco
22 giugno 1956 27 ottobre 1959 Andrea Berardi PCI Sindaco dimissionario[110]
28 ottobre 1959 24 novembre 1960 Ettore Ricci PSI Sindaco facente funzioni
25 novembre 1960 26 marzo 1964 Ettore Ricci[111] PSI Sindaco deceduto
aprile 1964 30 dicembre 1966 Giuseppe Venturini PCI Sindaco [112]
deceduto
gennaio 1967 8 giugno 1980 Francesco Gentilini PCI Sindaco Confermato il 7 agosto 1970 e il 31 luglio 1975.
31 luglio 1980 1995 Radames Franzaroli PCI, poi PDS Sindaco Confermato nel 1985 e il 6 maggio 1990
Sindaci dal 1995 ad oggi

Elezione del sindaco a suffragio diretto (legge 25/3/1993, n. 81)

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 aprile 1995 14 giugno 2004 Daniele Bassi Progressisti (a guida PDS), poi
L'Ulivo (a guida DS)
Sindaco Confermato il 14 giugno 1999.
15 giugno 2004 25 maggio 2014 Linda Errani Partito Democratico Sindaco Confermata nel 2009.
26 maggio 2014 in carica Daniele Bassi Partito Democratico Sindaco Confermato il 26 maggio 2019.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Pallacanestro[modifica | modifica wikitesto]

Stagioni dell'ASSI Massalombarda in Serie C
ASSI Massalombarda: formazione del campionato di pallacanestro 1947/48. Da sinistra, in piedi: Lanzoni, Mazzini, Pasquale Preti, Paganini, Gherardi, Maregatti. Accosciati: Scarpetti, Rambelli, Ricci, Zardi.

Nel 1947 una squadra di pallacanestro cittadina si iscrisse ai campionati federali. Con la sponsorizzazione del PSI, assunse il nome ASSI (Associazione Sportiva Socialisti Italiani). La squadra (colore sociale: rosso) militò per i primi due anni nel campionato regionale di Prima Divisione, poi ottenne la promozione al Campionato nazionale di Serie C, in cui rimase per cinque anni consecutivi. Dopo il 1954 il gruppo dei pionieri della pallacanestro massese si sciolse.
La pallacanestro massese rinacque nel 1961. In quell'anno fu fondata la Polisportiva, comprendente anche la sezione pallacanestro. La squadra cittadina (maglia bianca con bordi e numeri neri) disputò i campionati regionali.
I migliori cestisti massesi in assoluto possono essere considerati: Pasquale Preti, che ha giocato 16 anni in Serie A dal 1952 al 1968 (con le maglie di Moto Morini Bologna, Reggio Emilia e Libertas Pistoia), e Nicoletta Gherardi, presente in Serie A col Club Atletico Faenza dal 1974 al 1983.
Nel recente passato, il livello più alto raggiunto dal sodalizio massese è stato il campionato di C1, disputato nel 2007/2008.

Tennis[modifica | modifica wikitesto]

Fondato nel 1967 (il primo presidente fu Otello Ronchi), il Circolo Tennis Massa Lombarda ha disputato ininterrottamente dal 2004 al 2015 il campionato nazionale di Serie A2. Nel campionato 2006 vestì i colori della maglia massese Renzo Furlan (ex n. 19 del mondo)[113]. Nel 2012 il CT ha disputato la sua prima finale-promozione[114]. Nel giugno del 2015 la squadra romagnola si è qualificata nuovamente per la finale, vincendola contro il circolo etneo «Le Rocce» di Mascali (3-3 in trasferta e 4-0 in casa) ed approdando così in A1 per la prima volta nella sua storia[115].
Un'altra squadra gareggia nel campionato dilettanti di Serie C.[116]

Il Circolo Tennis è anche il club dove mosse i primi passi Sara Errani, tennista di livello mondiale (nº 9 della graduatoria 2012).

Dal 1994 il C.T. organizza a fine agosto un torneo di livello nazionale, il «Trofeo Oremplast»[117]. Dal 2012 il montepremi è di 8.000 euro.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Stadio "Dini e Salvalai": è lo stadio di Massa Lombarda. Attivo dalla stagione 1969-70[118], vi gioca la «A. C. Massa Lombarda». Attorno al campo vi è la pista di atletica leggera;
  • Campi da tennis (due campi in terra battuta e uno con fondo sintetico) presso il Circolo Tennis cittadino. Nel 2018 sono stati realizzati due nuovi campi al coperto (e un terzo senza corridoi per gli allenamenti). La superficie è in Pvc Flex (flessibile) ITF2.
  • Palazzetto dello Sport: vi giocano le squadre cittadine di pallavolo e pallacanestro. La costruzione risale agli anni settanta del XX secolo; entrò in funzione nel 1979;
  • Centro sportivo "Fruges": realizzato nella località situata a 3 km da Massa, vi gioca la locale squadra di calcio. Comprende due campi da calcio e un anello per il ciclismo. È in esercizio dal 22 novembre 2008.

Società sportive[modifica | modifica wikitesto]

La più importante società sportiva massese è la «Ciclistica Massese». Fondata nel 1962 da un gruppo di appassionati, la società allestì una squadra giovanile e una squadra dilettanti vincendo fin dai primi anni diverse competizioni a livello locale. Dopo il 2000 sono arrivati i primi titoli nazionali: Gabriele Tassinari nel 2003 (Inseguimento a squadre); Eleonora Morelli nel 2005 (Giovanissimi G4); Alice Bartolini nel 2007 (Ciclocross Giovanissimi G4). Nel 2006 la Società Ciclistica Massese ha organizzato i Campionati italiani per le categorie Esordienti ed Allievi (maschili e femminili). Dal 1965 la S.C.M. è sponsorizzata da un noto ristorante locale, che ha unito la propria immagine a quella della società ciclistica.

In passato, un'altra società molto attiva in paese è stata la Polisportiva. Fu fondata nel 1961 con tre discipline: atletica leggera, tennis e pallacanestro. Per lunghi anni presidente del sodalizio sportivo fu Franco Trombetti. Sotto la sua dirigenza lo sport massese conobbe un intenso sviluppo, raggiungendo un elevato numero di aderenti, sia nel settore maschile che nel settore femminile. Negli anni ottanta del XX secolo, con lo scioglimento della Polisportiva, ogni gruppo sportivo ha continuato la propria attività in autonomia.

Manifestazioni sportive[modifica | modifica wikitesto]

Ciclismo
  • La Gran fondo "Ercole Baldini" è la manifestazione ciclistica più importante che si svolge a Massa Lombarda. Creata nel 2006 dal Gruppo sportivo ciclistica massese (che la organizza), nei primi anni si è svolta nella seconda domenica di giugno. Il record di partecipanti è stato battuto nel 2011 con la partecipazione di 3.000 ciclisti di 250 società. La Gran Fondo è stata inserita nel "Circuito Romagnolo"[119]. La premiazione avviene alla presenza di Ercole Baldini.
  • Il Memorial "Vladimiro Fusari", nato nel 1993, è una gara ciclistica competitiva riservata alla categoria Allievi. Si disputa a fine aprile. La gara richiama squadre da Veneto, Trentino-Alto Adige, Piemonte, Abruzzo ed Emilia-Romagna[120] ed è, nei fatti, un appuntamento fisso del calendario nazionale di categoria[121].

Nel 2013 Massa Lombarda ha ospitato i Campionati italiani di maratona di Pattinaggio su strada.[122]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2021 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ "Nella bellezza" in greco: forse il nome deriva da un monastero di Costantinopoli, il Cosmedion. Eretto vicino alla chiesa di S. Maria in Cosmedin (ex battistero degli Ariani), il monastero è ricordato in un documento dell'VIII secolo.
  5. ^ Il monastero aveva ricevuto in donazione dodici fondi il 16 novembre 767 da una nobile ravennate, Eudochia, rimasta vedova.
  6. ^ Lo storico massese Luigi Quadri sostenne che il nome «massa Sancti Pauli» derivasse da un antico fondo di nome Casale Pauli. Oggi l'ipotesi è stata abbandonata.
  7. ^ Dopo la caduta dell'Esarcato d'Italia i monaci greci erano stati sostituiti da monaci italiani (benedettini).
  8. ^ Luigi Mazzolani, Massa Lombarda nell'estimo Friggeri del 1665 e lo sviluppo della proprietà nel tempo, Faenza, Edit Faenza, 2000.
  9. ^ Lucio Donati, Origine di Massa Lombarda e del suo territorio, opuscolo, Faenza 2010. Secondo Donati il luogo in cui sorse la prima chiesa non fu scelto a caso: fu edificata al confine con Mordano poiché il suolo era più in alto. Oggi il lato sud del fondo è l'ultimo tratto di via Vignole; il lato est è il tratto iniziale di via Sant'Antonio.
  10. ^ Corrisponde all'odierna via Canal vecchio e al suo prolungamento in linea retta fino alla via Argine di S. Patrizio.
  11. ^ Lucio Donati, Origine di Massa Lombarda... cit.
  12. ^ Ancora oggi la Zeppa segna il confine tra il comune di Massa Lombarda e quello di Conselice. Cfr. A. F. Babini, Dalla Bastia del Zaniolo alla Bastia di Ca’ di Lugo, Lavezzola, Santerno, 1959, pagg. 303 e 304.
  13. ^ Mario Tabanelli, Romagna medievale. I conti di Cunio e di Barbiano, Faenza, Fratelli Lega, 1972, pagg. 45 e 49.
  14. ^ Andrea Ferri, Imola nella storia. Note di vita cittadina, 1992, Edizioni Il Nuovo Diario Messaggero, Imola, pag. 61.
  15. ^ Per la riscossione della locazione delle terre della massa di San Paolo, il monastero imolese di Santa Maria in Regola fece da intermediario tra il comune d'Imola ed il monastero ravennate.
  16. ^ La concessione fu revocata dai monaci nel 1378.
  17. ^ Nel documento sono chiamati fumantes sive collonelli, cioè persone con capacità contributiva in grado di pagare la tassa della fumantaria, tributo fondiario che veniva riscosso proporzionalmente al reddito e ai beni posseduti.
  18. ^ La tornatura imolese corrisponde a 1.936 metri quadrati.
  19. ^ Secondo Andrea Ferri, la causa di questa emigrazione fu il crollo del partito federiciano in seguito alla disfatta subita da Federico II di Svevia a Vittoria, presso Parma (1248). Cfr. Andrea Ferri, Imola nella storia. Note di vita cittadina, 1992, Edizioni Il Nuovo Diario Messaggero, Imola, pag. 99.
  20. ^ Lucio Donati, op. cit.
  21. ^ T. Lazzari, Libro Rosso, Imola 2005, pag. 127.
  22. ^ Secondo Lucio Donati, op. cit., il fatto che fosse edificata una nuova chiesa conferma che Massa Lombarda nacque ex novo.
  23. ^ G. Buscaroli, G. Franzaroli, A. Ghiselli, Massalombarda in cartolina, 1999, pag. 73.
  24. ^ Su alcuni testi è scritto che Massa fu edificata su questo fondo; tale ricostruzione è errata.
  25. ^ Forse risale a questo periodo la costruzione della Torre - erroneamente attribuita ai Conti di Cunio.
  26. ^ Nella fonte si legge: "Avendo il papa bisogno di danaro per l'impegno della guerra, ricavò dal marchese Niccolò undici mila ducati d'oro, per gli quali Lodovico Patriarca d'Aquileja, Legato pontificio, gli diede la tenuta della riguardevole Terra di Massa de' Lombardi". Vedi Castelli dell'Emilia-Romagna: Massa Lombarda Archiviato il 19 marzo 2018 in Internet Archive.
  27. ^ La nuova cerchia, fatta erigere nel 1468 per unire castel vecchio e castel nuovo, raggiungeva i 22 piedi d'altezza.
  28. ^ Si accedeva a porta Celletta attraversando il ponte dello scolo Bagnarolo, canale che fungeva da fossa del castello massese ad Est.
  29. ^ Domenico Cavina, «Il nuovo Diario-Messaggero», 5 novembre 2016, p. 25.
  30. ^ Le sue spoglie riposano nella chiesa arcipretale.
  31. ^ Andrea Ferri, Perché il mondo creda, Imola, 2008, p. 196.
  32. ^ I Carmelitani furono i primi frati ad insediarsi in paese nel 1322. Il convento dei francescani fu fondato nel 1669. Entrambi vennero chiusi dai napoleonici nel 1810; furono definitivamente soppressi nel 1866.
  33. ^ AA. VV., La Romagna nella Legazione ferrarese, Lugo, Centro Studi Romandiola, 1988.
  34. ^ a b c d Luigi Quadri, Vita massese attraverso i secoli, Tipografia Massa Lombarda, 1909.
  35. ^ Tutti gli edifici si sono conservati fino ad oggi tranne il convento.
  36. ^ Nella seconda metà dell'Ottocento, a fianco del santuario, tuttora esistente, fu edificato il cimitero comunale.
  37. ^ Guido Neri, Nel 1828 nasce Paolo e inizia la dinastia circense degli Orfei, in «Giornale di massa», settembre 2020, pag. 9.
  38. ^ Giovanni Baldini, Il barone Elia Vittorio Beniamino Crud, in «Giornale di massa», luglio 2020, inserto interno pp. I-II.
  39. ^ Il convoglio si fermò dinnanzi ad un caffè nella piazza centrale del paese per consentire a Ugo Bassi di dissetarsi. L'episodio rimase nella memoria dei massesi per lunghi anni e il bicchiere dal quale bevve "quel santo martire della Patria" (cfr. Luigi Quadri) fu custodito come una reliquia dal farmacista del paese. Bassi e Livraghi furono fucilati a Bologna presso i portici della "eredità Emiliani" vicina alla Certosa dopo un processo farsa, dinnanzi a un Consiglio di Guerra frettolosamente istituito per ordine del Governatore Generale austriaco Karl Gorzkowski. Nel pomeriggio del 20 settembre 1907 fu inaugurata una lapide a ricordo di tale passaggio nell'angolo dell'abitazione che ospitava il caffè a fianco della Torre dell'Orologio. In essa si poteva leggere "Qui sostato alcun poco il triste convoglio - Temperò d'un po' d'acqua l'ardentissima sete" (Alessio Panighi, da documenti della Società dei Reduci delle Patrie Battaglie e dell'Esercito, Massa Lombarda, 1907).
  40. ^ Mario Montanari, La madonnina dello Stato Pontificio, in Giornale di massa, gennaio 2015.
  41. ^ Verrà assorbita dalla Cassa di Risparmio di Ravenna nel 1927.
  42. ^ La volta dell'arco era alta 6,80 metri ed ampia 4,40 m.
  43. ^ L'evento è ricordato da una lapide posta sotto il portico del municipio.
  44. ^ Il primo zampillo spuntò la sera del 21 febbraio 1884, giovedì grasso. Altri due pozzi artesiani vennero scavati nel 1901 (presso lo zuccherificio) e nel 1907.
  45. ^ Massimo Zaccaria, «I dseva donc c’ui era sol de sabiô!». Il ruolo della Romagna nella colonizzazione dell'Eritrea, 1890-1905, «I Quaderni del Cardello», 18, .
  46. ^ Data l'elevata altitudine (superiore ai 1900 metri) e la scelta sbagliata di voler coltivare frutteti e pescheti con sementi importate dall'Italia, la spedizione non ebbe successo.
  47. ^ Nell'aprile 1945 furono distrutte dai bombardamenti degli Alleati. Nel dopoguerra le scuole furono edificate in via Luigi Quadri, dove si trovano tuttora.
  48. ^ La fontana fu abbattuta nel 1949 per fare posto al monumento ai caduti. Alla fine dello stesso anno, in dicembre, fu rasa al suolo Porta Lughese: coi resti della Porta fu interrata la fontana.
  49. ^ Alessio Panighi, Dal mulino alla luce dei lampioni, in «Giornale di massa», febbraio 2017, p. 10.
  50. ^ Non era stata l'unica iniziativa benefica a favore di Massa Lombarda. Da Roma, dove si era trasferito da alcuni anni ed aveva fatto fortuna come mercante d'arte, nel 1902 aveva investito una grossa somma per fondare la «Casa del pane» per i bambini bisognosi. L'iniziativa durò alcuni anni e terminò nel 1910.
  51. ^ Nel 1985 la proprietà passò al Comune, che gestiva anche l'asilo statale; nel 2004 tutti i bambini sono stati trasferiti nel nuovo Centro per l'infanzia "Dante Buscaroli". Nello stesso anno l'edificio del Pueris Sacrum è stato adibito a biblioteca comunale.
  52. ^ Mario Montanari, Cent'anni fa l'inaugurazione della più grande casa proletaria, in Giornale di massa, Massa Lombarda, novembre 2012, p. 17.
  53. ^ Andrea Ferri, Perché il mondo creda. Imola, 2008. Pag. 239. Soppresso in tutt'Italia dal regime fascista nel 1928, rinacque nel dopoguerra. A Massa Lombarda fu rifondato nel 1973.
  54. ^ Fu il secondo della provincia dopo quello ravennate, presso Classe. Impiantato dalla ginevrina «Societé Suisse pour l'industrie du sucre», nel 1930 passò al colosso Eridania.
  55. ^ Alessandro Lazzari, Lo zuccherificio di Massa Lombarda (PDF), in L'Industria Saccarifera Italiana, (CIX), n. 2, Ferrara, SATE, marzo-aprile 2017, pp. 27-30. URL consultato l'11 agosto 2020.. Nel 1908 l'impianto aveva una produzione annuale superiore ai 35.000 quintali di zucchero cristallino ed impiegava 500 operai. La raffineria produceva 61.910 quintali di prodotto raffinato.
  56. ^ A. Lazzari, Lo zuccherificio di Massa Lombarda, cit. Nacque come «Fabbrica prodotti alimentari Barbé Gulinelli & C.», costituita dalla famiglia Gulinelli di Ferrara e dal cavalier Pier Alfonso Barbè, uomo di fiducia dei Gulinelli. Dopo un passaggio di proprietà, nel 1920 assunse il nome "Esperia", con il quale divenne nota.
  57. ^ Mauro Remondini, Dai borghesi illuminati al primo sindaco socialista, 2011.
  58. ^ Nel 1965 fu coperto il tratto che scorreva lateralmente a via Risorgimento.
  59. ^ Per praticare il nuoto si deve andare ancora oggi a Lugo o a Imola.
  60. ^ La tratta non fu più ricostruita.
  61. ^ Nel complesso le vittime non combattenti del conflitto furono 125.
  62. ^ Baffè e Foletti: due famiglie distrutte (17 ottobre 1944), su anpiravenna.it. URL consultato il 24 maggio 2017.
  63. ^ Gianni Siroli, Romagna balerina. Curiosità storico-musicali in Romagna dal 1950 al 2000, Faenza, Tempo al Libro, 2018, p. 9. Il locale rimase attivo per oltre vent’anni, fino al 1974.
  64. ^ «Giornale di massa», agosto 2020, pag. 6.
  65. ^ Andrea Ferri, Perché il mondo creda. Imola, 2008. Pagg. 196-97. L'iter amministrativo si concluse solo nel 1932. L'ultimo sacerdote di designazione comunale fu don Emilio Bresadola (1870 - 1958), arciprete dal 1904 al 1952.
  66. ^ ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali, su dati.acs.beniculturali.it.
  67. ^ [1]
  68. ^ LUTERI, Giovanni, detto Dosso Dossi, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana..
  69. ^ Il Santuario della Madonna della Consolazione, su parrocchiesanpaoloesangiacomo.it. URL consultato il 5 dicembre 2020.
  70. ^ Corrado Ricci, Due dipinti di Dosso Dossi nella R. Pinacoteca di Brera, in «Rassegna d'arte antica e moderna», aprile 1904, pp. 54-55.
  71. ^ Di essa rimane oggi la parte inferiore del campanile fino al primo ordine di bifore
  72. ^ Vedi sezione storica.
  73. ^ Bolla del vescovo d'Imola monsignor Scribonio dei Cerboni datata 27 giugno.
  74. ^ Oggi entrambi i dipinti sono conservati alle Opere Pie.
  75. ^ Nel 1889 le spoglie furono traslate nel cimitero comunale, per poi essere ricollocate dentro la chiesa nel 1932, sulla parete della navata laterale destra.
  76. ^ a b «Giornale di massa», agosto 2020, pag. 12.
  77. ^ Mino Martelli, Pio IX quando era vescovo d'Imola, Galeati, Imola 1978, pag. 147.
  78. ^ Nel novembre 2011 i Carabinieri hanno ritrovato a Roma alcuni pezzi della refurtiva.
  79. ^ Da sinistra verso destra si notano distintamente l'antica torre dell'orologio (abbattuta nel 1755 per lasciar posto all'attuale), la torre merlata dei marchesi Todeschi (eretta nel 1549 e demolita sul finire del Settecento), il torrione, l'antica Porta Celletta (eretta nel 1557 e demolita nel 1845) con il ponte sulle fosse circondarie e la chiesa di San Salvatore così com'era prima della sua ricostruzione, poi i campanili del Carmine e di San Paolo (quest'ultimo visibile con l'originaria guglia cinquecentesca prima che venisse distrutta da un fulmine il 23 luglio 1808). Alessio Panighi, Per le nozze di Giovanni e Laura, in «Giornale di massa», dicembre 2016, p. 10.
  80. ^ Secondo altre fonti, nel 1780.
  81. ^ Cammilleri, cap. 11 dicembre.
  82. ^ don Mino Martelli, Storia di Lugo di Romagna in chiave francescana, Walberti, Lugo, 1984, p. 118.
  83. ^ Three putti with musical instruments (1680-1750), su rct.uk. URL consultato il 24 ottobre 2020.
  84. ^ Mario Montanari, Il totale oblio sulle statue dei quattro profeti scolpite da Alfonso Lombardi, in «Giornale di massa», giugno 2018, pag. 9.
  85. ^ Così denominata dal 1945. Fino al 1923 fu chiamata «piazza Vittorio Emanuele», prima ancora «piazza Maggiore».
  86. ^ Uno di essi però non c'è più: nel lato Sud della piazza sorgeva il Palazzo Avogli, antica famiglia massese, affiancato, nel lato est, da una chiesa dedicata a San Francesco. Furono danneggiati dai bombardamenti dell'ultima guerra; negli anni sessanta l'amministrazione preferì abbatterli.
  87. ^ a b Vivi la città, Comune di Massa Lombarda, aprile 2001.
  88. ^ Filippo Rangoni, Restaurato il palazzo del Municipio di Massa Lombarda, in «La Piê», settembre-ottobre 1961, n. 9-10.
  89. ^ I "patriarchi" erano 8, devono rimanerne 2, in «Giornale di massa», agosto 2017, pag. 20.
  90. ^ Mario Tabanelli, Questa è la Massa, Faenza, Lega, 1972, pagg. 165-66.
  91. ^ Mauro Remondini, 1945-1980. Cronache di vita massese nei 35 anni del Comune, Aramini, 1984, pp. 50-54.
  92. ^ Quando sorse il nostro antico castello?, su geocities.ws. URL consultato il 19 marzo 2018.
  93. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  94. ^ Dati ISTAT
  95. ^ Daniele Vitali e Davide Pioggia, "I dialetti di Massa Lombarda e Conselice", in Dialetti Romagnoli, 2ª ed., Pazzini Editore, 2016.
  96. ^ Michela Ricci, La ripresa a Massa è una festa, in Il nuovo Diario-Messaggero, 2 settembre 2017.
  97. ^ Festa della Ripresa 2017, su comune.massalombarda.ra.it. URL consultato il 25 ottobre 2017.
  98. ^ Il Pueris Sacrum è stato trasferito in un edificio di nuova costruzione, inaugurato il 4 gennaio 2004.
  99. ^ L'industria della frutta di Massa Lombarda, su guerrainfame.it. URL consultato il 24 maggio 2017.
  100. ^ Mario Montanari, Come la neve al sole, piccola storia della grande cooperazione massese, in Giornale di massa, Massa Lombarda, aprile 2012, p. 7.
  101. ^ Mario Montanari, Mancano ancora piste ciclabili, il piano traffico fermo a 20 anni fa, in «Giornale di massa», febbraio 2021, p. 7.
  102. ^ Padre del senatore Eugenio Bonvicini.
  103. ^ Padre del pittore Angelo Torchi.
  104. ^ Il 21 settembre 1861 fu fatto oggetto di un attentato. Si salvò, ma lasciò Massa Lombarda per tornare nella natia Bologna.
  105. ^ Rassegnò le dimissioni nel maggio 1890, ma a settembre dello stesso anno fu reintegrato nella carica.
  106. ^ Dopo le elezioni del 1914, vinte dal Manaresi, il sotto-prefetto di Lugo nominò un commissario e indisse nuove elezioni per il gennaio 1915. Manaresi fu nuovamente eletto.
  107. ^ Il 5 luglio 1922 vennero imposte le dimissioni a tutte le amministrazioni locali.
  108. ^ Normativa ufficializzata con il d.p.r. 16/5/1960, n. 570.
  109. ^ Raggiunto da un mandato d'arresto, riparò in Cecoslovacchia. Nel 1953 venne prosciolto; in novembre ritornò a Massa Lombarda.
  110. ^ Fu denunciato per omissioni d'atti d'ufficio e occultamento d'armi per non aver comunicato al prefetto il ritrovamento di una cassetta di munizioni risalente all'ultimo conflitto. Venne poi assolto.
  111. ^ Nato nel 1900, fu attivo anche come poeta. Compose i testi di numerose cante che vennero musicate dal fratello Antonio, fondatore e direttore dei Canterini romagnoli massesi.
  112. ^ Confermato il 5 febbraio 1965.
  113. ^ Renzo Furlan nel 2006 nella squadra di A2 del Tc Massa Lombarda, su romagnaoggi.it. URL consultato il 4 gennaio 2018.
  114. ^ La Canottieri Casale Monferrato prevalse nello scontro diretto 4-0.
  115. ^ Storica promozione in A1 maschile, su ctmassalombarda.it. URL consultato il 24 luglio 2015.
  116. ^ Fino al 2011 la seconda formazione massese disputava la Serie B.
  117. ^ Dal nome dello sponsor principale, una ditta massese.
  118. ^ Fino agli anni sessanta il campo sportivo cittadino era situato nella stessa via, ma alcune centinaia di metri più ad est, più o meno di fronte alla cantina sociale.
  119. ^ Manifestazione annuale che comprende sei prove: Cime di Romagna (Faenza), Valle del Senio, Città di Imola, Ercole Baldini (Massa Lombarda), Città di Lugo e Giro della Romagna.
  120. ^ Dopo la scalata dei Tre Monti vince Fabiani in «Giornale di massa», settembre 2018, p. 16.
  121. ^ Festa trentina a Massa Lombarda con l’acuto di Andrea Fabiani, su bicitv.it. URL consultato il 23 settembre 2018.
  122. ^ Campionato Italiano Maratona Cat. Master/Seniores/Juniores, su fihp.org. URL consultato il 3 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 3 gennaio 2014).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Quadri, Vita massese attraverso i secoli, Tipografia Massa Lombarda, 1909;
  • (anonimo) Marmirolo e Massalombarda, Mantova, Tip. Alce, 1965;
  • Luigi Quadri, Memorie per la storia di Massa Lombarda, Imola, Tip. Galeati, 1970;
  • Mario Tabanelli, Questa è la Massa, Faenza, Lega, 1972.
  • Mario Montanari (a cura di), Massa Antica, supplemento al Nuovo Giornale di Massa, Anno V, nº 11, dicembre 1981;
  • Mauro Remondini, 1945-1980. Cronache di vita massese nei 35 anni del Comune, Aramini, 1984;
  • don Orfeo Giacomelli, Un passato che rimane presente. Tutte le chiese di Massa Lombarda, opuscolo, 1985;
  • Mario Montanari (a cura di), Passeggiavano col nastrino rosso, supplemento al Nuovo Giornale di Massa, Anno X, nº 12, dicembre 1986.
  • Mario Montanari, Il filo delle stagioni, Edizioni Nuovo Giornale di Massa, 1999
  • Mario Montanari, 1915-1918. Diario massese della Grande Guerra, Edizioni Nuovo Giornale di Massa, 2002.
  • Mario Montanari, Schizzi di Novecento (2006), Sprazzi di Novecento (2008), Squarci di Novecento (2011);
  • Luigi Quadri, Memorie paesane. Gli uomini più illustri di Massa Lombarda, a cura di Domenica Martini, Comune di M. L., 1989;
  • Lucio Donati, "Vicende architettoniche del complesso carmelitano di Massa Lombarda" in Studi Romagnoli, vol. XLVIII (1997), Cesena;
  • Mauro Remondini, Il paese della frutta. Massa Lombarda 1919-1945., Imola, Grafiche Galeati, 1999;
  • Luigi Mazzolani, Massa Lombarda nell'estimo Friggeri del 1665 e lo sviluppo della proprietà nel tempo, Faenza, Edit Faenza, 2000.
  • Vincenzo Galvani, Massa Lombarda, la culla della frutticoltura e le sue geniali innovazioni, 2000
  • Rino Cammilleri, Tutti i giorni con Maria, calendario delle apparizioni, Milano, Edizioni Ares, 2020, ISBN 978-88-815-59-367.

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